
Autonomi, freelance, liberi professionisti: il welfare non è solo aziendale
In Italia, il welfare è anche per autonomi, liberi professionisti e freelance. O almeno così dovrebbe essere. Oggi approfondiamo lo “stato delle cose” per oltre 4 milioni di lavoratori italiani. Dato che fa dell’Italia il Paese con l’incidenza maggiore. E lo facciamo insieme a Ferdinando Boccia e Simona Bonomelli – Cassa Dottori Commercialisti; Francesco Marino – Cosmico; Angela Maria Avino – Satispay.
Non solo azienda e dipendenti
Il termine welfare viene quasi sempre accompagnato dall’aggettivo aziendale, questione lessicale, ma che forse sottende un percepito e un agito che prendono in considerazione, primariamente, i lavoratori dipendenti. Un sospetto che conferma Francesco Marino, CEO e co-founder di Cosmico, startup nata per connettere i professionisti del digitale con le aziende, “L’attenzione mediatica verso il lavoratore autonomo e freelance è cresciuta negli ultimi anni, ma è ancora lontana dall’essere sufficiente, soprattutto in Italia rispetto a molti altri Paesi europei. Spesso si tende a raccontare la figura del freelance in maniera stereotipata, sottolineando la libertà e la flessibilità del ruolo, ma trascurando le complessità legate al welfare e wellbeing. Il risultato è la mancanza di una narrazione sensata sulla complessità delle esigenze dei lavoratori e sulle opportunità e costi del lavoro flessibili”. E aggiunge un monito “Il freelance non è un lavoratore di serie B, ma una risorsa strategica che merita attenzione e investimenti” per cui “non si tratta solo di dare voce alla categoria, ma lavorare” (aziende, istituzioni e media) “per creare un ecosistema che valorizzi il contributo dei freelance all’innovazione e al tessuto economico del Paese”.
Similarmente, anche in Satispay, la App di pagamento mobile alternativa sbarcata da circa un anno nel mondo del welfare aziendale che in questi giorni ha annunciato un nuovo round di raccolta investimenti, registrano che a livello Paese “c’è sicuramente ancora molto da fare” e che l’evoluzione richiede una maggior inclusività ed equità. “La normativa sta evolvendo, con alcune misure di sostegno fiscale e incentivi dedicati agli autonomi – ci dice Angela Maria Avino, Chief Business Development Officer – ma il processo è lento e non sempre lineare”.
Il tempo presente dell’essere in proprio
D’altra parte, viene da chiedersi quanto oggi i lavoratori autonomi, liberi professionisti e freelance siano interessati ai temi del welfare e, soprattutto, consapevoli dei vantaggi. “In questi ultimi anni è cresciuta molto la sensibilità sia dei lavoratori dipendenti sia di quelli autonomi verso il welfare e wellbeing, in particolare tra i più giovani. Per questo, abbiamo rivolto le nostre attenzioni anche ai bisogni attuali degli iscritti e abbiamo ampliato sempre più le misure di welfare strategico in un’ottica di supporto in tutte le fasi di vita del professionista, incrementando gli investimenti a favore della crescita professionale, della conciliazione vita-lavoro e delle tutele sanitarie. Negli ultimi dieci anni, sono cresciute sensibilmente le risorse destinate alle misure assistenziali” registra Ferdinando Boccia, Presidente della Cassa Dottori Commercialisti – CDC, Ente di previdenza di diritto privato senza scopo di lucro nato più di 60 anni fa.
Nel quotidiano, i lavoratori in proprio cercano soluzioni a partire da buoni pasto e fringe benefit, secondo quanto ha osservato Satispay in questo primo anno nel settore. “Strumenti che rispondono in modo immediato e quotidiano al caro vita che caratterizza questi anni e, giustamente, autonomi e freelancer che operano mediamente in condizioni di minor certezza rispetto ai lavoratori dipendenti hanno capito che possono trarne vantaggi concreti” aggiunge Avino (Satispay).
