
Bonus donne 2026: chi ne ha diritto?
A partire da giovedì 11 giugno le imprese possono presentare la richiesta per il bonus donne 2026, ovvero un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (fanno eccezione i premi e i contributi Inail) per chi assume a tempo indeterminato lavoratrici rientranti nella categoria delle cosiddette “donne svantaggiate”.
A partire da quest’anno, però, il Decreto Lavoro (Dl 62/2026) ha modificato la normativa che identifica questa categoria, intervenendo non tanto sull’impianto economico dell’incentivo quanto sulla platea delle lavoratrici che consentono alle imprese di accedere al beneficio. L’obiettivo è ampliare gli strumenti a sostegno dell’occupazione femminile e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle persone più fragili.
Cos’è il bonus donne 2026 e quanto vale
Il bonus consiste in un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro un limite massimo di 650 euro mensili per ciascuna lavoratrice assunta.
Il massimale sale a 800 euro nel caso in cui la lavoratrice risieda in una Zona Economica Speciale (Zes) avente diritto ai fondi strutturali dell’Unione Europea: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria.
L’agevolazione si applica alle assunzioni effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026 e possono richiederla anche quelle aziende che hanno assunto donne svantaggiate prima che l’Inps aprisse la procedura per fare richiesta.
Chi sono le lavoratrici svantaggiate secondo le nuove regole
Secondo la nuova disciplina, sono considerate svantaggiate le donne che presentano almeno uno dei seguenti requisiti:
- non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
- hanno un’età compresa tra i 15 e i 24 anni;
- non possiedono un diploma di scuola secondaria superiore o di istituto professionale, oppure hanno completato da non più di due anni un percorso formativo senza aver ancora ottenuto un primo impiego regolare;
- hanno più di 50 anni;
- sono adulte sole con una o più persone a carico;
- lavorano in un settore in cui la disparità occupazionale tra uomini e donne è pari o superiore al 25% a favore dei primi;
- appartengono a una minoranza etnica con particolari esigenze di rafforzamento delle competenze linguistiche o professionali.
Come si amplia la platea del bonus donne 2026
Da una prima lettura del provvedimento emerge che il Governo ha scelto di seguire un doppio binario.
Da un lato, ha ampliato la platea delle donne considerate svantaggiate, introducendo nuovi criteri legati all’età, ai carichi familiari e al livello di istruzione. Inoltre, il requisito dei sei mesi senza impiego regolarmente retribuito viene ora esteso a tutto il territorio nazionale, mentre in precedenza trovava applicazione soltanto nelle Zes.
L’effetto è un potenziale ampliamento della platea delle beneficiarie del e, di conseguenza, delle imprese che possono accedere all’incentivo.
Durata ridotta e nuovi vincoli per le imprese
Accanto all’allargamento della platea, il legislatore ha però ridotto la durata ordinaria dell’agevolazione, che passa da un massimo di 24 mesi a un massimo di 12 mesi.
Inoltre, l’azienda non può beneficiare dell’incentivo se trasforma un contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato oppure se assume una lavoratrice nella stessa unità produttiva in cui, nei sei mesi precedenti, si sono verificati licenziamenti.
In altre parole, per ottenere l’agevolazione è necessario rispettare il principio dell'”incremento occupazionale netto”, ossia dimostrare che l’assunzione determina un aumento effettivo dell’organico aziendale.
Chi sono le lavoratrici “molto svantaggiate”
L’estensione a 24 mesi non è stata completamente eliminata. Il Decreto Lavoro ha infatti introdotto una nuova categoria di beneficiarie: le cosiddette “donne molto svantaggiate“.
In questo gruppo rientrano le lavoratrici che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi oppure da almeno 12 mesi se presentano anche uno degli altri requisiti previsti dalla normativa.
Bonus donne 2026: tre esempi pratici
Per comprendere meglio il funzionamento della nuova normativa, Il Sole 24 Ore ha riportato alcune simulazioni pratiche.
Caso 1: assunzione in Lombardia
Un’azienda bresciana, quindi non operante in una Zes, assume una donna di 38 anni che non percepisce una regolare retribuzione da otto mesi.
L’azienda ha diritto al bonus per un importo massimo di 650 euro al mese per 12 mesi.
Caso 2: assunzione in Campania
Un’azienda napoletana assume una donna di 45 anni, residente in Campania, che non percepisce una regolare retribuzione da 30 mesi.
L’azienda ha diritto all’incentivo per un importo massimo di 800 euro al mese per 24 mesi.
Caso 3: incentivo non spettante
Un’azienda assume una donna che non percepisce una regolare retribuzione da 24 mesi in un’unità produttiva in cui, tre mesi prima, si è verificato un licenziamento.
L’azienda non ha diritto al bonus.
FAQ
Chi può beneficiare del bonus donne 2026?
Possono accedere all’incentivo le imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratrici considerate svantaggiate secondo i requisiti previsti dal Decreto Lavoro 2026.
Quanto vale il bonus donne 2026?
L’incentivo consiste nell’esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino a un massimo di 650 euro mensili, che sale a 800 euro nelle regioni Zes.
Per quanto tempo spetta il bonus donne 2026?
La durata ordinaria è di 12 mesi. Per le lavoratrici molto svantaggiate il beneficio può essere riconosciuto fino a 24 mesi.
È possibile ottenere il bonus trasformando un contratto a termine?
No. La trasformazione di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato non consente di accedere all’incentivo.
Cosa si intende per incremento occupazionale netto?
L’azienda deve dimostrare che l’assunzione produce un aumento effettivo dell’organico aziendale rispetto alla situazione precedente. In assenza di questo requisito il bonus non può essere riconosciuto.