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	<title>previdenza Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Sep 2026 10:36:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>previdenza Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<item>
		<title>Adesione alla previdenza complementare: cosa cambia dal 1° luglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 10:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1° luglio 2026 cambiano le regole per l’adesione alla previdenza complementare. Le direttive COVIP chiariscono obblighi informativi delle imprese, tempi di rinuncia, destinazione del TFR, contributi e casi particolari per contratti a termine, periodi di prova e cambi di azienda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/adesione-alla-previdenza-complementare-cosa-cambia-dal-1-luglio/">Adesione alla previdenza complementare: cosa cambia dal 1° luglio</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>L&#8217;adesione alla previdenza complementare cambia dal 1° luglio 2026. Con le direttive emanate il 19 giugno, la Covip ha chiarito diversi aspetti applicativi della disciplina introdotta dalla <a href="https://tuttowelfare.info/?s=legge+di+bilancio+2026" target="_blank" rel="noopener">Legge di Bilancio 2026</a>, sciogliendo molti dubbi relativi agli obblighi informativi delle imprese, ai lavoratori interessati, alla destinazione del Tfr e al funzionamento del nuovo meccanismo di adesione automatica. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>Adesione alla previdenza complementare in sintesi <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>Dal 1° luglio 2026 entrano in vigore le nuove regole sull&#8217;adesione alla previdenza complementare dei lavoratori di prima assunzione nel settore privato. Le direttive Covip chiariscono gli obblighi delle imprese, il funzionamento dell&#8217;automatismo, la gestione del Tfr e le regole applicabili ai contratti a termine e ai cambi di datore di lavoro. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>Gli obblighi informativi per le imprese <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>La prima novità riguarda le informazioni che il datore di lavoro dovrà fornire ai nuovi dipendenti fin dal momento dell&#8217;assunzione. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;azienda dovrà illustrare quanto previsto dalla contrattazione collettiva in materia di previdenza complementare. Nei casi in cui opera l&#8217;adesione automatica, dovrà inoltre spiegare il funzionamento del nuovo sistema, la forma pensionistica alla quale saranno destinati i contributi e le eventuali alternative disponibili. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Le direttive rafforzano così il ruolo dell&#8217;impresa, chiamata ad accompagnare il lavoratore in una scelta che avrà effetti sul suo futuro previdenziale. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>Chi sono i lavoratori di prima assunzione <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>Uno dei chiarimenti più attesi riguarda la definizione di &#8220;lavoratore di prima assunzione&#8221;. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Secondo la Covip, rientrano in questa categoria tutti coloro che vengono assunti per la prima volta come dipendenti nel settore privato, con l&#8217;esclusione dei lavoratori domestici. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Per questi l&#8217;adesione alla previdenza complementare opera automaticamente al momento dell&#8217;assunzione. Il dipendente mantiene comunque la possibilità di rinunciare entro 60 giorni dall&#8217;inizio del rapporto di lavoro, scegliendo di lasciare il Tfr in azienda oppure di destinarlo a una diversa forma pensionistica complementare. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>Come individuare il fondo pensione di riferimento <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>Le nuove direttive intervengono anche su uno dei punti che aveva generato maggiori incertezze: l&#8217;individuazione del fondo pensione di destinazione. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La regola principale resta quella di fare riferimento alla forma collettiva prevista dal contratto applicato al rapporto di lavoro. Se però sono presenti più forme pensionistiche complementari, la scelta dovrà ricadere innanzitutto su quella prevista da un accordo aziendale e, in assenza di questo, sul fondo che conta il maggior numero di iscritti all&#8217;interno dell&#8217;impresa. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Il chiarimento è particolarmente importante nei casi in cui il contratto collettivo applicato non sia immediatamente individuabile oppure coesistano più riferimenti contrattuali. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>TFR e contributi: cosa cambia con l&#8217;adesione alla previdenza complementare? <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>Le direttive ampliano anche gli effetti dell&#8217;automatismo. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>In precedenza, il meccanismo riguardava principalmente la destinazione del Tfr attraverso il <a href="https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/" target="_blank" rel="noopener">principio del silenzio-assenso</a>. Con le nuove indicazioni della Covip, invece, l&#8217;adesione alla previdenza complementare comprende anche la contribuzione a carico del datore di lavoro e quella eventualmente dovuta dal lavoratore, secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Il nuovo sistema non disciplina quindi soltanto il conferimento del trattamento di fine rapporto, ma incide più in generale sulla costruzione della posizione previdenziale complementare del lavoratore. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>Le regole per contratti a termine e periodo di prova <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>Le direttive introducono chiarimenti anche per i rapporti di lavoro a tempo determinato. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Se il contratto ha una durata inferiore a 60 giorni, l&#8217;automatismo non si applica. Lo stesso vale quando il rapporto di lavoro termina prima del decorso dei 60 giorni. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Per quanto riguarda il periodo di prova, invece, il datore di lavoro è tenuto a versare il Tfr fin dalla data di assunzione, anche quando il contratto collettivo rinvia la contribuzione al termine della prova. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>Cosa cambia per chi cambia azienda <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>Le nuove regole non riguardano soltanto i lavoratori di prima assunzione. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Per chi cambia datore di lavoro dopo il 30 giugno 2026 si applica infatti una disciplina diversa. La destinazione automatica opera esclusivamente se il lavoratore è già iscritto a una forma di previdenza complementare che prevede il conferimento del Tfr. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Il meccanismo non si applica invece quando il lavoratore è iscritto a un fondo pensione <a href="https://tuttowelfare.info/rinuncia-al-tfr-come-funzionerebbe-la-novita-della-legge-di-bilancio-2026/" target="_blank" rel="noopener">senza destinarvi il Tfr</a> oppure quando abbia riscattato integralmente la propria posizione previdenziale. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Se il dipendente non dispone di una posizione attiva, il datore di lavoro continuerà a gestire il trattamento di fine rapporto secondo le regole ordinarie. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>Una nuova fase per imprese e lavoratori <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<p>Le nuove disposizioni entreranno in vigore dal 1° luglio e sarà necessario attendere i prossimi mesi per comprenderne gli effetti concreti sulla diffusione della previdenza complementare. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>È però evidente che il cambiamento interesserà non soltanto i lavoratori, ma anche le imprese, chiamate a gestire nuovi obblighi informativi e procedure più articolate. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Come affermato anche dal Sole 24 Ore, l&#8217;adesione alla previdenza complementare rappresenta quindi non solo una novità normativa, ma anche una sfida organizzativa. La sua efficacia dipenderà dalla capacità delle aziende di accompagnare i dipendenti in un percorso informativo chiaro e completo, contribuendo a rafforzare la cultura previdenziale fin dall&#8217;ingresso nel mondo del lavoro. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2><strong>FAQ <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h2>
<h4><strong>Che cos’è l’adesione alla previdenza complementare? <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h4>
<p>È il nuovo meccanismo che prevede l’iscrizione automatica alla previdenza complementare per alcune categorie di lavoratori dipendenti del settore privato assunti dal 1° luglio 2026. Il lavoratore conserva comunque la possibilità di rinunciare entro 60 giorni. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4><strong>Chi è interessato dalle nuove regole? <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h4>
<p>Le nuove regole riguardano soprattutto i lavoratori di prima assunzione nel settore privato, esclusi i lavoratori domestici. Sono previste disposizioni specifiche anche per chi cambia azienda dopo il 30 giugno 2026. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4><strong>Il lavoratore può rinunciare all’adesione automatica? <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h4>
<p>Sì. Il lavoratore può rinunciare entro 60 giorni dall’assunzione. In questo caso potrà mantenere il TFR in azienda oppure scegliere un’altra forma di previdenza complementare, secondo le regole applicabili. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4><strong>Cosa deve fare il datore di lavoro? <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h4>
<p>Il datore di lavoro deve fornire al lavoratore tutte le informazioni sulla previdenza complementare prevista dal contratto collettivo applicato, sul funzionamento dell’adesione automatica e sulle alternative disponibili. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4><strong>Cosa succede nei contratti a termine inferiori a 60 giorni? <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h4>
<p>Se il contratto a termine dura meno di 60 giorni, l’adesione automatica non si applica e non produce effetti. Lo stesso vale se il rapporto si interrompe prima della scadenza di questo periodo. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Silenzio assenso TFR 2026: cosa cambia e impatti</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Gelosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26844</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nuovo meccanismo sta per entrare nella fase operativa: impatti, nodi critici e scenari per persone, imprese e operatori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/">Silenzio assenso TFR 2026: cosa cambia e impatti</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 10</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><h3><em>Parte il meccanismo dei sei mesi per il conferimento automatico del TFR ai fondi pensione: impatti operativi, criticità e scenari secondo diversi stakeholder.</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 1° luglio 2026 entra in vigore il meccanismo di silenzio assenso per la destinazione del TFR ai fondi pensione, con una finestra di sei mesi per esprimere la propria scelta. In assenza di indicazioni, il TFR verrà conferito automaticamente alla previdenza complementare.</p>
