
L’importanza del welfare generativo in Italia
Nel suo 24esimo Rapporto, pubblicato qualche giorno fa, oltre ai dati sull’andamento del nostro sistema pensionistico, l’Inps ha dedicato ampio spazio al cosiddetto “welfare generativo”, affermando come sia questo il modello a cui l’Italia dovrebbe tendere.
Ma che cos’è il welfare generativo? E come mai è così importante per il nostro Istituto Nazionale di Previdenza? Per rispondere a queste domande è necessario procedere con ordine. Con “welfare” si intende la capacità di uno stato di garantire a tutti i suoi cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. Si tratta quindi di un sistema passivo, in cui l’ente pubblico redistribuisce delle risorse per coloro che hanno il diritto di usarle. Il termine “generativo”, invece, implica l’introduzione di un elemento di responsabilità, che porti anche alla rigenerazione delle risorse messe a disposizione, in modo che un numero maggiore di persone possa accedervi.
Questa necessità è dovuta al basso livello di quello che l’Inps, nel suo report, definisce “take-up”, ovvero il rapporto tra coloro che hanno richiesto e usufruito di una prestazione e coloro che ne avrebbero diritto. In particolare, è emerso come questo basso tasso di utilizzo sia dovuto a una mancanza di conoscenza o al bisogno di un supporto al momento dell’applicazione, che, nonostante i miglioramenti fatti, restano un grande ostacolo per molti italiani, soprattutto per quelli che hanno bisogno di un supporto.
Per superare queste problematiche e raggiungere il modello di welfare generativo, l’Inps ha deciso di lanciare il progetto “Inps in rete per l’inclusione”, allo scopo di trasformarsi in un player di primo piano, che collabori attivamente con i vari erogatori di prestazioni, con un occhio particolare al Terzo Settore. Infatti, è obiettivo dichiarato dell’Istituto Previdenziale creare percorsi di inclusione sociale e lavorativa per le fasce più fragili della popolazione. In particolare, sono state attivate linee di azione per offrire servizi personalizzati a:
- Donne vittime di violenza di genere, che ha portato e porterà a una stretta collaborazione con Centri Antiviolenza, Case Rifugio e Servizi Sociali dei Comuni
- Persone in grave stato di emarginazione da reinserire nel mondo del lavoro, che invece coinvolge l’Ordine dei Consulenti del Lavoro e la Caritas Italiana (linea di azione “Riscopriamo i talenti”)
Per lanciare ed espandere questo progetto, l’Inps sfrutta la sua enorme estensione a livello territoriale, avvalendosi del Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali (SUISS) per quanto riguarda la definizione e il consolidamento dei sistemi informativi di area sociale. A questo si affianca poi il progetto WAAS (Welfare as a Service), per favorire l’interoperabilità tra i vari sistemi informativi e le banche dati della Pubblica Amministrazione.
Per quanto riguarda il monitoraggio dei progressi, invece, è possibile tracciare la rapida evoluzione del sistema attraverso il SIISL (Sistema Informativo per l’inclusione Sociale e Lavorativa), il quale, ad appena due anni dalla sua piena realizzazione, è già in grado di fornire in modo puntuale la descrizione dei volumi, delle distribuzioni e delle caratteristiche delle platee di utenti; nonché delle offerte di lavoro che vi sono inserite. Ciò permette anche una maggiore efficienza nel fare incontrare domanda e offerta.
Nonostante questo modello di welfare generativo sia stato lanciato solo lo scorso anno, l’Inps riporta come vi siano già dei risultati tangibili, dato che, rispetto all’anno precedente, il numero di utenti coinvolti è cresciuto del 286% circa (da 1400 a 5400) e anche le prestazioni dello stesso Istituto hanno registrato un’impennata di quasi il 520% (da 488 a 3021).