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	<title>Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
	<lastBuildDate>Fri, 02 Oct 2026 13:00:32 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cos’è la certificazione vita-lavoro e come ottenerla</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/certificazione-vita-lavoro-parte-la-fase-operativa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[genitorialità e conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova certificazione vita-lavoro consentirà alle imprese che riceveranno l’attestato di godere di sgravi contributivi fino a 50mila euro annui e altri vantaggi, purché dimostrino di essere all’avanguardia nelle politiche per genitorialità, caregiver, flessibilità e welfare per i loro dipendenti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 9</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La certificazione vita-lavoro entra nella fase operativa. Dopo la pubblicazione ad aprile della UNI/PdR 192:2026 e, a luglio, della circolare tecnica di Accredia che ha definito le regole per l’accreditamento, il Comitato di delibera del 28 settembre ha aperto la strada ai primi organismi ufficialmente abilitati a rilasciare l’attestazione alle imprese. Nel frattempo, è stato anche reso possibile presentare domanda per accedere al bando da 7,5 milioni di euro a fondo perduto, gestito da Unioncamere, destinato ad accompagnare le aziende verso l’ottenimento della certificazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura è rivolta alle organizzazioni che hanno adottato, o abbiano intenzione di adottare, politiche strutturate per favorire la conciliazione tra vita familiare e lavoro. Un’attenzione particolare è rivolta alla promozione di flessibilità organizzativa, alla genitorialità, ai caregiver, al welfare e continuità professionale; tematiche centrali anche per i dipendenti stessi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Valentina Sangiorgi, Chief HR Officer di Randstad Italia, ha dichiarato a TuttoWelfare.info: <span style="color: #dd9933;"><strong>“<em>La flessibilità oraria oggi non rappresenta più un benefit accessorio per i lavoratori, ma un fattore di scelta e di valore nel percorso professionale. Secondo i risultati della nostra indagine Randstad Employer Brand Research 2026, l&#8217;equilibrio tra vita lavorativa e personale è al terzo posto tra le priorità dei lavoratori italiani (indicato dal 56% dei lavoratori) e la sua assenza spinge uno su tre a rassegnare le dimissioni. Per questo ritengo che l’introduzione della certificazione UNI/PdR 192:2026 offra un&#8217;opportunità per strutturare le politiche di conciliazione, trasformando le iniziative aziendali in standard riconosciuti, oggettivi e misurabili.</em>”</strong> </span><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A Randstad ha fatto poi eco anche Edenred Italia, che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>La nuova normativa sulla conciliazione vita lavoro può contribuire a un cambio di prospettiva: l&#8217;attenzione si sposta dalle singole misure alla costruzione di un sistema, con obiettivi e indicatori misurabili. È un passaggio importante soprattutto sul fronte della cura, dove esiste ancora un significativo potenziale di sviluppo dei servizi a supporto delle persone e delle loro famiglie. Il nostro Osservatorio Welfare rileva infatti che il 75% di chi lavora avverte il peso dei carichi familiari, quota che sale all&#8217;84% tra chi assiste un familiare non autosufficiente.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questa certificazione consente alle aziende che la ottengono di accedere a significativi incentivi economici, a partire da uno sgravio contributivo che può arrivare a 50mila euro all’anno, come previsto già dal <a href="https://tuttowelfare.info/decreto-primo-maggio-ma-il-salario-giusto-e-davvero-giusto/">Decreto 1° maggio</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Cosa prevede la prassi UNI/PdR 192:2026 </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>La normativa relativa alla certificazione si basa sulla prassi UNI/PdR 192:2026, che definisce i requisiti per le organizzazioni che vogliono trasformare le politiche di conciliazione tra vita privata e lavorativa in un vero e proprio sistema di gestione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Pertanto, per accedere ai vantaggi economici le imprese non possono limitarsi a introdurre uno o più benefit che poi possono anche interrompere in futuro. Al contrario, devono dimostrare di essere dotate di un modello strutturato capace di implementare e migliorare nel tempo le proprie iniziative a sostegno del work-life balance dei dipendenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La conformità deve inoltre essere verificata da una terza parte indipendente, cioè da un organismo di certificazione accreditato da Accredia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali organismi possono rilasciare la certificazione </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Proprio sugli organismi preposti sono arrivate importanti novità negli ultimi giorni, con il Comitato di delibera della stessa Accredia che lo scorso 28 settembre ha identificato i primi organismi preposti all’abilitazione sistema. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra questi figurano Bureau Veritas Italia e CSQA, che adesso possono quindi svolgere le verifiche finalizzate al rilascio della certificazione vita-lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’elenco potrà naturalmente ampliarsi man mano che altri organismi completeranno l’iter di accreditamento. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Uno sgravio contributivo fino a 50mila euro l’anno </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Come accennato nei paragrafi precedenti, l’elemento forse più interessante per le imprese riguarda il vantaggio contributivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La nuova normativa prevede infatti che le imprese in possesso delle certificazioni siano esonerate dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro pari all’1%, ma entro un tetto massimo di 50mila euro annui. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura riguarda 2026, 2027 e 2028, con il calcolo che parte dal 28 giugno di quest’anno; ciò significa che, in termini teorici, un’azienda che potesse beneficiare ogni anno dell’importo massimo potrebbe raggiungere un vantaggio complessivo di 150mila euro nell’arco del triennio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sussiste però una criticità dovuta all’ammontare di risorse fissato per sostenere il provvedimento, il quale impone che lo sgravio dovrà essere applicato nel rispetto dello stanziamento previsto. Ciò significa che, qualora le richieste superassero le disponibilità, l’importo effettivamente riconosciuto potrebbe essere ridotto anche se le organizzazioni dovessero avere diritto a sconti maggiori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La certificazione vita-lavoro può inoltre assumere rilievo nell’accesso agli incentivi pubblici. Il Codice degli incentivi prevede infatti che, nell’assegnazione di determinate agevolazioni, possano essere valorizzate le misure adottate dalle imprese a favore di natalità, esigenze di cura, welfare e genitorialità, insieme al possesso di certificazioni idonee a dimostrarle. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il bando da 7,5 milioni è già aperto </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Un’altra novità importante riguarda il percorso per ottenere l’attestazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Dal mese di settembre le imprese possono presentare domanda per accedere al bando promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, dal Dipartimento per le Pari Opportunità e da Unioncamere, per cui sono state stanziate risorse pari a 7,5 milioni di euro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il programma prevede due linee di intervento: la prima finanzia servizi di assistenza tecnica e accompagnamento alla costruzione del sistema di gestione; la seconda sostiene direttamente i costi necessari per ottenere la prima certificazione. Il contributo per la certificazione varia in funzione della dimensione aziendale e può arrivare fino a 12mila euro per impresa. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Prima di poter usufruire dell’agevolazione, le aziende devono superare un test di autovalutazione online sul livello di maturità raggiunto nelle politiche di conciliazione. Le domande vengono valutate a sportello, secondo l’ordine cronologico di presentazione, mentre i percorsi ammessi dovranno concludersi entro il 30 giugno 2027. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Infine, il provvedimento ha anche il chiaro intento di sostenere le piccole e medie imprese del nostro Paese, dato che il 60% del bando è riservato alle PMI. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali requisiti devono rispettare le aziende </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il tema dell’autovalutazione introduce l’ultimo punto fondamentale, ovvero quali sono i requisiti per ottenere la certificazione vita-lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La UNI/PdR 192:2026 prevede che le imprese devono dimostrare di aver strutturato le proprie politiche lungo diverse aree di intervento, tra cui: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<ul>
<li>organizzazione del lavoro e flessibilità</li>
<li>maternità e paternità</li>
<li>genitorialità e carichi di cura</li>
<li>sostegno ai caregiver</li>
<li>welfare e servizi</li>
<li>pari opportunità</li>
<li>sviluppo e continuità di carriera</li>
</ul>
<p><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span> Per ciascuna area vengono utilizzati specifici indicatori qualitativi e quantitativi, che permettono di misurare il livello di maturità dell’organizzazione. La soglia minima necessaria per ottenere la certificazione è del 50% per micro e piccole organizzazioni e del 60% per le medie e grandi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>L’importanza di un cambiamento concreto </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Quale sarà l’impatto finale di questa certificazione non può essere definito a priori, ma c’è già chi ha le idee chiare per valutare se il provvedimento avrà successo o meno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Interrogata a tal proposito da TuttoWelfare.info, Edenred Italia ha affermato: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>L&#8217;efficacia della certificazione dipenderà soprattutto dalla sua capacità di generare cambiamenti concreti all&#8217;interno delle organizzazioni. Il rischio, come per ogni sistema di certificazione, è che venga interpretata come un adempimento formale. Il suo valore emerge invece quando diventa uno strumento di ascolto, progettazione e miglioramento continuo, capace di orientare investimenti e politiche verso i bisogni reali delle persone. L&#8217;elemento distintivo non è la quantità delle misure introdotte, ma la qualità della progettazione che le sostiene: comprendere i bisogni delle persone, tradurli in obiettivi concreti e sviluppare risposte capaci di generare un impatto misurabile nel tempo.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>È importante poi notare che una parte significativa della valutazione riguarda la <a href="https://tuttowelfare.info/impresa-il-supporto-alla-genitorialita-a-settembre/" target="_blank" rel="noopener">genitorialità</a> e la concreta possibilità per madri e padri di utilizzare gli strumenti di conciliazione messi a disposizione. Hanno molto peso, per esempio, le modalità con cui l’organizzazione sostiene maternità e paternità, l’utilizzo dei congedi, la flessibilità nell’organizzazione del lavoro e le misure dedicate al rientro dopo periodi di assenza. Inoltre, anche i <a href="https://tuttowelfare.info/caregiver-familiari-luci-e-ombre-del-ddl-locatelli/" target="_blank" rel="noopener">lavoratori caregiver</a> rientrano espressamente nel perimetro della prassi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Flessibilità oraria e spaziale, part-time e altre soluzioni organizzative possono quindi contribuire alla valutazione complessiva. Tuttavia, dare un peso eccessivo a questi aspetti può rappresentare anche un rischio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A questo proposito, Sangiorgi di Randstad Italia avverte: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>Quando parliamo di flessibilità, nello specifico per le donne, è fondamentale superare l&#8217;idea che questa sia legata esclusivamente alla gestione familiare o ai carichi di cura. Per una donna, la flessibilità è importante perché rappresenta uno spazio di autonomia, di tutela del proprio benessere psicofisico e di realizzazione personale.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sarà quindi cruciale assicurarsi che le politiche aziendali vadano verso una risoluzione delle problematiche del nostro mercato del lavoro e che la certificazione non si trasformi in una mera corsa ad adottare un numero maggiore di provvedimenti aziendali, ma con uno scarso impatto di lungo termine. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ</strong></span></h3>

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        Che cos’è la certificazione conciliazione vita-lavoro?    </span>
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			<p>È una certificazione basata sulla UNI/PdR 192:2026 che verifica l’adozione di un sistema strutturato di politiche dedicate alla conciliazione tra vita privata e lavorativa.</p>

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			<p>È una certificazione basata sulla UNI/PdR 192:2026 che verifica l’adozione di un sistema strutturato di politiche dedicate alla conciliazione tra vita privata e lavorativa.</p>

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			<p>Sì. Il bando gestito da Unioncamere mette a disposizione 7,5 milioni di euro per assistenza tecnica e costi della prima certificazione.</p>

