
Job Hopping: cambiare impiego come fenomeno generazionale
C’è una nuova tendenza che si sta facendo largo nel mondo del lavoro, si chiama Job Hopping. Con questo termine, che significa letteralmente “saltare da un lavoro all’altro”, facciamo riferimento all’attitudine di cambiare spesso il proprio impiego così da ottenere una migliore condizione lavorativa ed economica. Questo fenomeno riguarda soprattutto le nuove generazioni, Millennials e Gen Z, come riportato da un recente report LinkedIn, con una media di 4,2 posti di lavoro cambiati nei primi 10 anni di carriera. Insomma, non esattamente il percorso di carriera a cui si era abituati con Boomer e Gen X dove la permanenza in una stessa azienda era più che decennale.
Il Job Hopping in Italia
Questa pratica è molto diffusa all’estero, meno in Italia, anche se in forte crescita. Secondo i dati dell’Osservatorio sul Lavoro del Politecnico di Milano, nello scorso anno circa il 50% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha cambiato lavoro almeno una volta negli ultimi 5 anni. Rispetto all’estero c’è poi una questione legata al “percepito”. Infatti, fino a pochi anni fa la permanenza breve in un’azienda era vista, dai team di selezione, come una mancanza di affidabilità, scarse competenze e una personalità poco adatta alla vita da ufficio.
Le cose però stanno cambiando, e soprattutto le grandi aziende e le società di HR hanno capito che molto spesso è una questione di esigenze e che quindi prima di giudicare una sfilza di posti di lavoro cambiati bisogna chiedersi l’origine che c’è dietro questa scelta. La Gen Z, in particolare, punta molto alla crescita personale, professionale ed economica e cambiare posto di lavoro con maggiore frequenza permette loro di raggiungere questi obiettivi con maggior facilità.
Una questione generazionale
Secondo i professionisti di Reverse, si tratta di un cambiamento puramente generazionale che le aziende stanno imparando a riconoscere. A questo proposito Silvia Fiori, Executive di Reverse commenta “Il tessuto aziendale in Italia è caratterizzato da piccole e medie imprese che sono per lo più a conduzione famigliare, legate a una tradizione di lavoratori che trascorrono la propria carriera in un unico posto. Questo porta a un preciso mindset: sia Boomer sia Generazione X – entrate nel mondo del lavoro quando esisteva ancora il “posto fisso” – hanno sempre considerato la lunga permanenza in azienda come un indicatore di professionalità e serietà, e i cambi come un chiaro segnale di inaffidabilità”.
Un esempio? “Un caso emblematico alcuni mesi fa ho seguito una candidata della Generazione Z nell’ambito digital tech che aveva cambiato lavoro ogni due anni alla ricerca di una sempre maggiore crescita professionale. Ho dovuto insistere con l’azienda affinché considerasse il suo profilo, poiché temevano che se ne sarebbe andata rapidamente in assenza di una veloce progressione di carriera. Recentemente invece, mi capita sempre più spesso che siano le aziende stesse a riconoscere che si tratta di un fenomeno generazionale e a sforzarsi di non giudicare un candidato sulla base del numero di posti di lavoro che ha inserito in curriculum”
Conclusioni
Come detto in precedenza, le ragioni dietro il job hopping sono molteplici e legate a fattori economici, sociali e psicologici. Innanzitutto, molti lavoratori sono alla ricerca di un salario migliore e di un contesto lavorativo che permetta di crescere e imparare, infatti, il 32% dei lavoratori italiani che hanno cambiato impiego ha dichiarato di averlo fatto per migliorare il proprio equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.
Il job hopping sta diventando una realtà sempre più consolidata nel panorama lavorativo italiano. Sebbene le motivazioni siano diverse e possano portare a vantaggi come una crescita salariale e professionale, il fenomeno presenta anche rischi, come l’instabilità economica e i costi per le aziende. In un contesto globale che cambia rapidamente, è probabile che questo fenomeno continui a crescere, spingendo sia i lavoratori che le imprese a trovare nuovi modi per affrontare le sfide del lavoro moderno.