Volontariato d’impresa: il dietro le quinte con chi lo ha promosso
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Volontariato d’impresa: il dietro le quinte con chi lo ha promosso

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Nella giornata mondiale che ricorre oggi, parliamo di una forma di volontariato, quello d’impresa, che si sta diffondendo anche in Italia.

 

Prima di approfondire i risvolti legati alle tematiche che qui siamo soliti trattare, una rapida definizione per non confonderlo con altre iniziative CSR promosse dalle aziende. Parafrasando Sodalitas, è la progettualità in cui l’organizzazione incoraggia, supporta o organizza la partecipazione attiva e concreta delle proprie persone alla vita della comunità locale o al sostegno di organizzazioni non profit durante l’orario di lavoro.

 

 

Dicevamo che anche nel nostro Paese vede un significativo trend di diffusione, fortemente correlato agli obiettivi dell’Agenda 2030, a riprova di come le aziende nostrane siano sempre più impegnate nel creare valore condiviso per la società e anche per le proprie persone.

 

E proprio su queste ci soffermiamo perché come sottolinea Irma Garbella, Amministratore Delegato di Mondoffice, il volontariato d’impresa è una leva anche per il benessere dei dipendenti: “Crediamo fortemente che il benessere dei collaboratori sia strettamente legato alla consapevolezza di avere uno scopo chiaro e significativo, che vada oltre le mansioni quotidiane e il contributo individuale al business. Se riusciamo a far sentire i colleghi parte di un sistema che genera valore anche per la società, il loro scopo (purpose) diventa più ampio e di maggiore impatto, creando un circolo virtuoso per l’organizzazione, il territorio e, più in generale, per la comunità”. È quindi anche uno strumento di engagement dei propri dipendenti, come sottolinea Caterina Cagnazzo, Communication Manager Italia di Covivio “La possibilità di partecipare a iniziative di volontariato rafforza la nostra immagine come luogo di lavoro che valorizza le risorse, il loro sviluppo personale e il loro contributo alla comunità. Questo stimola anche la fidelizzazione delle nostre persone. I nostri team, infatti, non sono solo orgogliosi di far parte di un’azienda virtuosa, ma sono anche felici di poter avere, attraverso il proprio lavoro, l’opportunità di ampliare i propri orizzonti, entrare in contatto con nuove realtà e mettersi alla prova in contesti diversi”. Ne sono esempio “i SoCovivio Days, giornate di solidarietà aziendale alle quali i team partecipano collettivamente, unendo le finalità di solidarietà all’opportunità di fare un’esperienza di condivisione insieme fuori dall’ufficio”.

 

Si può quindi ipotizzare che il volontariato d’impresa sia anche una leva di attrattività per candidati e candidate. Lo confermano Anna Russo, Direttore Risorse Umane di Mondoffice, “Ci siamo resi conto che nel processo di recruiting è un aspetto che i candidati guardano sempre di più, e ci viene chiesto in maniera diretta a volte in parallelo alle condizioni di lavoro” e Sandra Bianco, Head of People Italy di CBRE, leader globale nella consulenza e nei servizi immobiliari “Certamente queste iniziative hanno un grande impatto sia internamente che esternamente perché sono coerenti con i nostri valori e la strategia CSR. Sicuramente questo è un tratto distintivo di CBRE molto apprezzato dai dipendenti e che ci viene riconosciuto anche dai candidati”.

 

 

Employee volunteering programs. Gli anglofoni sottolineano così come questa iniziativa di CSR non si limiti solo a donazioni economiche, ma come appunto si regga sul coinvolgimento delle persone interne e lo evidenzia bene Emanuele Bellingeri, Country Head Italy di UBS AM, “Abbiamo a disposizione un budget locale annuale da dedicare a queste iniziative, ma non si esaurisce tutto con una semplice donazione: è fondamentale il contributo umano dei dipendenti che decidono di donare il proprio tempo come volontari”. Nella società di asset management il volontariato d’impresa è una tradizione dal 2008 ed è nato con le prime collaborazioni con le scuole per contrastare il fenomeno del bullismo.

 

Ma come avviene in queste grandi organizzazioni la scelta delle realtà con cui collaborare?

Fondamentale nel guidare la scelta risulta la coerenza con alcuni parametri e soprattutto con i valori aziendali, come in Covivio: “la selezione delle realtà partner del Terzo Settore si basa su criteri di ammissibilità rigorosi – spiega Cagnazzo – Privilegiamo organizzazioni no-profit di medie dimensioni che operano nell’interesse pubblico e ricevono finanziamenti statali non superiori al 50% del loro budget totale. I destinatari dei progetti devono essere giovani in condizioni di vulnerabilità, precarietà o in fase di reinserimento sociale. Inoltre, i progetti devono svolgersi nelle città europee in cui il Gruppo è presente, in Italia specificamente a Milano e Roma”.