<p>Una misura delineata nel 2025 che a luglio 2026 entra nella fase operativa, con effetti concreti per aziende, lavoratori/trici e operatori. Abbiamo raccolto il punto di vista di diversi esperti per analizzarne implicazioni e criticità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Silenzio assenso TFR 2026: un cambio di paradigma</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il meccanismo rappresenta, secondo gli operatori, un passaggio rilevante per la diffusione della previdenza complementare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per <strong>Marco Grassi, Ufficio Consulenza investimenti e bancassicurazione di </strong><strong>Banca Etica</strong>, può contribuire a superare l’inerzia decisionale che caratterizza molti lavoratori e lavoratrici. Sottolinea infatti che “<em>in un Paese dove due persone lavoratrici su tre non hanno un fondo pensione attivo, ogni modalità di &#8220;spinta&#8221; verso l&#8217;utilizzo di questo strumento deve essere bene accolta</em>”. Il sistema sposta, infatti, il baricentro da una scelta attiva a un meccanismo automatico, coinvolgendo direttamente anche le aziende: “<em>Il nuovo meccanismo costringe sia il datore di lavoro sia la persona lavoratrice a farsi carico di questo tema e a dover esprimere una scelta, la più consapevole possibile”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una lettura condivisa anche da <strong>Anna Vinci, co-founder di Ciao Elsa</strong>, secondo cui “<em>non è più il lavoratore che deve “attivarsi” per entrare nella previdenza complementare, ma è il sistema che lo accompagna automaticamente dentro, lasciandogli comunque la possibilità di scegliere diversamente entro 60 giorni</em>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Come funziona l’adesione automatica al fondo pensione</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il nuovo meccanismo di silenzio assenso introduce un sistema più strutturato di accesso alla previdenza complementare, incidendo su tempi, modalità di adesione e gestione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal punto di vista operativo, il sistema si basa su una maggiore integrazione tra TFR e contribuzione previdenziale. Come evidenzia <strong>Andrea Mariani, Segretario di Assofondipensione</strong>, “<em>il nuovo regime poggia su quattro pilastri che trasformano l&#8217;accesso alla previdenza complementare</em>”. In particolare:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>la finestra decisionale viene ridotta (180 a 60 giorni per i neo-assunti), rendendo più rapido il processo di adesione</li>
<li>l’adesione non riguarda più solo il TFR, ma include automaticamente la quota del lavoratore e il contributo del datore di lavoro previsto dai contratti collettivi</li>
<li>l’allocazione degli investimenti diventa più coerente con il profilo dell’aderente, linee diversificate basate sull&#8217;età e sull&#8217;orizzonte temporale dell&#8217;aderente che superano logiche standardizzate (comparti garantiti a basso rendimento)</li>
<li>si riducono gli adempimenti amministrativi per le aziende, grazie a procedure più semplificate</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Previdenza complementare: impatti per aziende e datori di lavoro</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo Mariani (Assofondipensione), la criticità principale riguarda soprattutto il fronte finanziario, legato alla perdita del TFR come fonte di autofinanziamento, in particolare per le PMI che la vivono &#8220;<em>con grande resistenza</em>&#8220;, superabile prevedendo &#8220;<em>delle misure compensative per le PMI che facilitino l’accesso a fonti di finanziamento alternative al TFR</em>&#8220;. Concorda Grassi (Banca Etica), riguardo le PMI<em> “laddove il TFR trattenuto in casa rappresenta di fatto una fonte di autofinanziamento, le novità inserite nelle Legge di Bilancio pongono il tema di programmare meglio i flussi finanziari, ma anche di valorizzare i vantaggi fiscali previsti per l&#8217;impresa stessa”. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto a questo, come evidenzia <strong>Davide Cominardi, Senior Investment Consultant Manager di Moneyfarm, </strong>“t<em>ra i principali punti di attenzione emerge il rafforzamento del ruolo informativo delle aziende</em>”. Un aspetto condiviso: Vinci (Ciao Elsa) sottolinea come la normativa richiede comunicazioni più strutturate e trasparenti, con l’obiettivo di rendere la scelta effettivamente consapevole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Vantaggi, non solo più adesione</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il meccanismo punta chiaramente ad aumentare l’adesione alla previdenza complementare. Cominardi (Moneyfarm) richiama “<em>le implicazioni psicologiche [&#8230;] d’ora in poi, chiunque non voglia aderire alla previdenza complementare dovrà compiere un’azione specifica, laddove la tendenza delle persone è quella di mantenere l’opzione predefinita, invece che cambiarla (cd bias dello status quo)</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’impostazione coerente con l’economia comportamentale, come evidenziato anche da Vinci (Ciao Elsa): “<em>cambiare il “default” aiuta le persone a fare scelte più in linea con il proprio interesse di lungo periodo</em>”</p>
<p>Tra i benefici operativi:</p>
<ul>
<li>attivazione immediata del contributo datoriale</li>
<li>anticipo dell’anzianità previdenziale</li>
<li>migliore allocazione degli investimenti</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tal proposito, per quanto riguarda il ruolo dei comparti Life Cycle, per Cominardi (Moneyfarm) si tratta di “<em>una politica di investimento che adegua progressivamente la composizione del portafoglio in funzione del tempo che separa l’iscritto dal pensionamento</em>”, mentre Vinci (Ciao Elsa) esprime più scetticismo &#8220;<em>è una logica coerente nel lungo periodo, ma non è una garanzia di rendimento: i mercati finanziari hanno cicli e possono attraversare fasi anche molto negative. Tuttavia, proprio per questo, la progressività (più rischio all’inizio, meno alla fine) serve a gestire queste oscillazioni nel tempo, che sono fisiologiche nei mercat</em>i&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Criticità: consapevolezza e sostenibilità del sistema </strong></h4>
<p>Un nodo riguarda l’inclusione, come evidenzia il Segretario di Assofondipensione: “<em>l’attuale sistema continuerà a vedere una minore tasso di partecipazione da parte dei lavoratori dipendenti con <a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/" target="_blank" rel="noopener">retribuzioni inferiori</a> e occupati nelle aziende con un numero di addetti molto contenuto</em>”. Si potrebbe, ad esempio, prevedere per chi ha retribuzioni particolarmente basse la possibilità di sterilizzare completamente l’effetto di aderire alla previdenza complementare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In aggiunta, sempre per Mariani (Assofondipensione), il sistema continua a soffrire di una scarsa integrazione tra previdenza pubblica e complementare &#8211; ad eccezione di due tentativi (RITA e il meccanismo della Legge di Bilancio 2025, non reso poi effettivo). Cominardi (Moneyfarm) si sofferma sul medesimo aspetto: la Legge di Bilancio 2026 “<em>ha però mantenuto ancora separate le strade della previdenza complementare e di quella pubblica, con un passo indietro rispetto alla Manovra del 2025. Una maggiore interconnessione tra i due sistemi potrebbe avere la capacità di creare ulteriore valore aggiunto per tutti i cittadini</em>”. Aggiunge &#8220;<em> un solo anno dalla sua introduzione, la Manovra del 2026 ha eliminato la possibilità di utilizzare la rendita del fondo pensione per il raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata contributiva&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul fronte operativo, Vinci (Ciao Elsa) richiama il tema della consapevolezza: “s<em>e dovessimo individuare una carenza principale, non è tanto (o solo) nelle regole, ma in tutto ciò che accompagna le regole: l’informazione</em>“. E aggiunge “<em>ridurre la finestra decisionale a 60 giorni può essere un’arma a doppio taglio [&#8230;] si rischia che il lavoratore non abbia il tempo o gli strumenti per capire davvero cosa sta succedendo</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Cosa manca: incentivi, giovani e integrazione</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per Mariani (Assofondipensione) ancor prima di integrare, è necessario rivedere alcuni provvedimenti che incidono sull’equilibrio del sistema: “<em>due provvedimenti che sono stati presi e auspicheremmo che fossero modificati: </em></p>
<ol>
<li><em>la asserita portabilità del contributo datoriale alle forme individuali che invade il campo dell’autonomia collettiva, snaturando uno dei pilastri del sistema della previdenza complementare;</em></li>
<li><em>l’innalzamento sproporzionato e incoerente delle sanzioni per chi opera nel settore della previdenza complementare”.</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le nuove generazioni potremmo dire non sono le protagoniste, evidente la mancanza di strumenti dedicati proprio ai più giovani. Vinci (Ciao Elsa) sottolinea “<em>c’è un tema che secondo noi è particolarmente interessante e su cui ci aspettavamo un passo avanti: l’introduzione di strumenti di previdenza complementare dedicati ai nuovi nati</em>”, così anche Grassi (Banca Etica) “<em>In presenza di bassa natalità e di retribuzioni deboli, con conseguente indebolimento complessivo del sistema pensionistico pubblico, si sarebbe potuto attendere una maggiore spinta a vantaggio dei giovani&#8221;, </em>che propone anche due possibili misure di diverso impatto: da un parte, rafforzare gli incentivi fiscali, ad esempio aumentando il limite di deducibilità dei contributi ai fondi pensione rispetto agli attuali 5.300 euro, dall&#8217;altra introdurre strumenti di previdenza complementare a partire già dalla nascita, attraverso meccanismi di contribuzione congiunta tra Stato e famiglia. Iniziative di questo tipo sono già state sperimentate a livello locale, in particolare in Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, e potrebbero essere estese su scala più ampia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, sempre Grassi (Banca Etica)“<em>Con un po’ di coraggio, avremmo anche potuto attendere che venisse introdotto un vincolo per i gestori dei fondi pensione nell’avere una percentuale minima obbligatoria di investimenti in linee ESG, per superare la situazione paradossale che vede il TFR delle persone lavoratrici investito in titoli e/o aziende che non rispettano, ad esempio, i diritti dei lavoratori”</em></p>
