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	<title>welfare aziendale Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>welfare aziendale Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Cos’è la certificazione vita-lavoro e come ottenerla</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/certificazione-vita-lavoro-parte-la-fase-operativa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[genitorialità e conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova certificazione vita-lavoro consentirà alle imprese che riceveranno l’attestato di godere di sgravi contributivi fino a 50mila euro annui e altri vantaggi, purché dimostrino di essere all’avanguardia nelle politiche per genitorialità, caregiver, flessibilità e welfare per i loro dipendenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/certificazione-vita-lavoro-parte-la-fase-operativa/">Cos’è la certificazione vita-lavoro e come ottenerla</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 9</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La certificazione vita-lavoro entra nella fase operativa. Dopo la pubblicazione ad aprile della UNI/PdR 192:2026 e, a luglio, della circolare tecnica di Accredia che ha definito le regole per l’accreditamento, il Comitato di delibera del 28 settembre ha aperto la strada ai primi organismi ufficialmente abilitati a rilasciare l’attestazione alle imprese. Nel frattempo, è stato anche reso possibile presentare domanda per accedere al bando da 7,5 milioni di euro a fondo perduto, gestito da Unioncamere, destinato ad accompagnare le aziende verso l’ottenimento della certificazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura è rivolta alle organizzazioni che hanno adottato, o abbiano intenzione di adottare, politiche strutturate per favorire la conciliazione tra vita familiare e lavoro. Un’attenzione particolare è rivolta alla promozione di flessibilità organizzativa, alla genitorialità, ai caregiver, al welfare e continuità professionale; tematiche centrali anche per i dipendenti stessi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Valentina Sangiorgi, Chief HR Officer di Randstad Italia, ha dichiarato a TuttoWelfare.info: <span style="color: #dd9933;"><strong>“<em>La flessibilità oraria oggi non rappresenta più un benefit accessorio per i lavoratori, ma un fattore di scelta e di valore nel percorso professionale. Secondo i risultati della nostra indagine Randstad Employer Brand Research 2026, l&#8217;equilibrio tra vita lavorativa e personale è al terzo posto tra le priorità dei lavoratori italiani (indicato dal 56% dei lavoratori) e la sua assenza spinge uno su tre a rassegnare le dimissioni. Per questo ritengo che l’introduzione della certificazione UNI/PdR 192:2026 offra un&#8217;opportunità per strutturare le politiche di conciliazione, trasformando le iniziative aziendali in standard riconosciuti, oggettivi e misurabili.</em>”</strong> </span><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A Randstad ha fatto poi eco anche Edenred Italia, che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>La nuova normativa sulla conciliazione vita lavoro può contribuire a un cambio di prospettiva: l&#8217;attenzione si sposta dalle singole misure alla costruzione di un sistema, con obiettivi e indicatori misurabili. È un passaggio importante soprattutto sul fronte della cura, dove esiste ancora un significativo potenziale di sviluppo dei servizi a supporto delle persone e delle loro famiglie. Il nostro Osservatorio Welfare rileva infatti che il 75% di chi lavora avverte il peso dei carichi familiari, quota che sale all&#8217;84% tra chi assiste un familiare non autosufficiente.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questa certificazione consente alle aziende che la ottengono di accedere a significativi incentivi economici, a partire da uno sgravio contributivo che può arrivare a 50mila euro all’anno, come previsto già dal <a href="https://tuttowelfare.info/decreto-primo-maggio-ma-il-salario-giusto-e-davvero-giusto/">Decreto 1° maggio</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Cosa prevede la prassi UNI/PdR 192:2026 </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>La normativa relativa alla certificazione si basa sulla prassi UNI/PdR 192:2026, che definisce i requisiti per le organizzazioni che vogliono trasformare le politiche di conciliazione tra vita privata e lavorativa in un vero e proprio sistema di gestione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Pertanto, per accedere ai vantaggi economici le imprese non possono limitarsi a introdurre uno o più benefit che poi possono anche interrompere in futuro. Al contrario, devono dimostrare di essere dotate di un modello strutturato capace di implementare e migliorare nel tempo le proprie iniziative a sostegno del work-life balance dei dipendenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La conformità deve inoltre essere verificata da una terza parte indipendente, cioè da un organismo di certificazione accreditato da Accredia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali organismi possono rilasciare la certificazione </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Proprio sugli organismi preposti sono arrivate importanti novità negli ultimi giorni, con il Comitato di delibera della stessa Accredia che lo scorso 28 settembre ha identificato i primi organismi preposti all’abilitazione sistema. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra questi figurano Bureau Veritas Italia e CSQA, che adesso possono quindi svolgere le verifiche finalizzate al rilascio della certificazione vita-lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’elenco potrà naturalmente ampliarsi man mano che altri organismi completeranno l’iter di accreditamento. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Uno sgravio contributivo fino a 50mila euro l’anno </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Come accennato nei paragrafi precedenti, l’elemento forse più interessante per le imprese riguarda il vantaggio contributivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La nuova normativa prevede infatti che le imprese in possesso delle certificazioni siano esonerate dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro pari all’1%, ma entro un tetto massimo di 50mila euro annui. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura riguarda 2026, 2027 e 2028, con il calcolo che parte dal 28 giugno di quest’anno; ciò significa che, in termini teorici, un’azienda che potesse beneficiare ogni anno dell’importo massimo potrebbe raggiungere un vantaggio complessivo di 150mila euro nell’arco del triennio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sussiste però una criticità dovuta all’ammontare di risorse fissato per sostenere il provvedimento, il quale impone che lo sgravio dovrà essere applicato nel rispetto dello stanziamento previsto. Ciò significa che, qualora le richieste superassero le disponibilità, l’importo effettivamente riconosciuto potrebbe essere ridotto anche se le organizzazioni dovessero avere diritto a sconti maggiori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La certificazione vita-lavoro può inoltre assumere rilievo nell’accesso agli incentivi pubblici. Il Codice degli incentivi prevede infatti che, nell’assegnazione di determinate agevolazioni, possano essere valorizzate le misure adottate dalle imprese a favore di natalità, esigenze di cura, welfare e genitorialità, insieme al possesso di certificazioni idonee a dimostrarle. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il bando da 7,5 milioni è già aperto </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Un’altra novità importante riguarda il percorso per ottenere l’attestazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Dal mese di settembre le imprese possono presentare domanda per accedere al bando promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, dal Dipartimento per le Pari Opportunità e da Unioncamere, per cui sono state stanziate risorse pari a 7,5 milioni di euro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il programma prevede due linee di intervento: la prima finanzia servizi di assistenza tecnica e accompagnamento alla costruzione del sistema di gestione; la seconda sostiene direttamente i costi necessari per ottenere la prima certificazione. Il contributo per la certificazione varia in funzione della dimensione aziendale e può arrivare fino a 12mila euro per impresa. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Prima di poter usufruire dell’agevolazione, le aziende devono superare un test di autovalutazione online sul livello di maturità raggiunto nelle politiche di conciliazione. Le domande vengono valutate a sportello, secondo l’ordine cronologico di presentazione, mentre i percorsi ammessi dovranno concludersi entro il 30 giugno 2027. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Infine, il provvedimento ha anche il chiaro intento di sostenere le piccole e medie imprese del nostro Paese, dato che il 60% del bando è riservato alle PMI. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali requisiti devono rispettare le aziende </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il tema dell’autovalutazione introduce l’ultimo punto fondamentale, ovvero quali sono i requisiti per ottenere la certificazione vita-lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La UNI/PdR 192:2026 prevede che le imprese devono dimostrare di aver strutturato le proprie politiche lungo diverse aree di intervento, tra cui: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<ul>
