Marcello Smarrelli, Direttore Artistico Fondazione Ermanno Casoli

Elica e la Fondazione Ermanno Casoli: l’arte come infrastruttura relazionale del lavoro

Nel dibattito sul welfare aziendale, si afferma sempre più l’idea che la qualità dell’esperienza lavorativa non sia solo funzione di benefit materiali, ma si costruisca intorno alla possibilità di abitare il lavoro come spazio di senso. È in questa direzione che si colloca l’azione della Fondazione Ermanno Casoli (FEC), nata nel 2007 all’interno di Elica per promuovere un dialogo fertile e continuativo tra arte contemporanea e impresa. Una visione che riflette lo spirito eclettico del fondatore, Ermanno Casoli, imprenditore e pittore, la cui eredità ha preso la forma di un progetto che oggi è considerato un modello d’innovazione culturale a livello internazionale.

Anna Galtarossa, The Smell Factory, 2024, Elica, Fabriano (AN). Foto: Michele Sereni, Natascia Giulivi’

Un metodo formativo fondato sull’arte

 

Attraverso E-STRAORDINARIO, programma formativo che coinvolge artisti e collaboratori in workshop partecipativi, la Fondazione ha reso l’arte uno strumento trasformativo all’interno dell’organizzazione, capace di generare consapevolezza, coesione e creatività diffusa. L’opera non è il fine, ma l’esito di una relazione, di un processo di produzione condivisa che restituisce dignità formativa all’esperienza estetica, integrandola nella quotidianità lavorativa.

 

Il metodo si fonda su un approccio interdisciplinare che vede al centro il curatore, l’artista e il formatore aziendale. L’arte non è qui veicolo simbolico, ma azione situata, capace di rispondere a bisogni formativi concreti: dal team building allo sviluppo della comunicazione interna, dalla consapevolezza identitaria all’inclusione.

 

Un welfare culturale radicato nei territori

 

La scelta di operare all’interno degli stabilimenti – da Fabriano a Cerreto d’Esi, fino agli hub internazionali di Polonia, Messico e Cina – è profondamente politica e culturale: ripensare la fabbrica come presidio di cultura significa contrastare il progressivo svuotamento di opportunità formative nei territori produttivi e restituire centralità alle persone che li abitano.

 

Ne è un esempio emblematico il progetto Fiori diversi al naturale (2024), di Agostino Iacurci a cura di Marcello Smarrelli, realizzato con oltre cento lavoratori dello stabilimento Airforce: un’opera partecipativa che ha trasformato un’area di passaggio in un giardino collettivo, luogo di memoria e identità. Ogni fiore, disegnato da un dipendente, diventa segno tangibile di appartenenza, traccia viva di una comunità che si riconosce anche nei dettagli dell’ambiente che la ospita.

Agostino Iacurci, Fiori diversi al naturale, 2024, Airforce, Cerreto d’Esi (AN). Foto: Lorenzo Palmieri

Arte come esperienza condivisa e generativa

 

La forza del modello FEC risiede nella sua replicabilità consapevole: ogni progetto è site-specific, ma parte da una metodologia consolidata, che è stata oggetto di pubblicazioni accademiche e riconoscimenti istituzionali, tra cui l’inclusione delle attività artistiche tra i benefit aziendali da parte di Confindustria Ancona. La collezione diffusa che ne è derivata – premiata, tra l’altro, nell’ambito del volume Global Corporate Collection – non è solo patrimonio estetico, ma infrastruttura culturale interna, testimone del valore generato nel tempo.

Il Premio Ermanno Casoli, trasformato in una art commission annuale, estende questa visione: ogni artista selezionato è chiamato a sviluppare un progetto immersivo, che si integra con il ciclo di vita aziendale, producendo opere che non decorano, ma raccontano l’azienda dall’interno.

 

Cultura e impresa: una reciprocità possibile

 

A oltre quindici anni dalla sua fondazione, la FEC dimostra che l’arte, se inserita in modo strutturale nel tessuto organizzativo, può diventare agente di benessere, di innovazione e di coesione. Elica, da parte sua, ha saputo fare di questa intuizione un fattore competitivo: i riconoscimenti ottenuti nel tempo – dal Compasso d’Oro ai Best Place to Work – sono anche il risultato di un ambiente che ha scelto di valorizzare le persone attraverso la cultura.

 

In un contesto produttivo sempre più dominato da efficienza e performance, il lavoro della Fondazione Ermanno Casoli ricorda che la cura dei luoghi e delle relazioni è parte integrante di un welfare maturo e sostenibile. Offrire bellezza, immaginazione, ascolto, in contesti dove raramente abitano, non è un privilegio: è una responsabilità.

Cezary Poniatowski, Inhalatorium, 2025, Elica Group Polska, Jelcz-Laskowice (Polonia). Foto: Alicja Kielan