Promuovere l’indipendenza abitativa per generare crescita
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Promuovere l’indipendenza abitativa per generare crescita

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Quello degli “italiani mammoni” è un tema di cui spesso si sente parlare nel nostro Paese e i dati 2025 sembrano confermarlo. Secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, infatti, l’età media in cui i giovani europei (inteso come cittadini di età compresa tra 18 e 34 anni) raggiungono l’indipendenza abitativa, ovvero lasciano il nucleo familiare per andare a vivere da soli è di 26 anni; addirittura 22 nel caso delle nazioni Nordiche. In Italia, invece, la maggior parte dei giovani si trasferisce solo dopo i 30 anni, con il 50% dei cosiddetti “young adult” (25-34 anni) che vive ancora con i genitori.

 

Se da un lato non si può escludere che parte del fenomeno sia legata a fattori culturali e sociali, dall’altra è innegabile che molto dipende da questioni lavorative e, di conseguenza, economiche. Secondo i dati che l’Istat ha pubblicato a inizio dicembre, tra settembre e ottobre gli occupati sono cresciuti di 75mila unità e il tasso di disoccupazione in Italia è sceso al 6%, raggiungendo uno dei valori più bassi dallo scoppio della crisi del debito sovrano del 2012. Tuttavia, la disoccupazione giovanile resta ancora su livelli molto alti, con quasi un ragazzo su cinque (19,8%) che cerca attivamente lavoro, ma non riesce a trovarlo.

 

Tutto ciò comporta anche una perdita di efficacia di quelle misure che negli anni sono state effettivamente prese per supportare i giovani nel raggiungimento dell’indipendenza abitativa, un tema che negli ultimi anni ha assunto una dimensione ancor più di primo piano con la diffusione dello smart working. Un esempio è il mutuo 100% giovani, il quale permette a chi ha meno di 36 anni e un ISEE inferiore a 40mila euro di accedere a un finanziamento garantito dallo Stato (non superiore a 250mila euro) che copra interamente il valore della casa di proprietà. Tuttavia, per accedervi, anche la pubblica amministrazione chiede delle garanzie: un contratto a tempo indeterminato e una rata non superiore al 30% del reddito. Ciò significa che una percentuale potenzialmente alta di chi vorrebbe comprare una casa non riesce comunque ad accedere a queste agevolazioni. Se a questo si aggiunge che l’Italia è anche l’unico Paese europeo, assieme alla Grecia, in cui gli stipendi reali negli anni sono diminuiti, si evince come quello di avere un’abitazione propria non sia un problema solo dei disoccupati, ma anche di si ritrova nelle fasce di reddito più basse, pur percependo uno stipendio.

 

Eppure, nonostante le difficoltà dei giovani, nel 2025 il mercato immobiliare italiano ha comunque registrato performance positive, essendo cresciuto dell’8,1% nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (dati dell’Agenzia delle Entrate), in modo omogeneo tra capoluoghi e comuni più piccoli. Ciò sembra confermare la ripresa del mercato dopo la pandemia di Covid-19 e la risalita dei tassi d’interesse per combattere l’inflazione. Ad ogni modo, riuscire a intercettare e a portare in questo mercato coloro che fino a oggi ne sono rimasti esclusi potrebbe portare grandi vantaggi anche in termini di crescita dell’economia nazionale.

 

Infatti, il mercato abitativo è un settore chiave in tutti i sistemi economici globali, per via della quantità di manodopera e di servizi che vi fanno capo (si va dalla costruzione vera e propria dell’immobile, all’arredamento, fino alle forniture di luce, gas, acqua, raccolta rifiuti e altro ancora). Per rendere l’idea, in Italia il comparto rappresenta più di un sesto del Pil nazionale (17% secondo il 3° Rapporto La casa per la città del futuro). Considerando che oggi i giovani under 36 sono 11 milioni, secondo i dati presentati 2,2 milioni sarebbero disoccupati e 1,7-1,8 milioni potrebbe essere interessato a una casa proprietà (dati Istat secondo cui l’81,6% degli italiani vive in un’abitazione di cui è proprietario). Riuscire a portarli nel mercato del lavoro e dare loro accesso al mercato residenziale genererebbe un incremento di quasi l’1% del Pil e questo solo grazie all’immobiliare, escludendo l’impatto positivo su reddito e consumi.

 

In conclusione, gli incentivi hanno sicuramente un ruolo nell’agevolare l’indipendenza abitativa, ma se si vuole combattere il fenomeno in maniera strutturale, è necessario agire sul fronte dell’occupazione.

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