<li>organizzazione del lavoro e flessibilità</li>
<li>maternità e paternità</li>
<li>genitorialità e carichi di cura</li>
<li>sostegno ai caregiver</li>
<li>welfare e servizi</li>
<li>pari opportunità</li>
<li>sviluppo e continuità di carriera</li>
</ul>
<p><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span> Per ciascuna area vengono utilizzati specifici indicatori qualitativi e quantitativi, che permettono di misurare il livello di maturità dell’organizzazione. La soglia minima necessaria per ottenere la certificazione è del 50% per micro e piccole organizzazioni e del 60% per le medie e grandi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>L’importanza di un cambiamento concreto </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Quale sarà l’impatto finale di questa certificazione non può essere definito a priori, ma c’è già chi ha le idee chiare per valutare se il provvedimento avrà successo o meno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Interrogata a tal proposito da TuttoWelfare.info, Edenred Italia ha affermato: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>L&#8217;efficacia della certificazione dipenderà soprattutto dalla sua capacità di generare cambiamenti concreti all&#8217;interno delle organizzazioni. Il rischio, come per ogni sistema di certificazione, è che venga interpretata come un adempimento formale. Il suo valore emerge invece quando diventa uno strumento di ascolto, progettazione e miglioramento continuo, capace di orientare investimenti e politiche verso i bisogni reali delle persone. L&#8217;elemento distintivo non è la quantità delle misure introdotte, ma la qualità della progettazione che le sostiene: comprendere i bisogni delle persone, tradurli in obiettivi concreti e sviluppare risposte capaci di generare un impatto misurabile nel tempo.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>È importante poi notare che una parte significativa della valutazione riguarda la <a href="https://tuttowelfare.info/impresa-il-supporto-alla-genitorialita-a-settembre/" target="_blank" rel="noopener">genitorialità</a> e la concreta possibilità per madri e padri di utilizzare gli strumenti di conciliazione messi a disposizione. Hanno molto peso, per esempio, le modalità con cui l’organizzazione sostiene maternità e paternità, l’utilizzo dei congedi, la flessibilità nell’organizzazione del lavoro e le misure dedicate al rientro dopo periodi di assenza. Inoltre, anche i <a href="https://tuttowelfare.info/caregiver-familiari-luci-e-ombre-del-ddl-locatelli/" target="_blank" rel="noopener">lavoratori caregiver</a> rientrano espressamente nel perimetro della prassi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Flessibilità oraria e spaziale, part-time e altre soluzioni organizzative possono quindi contribuire alla valutazione complessiva. Tuttavia, dare un peso eccessivo a questi aspetti può rappresentare anche un rischio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A questo proposito, Sangiorgi di Randstad Italia avverte: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>Quando parliamo di flessibilità, nello specifico per le donne, è fondamentale superare l&#8217;idea che questa sia legata esclusivamente alla gestione familiare o ai carichi di cura. Per una donna, la flessibilità è importante perché rappresenta uno spazio di autonomia, di tutela del proprio benessere psicofisico e di realizzazione personale.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sarà quindi cruciale assicurarsi che le politiche aziendali vadano verso una risoluzione delle problematiche del nostro mercato del lavoro e che la certificazione non si trasformi in una mera corsa ad adottare un numero maggiore di provvedimenti aziendali, ma con uno scarso impatto di lungo termine. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ</strong></span></h3>

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        Che cos’è la certificazione conciliazione vita-lavoro?    </span>
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			<p>È una certificazione basata sulla UNI/PdR 192:2026 che verifica l’adozione di un sistema strutturato di politiche dedicate alla conciliazione tra vita privata e lavorativa.</p>

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	</div>     </div>
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			<p>È una certificazione basata sulla UNI/PdR 192:2026 che verifica l’adozione di un sistema strutturato di politiche dedicate alla conciliazione tra vita privata e lavorativa.</p>

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			<p>Sì. Il bando gestito da Unioncamere mette a disposizione 7,5 milioni di euro per assistenza tecnica e costi della prima certificazione.</p>

		</div> 
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Tra le aree considerate ci sono maternità e paternità, congedi, smart working, part-time, supporto ai caregiver, welfare familiare e continuità di carriera.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/certificazione-vita-lavoro-parte-la-fase-operativa/">Cos’è la certificazione vita-lavoro e come ottenerla</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Equilibrio vita-lavoro: il Gruppo Veronesi va oltre l’orario fisso e sceglie la flessibilità per oltre 1.000 persone</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/equilibrio-vita-lavoro-il-gruppo-veronesi-va-oltre-lorario-fisso-e-sceglie-la-flessibilita-per-oltre-1-000-persone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 06:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[wellbeing]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=27293</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Gruppo Veronesi conferma V-Life Balance, il modello di flessibilità oraria che permette a oltre 1.000 persone di organizzare con maggiore autonomia l’inizio e la fine della giornata lavorativa. La policy si inserisce in un più ampio sistema di welfare e iniziative dedicate all’equilibrio tra vita privata e professionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/equilibrio-vita-lavoro-il-gruppo-veronesi-va-oltre-lorario-fisso-e-sceglie-la-flessibilita-per-oltre-1-000-persone/">Equilibrio vita-lavoro: il Gruppo Veronesi va oltre l’orario fisso e sceglie la flessibilità per oltre 1.000 persone</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><span style="color: #dd9933;"><em>Pubbl<span style="color: #dd9933;">ichiamo il comunicato stampa sulla flessibilità oraria del Gruppo Veronesi.</span></em> <em><span style="color: #dd9933;"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 4&lt;/span&gt;0px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fiducia, responsabilità e attenzione alle esigenze delle persone sono i principi alla base del <strong>nuovo modello lavorativo</strong> del Gruppo Veronesi, che consente<strong> </strong>di<strong> organizzare la propria giornata lavorativa con ampia flessibilità di ingresso e uscita.</strong> È “<strong>V-Life Balance</strong>”, la policy confermata a luglio 2026, che promuove la conciliazione vita-lavoro e coinvolge <strong>oltre 1.000 persone</strong> dell’azienda veronese, realtà agroalimentare italiana di riferimento per la produzione di mangimi, carni, uova e salumi con i <strong>marchi AIA, Negroni, Veronesi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></p>
<p>Avviata in via sperimentale nel 2025 e conclusasi con esito positivo, l’iniziativa è stata confermata e proseguirà anche nel prossimo anno, alla luce dell’<strong>efficacia del modello </strong>emersa nella fase di test. In particolare, un sondaggio interno rivolto ai manager ha evidenziato un livello di <strong>valutazione positiva pari all’80%</strong> e una volontà pressoché unanime di mantenere la flessibilità oraria, riconosciuta come uno <strong>strumento efficace per favorire la conciliazione di vita personale e lavorativa</strong>. I risultati hanno inoltre evidenziato la validità di un approccio orientato agli obiettivi, in grado di mantenere al tempo stesso un costante livello di servizio, efficacia e continuità nelle attività aziendali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>In particolare, la policy riguarda tutte le sedi del Gruppo e le persone che operano nelle divisioni aziendali non strettamente legate alle attività produttive. Prevede <strong>libertà nell’organizzazione dell’orario della giornata lavorativa, scegliendo il suo inizio e fine</strong> nel rispetto delle esigenze organizzative e operative dell’azienda mantenendo le 39 ore settimanali come riferimento convenzionale. La policy nasce per rispondere alle diverse esigenze delle persone, coniugandole con quelle di un’azienda che opera nel settore dei freschi e freschissimi, dove tempestività e continuità rappresentano elementi fondamentali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><strong><span style="color: #dd9933;">“</span><em><span style="color: #dd9933;">È una vera rivoluzione del lavoro per un’azienda che opera in un settore come il nostro</span> </em></strong>– spiega <strong>Diego Piccolo, Direttore Risorse Umane del Gruppo Veronesi</strong> –<strong><em> <span style="color: #dd9933;">È frutto del percorso già avviato in questi anni con l’adozione dello smart working, che ci ha portato alla scelta di valorizzare il senso di responsabilità dei colleghi nella gestione delle proprie attività e nell’orientamento ai risultati. È un cambiamento importante, specialmente in un Gruppo come il nostro dove convivono e collaborano cinque generazioni diverse, con mansioni e ambiti professionali molto differenti tra loro e attivi lungo tutta la filiera”. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></em></strong></p>
