Come cambiano i permessi per malattia dei figli nel 2026
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Come cambiano i permessi per malattia dei figli nel 2026

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I permessi per malattia dei figli sono un tema di cui si è tornati a discutere in questo inizio 2026, in quanto nell’ultima Legge di Bilancio (legge 199/2025) sono stati rivisti i vincoli normativi che li regolano.

 

Si tratta di un argomento molto sentito, in quanto conciliare gli impegni lavorativi dei genitori con i bisogni sanitari dei figli può essere molto complicato e generare grandi sacrifici, in particolare per quelle famiglie che percepiscono redditi sotto la media e per cui perdere una giornata di lavoro può avere un peso non indifferente.

 

In realtà, il legislatore ha previsto da tempo la possibilità di assentarsi da lavoro per stare accanto a un figlio malato, tanto che la succitata Legge di Bilancio, entrata in vigore a partire dallo scorso 1° gennaio, non ha creato una nuova giurisprudenza in merito, ma ha ampliato la portata di provvedimenti che erano già stati presi in passato.

 

Nello specifico, oggi ognuno dei genitori ha la possibilità di prendersi tutti i permessi per malattia dei figli che vuole, se questi hanno un’età inferiore a 3 anni; solo 30 però sono retribuiti. È importante ricordare che fa fede il compleanno del bambino e non l’anno di nascita.

 

Inoltre, prima del 2026, ogni genitore aveva diritto a 5 giorni di permesso per bambini di età compresa tra i 3 e gli 8 anni. Tuttavia, con la nuova Legge di Bilancio, questo limite è stato spostato in avanti, con il numero di giorni usufruibili che è arrivato a 10 e la fascia d’età non più entro gli 8 anni, ma entro i 14.

 

A quanto visto sopra si accompagnano anche altri benefit: non sono previste visite fiscali, chi ne fa uso non ha l’obbligo di reperibilità e, se i permessi per malattia dei figli fossero stati presi in un periodo in cui il genitore risultano in ferie, questo interrompe le ferie. Naturalmente rimane l’obbligo di attestare l’effettiva malattia attraverso la presentazione di regolare certificato medico.

 

Ma allora perché in tanti si preoccupano di dover perdere una giornata di lavoro se sono previste queste tutele? Sicuramente ci sarà una parte della popolazione che non ne è a conoscenza, ma la realtà è che, accanto ai vantaggi descritti, sussistono anche elementi che rendono questo diritto poco usufruibile nella pratica. Infatti, un fattore che accomuna sia la vecchia, sia la nuova normativa è la non retribuzione di questi permessi quando si parla di bambini con più di 3 anni. In altre parole, a meno di disposizioni contrattuali differenti previste dal contratto di lavoro stipulato con l’azienda, accudire un figlio malato comporta effettivamente la perdita di una giornata di lavoro.

 

Secondo i più recenti dati Istat, lo stipendio medio di un lavoratore o di una lavoratrice italiana è tra i 1.700 e i 2.000 euro netti al mese. Considerando una retribuzione oraria media di 11,5 euro e una giornata lavorativa standard di otto ore, si ottiene un “costo” indiretto di 92€, ovvero tra il 4,5% e il 5,5% di una mensilità. Se poi si considera che potrebbero essere necessari più giorni di permesso, allora la rinuncia al lavoro sarà ancora più onerosa. Ciò è vero soprattutto per le donne, che ancora sono quelle che svolgono maggiormente il ruolo di caregiver su tutti i livelli.

 

In conclusione, la giurisdizione italiana riconosce effettivamente la necessità di doversi assentare dal lavoro in caso di problemi di salute di un figlio piccolo, ma il “prezzo” che i dipendenti e le dipendenti devono pagare è ancora troppo alto e rappresenta un forte disincentivo. È verosimile che una vera svolta arriverà non dal semplice aumento dei giorni, ma dalla retribuzione di questi, anche per età superiori ai 3 anni.

 

Un esempio di ciò ci arriva dalla Svezia, dove vige il concetto di “Vab”, che indica specificatamente il prendersi cura di un figlio malato. Il Paese scandinavo ad oggi prevede 120 giorni all’anno di Vab per ogni bambino piccolo, che possono essere anche trasferiti a parenti e addirittura ad amici. Ma soprattutto, ha sviluppato una procedura online per cui ogni giorno di permesso viene pagato dallo Stato, che attinge alle tasse pagate dai cittadini.

 

FAQ – Permessi malattia figli 2026

 

Ecco le risposte alle domande più cercate su permessi per malattia dei figli nel 2026: dai giorni spettanti alle regole su visite fiscali, fino alle principali novità normative.

 

I permessi per malattia dei figli sono retribuiti?

No, i permessi per malattia dei figli non sono retribuiti dopo i 3 anni, ma sono coperti da contribuzione figurativa, quindi utili ai fini pensionistici.

 

Quanti giorni spettano per la malattia dei figli nel 2026?

  • Fino a 3 anni: assenza senza limiti di giorni
  • Tra 3 e 14 anni: 10 giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore

 

I genitori possono assentarsi contemporaneamente?

No, i permessi devono essere utilizzati in alternativa tra i genitori, non nello stesso giorno per lo stesso figlio.

 

Serve il certificato medico?

Sì, è necessario un certificato del pediatra o del medico che attesti la malattia.

 

I permessi incidono su ferie e anzianità?


No, non riducono le ferie e sono coperti da contribuzione figurativa.

 

Fino a che età si possono usare i permessi nel 2026?

Fino ai 14 anni del figlio (prima il limite era 8 anni).

 

Qual è la differenza tra congedo parentale e malattia del figlio?

Il congedo parentale è utilizzabile per esigenze di cura generiche
Il congedo per malattia del figlio solo in presenza di malattia certificata

 

Sono previste visite fiscali durante i permessi per malattia dei figli?

No, durante i periodi di assenza per malattia del figlio non si applicano le regole sulle visite fiscali previste per la malattia del lavoratore. Il genitore, quindi:

  • Non è soggetto a controlli domiciliari
  • Non deve rispettare le fasce di reperibilità

Questo perché l’assenza non riguarda uno stato di malattia del lavoratore, ma la necessità di assistere il figlio malato.

 

Le nuove regole 2026 cosa cambiano davvero?

  • Aumento dei giorni (da 5 a 10)
  • Estensione dell’età (fino a 14 anni)
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