Dal welfare dei nonni a un welfare “per” i nonni: numeri e sfide
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Dal welfare dei nonni a un welfare “per” i nonni: numeri e sfide

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L’Italia non investe abbastanza in servizi per la genitorialità? Ci mette una pezza il welfare dei nonni. Un terzo di loro, infatti, si prende cura dei nipotini quando i genitori lavorano, e tre su dieci offrono supporto per gli impegni occasionali dei genitori.

 

I numeri del Rapporto 2024 di Anla – Associazione Nazionale Lavoratori Anziani – confermano un quadro ben noto nel nostro Paese, dove nonni e nonne sono una colonna portante di molte famiglie e hanno un ruolo cruciale nel favorire la work-life balance.

 

Ma non si tratta di un fenomeno solo italiano. Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito, per esempio, ben il 57% dei genitori con figli con meno di 13 anni fa affidamento sui nonni per le esigenze di famiglia, e il 36% di chi chiede il loro aiuto dice di non poterne fare a meno.

 

Dalla Svezia al Portogallo: best practices internazionali

L’importanza del welfare dei nonni ha portato alcuni Paesi a riconoscere con misure specifiche questo contributo. Tra gli esempi esteri troviamo la Svezia, Paese non certo nuovo quanto a modelli di welfare avanzati e che già nel 1974 fece da apripista introducendo per la prima volta i congedi di paternità. Dallo scorso luglio, i neo-genitori nel Paese scandinavo hanno la possibilità di trasferire fino a 45 giorni di congedo retribuito a loro spettanti ai nonni (90 nel caso di genitore single), fino al compimento del primo anno di età dei nipoti.

 

E questo non è l’unico esempio in assoluto. In Australia, i nonni possono richiedere il “non-parent care support”, un contributo economico per chi svolge il ruolo di cura dei bambini in luogo dei genitori, e un altro esempio, seppur su scala minore, lo troviamo in Portogallo, dove a Cascais, città alle porte di Lisbona, ai dipendenti comunali che diventano nonni è data l’opportunità di godere di un mese di congedo retribuito.

 

L’invecchiamento demografico dell’Italia

Parallelamente al welfare dei nonni, le proiezioni demografiche del nostro Paese sottolineano come sia anche necessario sostenere e rafforzare un vero e proprio welfare “per” i nonni,  e la terza età.

 

La popolazione italiana, ricorda infatti il report Anla, sta subendo un processo di invecchiamento che comporta uno stravolgimento del tradizionale rapporto tra componente anziana e componente giovanile.

 

Gli over 65 sono oggi il 24,1% della popolazione totale, 1,2 punti percentuali in più rispetto al 2019, mentre i giovani under 15 sono il 12,5%, un punto e mezzo percentuale in meno. Ad aumentare sono anche i grandi anziani. Gli ultra 80enni sono infatti 4 milioni 554 mila, quasi 50 mila in più rispetto ad un anno fa, e hanno superato il numero dei bambini sotto i 10 anni (pari a 4 milioni 441 mila). Stando alle previsioni, nel 2042 la popolazione over 65 toccherà i 18,7 milioni, 4 in più dei 14 milioni del 2023.

 

 

Se la condizione di salute complessiva degli anziani è in miglioramento, l’aumento della speranza di vita porta con sé il rischio della perdita di autonomia. Se guardiamo i dati, oggi gli anziani con limitazioni gravi sono 450 mila tra i 65-74enni, e 1 milione 380 mila tra chi ha più di 75 anni.

 

All’avanzare dell’invecchiamento demografico non corrisponde tuttavia un’equivalente evoluzione dei modelli di servizio del Sistema Sanitario, come evidenzia il Rapporto Long Term Care di Cergas Sda Boconi ed Essity, e questo rischia di lasciare aree scoperte fondamentali. In base allo studio, che fornisce una fotografia aggiornata dell’assistenza per la non autosufficienza nel nostro Paese, tra i bisogni meno presidiati dal settore LTC ci sono quelli di supporto psicologico per l’anziano e per la famiglia, mentre si conferma la capacità dei servizi di erogare assistenza complessa e di base.

 

Verso un welfare per i nonni: il ruolo delle aziende

Insieme al pubblico, anche le aziende possono rivestire un ruolo chiave e per farlo è importanti che rafforzino ulteriormente i loro interventi in favore dei dipendenti e la comunicazione delle opportunità disponibili. Secondo l’Osservatorio Italian Welfare, infatti, le iniziative delle imprese si concentrano in prevalenza su strumenti come il sostegno al reddito e forme di conciliazione vita-lavoro (73%) mentre meno del 50% delle aziende analizzate adotta misure volte a fornire supporto ai caregiver e ai fabbisogni sociosanitari dei lavoratori.

 

Discorso non troppo diverso per quanto riguarda la previdenza complementare, area nella quale solo un’azienda su cinque (21%) ha attuato iniziative dedicate.

 

 

Ascoltare la popolazione aziendale, comprendere le esigenze dei dipendenti e promuovere politiche di welfare su misura – supportando i caregiver, incentivando la conciliazione vita-lavoro e favorendo il risparmio previdenziale – sono fattori cruciali che permettono non “solo” di migliorare la qualità della vita dei lavoratori ma di contribuire al benessere delle loro famiglie e alla sostenibilità del Paese.

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