		</div> 
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			<p>Tra le aree considerate ci sono maternità e paternità, congedi, smart working, part-time, supporto ai caregiver, welfare familiare e continuità di carriera.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
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		<title>Quota 64 e ricambio generazionale: la sfida per imprese e HR</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/quota-64-e-ricambio-generazionale-la-sfida-per-imprese-e-hr/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 10:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[previdenza e pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mercato del lavoro in cui le competenze sono sempre più difficili da reperire, provvedimenti come Quota 64 potrebbero impattare sulla preservazione e il trasferimento del know-how.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/quota-64-e-ricambio-generazionale-la-sfida-per-imprese-e-hr/">Quota 64 e ricambio generazionale: la sfida per imprese e HR</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La questione su Quota 64 e ricambio generazionale non riguarda soltanto chi potrebbe andare in pensione prima. In un Paese in cui la forza lavoro si riduce, l’occupazione cresce soprattutto nelle fasce più mature e molte imprese faticano ancora a reperire i profili di cui hanno bisogno, modificare le possibilità di uscita dal mercato significa incidere anche sugli equilibri organizzativi delle aziende. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La proposta avanzata dalla Lega in vista della <a href="https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/" target="_blank" rel="noopener">Legge di Bilancio 2027</a> punta ad ampliare la possibilità di accedere alla pensione a 64 anni anche ai lavoratori del sistema misto, cioè a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996, ma per le organizzazioni il tema va però oltre la previdenza. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I dati Istat mostrano che anche nel 2026 l’aumento dell’occupazione continua a concentrarsi tra gli over 50, mentre le prospettive demografiche indicano una contrazione strutturale della popolazione in età lavorativa.  La questione riguarda da una parte le persone che potranno andare in pensione prima, dall’altra pone diversi interrogativi circa le competenze su cui potrà contare l’azienda, quanto sarà semplice sostituirle e con quanto anticipo HR e management riusciranno a preparare il passaggio generazionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quota 64: cosa prevede la proposta</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Oggi l’uscita anticipata a 64 anni è legata soprattutto ai lavoratori interamente soggetti al sistema contributivo e a specifici requisiti sull’anzianità e sull’importo maturato. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Quota 64 allargherebbe questa possibilità anche ai lavoratori del sistema misto. L’ipotesi discussa prevede almeno 25 anni di contribuzione e il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo. Tra le opzioni circolate nel dibattito è stato inoltre considerato l’utilizzo di una parte del <a href="https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/" target="_blank" rel="noopener">Tfr</a> per contribuire al raggiungimento della soglia necessaria, ma anche questo aspetto, come tutto il provvedimento, resta da definire. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per le imprese, un’eventuale approvazione introdurrebbe quindi una variabile ulteriore nella pianificazione degli organici. Sapere quanti dipendenti raggiungeranno i 64 anni, infatti, non sarebbe sufficiente per prevedere il numero delle uscite effettive. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quanto potrebbe incidere sulle uscite aziendali</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Uno dei principali interrogativi riguarda proprio la platea che sceglierebbe concretamente di utilizzare la misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il numero dei pensionamenti dipenderà dai requisiti definitivi, dall’importo maturato dai singoli lavoratori e soprattutto dalla convenienza individuale ad accettare un eventuale ricalcolo dell’assegno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per un responsabile HR questo significa che la semplice piramide anagrafica rischia di non essere più sufficiente per la gestione del personale. Due lavoratori della stessa età e con un’anzianità professionale simile possono trovarsi davanti a possibilità previdenziali molto diverse. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La relazione tra Quota 64 e ricambio generazionale andrebbe quindi letta in termini probabilistici: l’azienda può individuare le aree maggiormente esposte alle uscite, ma non può considerare automatico il pensionamento di chi raggiunge una determinata età. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il limite legato all’importo della pensione</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>L’accesso all’uscita anticipata non dipende infatti soltanto da età e anni di contribuzione, dato che il sistema vigente prevede anche una soglia minima per l’importo dell’assegno. Questo tipo di requisito può escludere una parte dei lavoratori che, pur avendo raggiunto l’età prevista, non ha maturato una pensione sufficientemente elevata. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le simulazioni dell’Osservatorio previdenza della Cgil citate nel dibattito sulla proposta mostrano proprio come retribuzioni differenti possano tradursi in possibilità molto diverse di ricorso alla misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per le organizzazioni questo elemento complica ulteriormente la previsione dei flussi in uscita: avere un’elevata presenza di dipendenti senior non significa necessariamente trovarsi davanti a un’ondata omogenea di pensionamenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quota 64 e ricambio generazionale: quali profili sono più esposti?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il tema assume particolare rilevanza perché il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta elevato. A giugno 2026, secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, le aziende dichiaravano difficoltà di reperimento per il 42% dei profili ricercati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Un’uscita anticipata può quindi avere conseguenze molto diverse a seconda della funzione interessata. Se riguarda un ruolo per cui esiste una pipeline di succession planning interna già pronta, l’impatto può essere contenuto, ma se invece coinvolge una professionalità rara o un responsabile che detiene conoscenze difficilmente codificabili, il problema può diventare organizzativo prima ancora che numerico. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per questo motivo, il ricambio generazionale non può essere affrontato soltanto sostituendo chi esce. Richiede di identificare con largo anticipo: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<ul>
<li><strong>i ruoli critici;</strong></li>
<li><strong>le competenze difficili da reperire sul mercato;</strong></li>
<li><strong>le conoscenze concentrate su poche persone;</strong></li>
<li><strong>i possibili successori interni;</strong></li>
<li><strong>i tempi necessari per il trasferimento del know-how. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></li>
</ul>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Perché il tema è destinato a diventare sempre più rilevante</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il problema del ricambio non nasce naturalmente con Quota 64. Secondo le previsioni Istat pubblicate nell’agosto 2026, la popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni potrebbe diminuire di quasi 7 milioni di persone entro il 2050, quindi, anche ipotizzando un <a href="https://tuttowelfare.info/ecco-perche-aumentare-leta-pensionabile-non-e-una-soluzione/" target="_blank" rel="noopener">aumento dei tassi di attività</a>, la forza lavoro nella stessa fascia d’età passerebbe da 24,8 a 21,4 milioni: circa 3,4 milioni di persone in meno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Ogni intervento che modifichi le possibilità di pensionamento si inserisce quindi in una dinamica molto più ampia: le organizzazioni avranno meno giovani disponibili e, contemporaneamente, dovranno gestire in modo più strategico valorizzazione e uscita dei lavoratori senior. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Tra sostenibilità e accessibilità: cosa significa per le imprese <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p>Il rapporto tra Quota 64 e ricambio generazionale mette quindi in evidenza un paradosso: da un lato, nuove possibilità di pensionamento anticipato possono favorire le persone che desiderano concludere prima la propria carriera e possono aprire spazi per nuovi ingressi. Dall’altro, in un mercato nel quale molte competenze sono già difficili da reperire, un aumento delle uscite può creare vuoti che non sempre è semplice colmare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per HR e manager, il punto non è quindi valutare Quota 64 come positiva o negativa in sé, ma prepararsi a uno scenario nel quale le traiettorie di uscita possono diventare più differenziate. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Servono <em>succession planning</em>, trasferimento strutturato delle conoscenze, formazione delle persone chiamate a subentrare e una lettura più precisa dell’organico aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ sullo skills-based hiring</strong></span></h3>

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        Quota 64 è già stata approvata?    </span>
</span>
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			<p>No. È una proposta discussa in vista della Legge di Bilancio 2027. Requisiti e modalità possono ancora cambiare durante l’iter politico e legislativo.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Perché Quota 64 interessa a HR e imprese?    </span>
</span>
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			<p>Perché una nuova possibilità di pensionamento anticipato può modificare tempi e composizione delle uscite, soprattutto nelle aziende con una presenza significativa di lavoratori senior.</p>

		</div> 
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        Quota 64 comporterebbe automaticamente più pensionamenti?    </span>
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			<p>Non necessariamente. Requisiti economici e possibili effetti del ricalcolo contributivo possono rendere l’uscita più o meno conveniente a seconda della situazione individuale.</p>

		</div> 
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        Come possono prepararsi le aziende al ricambio generazionale?    </span>
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			<p>Mappando in anticipo ruoli critici e competenze, individuando possibili successori, organizzando il trasferimento del know-how e integrando le possibili uscite nella pianificazione degli organici.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
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		<title>Donne e forza lavoro nel 2050, Bettio (Unisi): le priorità per l’Italia</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/occupazione-femminile-in-italia-una-leva-per-il-lavoro-del-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 12:23:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra donne e forza lavoro nel 2050 sarà centrale in un’Italia caratterizzata da declino demografico e invecchiamento. Francesca Bettio analizza il potenziale della partecipazione femminile e le politiche necessarie su salari, formazione, immigrazione e divari territoriali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Meno residenti, una popolazione progressivamente più anziana e un numero di persone in ingresso nel mercato del lavoro inferiore rispetto a quello di chi ne uscirà. Le recenti previsioni dell’Istat delineano uno scenario destinato a incidere profondamente sulla disponibilità futura di lavoratori e riportano al centro il rapporto tra donne e forza lavoro nel 2050. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo le stime, il numero di abitanti passerà dagli attuali 58,9 milioni a 55 milioni, mentre il tasso di attività dovrebbe crescere dal 66,7% al 71%. A sostenere questo aumento sarà soprattutto la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che potrebbe contribuire a compensare almeno in parte gli effetti del declino demografico e della progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il rapporto tra donne e forza lavoro nel 2050 presenta però un&#8217;evidente contraddizione. Nonostante la crescita prevista della partecipazione femminile, nel 2050 le donne occupate dovrebbero essere ancora il 13% in meno rispetto agli uomini. Il tema non riguarda quindi soltanto quanti lavoratori saranno disponibili, ma anche quanto l’Italia sarà capace di valorizzare una componente della popolazione che oggi rappresenta ancora una riserva di forza lavoro largamente inespressa. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il lavoro femminile può quindi diventare uno dei principali driver di crescita del mercato del lavoro italiano? Perché il Paese continua a faticare nel ridurre il gender gap occupazionale? E quali politiche possono compensare una forza lavoro destinata progressivamente a ridursi? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Di questo e di altri temi abbiamo parlato con Francesca Bettio, Professoressa Ordinaria di<br />
Economia e Politica del Lavoro all’Università di Siena e co-fondatrice di <a href="https://www.ingenere.it/">InGenere</a>, rivista online di informazione, approfondimento, dibattito e proposte su questioni economiche e sociali analizzate in una chiave di genere. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Professoressa Bettio, secondo l&#8217;Istat, il tasso di attività dovrebbe crescere dal 66,7% al 71% entro il 2050, grazie soprattutto all&#8217;occupazione femminile. Guardando al rapporto tra donne e forza lavoro nel 2050, è giusto quindi affermare che il lavoro femminile rappresenta uno dei maggiori driver di crescita potenziali per il nostro mercato del lavoro? O è una visione troppo semplificata? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Sì, è uno dei maggiori driver potenziali poiché sono soprattutto le donne a fornire una riserva di forza lavoro, e in particolare le donne meridionali. Per riserva intendo quella quota di persone in età lavorativa (15-64 anni) che, al momento attuale, per il mercato non lavorano o non cercano lavoro. La stima Istat scommette sulla riduzione di questa quota grazie sia ai nuovi entranti nel mercato del lavoro che alla maggiore permanenza dei lavoratori “anziani”. Estrapolando l’aumento di partecipazione femminile che negli ultimi cinque/sei anni è stato più forte di quello maschile e proiettandolo nel futuro si arriva infatti a concludere che tra il 2025 e il 2050 la partecipazione delle donne potrebbe aumentare di quasi quattro volte rispetto a quella maschile. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il condizionale però è d’obbligo. La stima dell’Istat scommette sul fatto che l’istruzione tradizionalmente spinge verso una maggiore partecipazione al lavoro e che le nuove generazioni saranno più istruite. Ciò vale soprattutto per le donne, che hanno già sorpassato i maschi quanto a livelli di istruzione. L’ipotesi dell’Istat è ragionevole, ma a più di una condizione, e in particolare, a condizione di una ripresa dei salari. Senza questa ripresa rischiamo di finanziare l’istruzione di “riserve” solo per accelerarne l’emigrazione verso l’estero, lasciando il Paese scoperto e in<br />
particolare il Mezzogiorno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="66,7"><span class="tocounter">66,7</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Il tasso di attività in Italia oggi</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="71"><span class="tocounter">71</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Il tasso di attività stimato dall'Istat per il 2050</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Al tempo stesso, le previsioni dicono che nel 2050 le donne occupate saranno ancora il 13% in meno rispetto agli uomini. Perché secondo lei l’Italia continua ad avere una partecipazione femminile così bassa? E quali sono oggi gli ostacoli principali? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Storicamente, i problemi principali sono una debole cultura dell’emancipazione economica, un welfare familistico, un tessuto produttivo dominato dalle piccole imprese. Il welfare familistico non solo <a href="https://tuttowelfare.info/carichi-cura-occupazione-femminile-inps-dedalo/" target="_blank" rel="noopener">impegna sproporzionatamente le donne nel lavoro non pagato</a> – lavoro domestico, di cura dei bambini, degli anziani e dei disabili – ma crea anche meno opportunità di lavoro in servizi che altrimenti potrebbero essere gestiti dal pubblico o dal mercato. Le piccole imprese occupano la maggioranza dei lavoratori nel nostro Paese, ma proporzionalmente meno donne che le grandi imprese. Quanto alla debolezza di una cultura dell’emancipazione economica, le radici affondano un po&#8217; nella nostra religione e un po&#8217; nella stessa forza della famiglia che, quanto più offre protezione, tanto meno incoraggia l’autonomia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La crescita e lo sviluppo economico hanno indebolito questi fattori, ma in misura molto minore nel Sud Italia, area che per molto tempo non ha tenuto il passo con il resto del Paese, anche se ultimamente sta recuperando. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Oggi, quindi, la bassa occupazione femminile continua ad essere legata al sotto-investimento nelle cosiddette infrastrutture sociali – dalla scuola a tempo pieno alla cura di bambini e anziani, alla sanità territoriale – e ad un tessuto di imprese in cui la produttività stagna, frenando salari e buoni condizioni di lavoro, che a loro volta frenano l’appetito per l’emancipazione. Tutto ciò assume proporzioni particolarmente rilevanti nel Mezzogiorno, col risultato che la bassa occupazione femminile è diventata soprattutto un problema meridionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Dai dati emerge chiaramente come il numero di individui che entreranno nel mercato del lavoro sarà inferiore rispetto a coloro che ne usciranno. Quali politiche servono per evitare che la riduzione dei giovani disponibili si traduca in una perdita di innovazione e competitività? È possibile arginare il problema solo aumentando l&#8217;età pensionabile? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Innanzitutto, investimenti selettivi in innovazione tecnologica: AI e robotica come strumenti<br />
che affianchino il lavoratore (e non lo sostituiscano). <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Altrettanto importanti, le politiche salariali: dal salario minimo a <a href="https://tuttowelfare.info/bonus-donne-2026-chi-ne-ha-diritto/" target="_blank" rel="noopener">sussidi mirati soprattutto a lavoratrici a basso reddito</a>, come può essere lo Earn Income Tax Credit statunitense, finanziandolo, ad esempio, tramite la riduzione di contributi all’occupazione che non hanno mai dato grandi risultati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A tutto questo deve poi affiancarsi una revisione del sistema di formazione: i tempi della formazione continuano ad allungarsi, mentre il ritmo del cambiamento tecnologico minaccia l’obsolescenza di ciò che si è imparato. Meglio un percorso spalmato lungo il ciclo di vita, e quindi potenzialmente più corto in gioventù. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Infine, ritengo che spostare in avanti l’orizzonte lavorativo sia inevitabile, ma occorre ripensare il concetto di un’età pensionabile uguale per tutti, sostituendola con forme di pensionamento flessibili. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Che ruolo avranno gli immigrati in tutto ciò? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Importante, purché si gestiscano i flussi in entrata, e non solo le deportazioni, e purché si gestisca l’integrazione. Per fare un esempio pratico, i bambini delle famiglie immigrate frequentano molto poco l’asilo nido. Come possiamo immaginare di integrare queste persone se non iniziamo dall’infanzia? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Secondo lei, quali sono le tre priorità per il mercato del lavoro italiano che non possiamo più permetterci di rimandare? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Risposta secca: occupazione femminile, questione salariale, divari territoriali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ</strong></span></h3>

