Lavoro e intelligenza artificiale tra preoccupazioni e opportunità

Lavoro e intelligenza artificiale tra preoccupazioni e opportunità

Tempo di lettura: 3 min

L’intelligenza artificiale generativa ormai non è più una novità, al contrario si tratta di uno strumento sempre più diffuso che sta trasformando il mondo del lavoro. In questo contesto, gli studi sul suo impatto attuale e le previsioni su quello futuro si sprecano. Recentemente Bloomberg Intelligence ha pubblicato una ricerca in cui afferma che i grandi gruppi globali bancari taglieranno fino a 200mila posti di lavoro nei prossimi 3-5 anni specificando che “tutti i lavori che comportano attività di routine e ripetitive sono a rischio, ma l’IA non li eliminerà del tutto, piuttosto porterà a una trasformazione della forza lavoro”. Al contrario il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum prevede che da qui al 2030, in tutto il mondo, grazie all’intelligenza artificiale si creeranno 170 milioni di posti di lavoro, a cui faranno da controaltare circa 92 milioni di posizioni lavorative che non esisteranno più a causa dell’AI.

PER COSA USANO GLI ITALIANI L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Grazie a un’indagine su un panel di 700 persone condotta da InfoCert (Gruppo Tinexta), tra le più importanti autorità di certificazione europea, e Unguess, piattaforma di crowdsourcing, scopriamo che in Italia i lavoratori utilizzano la AI soprattutto per l’analisi dei dati e la reportistica (78%), l’automazione di compiti ripetitivi (74%), l’assistenza clienti attraverso strumenti quali chatbot o call center automatizzati (72%), mentre il suo utilizzo è ancora poco diffuso per la gestione delle risorse umane (17%), la gestione della supply chain e la logistica (11%).

Sorprendentemente dallo studio InfoCert-Unguess emerge un giudizio per lo più negativo da parte dei lavoratori sulla AI. La maggior parte degli intervistati non ritiene che la propria efficienza lavorativa sia migliorata grazie all’intelligenza artificiale, che raccoglie un giudizio positivo solamente dal 15% del campione. Allo stesso tempo, non mancano dubbi e perplessità sullo strumento, con il 40% degli intervistati che lamenta la scarsa qualità e accuratezza delle risposte, soprattutto con strumenti gratuiti. Spesso le risposte dell’IA non sono aggiornate o addirittura sbagliate, soprattutto in ambiti tecnici o specifici come ad esempio quelli della programmazione, del legale, della statistica.

Dalla ricerca, infine, emerge una certa preoccupazione da parte dei lavoratori per l’impatto dell’IA sul mondo del lavoro, con una votazione media di 3,4 su 7 e giudizi distribuiti perlopiù su votazioni negative. I motivi principali riguardano la riduzione del controllo umano, la privacy e la sicurezza dei dati, la perdita dei posti di lavoro.

SCARSA COMPETENZA O PAURA REALE?

Numeri, questi, che sorprendono solo fino a un certo punto se pensiamo che il 42% degli europei non possiede competenze digitali di base e che, secondo un recente report di Linkedin, il 33% degli utenti europei dello stesso social network svolge professioni che potrebbero essere stravolte dalle tecnologie dall’applicazione dell’intelligenza artificiale generativa, mentre il 28% ricopre posizioni che potrebbero esserne potenziate.

Accrescere le competenze in campo digitale dei lavoratori, allora, diventa un imperativo tanto per le aziende, alla costante ricerca di maggiore efficientamento e aumento della produttività, quanto per i lavoratori chiamati a difendere il proprio posto di lavoro che potrebbero trovare, proprio nell’AI, un alleato insospettabile.

About the Author /

redazione@mediainteractive.it