<h4></h4>
<h4><strong>Scenari: effetti su sistema e previdenza complementare</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel medio-lungo periodo, il meccanismo potrebbe rafforzare la diffusione dei fondi pensione. Secondo Vinci (Ciao Elsa), <em>“nel sistema contributivo la pensione pubblica sarà mediamente più bassa [&#8230;] quindi senza integrazione privata il rischio è avere un gap previdenziale importante” </em>per cui l’aumento della partecipazione può contribuire a:</p>
<ul>
<li>ridurre il gap pensionistico</li>
<li>migliorare la sostenibilità del sistema</li>
<li>diffondere la cultura previdenziale</li>
</ul>
<p>Il punto centrale resta però l’equilibrio tra automatismo e consapevolezza: “<em>è proprio su questo equilibrio [&#8230;] che si gioca l’efficacia della riforma [&#8230;] </em><em>Interventi come quelli proposti vanno esattamente in questa direzione: spostano il tema della previdenza dentro la vita quotidiana delle famiglie, lo rendono più concreto, più vicino, più “normale”. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tal proposito, come sostiene Banca Etica, “<em>Forse potrebbe essere utile anche aiutare le imprese ad investire su un profilo di <a href="https://tuttowelfare.info/formazione/" target="_blank" rel="noopener">welfare manager aziendale</a> con attenzione verso la previdenza complementare: coinvolgere un consulente del lavoro &#8211; spesso esterno &#8211; sporadicamente forse non permette la giusta familiarità con la materia.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>FAQ – Silenzio assenso TFR dal 1° luglio 2026</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quando entra in vigore il silenzio assenso sul TFR  2016 verso i fondi pensione?</strong></p>
<p>Il meccanismo di silenzio assenso per il conferimento del TFR ai fondi pensione è previsto in partenza dal 1° luglio 2026. Da questa data decorre la finestra temporale entro cui deve essere espressa la scelta.</p>
<p><strong>Come funziona il meccanismo dei sei mesi?</strong></p>
<p>A partire dall’entrata in vigore, è prevista una finestra di sei mesi durante la quale il lavoratore può decidere se destinare il TFR a una forma di previdenza complementare o mantenerlo secondo le modalità alternative previste. In assenza di una scelta esplicita, si attiva il meccanismo di conferimento automatico.</p>
<p><strong>Cosa succede in caso di mancata scelta entro i termini?</strong></p>
<p>Se entro i sei mesi non viene espressa alcuna opzione, il TFR viene automaticamente conferito a un fondo pensione, secondo i criteri individuati dalla normativa e dagli accordi collettivi applicabili.</p>
<p><strong>Quali sono gli impatti operativi per le aziende?</strong></p>
<p>Le aziende sono chiamate a gestire:</p>
<ul>
<li>la corretta informazione ai lavoratori</li>
<li>il rispetto delle tempistiche previste</li>
<li>l’eventuale aggiornamento dei processi amministrativi e HR</li>
<li>Il meccanismo comporta quindi un rafforzamento degli obblighi organizzativi e informativi.</li>
</ul>
<p><strong>Qual è il ruolo dei consulenti del lavoro in questo contesto?</strong></p>
<p>I consulenti del lavoro svolgono un ruolo centrale nel supportare le aziende:</p>
<ul>
<li>nella gestione delle scadenze</li>
<li>nella corretta applicazione della normativa</li>
<li>nella prevenzione di possibili criticità o contenziosi</li>
<li>Diventano quindi un punto di riferimento operativo e interpretativo.</li>
</ul>
<p><strong>Il silenzio assenso garantisce un aumento dell’adesione ai fondi pensione?</strong></p>
<p>Il meccanismo è pensato per incrementare le adesioni alla previdenza complementare, ma l’efficacia dipenderà anche da fattori come:</p>
<ul>
<li>il livello di informazione</li>
<li>la fiducia nei fondi pensione</li>
<li>la capacità di accompagnamento da parte di aziende e intermediari</li>
</ul>
<p><strong>Quali criticità emergono nella fase di avvio?</strong></p>
<p>Tra i principali aspetti critici segnalati:</p>
<ul>
<li>il rischio di scelte non pienamente consapevoli</li>
<li>la complessità nella comunicazione ai lavoratori</li>
<li>la gestione operativa nei primi mesi di applicazione</li>
</ul>
<p><strong>Il meccanismo modifica la disciplina generale del TFR?</strong></p>
<p>Il silenzio assenso interviene sulle modalità di scelta e destinazione del TFR, ma non modifica la natura del trattamento stesso. Restano invece centrali le regole sulla previdenza complementare e sugli accordi collettivi applicabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/">Silenzio assenso TFR 2026: cosa cambia e impatti</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Casse di previdenza a sostegno della silver economy</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/casse-di-previdenza-a-sostegno-della-silver-economy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 08:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26419</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel recente Rapporto sugli investimenti delle Casse di previdenza, il presidente della Covip, Mario Pepe, ha illustrato come la silver economy potrebbe essere un buon segmento per investire gli asset gestiti dalle casse stesse, nel rispetto delle linee guida di rischiosità, trasparenza e sguardo al futuro che devono osservare</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>L&#8217;aumento dei lavoratori autonomi rispetto al passato, una crescente consapevolezza sugli strumenti di accumulo individuali disponibili e una popolazione anziana più attiva rappresentano le basi su cui si poggia il successo delle Casse di previdenza in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le difficoltà crescenti causate dal progressivo invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica stanno spingendo sempre più lavoratori a pensare con largo anticipo al loro futuro. Non sorprende quindi che il più recente rapporto Adepp parli di una crescita della previdenza complementare del 4% tra il 2023 e il 2024, che a sua volta ha generato e genererà afflussi di denaro sempre più alti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per dare un&#8217;idea del fenomeno, l&#8217;ultimo Rapporto sugli investimenti delle Casse di previdenza, presentato dal presidente della Covip Mario Pepe, mostra come queste istituzioni siano passate da un patrimonio in gestione per 72 miliardi di euro nel 2014 a uno di oltre 125 miliardi nel 2024, registrando una crescita superiore a 53 miliardi di euro; pari al 5,7% annuo. Ciò ha permesso loro di imporsi non solo come un pilastro del welfare del nostro Paese, ma anche come una soluzione di investimento capace di sovraperformare molte altre strategie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le dinamiche demografiche e macroeconomiche di lungo periodo che oggi viviamo hanno anche permesso alle Casse di previdenza di generare un avanzo di circa 4,4 miliardi di euro nell&#8217;ultimo esercizio. Questo perché proprio i nuovi ingressi hanno permesso loro di incassare 14,2 miliardi di contributi negli ultimi 12 mesi, che hanno ampiamente compensato i 9,8 miliardi di prestazioni erogate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, però, sorge un quesito. Lo scopo delle Casse di previdenza, oltre a garantire pensioni e ammortizzatori sociali a specifiche categorie di lavoratori autonomi e liberi professionisti, è gestire i contributi di questi ultimi in modo prudente, trasparente e orientato al futuro. Un incarico molto importante, considerando che sicuramente <a href="https://tuttowelfare.info/la-crescita-delle-retribuzioni-non-compensa-quella-delle-pensioni/" target="_blank" rel="noopener">la spesa in pensioni è destinata ad aumentare</a>. Quindi, come sarà stanziato l’avanzo generato?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto affermato dal presidente della Covip si presenta come una soluzione di investimento interessante, condivisa anche da altri asset manager, particolarmente attivi nel mercato immobiliare. Un esempio è la sezione “Real Estate Investment Management” di BNP Paribas, che in uno studio pubblicato lo scorso dicembre ha evidenziato non solo gli elevati rendimenti che possono essere generati dalle soluzioni “long-term care”, ma anche come i Paesi del Sud Europa offrano in media meno posti nelle strutture citate da Mario Pepe. Ciò rende questi segmenti ancora più redditizi, tanto che lo stesso report parla di un margine operativo lordo attorno al 6%-7% per l’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, da quanto emerge dal Rapporto sugli investimenti delle Casse di previdenza, queste appaiono ben posizionate per offrire non solo rendimenti attrattivi per chi decide di affidare loro i propri contributi pensionistici, ma anche un piano per lo sviluppo di asset, immobiliari e non, che col passare degli anni saranno sempre più richieste. Ciò è particolarmente vero in un Paese come il nostro, in cui la percentuale di anziani sul totale della popolazione è in costante crescita.</p>
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		<title>Rinuncia al TFR: come funzionerebbe questa novità?</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/rinuncia-al-tfr-come-funzionerebbe-la-novita-della-legge-di-bilancio-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 09:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se venisse confermata nella Legge di Bilancio 2026, molti più lavoratori potrebbero superare la soglia del triplo dell'assegno sociale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/rinuncia-al-tfr-come-funzionerebbe-la-novita-della-legge-di-bilancio-2026/">Rinuncia al TFR: come funzionerebbe questa novità?