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        Perché l’occupazione femminile è importante per il futuro del mercato del lavoro italiano?    </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Con una popolazione in diminuzione e meno persone in ingresso nel mercato del lavoro, la maggiore partecipazione delle donne può ampliare la forza lavoro disponibile e contribuire a compensare almeno in parte gli effetti del declino demografico.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Quali sono gli ostacoli all’occupazione femminile in Italia?    </span>
</span>
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			<p>Nell’intervista Francesca Bettio individua tra i principali fattori il welfare familistico, il sotto-investimento nelle infrastrutture sociali, il tessuto produttivo e i divari territoriali, particolarmente rilevanti nel Mezzogiorno.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Come affrontare la riduzione della forza lavoro italiana?    </span>
</span>
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			<p>Secondo Bettio servono più leve contemporaneamente: innovazione tecnologica, politiche salariali, revisione della formazione, maggiore partecipazione femminile, gestione dell’immigrazione e forme più flessibili di pensionamento.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/occupazione-femminile-in-italia-una-leva-per-il-lavoro-del-futuro/">Donne e forza lavoro nel 2050, Bettio (Unisi): le priorità per l’Italia</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Skills-based hiring, la selezione che guarda oltre il curriculum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le competenze richieste cambiano rapidamente, mentre quasi un’assunzione su due in Italia è difficile da coprire. Hays e Gi Group spiegano perché lo skills-based hiring può aiutare le aziende a guardare oltre il CV, valutando competenze, capacità trasferibili e potenziale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/skills-based-hiring-oltre-cv/">Skills-based hiring, la selezione che guarda oltre il curriculum</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Quasi un’assunzione su due continua a essere difficile da coprire. Nel primo semestre del 2026 le imprese italiane hanno programmato 2 milioni e 869 mila ingressi, ma nel 44,8% dei casi hanno previsto difficoltà nel reperire le persone necessarie, secondo il Terzo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro realizzato da CNEL e Unioncamere insieme al Ministero del Lavoro, Istat e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nel frattempo cambia anche ciò che le aziende cercano. Il <em>Future of Jobs Report 2025</em> del World Economic Forum stima che entro il 2030 il 39% delle competenze core dei lavoratori sarà destinato a trasformarsi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Se le skill richieste evolvono rapidamente e le imprese faticano già oggi a trovare i profili necessari, diventa quindi sempre più rilevante interrogarsi su come selezionare le persone. È in questo scenario che si inserisce lo skills-based hiring, un approccio che ridimensiona il peso attribuito a titoli, job title e percorsi professionali per concentrarsi maggiormente su competenze effettive, capacità trasferibili e potenziale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Skills-based <span style="color: #dd9933;">hir</span>ing: andare oltre il curriculum</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il passaggio da un approccio CV-first a uno skills-first è iniziato, ma nelle aziende italiane è ancora incompleto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo <span style="color: #dd9933;"><strong>Alessio Campi, People &amp; Culture Director di Hays Italia</strong></span>, negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza dell’importanza di valutare le competenze in modo più oggettivo e anche la tecnologia offre strumenti più efficaci per farlo. Nelle decisioni finali, tuttavia, esperienza pregressa, settore di provenienza e percorsi professionali consolidati continuano spesso ad avere un peso determinante. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il cambiamento richiede quindi agli hiring manager di guardare oltre ciò che una persona ha già fatto e chiedersi anche cosa sia realmente in grado di fare e quale potenziale possa sviluppare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Una prospettiva condivisa da <span style="color: #dd9933;"><strong>Zoltan Daghero, Managing Director di Gi Group</strong></span>, che invita a non considerare job title, curriculum e qualifiche come descrizioni esaustive di una persona. Sono informazioni utili, ma possono lasciare meno visibili capacità che incidono concretamente sul lavoro, come adattabilità, problem solving, collaborazione, iniziativa e gestione delle situazioni complesse. Le human skills che fanno la differenza nello svolgimento delle mansioni e attività. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il punto, quindi, non è eliminare il curriculum, ma evitare che diventi il confine entro il quale cercare il candidato ideale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Le competenze di oggi non bastano per prevedere quelle di domani</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Lo skills-based hiring presenta però un’ulteriore complessità: neppure le competenze possono essere considerate una fotografia definitiva. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’evoluzione tecnologica, accelerata dall’intelligenza artificiale, sta modificando rapidamente attività e professionalità. La capacità di acquisire nuove conoscenze è destinata ad affiancare sempre di più il semplice possesso di quelle richieste oggi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per Campi, le competenze tecniche rimangono essenziali perché consentono di essere efficaci nel ruolo, ma non possono rappresentare l’unico parametro. Curiosità, learning agility, problem solving e apertura al cambiamento aiutano a capire quanto un professionista sarà capace di evolvere insieme al proprio lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche Daghero pone l’accento su capacità di apprendere, affrontare situazioni nuove e trasferire ciò che si è imparato da un contesto all’altro. La domanda per chi seleziona diventa allora duplice: questa persona sa svolgere il lavoro oggi e sarà in grado di continuare a farlo mentre il ruolo cambia? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Dalle job description agli assessment: cosa cambia nella selezione</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Per rendere concreto questo approccio non basta modificare il linguaggio di un annuncio o eliminare alcuni requisiti formali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Gi Group individua alcuni passaggi operativi: costruire job description sulle attività realmente necessarie, utilizzare assessment vicini alle situazioni che il candidato incontrerà nel lavoro, strutturare maggiormente i colloqui e preparare gli hiring manager a riconoscere competenze trasferibili e potenziale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche Hays segnala tra gli ostacoli più frequenti proprio la difficoltà di valutare le competenze in modo strutturato e uniforme. A questa si aggiunge la tendenza a definire requisiti molto specifici, che rischia di restringere eccessivamente il bacino dei candidati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Aprirsi a persone provenienti da settori differenti può invece consentire alle imprese di intercettare competenze, esperienze e prospettive nuove, purché esistano strumenti adeguati per valutarne l’applicabilità al nuovo contesto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Skills-based hiring, dunque, non significa rendere la selezione meno rigorosa. Significa semmai spostare il rigore dalla verifica di requisiti formali alla capacità di valutare ciò che una persona sa fare davvero. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Competenze, esperienza e potenziale devono convivere</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Contrapporre curriculum e competenze rischia però di semplificare eccessivamente il tema. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per Campi non esiste una percentuale ideale con cui pesare competenze tecniche, comportamenti, esperienza e potenziale. Le prime indicano quanto una persona sia pronta a rispondere alle esigenze immediate del ruolo; comportamenti e approccio aiutano a prevedere come affronterà collaborazione e cambiamento; l’esperienza mantiene un valore, purché non diventi un criterio troppo rigido; il potenziale consente infine di guardare oltre la performance immediata. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La stessa logica emerge dal contributo di Daghero: andare oltre le etichette non significa ignorare percorso e conoscenze, ma integrare nella valutazione anche quelle capacità che un CV rende più difficili da intercettare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Ed è probabilmente qui che si trova la parte più interessante dell’evoluzione della talent acquisition. Sostituire un criterio rigido con un altro servirebbe a poco: assumere esclusivamente in base alle competenze tecniche possedute oggi potrebbe risultare limitante quanto affidarsi soltanto agli anni trascorsi in una determinata posizione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Una talent acquisition capace di ampliare lo sguardo</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Lo skills-based hiring non può naturalmente risolvere da solo il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, che in Italia dipende da fattori molto più ampi. Può però contribuire a evitare che le imprese restringano ulteriormente il bacino disponibile cercando soltanto persone che abbiano già seguito il percorso immaginato per una determinata posizione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A questo si aggiunge l’altra faccia della talent acquisition: non soltanto trovare le persone, ma riuscire ad attrarle. <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda" target="_blank" rel="noopener">Come abbiamo visto anche parlando di cosa cercano i giovani nelle aziende</a>, opportunità di crescita e sviluppo delle competenze sono parte di una proposta professionale che comprende anche retribuzione, benessere e qualità del lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><a href="https://tuttowelfare.info/trasparenza-retributiva-cosa-cambia-aziende-lavoratori" target="_blank" rel="noopener">In questa direzione si inserisce anche la maggiore trasparenza retributiva</a> richiesta già nelle fasi che precedono l’assunzione, che spinge le imprese verso una definizione più chiara dei ruoli e dei criteri con cui ne viene determinato il valore. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il curriculum, quindi, difficilmente scomparirà. Cambia piuttosto il peso attribuito alle informazioni che contiene e aumenta l’importanza di ciò che occorre riuscire a vedere oltre di esso. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>In un mercato in cui competenze e professioni evolvono rapidamente, una talent acquisition efficace dovrà saper valutare non soltanto la corrispondenza tra un candidato/a e una posizione oggi, ma anche la sua capacità di crescere mentre quel lavoro cambia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ sullo skills-based hiring</strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
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        Che cos’è lo skills-based hiring?    </span>
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			<p>Lo skills-based hiring è un approccio alla selezione che attribuisce maggiore importanza alle competenze effettivamente possedute da una persona e al suo potenziale, riducendo la dipendenza da criteri come titolo di studio, job title, settore di provenienza o anni di esperienza.</p>

