

Esiste, all’interno di Lombardini22, un progetto che negli ultimi tre anni ha progressivamente preso forma nei margini, nei varchi e negli spazi residuali dell’architettura, senza mai imporsi, ma radicandosi con naturalezza nel quotidiano lavorativo: si chiama SPAZIALE. E se oggi porta un nome preciso, riconoscibile, è proprio per rendere visibile e condivisibile un’attitudine che, pur essendo sempre esistita, non aveva ancora assunto la forma di un dispositivo strutturato.
SPAZIALE nasce con una duplice ambizione: da un lato, rafforzare la dimensione identitaria e culturale dell’azienda, dall’altro contribuire, in modo concreto e continuo, al benessere delle persone che vivono gli ambienti di Lombardini22, secondo una concezione di welfare ampliato che non si limita alla cura degli spazi ma che li arricchisce attraverso una relazione attiva e stimolante con l’arte.

L’arte come pratica immersiva, non come ornamento
Diversamente da quanto accade in molte collezioni aziendali tradizionali, dove l’opera è spesso trattata come elemento decorativo o simbolico, SPAZIALE si definisce attraverso un principio di aderenza e integrazione, secondo il quale l’arte non viene collocata in luoghi “altri”, separati, ma è disseminata nei passaggi, negli spazi condivisi, nei punti di soglia che scandiscono la vita aziendale. Attualmente si contano circa venti opere, disposte in modo non convenzionale e in continuo dialogo con lo spazio, con l’obiettivo di far percepire a chiunque varchi la soglia di Lombardini22 di trovarsi all’interno di un ecosistema narrativo e percettivo, in cui ogni intervento artistico contribuisce a costruire senso.
Il primo evento simbolico – un carro armato gonfiabile di un artista giapponese, apparso in occasione della festa pre-Salone – ha rappresentato una sorta di gesto inaugurale non ufficiale, il punto di innesco da cui è emersa l’esigenza di dare un nome, una forma e una voce a ciò che fino a quel momento esisteva in modo implicito.
Un progetto che comunica, stimola, interroga
A sostenere l’identità di SPAZIALE è anche una riflessione sofisticata sul linguaggio visivo e comunicativo: il colore blu – una sfumatura volutamente assente nella palette architettonica di Lombardini22 – diventa segno distintivo del progetto, mentre le didascalie, lungi dall’essere informative in senso canonico, sono pensate per innescare uno sguardo più profondo e consapevole. Alcune sono collocate a terra, altre in punti inaspettati, come invito a “inciampare” nell’arte e a interagire fisicamente con essa.
Non si tratta di un sistema chiuso: il QR code posizionato all’ingresso permette a chiunque di esplorare il percorso, senza imposizione e senza la pretesa curatoriale tipica delle gallerie. Perché SPAZIALE non è una galleria: è un ambiente esperienziale aperto, accessibile, in cui l’arte assume un valore relazionale, quasi epidermico.
Un’estetica del quotidiano, al servizio del benessere
Nel tempo, il progetto si è innestato stabilmente nei percorsi di onboarding dei nuovi collaboratori, diventando parte integrante del “tour esplorativo” di Lombardini22, modulato sulla sensibilità di ciascun team. Inoltre SPAZIALE si configura come uno dei nuclei narrativi attraverso cui l’azienda riflette sul rapporto tra cultura e benessere, in una logica di cura non solo materiale ma anche immaginativa dell’ambiente di lavoro.
Il progetto si apre anche all’esterno: clienti, partner, fornitori – talvolta senza saperlo – attraversano e vivono lo spazio in cui le opere sono collocate, ma possono anche scegliere di approfondire e di essere accompagnati in un percorso che, nella sua semplicità, restituisce concretamente il payoff “SPAZIALE è di tutti”.

L’arte come dispositivo formativo e generativo
Parallelamente alla collezione fisica, Lombardini22 promuove percorsi di formazione culturale e creativa attraverso i corsi dell’Accademia aziendale, nei quali i collaboratori partecipano a laboratori d’arte che danno sempre nuovi stimoli, ad esempio ponendo come domanda provocatoria: di quale opera ha bisogno oggi Lombardini22, e dove potrebbe prender forma? Da questa domanda nascono poi 5 o 6 proposte, che non solo vengono documentate e archiviate, ma che alimentano attivamente il processo di crescita e rinnovamento della collezione.
Tra gli interventi più emblematici, quello realizzato da Massimo Uberti, maestro dell’arte contemporanea e luminosa, che ha creato l’opera “Spazio Necessario” per segnare l’espansione della sede tra il 2016 e il 2017: una scritta site-specific pensata non solo per essere vista, ma per raccontare – fin dalla reception – lo spirito con cui Lombardini22 ha affrontato quella trasformazione.
Un gesto che si riflette
Anche le azioni di comunicazione che hanno accompagnato il lancio del progetto sono state pensate per innescare una relazione riflessiva: i primi poster, stampati su pellicola specchiante, invitavano le persone a guardare la propria immagine riflessa per scoprire, forse per la prima volta, il legame tra sé e lo spazio abitato.
Infine, in un gesto che sintetizza la visione aperta e generativa di Spaziale, una delle opere è stata donata alla città, come estensione naturale di una cultura aziendale che considera l’arte non solo come patrimonio interno, ma come bene da condividere.
