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	<title>centro studi einaudi Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Previdenza, seminare oggi per raccogliere domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 12:39:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[pensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumentano gli anni di lavoro e gli italiani sfruttano questo tempo per preparare il giorno del ritiro. E i dati dell&#8217;ultima ricerca del Centro Studi Einaudi lo confermano: meno del 50% si aspetta di lasciare l&#8217;impiego prima dei 70 anni. Ma l&#8217;obiettivo è avere un...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Aumentano gli anni di lavoro e gli italiani sfruttano questo tempo per preparare il giorno del ritiro. E i dati dell&#8217;ultima ricerca del Centro Studi Einaudi lo confermano: meno del 50% si aspetta di lasciare l&#8217;impiego prima dei 70 anni. Ma l&#8217;obiettivo è avere un giorno assegni più ricchi a fine mese</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le <strong>aspettative pensionistiche</strong> risalgono e si fanno strada le <strong>assicurazioni per i rischi sulla salute e sulla longevità</strong>. Sono questi i trend che emergono dall’ultima ricerca del Centro Studi Einaudi, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, sul risparmio degli italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’indagine mostra gli effetti del <strong>cambiamento del sistema pensionistico</strong> e come si stanno affermando strumenti di welfare aziendale, tra cui le assicurazioni sanitarie, in base ai mutamenti delle aspettative e delle necessità dei lavoratori. Nel dettaglio, nel 2018 il 62% del campione intervistato dai ricercatori del Centro Einaudi si attendeva di ritirarsi in pensione tra i 66 e i 70 anni di età, ma nel 2019 la percentuale è scesa al 50%. <strong>È salita invece la pensione media mensile attesa</strong>, passata da 1.175 euro nel 2018 a 1.323 nel 2019.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, il saldo percentuale tra coloro che si aspettano di avere un reddito sufficiente e non sufficiente al momento di andare in pensione si è portato tra il 2018 e il 2019 dal 31,2 al 42,4% del campione, il massimo degli ultimi 15 anni. <strong>Solo il 13,7%, ha dichiarato di essersi dotato di un fondo pensione</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È migliorata però la comprensione della <strong>varietà dei bisogni legati all’invecchiamento</strong>. Nel 2019, infatti, non solo è aumentato l’acquisto dei prodotti di bancassurance, sia ramo vita sia ramo danni, ma sono affiorate percentuali alte di sottoscrittori di polizze e di <strong>forme assicurative e di welfare aziendale</strong> rivolte a soddisfare i bisogni nel campo della salute (14,4%) e della invalidità nella vecchiaia (<em>long term care</em>, 15,8%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per Giuseppe Russo, Direttore del Centro Studi Einaudi, la ricerca ha mostrato anche come “negli ultimi tre anni i bilanci delle <strong>famiglie abbiano riacquistato parte della prosperità perduta</strong> durante la lunga crisi: il saldo tra coloro che ritengono sufficiente o insufficiente il reddito per sostenere il tenore di vita corrente sale nel 2019 al 69% degli intervistati, massimo storico del decennio”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il ritorno del ceto medio</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In pratica è <strong>tornato a irrobustirsi il ceto medio</strong>. Le tre fasce centrali di reddito del campione, che includono coloro che percepiscono dai 1.500 ai 3.000 euro al mese, si sono attestate al 57,5% rispetto al 51,7% di tre anni prima. Approssimativamente, 1,3 milioni di famiglie, secondo i dati del 2019, sono rientrate a far parte del ceto medio o vi sono entrate per la prima volta, riallargandolo. <strong>Gli italiani, quindi, hanno ripreso a risparmiare e lo hanno fatto soprattutto con l’obiettivo della sicurezza</strong> (62,2% contro il 59,6% nel 2018) e al secondo posto si è confermato il bisogno di liquidità (37,9%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ma il 63% dei patrimoni è rappresentato da case</strong>. Gli intervistati hanno dichiarato il possesso di una ricchezza finanziaria media pari 101mila euro (3,9 volte il reddito medio); la ricchezza immobiliare è invece pari a 169mila euro. Ne deriva una ricchezza complessiva per intervistato di 270mila euro (al netto delle quote di aziende), che sale rispettivamente a 355mila e 384mila euro nel caso dei laureati e dei professionisti e imprenditori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei 12 mesi precedenti l’Indagine il 6,7% del campione ha investito in case (8,7% nel 2018 e 5,7% nel 2017), ma solo il 3% circa l’ha fatto per acquistare o cambiare la propria prima casa. Gli altri acquisti sono stati realizzati per ragioni collegate all’impiego ereditario o per <strong>avere un reddito aggiuntivo nella vecchiaia</strong>. Gran parte del campione, infatti, ha condiviso che la casa possa offrire un’entrata integrativa al momento della pensione e solo il 22% circa ha conosciuto il “prestito vitalizio ipotecario”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Pensar bene per vivere meglio</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un focus dell’indagine è stato dedicato agli “ottimisti”, cioè gli <strong>italiani che “progettano il loro futuro</strong>, coloro che nell’ultimo decennio, hanno realizzato almeno un investimento immobiliare o in un’attività economica o professionale, investito in un corso di specializzazione, istruzione o formazione, creato o allargato il nucleo famigliare, hanno avuto sul lavoro riconoscimenti e miglioramenti”, ha spiegato Russo. <strong>In media gli ottimisti guadagnano 283 euro netti al mese in più rispetto al campione principale</strong>. Per gli uomini tale differenza è leggermente inferiore, per le donne supera i 400 euro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il giudizio sul risparmio è sostanzialmente lo stesso tra gli ottimisti e il campione principale. Sono emerse invece differenze sulle motivazioni: <strong>tra gli ottimisti prevale il risparmio intenzionale</strong> (ovvero diretto a scopi specifici), che riguarda quasi il 34% delle famiglie, contro poco meno del 26% del campione principale. Sempre per gli ottimisti, l’ambizione per la casa è il motivo principale del risparmio intenzionale per il 41,3% (23,6% per il campione generale); <strong>i figli sono la principale ragione del risparmio per il 21,5%</strong> (14,6%); tra gli ottimisti che risparmiano per i figli, il 63% accantona per la loro istruzione. Meno sentita tra gli ottimisti è la necessità di risparmiare per la vecchiaia (9,4 contro 16,%) e, soprattutto, per motivi genericamente precauzionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pur limitati nelle competenze finanziarie, <strong>gli ottimisti hanno la caratteristica di ‘vedere lontano’</strong>. Tra loro vi è infatti sia una maggiore diffusione delle forme pensionistiche di secondo o terzo pilastro, sottoscritte dal 19,2% (contro il 13,7% del campione principale) che un <strong>maggior impiego del TFR a fini previdenziali</strong> (34,2 contro 29,8%). Quasi un quinto degli ottimisti ha un’assicurazione sanitaria; anche le polizze LTC e le polizze vita sono leggermente più diffuse tra gli ottimisti rispetto al campione principale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quasi il 43% degli ottimisti valuta in modo positivo l’esito della propria scelta. Il 36% intende investire per ingrandire l’attività economica nuova o cercare soci per condividerla; oltre un quarto ha in animo di investire ancora in beni immobili; tra chi è migliorato lavorativamente, l’86,6% ha giudicato molto o abbastanza promettenti le prospettive di lavoro. “<strong>I dati sembrano suggerire che l’ottimismo paga, o almeno ha pagato</strong>, e che i comportamenti proattivi nell’impiego del risparmio e del tempo sono la chiave che ha portato quattro famiglie su 10 a progredire più della media del campione, nonostante le sfide concrete cui il mondo economico, del lavoro e delle imprese, le ha sottoposte”.</p>
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