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	<title>fondi integrativi Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>fondi integrativi Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>I benefici fiscali della previdenza complementare per il lavoratore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2020 08:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[benefici fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[tassazione dei rendimenti]]></category>
		<category><![CDATA[fondi integrativi]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I vantaggi a livello tributario di un fondo pensione riguardano anche il risparmio previdenziale. Quali agevolazioni può ricevere chi sceglie forme pensionistiche alternative? &#160; &#160; Tra i motivi di appeal della previdenza complementare per il lavoratore nell’ambito di un piano di welfare vi è la...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>I vantaggi a livello tributario di un fondo pensione riguardano anche il risparmio previdenziale. Quali agevolazioni può ricevere chi sceglie forme pensionistiche alternative?</em><span id="more-20760"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra i motivi di appeal della previdenza complementare per il lavoratore nell’ambito di un piano di welfare vi è la <strong>previsione normativa di significativi benefici fiscali</strong>. Va infatti sottolineato come il risparmio previdenziale sia la espressione di risparmio che gode dei maggiori vantaggi dal punto di vista tributario nel nostro ordinamento, in considerazione della finalità sociale che interpreta: sostenere il tenore di vita in età senile in combinazione sinergica con la prestazione che verrà erogata dal sistema previdenziale di base.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partendo dalla fase del versamento, i contributi versati a un fondo pensione sono <strong>deducibili dal reddito complessivo tassato con l’Irpef ordinaria fino a un importo massimo di 5.164,57 euro l’anno</strong>. Tale plafond può arrivare a 7.746,86 per i lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 per poter recuperare la deducibilità non utilizzata appieno nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Le agevolazioni del risparmio fiscale</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il regime di deduzione comporta <strong>un risparmio fiscale pari all’aliquota marginale Irpef e alle addizionali applicabili al singolo contribuente</strong>, aliquote sensibilmente più alte della detrazione al 19% prevista per gli oneri detraibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ai fini del raggiungimento del limite di deducibilità <strong>non si computano le quote di trattamento di fine rapporto che possono essere trasferite a un fondo pensione</strong> in regime di neutralità fiscale per qualsiasi importo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche le somme versate a un fondo pensione ma destinate alla copertura di prestazioni accessorie assicurative per premorienza, invalidità permanente e <em>long term care</em> (non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana) <strong>beneficiano del più vantaggioso regime di deduzione dal reddito complessivo</strong>; tali coperture se stipulate direttamente con una compagnia assicurativa godono del meno favorevole regime di detrazione dall’imposta lorda con la nuova riduzione applicabile ai contribuenti con redditi superiori ai 120mila euro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va anche evidenziato come si preveda la possibilità, sempre entro il plafond annuo dei 5164,57 euro annui, di <strong>dedurre anche i contributi versati a una forma pensionistica complementare nell’interesse di persone fiscalmente a carico</strong>. Nel caso in cui si versino contributi in misura superiore al limite di deducibilità previsto (5.164,57 euro annui), si è tenuti a comunicare alla forma pensionistica complementare l’entità dei contributi versati e non dedotti entro il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento stesso, ovvero, se antecedente, alla data in cui sorge il diritto alla prestazione, al fine di non assoggettarli a tassazione al momento dell’erogazione delle prestazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La tassazione dei rendimenti</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>Andando alla tassazione dei rendimenti, il risultato netto maturato dal fondo pensione è soggetto a un’<strong>imposizione annuale di tipo sostitutivo delle imposte sui redditi mediante l’applicazione di un’aliquota del 20% </strong>(e non del 26% come per gli altri redditi di natura finanziaria). L’ammontare dei redditi da titoli pubblici ed equiparati è soggetto a una tassazione sostanziale del 12,50.</p>