</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>In questi giorni si è iniziato a parlare dei provvedimenti che potrebbero essere presi con la <strong>Legge di Bilancio 2026</strong> e uno di quelli che ha fatto più discutere è sicuramente l’opzione che prevede la <strong>rinuncia al TFR per anticipare il pensionamento</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma in che modo rinunciare alla liquidazione, maturata nel corso degli anni in cui si è svolto il proprio impiego e a cui si ha diritto al momento dell&#8217;interruzione del contratto, dovrebbe permettere a un lavoratore subordinato di andare in pensione prima? La risposta a questa domanda la si può trovare nella normativa che regolamenta il pensionamento anticipato contributivo, ossia per chi ha iniziato a versare i contributi dal 1996 o entro il 1995 se disposto a ricalcolare l’assegno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa normativa afferma che si può andare in pensione a 64 anni, ovvero tre anni prima di quanto prevede il pensionamento per raggiunti limiti d’età, <strong>se si sono versati almeno 25 anni di contributi e se l’importo che verrebbe corrisposto è superiore di almeno tre volte l’assegno sociale</strong> (questa soglia è inferiore per le lavoratrici con figli). Ciò significa, secondo alcune simulazioni realizzate dal Corriere della Sera, che chi non ha un reddito di almeno 1.650€ netti non può usufruire di questa opzione, in quanto il secondo dei due requisiti richiesti non sarebbe rispettato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, se la rinuncia al TFR permettesse di trasformare quest’ultimo non più in una liquidazione, ma in una rendita che va a comporre il reddito pensionistico, la quale a sua volta andrebbe a contribuire al raggiungimento della soglia del triplo dell’assegno sociale, allora molti più lavoratori, operanti nel settore privato o nel cosiddetto <em>pubblico impiego contrattualizzato,</em> potrebbero andare in pensione anticipata, in quanto <strong>lo stipendio netto minimo necessario scenderebbe a 1.350€</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sebbene siano già in molti quelli che si sono messi a fare i calcoli per capire se rinunciare a una porzione dello stipendio, per riceverlo sotto un&#8217;altra forma, sia o meno conveniente, è bene ricordare che la Legge di Bilancio del 2026 è ancora in fase di discussione e il suo testo potrebbe cambiare anche profondamente dal momento in cui si scrive a quello in cui sarà approvata. Tuttavia, se tutto questo dovesse trovare conferma, una cosa la si potrebbe comunque affermare, ovvero che l’attuale Governo sta proseguendo un trend che si era già osservato <a href="https://tuttowelfare.info/pensione-anticipata-le-principali-novita-dalla-legge-di-bilancio/" target="_blank" rel="noopener">all’inizio di quest’anno</a> per quanto riguarda le pensioni, ovvero quello della flessibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti, questo nuovo provvedimento va in una direzione già osservata e ben definita: consentire a un numero maggiore di persone di uscire dal mercato del lavoro, ma rinunciando a parte della loro retribuzione, lasciando al singolo individuo la possibilità di farsi i conti in tasca e decidere cosa sia meglio per lui o per lei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad oggi è difficile capire se questa misura potrà avere successo, in quanto non sappiamo quale sarà il tasso di conversione, se ci saranno ritenute e nemmeno se il provvedimento sarà approvato. Tuttavia, da come è stato descritto fino a oggi, <strong>non sembra una misura particolarmente gravosa per lo Stato</strong>, che già spende in pensioni più del 15% del Pil.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al tempo stesso, però, non sembra nemmeno una manovra che cerca di creare un mercato del lavoro in grado di attrarre un numero maggiore di giovani. Infatti, i dati più recenti diffusi dall&#8217;Istat dicono che il boom dell&#8217;occupazione è dovuto all&#8217;assunzione soprattutto di over 50, mentre tra gli over 35 il trend è inverso, <strong>con il numero dei NEET intorno ai 2 milioni di individui lo scorso anno</strong>. Un quadro che difficilmente migliorerà se non si prenderanno provvedimenti più incisivi.</p>
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		<item>
		<title>L’importanza del welfare generativo in Italia</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/limportanza-del-welfare-generativo-in-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 08:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante i progressi fatti. Coloro che usufruiscono di prestazioni o servizi sociali sono ancora una piccola parte di chi ne avrebbe diritto. Per questo l'Inps si pone l'obiettivo di creare un welfare generativo che diffonda la conoscenza tra la popolazione, soprattutto tra le fasce più fragili</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Nel suo 24esimo Rapporto, pubblicato qualche giorno fa, oltre ai dati sull’andamento del nostro sistema pensionistico, l’Inps ha dedicato ampio spazio al cosiddetto “welfare generativo”, affermando come sia questo il modello a cui l’Italia dovrebbe tendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma che cos’è il welfare generativo? E come mai è così importante per il nostro Istituto Nazionale di Previdenza? Per rispondere a queste domande è necessario procedere con ordine. Con “welfare” si intende la capacità di uno stato di garantire a tutti i suoi cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. Si tratta quindi di un sistema passivo, in cui l’ente pubblico redistribuisce delle risorse per coloro che hanno il diritto di usarle. Il termine “generativo”, invece, implica l’introduzione di un elemento di responsabilità, che porti anche alla rigenerazione delle risorse messe a disposizione, in modo che un numero maggiore di persone possa accedervi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa necessità è dovuta al basso livello di quello che l’Inps, nel suo report, definisce “<em>take-up</em>”, ovvero il rapporto tra coloro che hanno richiesto e usufruito di una prestazione e coloro che ne avrebbero diritto. In particolare, è emerso come questo basso tasso di utilizzo sia dovuto a una mancanza di conoscenza o al bisogno di un supporto al momento dell’applicazione, che, nonostante i miglioramenti fatti, restano un grande ostacolo per molti italiani, soprattutto per quelli che hanno <a href="https://tuttowelfare.info/caregiver-e-lavoro-la-rinuncia-puo-costare-miliardi-di-euro/">bisogno di un supporto</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per superare queste problematiche e raggiungere il modello di welfare generativo, l’Inps ha deciso di lanciare il progetto “Inps in rete per l’inclusione”, allo scopo di trasformarsi in un player di primo piano, che collabori attivamente con i vari erogatori di prestazioni, con un occhio particolare al Terzo Settore. Infatti, è obiettivo dichiarato dell’Istituto Previdenziale creare percorsi di inclusione sociale e lavorativa per le fasce più fragili della popolazione. In particolare, sono state attivate linee di azione per offrire servizi personalizzati a:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Donne vittime di violenza di genere, che ha portato e porterà a una stretta collaborazione con Centri Antiviolenza, Case Rifugio e Servizi Sociali dei Comuni</li>
<li>Persone in grave stato di emarginazione da reinserire nel mondo del lavoro, che invece coinvolge l’Ordine dei Consulenti del Lavoro e la Caritas Italiana (linea di azione “Riscopriamo i talenti”)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per lanciare ed espandere questo progetto, l’Inps sfrutta la sua enorme estensione a livello territoriale, avvalendosi del Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali (SUISS) per quanto riguarda la definizione e il consolidamento dei sistemi informativi di area sociale. A questo si affianca poi il progetto WAAS (<em>Welfare as a Service</em>), per favorire l’interoperabilità tra i vari sistemi informativi e le banche dati della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda il monitoraggio dei progressi, invece, è possibile tracciare la rapida evoluzione del sistema attraverso il SIISL (Sistema Informativo per l’inclusione Sociale e Lavorativa), il quale, ad appena due anni dalla sua piena realizzazione, è già in grado di fornire in modo puntuale la descrizione dei volumi, delle distribuzioni e delle caratteristiche delle platee di utenti; nonché delle offerte di lavoro che vi sono inserite. Ciò permette anche una maggiore efficienza nel fare incontrare domanda e offerta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante questo modello di welfare generativo sia stato lanciato solo lo scorso anno, l’Inps riporta come vi siano già dei risultati tangibili, dato che, rispetto all’anno precedente, il numero di utenti coinvolti è cresciuto del 286% circa (da 1400 a 5400) e anche le prestazioni dello stesso Istituto hanno registrato un’impennata di quasi il 520% (da 488 a 3021).</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/limportanza-del-welfare-generativo-in-italia/">L’importanza del welfare generativo in Italia</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La crescita delle retribuzioni non compensa quella delle pensioni</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/la-crescita-delle-retribuzioni-non-compensa-quella-delle-pensioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 11:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=25294</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nonostante nell'ultimo anno siano aumentate, la crescita delle retribuzioni appare ancora troppo contenuta per far fronte alla spesa previdenziale in costante crescita nel nostro Paese.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Secondo i dati diffusi dall’Istat, nel 2024 la crescita delle retribuzioni si è attestata, mediamente, al 3,1%; un aumento che per la prima volta dal periodo della pandemia è tornato a superare l’inflazione, comportando non solo una cifra più alta in busta paga, ma anche un maggior potere d’acquisto per gli italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, dai dati forniti dall’analisi annuale di ODM Consulting, denominata <em>Total Reward Trends – Analisi Dati Retributivi</em>, si evince come anche la disparità tra gli inquadramenti più alti (i dirigenti) e quelli più bassi (gli operai) dei lavoratori dipendenti si sia ridotta rispetto al 2023, con questi ultimi che hanno visto crescere la loro retribuzione base del 2,8%, mentre i primi “solamente” dello 0,8%. I compensi delle altre due categorie intermedie, ossia quadri e impiegati, sono cresciuti rispettivamente del 2,9% e del 2,2%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Purtroppo, se da un lato si riscontrano risultati positivi, dall’altro la crescita delle retribuzioni rimane ancora troppo bassa, rischiando di generare una situazione insostenibile per lo Stato italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti, non solo permangono grandi problematiche dal punto di vista dell’equità sociale (sempre dai dati di ODM Consulting risulta che un dirigente guadagna mediamente 120.562€ l’anno contro i 28.479€ di un operaio), ma anche da un punto di vista puramente economico. Per rendersene conto basta osservare il “patto sociale” su cui si regge il sistema previdenziale italiano, per cui, fondamentalmente, le nuove generazioni di lavoratori pagano le pensioni a chi ha lasciato il posto di lavoro per raggiunti limiti d’età o per aver pagato i contributi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo le ultime stime dell’Inps, nel 2024 sono stati pagati 396,6 miliardi di euro in pensioni per 23,7 milioni di occupati, di cui 14,8 milioni (il 62,4%) sono lavoratori dipendenti non agricoli. A percepire queste pensioni sono state circa 17,8 milioni di persone (poco meno del 10% in più rispetto al 2023).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per semplicità, si supponga che sia la crescita delle retribuzioni, sia l’aumento dei pensionati saranno gli stessi anche nel 2025. Se così fosse, quest’anno lo Stato si troverà a pagare il 10% in più di quello che ha speso nel 2024, per un totale di 436,3 miliardi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Supponendo ora che 62,4% di questa cifra, ovvero l’ammontare di lavoratori dipendenti non agricoli, debba essere coperta proprio dalle imposte sul reddito di questi ultimi, il costo della loro partecipazione al sistema previdenziale passerebbe da 247 a 273 miliardi, per un aumento di 26 miliardi lordi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, si verifichi se l’attuale crescita delle retribuzione è in grado di sostenere questo trend. Sempre secondo i dati ODM Consulting, nel 2024 vi erano:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>130.000 dirigenti per 120.562€ lordi l’anno</li>
