
Fare filosofia in azienda, la pratica da valorizzare
Su LinkedIn dichiara di trasformare la filosofia in un vantaggio competitivo per l’azienda, e oggi Valeria Trabattoni, filosofa alla guida della startup N.E.X.T., ci racconta di più.
- Come nasce N.EX.T. – il tuo progetto di sviluppo di competenze imprenditoriali tramite experience filosofiche – e perché secondo te ha vinto la StartCup Competition sbaragliando la competenza di imprinting ingegneristico, in un periodo in cui l’AI sembra poterci sostituire?
Quando il Presidente della giuria ha proclamato N.EX.T. vincitore della StartCup Competition edizione 2023, ero così emozionata da non rendermi quasi conto di quello che stava accadendo. E tantomeno mi sarei aspettata quello che ne è seguito.
Tutti i team che hanno superato l’ultima selezione avevano una forte impronta tecnologica e implicavano l’utilizzo di applicazioni. “Perché ho vinto?” mi sono chiesta. Credo perché il progetto di portare la filosofia in azienda risponde ad un’esigenza che diventa tanto più forte via via che la tecnologia entra nella nostra vita e la modifica (per non dire stravolge). E questa esigenza è quella di non perdere la nostra umanità pur restando aperti al cambiamento e all’innovazione. Sviluppare pensiero critico, creativo, relazionale e sistemico, cosa che la filosofia permette, significa infatti avere la capacità di stare in relazione con le cose nella loro evoluzione e diventare protagonisti in un mondo in cui le competenze tecniche ti rendono capace di fare qualcosa, ma non sempre di essere così versatile da abbandonare modelli obsoleti per adottarne o inventarne di nuovi.
Credo quindi che a vincere sia stata la natura umanistica della filosofia, che mette la persona al centro (anche in azienda). Soprattutto in un momento in cui, appunto, sembra che la tecnologia arrivi a sostituirci nello svolgimento di quelle operazioni che sono sempre state prerogativa dell’essere umano, in particolare l’esercizio del pensiero. D’altra parte l’analisi, il rigore e al contempo la capacità di pensare fuori dagli schemi impattano in modo significativo sulla vita quotidiana di ognuno di noi, soprattutto per quanti ricoprono ruoli dirigenziali e la cui attitudine si ripercuote su decine se non centinaia di persone nonché su tutto il tessuto sociale in cu operano.
- Inviti a dimenticare la filosofia studiata sui banchi di scuola. Ma quindi qual è la filosofia che porti in azienda? Quando usiamo la filosofia senza neanche accorgercene nella nostra quotidianità professionale? A quali bisogni organizzativi può rispondere la filosofia “pratica”? Le aziende sono mature per valorizzarla?
Può sembrare strano pensare alla filosofia come ad una pratica, soprattutto se la filosofia non l’abbiamo mai incontrata nel nostro percorso di studi o se ci siamo limitati a studiarla sui manuali. Tuttavia la filosofia è una vera e propria attività, qualcosa che si fa, che implica un esercizio.
E ogni giorno ognuno di noi fa filosofia, anche in azienda. Quando organizzi l’agenda e dai priorità a certe attività, per esempio, stai usando la logica. Quando decidi il posizionamento della tua azienda e ne definisci mission, vision e purpose, stai ricorrendo all’ontologia, che studia, appunto, l’essenza delle cose. Quando ti accorgi che un dipendente ha sottratto indebitamente dei fondi, rispondi in funzione della tua etica.
In tutti questi casi, fai filosofia.
O, ancora: un imprenditore che valuta se investire o meno nell’acquisto di un macchinario o di un capannone può allenare la sua capacità di valutare scenari e di prendere decisioni in contesti incerti. Un team di lavoro può sviluppare, attraverso specifici esercizi, la capacità di comunicare con chiarezza, sintesi, efficacia, riducendo il rischio di distorsioni cognitive dovute alle ambiguità del linguaggio.
Uno dei progetti che ho realizzato, per esempio, era diretto a consulenti finanziari ed era focalizzato sul concetto di “crisi”. Il mio lavoro è stato far emergere le sfaccettature di significati legati al termine per poi mostrare come questi influenzassero le strategie di gestione della crisi dei propri clienti (a volte spaventati dalle oscillazioni del mercato), le proprie (dovute alle forti pressioni e appunto anche alla gestione delle relazioni con i clienti) e dei mercati stessi. In un solo percorso abbiamo sviluppato temi di filosofia del linguaggio, ermeneutica, logica, filosofia dell’azione, teoria della probabilità e antropologia, senza leggere nemmeno un passo di un filosofo!
