Visite fiscali INPS 2026: nuove regole, ma tante criticità
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Visite fiscali INPS 2026: nuove regole, ma tante criticità

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Con la Legge di Bilancio approvata per quest’anno, il tema dei permessi per malattia torna al centro del dibattito pubblico. Accanto a pensioni, sgravi fiscali e misure per il lavoro, il governo ha infatti scelto di intervenire anche sul fronte dei certificati medici e dei controlli, con l’obiettivo di ridurre gli abusi e rendere più efficace il sistema delle visite fiscali INPS 2026.

 

Il fenomeno è rilevante. Secondo l’Osservatorio statistico sul “Polo unico di tutela della malattia”, gestito dal nostro Istituto Nazionale di Previdenza, nel secondo semestre 2025 sono stati trasmessi 14,4 milioni di certificati medici, in aumento del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con il 78,7% dei certificati riguarda lavoratori del settore privato. Nello stesso periodo sono state effettuate circa 399mila visite mediche di controllo, il 3,7% in più rispetto al secondo semestre del 2024.

 

Visite fiscali INPS 2026: gli orari di reperibilità

 

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le fasce di reperibilità. Dopo la sentenza n. 16305/2023 del TAR del Lazio e il successivo adeguamento dell’INPS, le visite fiscali domiciliari seguono fasce orarie uniformate: i lavoratori in malattia devono essere reperibili presso il domicilio indicato dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi.

 

La misura supera quindi la precedente distinzione tra pubblico e privato e rende più omogeneo il quadro dei controlli. Per i lavoratori, questo significa che la malattia certificata non elimina l’obbligo di reperibilità, salvo i casi di esonero o giustificazione previsti.

 

I rischi per chi risulta assente

 

Se il medico fiscale non trova il lavoratore al domicilio indicato durante le fasce di reperibilità, le conseguenze possono essere anche molto serie. L’assenza ingiustificata può comportare la riduzione fino al 100% dell’indennità di malattia, trattenute in busta paga da parte del datore di lavoro, contestazioni disciplinari e, nei casi più gravi o ripetuti, anche provvedimenti che possono incidere sul rapporto di lavoro, arrivando anche alla sua interruzione.

 

Il lavoratore ha comunque la possibilità di giustificare l’assenza, presentando documentazione adeguata nei tempi previsti, che nel caso standard sono 15 giorni.

 

Esoneri e deroghe: quando si può non essere reperibili

 

La normativa prevede però anche alcune eccezioni. Gli esoneri riguardano situazioni di particolare fragilità. Tra queste rientrano:

 

  • Gravi patologie che richiedono terapie salvavita
  • Stati patologici connessi a una disabilità superiore al 67%
  • Infortuni sul lavoro e malattie professionali.

 

Diverso è il caso delle deroghe, che possono riguardare anche lavoratori non inclusi nelle categorie precedenti, ma che devono sottoporsi a visite specialistiche, esami diagnostici, accertamenti clinici, terapie o cicli di cura. In queste situazioni, però, l’assenza deve essere documentata e comunicata correttamente sia al datore di lavoro sia all’INPS.

 

Più controlli, ma pochi medici fiscali

 

Il punto più critico delle visite fiscali INPS 2026 riguarda la reale capacità di effettuare i controlli. Secondo dati sul 2025, sul territorio nazionale risultano operativi 636 medici fiscali a fronte di un contingente previsto di 1.060, con l’Istituto stesso che parla di un “sensibile decremento” dei medici iscritti nelle liste speciali, dovuto a rinunce, revoche, decadenze dall’incarico e raggiungimento dei limiti di età.

 

Questo significa che la stretta sui controlli rischia di scontrarsi con un problema strutturale: la carenza di professionisti incaricati di svolgere materialmente le visite domiciliari.

 

La digitalizzazione non basta

 

Un secondo fronte riguarda la digitalizzazione. L’INPS ha previsto un nuovo servizio digitale per la gestione delle visite mediche di controllo, disponibile tramite Piattaforma Digitale Nazionale Dati. Lo strumento consente ai datori di lavoro di inviare richieste, consultarne lo stato, verificarne l’esito ed eventualmente annullarle.

 

La piattaforma può semplificare la procedura e ridurre i tempi amministrativi, ma se mancano i medici incaricati di effettuare i controlli, la digitalizzazione rischia di migliorare la gestione della domanda senza risolvere il problema dell’offerta.

 

Il rischio di una stretta difficile da applicare

 

Da un punto di vista teorico, le nuove regole puntano a ridurre le aree grigie nei permessi per malattia e a rendere più efficiente il sistema dei controlli. Sul piano operativo, però, restano criticità evidenti.

 

L’aumento dei certificati, la pressione sul sistema sanitario e la carenza di medici fiscali rendono complessa l’applicazione concreta della stretta. Per le aziende, il nuovo sistema potrebbe facilitare la richiesta di controlli. Per lo Stato, invece, la sfida sarà garantire che quelle richieste possano essere evase in tempi utili.

 

In assenza di un rafforzamento reale degli organici, le visite fiscali INPS 2026 rischiano quindi di restare una misura più efficace sulla carta che nella pratica.

 

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FAQ

Quali sono gli orari delle visite fiscali INPS nel 2026?

Le fasce di reperibilità sono dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi.

Le fasce orarie sono uguali per dipendenti pubblici e privati?

Sì. Dopo l’adeguamento seguito alla sentenza del TAR Lazio, le fasce sono state uniformate.

Cosa succede se il lavoratore non è in casa durante la visita fiscale?

L’assenza ingiustificata può comportare la perdita dell’indennità di malattia, trattenute sullo stipendio e possibili sanzioni disciplinari.

Quando si può essere esonerati dalla visita fiscale?

Sono previsti esoneri in caso di gravi patologie, terapie salvavita, disabilità rilevante, infortunio sul lavoro o malattia professionale.

Si può uscire durante la malattia per una visita medica?

Sì, ma l’assenza deve essere motivata da esigenze sanitarie documentabili e comunicata correttamente a datore di lavoro e INPS.

 

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