<li>510.000 quadri per 63.631€ lordi l’anno</li>
<li>5.800.000 impiegati per 35.563€ lordi l’anno</li>
<li>7.800.000 operai per 28.479€ lordi l’anno</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Moltiplicando ogni ammontare per la sua retribuzione media e calcolando le imposte corrispondenti seguendo gli attuali scaglioni Irpef, si ottiene che in Italia dovrebbero essere state pagate imposte sul reddito base da lavoro dipendente per 147,6 miliardi, a fronte dei 247 “spettanti”; una differenza di quasi 100 miliardi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Supponendo che le retribuzioni aumentino del 3,1% anche nel 2025, a fronte dei 273 miliardi menzionati prima, ci sarebbero solamente 152,2 miliardi, per un differenziale superiore a 21 miliardi in appena un anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come più volte detto, questi calcoli si basano su assunzioni forti, che non tengono conto di molti trend come il calo della natalità, il conseguente calo degli occupati, l’andamento dell’inflazione o il fatto che <a href="https://tuttowelfare.info/la-famiglia-italiana-tra-inverno-demografico-e-welfare-fai-da-te/" target="_blank" rel="noopener">il numero di pensionati in Italia sta crescendo in modo più che proporzionale</a>; pertanto, i numeri presentati non intendono quantificare il fenomeno (che assumerebbe connotati ancora peggiori di quelli visti). Piuttosto, essi descrivono bene una situazione di grave emergenza e che sta progressivamente peggiorando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla luce di questo trend, qualora le retribuzioni non crescessero in modo diverso, soprattutto tra impiegati e operai, che rappresentano la maggioranza dei lavoratori, continueremo a vedere <a href="https://tuttowelfare.info/risparmio-previdenza-complementare-in-italia-cambiamenti-nel-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">pensioni sempre più scarne</a>, aumenti dell’età pensionabile e una forte crescita dell’indebitamento e di forme di previdenza integrative private.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/la-crescita-delle-retribuzioni-non-compensa-quella-delle-pensioni/">La crescita delle retribuzioni non compensa quella delle pensioni</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<item>
		<title>Pensione anticipata e non solo: le principali novità dalla legge di Bilancio 2025</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/pensione-anticipata-le-principali-novita-dalla-legge-di-bilancio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 10:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pensione anticipata contributiva, quota 103 e adeguamento all'inflazione: cosa cambia da quest'anno?</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/pensione-anticipata-le-principali-novita-dalla-legge-di-bilancio/">Pensione anticipata e non solo: le principali novità dalla legge di Bilancio 2025</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Nella <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/12/31/24G00229/sg" target="_blank" rel="noopener">legge di Bilancio 2025</a> ci sono state più conferme che novità per coloro che accederanno alla pensione anticipata o di vecchiaia nell’anno in corso, come riportano anche i colleghi de Il Sole 24 Ore nella recente Guida. Costoro, infatti, potranno ancora contare su strumenti quali quota 103, opzione donna, Ape sociale, isopensione, assegno straordinario, Rita e altri ancora. Ciò però non significa che le novità siano del tutto assenti dalla manovra e quelle più degne di nota sono principalmente tre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima, e forse più importante, riguarda la pensione anticipata contributiva. Come noto, oggi in Italia si va in pensione al compimento dei 67 anni (pensione di vecchiaia) o per aver versato contributi per 42 anni (41 per le donne) e 10 mesi (pensione anticipata ordinaria). Tuttavia, <strong>quei lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi a partire dal 1996 possono usufruire anche della cosiddetta pensione anticipata contributiva</strong>, alla quale, fino allo scorso anno, era possibile accedervi soddisfacendo i seguenti requisiti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Avere almeno 64 anni</li>
<li>Aver versato almeno 20 anni di contributi effettivi</li>
<li>L’importo lordo del primo assegno pensionistico mensile non deve essere inferiore a tre volte l’assegno sociale. Questo multiplo scende a 2,8 per le donne con un figlio e a 2,6 per chi ha almeno due figli.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>La riforma introdotta quest’anno riguarda proprio quest’ultimo punto. Infatti, se fino al 2024 un lavoratore di almeno 64 anni poteva continuare a versare i contributi al fine di raggiungere l’importo minimo richiesto, <strong>da quest’anno sarà possibile inserire nel calcolo anche l’assegno della pensione integrativa</strong>, con l’effetto che il montante di quest’ultima sarà trattato alla stregua di un assegno di previdenza obbligatoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò dovrebbe andare a ridurre considerevolmente il tempo che trascorrerebbe tra il compimento del 64° anno di età e il raggiungimento della soglia minima richiesta. Tuttavia, verosimilmente per evitare un numero eccessivo di uscite dal mondo del lavoro, sono stati imposti dei limiti più severi: <strong>gli anni di contributi minimi per chi sceglie la pensione contributiva anticipata sfruttando la <a href="https://tuttowelfare.info/risparmio-previdenza-complementare-in-italia-cambiamenti-nel-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">previdenza integrativa</a> salgono da 20 a 25 anni. </strong>Inoltre, a partire dal 2030, l’importo minimo ordinario salirà da 3 a 3,2 volte l’assegno sociale. Non si può poi escludere che queste condizioni vengano riviste e inasprite, qualora il provvedimento vada a gravare eccessivamente sul bilancio pubblico e costringa il governo a sforare il budget stanziato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La seconda novità riguarda la cosiddetta “quota 103”. Anche per quest’anno potranno accedere alla pensione coloro che hanno compiuto 62 anni e versato 41 anni di contributi, ma, mentre per chi aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023 aveva diritto a un importo lordo mensile che non fosse superiore a cinque volte il trattamento minimo, <strong>da quest’anno il limite massimo è stato cambiato in quattro volte il trattamento minimo</strong> nel tempo che trascorrerà tra il percepimento di questo reddito e il raggiungimento dell’età pensionabile (oggi 67 anni). A seguito di tale scadenza, la pensione sarà corrisposta “a calcolo”, e questo tetto non sarà più applicato. Tuttavia, è chiaro che chi ne vorrà usufruire dovrà essere disposto a rinunciare a una parte della retribuzione maggiore rispetto allo scorso anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, le terza e ultima novità che vale la pena accennare riguarda l’adeguamento dell’importo all’inflazione. Grazie a un indice inflazionistico che si è attestato solamente allo 0,8%, <strong>per il governo è stato possibile attuare delle modalità più generose rispetto allo scorso anno</strong>. Dall’altro, un indice così basso comporta anche che gli aumenti, qualora ve ne saranno, saranno limitati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, ciò che emerge dalla nuova legge di Bilancio è l’intenzione del governo di rendere maggiormente accessibile la pensione anticipata, senza però gravare eccessivamente sulle finanze pubbliche. Ciò porterà coloro che decideranno di usufruire di questa opportunità a dover sostenere rinunce relativamente maggiori rispetto agli anni passati.</p>
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		<item>
		<title>Risparmio: la previdenza complementare in Italia alla prova dei cambiamenti nel lavoro</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/risparmio-previdenza-complementare-in-italia-cambiamenti-nel-lavoro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Villa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 14:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Donne e giovani tra i più penalizzati. Quali possibili soluzioni per la loro pensione e la sostenibilità del sistema? Ne parliamo con Maurizio Agazzi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/risparmio-previdenza-complementare-in-italia-cambiamenti-nel-lavoro/">Risparmio: la previdenza complementare in Italia alla prova dei cambiamenti nel lavoro</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 10</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Parliamo di previdenza complementare in Italia nella <strong>Giornata del Risparmio</strong>, che festeggia quest’anno il suo centenario e apre anziché chiudere il Mese dell’Educazione Finanziaria e Previdenziale. La ricorrenza vuole fungere da stimolo per guidare il Paese verso una maggiore cultura del suo futuro, e di stimoli non ne mancano sicuramente quando si parla di questi argomenti con un interlocutore come <strong>Maurizio Agazzi, tra i maggiori esperti di previdenza complementare in Italia</strong> e per quasi trent’anni direttore generale del Fondo Cometa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Proprio in occasione di questa Giornata, <a href="https://tuttowelfare.info/" target="_blank" rel="noopener">Tuttowelfare</a> lo ha intervistato per avere il suo punto di vista sullo stato del welfare in Italia, e sulle risposte che può dare ai lavoratori e al Paese. Pensiamo alle difficoltà reddituali delle famiglie, agli svantaggi delle carriere femminili e alla bassa occupazione giovanile che tutto fa fuorché incrementare la sensibilità delle nuove generazioni verso il risparmio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dottor Agazzi, ricorre oggi la</strong> <strong>Giornata del Risparmio. Proviamo a riavvolgere il nastro e a tornare alla fine dello scorso millennio, quando lei era tra coloro che hanno dato il via alla previdenza complementare in Italia. Quale era l&#8217;idea alla base di quella &#8220;movimentazione&#8221;? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il dibattito sulla costituzione di fondi di nuova emanazione nasce a fine anni ‘80, dalla riflessione e intuizione di <strong>mettere a disposizione dei lavoratori dipendenti un reddito aggiuntivo</strong> con cui potessero sostenere le loro necessità, ad esempio lo studio dei figli.