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	<title>Ania Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>Garanzie, sicurezza e digitalizzazione: la previdenza post pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:48:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
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		<category><![CDATA[Relazione annuale della Covip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza sanitaria ha portato una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti della previdenza, soprattutto riguardo i temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita &#160; All’inizio del 2020 il Covid-19 ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>L&#8217;emergenza sanitaria ha portato una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti della previdenza, soprattutto riguardo i temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita</em></p>
<p><span id="more-21178"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’inizio del 2020 il Covid-19 ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e le nostre prospettive future, comprese quelle previdenziali. Con un gran numero di persone che da febbraio 2020 è rimasto senza lavoro in Italia e in Europa – provvisoriamente o permanentemente – la pandemia ha avuto come conseguenza anche <strong>una significativa diminuzione di contributi affluiti nelle casse previdenziali</strong>, da cui dipende il pagamento delle pensioni pubbliche, e nei fondi pensione, per i quali la caduta dei mercati finanziari ha comportato anche – per gli iscritti nei comparti esposti al rischio – un deprezzamento degli asset in portafoglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per capire quanto il virus abbia impattato anche in questo settore è necessario fare un confronto tra la situazione pre e quella post pandemia. A fine aprile 2020 l’Istat ha diffuso le prime ipotesi demografiche sull’evoluzione del Covid-19 formulate in base a differenti scenari. È emerso che <strong>un numero così ampio di decessi come quelli causati dal virus comporterà una riduzione dell’aspettativa di vita tra 0,4 e 1,4 anni</strong>. Questo potrebbe avere un effetto nel calcolo delle future rendite previdenziali, pubbliche e private, al prossimo aggiornamento dei coefficienti per il calcolo della quota contributiva, cioè nel 2022. L’impatto di queste variabili, non tutte a senso unico, non è stato ancora quantificato, ma probabilmente comporterà una rivisitazione del sistema assistenziale italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Gli italiani e gli europei non sono abituati a risparmiare abbastanza</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>A febbraio 2020, invece, poco prima che l’epidemia divampasse anche in Europa, si era conclusa una survey condotta da <strong>Insurance Europe, la federazione degli assicuratori europei</strong>, sulle preferenze dei cittadini europei in materia previdenziale. Sono stati interpellati 10.174 cittadini di 10 Paesi dell’Unione europea per conoscere se risparmiano abbastanza per le loro pensioni future e quali caratteristiche quelle prestazioni debbono avere per soddisfare le loro aspettative e bisogni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto è emerso che <strong>non si risparmia abbastanza per le pensioni future: il 43% dei cittadini europei (il 53% in Italia), già a inizio 2020, non stavano accantonando risorse per la vecchiaia</strong>, in buona parte per mancanza di disponibilità economiche. Non è pensabile, quindi, che all’indomani di Covid-19 il gap si possa facilmente ridurre, perché nei bilanci familiari, sotto stress per le conseguenze dell’epidemia, sarà ancora più difficile trovare spazi per sufficienti risparmi pensionistici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia è già facile prevedere, nell’immediato, un’ulteriore crescita della quota di iscritti non versanti, cioè di coloro (sono il 28% del totale) che risultano iscritti a una forma complementare di pensione, ma che attualmente non vi stanno contribuendo con nuovi versamenti. Per <strong>l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania)</strong>, che ha pubblicato la versione italiana del sondaggio, per rilanciare la previdenza complementare <strong>occorre innanzitutto lavorare sulla mancata consapevolezza dei bisogni</strong>: altri Paesi europei hanno già istituito da anni il portale delle pensioni online, dove i cittadini possono avere il quadro unitario dei contributi versati, anche se distribuiti in più enti o nei fondi complementari, e vedersi stimata la pensione complessiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisognerebbe poi puntare su maggiori incentivi: se non è il momento di aumentare il plafond annuo di contributi deducibili dal reddito, fermo da quasi 30 anni, si