<p>La nuova flessibilità oraria fa parte di un ecosistema di <a href="https://www.gruppoveronesi.it/welfare-aziendale" target="_blank" rel="noopener">iniziative</a> volte a promuovere un miglior bilanciamento tra vita privata e lavorativa. Tra questi, lo <strong>smart working,</strong> introdotto nel 2022 e che nel 2025 ha visto oltre <strong>700 persone coinvolte</strong>, con circa <strong>22.000 giornate lavorate in maniera agile</strong>, e la piattaforma <strong>Veroneasy Life</strong>, tramite la quale ogni persona del Gruppo ha la possibilità di convertire il valore detassato del Premio di Risultato maturato (totale o una sua parte) nell’acquisto di beni e servizi, che spaziano dall’assistenza sanitaria, all’educazione scolastica, fino ad arrivare ad attività sportive e per il tempo libero, a buoni spesa e benzina. Infine, durante i mesi di luglio e agosto, le persone non coinvolte in attività che richiedono continuità operativa hanno la possibilità di contare sul <strong>venerdì pomeriggio libero</strong>, un&#8217;ulteriore iniziativa volta a favorire un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata. Inoltre, per supportare la valorizzazione di tutte le persone che operano in azienda e per garantire opportunità di sviluppo delle competenze, sono previsti percorsi di <strong>formazione continua</strong>, sia in presenza che online o in modalità ibrida. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
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		<title>Libertà emotiva sul lavoro: perché l’Italia è indietro</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il MINDex 2026 mostra che la libertà emotiva sul lavoro è ancora ridotta, soprattutto tra donne e giovani. La difficoltà di esprimere il proprio vissuto può compromettere relazioni, benessere e produttività, rendendo necessario un maggiore investimento aziendale nel supporto psicologico.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La libertà emotiva sul lavoro è ancora limitata per la grande maggioranza dei lavoratori italiani. Nonostante negli ultimi anni sia cresciuta l’attenzione verso il <a href="https://tuttowelfare.info/blue-monday-quanto-conta-il-benessere-mentale-al-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">benessere psicologico e mentale</a>, le imprese sono ancora in difficoltà nel tradurre questa trasformazione sociale in iniziative concrete e in ambienti professionali nei quali le persone possano esprimere liberamente le proprie emozioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A confermare la crescente sensibilità verso la salute mentale è uno studio presentato nel 2025 dall’Ordine nazionale degli Psicologi. Il 95% dei professionisti intervistati ha rilevato, nei cinque anni precedenti, un aumento della domanda dei servizi offerti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Più precisamente: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="49%"><span class="tocounter">49%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha osservato una crescita fino al 30%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="32%"><span class="tocounter">32%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha registrato un incremento fino al 50%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="14%"><span class="tocounter">14%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha rilevato una crescita fino al 75%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>A questa maggiore richiesta di supporto psicologico non sembra però corrispondere un’evoluzione altrettanto rapida all’interno delle organizzazioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Libertà emotiva sul lavoro: solo il 16% si sente libero <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>È quanto emerge dal <a href="https://www.unobravo.com/dati/educazione-emotiva-italiani" target="_blank" rel="noopener">MINDex 2026</a>, l’indagine di Unobravo e Ipsos Doxa dedicata all’educazione emotiva in Italia, che quest’anno ha riservato un approfondimento specifico al mondo del lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la ricerca, l’azienda continua a essere percepita come un luogo nel quale le emozioni devono essere represse o, comunque, manifestate con particolare cautela. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>I dati del nostro MINDex 2026 sono chiari: solo il 16% dei lavoratori si sente libero di esprimere le proprie emozioni in ufficio e per quasi la metà le difficoltà emotive si traducono in problemi concreti nelle relazioni di lavoro</em>.», ha dichiarato <strong>Davide Uberti</strong>, Client Success &amp; Partner Sales Lead di Unobravo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La maggioranza dei lavoratori adotta infatti un atteggiamento prudente. Il 40% afferma di misurare attentamente le proprie reazioni, mentre il 30% modifica il proprio comportamento in base al contesto e alle persone presenti. Un ulteriore 14% tende invece a nascondere o trattenere completamente il proprio vissuto emotivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Donne e giovani incontrano maggiori difficoltà <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>I dati mostrano che la mancanza di libertà emotiva sul lavoro <a href="https://tuttowelfare.info/carichi-cura-occupazione-femminile-inps-dedalo/" target="_blank" rel="noopener">riguarda in particolare le donne</a> e i lavoratori più giovani. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra le lavoratrici, solo il 13,7% si sente pienamente libera di manifestare le proprie emozioni senza temere di essere giudicata, contro il 17,4% degli uomini. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche l’età incide sulla possibilità di esprimersi. Tra i lavoratori dai 18 ai 34 anni, soltanto il 13,5% dichiara di sentirsi libero. La percentuale aumenta progressivamente con l’età, fino a raggiungere il 18,1% tra gli over 55. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La situazione risulta ancora più critica incrociando genere ed età: tra le donne under 34, la quota di chi si sente libera di manifestare le proprie emozioni scende al 9,8%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Competenze emotive importanti, ma difficili da praticare <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>I lavoratori italiani sembrano comunque consapevoli dell’importanza delle competenze emotive. Empatia, capacità di ascolto e gestione degli impulsi sono considerate molto o estremamente importanti dal 73% degli intervistati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alla consapevolezza teorica non sembra però corrispondere un’applicazione altrettanto diffusa nella quotidianità professionale. Per il 49% dei lavoratori, infatti, le difficoltà emotive producono conseguenze concrete sulle relazioni di lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Si crea così una distanza tra il valore attribuito alle competenze emotive e la possibilità effettiva di utilizzarle ed esprimerle nei rapporti con colleghi e superiori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il rapporto con i superiori ostacola il dialogo <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Uno dei principali ostacoli individuati dal MINDex riguarda il dialogo verticale, cioè la possibilità di condividere il proprio stato d’animo con un responsabile o un superiore. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il 30% dei dipendenti dichiara di sentirsi quasi sempre a disagio nel confronto con il proprio capo. A questo si aggiunge la limitata diffusione di iniziative aziendali dedicate alla salute mentale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Solo l’8% dei lavoratori rileva la presenza di interventi concreti di supporto psicologico sul posto di lavoro. Per il 51%, invece, le politiche dedicate alla salute mentale sono ancora in una fase iniziale oppure non vengono percepite. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il supporto psicologico come componente del welfare <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Rispondere a queste esigenze rappresenta una sfida rilevante per le aziende, perché la questione non riguarda soltanto il benessere individuale. La possibilità di esprimere le proprie emozioni può incidere anche sulla qualità delle relazioni professionali e sul funzionamento complessivo dell’organizzazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>Sono numeri che riguardano il funzionamento delle aziende, non solo il benessere individuale, e che chiamano in causa direttamente chi si occupa di piani welfare e politiche di people care</em>», ha affermato Uberti «<em>Per questo crediamo che il supporto psicologico non possa più essere trattato come un plus accessorio del </em><a href="https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/" target="_blank" rel="noopener"><em>pacchetto benefit</em></a><em>, ma debba entrare a pieno titolo tra le componenti strutturali del welfare aziendale, con la stessa dignità riservata ad altre leve — previdenza integrativa, sanità, sicurezza sul lavoro — che oggi nessuna organizzazione si sognerebbe di considerare opzionali. Le aziende che scelgono di integrare il supporto psicologico nel proprio piano welfare non lo fanno solo per una responsabilità verso le persone, ma perché ne beneficiano concretamente clima interno, tasso di retention e produttività nel medio-lungo periodo: investire nel benessere mentale dei dipendenti è, a tutti gli effetti, investire nella tenuta del capitale umano dell&#8217;azienda.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Le conseguenze della repressione emotiva <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Quali possono essere le conseguenze di una scarsa libertà emotiva sul lavoro, quando il problema non viene affrontato adeguatamente? Per rispondere, TuttoWelfare.info si è rivolto a uno psicologo professionista attivo in Toscana. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>Nella mia esperienza professionale, il lavoro è una delle principali cause di malessere psicologico tra i miei pazienti e questo perché, nonostante l’impegno che molte imprese si assumono, i provvedimenti pratici sono ancora pochi</em>», ha affermato il professionista. «<em>Se non affrontato tempestivamente, nel medio periodo questo quadro può portare a un aumento delle tensioni tra colleghi e/o con i superiori, con una decrescita sui rendimenti. Invece, nel lungo periodo uno stress emotivo prolungato può portare anche alle dimissioni del professionista e a un rigetto non solo del posto di lavoro, ma della sua stessa carriera in quella che era stata la sua area di competenza. Eppure, oggi la questione è ancora lasciata alla sensibilità dei manager o dei capi reparto; pertanto, anche i casi virtuosi rischiano di rimanere isolati.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>La proposta: portare il benessere emotivo nella contrattazione <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Unobravo auspica un cambio di passo da parte delle aziende, affinché il benessere emotivo venga riconosciuto come una componente fondamentale dei piani di welfare aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il professionista interpellato da TuttoWelfare.info propone però un intervento ancora più ampio, sostenendo la necessità di introdurre il tema anche attraverso strumenti normativi: «<em>Attualmente, ritengo che la soluzione del problema non possa prescindere dalla creazione di una normativa apposita da parte delle istituzioni, dei sindacati e delle associazioni di categoria</em>. <em>È fondamentale che la cura del benessere emotivo entri a far parte della contrattazione collettiva esattamente come le discussioni sugli stipendi, sugli orari e sui benefit, così che tutte le società operanti in Italia sviluppino una sensibilità a questa tematica, creando degli spazi sicuri di confronto con un professionista, sia singolarmente che in gruppo, in cui le gerarchie aziendali siano azzerate. Col tempo non escludo che questa pratica possa prendere piede e diventare talmente affermata da non aver più bisogno di un’imposizione da parte delle autorità, ma il sostegno iniziale deve venire dalla normativa.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
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        Che cosa si intende per libertà emotiva sul lavoro?    </span>
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</h3>
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			<p>La libertà emotiva sul lavoro è la possibilità di manifestare emozioni, difficoltà e stati d’animo nell’ambiente professionale senza temere giudizi, penalizzazioni o conseguenze negative.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Perché la libertà emotiva è importante in azienda?    </span>
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			<p>Una ridotta libertà emotiva può aumentare le tensioni, compromettere le relazioni tra colleghi e superiori e incidere sulla produttività, sulla retention e sul benessere psicologico delle persone.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Quali lavoratori incontrano maggiori difficoltà?    </span>
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			<p>Secondo il MINDex 2026, le maggiori difficoltà riguardano le donne e i lavoratori più giovani. Tra le donne under 34, solo il 9,8% si sente libero di esprimere pienamente le proprie emozioni.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
<span class="qode-tab-title">
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			<i class="qodef-icon-dripicons dripicon dripicons-arrow-right " ></i>		</span>
	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Come possono intervenire le aziende?    </span>
</span>
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    <span class="qode-accordion-mark-icon">
        <span class="icon_plus"></span>
        <span class="icon_minus-06"></span>
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</h3>
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			<p>Le imprese possono introdurre servizi di supporto psicologico, creare spazi sicuri di confronto e integrare la salute mentale tra le componenti strutturali dei piani di welfare aziendale.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/">Libertà emotiva sul lavoro: perché l’Italia è indietro</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/aiwa-sul-welfare-aziendale-il-mercato-cresce-ma-restano-i-divari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Gelosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 09:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il welfare aziendale continua a crescere. Il Centro Studi AIWA spiega quali divari restano e come valutare l’efficacia dei piani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/aiwa-sul-welfare-aziendale-il-mercato-cresce-ma-restano-i-divari/">AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 10</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il mercato del welfare aziendale continua a espandersi, ma la crescita non coinvolge tutte le imprese e tutti i lavoratori nello stesso modo. A confermarlo sono i dati sul welfare aziendale presentati da AIWA in occasione del primo Forum nazionale del Welfare aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nel 2026 i lavoratori raggiunti dai piani hanno superato quota 4 milioni, rispetto ai 770.000 di dieci anni prima. Nel 2025 il valore economico complessivo dei piani ha raggiunto 3,2 miliardi di euro, mentre il credito medio messo a disposizione dei dipendenti si è attestato a 688 euro. La crescita è stata particolarmente rilevante per le categorie meno apicali. Tra il 2018 e il 2025, il credito destinato agli operai è aumentato dell’84%, quello degli impiegati del 63% e quello dei quadri del 28%. Per i dirigenti si è invece registrata una diminuzione del 24%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le stime potrebbero inoltre restituire soltanto una parte del fenomeno. Il perimetro considerato non comprende infatti alcune componenti rilevanti, tra cui i buoni pasto, l’assistenza sanitaria integrativa, la previdenza complementare e le misure previste dai Contratti collettivi nazionali di lavoro. Considerando anche queste voci, secondo le valutazioni illustrate durante il Forum il valore complessivo potrebbe raggiungere almeno 20 miliardi di euro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La crescita del mercato non elimina però le differenze tra imprese, settori e modelli di offerta. Il welfare rimane più diffuso nelle organizzazioni strutturate, mentre nelle realtà più piccole può risultare più difficile destinare risorse e competenze alla progettazione dei piani. Anche la composizione dell’offerta mostra livelli differenti di maturità: il 36% delle imprese sceglie esclusivamente buoni e fringe benefit, il 52% utilizza l’intera piattaforma proposta dagli operatori e soltanto il 12% sviluppa soluzioni costruite su misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I numeri descrivono quindi un mercato in espansione, ma non permettono da soli di stabilire quanto i piani siano efficaci, accessibili e coerenti con i bisogni delle persone. Abbiamo approfondito con Silvia Spattini del <a href="https://www.aiwa.it/vita-associativa/centro-studi/" target="_blank" rel="noopener">Centro Studi AIWA</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><span style="color: #dd9933;"><strong>Silvia Spattini</strong></span><br />