 

A ciò, in alcuni casi si aggiunge un elevato coinvolgimento dei dipendenti anche nella fase di proposta e progettazione “esiste un team di colleghi volontari che si chiama CBRE Cares, il motore di tutte queste attività – racconta Bianco – La scelta delle associazioni segue i nostri CSR pillar, People e Planet. I membri di CBRE Cares propongono le associazioni e, dopo un primo filtro sulla base di specifici criteri interni, coinvolgiamo nella decisione finale tutta l’organizzazione. Le associazioni e le iniziative vengono presentate e poi, a seguito di una votazione, vengono identificate quelle a cui dare priorità”.

 

Coinvolgimento che riesce a valorizzare il forte legame con il territorio, come in Mondoffice “le segnalazioni arrivano proprio dai nostri colleghi (anche questo per loro è un valore) – spiega Garbella – e poi ci innamoriamo dei progetti e siamo bravi a lavorare in team con le persone con cui sentiamo di condividere l’impegno. Così, ad esempio, è nata la partnership tra Mondoffice e Cascina Oremo di Biella – un collettivo di cooperative sociali, imprese sociali ed enti che lavorano in rete con il territorio per un progetto condiviso”. Aggiunge Russo riguardo l’implementazione ed eventuali difficoltà “Più che di veri ostacoli parlerei di complessità nell’organizzazione. Per Mondoffice è diventato parte del piano operativo, con un budget dedicato ogni anno. All’interno del team HR c’è una persona dedicata che segue l’attività nella sua interezza – dall’individuazione del progetto (piccolo o grande che sia), la sua realizzazione che passa attraverso la comunicazione interna ed esterna e poi la chiusura e rendicontazione”. La comunicazione e sensibilizzazione delle proprie persone è cruciale nella riuscita di queste progettualità: “La sfida per noi è consistita principalmente nel sensibilizzare le nostre persone, mostrando loro il valore e l’impatto di queste iniziative. Dopo circa quattro anni dal lancio del programma di volontariato aziendale e dall’avvio dei nostri progetti in Italia siamo soddisfatti delle partnership che abbiamo creato e della bontà delle iniziative che sosteniamo” ci rivela Cagnazzo.

 

 

Si sa, la promozione del volontariato d’impresa può rispondere anche a scopi non prettamente in linea con l’idea che abbiamo di attività con un impatto sociale positivo e negli anni ci sono stati casi di organizzazioni che lo hanno implementato più per ragioni di marketing, o con un approccio superficiale e temporaneo o ancora sul crinale del “conflitto di interesse”.

 

Ciò che sembra però essere garanzia di prassi virtuose, come abbiamo visto sono l’elevato coinvolgimento dei dipendenti e la coerenza con i valori aziendali che rafforza l’autenticità dei progetti. Interrogati sui risultati sia quantitativi (adesione), sia qualitativi (feedback) tutti i nostri interlocutori parlano di successo. In UBS “Abbiamo osservato negli anni un aumento nella partecipazione ai programmi di volontariato” Bellingeri “la partecipazione è libera e la società permette di usufruire di due giornate all’anno (frazionabili anche in mezze giornate) da dedicare alle attività di volontariato, che spaziano dall’attività di mentorship alla pulizia delle strade, alle attività di volontariato rivolte a bambini, donne, anziani o studenti”. In Covivio, che ha destinato per i Paesi europei un budget di 1,7 milioni di euro in 5 anni per coprire il finanziamento del progetto e i costi operativi, Cagnazzo registra che “Dal 2021 a livello europeo oltre 430 dipendenti hanno partecipato a progetti di volontariato, per un totale di più di 3.500 ore di attività presso 46 associazioni. Le nostre persone apprezzano la possibilità di contribuire a cause significative durante l’orario lavorativo, un’opportunità che rafforza il loro senso di appartenenza e il loro engagement”.

 

Non vi è un profilo tipo di dipendente che aderisce al volontariato d’impresa, secondo Bianco, “la partecipazione (in CBRE) è trasversale e questo ci rende ancora più orgogliosi di ciò che facciamo perché tutti ne riconoscono il valore”, in linea con quanto osserva Bellingeri in UBS “Il target dei dipendenti è vario e tocca tutte le fasce di età e tutti i dipartimenti”. E come dice Russo di Mondoffice si tratta di una questione di sensibilità individuale per cui a livello organizzativo per ampliare la popolazione che aderisce “nel tempo cerchiamo di diversificare le iniziative così colpiamo l’interesse di una platea interna più ampia”.

 

 

Come ipotizzavamo all’inizio, attraverso il volontariato d’impresa le aziende danno concretezza alla propria politica di CSR, raggiungendo anche altri obiettivi che si pongono consapevoli oggi della centralità delle loro persone presenti e future. Allargando lo sguardo possiamo quindi sostenere che il volontariato d’impresa costituisce una delle espressioni più evolute e significative della responsabilità sociale – laddove implementata in linea con la natura di questa progettualità -, poiché facilita la collaborazione tra il settore profit e quello non-profit, generando vantaggi per la comunità, ma come abbiamo visto anche per l’azienda.

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