
Welfare gap: il divario tra grandi imprese e PMI in Italia
Welfare gap: è questa l’espressione che sintetizza il quadro emerso dal Global Welfare Summit 2026, tenutosi il 14 ottobre a Roma.
Nella cornice di Villa Miani sono stati presentati i dati raccolti dall’Osservatorio Italian Welfare, che restituiscono l’immagine di un Paese profondamente diviso nell’accesso alle misure di welfare aziendale. Da una parte ci sono le grandi imprese, che grazie a maggiori risorse economiche e organizzative riescono a offrire servizi sempre più articolati; dall’altra le piccole e medie imprese, che incontrano maggiori difficoltà nell’estendere le stesse tutele ai propri dipendenti.
Una distanza che Stefano Castrignanò, presidente dell’Osservatorio Italian Welfare, ha definito proprio con le parole “welfare gap”, riferendosi così al fenomeno che emerge con particolare evidenza in tre aree: genitorialità e caregiving, sanità integrativa e previdenza complementare.
Il divario più evidente riguarda la cura
Il primo ambito analizzato riguarda i servizi dedicati a genitorialità e caregiving. Tra le aziende con meno di 250 dipendenti, le misure di supporto ai genitori sono presenti nel 9% dei casi. La percentuale sale invece al 56% nelle imprese con più di mille dipendenti.
Un divario simile emerge anche per il sostegno a chi assiste familiari non autosufficienti: i servizi sono disponibili nel 15% delle imprese più piccole, contro il 48% delle realtà più grandi.
Sanità integrativa cosa succede dopo il pensionamento?
La seconda area d’interesse presa in esame è la sanità integrativa. secondo i dati diffusi dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, sono 16,3 milioni gli italiani coperti da fondi sanitari integrativi e casse private, anche attraverso i contratti collettivi nazionali.
Il punto critico, però, non risiede tanto nell’accesso alle prestazioni durante la vita lavorativa, ma soprattutto nella possibilità di conservarlo una volta che si è conclusa la propria carriera. Ed è qui che il welfare gap torna a emergere.
Tra le imprese con più di mille dipendenti, la prosecuzione della copertura sanitaria integrativa dopo il pensionamento è prevista nel 47% dei casi. La percentuale scende al 35% nelle aziende tra 250 e 999 dipendenti e al 27% nelle realtà con meno di 250 dipendenti.
La dimensione aziendale rischia quindi di determinare differenze di tutela proprio nel momento in cui il bisogno di assistenza sanitaria può diventare più rilevante.
Imprese con più di 1.000 dipendenti
Imprese da 250 a 999 dipendenti
Imprese con meno di 250 dipendenti
Previdenza complementare e l’importanza dell’educazione finanziaria
L’adesione in Italia raggiunge il 73,5% nelle grandi imprese, scende al 52,2% nelle medie e si ferma al 46% nelle realtà più piccole.
La distanza diventa ancora più evidente quando si osservano le iniziative aziendali dedicate all’informazione e alla pianificazione previdenziale.
Nelle grandi imprese, il 56,8% dei lavoratori ha ricevuto indicazioni utili per costruire una maggiore sicurezza economica di lungo periodo. La quota scende al 34,7% nelle medie imprese e precipita al 13,2% nelle piccole.
Il welfare gap, quindi, non riguarda soltanto il numero dei benefit disponibili, ma anche la capacità delle organizzazioni di accompagnare le persone nella comprensione e nell’utilizzo degli strumenti di welfare.
Grandi imprese
Medie imprese
Piccole imprese
Perché il welfare gap è una questione apertaper le PMI?
Dato il sistema produttivo italiano, questo divario legato alla dimensione aziendale non interessa una quota marginale di lavoratori e lavoratrici, ma rischia di tradursi in un accesso molto diseguale a strumenti di supporto alla famiglia, alla salute e alla sicurezza economica di lungo periodo.
Il gap nasce da un insieme di fattori, quali le minori risorse economiche, limitate competenze specialistiche e capacità organizzative che impediscono alle piccole aziende di raggiungere determinati risultati.
Per ridurlo, serve quindi individuare modelli capaci di rendere il welfare accessibile anche dove dimensioni e budget rendono più difficile progettare piani articolati, superando però, come invita a fare l’Ossservatorio Italian Welfare, una logica affidata esclusivamente all’iniziativa delle singole aziende.
Secondo quanto emerso durante il Global Welfare Summit, per contrastare il welfare gap serve una collaborazione più ampia tra imprese, parti sociali, investitori e istituzioni, con l’obiettivo di “costruire un sistema di welfare più inclusivo e sostenibile”, come ha affermato lo stesso presidente Castagnanò.
In questo percorso, le grandi imprese potrebbero assumere anche un ruolo di apripista, mettendo a disposizione modelli e strumenti sviluppati internamente e favorendone la diffusione lungo la propria filiera e tra le aziende dell’indotto.
La sfida, quindi, non è soltanto aumentare il numero delle misure di welfare e di benefit disponibili, ma evitare che l’accesso dipenda sempre più dalla dimensione dell’organizzazione in cui si lavora.