Work-life balance e genitorialità: il bello e il brutto per chi lavora in proprio
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Work-life balance e genitorialità: il bello e il brutto per chi lavora in proprio

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“Non confondere mai una carriera con una vita”. Lo diceva Hilary Clinton – con cognizione di causa-, e sembra però ideale anche in apertura a questo secondo momento di approfondimento dedicato alla conciliazione vita-lavoro e alla genitorialità di chi lavoratore dipendente non è (clicca qui per la prima parte).

 

Il work-life balance per chi lavora in proprio è una medaglia a due facce. Se la flessibilità e l’autonomia attraggono chi vuole intraprendere una carriera da “battitore libero”, dall’altra saper tracciare in modo netto una linea di separazione tra vita e lavoro è spesso complicato (boundarylessness) e a ciò si aggiunge, anzi non si aggiunge una serie di misure di welfare e di supporto alla genitorialità che sono invece più consolidate e ampie per chi è dipendente.

 

Due aspetti che ben riassume Francesco Marino, CEO e co-founder di Cosmico, startup nata per connettere i professionisti del digitale con le aziende “La flessibilità di tempo e luogo è senza dubbio una delle leve principali che spinge giovani e non solo a scegliere una carriera da freelance. La possibilità di organizzare la propria giornata in base alle proprie esigenze e di lavorare ovunque è vista come un enorme vantaggio, soprattutto in un mondo che sta rivalutando l’equilibrio tra vita privata e lavoro. Questa libertà compensa spesso i timori legati alla percezione di “non stabilità”, trasformando il freelance in una scelta consapevole e aspirazionale. Tuttavia, per molti la flessibilità non basta a eliminare del tutto le preoccupazioni. È qui che il mercato, le istituzioni e gli stessi freelance devono evolvere”.

 

In Italia, il work-life balance per chi lavora in proprio (liberi professionisti, freelance…) è una questione complessa, poiché manca un quadro normativo strutturato come quello previsto per i lavoratori subordinati. Parliamo di:

  • Assenza di orari regolamentati, che come abbiamo già anticipato può portare a sovraccarico dovuto anche alla pressione che in molti sentono di dover essere sempre disponibili per i clienti;
  • Tutele limitate, non esistono misure obbligatorie come permessi retribuiti, congedi parentali o il diritto alla disconnessione, a meno che non vengano organizzati autonomamente.

 

Negli anni sono stati introdotti alcuni strumenti di welfare per i lavoratori non dipendenti, inoltre gli autonomi iscritti alla gestione separata INPS o a casse previdenziali professionali hanno diritto a forme di indennità di maternità/paternità, ma i tempi e gli importi sono più limitati rispetto ai dipendenti.

 

Non è un caso che tra le misure introdotte dalla Cassa Dottori Commercialisti – CDC, Ente di previdenza di diritto privato senza scopo di lucro nato più di 60 anni fa, quelle più popolari sono gli istituti di maternità e paternità (67%) e i contributi per asili nido e scuole per l’infanzia (59%), come sottolinea il Presidente Ferdinando Boccia. E il tema della genitorialità è molto sentito anche da gli oltre 20mila freelance di Cosmico “Può sicuramente essere più semplice per i lavoratori autonomi trovare un equilibrio tra vita-lavoro e genitorialità: niente obblighi di orario o di posto di lavoro. Ma quello che vogliono i freelance in un prossimo futuro è in fondo quello che vogliono tutti i lavoratori: strumenti legali e fiscali più adatti alla vita lavorativa contemporanea, welfare legato alla crescita dei figli (scuole gratuite, orari estesi, ecc) come vediamo espandersi in altri paesi europei. Nella lotta alle pari opportunità e al work life balance, i problemi attuali non sono solo dei freelance ma di tutti i lavoratori, soprattutto delle donne con figli che, di fatto, vengono pesantemente colpite sia economicamente sia in prospettiva della carriera lavorativa” come riporta Marino.

 

Nonostante una gestione autonoma del loro tempo, per la natura stessa della tipologia lavorativa, le minor tutele (malattia, ferie, etc.) impattano, in particolar modo, le professioniste donne, nel nostro Paese.

“Le donne lavoratrici sono delle equilibriste, quelle che svolgono la libera professione lo sono doppiamente” commenta Simona Bonomelli, Consigliera CDC “Tra i nostri iscritti, la componente femminile rappresenta il 33,4% del totale, un dato in costante crescita da oltre dieci anni. Per questo, abbiamo investito sempre più in iniziative di welfare dedicate proprio alle professioniste, che tengano conto delle diverse esigenze e delle politiche di conciliazione. Partendo dalla tutela della maternità, sono quattro gli istituti previsti a supporto delle donne in attesa, fino alle misure a sostegno della famiglia e della genitorialità, per il quale sono previsti gli istituti per il contributo a favore di genitori di figli portatori di handicap o malattie invalidanti, per le spese di assistenza domiciliare e per le spese di ospitalità in case di riposo o istituti di ricovero. Per garantire un equilibrio che permetta alle giovani colleghe e ai giovani colleghi di crescere sia personalmente che professionalmente, inoltre, negli ultimi anni sono state attivate due nuove iniziative che contribuiscono anche a una piena condivisione della genitorialità: il bando asili nido e scuole d’infanzia e il contributo di paternità”.

 

Se nel mondo delle organizzazioni, soprattutto delle più grandi e delle più virtuose, siamo giunti a uno stato di consapevolezza circa la necessità di personalizzare le misure welfare e wellbeing data la varietà della popolazione dipendente e delle specifiche esigenze, allo stesso modo (e forse già gravemente in ritardo) bisognerebbe affrontare i temi del welfare, wellbeing e work-life balance anche per chi lavora in proprio. Parliamo infatti di oltre 4milioni di lavoratori in Italia. Consapevoli di come il mercato evolva velocemente, di come le richieste delle generazioni cambino e di come la costruzione del futuro del Paese passi anche dal sostegno nelle scelte di vita di tutta la popolazione e non solo di una parte, seppure maggioritaria.

 

 

Cassa Dottori Commercialisti – CDC è un Ente di previdenza di diritto privato che da oltre 60 anni assicura, senza scopo di lucro e in autonomia finanziaria, gestionale, organizzativa e contabile, le funzioni di previdenza e assistenza a favore dei Dottori Commercialisti e dei loro familiari.

Cosmico è una startup nata per connettere i professionisti del digitale con le aziende attraverso esperienze che possono valorizzare e accrescere il talento individuale.

 

Il dossier completo è disponibile anche in PDF.

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