<p><em>Last but not least</em>, dal 2007, le prestazioni pensionistiche (in capitale o in rendita), le anticipazioni per spese sanitarie e i riscatti parziali o totali <strong>sono soggette a una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta con aliquota del 15%</strong>, ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il 15esimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari per i quali l’aderente non abbia esercitato il diritto di riscatto totale della posizione individuale, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali (aliquota minima del 9%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le anticipazioni per acquisto o ristrutturazione prima casa, anticipazioni per ulteriori esigenze e riscatti immediati per cause diverse, <strong>l’aliquota della ritenuta è sempre del 23%</strong> (comunque generalmente inferiore all’aliquota di deduzione dei contributi che può arrivare al 43% oltre addizionali comunali e regionali).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>base imponibile di qualunque prestazione è data dal loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati a imposta</strong> (al netto principalmente di eventuali contributi non dedotti comunicati al fondo pensione entro il 31 dicembre dell’anno successivo e dei rendimenti finanziari già tassati in capo alla forma pensionistica complementare) e ai redditi esenti (per esempio i Premi di risultato destinati a previdenza complementare o rendimenti da ‘investimenti qualificati’).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va infatti ricordato che nel caso di conferimento al fondo pensione di un premio di risultato, l’iscritto a un fondo pensione con reddito di lavoro dipendente di importo non superiore 80mila euro <strong>beneficia di un regime di esenzione permanente</strong> sia in fase di versamento al fondo pensione che all’atto dell’erogazione di una prestazione pensionistica complementare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>* Lorenzo Giuli è un esperto di previdenza complementare</strong></p>
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		<title>Quota 100 mette i fondi pensione davanti a un bivio</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/quota-100-mette-i-fondi-pensione-davanti-a-un-bivio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2018 06:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[fondi integrativi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assegni pensionistici più leggeri significa puntare maggiormente sul secondo pilastro per integrare. Ma la riduzione dell’orizzonte temporale, per far fruttare il capitale investito dai lavoratori, spinge i fondi pensione a rivedere le strategie di investimento. &#160; Uno dei punti fermi della manovra di Bilancio ancora...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Assegni pensionistici più leggeri significa puntare maggiormente sul secondo pilastro per integrare. Ma la riduzione dell’orizzonte temporale, per far fruttare il capitale investito dai lavoratori, spinge i fondi pensione a rivedere le strategie di investimento. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_17997" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-17997" class="wp-image-17997 size-thumbnail" src="http://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/11/Maurizio-Agazzi-4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/11/Maurizio-Agazzi-4-150x150.jpg 150w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/11/Maurizio-Agazzi-4-570x570.jpg 570w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/11/Maurizio-Agazzi-4-500x500.jpg 500w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/11/Maurizio-Agazzi-4-1000x1000.jpg 1000w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-17997" class="wp-caption-text">Maurizio Agazzi</p></div>
