Dal benefit alla strategia retributiva: il nuovo ruolo del welfare aziendale secondo Zanon

Dal benefit alla strategia retributiva: il nuovo ruolo del welfare aziendale secondo Zanon

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Welfare aziendale e strategia retributiva sono due dimensioni sempre più intrecciate nella gestione delle persone, soprattutto nelle PMI che cercano strumenti concreti per attrarre e trattenere le persone (il welfare aziendale come volano per le PMI). Eppure, troppo spesso, il welfare continua a essere letto solo come un insieme di benefit o come un’opportunità fiscale, perdendo di vista il suo ruolo più ampio: contribuire a costruire sistemi retributivi più coerenti e orientati al valore.

È in questo scenario che si inserisce il nuovo riconoscimento ottenuto da Riccardo Zanon, avvocato e consulente del lavoro, premiato nell’ambito del Welfare Index PMI di Generali e Welion per il miglior piano di welfare aziendale, secondo cui un piano di welfare aziendale efficace non nasce da un catalogo di servizi, ma da una domanda più profonda: come è costruita la retribuzione delle persone e quali obiettivi vuole sostenere l’impresa? Solo dopo questa analisi il welfare può diventare una leva capace di rafforzare la retention, premiare il merito e trasformare il costo del lavoro in un investimento.

Con lui riflettiamo sull’evoluzione della consulenza in materia di welfare aziendale, tra criticità ancora diffuse, nuove opportunità professionali e ruolo della formazione.

Iniziamo con un commento alla premiazione, ottenuta per la 4° volta consecutiva.

“È un riconoscimento che accolgo con gratitudine e con un pizzico di orgoglio, perché arriva da un osservatorio serio come il Welfare Index PMI di Generali e Welion, che fotografa lo stato reale del welfare nelle imprese italiane. Ricevere il premio per il miglior piano di Welfare Aziendale significa che il lavoro fatto insieme alle aziende che seguiamo non è rimasto sulla carta, ma ha prodotto effetti concreti e misurabili. E questo, per chi fa il nostro mestiere, è la soddisfazione più grande”.

Cosa viene premiato?

“Questa è la domanda che mi interessa di più. Perché va detto: il premio non viene più assegnato ogni anno, e noi siamo stati riconosciuti in tutte e quattro le edizioni consecutive in cui è stato attribuito. Quando un risultato si ripete così, smette di essere un caso e diventa la prova che dietro c’è un metodo. Quello che ci viene riconosciuto, rispetto ad altri, è il modo in cui costruiamo il welfare. Non partiamo mai dal catalogo di benefit o dal vantaggio fiscale: partiamo dalla strategia retributiva dell’azienda. Prima ragioniamo su come è fatta e come dovrebbe essere costruita la retribuzione delle persone — fissa, variabile, premi di risultato, leve di merito — e solo dopo il welfare entra in scena come strumento per dare coerenza, efficienza e valore a quella struttura. Il welfare, da solo, è una somma di benefit. Inserito dentro una strategia retributiva, diventa una leva che trattiene le persone giuste, premia chi merita e trasforma il costo del lavoro in un investimento. È questo il filo che tiene insieme quattro riconoscimenti consecutivi: non episodi fortunati, ma un metodo replicabile”.

Il welfare, da solo, è una somma di benefit. Inserito dentro una strategia retributiva, diventa una leva che trattiene le persone giuste, premia chi merita e trasforma il costo del lavoro in un investimento.

Come sta evolvendo la professione: criticità e opportunità

“La criticità principale è che il welfare viene ancora vissuto da molti come un adempimento o, peggio, come un puro espediente fiscale. Si guarda al risparmio immediato e si perde di vista il disegno complessivo. Il risultato sono piani che partono con entusiasmo e si spengono dopo un anno, perché non sono ancorati a nessuna strategia. L’opportunità, per chi fa consulenza, è esattamente ribaltare questa prospettiva: smettere di vendere benefit e iniziare a progettare. Significa sedersi accanto al titolare, capire dove vuole portare l’azienda e le sue persone, e costruire una struttura retributiva e di welfare che regga nel tempo. Le aziende oggi cercano questo, anche quando non sanno ancora chiederlo: qualcuno che le aiuti a trattenere i collaboratori e a dare senso a quello che spendono”.

Consigli a chi vuole intraprendere questa professione o vuole crescere?

“Il primo consiglio è di non innamorarsi della normativa fine a se stessa. Conoscere le regole è il punto di partenza, non quello di arrivo. Il valore non sta nel sapere a memoria le soglie di esenzione, ma nel saper tradurre quelle regole in una strategia che faccia bene all’azienda e alle persone. Il secondo è di imparare a parlare la lingua dell’imprenditore: non quella degli adempimenti, ma quella dei risultati. Il terzo è di costruirsi un metodo, e di avere la pazienza di affinarlo caso dopo caso. La differenza tra un consulente che insegue le scadenze e uno che viene chiamato a decidere insieme al titolare sta tutta lì”.

In qualità di Direttore del Master Welfare Manager, che ruolo ricopre la formazione?

“In una materia che cambia in continuazione e che vive di intrecci tra diritto del lavoro, fiscalità e strategia d’impresa, avere percorsi formativi seri e aggiornati è ciò che permette ai professionisti di fare quel salto: dal welfare come adempimento al welfare come leva di valore. È un investimento sulla qualità della consulenza, e quindi sulle aziende che la ricevono.Proprio per questo credo molto nel valore della formazione, ed è il motivo per cui collaboro con TuttoWelfare”.

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valeria.gelosa@tuttowelfare.info