L’Italia nel 2026: dati su stipendi, sanità e istruzione
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L’Italia nel 2026: dati su stipendi, sanità e istruzione

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Come sta l’Italia nel 2026? I dati più recenti restituiscono un quadro articolato. Il potere d’acquisto dei lavoratori non ha ancora recuperato pienamente le perdite generate dall’inflazione; le liste d’attesa della sanità mostrano alcuni miglioramenti, soprattutto per le prestazioni urgenti e brevi, ma continuano a presentare forti differenze territoriali; nella scuola diminuiscono la dispersione esplicita e quella implicita, mentre restano fragilità nell’apprendimento.

Stipendi, accesso alle cure e istruzione descrivono tre dimensioni diverse del benessere delle persone e del nostro Paese. Osservarle insieme permette di comprendere meglio non soltanto la situazione economica e sociale del Paese, ma anche il ruolo che politiche pubbliche, imprese e sistemi di welfare possono assumere nel rispondere ai bisogni emergenti.

Stipendi in Italia: il recupero del potere d’acquisto resta incompleto

L’analisi pubblicata il 21 luglio 2026 dall’Ufficio parlamentare di bilancio conferma la debolezza di lungo periodo delle retribuzioni italiane. Secondo i dati OCSE richiamati dall’UPB, tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni lorde reali per dipendente a tempo pieno equivalente sono diminuite in Italia dell’1,6%, mentre negli altri principali Paesi avanzati sono cresciute.

Lo stesso studio presenta anche una seconda misurazione, che non deve essere confusa con la precedente. Utilizzando il campione longitudinale LOSaI dell’INPS e concentrandosi sui lavoratori dipendenti privati non dirigenti, l’UPB stima che tra il 1990 e il 2026 la retribuzione lorda reale media sia diminuita del 6,6%. Per gli anni dal 2019 al 2026 le retribuzioni sono state aggiornate applicando gli incrementi contrattuali e mantenendo invariata la composizione della popolazione analizzata.

Il calo, inoltre, non è stato uniforme. Nella parte più bassa della distribuzione retributiva, corrispondente al decimo percentile, la diminuzione stimata raggiunge il 40,8%, mentre al novantesimo percentile si registra un incremento del 3,3%. Anche le differenze settoriali sono rilevanti: tra il 1990 e il 2026 le retribuzioni reali crescono del 16,5% nell’industria e nelle costruzioni, ma diminuiscono del 20,9% nei servizi.

Le riforme dell’Irpef hanno sostenuto soprattutto i redditi bassi e medi e hanno ridotto parte delle differenze nel passaggio dalla retribuzione lorda a quella netta. Secondo l’UPB, tuttavia, la redistribuzione fiscale non può cancellare le disuguaglianze prodotte dal mercato del lavoro, legate anche alla diffusione del part time, alla qualifica professionale e al settore di appartenenza. In questa prospettiva si inseriscono anche le nuove regole sulla trasparenza retributiva, entrate nella fase operativa nel giugno 2026.

Anche il confronto con il periodo precedente alla crescita dell’inflazione mostra un recupero ancora incompleto. Nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni reali italiane risultavano ancora inferiori di oltre il 2% rispetto al primo trimestre del 2021. L’OCSE segnala inoltre che il nuovo aumento dei prezzi dell’energia potrebbe pesare in misura maggiore sulle famiglie con redditi più bassi, che destinano a queste spese una quota superiore del proprio bilancio.

In questo scenario cresce il ricorso al welfare aziendale per sostenere le spese quotidiane, come abbiamo visto in questa analisi.

La sanità italiana sta migliorando?

Il primo Bollettino AGENAS sul monitoraggio delle liste d’attesa mette a confronto il primo semestre del 2026 con lo stesso periodo del 2025. Le prenotazioni analizzate, relative a 14 prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici, sono aumentate da 13,3 a 14,9 milioni. Nel complesso sono state garantite entro i tempi previsti oltre 1,6 milioni di prestazioni in più.

La quota di prime visite effettuate entro i tempi di garanzia è salita dal 76,4% al 78,5%, mentre per gli esami diagnostici è passata dall’82,8% all’84,6%. I risultati migliori riguardano soprattutto le prestazioni urgenti, da eseguire entro tre giorni, e quelle brevi, previste entro dieci giorni. Per le prime visite urgenti il rispetto dei tempi è cresciuto dal 77,7% all’81%; per quelle brevi dal 77,3% all’80,2%.