<span style="color: #dd9933;"><em>Centro Studi AIWA</em></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span> Dati sul welfare aziendale: come misurarne l’efficacia?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il numero dei beneficiari, le risorse stanziate e il tasso di utilizzo sono gli indicatori più immediati. Ma quali elementi servono per comprendere se il welfare produca un impatto reale sulla vita dei lavoratori? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«Oltre al numero dei beneficiari, alle risorse stanziate e al tasso di utilizzo, occorre misurare meglio la rispondenza ai bisogni, l’accessibilità dei servizi e l’impatto su benessere, soddisfazione, conciliazione, fidelizzazione. Al momento gli operatori di welfare segnalano che per le aziende risultano più difficilmente valutabili questi tipi di impatto. Occorrerà sensibilizzare sull’utilità di rilevamento di questi aspetti per garantire l’effetto positivo dei piani di welfare.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>La crescita quantitativa non coincide quindi automaticamente con l’efficacia. Sapere quante persone utilizzano un piano o quanta parte del credito viene spesa non chiarisce necessariamente quali bisogni siano stati soddisfatti. Per compiere un ulteriore passo, le imprese dovranno affiancare ai dati di utilizzo indicatori relativi alla soddisfazione, alla conciliazione tra vita e lavoro, all’accessibilità dei servizi e alla fidelizzazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Fringe benefit: sostegno al reddito o sostituzione del salario?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Buoni acquisto e fringe benefit continuano a occupare una posizione centrale nei piani di welfare. La stessa tendenza emerge dal <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/" target="_blank" rel="noopener">Report Welfare di Randstad sul boom dei fringe benefit</a>, secondo cui una parte molto consistente del credito viene utilizzata per supermercati, commercio elettronico e carburante. La loro diffusione dimostra che il welfare è semplice e utile oppure riflette soprattutto la difficoltà degli stipendi nel sostenere le spese quotidiane? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«È un segnale di entrambi gli aspetti: dimostra che lo strumento è semplice, immediatamente fruibile e utile a sostenere il potere d’acquisto, ma riflette anche la pressione esercitata sui salari dall’aumento del costo della vita. Per evitare che il welfare sostituisca la retribuzione, occorre mantenere distinti i due piani: la retribuzione remunera il lavoro, mentre il welfare, aggiuntivo rispetto ad essa, risponde a bisogni sociali e familiari. Il welfare non deve diventare salario sotto un’altra forma, ma riscoprire e rafforzare la propria funzione sociale.»</em> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La distinzione è rilevante. Il welfare può aumentare il valore netto riconosciuto ai lavoratori e sostenere alcune spese familiari, ma non produce gli stessi effetti della retribuzione sulla contribuzione, sul trattamento di fine rapporto e sulle future prestazioni pensionistiche. La questione non è quindi scegliere tra salario e welfare. I due strumenti devono rimanere complementari e svolgere funzioni diverse. Il <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale</a> mostra inoltre che le aspettative dei lavoratori non riguardano soltanto il reddito, ma anche il tempo, il benessere e la possibilità di conciliare meglio vita personale e professionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Come ridurre il divario tra grandi imprese e PMI?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>La diffusione del welfare rimane più elevata nelle medie e grandi imprese. Le organizzazioni strutturate dispongono generalmente di funzioni HR, risorse economiche e competenze amministrative che facilitano la progettazione e la gestione dei piani. Per le realtà di minori dimensioni, la complessità normativa e organizzativa può invece rappresentare un ostacolo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«I dati AIWA mostrano che il welfare è maggiormente diffuso nelle medie e grandi imprese e ancora poco presente nelle realtà più piccole. Le PMI sarebbero favorite da una normativa fiscale stabile e più semplice, oltre che da strumenti condivisi a livello territoriale e settoriale. Contrattazione collettiva, bilateralità, reti tra imprese e servizi aggregati possono consentire anche alle aziende minori di attivare piani sostenibili senza dover costruire autonomamente sistemi complessi.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>Il divario riguarda sia la presenza dei piani sia la loro articolazione. Una piccola impresa può incontrare maggiori difficoltà nell’analizzare i bisogni, selezionare i servizi e monitorare i risultati. La possibilità di condividere competenze, piattaforme e servizi a livello territoriale o settoriale può favorire l’accesso senza obbligare ogni azienda a costruire autonomamente un sistema complesso. Il tema è approfondito anche dal <a href="https://tuttowelfare.info/corporate-welfare-lab-il-welfare-aziendale-come-volano-per-le-pmi/" target="_blank" rel="noopener">Corporate Welfare Lab sul welfare aziendale nelle PMI</a>, che analizza il rapporto tra servizi ai lavoratori, produttività e capacità di attrarre e trattenere le persone. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Metalmeccanica e servizi guidano la diffusione</strong></span></h3>
<p>Le differenze emergono anche osservando i settori produttivi. Metalmeccanica e servizi sono gli ambiti nei quali il welfare è maggiormente presente e vengono indicati dal 72% degli operatori coinvolti nella rilevazione. Seguono il commercio, con il 52%, e la manifattura diversa dalla meccanica, con il 40%. La presenza è più contenuta nel chimico-farmaceutico e nel credito, entrambi al 24%, e nell’ICT, al 16%. Logistica, trasporti e turismo si fermano al 12%, mentre sanità e assistenza registrano il 4%.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La distribuzione può dipendere dalla struttura dimensionale dei comparti, dalla diffusione della contrattazione di secondo livello e dalla capacità delle imprese di destinare risorse a misure ulteriori rispetto alla retribuzione. La crescita del mercato non può quindi essere valutata soltanto attraverso il numero complessivo dei beneficiari. Occorre considerare anche quali settori e quali categorie rimangono meno raggiunti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="72%"><span class="tocounter">72%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Metalmeccanica e servizi</h4><span class="separator small""></span><p>I settori con la maggiore diffusione del welfare aziendale.</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="52%"><span class="tocounter">52%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Commercio</h4><span class="separator small""></span><p>Terzo comparto per presenza di piani di welfare.</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="4%"><span class="tocounter">4%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Sanità e assistenza</h4><span class="separator small""></span><p>Il settore in cui il welfare aziendale risulta meno diffuso.</p></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Ampliare i servizi previsti dal TUIR è sufficiente?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>AIWA chiede di aggiornare l’elenco dei beni e dei servizi ammessi alle agevolazioni fiscali, includendo esigenze che oggi trovano uno spazio limitato nei piani. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«L’aggiornamento del TUIR è necessario per rispondere a bisogni oggi non adeguatamente coperti come la cura degli animali domestici, gli affitti degli studenti fuori sede e maggiore sostegno ai caregiver. L’obiettivo, tuttavia, non deve essere ampliare indiscriminatamente il catalogo, ma includere misure coerenti con l’effettiva evoluzione dei bisogni sociali.