Gli esperti che abbiamo interpellato concordano sul fatto che le priorità sono comuni: retribuzione, sicurezza e assistenza e conciliazione vita-lavoro – aspetto quest’ultimo che merita un approfondimento dedicato che proporremo nelle prossime settimane. Dalla prospettiva di Cosmico, che si rivolge a freelance, la questione retributiva “è un tema cruciale, perché spesso il freelance si trova a dover negoziare in un contesto dove la trasparenza e il riconoscimento economico non sono sempre garantiti – ci spiega Marino – Per quanto riguarda il welfare, strumenti e leggi a supporto del lavoratore autonomo si sono concretizzati negli anni, ma la richiesta è di maggiori tutele, in particolare se si guarda alle differenze tra autonomo e dipendente, che possano garantire un minimo di stabilità in un mondo per sua natura flessibile e che riducano l’incertezza del futuro”.
Anche i liberi professionisti, tra cui i commercialisti iscritti alla CDC, hanno priorità simili come spiega Simona Bonomelli, Consigliera: “Nei primi anni di carriera una delle priorità è sicuramente quella di trovare una stabilità a livello retributivo”. Per cui, quale Ente di assistenza e previdenza, hanno notato che tra le iniziative che godono di maggiore popolarità ci sono quelle che riguardano l’avvio della professione e “molto apprezzate sono anche le polizze assicurative, che permettono di sostenere gli iscritti e i loro familiari anche in situazione particolarmente gravi”. A un’attenzione al presente si affianca sempre più una lungimiranza nel prevedere forme di tutela in caso di imprevisti e in vista della fine della carriera, come sottolinea Avino (Satispay): “Servono strumenti che permettano di scaricare il proprio valore quotidianamente, un supporto immediato come i buoni pasto, e strumenti in grado di supportarci in momenti specifici, in caso di malattia o per affrontare più serenamente la vecchiaia”.
Il futuro, l’incertezza e il dopolavoro
Non solo il presente, come già anticipavamo e come sottolinea Marino (Cosmico) “c’è una consapevolezza crescente dell’importanza di costruire una rete di sicurezza per il futuro. Purtroppo, l’attuale sistema non sempre facilita questa pianificazione”. Un orizzonte sempre più attenzionato è quello del dopo lavoro, come si evince anche dai dati – riguardanti tutti gli iscritti – che riporta Boccia (CDC): “Nel 2023 gli iscritti hanno scelto di versare un’aliquota contributiva media maggiore rispetto a quella del precedente anno. Il dato medio pari al 13,91% consolida il trend di crescita costante anno su anno che ha caratterizzato l’ultimo decennio – nel 2014 si attestava al 12,5% – e mette in evidenza una sempre maggiore consapevolezza e sensibilità degli iscritti verso l’importanza della pianificazione del loro futuro previdenziale, attraverso il versamento di maggiori contributi allo scopo di accrescere l’adeguatezza delle prestazioni future”. A testimonianza dell’importanza percepita nel pianificare per tempo il proprio futuro previdenziale, l’87% degli intervistati iscritti alla Cassa considerava nel 2022 molto utile il servizio online messo a loro disposizione PES, che permette di simulare l’importo presunto della pensione e la relativa decorrenza e di stimare in base all’importo che si desidera ricevere al pensionamento l’aliquota di contribuzione o l’età di pensionamento necessaria.
Parliamo quindi di risparmio e pensione “temi caldissimi, anche qui direi in realtà per tutti i lavoratori, ma certamente ancora di più per gli autonomi. C’è in generale una sensibilità molto alta sul tema delle imposte sul reddito, tuttavia, una normativa molto articolata e non sempre di facile interpretazione talvolta porta i lavoratori autonomi a perdere dei vantaggi come quelli garantiti da buoni pasto e buoni acquisto. Per loro certamente dovrebbe essere ancora più prioritario pianificare il futuro, anche se non è facile data l’incertezza delle entrate. Anche in questo caso pensiamo che sia il mercato che debba attivarsi per portare loro delle soluzioni il più possibile flessibili. Noi stiamo lavorando in questa direzione” Avino (Satispay).
