
Blue Monday: quanto conta il benessere mentale al lavoro?
Oggi è il “Blue Monday”, il giorno più triste dell’anno secondo la teoria presentata nel 2005 dallo psicologo inglese Cliff Arnall. Secondo l’equazione (ben poco scientifica) di Arnall, il terzo lunedì del mese di gennaio è il momento in cui percepiamo di più la lontananza dalle festività, i fallimenti dei buoni propositi, le condizioni salariali e la bassa motivazione sul posto di lavoro, il tutto condito dal buio e dal freddo dell’inverno.
Ma l’umore negli altri giorni dell’anno è poi così tanto diverso rispetto al Blue Monday? Secondo quanto riportato dall’ultimo report di Gallup, “State of the Global Workplace – The Voice of the World Employees”, che studia il benessere dei lavoratori in tutto il mondo, non solo la percentuale di chi prova stress, ansia, preoccupazione, tristezza e rabbia sul posto di lavoro è andata progressivamente aumentando negli ultimi 10 anni, ma l’Italia si ritrova spesso a occupare le posizioni peggiori delle varie classifiche tra i Paesi europei. Infatti, secondo la ricerca, siamo
- al 36° posto su 38 per la percentuale di cittadini che si dicono soddisfatti (appena l’8%)
- al 7° per chi dichiara di sentirsi stressato (46%)
- addirittura al 3° per coloro che dichiarano di provare tristezza (25%) quasi quotidianamente sul posto di lavoro.
Eppure, il tema del benessere psicologico dei lavoratori è tra le priorità delle aziende italiane, le quali sembrano aver capito l’impatto che può avere sulla produzione e, di conseguenza, sulla redditività di un business. Secondo lo studio “H&B Benefits and Trends Report Italia 2024”, elaborato da Aon Italia in collaborazione con l’Università di Pavia, il wellbeing è una delle priorità globali dei prossimi cinque anni per il 97% delle imprese. Ma anche sui provvedimenti presi il nostro Paese appare avanzato, dato che nel 2024 il 76% del campione ha implementato una strategia di benessere attiva, il 73% ha stipulato polizze come quelle per rimborso spese mediche – integrative a quelli che sono gli accordi di categoria – e il 70% si è dotato di un piano di flexible benefits.
In realtà, i risultati presentati non sono così in contrasto tra di loro come possono apparire, in quanto i servizi offerti non sempre possono risolvere problematiche legate alle buone relazioni con i colleghi, al sentirsi stimati, al veder riconosciuto il proprio lavoro e al percepire un trattamento equo. Questi fattori, per quanto possano essere considerati “personali”, giocano un ruolo di primo piano nel rendere i ritmi e i carichi di lavoro più sopportabili. A dirlo è lo studio “Le dimensioni psicosociali del benessere mentale”, realizzato da Stimulus Italia, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, e il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università degli Studi di Palermo.
Questa ricerca, che è stata condotta su un campione di oltre 8.500 intervistati, rappresentativo per dimensione aziendale, seniority ed età dei dipendenti, analizza le richieste (come carico di lavoro e cambi di mansione) che un ambiente professionale pone alle persone e le risorse che offre, secondo il modello denominato “Job Demands-Resources”. Tra i risultati principali è emerso che
- il 57,2% dei lavoratori italiani si trova spesso in condizioni di forte bisogno di recupero di energie
- il 44,6% ha accusato persino disturbi muscolo-scheletrici.
Infine, lo studio evidenzia anche come affrontare questi problemi sia nell’interesse delle organizzazioni stesse, data la correlazione tra benessere psicologico, quiet quitting e turnover. Infatti, è stato rilevato che tra gli intervistati il 28,8% ritiene giusto lavorare “quanto basta”, senza impegnarsi di più, e il 13,7% ha manifestato la sua intenzione di voler lasciare il suo posto di lavoro attuale nell’arco di 6-12 mesi.
Insomma, come spesso accade con le ricorrenze, il benessere mentale non dovrebbe essere solo un trending topic del Blue Monday, ma una questione da affrontare tutti i giorni con iniziative e azioni mirate.