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>Un numero maggiore di servizi non garantisce automaticamente un piano più efficace. L’offerta deve essere coerente con le caratteristiche della popolazione aziendale. Età, reddito, composizione familiare, territorio, mansione e organizzazione del lavoro possono modificare profondamente le priorità. Il passaggio decisivo non consiste quindi nell’ampliare indiscriminatamente il catalogo, ma nel costruire un collegamento più preciso tra servizi disponibili e bisogni reali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Analisi dei bisogni e soddisfazione non sono ancora misurate sistematicamente</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Per passare dai buoni standardizzati a piani più articolati è necessario conoscere meglio la popolazione aziendale e valutare periodicamente i risultati.Le piattaforme consentono di rilevare quali servizi vengono utilizzati, ma questi dati non spiegano sempre le ragioni delle scelte, il livello di soddisfazione o la presenza di bisogni non coperti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«L’attenzione delle imprese è cresciuta, ma queste pratiche non sono ancora sistematiche, soprattutto nelle imprese di minori dimensioni. I dati AIWA indicano la maggiore soddisfazione dei lavoratori come l’effetto più frequentemente osservato dai provider, ma osservare un risultato non equivale ancora a misurarlo in modo strutturato. Occorre integrare questionari, ascolto dei lavoratori e dati di utilizzo con una valutazione periodica della soddisfazione e dell’impatto prodotto.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>La distinzione tra osservare e misurare è centrale. Un’impresa può percepire un miglioramento del clima o della soddisfazione senza disporre di informazioni sufficienti per collegarlo al piano di welfare. Questionari, strumenti di ascolto e valutazioni periodiche possono aiutare a individuare le misure più efficaci e quelle da rivedere. L’interesse dei lavoratori resta comunque elevato. L’approfondimento sui <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/" target="_blank" rel="noopener">servizi di welfare richiesti dai lavoratori che ancora non ne usufruiscono</a> mostra una domanda significativa anche nelle imprese che non hanno ancora attivato misure dedicate. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali lavoratori rischiano di rimanere esclusi?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>L’aumento complessivo dei beneficiari non elimina automaticamente le disuguaglianze di accesso.Le barriere possono dipendere dalla dimensione dell’impresa e dal settore di appartenenza, ma possono presentarsi anche all’interno delle aziende che hanno già attivato un piano. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><em>«Rischiano soprattutto i dipendenti delle micro e piccole imprese, dei settori meno strutturati e delle aziende che non dispongono di contrattazione o risorse organizzative dedicate. Esistono inoltre forme di esclusione interna che interessano chi ha minori competenze digitali, bisogni poco rappresentati o difficoltà ad anticipare le spese successivamente rimborsate. La crescita del welfare sarà un successo pieno soltanto se si accompagnerà a una maggiore accessibilità e inclusività.» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></em></p>
<p>L’accessibilità non coincide quindi con la semplice presenza di una piattaforma. Un servizio può essere formalmente disponibile ma risultare difficile da utilizzare per chi possiede minori competenze digitali, non trova risposte coerenti con le proprie esigenze o non dispone della liquidità necessaria per anticipare le spese da rimborsare. La capacità di individuare queste barriere sarà decisiva per rendere il welfare realmente inclusivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Dai dati sul welfare aziendale alla misurazione dell’impatto</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>I dati sul welfare aziendale presentati da AIWA descrivono un mercato ormai consolidato e in forte espansione. L’aumento dei beneficiari, delle risorse e degli importi destinati a operai e impiegati rappresenta un segnale positivo. Restano però aperte alcune questioni: il divario tra grandi imprese e PMI, le differenze settoriali, la centralità dei fringe benefit e la limitata diffusione di piani costruiti sui bisogni specifici delle persone. La prossima fase non potrà essere valutata soltanto attraverso il numero dei piani attivati o il valore delle risorse distribuite. Il welfare aziendale dovrà dimostrare di essere accessibile, aggiuntivo rispetto alla retribuzione e capace di produrre un impatto misurabile sul benessere (sulla conciliazione vita-lavoro) e sulla soddisfazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/aiwa-sul-welfare-aziendale-il-mercato-cresce-ma-restano-i-divari/">AIWA sul welfare aziendale, il mercato cresce ma restano i divari</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<item>
		<title>Smart working e caro bollette: non si tratta solo di risparmio</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/smart-working-e-caro-bollette-non-si-tratta-solo-di-risparmio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 13:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26928</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli anni, il lavoro da remoto è diventato uno strumento a disposizione delle imprese per generare risparmio dai processi produttivi. Le associazioni sindacali si auspicano un cambiamento in questo senso ora che l'attuale crisi energetica dovrebbe aumentarne la diffusione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p data-start="833" data-end="1164">Il legame tra smart working e caro bollette oggi ha riaperto una questione che sembrava essersi progressivamente raffreddata dopo il boom del lavoro agile con la pandemia e la successiva fase di assestamento negli anni seguenti: quale ruolo può avere il lavoro agile nell’organizzazione delle imprese italiane? E, soprattutto, è possibile smettere di considerarlo una soluzione da adottare soltanto nelle fasi e passare a vederlo come una misura strutturale e continua per i lavoratori italiani?</p>
<p data-start="833" data-end="1164"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h2 data-section-id="fn0mjt" data-start="1166" data-end="1240">Smart working in Italia: dopo il Covid una diffusione a più velocità</h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="1242" data-end="1493">Recentemente il Politecnico di Milano ha pubblicato una nuova rilevazione sul lavoro da remoto e sulla sua diffusione in Italia da cui ne emerge un quadro più articolato rispetto alla semplice contrazione registrata dopo gli anni della pandemia da Covid-19.</p>
<p data-start="1242" data-end="1493"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="1495" data-end="1794">Lo smart working, infatti, non si è azzerato, ma ha seguito traiettorie diverse a seconda della dimensione delle imprese. Nelle grandi società la flessione è stata mediamente più contenuta e nel 2025 si è tornati a contare circa 2 milioni di lavoratori che potevano beneficiarne, mentre nelle microimprese e nelle Pmi,  la quota di smart worker è calata in modo più marcato dopo il biennio 2020-2021, tornando ad avvicinarsi ai livelli precedenti alla pandemia. Un andamento simile è stato riscontrato anche nella Pubblica Amministrazione.</p>
<p data-start="1495" data-end="1794"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h2 data-section-id="cnu20i" data-start="2076" data-end="2128">Grandi imprese, Pmi e PA: tre traiettorie diverse</h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="2130" data-end="2320">Questi dati mostrano come lo smart working non sia scomparso, ma si sia concentrato soprattutto dove esistono strutture organizzative, policy interne e strumenti tecnologici più consolidati.</p>
<p data-start="2322" data-end="2672">Nelle realtà più piccole, invece, resta spesso più fragile, meno formalizzato e più legato a esigenze contingenti. Il risultato è che una parte significativa dei lavoratori italiani continua ad avere un accesso limitato a questa modalità, soprattutto se si considera il peso delle piccole imprese nel tessuto produttivo nazionale.</p>
<p data-start="2674" data-end="2785">È in questo scenario che la crisi energetica rischia di imprimere una nuova accelerazione al dibattito.</p>
<p data-start="2674" data-end="2785"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h2 data-section-id="1lvib8m" data-start="2787" data-end="2856">Smart working e caro bollette: perché il tema torna centrale</h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="2858" data-end="3055">A seguito dello scoppio della guerra in Iran e della conseguente tensione sui prezzi dell’energia, anche il lavoro da remoto è tornato tra le misure considerate utili per contenere consumi e costi.</p>
<p data-start="3057" data-end="3466">A livello europeo si è iniziato a discutere della possibilità di potenziare il ricorso al telelavoro, dove compatibile con le mansioni, come parte delle raccomandazioni e delle proposte contenute nella bozza del piano europeo per fronteggiare la crisi energetica, mentre l&#8217;Italia <a href="https://tuttowelfare.info/legge-pmi-7-aprile-cosa-cambia-smart-working/">ha provveduto a regolamentarlo maggiormente</a> già a inizio anno, anche se non ancora con l’obiettivo di sostenere imprese e famiglie in una fase di forte pressione economica.</p>