Il miglioramento medio non permette però di considerare risolto il problema. Secondo la lettura del bollettino AGENAS, nei primi sei mesi del 2026 circa 2,811 milioni di cittadini hanno atteso oltre il termine massimo previsto per una visita o un esame. Nel caso delle visite differite, da effettuare entro 30 giorni, il 26,7% è stato erogato oltre la scadenza e per l’8,3% la prima disponibilità è arrivata dopo più di sei mesi. Tra le visite programmate, che dovrebbero essere garantite entro 120 giorni, il 3,6% ha richiesto più di 300 giorni.

Restano inoltre differenze territoriali molto ampie. Per le prime visite, la quota effettuata nei tempi varia dal 98,9% della Basilicata al 54,7% della Provincia autonoma di Trento. Per gli esami diagnostici si passa dal 97,1% del Veneto al 62% dell’Umbria. Il dato nazionale deve quindi essere letto insieme alla capacità organizzativa e alle condizioni dei singoli sistemi regionali.

I dati sulle liste d’attesa riguardano prevalentemente visite specialistiche ed esami diagnostici, mentre quelli sulla carenza di medici di medicina generale e pediatri riguardano l’assistenza territoriale. Non è quindi corretto stabilire, sulla base di queste rilevazioni, un rapporto causale diretto tra i due fenomeni.

Le analisi descrivono però due aspetti collegati della capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire una presa in carico tempestiva. Una rete territoriale in difficoltà può rendere più complessi la continuità dell’assistenza, l’orientamento delle persone verso i servizi appropriati e la gestione dei bisogni prima che richiedano prestazioni specialistiche.

La Fondazione GIMBE segnala una carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale. Sul versante pediatrico, al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri di libera scelta, con quasi 5,8 milioni di assistiti e una media nazionale di 917 pazienti per professionista. La carenza stimata è di 497 pediatri, il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto. Tra il 2025 e il 2029 sono inoltre previsti 1.547 pensionamenti.

Il rapporto tra carenza di medici di famiglia e pediatri emerge anche nei passaggi tra le diverse fasce d’età. Secondo GIMBE, molti ragazzi che terminano l’assistenza pediatrica rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile, contribuendo al sovraccarico dei pediatri e rendendo più difficile garantire prossimità e libertà di scelta.

Alla disponibilità di professionisti si aggiunge il tema delle risorse. Analizzando il Documento di Finanza Pubblica 2026, GIMBE rileva che il rapporto tra spesa sanitaria e PIL rimarrebbe fermo al 6,4% fino al 2029 e quantifica in 30,6 miliardi di euro il divario complessivo, nel triennio 2027-2029, tra le previsioni di spesa sanitaria e il finanziamento pubblico disponibile. Si tratta di una stima della Fondazione, che evidenzia il rischio di ulteriori pressioni sui bilanci regionali e sull’erogazione dei servizi.

Anche per questo l’assistenza sanitaria integrativa può rispondere ad alcuni bisogni individuali, tema che abbiamo approfondito nell’analisi dedicata ai limiti del ricorso alla sanità integrativa di fronte alla crisi del SSN

Istruzione: dagli INVALSI al collegamento formazione e lavoro

Il Rapporto nazionale INVALSI 2026 presenta segnali positivi sul fronte della dispersione scolastica. Il tasso ELET, che misura la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni privi di un diploma di scuola secondaria superiore e non inseriti in percorsi di formazione, si è attestato all’8,2% nel 2025. Secondo le stime INVALSI potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Quest’ultimo valore è quindi una stima e non un dato consolidato.

Diminuisce anche la dispersione implicita, cioè la quota di studenti che conclude la scuola senza raggiungere livelli adeguati negli apprendimenti fondamentali. Il valore è passato dall’8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, il livello più basso della serie storica. INVALSI sottolinea comunque la necessità di verificare nei prossimi anni se il miglioramento sarà stabile.

La diminuzione della dispersione scolastica non coincide però con il superamento del fenomeno dei NEET in Italia. L’uscita dai percorsi di istruzione, la distanza dal mercato del lavoro e le responsabilità familiari possono combinarsi in modo diverso e richiedono interventi personalizzati. Su questo tema è possibile approfondire qui.

Sul piano degli apprendimenti, il quadro rimane meno lineare. Nella scuola primaria la quota di alunni che raggiunge almeno il livello base in matematica è scesa dal 67% al 64% nella seconda classe e dal 66% al 63% nella quinta. Significa che nel 2026 più di un bambino su tre non raggiunge il livello base atteso in questa materia.

Nella scuola secondaria di primo grado raggiunge risultati almeno adeguati il 57% degli studenti in italiano e il 55% in matematica. Nell’ultimo anno delle superiori si registra invece un miglioramento: la quota che raggiunge almeno il livello previsto sale dal 52% al 54% in italiano e dal 49% al 52% in matematica. Restano tuttavia differenze significative tra le diverse aree del Paese.