<p>Uno dei punti fermi della manovra di Bilancio ancora in discussione sembra essere il superamento della Legge Fornero con l’introduzione della <a href="http://tuttowelfare.info/?s=quota+100">Quota 100</a>. Con quale modalità però non è dato sapere visto il perdurare del braccio di ferro con Bruxelles. Certo è che la modifica sulle pensioni che il governo Giallo Verde intende varare avrà il suo impatto sui Fondi pensione complementari.  «L’eventuale anticipo dell’età pensionabile ridurrà l’orizzonte temporale di contribuzione e quindi il tempo consentito al lavoratore per risparmiare e per far fruttare l’investimento fatto», ha detto a <em>Tuttowelfare,info</em>  <strong>Maurizio Agazzi</strong>, Direttore generale di <strong>Cometa</strong>, il <strong>Fondo</strong> negoziale dei lavoratori metalmeccanici. «Questa cosa avrà un impatto abbastanza consistente su due versanti».<br />
<strong>Quali?<br />
</strong>Prima di tutto sulla politica di investimento che il fondo dovrà attuare. Il più antico iscritto a Cometa, per esempio, ha 20 anni di adesione. Supponendo che avesse 40 anni quando ha iniziato a versare la quota per la sua pensione integrativa oggi è un lavoratore di 60 anni che con la <em>Legge Fornero</em> avrebbe a disposizione ancora sette &#8211; otto anni di capacità contributiva, che con Quota 100 si riducono però a due. Un lasso di tempo troppo breve che lima la capacità di capitalizzazione dell’investimento fatto. Se poi aggiungiamo il fatto che siamo in periodo in cui gli indici finanziari viaggiano a testa bassa con rendimenti vicini allo zero per i buoni del tesoro, si capisce perché dovremo rivedere le nostre politiche di investimento.<br />
<strong>Il secondo versante sul quale Quota 100 andrebbe a impattare qual è?</strong><br />
E’ di tipo strutturale. Ovvero bisogna decidere qual è la missione di un fondo pensione.  Il sistema pensionistico ha due leve per risolvere i propri problemi:  innalzare l’ età pensionabile o ridurre le prestazioni.  Con l’innalzamento dell’età pensionabile introdotto dalla Legge Fornero, per chi aveva una capacità contributiva costante, il bisogno del tasso di sostituzione del Secondo pilastro si è ridotto perché si aveva più tempo per contribuire e perché si accedeva alla pensione a una età più avanzata. Ma con Quota 100 si avrà inevitabilmente una riduzione dell’assegno pensionistico che oscilla dal 10 al 30%. In questo quadro diventa fondamentale il Secondo pilastro per andare a integrare ciò che economicamente si perde con il Primo. Finora i fondi pensione si sono <a href="http://tuttowelfare.info/previdenza-welfare/rita-aiuta-chi-ha-perso-il-posto-di-lavoro">strutturati sulla Rita</a>, la Rendita temporanea anticipata, ma ora in ottica Quota 100 tutto cambia.<br />
<strong>Dunque?</strong><br />
Dunque è un problema. Teoricamente il Secondo pilastro dovrebbe essere talmente flessibile da adeguarsi a tutte le scoperture o le modifiche del Primo pilastro. Ma le leggi fondamentali dovrebbero avere una permanenza nel tempo adeguata. Una legge sul sistema pensionistico può avere delle revisioni legate alla crescita del Pil, all’aumento della prospettiva di vita, ma non può cambiare radicalmente e pretendere che il Secondo pilastro si adegui a ogni cambiamento. Proprio per questo i fondi pensione ora devono decidere se continuare a essere flessibili o se orientarsi verso la loro mission originale, ovvero integrare l’assegno pensionistico.<br />
<strong>Voi quale strada pensate di intraprendere?<br />
</strong>Finché non si vede la Legge nella sua versione definitiva decidere in merito è difficile.<br />
<strong>Lei prima ha detto che con Quota 100 dovrete rivedere le vostre politiche di investimento. In che modo intendete ripensare la vostra asset allocation?<br />
</strong>Nello specifico è presto per dirlo ma in linea generale dovremo verificare se gli investimenti individuati finora sono adeguati agli obiettivi di una mutata situazione economico-finanziaria. Ma a questo penseranno i gestori finanziari a cui abbiamo affidato mandati multi asset attivi.  A noi, invece, spetterà fare una riflessione strutturale che riguarda gli investimenti illiquidi e in particolare la percentuale da destinare in termini di sviluppo del Paese. Un fondo pensione negoziale come il nostro ha infatti due obiettivi in termini di risultato: consegnare a lavoratore alla fine del lavoro un capitale che le consenta di avere una rendita pensionistica, e un rendimento sociale, nel senso che gli investimenti che noi facciamo dovrebbero anche essere in grado di produrre benessere per nostri aderenti anche a livello sociale. Il lavoratore è anche un cittadino e in quanto tale deve poter usufruire di servizi sociali per sè e per i propri figli. Ovviamente il tutto in un’ottica prudenziale che è quella che ci ha sempre contraddistinto.<br />