<p data-start="3468" data-end="3813">Il rapporto tra smart working e caro bollette si gioca infatti su un doppio piano. Da una parte, le imprese potrebbero ridurre alcuni costi legati alla gestione degli uffici e ai consumi energetici. Dall’altra, i lavoratori potrebbero contenere più facilmente le spese per gli spostamenti quotidiani, spendendo meno in abbonamenti ai mezzi pubblici e soprattutto in carburante.</p>
<p data-start="3468" data-end="3813"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h2 data-section-id="wgosm4" data-start="3815" data-end="3860">Il peso dei costi energetici sulle imprese</h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="3862" data-end="4127">Secondo Confindustria, se la crisi dovesse protrarsi fino a giugno, le aziende italiane rischierebbero costi aggiuntivi per circa 7 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe salire fino a 21 miliardi nel caso in cui le ostilità non cessassero entro la fine del 2026.</p>
<p data-start="4129" data-end="4372">In un contesto così sfidante, il lavoro da remoto viene quindi riscoperto anche come possibile leva di risparmio. Non solo per ridurre il peso delle bollette aziendali, ma anche per alleggerire alcune spese quotidiane sostenute dai lavoratori.</p>
<p data-start="4374" data-end="4649">Non è un caso che, in questa fase, le posizioni più favorevoli al rafforzamento del lavoro agile arrivino soprattutto dalle organizzazioni sindacali. Il punto, però, è evitare che lo smart working venga letto esclusivamente come una risposta temporanea a una nuova emergenza.</p>
<p data-start="4374" data-end="4649"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h2 data-section-id="pv7noz" data-start="4651" data-end="4712">Il rischio: ridurre lo smart working a misura emergenziale</h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="4714" data-end="4911">Se i sindacati chiedono di recepire e valorizzare le indicazioni europee, allo stesso tempo mettono in guardia da un possibile ritorno allo smart working “forzoso” sperimentato durante la pandemia.</p>
<p data-start="4714" data-end="4911"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="4913" data-end="5314">Il rischio è che il lavoro da remoto venga attivato solo quando serve a garantire continuità produttiva o una riduzione dei costi, per poi essere accantonato una volta superata la fase critica. In questo modo, però, se ne perderebbe la funzione originale: favorire una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro, sostenere il benessere delle persone e introdurre modelli organizzativi più flessibili.</p>
<p data-start="4913" data-end="5314"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="5316" data-end="5411">A questo proposito, <strong>Monica Pagni, Segretaria provinciale della Cgil di Grosseto</strong>, ha dichiarato:</p>
<p data-start="5316" data-end="5411"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="5415" data-end="6049">“<em>Il lavoro da remoto, al pari di altre forme particolari di organizzazione dell&#8217;orario lavorativo come il part time, è uno strumento pensato per conciliare esigenze di work-life balance. Col tempo però se ne è quasi completamente distorta la funzione e, esattamente come avviene col part-time, che oggi è utilizzato dalle imprese in maniera obbligatoria e completamente slegata dalle dinamiche familiari dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici, anche il lavoro da remoto viene attivato quasi esclusivamente come forma di risparmio, per continuare a produrre anche in contesti avversi come fu per il Covid o per abbassare i costi</em>”.</p>
<p data-start="5415" data-end="6049"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h2 data-section-id="pqi1t9" data-start="6051" data-end="6126">Dal lavoro agile alla settimana corta: verso nuovi modelli organizzativi</h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="6128" data-end="6242">Secondo Pagni, il punto è riportare questi strumenti dentro una dimensione contrattuale e organizzativa più ampia.</p>
<p data-start="6128" data-end="6242"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="6246" data-end="6808">“<em>Questi strumenti dovrebbero tornare nell&#8217;alveo contrattuale che li ha prodotti, con lo scopo di immaginare anche modi diversi di produrre, lavorare e vivere che siano continuativi e organici, attraverso percorsi che ne consentono l&#8217;attivazione e la disattivazione durante la vita lavorativa anche in funzione di esigenze del lavoratore e non solo dell&#8217;impresa. Oggi, non solo dovremmo puntare su forme di lavoro agile, ma andare oltre, ad esempio sperimentare la settimana lavorativa su 4 giorni a parità di salario, come si sta facendo in altri Paesi europei</em>”.</p>
<p data-start="6246" data-end="6808"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="6810" data-end="6992">Il tema, dunque, non riguarda soltanto il numero di giorni trascorsi fuori dall’ufficio. Riguarda il modo in cui le imprese ripensano tempi, spazi, produttività e qualità del lavoro.</p>
<p data-start="6810" data-end="6992"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h2 data-section-id="s5ndkj" data-start="6994" data-end="7039">Una leva di welfare, non solo di risparmio</h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="7041" data-end="7381">Il dibattito su smart working e caro bollette può rappresentare un’occasione per riportare il lavoro da remoto al centro dell’agenda aziendale e istituzionale. Ma perché non resti una risposta temporanea alla crisi energetica, serve ricondurlo dentro una riflessione più ampia su welfare, organizzazione del lavoro e qualità della vita.</p>
<p data-start="7041" data-end="7381"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-start="7383" data-end="7697">In conclusione, l’auspicio delle associazioni è che questa crisi non riporti semplicemente lo smart working dentro una logica emergenziale, ma lo trasformi in una leva stabile di welfare aziendale: uno strumento capace di incidere sul reddito disponibile, sulla qualità della vita e sull’organizzazione del lavoro.</p>
<p data-start="7383" data-end="7697"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 60px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<div class="qMYqUG_convSearchResultHighlightRoot">
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<h2 data-start="551" data-end="599"><strong data-start="551" data-end="599">Cosa sapere su smart working e caro bollette</strong></h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="601" data-end="799">Il ritorno del lavoro da remoto nel dibattito pubblico apre alcune questioni: quanto fa risparmiare, chi ne beneficia davvero e come evitare che resti solo una risposta all’emergenza energetica.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="z-0 flex min-h-[46px] justify-start"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></div>
</div>
</div>
</section>
</div>
</div>
</div>
<p data-section-id="1bfmdp2" data-start="7712" data-end="7769"><strong>Lo smart working può aiutare contro il caro bollette?</strong></p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 10px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="7771" data-end="8039">Sì, ma con effetti diversi per imprese e lavoratori. Le aziende possono ridurre alcuni consumi legati agli uffici, mentre i dipendenti possono contenere le spese per trasporti e carburante. Resta però aperto il tema dei costi domestici sostenuti da chi lavora da casa.</p>
<p data-start="7771" data-end="8039"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-section-id="2yxas4" data-start="8041" data-end="8109"><strong>Perché si parla di lavoro da remoto durante la crisi energetica?</strong></p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 10px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="8111" data-end="8353">Perché il lavoro da remoto può ridurre gli spostamenti casa-lavoro e contribuire al contenimento di alcuni consumi energetici. Per questo viene considerato una possibile misura di risparmio nei periodi di forte aumento dei costi dell’energia.</p>
<p data-start="8111" data-end="8353"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-section-id="107saht" data-start="8355" data-end="8403"><strong>Lo smart working è ancora diffuso in Italia?</strong></p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 10px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="8405" data-end="8604">Sì, ma in modo disomogeneo. È più presente nelle grandi imprese, mentre nelle Pmi, nelle microimprese e nella Pubblica Amministrazione la diffusione si è ridotta in modo più marcato dopo la pandemia.</p>
<p data-start="8405" data-end="8604"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p data-section-id="32f53t" data-start="8606" data-end="8684"><strong>Qual è il rischio di usare lo smart working solo come misura di risparmio?</strong></p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 10px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<p data-start="8686" data-end="8912" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il rischio è che venga attivato solo nelle fasi di emergenza, per ridurre i costi o garantire continuità produttiva, perdendo così il suo valore più ampio come strumento di conciliazione, benessere e innovazione organizzativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/smart-working-e-caro-bollette-non-si-tratta-solo-di-risparmio/">Smart working e caro bollette: non si tratta solo di risparmio</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Report Welfare di Randstad: in Italia è boom dei fringe benefit</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 10:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26863</guid>