		</div> 
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        Qual è la differenza tra skills-based hiring e selezione tradizionale?    </span>
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			<p>La selezione tradizionale utilizza spesso il curriculum e l’esperienza pregressa come primi indicatori dell’idoneità a un ruolo. Lo skills-based hiring cerca invece di verificare direttamente competenze tecniche e trasferibili, comportamenti e capacità di apprendimento attraverso strumenti come assessment e colloqui strutturati.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Lo skills-based hiring rende inutile il curriculum?    </span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>No. Il curriculum rimane uno strumento utile per comprendere il percorso di una persona, ma non dovrebbe essere l’unico criterio con cui valutarne l’adeguatezza a un ruolo.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Quali competenze contano nello skills-based hiring?    </span>
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			<p>Accanto alle competenze tecniche assumono importanza capacità come apprendimento, adattabilità, problem solving, collaborazione, iniziativa e apertura al cambiamento, oltre al potenziale di acquisire nuove competenze nel tempo.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/skills-based-hiring-oltre-cv/">Skills-based hiring, la selezione che guarda oltre il curriculum</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Misure welfare 2027: tre novità da tenere d’occhio</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 15:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le misure welfare 2027 iniziano a delinearsi: alla Carta Dedicata a Te, già prevista per il biennio 2026-2027, potrebbero affiancarsi la conferma del Bonus mamme e una possibile detassazione della tredicesima. Tre interventi con livelli di certezza e coperture molto differenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/">Misure welfare 2027: tre novità da tenere d’occhio</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Con l’inizio di settembre si apre la fase dell’anno in cui Governo e Parlamento iniziano a delineare gli interventi destinati a caratterizzare gli ultimi mesi del 2026 e, soprattutto, il prossimo anno. Anche sul fronte delle misure welfare 2027 stanno emergendo alcuni provvedimenti destinati a interessare platee più o meno ampie di cittadini e lavoratori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alcuni interventi sono già stati definiti e diventeranno operativi nei prossimi mesi. Altri, invece, potrebbero trovare spazio nella prossima Legge di Bilancio e devono quindi essere considerati ancora come ipotesi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Come TuttoWelfare.info, riteniamo che siano soprattutto tre le misure da tenere d’occhio: Carta Dedicata a Te, Bonus mamme e possibile detassazione della tredicesima. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Carta Dedicata a Te: 500 euro per le famiglie a basso reddito <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il primo provvedimento riguarda la Carta Dedicata a Te, per la quale a inizio estate è stato approvato il decreto attuativo che ne disciplina l’assegnazione per il 2026 e il 2027. Le somme inizieranno a essere accreditate a partire dal mese di ottobre. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura prevede un bonus una tantum di 500 euro destinato ai nuclei familiari con un indicatore ISEE inferiore a 15mila euro annui, utilizzabile per acquistare beni alimentari di prima necessità. L’obiettivo è sostenere le famiglie economicamente più fragili, alleggerendo almeno in parte il peso delle spese quotidiane sul bilancio familiare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La Carta può essere assegnata esclusivamente a cittadini residenti in Italia appartenenti a nuclei familiari i cui componenti risultino tutti iscritti all’Anagrafe comunale. Sono invece escluse le famiglie che, alla data di entrata in vigore del decreto attuativo, comprendono persone che percepiscono assegno di inclusione, NASpI, fondi di solidarietà o altre misure di inclusione sociale e sostegno alla povertà che prevedano l’erogazione di un sussidio economico. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Un aspetto importante riguarda la procedura: le famiglie non devono presentare domanda per ottenere la Carta Dedicata a Te. È infatti l’INPS a individuare i beneficiari e a trasmettere successivamente gli elenchi ai Comuni. Il 50% delle carte viene distribuito in proporzione alla popolazione residente, mentre l’altra metà viene ripartita considerando la distanza tra il reddito pro capite medio del Comune e quello medio nazionale, oltre alla popolazione residente. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I beneficiari dovranno inoltre rispettare due scadenze: il primo pagamento dovrà essere effettuato entro il 16 dicembre 2026, mentre l’intero importo dovrà essere speso entro il 10 ottobre 2027. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Bonus mamme verso la conferma nel 2027 <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Tra le misure welfare 2027 ancora da definire rientra invece il cosiddetto Bonus mamme. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A differenza della Carta Dedicata a Te, in questo caso si tratta di un intervento che il Governo vorrebbe inserire nella prossima Legge di Bilancio; pertanto, fino all’approvazione definitiva della manovra non è possibile considerare certa la sua conferma. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tuttavia, secondo le informazioni attualmente disponibili riportate nel dibattito sulla futura finanziaria per questa misura sarebbero già state individuate le risorse necessarie. Ciò significa che la possibilità che il <a href="https://tuttowelfare.info/maternita-in-italia-le-equilibriste-2026-madri-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">sostegno alle madri lavoratrici</a> venga confermato anche nel 2027 è elevata, anche se modalità, requisiti e importi potrebbero essere modificati durante l’iter della Legge di Bilancio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><a href="https://tuttowelfare.info/legge-di-bilancio-2026-cresce-la-busta-paga-ma-di-quanto/" target="_blank" rel="noopener">Sulla base dell’impostazione attuale</a>, le donne con due o più figli a carico e un reddito annuo inferiore o uguale a 40mila euro possono accedere a un bonus di 60 euro mensili, pari a 720 euro annui, con l’INPS che versa l’importo, su richiesta, in un’unica soluzione nel mese di dicembre. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per le lavoratrici con almeno tre figli a carico è prevista inoltre una decontribuzione di 3mila euro annui, fruita direttamente in busta paga. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questi sono però gli importi e i meccanismi stabiliti dalla normativa precedente. La prossima Legge di Bilancio potrebbe intervenire sulle procedure o sull’impostazione della misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Detassazione della tredicesima: l’ipotesi sul tavolo <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>La terza delle misure welfare 2027 da monitorare riguarda la possibile detassazione della tredicesima. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la normativa attuale, la tredicesima mensilità non beneficia delle detrazioni da lavoro dipendente ed è sottoposta all’Irpef ordinaria. Di conseguenza, l’importo netto percepito dal lavoratore risulta generalmente inferiore rispetto a quello di una normale mensilità. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’ipotesi rilanciata dal leader di Forza Italia Antonio Tajani, e che avrebbe trovato sostegno anche tra esponenti di Fratelli d’Italia, è quella di sostituire l’Irpef ordinaria sulla tredicesima con una flat tax, riducendo così il prelievo fiscale a carico del lavoratore, che già deve affrontare una situazione in cui <a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/" target="_blank" rel="noopener">gli stipendi reali sono sempre più bassi</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A differenza degli altri interventi, tuttavia, questa misura presenta ancora un ostacolo importante: le coperture. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Al momento non sarebbero infatti state individuate le risorse necessarie e il costo dell’intervento per lo Stato potrebbe essere considerevole. A dirlo è Marco Osnato, responsabile economico di FdI, che afferma di voler sostenere l’iniziativa, ma evidenziando come una detassazione al 15% per i redditi inferiori a 15mila euro annui (quindi destinata a una platea relativamente limitata) richiederebbe comunque circa mezzo miliardo di euro di risorse pubbliche. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’ipotesi trova sostegno anche da parte di alcune organizzazioni sindacali. “<em>Bisogna confermare e rafforzare la defiscalizzazione sui premi di risultato, detassare le tredicesime, garantire piena indicizzazione delle pensioni all&#8217;inflazione</em>” ha dichiarato Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, ribadendo al tempo stesso la necessità di interventi strutturali anziché di misure una tantum. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Tra misure confermate e interventi ancora da definire <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il quadro delle misure welfare 2027 resta quindi in evoluzione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La Carta Dedicata a Te segue già un percorso definito per il biennio 2026-2027, mentre Bonus mamme e detassazione della tredicesima dipenderanno dalle scelte che verranno compiute nella prossima Legge di Bilancio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nel primo caso, la continuità con gli anni precedenti rende la conferma un’ipotesi concreta. Per la tredicesima, invece, il principale ostacolo rimane quello delle risorse necessarie. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I prossimi mesi saranno quindi decisivi per capire quali di questi interventi entreranno effettivamente nel sistema di sostegno a famiglie e lavoratori nel 2027 e con quali modalità. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
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        Quali sono le principali misure welfare da seguire per il 2027?    </span>
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			<p>Tra gli interventi da monitorare ci sono la Carta Dedicata a Te per il biennio 2026-2027, la possibile conferma del Bonus mamme e l’ipotesi di detassazione della tredicesima.</p>

		</div> 
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        Quanto vale la Carta Dedicata a Te 2026?    </span>
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			<p>La misura prevede un contributo una tantum di 500 euro per i nuclei familiari che rispettano i requisiti previsti.</p>

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        Il Bonus mamme sarà confermato nel 2027?    </span>
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			<p>La conferma è tra le misure ipotizzate per la Legge di Bilancio 2027, ma fino all’approvazione definitiva della manovra non può essere considerata certa.</p>