possono, allo stesso tempo, esplorare altre strade. <strong>Ania suggerisce di procedere a una razionalizzazione dei plafond esistenti</strong> consentendo a una persona di cumularne l’importo se decide di concentrare i propri risparmi su una singola prestazione (per esempio, la pensione). <strong>O anche di ottenere un plafond supplementare se utilizza tutti quelli che la legge mette a sua disposizione</strong>. In aggiunta si può, è un’ipotesi, pensare che genitori e nonni, non titolari di un piano di previdenza complementare attivo, possano finanziarlo a favore dei figli (anche se non a carico) o nipoti godendo dei relativi vantaggi fiscali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Protezione dagli imprevisti e garanzie per la pensione</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conclusione più rilevante del report degli assicuratori europei riguarda, però, il bisogno di sicurezza che i cittadini manifestano quando parlano delle loro scelte previdenziali. Un piano pensionistico – si esprime così il 60% delle persone interpellate (il 57% in Italia) – <strong>deve soprattutto essere in grado, nella fase di accumulo, di non generare perdite</strong>. Nelle risposte, quella priorità viene molto prima della giusta attenzione alle performance finanziarie ottenute dai gestori. E segnala la preferenza dei contribuenti verso <strong>le soluzioni tipicamente assicurative, quelle in cui è contrattualmente prevista la garanzia</strong>. Le risposte alla survey rappresentano una conferma dell’approccio prudente ai temi della previdenza scelto, almeno in Italia, dalla maggioranza degli iscritti alle forme complementari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo riguardo i dati della <strong>Covip, l’authority sulla previdenza complementare</strong>, attestano che nell’ultimo decennio i Piani individuali pensionistici (Pip), caratterizzati dalle soluzioni garantite offerte dalle compagnie di assicurazione, hanno registrato le adesioni più numerose. Questa protezione ha, per esempio, <strong>tenuto indenni i risparmiatori dalle forti perdite</strong> che in questi mesi avrebbero subito per effetto della discesa dei mercati azionari e obbligazionari, seguita al diffondersi della pandemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“In questo periodo il nostro Paese sta pagando un prezzo altissimo, non solo in termini di vite umane, ma anche di distruzione di ricchezza, perdita di opportunità di lavoro, lacerazione del tessuto sociale”, ha osservato i<strong>l Presidente del Covip, Mario Padula</strong> durante la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2019, trasmessa online il 24 giugno 2020. “È necessario subito un rinnovamento del patto tra generazioni che guardi ai giovani, per assicurare loro spazi adeguati di lavoro e di vita, e agli anziani, per garantire loro la serenità di cui hanno bisogno: si tratta di ripartire, con l’impegno di tutti, istituzioni e operatori, <strong>per costruire un sistema previdenziale inclusivo e solido</strong>, <strong>in grado di coniugare sostenibilità sociale e sostenibilità finanziaria</strong>, all’interno di un sistema economico che sappia guardare al futuro su basi più avanzate con speranza, coraggio e capacità di innovare”, si auspica Padula.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogna quindi ripensare, per il Presidente del Covip, al ruolo che non solo gli investitori istituzionali ma anche il risparmio privato in generale possono svolgere per la crescita dell’economia e lo sviluppo dei mercati finanziari, <strong>affrontando con coraggio i problemi che un’economia, come quella italiana, pone anche in relazione al suo tessuto industriale</strong> e al suo mercato dei capitali, che non andrebbero riguardati come parametri, ma piuttosto come variabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pandemia, infatti, ha sottolineato <strong>la tendenza a risparmiare e a spendere meno per gli acquisti</strong>, aumentando quindi i depositi negli istituti di credito dei principali Paesi europei, compresa l’Italia: lo ha svelato la Banca centrale europea a maggio 2020. In Italia, i cittadini a marzo hanno messo da parte 16.8 miliardi di euro, cioè <strong>il 254% in più rispetto allo stesso mese del 2019</strong>. Successivamente, l’ultima rilevazione di Wealth Insights, il sondaggio curato da Prometeia e Ipsos che monitora il rapporto degli italiani con le loro ricchezze, ha mostrato che oltre il 50% degli investitori privati italiani che hanno depositato i loro risparmi nel conto corrente <strong>non ha intenzione di rischiare e investire sui mercati</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il canale digitale come priorità per essere informati</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un bisogno che durante il <em>lockdown</em> è diventato