
Usa: shutdown finito, pericolo scampato?
Nella notte di oggi 13 novembre, ora italiana, è arrivata la notizia che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato il provvedimento che permette al paese di riaprire dopo lo shutdown che era iniziato lo scorso 1° ottobre.
Ma che cos’è questo “shutdown” di cui si è tanto parlato? Per rispondere bisogna fare riferimento a un altro tema molto dibattuto sempre in questi ultimi giorni, ma in Italia: la legge di bilancio. Infatti, proprio come in Italia, anche negli States ogni anno viene approvata una legge che stanzia i fondi che tutta l’amministrazione pubblica avrà a disposizione per i successivi 12 mesi per attuare eventuali riforme, per pagare gli stipendi ai dipendenti, etc.
La domanda che ci si deve porre adesso è cosa accade se questo budget si esaurisce prima dell’approvazione di una nuova legge di bilancio. Questo è il punto in cui le somiglianze tra il nostro Paese e gli Usa spariscono. Infatti, se una cosa del genere dovesse accadere in Italia – come di fatto è successo in passato – il Governo entra in un regime detto di “amministrazione straordinaria”, ovvero ha la facoltà di stanziare nuovi fondi secondo quanto prevedeva l’esercizio dell’anno precedente e questo meccanismo è automatico.
Al contrario, negli Stati Uniti, il Congresso deve approvare una legge apposita che permetta di allocare un nuovo budget per la spesa pubblica, ma finché questa legge non è approvata, l’amministrazione si trova a non poter spendere neanche un dollaro e deve sostanzialmente fermare la sua attività. In altre parole, lo shutdown è la chiusura (totale o parziale) di tutti i servizi pubblici che l’amministrazione americana elargisce ai cittadini; chiusura che è destinata a durare fino a che il Congresso non autorizza l’allocazione di nuovi fondi. Ciò comporta anche che tutti i dipendenti pubblici non riceveranno lo stipendio per quelle giornate in cui lo shutdown era in atto.
Guardando al presente, qualcuno potrebbe obiettare che oggi i repubblicani sono maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti, sia al Senato. Quindi, perché sono stati necessari 43 giorni prima di porre fine allo shutdown più lungo della storia? Non potevano scriversi e votarsi un provvedimento? Di nuovo, la risposta è no. Infatti, la legge Usa prevede una che, quando si parla di questioni economiche che possono colpire la popolazione in termini di imposte future, il partito con più consensi non possa decidere per tutti autonomamente, ma serva un accordo bipartisan. Per questo è stata istituita una regola, nota con il pittoresco nome di “legge del filibustiere”, che permette al partito di minoranza al Senato di prolungare la discussione potenzialmente all’infinito; discussione che, per essere bloccata, richiede una maggioranza qualificata di 60 senatori su 100 e i repubblicani ne hanno solo 53.
In realtà, come ricorda anche Federico Rampini sul Corriere della Sera, lo shutdown è una situazione che si è già verificata numerose volte, anche sotto Clinton e sotto Obama. Si calcola che tra il 1970 e oggi gli shutdown sono stati più di 20 e le conseguenze economiche per gli Usa sono state sempre di breve termine. Questo perché, mentre in Italia la parola “pubblico” fa subito pensare a trasporti, scuole e soprattutto sanità, negli Stati Uniti questi ambiti prevedono una presenza molto maggiore, se non quasi esclusiva, di imprese private, che non sono toccate dallo shutdown se non in modo indiretto, e riescono quindi a garantire certi servizi alla popolazione.
Ma quindi, ora che Trump ha firmato, i problemi sono finiti e gli Stati Uniti ripartiranno a pieno regime? Difficile a dirsi, ma al momento più che finiti sembrano essere solo rimandati. Da anni ormai il Paese sta vedendo una sempre maggiore polarizzazione tra i partiti Repubblicano e Democratico, il che rende sempre più difficile raggiungere accordi e quelli che si raggiungono sono sempre meno incisivi. Quanto si osserva oggi non costituisce un’eccezione: infatti il provvedimento prevede finanziamenti tampone per i servizi più importanti fino al 30 gennaio del prossimo anno e per allora c’è la possibilità che la situazione possa di nuovo precipitare. Non solo, vista la distanza nella posizione dei due schieramenti, gli esperti prevedono che in futuro gli shutdown saranno sempre più numerosi e lunghi.