Fatherhood premium: come l’essere padre influisce sullo stipendio
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Fatherhood premium: come l’essere padre influisce sullo stipendio

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La disparità tra uomini e donne nel mondo del lavoro è ormai una realtà accertata, la quale subisce un forte ampliamento nel momento in cui arriva il primo figlio. La rinuncia alla carriera da parte della madre per accudire i nuovi nati, o comunque i propri cari, è un fenomeno che è stato già ampiamente affrontato anche in queste pagine, a cui si aggiungono anche minori opportunità di carriera, salari più bassi, stereotipi sulla loro produttività e le loro priorità. Tuttavia, se questo è un fenomeno sul quale si sta acquisendo una certa consapevolezza, ce n’è un altro che contribuisce ad aumentare il divario, ma di cui si sa ancora poco: il “fatherhood premium”.

 

Con fatherhood premium, letteralmente “premio paternità”, si intende quel meccanismo sostanzialmente opposto a quello osservato per le nostre colleghe, per cui un uomo che diventa padre viene subito percepito come una persona più stabile e affidabile in ambito lavorativo; percezione da cui scaturiscono benefici come aumenti salariali e una maggiore considerazione sul posto di lavoro.

 

Questo e altri fattori sono stati ampiamente affrontati in uno studio intitolato “When the Kids Grow Up: Women’s Employment and Earnings across the Family Cycle”, scritto dalle professoresse Sari Pekkala Kerr, dall’italiana Claudia Olivetti e dalla premio Nobel per l’economia 2023, Claudia Goldin, nel quale si giunge alla conclusione che il “gender pay gap” non è un fenomeno unico e monolitico, ma può essere visto come la somma di tre fattori:

 

  • Il fatherhood premium appena menzionato
  • Il “motherhood penalty”, in cui sono racchiusi tutti i pregiudizi e gli stereotipi descritti sopra
  • E il “prezzo dell’essere donna”, ovvero quelle disuguaglianze che sono già presenti prima della maternità.

 

L’analisi delle tre accademiche è stata condotta su un campione di oltre 30mila intervistati, in un arco temporale di 5 anni, per ognuno dei quali si è andati a verificare se ogni singolo soggetto fosse diventato genitore o meno, per andare poi a vedere le conseguenze sul reddito. L’indagine è stata portata avanti tenendo conto anche di altre variabili come le ore lavorate, l’età e il livello di istruzione inteso come laureati vs. non laureati.

 

I risultati che emergono evidenziano come il salario di una donna subisca una picchiata vertiginosa alla nascita del primo figlio a causa soprattutto, ma non solamente, del numero minore di ore lavorate. Questo gap, inoltre, persiste negli anni, dato che inizia ad appianarsi solamente quando il bambino o la bambina inizierà a frequentare le scuole superiori. Secondo le stime, al momento della nascita, una donna non laureata può guadagnare circa l’80% in meno di un uomo, mentre una donna laureata, addirittura l’86%. Questo differenziale si attenua, ma non scompare con l’avanzare dell’età, arrivando al 65% nel primo caso e attorno al 55% nel secondo.

 

A questa differenza va poi aggiunta la componente proprio del fatherhood premium, che per gli uomini non laureati genera una differenza rispetto alle colleghe, stavolta in termini puramente salariali, del 25%, mentre per i laureati si arriva persino al 40%. Il motivo per cui la laurea è un fattore così determinante si lega al numero di ore lavorate visto sopra. Infatti, chi ha una laurea tende a svolgere un’occupazione più “time sensitive” e comporta una perdita di reddito proporzionalmente molto maggiore per chi si dedica alle cure parentali. Non è un caso se i settori che registrano i picchi maggiori sono la finanza, la giurisprudenza e la sanità, dove l’impiego di personale con alti livelli di formazione è particolarmente elevato.

 

Per concludere, è importante sottolineare come lo studio non voglia biasimare le imprese che, magari in buona fede, decidono di sostenere un padre qualora la madre decida di abbandonare, anche solo momentaneamente, la carriera lavorativa per dedicarsi alle cure parentali. Tuttavia, resta il fatto che per creare una società più equa si dovrebbero prediligere quelle soluzioni che portano le donne a non trovarsi costrette a compiere questo passo.

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