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        La tredicesima sarà detassata nel 2027?    </span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La detassazione è attualmente un’ipotesi politica. Nel testo viene evidenziato come rimanga da risolvere soprattutto il problema delle coperture finanziarie.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/">Misure welfare 2027: tre novità da tenere d’occhio</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<item>
		<title>Attrarre i giovani talenti in azienda</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[nuove generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per attrarre i giovani talenti, le imprese devono andare oltre la sola retribuzione e investire in benessere, ascolto, crescita, leadership e innovazione. Le aziende d’eccellenza mostrano risultati molto superiori alla media italiana nella valorizzazione delle persone e nella qualità dell’esperienza lavorativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda/">Attrarre i giovani talenti in azienda</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Attrarre i giovani talenti è diventato uno degli obiettivi principali per le imprese che vogliono rafforzare la propria capacità competitiva e costruire il proprio futuro. In un mercato del lavoro in continua evoluzione e che <a href="https://tuttowelfare.info/malattie-professionali-burnout-lavoro-salute-benessere/" target="_blank" rel="noopener">tende a logorare sempre di più chi vi opera</a>, non basta però offrire un impiego: le nuove generazioni cercano ambienti nei quali poter crescere, essere ascoltate, tutelare il proprio benessere e contribuire concretamente ai risultati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Mai come oggi, infatti, i giovani considerano il lavoro come qualcosa di più ampio rispetto a un semplice mezzo di sostentamento. Alla dimensione economica si affianca il tema della sostenibilità del lavoro, intesa come possibilità di proteggere la salute fisica e psicologica e <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">mantenere un equilibrio soddisfacente tra vita professionale e privata</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Cosa cercano i giovani nel lavoro <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Questa trasformazione emerge dall’indagine GenerationShip, promossa dalla Direzione Risorse Umane di Unipol. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la ricerca, per la Generazione Z lo stipendio è soltanto il quarto fattore di attrattività di un’azienda. Prima vengono il benessere, l’equilibrio e il piacere del lavoro ben fatto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La retribuzione continua, comunque, ad avere un peso rilevante. Uno stipendio considerato insufficiente o, peggio, <a href="https://tuttowelfare.info/trasparenza-retributiva-cosa-cambia-aziende-lavoratori/" target="_blank" rel="noopener">inferiore a quello di un collega di pari inquadramento</a>, è infatti il primo elemento tra quelli che allontanano e rendono insoddisfatti i giovani. Seguono la precarietà, la scarsa meritocrazia percepita e i carichi di lavoro eccessivi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La capacità di attrarre non dipende quindi da un singolo elemento, ma dall’equilibrio tra condizioni economiche, qualità dell’esperienza lavorativa, benessere e prospettive professionali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Come attrarre i giovani talenti: il divario tra aziende <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Nonostante le difficoltà legate alla costruzione di un ambiente di lavoro realmente attrattivo, in Italia esistono imprese capaci di offrire elevati standard di credibilità, rispetto, equità, orgoglio e coesione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A evidenziarlo è Great Place To Work Italia, società di consulenza aziendale specializzata nella cultura organizzativa, che ha pubblicato l’edizione 2026 del ranking Best Workplaces for GenZ. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La classifica mostra un divario significativo tra le aziende d’eccellenza e la media italiana. Le realtà meglio posizionate si distinguono soprattutto per la maggiore attenzione e gli investimenti dedicati alla formazione, alla leadership e al clima aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Ascolto, crescita e innovazione fanno la differenza <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>L’ascolto e la valorizzazione dei contributi dei collaboratori raggiungono il 90% nelle aziende best, contro il 28% della media italiana. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Differenze simili riguardano anche la promozione dell’innovazione e della sperimentazione, che arriva all’83% nelle realtà d’eccellenza contro il 26% della norma nazionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche le opportunità di crescita e sviluppo professionale evidenziano una distanza rilevante: l’84% nelle aziende best contro il 29% della media. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questi elementi mostrano come, per attrarre i giovani talenti, sia necessario costruire contesti nei quali le persone possano sentirsi ascoltate, vedere riconosciuti i propri contributi e individuare un percorso di crescita concreto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Tali aspetti sono stati citati da <strong>Marco Ogliengo</strong>, Ceo e Co Founder di Jet HR, una delle imprese apparse nella top 20 del ranking, il quale ha dichiarato: “<em>Quando è nata Jet HR, una delle prime domande che ci siamo posti con il mio socio Francesco Scalambrino è stata: che tipo di posto di lavoro vogliamo costruire? La risposta che ci siamo dati era semplice &#8211; le persone devono sentire che quello che fanno porta davvero un impatto. La nostra missione &#8211; eliminare la burocrazia che frena le imprese italiane &#8211; è qualcosa che tutti i team toccano con mano ogni giorno, vedendo concretamente come il proprio lavoro semplifica la vita delle oltre 1.500 aziende clienti. La velocità e la crescita delle persone sono altri due elementi fondamentali della nostra realtà: in due anni abbiamo raccolto oltre 41 milioni di euro e siamo cresciuti da zero a 350 persone. Chi entra in Jet HR trova un ambiente in cui lo spirito di iniziativa viene riconosciuto, le responsabilità aumentano rapidamente e i percorsi di carriera accelerano. Il mio socio Francesco, una volta ha detto: ‘se cerchi la crescita violenta devi venire da noi’ e credo descriva perfettamente Jet HR.</em>” <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="90%"><span class="tocounter">90%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Ascolto e valorizzazione dei contributi</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 28%</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="83%"><span class="tocounter">83%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Promozione dell'innovazione e della sperimentazione</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 26%</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="84%"><span class="tocounter">84%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Opportunità di crescita e sviluppo professionale</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 29%</p></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il ruolo della leadership <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Le differenze diventano ancora più ampie quando si osserva la qualità della leadership. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La competenza della direzione raggiunge il 93% nei Best Workplaces, contro il 36% della media italiana. La coerenza dei responsabili si attesta invece al 91%, a fronte del 33%, mentre l’imparzialità dei comportamenti manageriali arriva all’86%, contro il 29%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche la valutazione complessiva dell’esperienza lavorativa conferma il divario: l’86% dei giovani occupati nelle realtà d’eccellenza esprime un giudizio pienamente positivo, mentre nella media italiana la percentuale si ferma al 29%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La leadership rappresenta quindi una leva centrale per attrarre i giovani talenti. La credibilità dei responsabili, la coerenza dei comportamenti e l’equità delle decisioni contribuiscono infatti a costruire fiducia e senso di appartenenza. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali settori attraggono maggiormente la Gen Z <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Dall’analisi emergono differenze anche in base al settore di appartenenza delle imprese. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra le aziende best, il comparto maggiormente rappresentato è quello dell’information technology, con il 35%, seguito dai servizi professionali, con il 25%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Retail, servizi finanziari e assicurativi e ospitalità raggiungono ciascuno il 10%, mentre manifattura e advertising &amp; marketing si attestano al 5%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alcuni settori possono quindi risultare più favoriti nell’offrire le condizioni ricercate dai lavoratori nati dopo il 1998. La composizione della classifica mostra però che il comparto di appartenenza non rappresenta necessariamente un limite insuperabile. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Un esempio è quello di Octopus Energy Italia, società attiva nella fornitura di luce e gas, che si è classificata al decimo posto nella top 20 dei Best Workplaces for GenZ. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>“<em>Essere tra i dieci migliori posti di lavoro per la Gen Z in Italia ci riempie di orgoglio, soprattutto come unica azienda del settore energetico.</em>” Ha affermato <strong>Giorgio Tomassetti</strong>, CEO della società “<em>Ciò dimostra che è possibile rendere attrattivo per i più giovani un mercato spesso percepito come rigido e burocratico e che è possibile offrire alle nuove generazioni un ambiente in cui trovare autonomia, responsabilità e l’opportunità concreta di incidere fin dall’inizio del proprio percorso, trasformandole nei professionisti del futuro. Ritengo che le nuove generazioni abbiano riconosciuto e premiato il fatto che nella nostra azienda non sono viste come risorse da inserire in processi standardizzati, ma come persone da valorizzare, messe nelle condizioni per esprimere il proprio potenziale e contribuire direttamente ai risultati. Ne sono un esempio figure innovative come gli Energy Specialist, professionisti che combinano la relazione quotidiana con i clienti con competenze tecniche, amministrative e analitiche, gestendo ogni richiesta in modo personalizzato e senza passaggi di consegna. A soli quattro anni dal lancio sul mercato abbiamo recentemente raggiunto i 300 dipendenti in Italia. Un traguardo che testimonia non soltanto la crescita dell’azienda, ma anche la capacità del nostro modello, fondato su tecnologia e fiducia, di attrarre giovani talenti e offrire loro un progetto professionale nel quale riconoscersi e crescere</em>.” <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il caso mostra come anche un settore spesso percepito come rigido o tradizionale possa diventare attrattivo attraverso modelli organizzativi fondati sull’autonomia, sulla fiducia e sulla valorizzazione delle persone. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>L’innovazione come leva di attrattività <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Le dichiarazioni del CEO di Octopus Energy trovano riscontro anche nell’analisi di Great Place To Work Italia, che evidenzia un ampio divario nelle opportunità di innovazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nei Best Workplaces for GenZ, quasi un collaboratore su due, il 48%, dichiara di disporre di molte possibilità di innovare. Nella media nazionale, la quota si ferma al 6%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Al contrario, tra i giovani inseriti nelle aziende appartenenti alla media italiana, il 36% ritiene di avere poche opportunità di innovazione e il 16% dichiara di non averne nessuna. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La possibilità di sperimentare, assumersi responsabilità e contribuire al cambiamento non rappresenta quindi soltanto un fattore motivazionale. È anche uno degli elementi che possono rafforzare l’attrattività dell’impresa nei confronti delle nuove generazioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="48%"><span class="tocounter">48%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Molte opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="36%"><span class="tocounter">36%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Poche opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="16%"><span class="tocounter">16%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Nessuna opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
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        Cosa cercano i giovani in un’azienda?     </span>
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			<p>I giovani attribuiscono importanza al benessere, all’equilibrio tra vita privata e lavoro, alla qualità dell’esperienza professionale, alla possibilità di crescere e alla valorizzazione del proprio contributo.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Come può un’azienda attrarre i giovani talenti?     </span>
</span>
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			<p>Le imprese possono investire nell’ascolto, nella formazione, nella qualità della leadership, nelle opportunità di carriera e nella possibilità di innovare e assumersi responsabilità.</p>

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        Quanto conta lo stipendio per la Generazione Z?     </span>
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			<p>Lo stipendio non è il primo fattore di attrattività, ma una retribuzione considerata insufficiente rappresenta una delle principali ragioni di insoddisfazione e allontanamento.</p>

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</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Il settore di appartenenza limita la capacità di attrarre giovani?     </span>
</span>
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    <div class="qode-accordion-content-inner">
        