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Insieme a questo, la valutazione, come parti sociali, era che si doveva e si poteva <strong>dare ai lavoratori l’opportunità di intervenire su quella che era definita la democrazia economica</strong>, permettendo loro di partecipare allo sviluppo del Paese attraverso gli investimenti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La legislazione, prima con la legge 124 poi con la 335, diede il via ufficialmente a questi fondi. La dimensione nazionale e di categoria era quella che meglio poteva rispondere ai bisogni degli aderenti perché legata a una platea definita (ad esempio, i lavoratori metalmeccanici, diversi dai tessili), mentre oggi i confini sono più labili.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che cosa l’ha spinta a impegnarsi in prima persona? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi sono avvicinato a questo mondo perché lo consideravo un completamento del mio percorso di militanza professionale sulla tutela collettiva e individuale, e perché ritenevo necessario affrontare le questioni della democrazia economica e degli investimenti con una visione sociale.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Investimenti ESG, quindi, già allora? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Già nel 1997 si ragionava in effetti di investimenti sostenibili anche se con una concezione più etica. Ciò che si voleva era combinare la gestione dei risparmi dei lavoratori, per produrre una pensione aggiuntiva, con l’introduzione di criteri valoriali negli investimenti che facessero poi tornare quei risparmi a vantaggio dei lavoratori stessi. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sono trascorsi 25/30 anni e sono cambiate molte cose. Oggi cosa rappresenta la previdenza complementare? Quali sono gli obiettivi che sono stati raggiunti e quali invece quelli mancati o ancora da raggiungere? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Possiamo individuare due momenti in questo periodo storico.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il primo momento godeva di una normativa che favoriva i fondi pensione negoziali e che, con le cautele del caso, consentiva di provare a sperimentare un <strong>modo diverso di fare finanza, cioè con fini previdenziali</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Il secondo momento inizia nel 2007, quando il decreto 252 ha azzerato la differenza tra secondo e terzo pilastro</strong>. Questo ha un po&#8217; snaturato la funzione dei <strong>fondi negoziali che hanno dovuto rincorrere gli strumenti finanziari del terzo pilastro</strong> e un rendimento anche di breve periodo, dimenticando la loro alterità rispetto alle altre soluzioni. Questo ha impoverito la previdenza complementare in Italia.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Può approfondire?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Non potevi disporre di una rete di vendita professionale ed era difficile rincorrere il terzo pilastro con una proposta che andasse oltre il rendimento finanziario. L’unico aspetto che rimaneva di vantaggio erano i costi. Questo secondo periodo è quello in cui si è sofferto di più, e si è perso di vista il messaggio valoriale verso gli aderenti, rincorrendo i rendimenti finanziari in un periodo storico in cui la finanza non brillava per trasparenza e risultati.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La normativa europea e quella italiana hanno spinto verso forma di investimento finanziario, senza tenere conto di alcune specificità dei fondi negoziali, come l’assenza fine di lucro, e li ha equiparati ad altre soluzioni finanziarie e di mercato.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il settore ha comunque realizzato una risposta buona, con <strong>la ripresa di attenzione agli ESG, il dialogo con le aziende, e cominciando a sottoporre il portafoglio ad analisi per una misurazione valoriale degli investimenti</strong> che andasse oltre il rendimento per considerare i benefici a livello sociale e di benessere complessivo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questo è il terzo tempo di questa tornata di 25/30 anni in cui, in un periodo complicato, con l’inflazione e la fine del Quantitative Easing, <strong>i fondi possono affrontare investimenti e valori con maggiori competenze e capacità di comunicare</strong> questi elementi agli aderenti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come vede il primo pilastro, invece?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Il primo pilastro ha vissuto una sorta di delegittimazione dal secondo</strong>, e non ha saputo cogliere la possibilità di una collaborazione fruttuosa. Non sembra trasparire la volontà di fare educazione effettiva, prevale la parte legata agli annunci catastrofici, come “Non sapremo pagare pensioni”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La previdenza complementare in Italia le sembra invece su un piano differente?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il secondo pilastro, soprattutto negoziale, pare più avanti, ed è emersa negli ultimi anni una <strong>maggiore consapevolezza dell’importanza di formare e informare gli aderenti</strong>, sia nel mondo del lavoro sia in altri ambiti. Oggi i fondi pensione stanno ridando attenzione alla comunicazione e riportando l’aderente al centro della propria azione.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondiamo questo aspetto, fondamentale per la Giornata del Risparmio.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ritengo che la comunicazione di un fondo pensione negoziale dovrebbe essere a due vie, <strong>non solo informare gli iscritti (e i potenziali) ma anche ascoltarli</strong>. Diversi fondi hanno istituito la funzione comunicazione e avviato collaborazioni con agenzie. L’attenzione ora mi pare che sia stabile, forse con qualche sbilanciamento rispetto a una comunicazione più social che effettiva, però si sta trovando un equilibrio.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Non bastano i social, non basta il sito, occorre un contatto che proceda anche attraverso una comunicazione tradizionale coi lavoratori</strong>, questo aspetto va intrapreso e ripreso. Dove si vuole <strong>realizzare cultura, quindi adesione informata e competente</strong>, occorre un percorso. Investire una quota delle proprie finanze nella previdenza complementare è una scelta che può comportare anche sacrifici, quindi comunicazione, cultura e trasparenza richiedono un iter e l’utilizzo di diversi approcci.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Guardiamo all&#8217;evoluzione del mercato del lavoro. Se consideriamo la popolazione attiva le questioni sono molteplici, e spesso preoccupanti. Da una parte la disoccupazione femminile e più in generale una occupazione più precaria, più a part-time e, non da ultimo, con un netto gap salariale. Dall&#8217;altra le nuove generazioni: come parlare a loro di pensione, costruzione di un futuro, quando il mercato non riesce ad attrarli e coinvolgerli?<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Osserviamo una divaricazione rilevante tra lavoratori con forte potere di acquisto e lavoratori che stanno pagando da anni una carenza di reddito immediato</strong>. Per loro diventa difficile destinare risorse a forme di risparmio di lungo periodo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Perché questi lavoratori possano recuperare potere di acquisto dei salari e destinare parte di questo recupero a secondo pilastro è necessario coinvolgere il governo e chi fa le leggi del Paese, perché intervenga con misure quali ad esempio margini di fiscalità e incentivi per la previdenza complementare.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Oggi ci sono due grandi categorie di soggetti svantaggiati: le donne e i giovani</strong>. Per le donne, la contrattazione può risolvere le contraddizioni che le riguardano, quindi una minore progressione di carriere, minore presenza nel mondo del lavoro, e maggior sopravvivenza, garantendo lo stesso trattamento pensionistico potenziale degli uomini. I giovani sono in una situazione diversa. Il futuro precario e l’arrivo ritardato nel mondo del lavoro rendono difficile dare una risposta in termini contrattuali di fondo pensione.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Per le donne c’è un problema di adesione svantaggiato, per il giovane c’è un problema di adesione.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che cosa si potrebbe fare per le nuove generazioni?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Se lavoro come precario, ci può essere un intervento normativo che incentivi la contribuzione alla previdenza complementare anche nei periodi di non lavoro. L’adesione per i familiari a carico andrebbe tutelata maggiormente e non solo posta come un di cui della detrazione fiscale dell’aderente. Si possono pensare assegni di natalità maggiorati in caso di versamento dello stesso alla previdenza complementare. Per i periodi di precariato dei giovani, si potrebbe pensare a una sorta di 110%, riconoscendo al giovane che versa 100 un risparmio di 110. O pensare che nei contrati a termine, se non riscatti, per un certo periodo datore di lavoro continua la contribuzione.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Per i giovani non basta l’incentivo, va fatto percepire un percorso credibile, occorrono politiche per il lavoro che consentano di entrare nel mondo del lavoro</strong>, e <strong>capire poi se la tradizionale contribuzione sullo stipendio sia ancora efficace</strong>. È sufficiente per coprire i bisogni di welfare del lavoratore o occorre pensare ad altre forme di contribuzione e finanziamento?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Oltre alla previdenza complementare in Italia, c’è la sanità integrativa. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ritengo occorra andare verso un welfare integrato, in cui sanità e previdenza dialoghino fra loro.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questo permetterebbe di evitare la situazione per cui, alla firma del contratto, devi decidere se versare al fondo sanitario integrativo o al fondo di previdenza complementare.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Con un welfare integrato, il sistema previdenziale può per esempio individuare investimenti che vadano a vantaggio della sanità (penso ad esempio alle RSA), e il fondo sanitario può pensare a erogare prestazioni che possano essere di aiuto al sistema previdenziale, permettendo di evitare ad esempio il ricorso all’anticipazione.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>O ci si muove come welfare integrato o le forme contrattuali saranno vincenti finché il mercato avrà prezzi più alti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Breve inciso, ma le parti sociali oggi riescono a parlare a chi è under 40? </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>C’è un avvicinamento, una ricerca di nuove forme di dialogo, soprattutto tra le realtà più vicine al mondo del lavoro come i delegati in fabbrica.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Infine, comunicazione ed educazione. Ha sempre prestato particolare attenzione a chi stava per entrare nel mondo del lavoro. Per sensibilizzarlo sul suo futuro post lavoro, che sembra lontanissimo (e per i più giovani si fa sempre più lontano), per sensibilizzarlo sull&#8217;idea di accantonamento sicuro. Ha lanciato progetti ad hoc, è sempre stato un promotore del Mese. Ma se potesse mandare un messaggio chiaro agli &#8220;early GenZ&#8221;, quelli che dopo qualche stage stanno firmando il primo contratto o si stanno un po&#8217; stabilizzando professionalmente, cosa direbbe loro?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Penso che sia fondamentale il dialogo con i più giovani, gli studenti e coloro che si accingono a entrare nel mondo del lavoro. A chi sta per farlo direi che il futuro è un cammino che si intraprende a partire da oggi e che dalle scelte presenti dipende il domani che avrà. Inviterei i ragazzi e le ragazze a essere curiosi e a non trascurare di informarsi su questioni come il risparmio e la pensione. Non tocca però solo a loro, è compito di tutti, Stato, parti sociali, fondi fare in modo che ci si avvicini.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un messaggio e un invito di cui far tesoro in questa <strong>Giornata del Risparmio</strong> e in vista del Mese Edufin che sta per aprirsi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il futuro della previdenza dei giornalisti riguarda tutti i professionisti</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/il-futuro-della-previdenza-dei-giornalisti-riguarda-tutti-i-professionisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 09:13:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[pensione giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[inpgi]]></category>