primario è quello dell’accesso a strumenti digitali per comunicare o lavorare. È significativo quindi che, ancora prima dell’emergenza Covid-19, <strong>gli interpellati al sondaggio di Insurance Europe si siano espressi a favore dell’uso di Internet</strong> come strumento preferibile per essere informati e sottoscrivere piani di risparmio previdenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa direzione sono andati i due terzi delle risposte ai questionari, e in Italia la percentuale si è attestata al 74,5% delle risposte. La chiara preferenza verso il digitale nell’informazione e la vendita di piani di risparmio previdenziale, per Ania, <strong>sembra destinata a rimanere un tratto distintivo di questo mercato anche per il futuro</strong>, favorendo implicitamente una maggiore concorrenzialità tra operatori, standard più elevati di trasparenza e accessibilità dei prodotti e una migliore gestione dei piani di risparmio da parte di consumatori e intermediari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli europei chiedono di <strong>associare a piani di risparmio previdenziali anche altri tipi di coperture, per esempio sanitarie</strong>: un’altra delle principali conclusioni della survey anticipatrice dello scenario che si è materializzato in questi ultimi mesi. Nelle risposte ai questionari gli interpellati chiedono di implementare i programmi di risparmio contro il rischio di premorienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È una soluzione verso la quale guarda con interesse circa il 46% (il 49% in Italia) degli interpellati in Europa. Una percentuale di poco inferiore (40%, il 32% in Italia) è attratta anche dalla possibilità di<strong> includere nel proprio piano previdenziale specifiche coperture sanitarie o contro i rischi della longevità e dell’invecchiamento</strong>. Gli obiettivi della previdenza non vengono quindi percepiti come limitati a ottenere redditi pensionistici adeguati, ma come un contenitore di bisogni da soddisfare nel tempo dilatato dell’anzianità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tratto comune della ricerca, cioè la priorità che è stata indicata nel costruire e gestire i piani di risparmio previdenziali, è comunque espressione di <strong>una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti dei temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita</strong>. Il report, secondo Ania, fa pensare che la rendita pensionistica al termine della vita attiva e le altre reti di protezione della terza età saranno sempre più il prodotto di scelte consapevoli fatte nel corso degli anni e di una gestione dinamica dei cambiamenti, affrontando gli imprevisti che la vita spesso riserva. Anche quando assumono le sembianze di vere e proprie emergenze epocali.</p>
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		<title>La grande sfida delle polizze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 09:48:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le compagnie assicurative guardano a un nuovo welfare per tutte le categorie di lavoratori. E in tema di salute si augurano che i vantaggi fiscali previsti per le soluzioni sanitarie integrative aziendali vengano estesi anche a quelle individuali.</p>
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			<p>Le compagnie assicurative guardano a un nuovo welfare per tutte le categorie di lavoratori. E in tema di salute si augurano che i vantaggi fiscali previsti per le soluzioni sanitarie integrative aziendali vengano estesi anche a quelle individuali.</p>

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			<p>All’interno dei piani di welfare aziendale le polizze assicurative sono tra i servizi maggiormente offerti dalle aziende ai loro dipendenti. A confermarlo è il Welfare Index Pmi, in base al quale vengono proposte dal 46,3% delle organizzazioni nazionali, ma se si escludono le polizze infortuni, che in molti casi sono obbligatorie, il tasso di iniziativa nelle assicurazioni scende al 17,1%. <strong>Fetta destinata però a lievitare nei prossimi anni complice da una parte un Paese come il nostro dove il welfare pubblico sta perdendo terreno e dall’altra l’aumento della voglia di protezione e cura da parte dei privati.</strong> Un binomio che apre interessanti prospettive di crescita alle società di assicuratrici. «Il sistema assicurativo può essere un partner ideale per il Sistema e per le aziende», ha detto <strong>Bianca Maria Farina, Presidente di Ania</strong>. «Del resto è in atto una profonda trasformazione dei bisogni dei cittadini nell&#8217;ambito previdenziale, sanitario e del risparmio con, necessariamente, una crescente partecipazione degli attori privati. Le assicurazioni sono pronte a giocare un ruolo chiave in questa trasformazione, creando un sistema di supporto per famiglie e imprese nuovo e sostenibile in affiancamento al sistema pubblico e in sinergia con tutti i principali operatori del sistema economico e sociale». In questa prospettiva è necessario che le compagnie attive nel settore sviluppino non solo nuovi prodotti e servizi in tema di previdenza integrativa e prevenzione, ma anche modelli di business e operativi originali che seguano logiche di servizio innovative. «Dobbiamo riflettere su come migliorare i nostri servizi. I clienti sono sempre più esigenti ed è prioritario ragionare su come garantire la qualità massima anche perché le assicurazioni coprono bisogni importanti», ha spiegato Farina. E alcune delle società del settore hanno risposto all’appello.</p>
