Investire nel welfare aziendale: una scelta win-win
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Investire nel welfare aziendale: una scelta win-win

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Sebbene l’Istat abbia rilevato dati positivi per il mercato del lavoro italiano, con un aumento di 328mila unità per gli occupati rispetto al 2023 e la disoccupazione sia scesa al 5,7%, non bisogna dimenticare che è in atto una trasformazione socioculturale che obbligherà le imprese a investire nel welfare aziendale, se non ne vogliono essere travolte.

 

Infatti, i nuovi impiegati sono sempre di più persone che danno all’attività lavorativa una collocazione nella loro scala di valori molto diversa rispetto al passato. Ormai, quest’ultima non è più l’attività principe della loro vita, ma deve trovare il suo posto accanto a un benessere psicofisico a cui si dà sempre più importanza, soprattutto tra i giovani.

 

Secondo il 7° Rapporto Censis-Eudaimon, le conseguenze di questo andamento iniziano già a farsi sentire, con il 59% delle imprese intervistate che ha dichiarato di aver avuto difficoltà a reclutare nuovi lavoratori, il 50% ha osservato un aumento delle dimissioni volontarie e ben il 71% ha osservato che l’attenzione all’orario di lavoro è aumentata. È chiaro quindi che in un contesto come quello descritto e in cui gli stipendi sono relativamente bassi rispetto al costo della vita, il welfare aziendale diventa centrale nel trattenere il personale.

 

In realtà, sempre dal Rapporto emerge che le società hanno preso consapevolezza di questo fenomeno, con l’82% del campione che ha adottato delle strategie per ridurre il turnover e la maggior parte riguardano proprio l’attivazione di dispositivi di welfare aziendale (67%). A questi seguono:

 

  • Nuova flessibilità negli orari (55%)
  • Migliori condizioni retributive (33%)
  • Introduzione di nuovi benefit (28%)

 

I dati presentati potrebbero però indurre a pensare al welfare aziendale solamente come a un costo. Pertanto, alcune società, soprattutto quelle a più bassa capitalizzazione, potrebbero essere scoraggiate dallo spendere ulteriori fondi e decidere di correre comunque il rischio di perdere talenti.

 

In realtà, il welfare aziendale è a tutti gli effetti un investimento, in grado di generare delle rendite anche per quelle piccole e medie imprese (Pmi) che costituiscono la spina dorsale dell’economia del nostro Paese, assorbendo circa il 76% dell’occupazione italiana. Sono queste le conclusioni a cui giunge il Rapporto 2024 di Welfare Index PMI, promosso da Generali, da cui emerge una netta correlazione positiva tra misure di sostegno ai lavoratori e risultati di business. In particolate, il report mette in evidenza come la percentuale di imprese che tra il 2019 e il 2023 hanno visto aumentare il loro fatturato sia andata di pari passo con quello del welfare aziendale, crescendo del 28,8% nei casi in cui siano state applicate solo delle misure standard, fino a un +46,5% per quelle che hanno raggiunto livelli molto alti.

 

Inoltre, i vantaggi non sono giunti solo in termini di performance di impresa, ma anche di resilienza nei periodi di flessione di mercato. Sempre da quest’ultimo studio, la pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto negativo sul fatturato in generale, ma coloro che hanno stabilito livelli di welfare aziendale più alti hanno anche avuto una ripresa molto più sostenuta. Nel 2020, le imprese con livelli minimi di welfare hanno registrato una contrazione del ricavato media dell’11,4% contro il -8,2% di quelle con il livello più alto; mentre, tra il 2020 e il 2021, la ripresa delle prime si è attestata al 21,4% e quella delle seconde al 24,1%.

 

Infine, ricollegandosi all’impegno dei lavoratori, è comprovato come alti livelli di welfare aziendali influiscano sulla produttività. Infatti, non solo nel 2020 il fatturato medio annuo per addetto era di 329mila euro nelle società che hanno investito di più, contro 147mila di quelle con il livello minimo, ma negli anni a seguire la crescita media è stata del 19,6% per le prime, contro il 14,7% delle seconde.

 

In conclusione, investire nel welfare aziendale si rivela essere sempre di più una scelta “win-win”, che porta vantaggi non solo ai lavoratori, ma anche all’impresa stessa che sviluppa le strategie.

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andrea.bianchi@ecomunicare.com