<strong>E che a volte vi ha messo al centro delle polemiche…<br />
</strong>Siamo sempre stati prudenti negli investimenti anche per un senso di responsabilità nei confronti dei nostri associati molti dei quali trovano nel fondo l’ unica forma di risparmio. Quindi occorre sempre equilibrare costi e benefici. A oggi riteniamo che, almeno nell’ambito della difesa del potere di acquisto del risparmio, del superamento del Tfr, che è il nostro benchmark occulto, e dei benefici fiscali, abbiamo reso un buon servizio ai nostri aderenti. Lo dimostra la differenza tra chi ha aderito al fondo e chi non lo ha ancora fatto che, a parità di anzianità e reddito, è considerevole anche in termini di risparmio economico.<br />
<strong>In percentuale quanti sono i lavoratori che hanno aderito al vostro fondo?<br />
</strong>Il 40% circa, per un totale di 400 mila iscritti, ai quali vanno aggiunti altri 200 mila lavoratori che hanno già percepito le prestazioni in capitale o in rendita.  Quindi in 20 anni la platea di persone che è transitata dal fondo è costituita da più di 600 mila persone.<br />
<strong>Ma c’è sempre un 60% di lavoratori metalmeccanici, soprattutto giovani, che non hanno questo strumento…</strong><br />
Vero e perdono indubbiamente un’occasione. Sul target dei giovani, così come sui lavoratori che non hanno aderito ancora al fondo a causa di una bassa consapevolezza circa la sua importanza, l’informazione e l’educazione finanziaria è fondamentale.<br />
<strong>Su questo fronte voi come vi state muovendo? </strong><br />
Con la nostra news letter <em>Cometa news</em> da oltre un anno facciamo educazione finanziaria, anche con l’aiuto di professionisti della comunicazione<em>.</em> L’obiettivo è semplificare al massimo i messaggi e renderli comprensibili a una platea sempre più vasta. Del resto le nuove adesioni si  possono conquistare in due modi: attraverso l’obbligatorietà, che però compete a chi legifera o alle parti istitutive, e attraverso la consapevolezza. A noi il compito di lavorare su quest’ultima. In questa direzione vanno anche le altre iniziative che portiamo avanti sul fronte della comunicazione per un investimento socialmente responsabile al Fondo di previdenza integrativa come il nostro sito web, i volantini e le guide per fare promozione nelle aziende, le informazioni annuali per gli iscritti e non, le assemblee nei luoghi di lavoro e l’attività di formazione per i delegati.<br />
<strong>Attività che stanno funzionando?</strong><br />
L’interesse sta aumentando e lo rileviamo sia attraverso l’apertura e la lettura della nostra news letter, sia attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti. Per esempio abbiamo creato un’app informativa per gli aderenti scaricata da un ampio numero di persone.<br />
<strong>Resta il fatto che il basso ingresso nel mondo del lavoro dei giovani pone il vostro fondo, come tutti gli altri, davanti a un problema di sopravvivenza, come pensate di affrontarlo?</strong><br />
Vero, il giovane non aderisce perché il nostro mercato del lavoro è complicato, ma anche per una questione culturale e sociale.  In banca i giovani con lavoro precario non entrano per avere informazioni su fondi pensione e anche quelli che lavorano nelle Pmi a volte faticano ad accedervi. Per questo bisogna lavorare molto sulla comunicazione spogliandoci dalla presunzione di saper parlare a tutti. Dobbiamo cercare nuovi e più adeguati linguaggi per raggiungere le nuove generazioni, quelle che più di qualsiasi altra hanno bisogno di protezione se si vuole garantire loro un futuro.<br />
<strong>Missione più che mai difficile vista la loro sfiducia. Non hanno un lavoro, non avranno la pensione figuriamoci se pensano a quella integrativa…</strong><br />