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<h4>Generali fa da apripista</h4>
<p>&nbsp;</p>
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	</div> Un esempio arriva da Generali che recentemente ha dato il via a nuova società specializzata nel comparto salute nell’ambito del welfare aziendale. <strong>Stando all’accordo che la compagnia ha sottoscritto con First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Fna e Snfia, la nuova società opererà nella gestione dei rimborsi delle spese sanitarie, nell’organizzazione e gestione dei network dei servizi necessari, nello sviluppo dei prodotti (assicurativi e non) di <em>welfare and health</em>, nell’attività commerciale diretta e a supporto della rete di Generali Italia.</strong> La neonata struttura creerà anche nuovi posti di lavoro. In base ai piani di sviluppo entro il prossimo gennaio verranno infatti assunte 30 persone a tempo indeterminato e altre 30 entro giugno 2018 e, in caso di andamento positivo, ulteriori 40 entro giugno 2019. La società impiegherà inoltre, attraverso il distacco graduale nel biennio 2018-2019, un gruppo di lavoratori che operano in Generali Italia Claims (l’ufficio di servizi per la clientela), nell’attività dei rimborsi delle spese sanitarie. Un segnale forte che indica quanto sia strategica per le compagnie assicuratrici l’area di business legata al welfare aziendale.  </p>

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<h4>Un mercato con ampi margini di crescita</h4>
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	</div> Anche perché va considerato che il mercato delle polizze nazionale ha ancora ampi margini di crescita. I dati dimostrano infatti che nel 2016, dopo tre anni di crescita, la raccolta dei premi è diminuita dell’8,2% (2,6% in più rispetto al 2015), con un premio medio per abitante pari a 2.258 euro &#8211; inferiore rispetto a quello registrato negli altri principali paesi industrializzati.<br />
<strong>Il confronto internazionale vede l’Italia al quarto posto in Europa e all’ottavo nel mondo</strong> per raccolta dei premi ma rispetto all’estero sono ancora poco diffuse le coperture assicurative contro i rischi del lavoro, della famiglia, della salute, del patrimonio. Si consideri infatti che il peso dei premi danni (non auto) rispetto al Pil – con un valore pari a circa l’1% &#8211; è meno della metà e in alcuni casi meno di un terzo rispetto ad altri grandi Paesi europei. Nello specifico la raccolta premi nei rami vita, dopo il massimo storico raggiunto nel 2015, è stata di 102 miliardi, 11% in meno rispetto all’anno precedente. Quella dei rami danni (l’1% in meno rispetto al 2015) &#8211; che è stata pari a circa 32 miliardi &#8211; ha visto una significativa diminuzione dei premi nel ramo r.c. auto (-5,6%), ma è interessante evidenziare l’importante crescita del ramo salute (+10%), che ha raccolto oltre 2,3 miliardi di euro.</p>
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<h4>Il rally del ramo malattia<strong><br />
</strong></h4>
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		</span></div>

Secondo le stime, nel 2017 il ramo malattia dovrebbe aumentare ulteriormente del 7% a causa della domanda di copertura per i rischi legati alle spese mediche e agli interventi chirurgici. <strong>Inoltre la diffusione di polizze collettive legate a strumenti di welfare integrativo aziendale – favorita dall’ultima legge di Stabilità – potrebbe portare il volume dei premi di questo ramo a superare i 2,5 miliardi entro la fine dell’anno.</strong> Certo, «In tema di salute è opportuna una riflessione su come estendere i vantaggi fiscali previsti per le soluzioni sanitarie integrative aziendali anche alle soluzioni individuali», afferma Farina. Come dire che occorrerebbe   un nuovo welfare per tutti gli italiani, lavoratori dipendenti, partite Iva e singoli individui, che vogliono polizze integrative a costi contenuti.</p>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/la-grande-sfida-delle-polizze/">La grande sfida delle polizze</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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