La nostra sfida, infatti, è sviluppare tutte le competenze che servono oggi a manager lungimiranti senza passare dallo studio dei testi o dalla conoscenza del pensiero dei singoli filosofi. Anche se, col tempo, spesso sono gli stessi imprenditori a chiedere di approcciarsi ai testi. Mi è successo per esempio, con un imprenditore che si è rivolto a noi per un percorso di business coaching e che, strada facendo, ha letteralmente sconvolto la sua routine quotidiana impostandola sul modello degli stoici, cosa che gli ha permesso di migliorare significativamente la qualità del sonno, la sua forma fisica e la gestione delle relazioni familiari.
- Il tema mi sembra un po’ “di frontiera”, immagino avrai avuto qualche perplessità, resistenza quando ne parli con gli imprenditori. Un aneddoto?
Assolutamente sì! La nostra esperienza è quella della frattura: molti dei nostri interlocutori si innamorano subito del progetto, ne intuiscono le potenzialità e ne vedono le applicazioni. Altri sono scettici. Uno stesso giurato della StartCup Competition, senza mezzi termini, ha detto che dal suo punto di vista la filosofia è troppo teorica: ci ha richiamati a distanza di qualche mese chiedendoci un colloquio. Che cosa è cambiato? Aver sperimentato la qualità dell’interazione con un filosofo.
Pur avendo una serie di percorsi e di servizi pronti da proporre alle aziende, infatti, il nostro approccio è sempre orientato al cliente e ogni progetto calato nella sua realtà. Offriamo ascolto, comprensione adeguata dei bisogni, capacità di visione sul futuro e, in quanto spin off universitario, mettiamo a disposizione dei clienti un team di professionisti qualificati e dalla forte etica professionale.
Un altro episodio che racconto con piacere è che tra i corsi che abbiamo realizzato c’è quello sulle tecniche di vendita e molti imprenditori si stupiscono perché convinti che noi filosofi ci dimentichiamo dei bisogni materiali, come appunto il denaro! Quando iniziano il percorso e si rendono conto che i dialoghi socratici sono strutturati in modo da sollecitare l’interlocutore con le stesse strategie e armi che i più bravi venditori oggi utilizzano, ecco che si ricredono e soprattutto comprendono che oggi ben pochi inventano qualcosa: più spesso si attinge a ciò che già c’è e, nel nostro caso, mettiamo a disposizione di chi sceglie i servizi philosophy-based, una saggezza pratica che si è costruita in centinaia di anni e modelli di pensiero azione capaci di sopravvivere ai cambiamenti e, anzi, di dettarli.
- Ci lasci un compito a casa?
Volentieri! Vi propongo un esercizio che aiuta chi guida (manager, team manager, HR manager e imprenditori) ad allenare uno stile di leadership partecipativa, capace di valorizzare i talenti dei collaboratori e di conservare apertura all’apprendimento. È il modello a cui si rifà Satya Nadella, manager di Microsoft. La pratica si ispira al filosofo Diogene che, secondo la leggenda, camminava in città in pieno giorno, con una lanterna in mano e, a chi gli chiedesse che cosa cercava, rispondeva “Cerco l’uomo”.
Da manager, che cosa cerchi oggi nei tuoi collaboratori? In quali aree stai portando con successo la tua luce? Dove stai illuminando troppo e quali sono le zone d’ombra del tuo team?
Prendersi qualche minuto per riflettere sul proprio stile di leadership e abbozzare un’analisi delle dinamiche del proprio gruppo di lavoro permette in modo semplice di fare una fotografia della situazione che, da sola, ci offre indicazioni per cambiare strada se qualcosa non funziona e per intervenire quando serve.
È un esercizio semplice ma molto efficace, soprattutto perché oggi le aziende cercano di ridurre il turnover e trattenere talenti: pochi momenti riflessivi, soprattutto se guidati dal filosofo, permettono un cambio di prospettiva e attivano dinamiche relazionali positive e destinate a migliorare l’efficienza individuale e di tutta l’azienda.