Animali domestici sul posto di lavoro: bizzarria o welfare?
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Animali domestici sul posto di lavoro: bizzarria o welfare?

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Quando si pensa al welfare aziendale, le prime misure che vengono in mente sono i buoni pasto, i permessi retribuiti, gli asili nido, le assicurazioni sanitarie. Tuttavia, in pochi, sia tra i manager che tra i dipendenti, pensano subito alla possibilità di portare i propri animali domestici sul posto di lavoro. Eppure, questa libertà, che ad un primo impatto potrebbe sembrare più che altro una bizzarria, si è spesso rivelata un potente strumento in grado di accrescere il benessere e la produttività.

 

Molti gli studenti, condotti sia in Italia che all’estero, che confermano questa conclusione. L’ esempio più importante è sicuramente quello realizzato dall’University of Lincoln, nel Regno Unito, che ha dimostrato come la soddisfazione dei dipendenti per la propria posizione lavorativa sia cresciuta del 22% da quando è stata data loro la possibilità di portare gli amici a quattro zampe in ufficio. Inoltre, la stessa ricerca ha smentito una delle maggiori preoccupazioni che si possono nutrire rispetto a questa libertà, ovvero che cani e gatti possano essere fonte di distrazione per i lavoratori. Infatti, dalle indagini condotte emerge come la concentrazione sia aumentata e anche considerevolmente (+33,4%).

 

Secondo Daniel Mills, uno degli autori dello studio, le ragioni alla base di questi risultati stra-ordinari in realtà sono piuttosto intuitive. In primo luogo, una carezza o una coccola possono essere un antistress molto efficace, in grado di alleviare in un istante nervosismo e momenti di tensione. In secondo luogo, gli animali possono essere fonte di pensieri e preoccupazioni se lasciati a casa da soli, soprattutto nel caso dei cani. “Starà bene?”, “Starà abbaiando?” “Avrà paura?” sono tutte domande che un qualsiasi padrone o padrona si pone, ma che non hanno più ragione di esistere se sono sul posto di lavoro assieme a noi.

 

Questo miglioramento in termini di benessere, di efficienza e anche di attrazione di nuovi talenti non è passato inosservato, tanto che sempre più spesso sono gli stessi dirigenti ad aprire le porte dell’azienda agli animali, anche alla luce dei costi praticamente irrisori che questa iniziativa comporta. Infatti, per rendere un ufficio idoneo alla loro presenza non servono imponenti lavori di restauro; bastano delle “aree ristoro”, soluzioni igieniche e dei gancetti per i guinzagli se si vuole impedire che cani e gatti entrino in determinate aree.

 

Per quanto riguarda l’Italia, secondo uno studio condotto da Bva Doxa, nel 2024 solo il 20% delle imprese ha consentito di tenere animali domestici sul posto di lavoro regolarmente; un dato che, a differenza di quanto possa sembrare, è però molto positivo. Basti pensare che, prima del 2017, quando furono diffusi i dati del progetto Paw (Pets at Work), condotto da Purina (gruppo Nestlé), la percentuale rasentava lo zero.

 

In conclusione, avere al proprio fianco i nostri cuccioli è un benefit che può portare molti risvolti positivi sotto vari punti di vista; tuttavia, questo non significa che dovrebbe sempre essere possibile portare un animale nel proprio ufficio. Non bisogna mai dimenticare che, affinché tutto vada per il meglio, ci sono almeno due aspetti che vanno presi in considerazione:

 

  • La serena convivenza
  • L’adattabilità dell’animale all’ufficio

 

Nel primo caso, bisogna rispettare possibili disagi legati ad antipatie, paure, allergie e altro ancora.

 

Il secondo aspetto, invece, ruota attorno al conseguimento del “patentino”, ovvero di un riconoscimento, rilasciato da un utente esterno, che attesta come un cane sia in grado di adattarsi ai ritmi di un luogo, quello dell’ufficio, che ha tempi, routine e caratteristiche molto diversi da quello domestico.

 

Insomma, animali in ufficio sì, ma senza mai dimenticarsi del rispetto per gli altri.

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