		<category><![CDATA[inpgi2]]></category>
		<category><![CDATA[cassa giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[inpgi e inps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La strategia del Governo Draghi prevede un intervento in due fasi per l’Inpgi, che verrà assorbito dall’Inps. Ma i temi toccati sono comuni a tutte le Casse di previdenza &#160; Da luglio del 2022 l’Istituto di previdenza dei giornalisti (Inpgi), in perdita da anni, passa...</p>
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<p><span id="more-22593"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da luglio del 2022 l’Istituto di previdenza dei giornalisti (Inpgi), in perdita da anni, passa all’Inps. Lo prevede la legge di Bilancio recentemente presentata dal Governo Draghi, che comunque <strong>non ha sciolto l’istituto, non è intervenuto sulle attuali pensioni e ha lasciato fuori dall’Inps il fondo Inpgi 2</strong>, dedicato ai giornalisti e alle giornaliste che svolgono lavoro autonomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’intervento del disegno di legge di Bilancio, come evidenzia il Dossier dei Servizi Studi di Camera e Senato, è orientato ad assicurare la garanzia pubblica alle prestazioni previdenziali svolte dalla gestione sostitutiva dell’Inpgi in favore dei giornalisti professionisti, pubblicisti e dei praticanti titolari di un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica, nonché dei titolari di posizioni assicurative e dei titolari di trattamenti pensionistici diretti e ai superstiti. <strong>Come sottolinea l’Inpgi in una nota pubblicata sul proprio sito, la soluzione adottata è una delle due ipotesi che erano state formulate dalla commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio</strong> alla quale l’ente ha partecipato insieme a Ministero del Lavoro, Ministero delle Finanze, Inps e la stessa Presidenza del Consiglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’altra proposta era invece quella di un allargamento della platea degli iscritti, che però non ha trovato seguito. La misura introdotta tende sicuramente a risolvere una difficoltà economica protratta e palesata nel corso degli anni, in cui hanno fortemente pesato la crisi dell’editoria e le tendenze demografiche.  <strong>Al contempo vanno riportate anche le critiche mosse da qualche osservatore di una ritardata introduzione del metodo di calcolo contributivo</strong>, insieme con un’eccessiva generosità delle prestazioni e di requisiti agevolati di accesso al trattamento previdenziale.</p>
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<h2><strong>Che cosa dovrebbe succedere dal primo luglio 2022</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’intervento uniforma il regime pensionistico dei giornalisti &#8211; nel rispetto del principio del <em>pro rata</em> (particolare tutela contro interventi peggiorativi relativi al sistema di calcolo dell&#8217;assegno pensionistico) &#8211; a quello dei lavoratori dipendenti. Andando nel concreto, con effetto dal primo luglio 2022 sono iscritti all&#8217;assicurazione generale obbligatoria per l&#8217;invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti<strong> i giornalisti professionisti, pubblicisti e i praticanti titolari di un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica</strong>, nonché, con evidenza contabile separata, i titolari di posizioni assicurative e titolari di trattamenti pensionistici diretti e ai superstiti già iscritti presso la medesima forma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo il Dossier parlamentare di approfondimento, per gli assicurati presso la gestione sostitutiva dell’Inpgi, l&#8217;importo della pensione è determinato dalla somma: <strong>delle quote di pensione corrispondenti alle anzianità contributive acquisite fino al 30 giugno 2022, calcolate applicando le disposizioni vigenti presso l’Inpgi</strong>; della quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive acquisite a decorrere da luglio 2022, applicando le disposizioni vigenti nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In termini poi di continuità delle prestazioni previdenziali agli iscritti Inpgi, il Dossier precisa che i soggetti già assicurati presso la gestione sostitutiva che abbiano maturato entro il 30 giugno 2022 i requisiti previsti dalla normativa vigente presso l’Inpgi, <strong>alla predetta data conseguono il diritto alla prestazione pensionistica secondo la medesima normativa</strong>.</p>
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<p>Altra previsione importante è riferita al cosiddetto “massimale retributivo”, cioè quella soglia di reddito (per l&#8217;anno 2021 è di 103.055 euro) oltre la quale nel metodo di calcolo contributivo non si versano contributi.  Si prevede nello specifico che non si applichi ai giornalisti iscritti il cui primo accredito contributivo decorre tra il primo gennaio 1996 e il 31 dicembre 2016, mentre trova applicazione per chi, come già avviene, ha il primo accredito contributivo in data successiva al 31 dicembre 2016, per i quali il trattamento pensionistico è calcolato esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo. Infine, <strong>a decorrere da luglio 2022 e fino al 31 dicembre 2023, i trattamenti di disoccupazione e di Cassa integrazione guadagni, nonché l’assicurazione infortuni, sono riconosciuti ai giornalisti aventi diritto</strong> secondo le regole previste dalla normativa regolamentare vigente presso l’Inpgi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>I temi affrontati parlano del futuro della previdenza</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al di là del caso particolare, che ha sicuramente specificità proprie e peculiari, i temi di discussione sono comunque generali alla previdenza nel suo complesso. Vi è sicuramente da considerare in termini prospettici <strong>l’andamento della curva demografica, che ha un notevole impatto nei sistemi a ripartizione, in cui i contributi versati pagano i trattamenti previdenziali</strong> (le ultime stime dell’Istat evidenziano un recente calo dell’aspettativa di vita per effetto del Covid-19, ma la tendenza di lungo periodo all’invecchiamento è invece delineata). Pochi mesi fa, inoltre, la Commissione europea ha pubblicato un Libro Verde sull’invecchiamento e sugli effetti sui sistemi di welfare, che è stato oggetto di pubblica consultazione.  Nel caso particolare delle Casse di previdenza, sistema che nel complesso non presenta comunque difficoltà strutturali &#8211; come rimarca l’Associazione degli enti previdenziali privati (Adepp) nel proprio ultimo Rapporto annuale &#8211; <strong>l’invecchiamento degli iscritti è del tutto evidente e segue esattamente l’invecchiamento dei lavoratori italiani</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La differenza è dovuta principalmente all’alta qualificazione dei professionisti, che per accedere agli ordini professionali devo superare un esame di abilitazione che prevede, in molti casi, l’aver già conseguito una laurea. <strong>Quindi i professionisti entrano nel mercato del lavoro a una età maggiore rispetto alla media degli altri lavoratori italiani.</strong> Questo è un profilo specifico delle Casse, più volte rimarcato dalla Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione (Covip), e un deficit regolamentare che andrebbe sanato al più presto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 2011 si è infatti ancora in attesa del Regolamento interministeriale, previsto dalla normativa primaria, che disciplini in materia di investimento delle risorse finanziarie, di conflitti di interessi e di depositario. Come sottolinea l’Autorità di Vigilanza, <strong>la normativa che si attende dovrebbe essere comunque dotata di flessibilità in maniera tale da consentire ai singoli enti scelte gestionali autonome e responsabili in ragione delle rispettive specificità</strong>.  Si favorirebbe con l’atteso decreto il rafforzamento strutturale delle Casse, sia in termini di equilibri gestionali sia per consentire il ruolo di investitori istituzionali anche in termini di sostegno finanziario allo sviluppo economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Lorenzo Giuli è un esperto di previdenza complementare.</em></p>
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		<title>Garanzie, sicurezza e digitalizzazione: la previdenza post pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:48:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione annuale della Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Insurance Europe]]></category>
		<category><![CDATA[Ania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza sanitaria ha portato una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti della previdenza, soprattutto riguardo i temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita &#160; All’inizio del 2020 il Covid-19 ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>L&#8217;emergenza sanitaria ha portato una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti della previdenza, soprattutto riguardo i temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita</em></p>