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Alcuni settori risultano maggiormente rappresentati tra i migliori luoghi di lavoro per la Gen Z. Esistono però realtà virtuose anche in comparti percepiti come più tradizionali, capaci di attrarre giovani attraverso autonomia, fiducia e innovazione.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda/">Attrarre i giovani talenti in azienda</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Equilibrio vita-lavoro: il Gruppo Veronesi va oltre l’orario fisso e sceglie la flessibilità per oltre 1.000 persone</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/equilibrio-vita-lavoro-il-gruppo-veronesi-va-oltre-lorario-fisso-e-sceglie-la-flessibilita-per-oltre-1-000-persone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 06:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[wellbeing]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=27293</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Gruppo Veronesi conferma V-Life Balance, il modello di flessibilità oraria che permette a oltre 1.000 persone di organizzare con maggiore autonomia l’inizio e la fine della giornata lavorativa. La policy si inserisce in un più ampio sistema di welfare e iniziative dedicate all’equilibrio tra vita privata e professionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/equilibrio-vita-lavoro-il-gruppo-veronesi-va-oltre-lorario-fisso-e-sceglie-la-flessibilita-per-oltre-1-000-persone/">Equilibrio vita-lavoro: il Gruppo Veronesi va oltre l’orario fisso e sceglie la flessibilità per oltre 1.000 persone</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="color: #dd9933;"><em>Pubbl<span style="color: #dd9933;">ichiamo il comunicato stampa sulla flessibilità oraria del Gruppo Veronesi.</span></em> <em><span style="color: #dd9933;"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 4&lt;/span&gt;0px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fiducia, responsabilità e attenzione alle esigenze delle persone sono i principi alla base del <strong>nuovo modello lavorativo</strong> del Gruppo Veronesi, che consente<strong> </strong>di<strong> organizzare la propria giornata lavorativa con ampia flessibilità di ingresso e uscita.</strong> È “<strong>V-Life Balance</strong>”, la policy confermata a luglio 2026, che promuove la conciliazione vita-lavoro e coinvolge <strong>oltre 1.000 persone</strong> dell’azienda veronese, realtà agroalimentare italiana di riferimento per la produzione di mangimi, carni, uova e salumi con i <strong>marchi AIA, Negroni, Veronesi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></p>
<p>Avviata in via sperimentale nel 2025 e conclusasi con esito positivo, l’iniziativa è stata confermata e proseguirà anche nel prossimo anno, alla luce dell’<strong>efficacia del modello </strong>emersa nella fase di test. In particolare, un sondaggio interno rivolto ai manager ha evidenziato un livello di <strong>valutazione positiva pari all’80%</strong> e una volontà pressoché unanime di mantenere la flessibilità oraria, riconosciuta come uno <strong>strumento efficace per favorire la conciliazione di vita personale e lavorativa</strong>. I risultati hanno inoltre evidenziato la validità di un approccio orientato agli obiettivi, in grado di mantenere al tempo stesso un costante livello di servizio, efficacia e continuità nelle attività aziendali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>In particolare, la policy riguarda tutte le sedi del Gruppo e le persone che operano nelle divisioni aziendali non strettamente legate alle attività produttive. Prevede <strong>libertà nell’organizzazione dell’orario della giornata lavorativa, scegliendo il suo inizio e fine</strong> nel rispetto delle esigenze organizzative e operative dell’azienda mantenendo le 39 ore settimanali come riferimento convenzionale. La policy nasce per rispondere alle diverse esigenze delle persone, coniugandole con quelle di un’azienda che opera nel settore dei freschi e freschissimi, dove tempestività e continuità rappresentano elementi fondamentali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><strong><span style="color: #dd9933;">“</span><em><span style="color: #dd9933;">È una vera rivoluzione del lavoro per un’azienda che opera in un settore come il nostro</span> </em></strong>– spiega <strong>Diego Piccolo, Direttore Risorse Umane del Gruppo Veronesi</strong> –<strong><em> <span style="color: #dd9933;">È frutto del percorso già avviato in questi anni con l’adozione dello smart working, che ci ha portato alla scelta di valorizzare il senso di responsabilità dei colleghi nella gestione delle proprie attività e nell’orientamento ai risultati. È un cambiamento importante, specialmente in un Gruppo come il nostro dove convivono e collaborano cinque generazioni diverse, con mansioni e ambiti professionali molto differenti tra loro e attivi lungo tutta la filiera”. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></em></strong></p>
<p>La nuova flessibilità oraria fa parte di un ecosistema di <a href="https://www.gruppoveronesi.it/welfare-aziendale" target="_blank" rel="noopener">iniziative</a> volte a promuovere un miglior bilanciamento tra vita privata e lavorativa. Tra questi, lo <strong>smart working,</strong> introdotto nel 2022 e che nel 2025 ha visto oltre <strong>700 persone coinvolte</strong>, con circa <strong>22.000 giornate lavorate in maniera agile</strong>, e la piattaforma <strong>Veroneasy Life</strong>, tramite la quale ogni persona del Gruppo ha la possibilità di convertire il valore detassato del Premio di Risultato maturato (totale o una sua parte) nell’acquisto di beni e servizi, che spaziano dall’assistenza sanitaria, all’educazione scolastica, fino ad arrivare ad attività sportive e per il tempo libero, a buoni spesa e benzina. Infine, durante i mesi di luglio e agosto, le persone non coinvolte in attività che richiedono continuità operativa hanno la possibilità di contare sul <strong>venerdì pomeriggio libero</strong>, un&#8217;ulteriore iniziativa volta a favorire un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata. Inoltre, per supportare la valorizzazione di tutte le persone che operano in azienda e per garantire opportunità di sviluppo delle competenze, sono previsti percorsi di <strong>formazione continua</strong>, sia in presenza che online o in modalità ibrida. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/equilibrio-vita-lavoro-il-gruppo-veronesi-va-oltre-lorario-fisso-e-sceglie-la-flessibilita-per-oltre-1-000-persone/">Equilibrio vita-lavoro: il Gruppo Veronesi va oltre l’orario fisso e sceglie la flessibilità per oltre 1.000 persone</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>L’Italia nel 2026: dati su stipendi, sanità e istruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Retribuzioni reali ancora deboli, liste d’attesa in miglioramento ma disomogenee, dispersione scolastica in calo: i dati sull’Italia nel 2026.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 11</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Come sta l’Italia nel 2026? I dati più recenti restituiscono un quadro articolato. Il potere d’acquisto dei lavoratori non ha ancora recuperato pienamente le perdite generate dall’inflazione; le liste d’attesa della sanità mostrano alcuni miglioramenti, soprattutto per le prestazioni urgenti e brevi, ma continuano a presentare forti differenze territoriali; nella scuola diminuiscono la dispersione esplicita e quella implicita, mentre restano fragilità nell’apprendimento. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Stipendi, accesso alle cure e istruzione descrivono tre dimensioni diverse del benessere delle persone e del nostro Paese. Osservarle insieme permette di comprendere meglio non soltanto la situazione economica e sociale del Paese, ma anche il ruolo che politiche pubbliche, imprese e sistemi di welfare possono assumere nel rispondere ai bisogni emergenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Stipendi in Italia: il recupero del potere d’acquisto resta incompleto</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>L’analisi pubblicata il 21 luglio 2026 dall’Ufficio parlamentare di bilancio conferma la debolezza di lungo periodo delle retribuzioni italiane. Secondo i dati OCSE richiamati dall’UPB, tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni lorde reali per dipendente a tempo pieno equivalente sono diminuite in Italia dell’1,6%, mentre negli altri principali Paesi avanzati sono cresciute. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Lo stesso studio presenta anche una seconda misurazione, che non deve essere confusa con la precedente. Utilizzando il campione longitudinale LOSaI dell’INPS e concentrandosi sui lavoratori dipendenti privati non dirigenti, l’UPB stima che tra il 1990 e il 2026 la retribuzione lorda reale media sia diminuita del 6,6%. Per gli anni dal 2019 al 2026 le retribuzioni sono state aggiornate applicando gli incrementi contrattuali e mantenendo invariata la composizione della popolazione analizzata. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il calo, inoltre, non è stato uniforme. Nella parte più bassa della distribuzione retributiva, corrispondente al decimo percentile, la diminuzione stimata raggiunge il 40,8%, mentre al novantesimo percentile si registra un incremento del 3,3%. Anche le differenze settoriali sono rilevanti: tra il 1990 e il 2026 le retribuzioni reali crescono del 16,5% nell’industria e nelle costruzioni, ma diminuiscono del 20,9% nei servizi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le riforme dell’Irpef hanno sostenuto soprattutto i redditi bassi e medi e hanno ridotto parte delle differenze nel passaggio dalla retribuzione lorda a quella netta. Secondo l’UPB, tuttavia, la redistribuzione fiscale non può cancellare le disuguaglianze prodotte dal mercato del lavoro, legate anche alla diffusione del part time, alla qualifica professionale e al settore di appartenenza. In questa prospettiva si inseriscono anche le <a href="https://tuttowelfare.info/trasparenza-retributiva-cosa-cambia-aziende-lavoratori/">nuove regole sulla trasparenza retributiva</a>, entrate nella fase operativa nel giugno 2026. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche il confronto con il periodo precedente alla crescita dell’inflazione mostra un recupero ancora incompleto. Nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni reali italiane risultavano ancora inferiori di oltre il 2% rispetto al primo trimestre del 2021. L’OCSE segnala inoltre che il nuovo aumento dei prezzi dell’energia potrebbe pesare in misura maggiore sulle famiglie con redditi più bassi, che destinano a queste spese una quota superiore del proprio bilancio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>In questo scenario cresce il ricorso al welfare aziendale per sostenere le spese quotidiane, come abbiamo visto <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/">in questa analisi</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>La sanità italiana sta migliorando?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il primo Bollettino AGENAS sul monitoraggio delle liste d’attesa mette a confronto il primo semestre del 2026 con lo stesso periodo del 2025. Le prenotazioni analizzate, relative a 14 prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici, sono aumentate da 13,3 a 14,9 milioni. Nel complesso sono state garantite entro i tempi previsti oltre 1,6 milioni di prestazioni in più. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La quota di prime visite effettuate entro i tempi di garanzia è salita dal 76,4% al 78,5%, mentre per gli esami diagnostici è passata dall’82,8% all’84,6%. I risultati migliori riguardano soprattutto le prestazioni urgenti, da eseguire entro tre giorni, e quelle brevi, previste entro dieci giorni. Per le prime visite urgenti il rispetto dei tempi è cresciuto dal 77,7% all’81%; per quelle brevi dal 77,3% all’80,2%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il miglioramento medio non permette però di considerare risolto il problema. Secondo la lettura del bollettino AGENAS, nei primi sei mesi del 2026 circa 2,811 milioni di cittadini hanno atteso oltre il termine massimo previsto per una visita o un esame. Nel caso delle visite differite, da effettuare entro 30 giorni, il 26,7% è stato erogato oltre la scadenza e per l’8,3% la prima disponibilità è arrivata dopo più di sei mesi. Tra le visite programmate, che dovrebbero essere garantite entro 120 giorni, il 3,6% ha richiesto più di 300 giorni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Restano inoltre differenze territoriali molto ampie. Per le prime visite, la quota effettuata nei tempi varia dal 98,9% della Basilicata al 54,7% della Provincia autonoma di Trento. Per gli esami diagnostici si passa dal 97,1% del Veneto al 62% dell’Umbria. Il dato nazionale deve quindi essere letto insieme alla capacità organizzativa e alle condizioni dei singoli sistemi regionali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I dati sulle liste d’attesa riguardano prevalentemente visite specialistiche ed esami diagnostici, mentre quelli sulla carenza di medici di medicina generale e pediatri riguardano l’assistenza territoriale. Non è quindi corretto stabilire, sulla base di queste rilevazioni, un rapporto causale diretto tra i due fenomeni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le analisi descrivono però due aspetti collegati della capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire una presa in carico tempestiva. Una rete territoriale in difficoltà può rendere più complessi la continuità dell’assistenza, l’orientamento delle persone verso i servizi appropriati e la gestione dei bisogni prima che richiedano prestazioni specialistiche. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La Fondazione GIMBE segnala una carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale. Sul versante pediatrico, al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri di libera scelta, con quasi 5,8 milioni di assistiti e una media nazionale di 917 pazienti per professionista. La carenza stimata è di 497 pediatri, il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto. Tra il 2025 e il 2029 sono inoltre previsti 1.547 pensionamenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il rapporto tra carenza di medici di famiglia e pediatri emerge anche nei passaggi tra le diverse fasce d’età. Secondo GIMBE, molti ragazzi che terminano l’assistenza pediatrica rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile, contribuendo al sovraccarico dei pediatri e rendendo più difficile garantire prossimità e libertà di scelta. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alla disponibilità di professionisti si aggiunge il tema delle risorse. Analizzando il Documento di Finanza Pubblica 2026, GIMBE rileva che il rapporto tra spesa sanitaria e PIL rimarrebbe fermo al 6,4% fino al 2029 e quantifica in 30,6 miliardi di euro il divario complessivo, nel triennio 2027-2029, tra le previsioni di spesa sanitaria e il finanziamento pubblico disponibile. Si tratta di una stima della Fondazione, che evidenzia il rischio di ulteriori pressioni sui bilanci regionali e sull’erogazione dei servizi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche per questo l’assistenza sanitaria integrativa può rispondere ad alcuni bisogni individuali, tema che abbiamo approfondito nell’analisi dedicata ai <a href="https://tuttowelfare.info/perche-il-ricorso-alla-sanita-integrativa-non-risolve-la-crisi-italiana/">limiti del ricorso alla sanità integrativa di fronte alla crisi del SSN</a> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Istruzione: dagli INVALSI al collegamento formazione e lavoro</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il Rapporto nazionale INVALSI 2026 presenta segnali positivi sul fronte della dispersione scolastica. Il tasso ELET, che misura la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni privi di un diploma di scuola secondaria superiore e non inseriti in percorsi di formazione, si è attestato all’8,2% nel 2025. Secondo le stime INVALSI potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Quest’ultimo valore è quindi una stima e non un dato consolidato. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Diminuisce anche la dispersione implicita, cioè la quota di studenti che conclude la scuola senza raggiungere livelli adeguati negli apprendimenti fondamentali. Il valore è passato dall’8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, il livello più basso della serie storica. INVALSI sottolinea comunque la necessità di verificare nei prossimi anni se il miglioramento sarà stabile. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La diminuzione della dispersione scolastica non coincide però con il superamento del fenomeno dei NEET in Italia. L’uscita dai percorsi di istruzione, la distanza dal mercato del lavoro e le responsabilità familiari possono combinarsi in modo diverso e richiedono interventi personalizzati. Su questo tema è possibile <a href="https://tuttowelfare.info/carichi-cura-occupazione-femminile-inps-dedalo/">approfondire qui</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sul piano degli apprendimenti, il quadro rimane meno lineare. Nella scuola primaria la quota di alunni che raggiunge almeno il livello base in matematica è scesa dal 67% al 64% nella seconda classe e dal 66% al 63% nella quinta. Significa che nel 2026 più di un bambino su tre non raggiunge il livello base atteso in questa materia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nella scuola secondaria di primo grado raggiunge risultati almeno adeguati il 57% degli studenti in italiano e il 55% in matematica. Nell’ultimo anno delle superiori si registra invece un miglioramento: la quota che raggiunge almeno il livello previsto sale dal 52% al 54% in italiano e dal 49% al 52% in matematica. Restano tuttavia differenze significative tra le diverse aree del Paese. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Accanto alla riduzione della dispersione, un altro tema centrale è la capacità del sistema formativo di accompagnare i giovani verso il lavoro. Gli ITS Academy rappresentano uno dei principali percorsi di istruzione terziaria professionalizzante. Secondo i dati riportati da Cliclavoro, i diplomati raggiungono tassi di occupazione compresi tra l’84% e l’87% entro un anno dalla conclusione del percorso. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nell’ambito degli investimenti collegati al PNRR sono stati inoltre attivati 1.422 percorsi formativi e 18.491 attività di orientamento, che hanno coinvolto oltre 126 mila studenti. Sono state assegnate 4.470 borse di studio e realizzati 1.662 laboratori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Cresce anche la filiera formativa tecnologico-professionale 4+2. Per l’anno scolastico 2026-2027 gli iscritti risultano 10.532, quasi il doppio rispetto ai 5.449 dell’anno precedente. Sono stati autorizzati 532 nuovi percorsi quadriennali e le scuole che offrono questa opportunità sono diventate più di 700. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche questo dato deve essere interpretato correttamente. Il percorso 4+2 può proseguire negli ITS Academy, ma l’iscrizione successiva non è obbligatoria. La crescita degli studenti della filiera non può quindi essere automaticamente considerata una crescita delle iscrizioni agli ITS. Indica piuttosto un maggiore interesse verso percorsi che cercano di rafforzare il collegamento tra istruzione tecnica, formazione professionale, imprese e territori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I dati su stipendi, sanità e istruzione non restituiscono una fotografia interamente negativa, ma neppure un miglioramento uniforme. La questione comune è la capacità del sistema di trasformare quei miglioramenti quantitativi in condizioni di benessere effettivamente accessibili: redditi adeguati, cure tempestive e percorsi di istruzione capaci di offrire competenze e prospettive professionali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid  vc_custom_1784790332890" style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><strong><span style="color: #dd9933;">I numeri chiave</span></strong></h3>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="196" data-end="205">-6,6%</strong> </span>retribuzione lorda reale media dei dipendenti privati (1990–2026)</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="274" data-end="284">-40,8%</strong></span> il calo delle retribuzioni per il 10% dei lavoratori con i redditi più bassi</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="364" data-end="381">2,811 milioni</strong></span> di cittadini hanno atteso oltre i tempi massimi per una visita o un esame</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="458" data-end="473">Oltre 5.700</strong></span> medici di medicina generale mancanti</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="513" data-end="521">6,3%</strong></span> il tasso di dispersione scolastica implicita nel 2026 (8,7% nel 2025)</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="594" data-end="604">84–87%</strong></span> il tasso di occupazione dei diplomati ITS entro un anno</span><strong><span style="color: #dd9933;"> </span></strong></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">	<div class="vc_empty_space"  style="height: 50px" ><span
			class="vc_empty_space_inner">
			<span class="empty_space_image"  ></span>
		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Domande frequenti <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
	<h3 class="clearfix qode-title-holder">
<span class="qode-tab-title">
			<span class="qode-tab-title-icon">
			<i class="qodef-icon-dripicons dripicon dripicons-arrow-right " ></i>		</span>
	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Quanto sono diminuiti gli stipendi in Italia dal 1990?    </span>
</span>
<span class="qode-accordion-mark">
    <span class="qode-accordion-mark-icon">
        <span class="icon_plus"></span>
        <span class="icon_minus-06"></span>
    </span>
</span>
</h3>
<div class="qode-accordion-content qode-acc-title-with-icon" >
    <div class="qode-accordion-content-inner">
        
