
Malattie professionali e burnout in aumento: il lavoro logora sempre di più
Crescono le malattie professionali, aumentano stress, ansia e disturbi del sonno e cambia il modo in cui il lavoro incide sulla salute delle persone. Non si tratta più solo di sicurezza intesa come prevenzione dell’incidente improvviso, ma di un logoramento più lento, legato all’organizzazione del lavoro, ai ritmi, alla pressione sui risultati, alla difficoltà di conciliare vita privata e professionale.
È questo il quadro che emerge dal rapporto “Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide”, realizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Inail ed Eurofound e presentato in occasione del Festival del Lavoro 2026. Secondo il rapporto, tra il 2014 e il 2024 le denunce di malattie professionali sono cresciute del 54%, passando da circa 57 mila a oltre 88 mila casi. Nello stesso periodo, gli infortuni sul lavoro sono invece diminuiti del 10,5%.
Al tema della salute mentale e delle interconnessioni con il lavoro abbiamo dedicato un approfondimento.
Malattie professionali in aumento, mentre calano gli infortuni
Il dato più evidente è il cambio di direzione del rischio lavorativo. Da un lato, gli infortuni diminuiscono. Dall’altro, aumentano le patologie che maturano nel tempo, spesso legate a esposizioni prolungate, posture, carichi fisici e mentali, ritmi intensi e modelli organizzativi sempre più esigenti.
Il fenomeno, spiega il rapporto, va letto con cautela: l’aumento delle denunce riflette anche una maggiore consapevolezza dei lavoratori, un ruolo più attivo dei medici certificatori e l’evoluzione delle prassi medico-legali. Ma non è solo una questione di emersione statistica. La trasformazione del lavoro sta spostando il baricentro del rischio dagli eventi acuti alle forme di usura progressiva.
Le malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo rappresentano oggi il 70,9% delle denunce di malattie professionali presentate all’Inail nel periodo 2020-2024. In quattro anni sono più che raddoppiate, con un aumento del 109,3%. Tra i disturbi più diffusi figurano patologie legate a schiena, spalle, arti superiori, tunnel carpale e lesioni muscolo-scheletriche.
Il lavoro pesa anche fuori dall’orario di lavoro
Accanto alle patologie riconosciute formalmente come malattie professionali, il rapporto segnala una diffusione più ampia di disturbi e condizioni di malessere che non sempre entrano nelle statistiche amministrative, ma incidono in modo significativo sulla qualità della vita lavorativa.
Il 90,5% dei lavoratori dichiara di sperimentare estrema stanchezza al rientro a casa. L’82,7% si dice stressato dal lavoro. Il 46% soffre di disturbi del sonno e il 15,6% dichiara disturbi d’ansia. In particolare, per il 24% la stanchezza estrema non è episodica, ma una condizione ricorrente.
Il rapporto evidenzia anche una differenza di genere. Le donne dichiarano più frequentemente situazioni di stress lavorativo rispetto agli uomini, con un’incidenza dell’86,4% contro l’80%. Anche i disturbi del sonno e l’ansia risultano più diffusi tra le lavoratrici: quasi una su due soffre di problemi legati al riposo e il 21,4% segnala disturbi d’ansia, contro il 10,9% degli uomini.
Burnout e stress lavoro-correlato: il nodo è organizzativo
Il punto centrale non è solo la quantità di lavoro, ma il modo in cui il lavoro viene organizzato. Ritmi serrati, reperibilità continua, pressione sui risultati, carichi cognitivi ed emotivi, scarsa autonomia e debole coinvolgimento nei processi decisionali contribuiscono a trasformare lo stress in una condizione strutturale.
Secondo l’indagine Eurofound citata nel rapporto, il 71% dei lavoratori continua a preoccuparsi del lavoro anche quando è a casa. Il 54% è stato contattato fuori dall’orario di lavoro per motivi professionali, il 58,3% ha lavorato almeno una volta al mese durante il weekend e il 19% ha lavorato di notte per almeno due ore fuori dall’orario ordinario.
È qui che il tema del burnout esce dalla dimensione individuale e diventa organizzativa. Non riguarda soltanto la capacità della singola persona di “reggere” il carico, ma la sostenibilità dei modelli di lavoro, la qualità delle relazioni professionali, la gestione dei tempi e la possibilità concreta di conciliare lavoro e vita privata.