In realtà proprio perché non hanno la prima che si dovrebbero preoccupare della seconda. E’ uno scoglio ancora una volta di tipo culturale oltre che sociale. E per il superamento di questo le famiglie e la politica hanno una enorme responsabilità. Bisogna iniziare a raccontare la foresta che cresce. I governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno sottovalutato la sfiducia delle nuove generazioni. Sarebbe ora di invertire la rotta prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>La previdenza integrativa non fa boom</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/andamento-piani-previdenziali-integrativi-italia-2018/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 06:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza integrativa]]></category>
		<category><![CDATA[fondi integrativi]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Tfr]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo 7,6 milioni di lavoratori su 25 milioni hanno aderito a un piano previdenziale integrativo. Gli altri  hanno preferito lasciare i soldi in azienda anche se hanno reso meno. &#160; I fondi integrativi crescono ma non riescono a conquistare i lavoratori italiani che preferiscono lasciare il...</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>fondi integrativi</strong> crescono ma non riescono a conquistare i lavoratori italiani che preferiscono lasciare il<strong> Tfr</strong> in azienda. A dirlo è la relazione della Commissione di vigilanza sulla previdenza (<strong>Covip</strong>), in base alla quale nel 2017 solo 7,6 milioni di lavoratori (+6,1% rispetto al 2016), su 25 milioni hanno aderito a un<strong> piano previdenziale integrativo</strong>. La maggioranza dei quali risiedono e lavorano in Trentino Alto Adige, regione dove si possono trovare il 3,4% delle pensioni complementari nazionali su una popolazione del 3,4%, segue la Valle d’Aosta con lo 0,3% delle pensioni complementari a fronte di una popolazione dello 0,21% e il Veneto, dove la proporzione è 10,5%-8,10%.<br />
Fanalino di coda nel regioni del Sud con in testa la Sicilia dove si trova solo il 5,3% delle pensioni complementari nazionali a fronte dell’8,3% della popolazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Gli sconti fiscali non bastano</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>A poco sono valsi gli incentivi fiscali previsti dallo Stato, che consentono a chi sottoscrive un fondo pensione privato di dedurre dalle tasse fino a 5.164 euro l’anno. E non hanno fatto gola anche i tassi di interessi allettanti visto che nel 2017, complice l’andamento favorevole dei corsi azionari, i rendimenti dei fondi pensione italiani, al netto dei costi e della fiscalità, hanno registrato  performance di tutto rispetto. Scendendo nel particolare: i fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno reso in media rispettivamente il 2,6% e il 3,3%. Per i PIP “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato, invece, del 2,2% e per le gestioni separate di ramo I dell’1,9%. Non male rispetto al Tfr che nello stesso periodo si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,7%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Cresce il numero di chi non versa più</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>A complicare il rapporto tra  i lavoratori italiani e i fondi di previdenza integrativa, poi,  ci si è messa anche la crisi. Nell’ultimo anno, infatti, è lievitata la fetta  di contribuenti che ha smesso di versare le quote mensili ai fondi di previdenza integrativa. Un esercito che nel 2017 è arrivato a contare 1,8 milioni di persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Servono nuovi incentivi</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La tendenza è sconfortante per due motivi. Primo perché significa che tra gli italiani non è passato il messaggio previdenziale, ovvero che  in pensione si andrà sempre più tardi e con sempre meno soldi. Secondo perché significa che quasi ¼ dei lavoratori italiani non può permettersi di rinunciare nemmeno a 50/100 euro di stipendio al mese. Un quadro che ha spinto <strong>Mario Padula</strong>, Presidente di Covip a suggerire al nuovo esecutivo la «possibilità di riportare ad anni di imposta successivi i benefici che non sono stati utilizzati come possibile soluzione per incentivare le adesioni e i versamenti alla previdenza integrativa». Soluzione, quest&#8217;ultima, che potrebbe andare bene sia per i giovani lavoratori sia per chi è vicino all’età pensionabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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