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Dipende dall’indicatore utilizzato. Secondo i dati OCSE richiamati dall’UPB, le retribuzioni lorde reali per dipendente a tempo pieno equivalente sono diminuite dell’1,6% tra il 1990 e il 2024. Una diversa elaborazione dell’UPB, riferita ai dipendenti privati non dirigenti e aggiornata al 2026 con una metodologia specifica, stima invece una diminuzione media del 6,6%. I due valori non devono essere confrontati come se misurassero lo stesso fenomeno.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
<span class="qode-tab-title">
			<span class="qode-tab-title-icon">
			<i class="qodef-icon-dripicons dripicon dripicons-arrow-right " ></i>		</span>
	    <span class="qode-tab-title-inner">
        I fringe benefit possono sostituire un aumento di stipendio?    </span>
</span>
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			<p>I fringe benefit possono aumentare il valore netto ricevuto dal lavoratore e contribuire a coprire spese quotidiane, sanitarie o familiari. Non intervengono però nello stesso modo dello stipendio sulla struttura retributiva e risultano più efficaci quando sono integrati in una strategia che comprende retribuzione fissa, variabile, premi e percorsi di crescita.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Le liste d’attesa della sanità sono migliorate nel 2026?    </span>
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			<p>Nel primo semestre del 2026 è aumentata la percentuale di prime visite e accertamenti diagnostici effettuati entro i tempi previsti, soprattutto per le classi urgenti e brevi. Rimangono però numerose prestazioni erogate oltre le scadenze, tempi molto lunghi per alcune visite differite o programmate e forti differenze tra le Regioni.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        La carenza di medici provoca direttamente le liste d’attesa?    </span>
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			<p>I dati disponibili non dimostrano un rapporto causale diretto e unico. Le liste d’attesa riguardano soprattutto visite specialistiche ed esami, mentre la carenza rilevata da GIMBE riguarda medici di medicina generale e pediatri. I due fenomeni indicano però una pressione complessiva sulla capacità del sistema sanitario di prendere in carico le persone e garantire un accesso tempestivo ai servizi.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        La dispersione scolastica sta diminuendo?    </span>
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			<p>Sì. Il tasso di abbandono precoce è stato dell’8,2% nel 2025 e INVALSI stima che possa scendere al 7,3% nel 2026. Anche la dispersione implicita è diminuita, passando dall’8,7% al 6,3%. Restano però criticità nei livelli di apprendimento, soprattutto in matematica e in alcune aree territoriali.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/italia-oggi-dati/">L’Italia nel 2026: dati su stipendi, sanità e istruzione</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/italia-oggi-dati/feed/</wfw:commentRss>
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			</item>
		<item>
		<title>Libertà emotiva sul lavoro: perché l’Italia è indietro</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=27278</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il MINDex 2026 mostra che la libertà emotiva sul lavoro è ancora ridotta, soprattutto tra donne e giovani. La difficoltà di esprimere il proprio vissuto può compromettere relazioni, benessere e produttività, rendendo necessario un maggiore investimento aziendale nel supporto psicologico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/">Libertà emotiva sul lavoro: perché l’Italia è indietro</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La libertà emotiva sul lavoro è ancora limitata per la grande maggioranza dei lavoratori italiani. Nonostante negli ultimi anni sia cresciuta l’attenzione verso il <a href="https://tuttowelfare.info/blue-monday-quanto-conta-il-benessere-mentale-al-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">benessere psicologico e mentale</a>, le imprese sono ancora in difficoltà nel tradurre questa trasformazione sociale in iniziative concrete e in ambienti professionali nei quali le persone possano esprimere liberamente le proprie emozioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A confermare la crescente sensibilità verso la salute mentale è uno studio presentato nel 2025 dall’Ordine nazionale degli Psicologi. Il 95% dei professionisti intervistati ha rilevato, nei cinque anni precedenti, un aumento della domanda dei servizi offerti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Più precisamente: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="49%"><span class="tocounter">49%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha osservato una crescita fino al 30%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="32%"><span class="tocounter">32%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha registrato un incremento fino al 50%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="14%"><span class="tocounter">14%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha rilevato una crescita fino al 75%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>A questa maggiore richiesta di supporto psicologico non sembra però corrispondere un’evoluzione altrettanto rapida all’interno delle organizzazioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Libertà emotiva sul lavoro: solo il 16% si sente libero <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>È quanto emerge dal <a href="https://www.unobravo.com/dati/educazione-emotiva-italiani" target="_blank" rel="noopener">MINDex 2026</a>, l’indagine di Unobravo e Ipsos Doxa dedicata all’educazione emotiva in Italia, che quest’anno ha riservato un approfondimento specifico al mondo del lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la ricerca, l’azienda continua a essere percepita come un luogo nel quale le emozioni devono essere represse o, comunque, manifestate con particolare cautela. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>I dati del nostro MINDex 2026 sono chiari: solo il 16% dei lavoratori si sente libero di esprimere le proprie emozioni in ufficio e per quasi la metà le difficoltà emotive si traducono in problemi concreti nelle relazioni di lavoro</em>.», ha dichiarato <strong>Davide Uberti</strong>, Client Success &amp; Partner Sales Lead di Unobravo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La maggioranza dei lavoratori adotta infatti un atteggiamento prudente. Il 40% afferma di misurare attentamente le proprie reazioni, mentre il 30% modifica il proprio comportamento in base al contesto e alle persone presenti. Un ulteriore 14% tende invece a nascondere o trattenere completamente il proprio vissuto emotivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Donne e giovani incontrano maggiori difficoltà <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>I dati mostrano che la mancanza di libertà emotiva sul lavoro <a href="https://tuttowelfare.info/carichi-cura-occupazione-femminile-inps-dedalo/" target="_blank" rel="noopener">riguarda in particolare le donne</a> e i lavoratori più giovani. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra le lavoratrici, solo il 13,7% si sente pienamente libera di manifestare le proprie emozioni senza temere di essere giudicata, contro il 17,4% degli uomini. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche l’età incide sulla possibilità di esprimersi. Tra i lavoratori dai 18 ai 34 anni, soltanto il 13,5% dichiara di sentirsi libero. La percentuale aumenta progressivamente con l’età, fino a raggiungere il 18,1% tra gli over 55. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La situazione risulta ancora più critica incrociando genere ed età: tra le donne under 34, la quota di chi si sente libera di manifestare le proprie emozioni scende al 9,8%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Competenze emotive importanti, ma difficili da praticare <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>I lavoratori italiani sembrano comunque consapevoli dell’importanza delle competenze emotive. Empatia, capacità di ascolto e gestione degli impulsi sono considerate molto o estremamente importanti dal 73% degli intervistati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alla consapevolezza teorica non sembra però corrispondere un’applicazione altrettanto diffusa nella quotidianità professionale. Per il 49% dei lavoratori, infatti, le difficoltà emotive producono conseguenze concrete sulle relazioni di lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Si crea così una distanza tra il valore attribuito alle competenze emotive e la possibilità effettiva di utilizzarle ed esprimerle nei rapporti con colleghi e superiori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il rapporto con i superiori ostacola il dialogo <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Uno dei principali ostacoli individuati dal MINDex riguarda il dialogo verticale, cioè la possibilità di condividere il proprio stato d’animo con un responsabile o un superiore. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il 30% dei dipendenti dichiara di sentirsi quasi sempre a disagio nel confronto con il proprio capo. A questo si aggiunge la limitata diffusione di iniziative aziendali dedicate alla salute mentale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Solo l’8% dei lavoratori rileva la presenza di interventi concreti di supporto psicologico sul posto di lavoro. Per il 51%, invece, le politiche dedicate alla salute mentale sono ancora in una fase iniziale oppure non vengono percepite. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il supporto psicologico come componente del welfare <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Rispondere a queste esigenze rappresenta una sfida rilevante per le aziende, perché la questione non riguarda soltanto il benessere individuale. La possibilità di esprimere le proprie emozioni può incidere anche sulla qualità delle relazioni professionali e sul funzionamento complessivo dell’organizzazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>Sono numeri che riguardano il funzionamento delle aziende, non solo il benessere individuale, e che chiamano in causa direttamente chi si occupa di piani welfare e politiche di people care</em>», ha affermato Uberti «<em>Per questo crediamo che il supporto psicologico non possa più essere trattato come un plus accessorio del </em><a href="https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/" target="_blank" rel="noopener"><em>pacchetto benefit</em></a><em>, ma debba entrare a pieno titolo tra le componenti strutturali del welfare aziendale, con la stessa dignità riservata ad altre leve — previdenza integrativa, sanità, sicurezza sul lavoro — che oggi nessuna organizzazione si sognerebbe di considerare opzionali. Le aziende che scelgono di integrare il supporto psicologico nel proprio piano welfare non lo fanno solo per una responsabilità verso le persone, ma perché ne beneficiano concretamente clima interno, tasso di retention e produttività nel medio-lungo periodo: investire nel benessere mentale dei dipendenti è, a tutti gli effetti, investire nella tenuta del capitale umano dell&#8217;azienda.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Le conseguenze della repressione emotiva <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Quali possono essere le conseguenze di una scarsa libertà emotiva sul lavoro, quando il problema non viene affrontato adeguatamente? Per rispondere, TuttoWelfare.info si è rivolto a uno psicologo professionista attivo in Toscana. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>Nella mia esperienza professionale, il lavoro è una delle principali cause di malessere psicologico tra i miei pazienti e questo perché, nonostante l’impegno che molte imprese si assumono, i provvedimenti pratici sono ancora pochi</em>», ha affermato il professionista. «<em>Se non affrontato tempestivamente, nel medio periodo questo quadro può portare a un aumento delle tensioni tra colleghi e/o con i superiori, con una decrescita sui rendimenti. Invece, nel lungo periodo uno stress emotivo prolungato può portare anche alle dimissioni del professionista e a un rigetto non solo del posto di lavoro, ma della sua stessa carriera in quella che era stata la sua area di competenza. Eppure, oggi la questione è ancora lasciata alla sensibilità dei manager o dei capi reparto; pertanto, anche i casi virtuosi rischiano di rimanere isolati.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>La proposta: portare il benessere emotivo nella contrattazione <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Unobravo auspica un cambio di passo da parte delle aziende, affinché il benessere emotivo venga riconosciuto come una componente fondamentale dei piani di welfare aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il professionista interpellato da TuttoWelfare.info propone però un intervento ancora più ampio, sostenendo la necessità di introdurre il tema anche attraverso strumenti normativi: «<em>Attualmente, ritengo che la soluzione del problema non possa prescindere dalla creazione di una normativa apposita da parte delle istituzioni, dei sindacati e delle associazioni di categoria</em>. <em>È fondamentale che la cura del benessere emotivo entri a far parte della contrattazione collettiva esattamente come le discussioni sugli stipendi, sugli orari e sui benefit, così che tutte le società operanti in Italia sviluppino una sensibilità a questa tematica, creando degli spazi sicuri di confronto con un professionista, sia singolarmente che in gruppo, in cui le gerarchie aziendali siano azzerate. Col tempo non escludo che questa pratica possa prendere piede e diventare talmente affermata da non aver più bisogno di un’imposizione da parte delle autorità, ma il sostegno iniziale deve venire dalla normativa.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
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        Che cosa si intende per libertà emotiva sul lavoro?    </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La libertà emotiva sul lavoro è la possibilità di manifestare emozioni, difficoltà e stati d’animo nell’ambiente professionale senza temere giudizi, penalizzazioni o conseguenze negative.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Perché la libertà emotiva è importante in azienda?    </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Una ridotta libertà emotiva può aumentare le tensioni, compromettere le relazioni tra colleghi e superiori e incidere sulla produttività, sulla retention e sul benessere psicologico delle persone.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Quali lavoratori incontrano maggiori difficoltà?    </span>
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			<p>Secondo il MINDex 2026, le maggiori difficoltà riguardano le donne e i lavoratori più giovani. Tra le donne under 34, solo il 9,8% si sente libero di esprimere pienamente le proprie emozioni.</p>

		</div> 
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        Come possono intervenire le aziende?    </span>
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			<p>Le imprese possono introdurre servizi di supporto psicologico, creare spazi sicuri di confronto e integrare la salute mentale tra le componenti strutturali dei piani di welfare aziendale.</p>