Clima, età e mobilità: i nuovi rischi per salute e sicurezza
A rendere il quadro più complesso contribuiscono anche cambiamenti climatici e invecchiamento della forza lavoro. Il rapporto segnala una maggiore esposizione dei lavoratori a temperature estreme, soprattutto al caldo eccessivo, con conseguenze dirette sulla salute e sulla sicurezza. Cresce inoltre il peso dei lavoratori più anziani: gli over 50 sono passati dal 22,3% degli occupati nel 2005 al 41,9% nel 2025.
L’invecchiamento incide sia sulla frequenza delle patologie croniche sia sulla gravità degli eventi. Il 20,3% dei lavoratori con più di 55 anni dichiara problemi di salute di lunga durata, mentre gli over 55 concentrano il 66,8% delle denunce di malattie professionali e il 44,9% degli infortuni mortali denunciati all’Inail.
Un altro fronte è quello della mobilità casa-lavoro. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati dell’8,8%, mentre gli infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa sono diminuiti del 19,5%. I dati provvisori 2025 indicano un ulteriore incremento del 3,2%. Oggi gli infortuni nel tragitto casa-lavoro rappresentano il 19,3% del totale delle denunce, ma concentrano il 27% dei casi mortali.
Perché il welfare aziendale diventa una leva di prevenzione
Di fronte a questo scenario, il welfare aziendale non può essere letto solo come insieme di benefit accessori. Sempre più spesso entra nelle strategie di salute, prevenzione e sostenibilità del lavoro.
Programmi di prevenzione e screening, coperture sanitarie integrative, supporto psicologico, iniziative per caregiver, flessibilità organizzativa e misure di conciliazione vita-lavoro diventano strumenti per intercettare bisogni che non riguardano solo la sfera privata, ma incidono direttamente su produttività, assenteismo, engagement e capacità delle imprese di attrarre e trattenere competenze. Il rapporto sottolinea infatti che la salute dei lavoratori ha un impatto diretto sulla tenuta organizzativa e sulla competitività delle aziende.
La maggioranza dei lavoratori, il 66,8%, ritiene che l’azienda in cui lavora dia priorità alla salute e al benessere dei dipendenti. Tuttavia, questo dato non chiude il tema. Al contrario, mostra quanto le imprese siano ormai percepite come attori centrali nella tutela del benessere, chiamate a integrare sicurezza, salute, organizzazione del lavoro e welfare in una strategia più ampia.
La sfida, quindi, non è soltanto ridurre gli infortuni. È costruire ambienti di lavoro capaci di non consumare progressivamente le persone. Perché il lavoro che logora non si vede sempre subito. Ma nel tempo pesa sulla salute, sulle carriere, sulle famiglie e sulla sostenibilità stessa delle organizzazioni.
Ne avevamo già parlato riprendendo il Rapporto Censis 2025.
Salute e lavoro: le risposte utili
Cosa sono le malattie professionali?
Le malattie professionali sono patologie che possono essere ricondotte all’attività lavorativa o alle condizioni in cui il lavoro viene svolto. Possono derivare da esposizioni prolungate, movimenti ripetitivi, posture scorrette, sostanze, rumore, carichi fisici o fattori organizzativi.
Di quanto sono aumentate le malattie professionali in Italia?
Secondo il rapporto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, tra il 2014 e il 2024 le denunce di malattie professionali sono aumentate del 54%, passando da circa 57 mila a oltre 88 mila casi.
Qual è il legame tra burnout, stress e lavoro?
Burnout e stress lavoro-correlato sono legati a fattori come carichi eccessivi, pressione continua, scarsa autonomia, reperibilità fuori orario, difficoltà di conciliazione e debole riconoscimento. Non riguardano solo la persona, ma anche l’organizzazione del lavoro.
Che ruolo può avere il welfare aziendale?
Il welfare aziendale può contribuire alla prevenzione e al benessere attraverso servizi sanitari integrativi, screening, supporto psicologico, misure per caregiver, flessibilità e strumenti di conciliazione vita-lavoro. In questo senso diventa parte delle strategie di salute e sicurezza, non solo un benefit.