Conoscenza e formazione
Nel confronto con gli interlocutori coinvolti è emerso a più riprese la complessità del sistema e la difficoltà dei lavoratori autonomi, liberi professionisti e freelance in materia di welfare. Marino (Cosmico) riscontra ancora oggi una difficoltà tra i 22 mila freelance, a cui la startup si rivolge, nell’orientarsi tra normative e opportunità fiscali, riguardo ad esempio piani previdenziali o soluzioni assicurative. Ciò perché di fronte alla complessità del sistema non possono contare su strumenti di supporto e si affidano quindi al passaparola o al Web che però non forniscono sempre informazioni complete e accurate.
Un chiaro quadro delle esigenze degli iscritti lo può delineare la Cassa Dottori Commercialisti grazie al servizio di assistenza, “Nel 2023 il servizio ha registrato quasi 60.000 contatti telefonici, abbiamo quindi una visione esaustiva delle aree di maggiore interesse per i nostri iscritti che riguardano sicuramente gli istituti e i bandi a sostegno della famiglia, in particolare bando asilo nido e scuole d’infanzia, contributo paternità e borse di studio, invece sulla contribuzione le domande più numerose riguardano le agevolazioni per i nuovi iscritti e la convenienza del riscatto di laurea, sono di grande interesse anche i bandi per il riconoscimento dei contributi a supporto all’attività professionale” spiega il Presidente Boccia.
Ecco che anche in questo contesto la formazione è la risposta a cui all’unisono si giunge. “In Cosmico stiamo lavorando per creare percorsi formativi e strumenti semplici e accessibili che possano aiutare i freelance a conoscere e sfruttare al meglio ciò che è a loro disposizione. Ad esempio, attraverso i nostri webinar tocchiamo tematiche diverse, anche quelle fisco-previdenziali. Crediamo che l’informazione sia il primo passo verso l’autonomia reale e stiamo investendo in questo ambito per dare loro il potere di prendere decisioni consapevoli e migliorare la sostenibilità del loro lavoro” racconta Marino.
La Cassa Dottori Commercialisti, invece, ha lanciato tra le altre iniziative il progetto CDC Edu –Fare i conti con il Futuro che, illustra Boccia, “ci ha permesso di entrare nelle aule delle facoltà economiche italiane e di incontrare gli studenti per discutere di previdenza e di evoluzione della nostra professione. In questo periodo, abbiamo organizzato quasi venti incontri grazie alla collaborazione con cinque importanti Atenei italiani e abbiamo incontrato oltre ottocento studenti”.
Possiamo concludere che il welfare per autonomi, liberi professionisti e freelance in Italia sia un ambito in espansione, come dimostra lo sbarco in questo settore di una realtà come Satispay, ma ci sono alcuni ostacoli a una sua più ampia conoscenza. Certo, l’impellenza della quotidianità determina ancora di più l’ordine delle priorità nelle agende di chi lavora in proprio e l’incertezza anche del presente può pesare maggiormente, ma ritroviamo in questa analisi le stesse barriere che ricorrono anche su altri temi legati al mondo del lavoro. In primis, la complessità della normativa e l’assenza di strumenti di informazione a cui spesso fanno fronte gli interventi virtuosi di singoli attori che si rivolgono alla loro popolazione di riferimento, come ci hanno raccontato gli interlocutori qui coinvolti. Il tema dell’educazione finanziaria e più in generale della formazione, a noi molto cari, ci portano a voler ampliare la riflessione qui iniziata andando a trattare il tema della conciliazione vita-lavoro e dell’attrattività di queste professioni.