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		<title>AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Gelosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 09:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il welfare aziendale continua a crescere. Il Centro Studi AIWA spiega quali divari restano e come valutare l’efficacia dei piani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/aiwa-sul-welfare-aziendale-il-mercato-cresce-ma-restano-i-divari/">AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 10</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il mercato del welfare aziendale continua a espandersi, ma la crescita non coinvolge tutte le imprese e tutti i lavoratori nello stesso modo. A confermarlo sono i dati sul welfare aziendale presentati da AIWA in occasione del primo Forum nazionale del Welfare aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nel 2026 i lavoratori raggiunti dai piani hanno superato quota 4 milioni, rispetto ai 770.000 di dieci anni prima. Nel 2025 il valore economico complessivo dei piani ha raggiunto 3,2 miliardi di euro, mentre il credito medio messo a disposizione dei dipendenti si è attestato a 688 euro. La crescita è stata particolarmente rilevante per le categorie meno apicali. Tra il 2018 e il 2025, il credito destinato agli operai è aumentato dell’84%, quello degli impiegati del 63% e quello dei quadri del 28%. Per i dirigenti si è invece registrata una diminuzione del 24%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le stime potrebbero inoltre restituire soltanto una parte del fenomeno. Il perimetro considerato non comprende infatti alcune componenti rilevanti, tra cui i buoni pasto, l’assistenza sanitaria integrativa, la previdenza complementare e le misure previste dai Contratti collettivi nazionali di lavoro. Considerando anche queste voci, secondo le valutazioni illustrate durante il Forum il valore complessivo potrebbe raggiungere almeno 20 miliardi di euro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La crescita del mercato non elimina però le differenze tra imprese, settori e modelli di offerta. Il welfare rimane più diffuso nelle organizzazioni strutturate, mentre nelle realtà più piccole può risultare più difficile destinare risorse e competenze alla progettazione dei piani. Anche la composizione dell’offerta mostra livelli differenti di maturità: il 36% delle imprese sceglie esclusivamente buoni e fringe benefit, il 52% utilizza l’intera piattaforma proposta dagli operatori e soltanto il 12% sviluppa soluzioni costruite su misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I numeri descrivono quindi un mercato in espansione, ma non permettono da soli di stabilire quanto i piani siano efficaci, accessibili e coerenti con i bisogni delle persone. Abbiamo approfondito con Silvia Spattini del <a href="https://www.aiwa.it/vita-associativa/centro-studi/" target="_blank" rel="noopener">Centro Studi AIWA</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><span style="color: #dd9933;"><strong>Silvia Spattini</strong></span><br />
<span style="color: #dd9933;"><em>Centro Studi AIWA</em></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span> Dati sul welfare aziendale: come misurarne l’efficacia?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il numero dei beneficiari, le risorse stanziate e il tasso di utilizzo sono gli indicatori più immediati. Ma quali elementi servono per comprendere se il welfare produca un impatto reale sulla vita dei lavoratori? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«Oltre al numero dei beneficiari, alle risorse stanziate e al tasso di utilizzo, occorre misurare meglio la rispondenza ai bisogni, l’accessibilità dei servizi e l’impatto su benessere, soddisfazione, conciliazione, fidelizzazione. Al momento gli operatori di welfare segnalano che per le aziende risultano più difficilmente valutabili questi tipi di impatto. Occorrerà sensibilizzare sull’utilità di rilevamento di questi aspetti per garantire l’effetto positivo dei piani di welfare.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>La crescita quantitativa non coincide quindi automaticamente con l’efficacia. Sapere quante persone utilizzano un piano o quanta parte del credito viene spesa non chiarisce necessariamente quali bisogni siano stati soddisfatti. Per compiere un ulteriore passo, le imprese dovranno affiancare ai dati di utilizzo indicatori relativi alla soddisfazione, alla conciliazione tra vita e lavoro, all’accessibilità dei servizi e alla fidelizzazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Fringe benefit: sostegno al reddito o sostituzione del salario?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Buoni acquisto e fringe benefit continuano a occupare una posizione centrale nei piani di welfare. La stessa tendenza emerge dal <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/" target="_blank" rel="noopener">Report Welfare di Randstad sul boom dei fringe benefit</a>, secondo cui una parte molto consistente del credito viene utilizzata per supermercati, commercio elettronico e carburante. La loro diffusione dimostra che il welfare è semplice e utile oppure riflette soprattutto la difficoltà degli stipendi nel sostenere le spese quotidiane? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«È un segnale di entrambi gli aspetti: dimostra che lo strumento è semplice, immediatamente fruibile e utile a sostenere il potere d’acquisto, ma riflette anche la pressione esercitata sui salari dall’aumento del costo della vita. Per evitare che il welfare sostituisca la retribuzione, occorre mantenere distinti i due piani: la retribuzione remunera il lavoro, mentre il welfare, aggiuntivo rispetto ad essa, risponde a bisogni sociali e familiari. Il welfare non deve diventare salario sotto un’altra forma, ma riscoprire e rafforzare la propria funzione sociale.»</em> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La distinzione è rilevante. Il welfare può aumentare il valore netto riconosciuto ai lavoratori e sostenere alcune spese familiari, ma non produce gli stessi effetti della retribuzione sulla contribuzione, sul trattamento di fine rapporto e sulle future prestazioni pensionistiche. La questione non è quindi scegliere tra salario e welfare. I due strumenti devono rimanere complementari e svolgere funzioni diverse. Il <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale</a> mostra inoltre che le aspettative dei lavoratori non riguardano soltanto il reddito, ma anche il tempo, il benessere e la possibilità di conciliare meglio vita personale e professionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Come ridurre il divario tra grandi imprese e PMI?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>La diffusione del welfare rimane più elevata nelle medie e grandi imprese. Le organizzazioni strutturate dispongono generalmente di funzioni HR, risorse economiche e competenze amministrative che facilitano la progettazione e la gestione dei piani. Per le realtà di minori dimensioni, la complessità normativa e organizzativa può invece rappresentare un ostacolo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«I dati AIWA mostrano che il welfare è maggiormente diffuso nelle medie e grandi imprese e ancora poco presente nelle realtà più piccole. Le PMI sarebbero favorite da una normativa fiscale stabile e più semplice, oltre che da strumenti condivisi a livello territoriale e settoriale. Contrattazione collettiva, bilateralità, reti tra imprese e servizi aggregati possono consentire anche alle aziende minori di attivare piani sostenibili senza dover costruire autonomamente sistemi complessi.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>Il divario riguarda sia la presenza dei piani sia la loro articolazione. Una piccola impresa può incontrare maggiori difficoltà nell’analizzare i bisogni, selezionare i servizi e monitorare i risultati. La possibilità di condividere competenze, piattaforme e servizi a livello territoriale o settoriale può favorire l’accesso senza obbligare ogni azienda a costruire autonomamente un sistema complesso. Il tema è approfondito anche dal <a href="https://tuttowelfare.info/corporate-welfare-lab-il-welfare-aziendale-come-volano-per-le-pmi/" target="_blank" rel="noopener">Corporate Welfare Lab sul welfare aziendale nelle PMI</a>, che analizza il rapporto tra servizi ai lavoratori, produttività e capacità di attrarre e trattenere le persone. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Metalmeccanica e servizi guidano la diffusione</strong></span></h3>
<p>Le differenze emergono anche osservando i settori produttivi. Metalmeccanica e servizi sono gli ambiti nei quali il welfare è maggiormente presente e vengono indicati dal 72% degli operatori coinvolti nella rilevazione. Seguono il commercio, con il 52%, e la manifattura diversa dalla meccanica, con il 40%. La presenza è più contenuta nel chimico-farmaceutico e nel credito, entrambi al 24%, e nell’ICT, al 16%. Logistica, trasporti e turismo si fermano al 12%, mentre sanità e assistenza registrano il 4%.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La distribuzione può dipendere dalla struttura dimensionale dei comparti, dalla diffusione della contrattazione di secondo livello e dalla capacità delle imprese di destinare risorse a misure ulteriori rispetto alla retribuzione. La crescita del mercato non può quindi essere valutata soltanto attraverso il numero complessivo dei beneficiari. Occorre considerare anche quali settori e quali categorie rimangono meno raggiunti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="72%"><span class="tocounter">72%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Metalmeccanica e servizi</h4><span class="separator small""></span><p>I settori con la maggiore diffusione del welfare aziendale.</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="52%"><span class="tocounter">52%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Commercio</h4><span class="separator small""></span><p>Terzo comparto per presenza di piani di welfare.</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="4%"><span class="tocounter">4%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Sanità e assistenza</h4><span class="separator small""></span><p>Il settore in cui il welfare aziendale risulta meno diffuso.</p></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Ampliare i servizi previsti dal TUIR è sufficiente?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>AIWA chiede di aggiornare l’elenco dei beni e dei servizi ammessi alle agevolazioni fiscali, includendo esigenze che oggi trovano uno spazio limitato nei piani. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«L’aggiornamento del TUIR è necessario per rispondere a bisogni oggi non adeguatamente coperti come la cura degli animali domestici, gli affitti degli studenti fuori sede e maggiore sostegno ai caregiver. L’obiettivo, tuttavia, non deve essere ampliare indiscriminatamente il catalogo, ma includere misure coerenti con l’effettiva evoluzione dei bisogni sociali.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>Un numero maggiore di servizi non garantisce automaticamente un piano più efficace. L’offerta deve essere coerente con le caratteristiche della popolazione aziendale. Età, reddito, composizione familiare, territorio, mansione e organizzazione del lavoro possono modificare profondamente le priorità. Il passaggio decisivo non consiste quindi nell’ampliare indiscriminatamente il catalogo, ma nel costruire un collegamento più preciso tra servizi disponibili e bisogni reali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Analisi dei bisogni e soddisfazione non sono ancora misurate sistematicamente</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Per passare dai buoni standardizzati a piani più articolati è necessario conoscere meglio la popolazione aziendale e valutare periodicamente i risultati.Le piattaforme consentono di rilevare quali servizi vengono utilizzati, ma questi dati non spiegano sempre le ragioni delle scelte, il livello di soddisfazione o la presenza di bisogni non coperti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«L’attenzione delle imprese è cresciuta, ma queste pratiche non sono ancora sistematiche, soprattutto nelle imprese di minori dimensioni. I dati AIWA indicano la maggiore soddisfazione dei lavoratori come l’effetto più frequentemente osservato dai provider, ma osservare un risultato non equivale ancora a misurarlo in modo strutturato. Occorre integrare questionari, ascolto dei lavoratori e dati di utilizzo con una valutazione periodica della soddisfazione e dell’impatto prodotto.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>La distinzione tra osservare e misurare è centrale. Un’impresa può percepire un miglioramento del clima o della soddisfazione senza disporre di informazioni sufficienti per collegarlo al piano di welfare. Questionari, strumenti di ascolto e valutazioni periodiche possono aiutare a individuare le misure più efficaci e quelle da rivedere. L’interesse dei lavoratori resta comunque elevato. L’approfondimento sui <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/" target="_blank" rel="noopener">servizi di welfare richiesti dai lavoratori che ancora non ne usufruiscono</a> mostra una domanda significativa anche nelle imprese che non hanno ancora attivato misure dedicate. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali lavoratori rischiano di rimanere esclusi?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>L’aumento complessivo dei beneficiari non elimina automaticamente le disuguaglianze di accesso.Le barriere possono dipendere dalla dimensione dell’impresa e dal settore di appartenenza, ma possono presentarsi anche all’interno delle aziende che hanno già attivato un piano. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«Rischiano soprattutto i dipendenti delle micro e piccole imprese, dei settori meno strutturati e delle aziende che non dispongono di contrattazione o risorse organizzative dedicate. Esistono inoltre forme di esclusione interna che interessano chi ha minori competenze digitali, bisogni poco rappresentati o difficoltà ad anticipare le spese successivamente rimborsate. La crescita del welfare sarà un successo pieno soltanto se si accompagnerà a una maggiore accessibilità e inclusività.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>L’accessibilità non coincide quindi con la semplice presenza di una piattaforma. Un servizio può essere formalmente disponibile ma risultare difficile da utilizzare per chi possiede minori competenze digitali, non trova risposte coerenti con le proprie esigenze o non dispone della liquidità necessaria per anticipare le spese da rimborsare. La capacità di individuare queste barriere sarà decisiva per rendere il welfare realmente inclusivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Dai dati sul welfare aziendale alla misurazione dell’impatto</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>I dati sul welfare aziendale presentati da AIWA descrivono un mercato ormai consolidato e in forte espansione. L’aumento dei beneficiari, delle risorse e degli importi destinati a operai e impiegati rappresenta un segnale positivo. Restano però aperte alcune questioni: il divario tra grandi imprese e PMI, le differenze settoriali, la centralità dei fringe benefit e la limitata diffusione di piani costruiti sui bisogni specifici delle persone. La prossima fase non potrà essere valutata soltanto attraverso il numero dei piani attivati o il valore delle risorse distribuite. Il welfare aziendale dovrà dimostrare di essere accessibile, aggiuntivo rispetto alla retribuzione e capace di produrre un impatto misurabile sul benessere (sulla conciliazione vita-lavoro) e sulla soddisfazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/aiwa-sul-welfare-aziendale-il-mercato-cresce-ma-restano-i-divari/">AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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