
Occupazione italiana: luci e ombre del nostro mercato del lavoro
Lo scorso 4 marzo l’Istat ha pubblicato i dati mensili sull’andamento del mercato del lavoro nel nostro Paese e il quadro che ne esce descrive un’occupazione italiana sfaccettata, dove a trend positivi se ne alternano altri negativi.
Da un primo sguardo, infatti, sembra emergere un generale rafforzamento, con il mese di gennaio 2026 che ha fatto registrare un aumento dello 0,3% degli occupati rispetto ai 30 giorni precedenti, per un totale di circa 80mila unità in più tra lavoratori dipendenti e autonomi. Anche rispetto a gennaio 2025 il numero di occupati risulta in crescita, segnando +70mila unità. Ciò ha portato il tasso di occupazione italiana a raggiungere il 62,6%.
Per quanto riguarda le persone che cercano lavoro, anche in questo caso i dati che arrivano sono positivi, dato che in un mese il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, con circa 99mila persone in meno alla ricerca di un impiego.
Infine, dalla ricerca Istat emerge come questo consolidamento del mercato del lavoro nazionale si fondi su basi solide. Infatti, l’aumento annuo è dovuto a un incremento dei dipendenti a tempo indeterminato (+71mila unità) e degli autonomi (+195mila unità), mentre i contratti a termine, che a volte creano dei picchi occupazionali di breve periodo, sono diminuiti di 196mila unità.
Tuttavia, questa iniziale visione d’insieme rischia di nascondere le criticità che purtroppo persistono. A questo proposito, prima di parlarne è necessario chiarire che il calo della disoccupazione non è dovuto solamente a una crescita degli occupati, che pure c’è stata, ma anche a un aumento degli inattivi, ovvero di quelle persone che non studiano, non lavorano e neanche cercano attivamente una posizione lavorativa. A dimostrazione di ciò, il nostro Istituto nazionale di statistica rileva che questi sono aumentati dello 0,3% (+35mila unità) in un mese e addirittura del 2,6% dal gennaio dello scorso anno (+322mila unità). Non solo, dai dati emerge come questo fenomeno non sia omogeneo, ma colpisca soprattutto due grandi gruppi di interesse nel quadro dell’occupazione italiana: i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni e le donne.
Per quanto riguarda i primi, la fascia di età 15-24 è l’unica che riscontra una diminuzione degli occupati e in cui il tasso di disoccupazione è ancora molto alto: 18,9%. Va però detto che per questa fetta di popolazione entrano in gioco dinamiche peculiari, come quelle legate al percorso formativo di un individuo, che possono causare un recesso momentaneo dal mondo del lavoro. Inoltre, se è vero che il tasso di chi cerca un impiego è ancora alto in termini assoluti, va anche detto che in termini relativi è sceso di quasi il 2%, segno che comunque vi sono miglioramenti.
Per le donne, invece, la situazione appare molto più complicata e critica; basta confrontare il loro tasso di inattività con la controparte maschile per rendersene conto: tra gli uomini, gli inattivi sono il 24,9%, mentre tra le donne sono il 43%. Non solo; su base mensile, i primi risultano essere in calo (-0,1%), ma le donne sono in crescita (+0,3%), segnalando come si faccia ancora fatica a inserirle all’interno dell’occupazione italiana, anche perché il peso della vita domestica non è ancora distribuito equamente tra i generi.
Tutto ciò trova riscontro anche sul versante della disoccupazione. Infatti, è vero che la disoccupazione maschile e femminile oggi non sono così distanti (5% la prima e 5,3% la seconda), ma mentre gli occupati uomini sono il 71,3%, tra le donne la percentuale si ferma al 53,9%. Inoltre, anche stavolta si riscontra una crescita nel primo caso e una decrescita nel secondo. Considerando che il tasso di disoccupazione è in calo in entrambi i casi, la conclusione è che le donne che lasciano il loro impiego diventano direttamente inattive, senza cercare ulteriori opportunità di carriera e uscendo dal mercato del lavoro.