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	<title>welfare storytelling Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Tra il dire e il fare c’è di mezzo il welfare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2019 06:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare storytelling]]></category>
		<category><![CDATA[engie italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I piani di cura e benessere per le persone non servono solo per creare engagement. Possono essere la leva per allineare i collaboratori a vision e mission dell&#8217;impresa. &#160; A distanza di oltre tre anni da quella che comunemente è considerata la rivoluzione del welfare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>I piani di cura e benessere per le persone non servono solo per creare engagement. Possono essere la leva per allineare i collaboratori a vision e mission dell&#8217;impresa.</em><span id="more-19634"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A distanza di oltre tre anni da quella che comunemente è considerata la <strong>rivoluzione del welfare aziendale</strong> – la legge di Stabilità 2016 – è tempo dei primi bilanci. Mentre i player di mercato si sono posizionati in modo inequivocabile rispetto ai due macrotrend del welfare – quello retributivo e il suo alter ego, quello sociale (il primo fa riferimento ai beni e servizi che integrano la retribuzione, il secondo è orientato a dare risposte ai bisogni più profondi dei dipendenti), le aziende si stanno ora concentrando sul <strong>valutare gli effetti dei primi anni di attuazione dei piani di benessere</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la verità <strong>l’analisi è più propria delle grandi aziende che non delle PMI</strong>, visto che queste ultime sono ancora in leggero ritardo in fatto di applicazione, nonostante – come dimostrato dai dati del <em>Rapporto Welfare Index Pmi 2019</em>, promosso da Generali Italia – le <strong>Piccole e medie imprese che hanno attivato iniziative di welfare aziendale hanno raggiunto il 45,9%</strong>, raddoppiando il dato fatto registrare nel 2016 (25,5%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Smaltita dunque <strong>l’euforia dell’attivazione di beni e servizi</strong> che le norme consentivano di godere con vantaggiosi sgravi fiscali – gli aggiornamenti della normativa ne hanno, di volta in volta, ampliato il panel  – e che hanno trasformato il welfare in una commodity, oggi le imprese più evolute si interrogano su <strong>quanto il welfare sia allineato con vision, mission e obiettivi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ‘moda’ di attivare i piani di benessere sta lasciando spazio a <strong>riflessioni più evolute</strong> che implicano l’impostazione di una strategia che non si limiti all’attivazione di una piattaforma e al suo riempimento di attività da far svolgere ai dipendenti. Il tema all’attenzione di chi si occupa di welfare è diventato quello di <strong>censire i beni e servizi messi a disposizione dall’azienda per le proprie persone</strong>, inserirli in una strategia più ampia e complessa che tenga conto degli obiettivi dell’organizzazione, con il fine ultimo di estrarne valore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Orientare i piani rispetto alla mission</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti molto autorevoli del settore raccontano che spesso le imprese, <strong>concentrate più sugli aspetti fiscali del welfare che non sulla sua valenza sociale</strong>, sono rimaste imbrigliate in pacchetti di benefit indistinti; sebbene anche questi siano in grado di dare qualche risposta alle necessità dei dipendenti, non bastano per creare un <strong>reale engagement e per trasformarsi in leva di attrazione</strong> nei confronti di potenziali nuovi lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si consideri, inoltre, che nonostante recenti ricerche abbiano evidenziato come le persone tendano a chiudersi nella loro <strong>piccola ‘comunità’ fatta dall’individuo</strong> e da pochi a lui vicini, c’è una tendenza a considerare l’azienda come il luogo ideale per la ricostruzione del senso – oggi perso – di comunità più ampia. È allora in questo senso che il welfare può diventare una leva strategica. E lo storytelling diventa fondamentale per raccontare ciò che l’impresa mette a disposizione delle persone, legando il welfare stesso all’identità dell’organizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È noto, per esempio, che esistono <strong>aziende che hanno attivato convenzioni <em>stand alone </em>di vario tipo</strong>: consulenza assicurativa, sportello salute, consulenza psicologica, sono tra le più gettonate. Si tratta di servizi più vicini a una visione ‘sociale’ del welfare che non legata ai flexible benefit e al tema degli sgravi fiscali. La sfida è dunque quella di <strong>costruire un piano che tenga conto di quanto l’impresa offre alle sue persone</strong> e contemporaneamente di raccontarlo in maniera adeguata. Il rischio, altrimenti, è la limitata adesione a quanto proposto (e per cui di certo qualcuno ha investito tempo e risorse), con la conseguente perdita di un’occasione per generare valore per l’organizzazione stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Raccontare le iniziative secondo una strategia</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un esempio virtuoso che ci viene in aiuto per spiegare il concetto è <strong>Engie Italia, filiale italiana dell’azienda energetica francese ex Gdf Suez</strong> che opera nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica, nel settore del gas naturale e dell’energia rinnovabile. L’azienda ha gestito di recente un importante <strong>cambio di mission</strong>, candidandosi a diventare leader nella transizione energetica verso le zero emissioni di anidride carbonica. Questa scelta ha imposto l’attivazione di numerose attività con l’obiettivo di <strong>aumentare la consapevolezza delle proprie persone sull’impatto ambientale</strong> dell’organizzazione. Per esempio è stata costruita una nuova sede più <em>green</em> e sono state introdotte le auto ibride, mettendo al bando quelle alimentate a diesel.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul fronte delle iniziative di welfare, <strong>Engie Italia ha lanciato lo Smart working</strong>, legandolo appunto al tema della riduzione dell’impatto ambientale. È noto, infatti, che adottare il lavoro agile permette, tra i vari vantaggi, di risparmiare tonnellate di anidride carbonica immessa nell’ambiente (basti pensare che si riducono i viaggi casa-lavoro). Inoltre l’azienda ha promosso alcuni <strong>servizi di ‘micro-benessere’ come il supermercato interno</strong>, gestito da un player esterno, per i piccoli acquisti quotidiani che consente, pur nella sua semplicità, di risolvere problemi comuni a tanti dipendenti (si pensi a chi si precipita fuori dall’ufficio non appena termina l’orario di lavoro per raggiungere il supermercato di fiducia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altre iniziative di Engie Italia hanno poi riguardato l’ambito della <strong><em>diversity-inclusion</em> per includere il personale Senior</strong> – in azienda l’età media è 48 anni – ma pure per svolgere attività di Reverse mentoring (i Junior che ‘insegnano’ ai Senior); in tema di diversità di genere, l’azienda ha attivato progetti per <strong>aumentare il numero di donne presenti nel team</strong>, visto che il settore è a ancora trazione maschile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Considerate nella loro singolarità, le iniziative difficilmente avrebbero permesso di raggiungere l’obiettivo prefissato; <strong>riunite in una strategia unica e chiara</strong>, e soprattutto raccontate nel modo adeguato si sono trasformate nella leva per aumentare l’ingaggio delle persone rispetto agli obiettivi di base dell’organizzazione. E nel frattempo per fare un passo avanti in tema di sostenibilità ambientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>L’articolo è stato pubblicato su <em>Touchpoint Magazine</em>, nella rubrica ‘Comunicazione e Welfare’ curata da <em>Tuttowelfare.info</em>.</p></blockquote>
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