Accanto alla riduzione della dispersione, un altro tema centrale è la capacità del sistema formativo di accompagnare i giovani verso il lavoro. Gli ITS Academy rappresentano uno dei principali percorsi di istruzione terziaria professionalizzante. Secondo i dati riportati da Cliclavoro, i diplomati raggiungono tassi di occupazione compresi tra l’84% e l’87% entro un anno dalla conclusione del percorso.

Nell’ambito degli investimenti collegati al PNRR sono stati inoltre attivati 1.422 percorsi formativi e 18.491 attività di orientamento, che hanno coinvolto oltre 126 mila studenti. Sono state assegnate 4.470 borse di studio e realizzati 1.662 laboratori.

Cresce anche la filiera formativa tecnologico-professionale 4+2. Per l’anno scolastico 2026-2027 gli iscritti risultano 10.532, quasi il doppio rispetto ai 5.449 dell’anno precedente. Sono stati autorizzati 532 nuovi percorsi quadriennali e le scuole che offrono questa opportunità sono diventate più di 700.

Anche questo dato deve essere interpretato correttamente. Il percorso 4+2 può proseguire negli ITS Academy, ma l’iscrizione successiva non è obbligatoria. La crescita degli studenti della filiera non può quindi essere automaticamente considerata una crescita delle iscrizioni agli ITS. Indica piuttosto un maggiore interesse verso percorsi che cercano di rafforzare il collegamento tra istruzione tecnica, formazione professionale, imprese e territori.

I dati su stipendi, sanità e istruzione non restituiscono una fotografia interamente negativa, ma neppure un miglioramento uniforme. La questione comune è la capacità del sistema di trasformare quei miglioramenti quantitativi in condizioni di benessere effettivamente accessibili: redditi adeguati, cure tempestive e percorsi di istruzione capaci di offrire competenze e prospettive professionali.

I numeri chiave

-6,6% retribuzione lorda reale media dei dipendenti privati (1990–2026)

-40,8% il calo delle retribuzioni per il 10% dei lavoratori con i redditi più bassi

2,811 milioni di cittadini hanno atteso oltre i tempi massimi per una visita o un esame

Oltre 5.700 medici di medicina generale mancanti

6,3% il tasso di dispersione scolastica implicita nel 2026 (8,7% nel 2025)

84–87% il tasso di occupazione dei diplomati ITS entro un anno 

Domande frequenti

Quanto sono diminuiti gli stipendi in Italia dal 1990?

Dipende dall’indicatore utilizzato. Secondo i dati OCSE richiamati dall’UPB, le retribuzioni lorde reali per dipendente a tempo pieno equivalente sono diminuite dell’1,6% tra il 1990 e il 2024. Una diversa elaborazione dell’UPB, riferita ai dipendenti privati non dirigenti e aggiornata al 2026 con una metodologia specifica, stima invece una diminuzione media del 6,6%. I due valori non devono essere confrontati come se misurassero lo stesso fenomeno.

I fringe benefit possono sostituire un aumento di stipendio?

I fringe benefit possono aumentare il valore netto ricevuto dal lavoratore e contribuire a coprire spese quotidiane, sanitarie o familiari. Non intervengono però nello stesso modo dello stipendio sulla struttura retributiva e risultano più efficaci quando sono integrati in una strategia che comprende retribuzione fissa, variabile, premi e percorsi di crescita.

Le liste d’attesa della sanità sono migliorate nel 2026?

Nel primo semestre del 2026 è aumentata la percentuale di prime visite e accertamenti diagnostici effettuati entro i tempi previsti, soprattutto per le classi urgenti e brevi. Rimangono però numerose prestazioni erogate oltre le scadenze, tempi molto lunghi per alcune visite differite o programmate e forti differenze tra le Regioni.

La carenza di medici provoca direttamente le liste d’attesa?

I dati disponibili non dimostrano un rapporto causale diretto e unico. Le liste d’attesa riguardano soprattutto visite specialistiche ed esami, mentre la carenza rilevata da GIMBE riguarda medici di medicina generale e pediatri. I due fenomeni indicano però una pressione complessiva sulla capacità del sistema sanitario di prendere in carico le persone e garantire un accesso tempestivo ai servizi.

La dispersione scolastica sta diminuendo?

Sì. Il tasso di abbandono precoce è stato dell’8,2% nel 2025 e INVALSI stima che possa scendere al 7,3% nel 2026. Anche la dispersione implicita è diminuita, passando dall’8,7% al 6,3%. Restano però criticità nei livelli di apprendimento, soprattutto in matematica e in alcune aree territoriali.

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