<p><span id="more-21178"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’inizio del 2020 il Covid-19 ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e le nostre prospettive future, comprese quelle previdenziali. Con un gran numero di persone che da febbraio 2020 è rimasto senza lavoro in Italia e in Europa – provvisoriamente o permanentemente – la pandemia ha avuto come conseguenza anche <strong>una significativa diminuzione di contributi affluiti nelle casse previdenziali</strong>, da cui dipende il pagamento delle pensioni pubbliche, e nei fondi pensione, per i quali la caduta dei mercati finanziari ha comportato anche – per gli iscritti nei comparti esposti al rischio – un deprezzamento degli asset in portafoglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per capire quanto il virus abbia impattato anche in questo settore è necessario fare un confronto tra la situazione pre e quella post pandemia. A fine aprile 2020 l’Istat ha diffuso le prime ipotesi demografiche sull’evoluzione del Covid-19 formulate in base a differenti scenari. È emerso che <strong>un numero così ampio di decessi come quelli causati dal virus comporterà una riduzione dell’aspettativa di vita tra 0,4 e 1,4 anni</strong>. Questo potrebbe avere un effetto nel calcolo delle future rendite previdenziali, pubbliche e private, al prossimo aggiornamento dei coefficienti per il calcolo della quota contributiva, cioè nel 2022. L’impatto di queste variabili, non tutte a senso unico, non è stato ancora quantificato, ma probabilmente comporterà una rivisitazione del sistema assistenziale italiano.</p>
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<h2><strong>Gli italiani e gli europei non sono abituati a risparmiare abbastanza</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>A febbraio 2020, invece, poco prima che l’epidemia divampasse anche in Europa, si era conclusa una survey condotta da <strong>Insurance Europe, la federazione degli assicuratori europei</strong>, sulle preferenze dei cittadini europei in materia previdenziale. Sono stati interpellati 10.174 cittadini di 10 Paesi dell’Unione europea per conoscere se risparmiano abbastanza per le loro pensioni future e quali caratteristiche quelle prestazioni debbono avere per soddisfare le loro aspettative e bisogni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto è emerso che <strong>non si risparmia abbastanza per le pensioni future: il 43% dei cittadini europei (il 53% in Italia), già a inizio 2020, non stavano accantonando risorse per la vecchiaia</strong>, in buona parte per mancanza di disponibilità economiche. Non è pensabile, quindi, che all’indomani di Covid-19 il gap si possa facilmente ridurre, perché nei bilanci familiari, sotto stress per le conseguenze dell’epidemia, sarà ancora più difficile trovare spazi per sufficienti risparmi pensionistici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia è già facile prevedere, nell’immediato, un’ulteriore crescita della quota di iscritti non versanti, cioè di coloro (sono il 28% del totale) che risultano iscritti a una forma complementare di pensione, ma che attualmente non vi stanno contribuendo con nuovi versamenti. Per <strong>l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania)</strong>, che ha pubblicato la versione italiana del sondaggio, per rilanciare la previdenza complementare <strong>occorre innanzitutto lavorare sulla mancata consapevolezza dei bisogni</strong>: altri Paesi europei hanno già istituito da anni il portale delle pensioni online, dove i cittadini possono avere il quadro unitario dei contributi versati, anche se distribuiti in più enti o nei fondi complementari, e vedersi stimata la pensione complessiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisognerebbe poi puntare su maggiori incentivi: se non è il momento di aumentare il plafond annuo di contributi deducibili dal reddito, fermo da quasi 30 anni, si possono, allo stesso tempo, esplorare altre strade. <strong>Ania suggerisce di procedere a una razionalizzazione dei plafond esistenti</strong> consentendo a una persona di cumularne l’importo se decide di concentrare i propri risparmi su una singola prestazione (per esempio, la pensione). <strong>O anche di ottenere un plafond supplementare se utilizza tutti quelli che la legge mette a sua disposizione</strong>. In aggiunta si può, è un’ipotesi, pensare che genitori e nonni, non titolari di un piano di previdenza complementare attivo, possano finanziarlo a favore dei figli (anche se non a carico) o nipoti godendo dei relativi vantaggi fiscali.</p>
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<h2><strong>Protezione dagli imprevisti e garanzie per la pensione</strong></h2>
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<p>La conclusione più rilevante del report degli assicuratori europei riguarda, però, il bisogno di sicurezza che i cittadini manifestano quando parlano delle loro scelte previdenziali. Un piano pensionistico – si esprime così il 60% delle persone interpellate (il 57% in Italia) – <strong>deve soprattutto essere in grado, nella fase di accumulo, di non generare perdite</strong>. Nelle risposte, quella priorità viene molto prima della giusta attenzione alle performance finanziarie ottenute dai gestori. E segnala la preferenza dei contribuenti verso <strong>le soluzioni tipicamente assicurative, quelle in cui è contrattualmente prevista la garanzia</strong>. Le risposte alla survey rappresentano una conferma dell’approccio prudente ai temi della previdenza scelto, almeno in Italia, dalla maggioranza degli iscritti alle forme complementari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo riguardo i dati della <strong>Covip, l’authority sulla previdenza complementare</strong>, attestano che nell’ultimo decennio i Piani individuali pensionistici (Pip), caratterizzati dalle soluzioni garantite offerte dalle compagnie di assicurazione, hanno registrato le adesioni più numerose. Questa protezione ha, per esempio, <strong>tenuto indenni i risparmiatori dalle forti perdite</strong> che in questi mesi avrebbero subito per effetto della discesa dei mercati azionari e obbligazionari, seguita al diffondersi della pandemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“In questo periodo il nostro Paese sta pagando un prezzo altissimo, non solo in termini di vite umane, ma anche di distruzione di ricchezza, perdita di opportunità di lavoro, lacerazione del tessuto sociale”, ha osservato i<strong>l Presidente del Covip, Mario Padula</strong> durante la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2019, trasmessa online il 24 giugno 2020. “È necessario subito un rinnovamento del patto tra generazioni che guardi ai giovani, per assicurare loro spazi adeguati di lavoro e di vita, e agli anziani, per garantire loro la serenità di cui hanno bisogno: si tratta di ripartire, con l’impegno di tutti, istituzioni e operatori, <strong>per costruire un sistema previdenziale inclusivo e solido</strong>, <strong>in grado di coniugare sostenibilità sociale e sostenibilità finanziaria</strong>, all’interno di un sistema economico che sappia guardare al futuro su basi più avanzate con speranza, coraggio e capacità di innovare”, si auspica Padula.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogna quindi ripensare, per il Presidente del Covip, al ruolo che non solo gli investitori istituzionali ma anche il risparmio privato in generale possono svolgere per la crescita dell’economia e lo sviluppo dei mercati finanziari, <strong>affrontando con coraggio i problemi che un’economia, come quella italiana, pone anche in relazione al suo tessuto industriale</strong> e al suo mercato dei capitali, che non andrebbero riguardati come parametri, ma piuttosto come variabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pandemia, infatti, ha sottolineato <strong>la tendenza a risparmiare e a spendere meno per gli acquisti</strong>, aumentando quindi i depositi negli istituti di credito dei principali Paesi europei, compresa l’Italia: lo ha svelato la Banca centrale europea a maggio 2020. In Italia, i cittadini a marzo hanno messo da parte 16.8 miliardi di euro, cioè <strong>il 254% in più rispetto allo stesso mese del 2019</strong>. Successivamente, l’ultima rilevazione di Wealth Insights, il sondaggio curato da Prometeia e Ipsos che monitora il rapporto degli italiani con le loro ricchezze, ha mostrato che oltre il 50% degli investitori privati italiani che hanno depositato i loro risparmi nel conto corrente <strong>non ha intenzione di rischiare e investire sui mercati</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il canale digitale come priorità per essere informati</strong></h2>
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<p>Un bisogno che durante il <em>lockdown</em> è diventato primario è quello dell’accesso a strumenti digitali per comunicare o lavorare. È significativo quindi che, ancora prima dell’emergenza Covid-19, <strong>gli interpellati al sondaggio di Insurance Europe si siano espressi a favore dell’uso di Internet</strong> come strumento preferibile per essere informati e sottoscrivere piani di risparmio previdenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa direzione sono andati i due terzi delle risposte ai questionari, e in Italia la percentuale si è attestata al 74,5% delle risposte. La chiara preferenza verso il digitale nell’informazione e la vendita di piani di risparmio previdenziale, per Ania, <strong>sembra destinata a rimanere un tratto distintivo di questo mercato anche per il futuro</strong>, favorendo implicitamente una maggiore concorrenzialità tra operatori, standard più elevati di trasparenza e accessibilità dei prodotti e una migliore gestione dei piani di risparmio da parte di consumatori e intermediari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli europei chiedono di <strong>associare a piani di risparmio previdenziali anche altri tipi di coperture, per esempio sanitarie</strong>: un’altra delle principali conclusioni della survey anticipatrice dello scenario che si è materializzato in questi ultimi mesi. Nelle risposte ai questionari gli interpellati chiedono di implementare i programmi di risparmio contro il rischio di premorienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È una soluzione verso la quale guarda con interesse circa il 46% (il 49% in Italia) degli interpellati in Europa. Una percentuale di poco inferiore (40%, il 32% in Italia) è attratta anche dalla possibilità di<strong> includere nel proprio piano previdenziale specifiche coperture sanitarie o contro i rischi della longevità e dell’invecchiamento</strong>. Gli obiettivi della previdenza non vengono quindi percepiti come limitati a ottenere redditi pensionistici adeguati, ma come un contenitore di bisogni da soddisfare nel tempo dilatato dell’anzianità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tratto comune della ricerca, cioè la priorità che è stata indicata nel costruire e gestire i piani di risparmio previdenziali, è comunque espressione di <strong>una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti dei temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita</strong>. Il report, secondo Ania, fa pensare che la rendita pensionistica al termine della vita attiva e le altre reti di protezione della terza età saranno sempre più il prodotto di scelte consapevoli fatte nel corso degli anni e di una gestione dinamica dei cambiamenti, affrontando gli imprevisti che la vita spesso riserva. Anche quando assumono le sembianze di vere e proprie emergenze epocali.</p>
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