
Passaggio generazionale in azienda: si è mai davvero pronti?
In Italia, il tema del passaggio generazionale alla guida di un’impresa riveste un’importanza primaria, dato che il nostro è un Paese molto particolare per quanto riguarda il suo tessuto produttivo, con le microimprese, ovvero le società che hanno meno di 10 dipendenti, che sono il 95% del totale. Inoltre, le piccole e medie imprese (tra 10 e 249 dipendenti) costituiscono il 4,9% del totale e solo lo 0,1% restante è occupato dalle grandi imprese.
Grazie ai dati forniti dal Politecnico di Milano, è possibile anche fare un confronto che gli altri Paesi membri dell’Unione Europea per scoprire come questa conformazione abbia un peso molto importante anche dal punto di vista dell’occupazione. Infatti, le imprese con meno di 10 addetti in Italia assorbono il 45% degli occupati; molto di più di Francia (30%), Germania (19%) e della media Ue più Regno Unito (29,5%). Per altri dati sull’occupazione nel nostro Paese, rimandiamo a questo articolo.
Tuttavia, oltre che in termini di impiego e produttività, questo fenomeno è curioso anche da un punto di vista più “personale”, dato che, se il 95% delle aziende sono “micro”, una vastissima maggioranza (90%) è anche a conduzione familiare.
Questo è un dato molto importante perché significa che quasi la totalità delle società italiane dovrà affrontare il tema del passaggio generazionale, ovvero di una persona, generalmente un figlio e/o una figlia, che dovrà subentrare al posto del padre o della madre alla guida dell’impresa.
Si tratta di un problema tutt’altro che semplice, visto che appena il 30% sopravvive al primo passaggio e la percentuale precipita ulteriormente nel secondo o nel terzo. Non solo, per tante società questo momento è più vicino di quanto si pensi, visto che ben il 23% delle PMI italiane è guidata da una persona over 70, secondo quanto riportato dall’ultimo Osservatorio AUB dell’Università Bocconi.
Ma esistono degli accorgimenti che permettano alle nostre società di superare indenni questa fase così delicata? Purtroppo, una formula che vada bene in ogni situazione non c’è, dato che non solo le microimprese possono essere anche molto diverse tra di loro, ma anche le dinamiche e i rapporti familiari lo sono. Tuttavia, una cosa sembra certa, ovvero che a questo momento le aziende devono prepararsi “per tempo e nel tempo”.
Proprio su questo punto si è incentrata la conferenza della società di asset management inglese, L&G, che, nella cornice del Salone del Risparmio di quest’anno, ha presentato diversi case study di storie di successo, ma anche di fallimenti nell’affrontare un momento di svolta cruciale come il passaggio generazionale.
La conferenza, intitolata “Tradizione e innovazione: la sfida del passaggio generazionale attraverso le storie di imprenditori italiani”, ha visto come ospiti Martina e Matteo Molino, subentrati al padre Mauro alla guida dell’omonima azienda agricola, ma solo dopo avere assorbito completamente quei valori che poi hanno portato avanti una volta diventati proprietari effettivi. A loro si è affiancata anche Manuela Polli, presidente della Fratelli Polli SpA, che ha parlato di come, in vista del momento in cui sarebbe subentrata alla guida dell’azienda, ha lavorato per molti anni al suo interno per apprenderne al meglio le dinamiche. Infine, c’è stata anche la testimonianza di Giuseppe Caprotti, figlio di Bernardo, fondatore della catena di supermercati Esselunga, che invece ha raccontato come le discrepanze tra i parenti abbiano portato alla perdita della proprietà per la famiglia.
Per concludere, è importante sottolineare quanto sia importante che le PMI italiane trovino presto la soluzione più congeniale alle sue esigenze, dato che il progressivo invecchiamento della popolazione sta rendendo il problema del passaggio generazionale sempre più centrale. Sempre l’Osservatorio AUB della Bocconi ha infatti dimostrato come le imprese che lo hanno dovuto affrontare siano aumentate da una media dell’1,5% tra il 2013 e il 2019, a una media del 2,1% tra il 2020 e il 2023.
Questo è un trend molto importante se paragonato con i dati sulle imprese a conduzione familiare con almeno 20 milioni di euro di fatturato, che ad oggi ammontano a 15.836 e che appena un anno fa ammontavano a 11.635 (dati Osservatorio AUB). Supponendo che vi sia una distribuzione omogenea, si può stimare che oggi la questione del passaggio generazionale mette a rischio ricavi aziendali per almeno 6,7 miliardi di euro, contro i 5,1 di appena un anno fa, equivalente a un aumento del capitale a rischio di 1,6 miliardi (oltre il 31% in un anno).