Lavoro: quando le condizioni migliori fanno crescere il Pil del 12%
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Lavoro: quando le condizioni migliori fanno crescere il Pil del 12%

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Il successo o insuccesso di un’azienda dipende anche dal fatto di avere lavoratori motivati e in salute. Ne sanno qualcosa in Germania. Secondo Techniker Krankenkasse, il più grande fornitore di assicurazioni sanitarie pubbliche del Paese, nel 2023 in quella che per decenni è stata la locomotiva d’Europa, i lavoratori hanno perso, in media, 19,4 giorni per malattia. Uno studio dell’Associazione tedesca delle aziende farmaceutiche ha rilevato che se non fosse stato per queste assenze, nel 2023 l’economia tedesca sarebbe cresciuta dello 0,5%, piuttosto che ridursi dello 0,3%.

La salute dei dipendenti vale 11,7 trilioni di dollari

A misurare quello che potrebbe essere l’impatto, a livello mondiale, di una migliore salute e benessere dei lavoratori è stata la ricerca del McKinsey Health Institute in collaborazione con il World Economic Forum, presentata a fine gennaio al vertice di Davos, in Svizzera. Investire nel welfare aziendale, cercando quindi di migliorare salute e benessere generale dei lavoratori potrebbe generare fino a 11,7 trilioni di dollari di valore economico globale. I maggiori potenziali benefici derivano dal miglioramento della produttività e dalla riduzione del “presenteismo” (l’abitudine dei lavoratori di presentarsi al lavoro anche se sono malati) stimati in un valore compreso tra 2 e 9 trilioni di dollari.
Le organizzazioni che danno priorità alla salute spesso riscontrano notevoli miglioramenti nella produttività, riduzione dell’assenteismo, minori costi sanitari e maggiore coinvolgimento e fidelizzazione dei dipendenti. Sempre la ricerca McKinsey stima che il conseguente miglioramento della salute dei professionisti potrebbe incrementare il PIL mondiale di una percentuale compresa tra il 4 e il 12%, con i Paesi ad alto e medio reddito che contribuirebbero ciascuno per circa la metà del totale (dal 2 al 5%).

L’indice azionario Wellbeing 100

Una ricerca dell’Università di Oxford mostra inoltre una correlazione diretta tra il benessere dei dipendenti e il successo finanziario di un’organizzazione. Le aziende con punteggi di benessere più elevati ottengono costantemente valutazioni più elevate, profitti più elevati e rendimenti delle attività superiori. Ad esempio, è stato dimostrato che un aumento di un punto nei punteggi di felicità dei dipendenti è associato a un aumento compreso tra 1,39 e 2,29 miliardi di dollari di profitti annuali. Un ipotetico portafoglio azionario “Wellbeing 100”, basato sui dati di Indeed, comprendente le prime 100 aziende in termini di benessere dei dipendenti, ha superato significativamente i principali indici del mercato azionario dall’inizio del 2021, dimostrando che punteggi di benessere elevati sono collegati alla performance delle azioni.

In Italia solo il 9% sta bene al lavoro

Se la strada per ottenere successo aziendale è, anche, quella di puntare sul benessere dei dipendenti, il quadro italiano non è totalmente positivo. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano, presentata a maggio 2024, solo il 9% degli italiani affermava di stare bene nell’impiego attuale considerando le tre dimensioni del benessere: fisico, psicologico e relazionale. Appena il 5% si definiva “felice” al lavoro. Un lavoratore su tre si era assentato almeno una volta dal lavoro nell’ultimo anno per motivi di stress o ansia, ma solo un’azienda su due offriva servizi a supporto. Infelicità e malessere portano molti a cambiare lavoro: il 42% degli italiani l’aveva fatto recentemente o aveva intenzione di farlo a breve e nel 2024 per la prima volta il motivo principale era la ricerca di “benessere fisico e mentale”.

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