					<description><![CDATA[<p>Buoni spesa, fino a bollette, affitto e scuola: una fotografia di come il welfare aziendale stia cambiando stipendio, consumi e strategie HR in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/">Report Welfare di Randstad: in Italia è boom dei fringe benefit</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><strong>Pubblichiamo il comunicato stampa sul Report Welfare di Randstad: un’analisi su 40 milioni di euro di welfare erogato per comprendere cosa desiderano i dipendenti oggi e l’impatto strategico del welfare aziendale sul business</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em> Il valore dei Fringe Benefits è cresciuto del 34% in un anno e di quasi 7 volte rispetto al 2021. </em></li>
<li><em>Oggi rappresentano il 74% del credito totale speso e oltre il 91% degli ordini</em></li>
<li><em> Tra buoni acquisto, rimborsi bollette, mutui e affitto il welfare aziendale si afferma come “seconda busta paga” per far fronte al caro vita</em></li>
<li><em>Negli acquisti sono diffusi soprattutto buoni spesa per supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%). Nei rimborsi soprattutto spese per la scuola (26%) e spese mediche (24%)</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Milano, 28 aprile 2026 &#8211; In Italia il welfare aziendale diventa sempre più uno strumento concreto di supporto al reddito, guidato dai fringe benefits, che tra buoni acquisto e rimborsi di quasi ogni tipo, nel 2025 hanno visto un vero e proprio boom. Secondo il <strong>Report Welfare</strong> di <strong>Randstad,</strong> un’analisi su 40 milioni di euro di welfare erogato per comprenderne le dinamiche di utilizzo tra lavoratori e aziende<em>, </em>il welfare aziendale oggi si è affermato in Italia come strumento capillare, utilizzato quotidianamente dai lavoratori. E i fringe benefit sono arrivati a quasi il 74% del credito welfare utilizzato e oltre il 91% degli ordini totali. Il loro valore è cresciuto del 34% rispetto all’anno precedente e quasi 7 volte (+615%) rispetto al 2021.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Randstad Welfare crea piani di welfare aziendale su misura, con una piattaforma welfare di proprietà. Dall’analisi di quasi 370.000 transazioni di welfare erogate nel 2025 per un valore di oltre 40 milioni di euro e una spesa media per ordine di circa 110 euro, emerge che <strong>la maggior parte del credito welfare utilizzato riguarda gli acquisti,</strong> <strong>l’84% del totale speso</strong>, a dimostrazione di un utilizzo orientato soprattutto ai consumi immediati. Il 13% della spesa invece riguarda i rimborsi e il 3% i versamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli acquisti, i lavoratori privilegiano soluzioni semplici e flessibili: vengono acquistati soprattutto buoni per supermercati, e-commerce e carburante. Ma non mancano anche attività di svago, come vacanze e attività per il tempo libero. Nei rimborsi, uno su quattro riguarda le spese sanitarie ed un altro quarto le spese scolastiche dei figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“I dati del Report Welfare 2025 mostrano come il welfare aziendale sia diventato un pilastro essenziale della strategia HR, da un lato sono un reale vantaggio fiscale per le imprese, dall’altro uno strumento molto apprezzato dai lavoratori, per cui sono il primo alleato contro l’inflazione – afferma <strong>Jacqueline Verdicchio</strong>, Head of welfare business di Randstad –. In un contesto di crescente pressione sul potere d’acquisto, infatti, soprattutto i fringe benefit si sono affermati come la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori, perché consentono di intervenire direttamente sulle spese quotidiane. Allo stesso tempo, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente per trasformare il costo del lavoro in valore netto per i dipendenti. Una combinazione che permette di investire in soluzioni flessibili e ad alto impatto, capaci di generare valore reale e percepito, rafforzando al tempo stesso engagement e capacità di attrarre e trattenere talenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I fringe benefit. </strong>Il Report Welfare di Randstad evidenzia un cambio di paradigma in atto nell’utilizzo del welfare aziendale, sempre più componente stabile e continuativa della retribuzione, piuttosto che come un beneficio occasionale, con un trend di adozione in costante ascesa dei fringe benefits.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le aziende, questi rappresentano un significativo vantaggio fiscale: grazie alle riforme legislative, che hanno fissato le soglie di esenzione a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per quelli con figli a carico fino al 2027 incluso, possono erogare premi abbattendo totalmente il cuneo fiscale e ogni euro investito si traduce in valore netto per il lavoratore. Per i dipendenti, sono uno strumento apprezzato non solo per l’opportunità di usufruire di servizi accessori, ma per la possibilità di supporto nelle spese quotidiane, a tutti gli effetti una “seconda <a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/" target="_blank" rel="noopener">busta paga</a>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rispetto al 2024, quando l’incidenza dei fringe benefits si attestava al 73% del valore della spesa di welfare, si registra un incremento di 1 punto percentuale, al 74%. Ma la crescita è ancora maggiore in valore assoluto: +34% in anno, in un trend di espansione costante, addirittura +615% rispetto al 2021.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli acquisti.</strong> La grande maggioranza del Welfare aziendale è impiegata per “acquisti”, che concentra l’84% del valore totale e il 96% degli ordini. Il ruolo dominante è ricoperto dai buoni acquisto – che da soli rappresentano l’83% della spesa e il 95% delle transazioni di questo ambito – a dimostrazione della preferenza per strumenti semplici, flessibili e immediatamente spendibili. Nel dettaglio, le principali destinazioni sono supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto alle spese essenziali, emerge anche una componente legata alla qualità della vita: il 14% degli acquisti è destinato a viaggi e vacanze, mentre il 2% riguarda attività per il tempo libero. Quote più contenute si registrano per spese mediche (1%) e corsi di formazione (1%), che pur rimanendo marginali nella sezione acquisti contribuiscono a delineare un utilizzo del welfare sempre più articolato e vicino ai bisogni individuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="632">
<tbody>
<tr>
<td width="211"><strong>Categoria</strong></td>
<td width="211"><strong>% speso</strong></td>
<td width="211"><strong>% ordini</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Acquisti Vari</em></p>
<p><em>(gift card, gift card centri commerciali, qiundi solamente fringe benefit).</em></td>
<td width="211">83%</td>
<td width="211">95%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Viaggi e vacanze</em></td>
<td width="211">14%</td>
<td width="211">3%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Tempo libero</em></td>
<td width="211">2%</td>
<td width="211">2%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Spese Mediche</em></td>
<td width="211">1%</td>
<td width="211">1%</td>
</tr>
<tr>
<td width="211"><em>Corsi di formazione</em></td>
<td width="211">1%</td>
<td width="211">0%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rimborsi</strong> I “rimborsi” sono una quota più contenuta di welfare aziendale, ma con caratteristiche distintive: pur incidendo per il 13% del valore totale erogato, copre solo il 4% degli ordini, a indicare un ricorso meno frequente ma legato a spese di importo medio più elevato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I rimborsi si concentrano principalmente su bisogni essenziali e strutturali. Circa un quarto riguarda le spese sanitarie (il 24%) e poco meno alle spese per l’istruzione dei figli, tra scuola (26%), università (13%), asili (6%) e servizi collegati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le altre voci rilevanti. emergono le spese legate alla mobilità quotidiana, come gli abbonamenti ai trasporti (5%). Non mancano inoltre i contributi per utenze domestiche – energia (5%) e gas (4%) – e per esigenze familiari come baby-sitter (6%) e assistenza (3%), a conferma di un utilizzo orientato alla copertura di costi rilevanti per il bilancio familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="638">
<tbody>
<tr>
<td width="213"><strong>Categoria</strong></td>
<td width="213"><strong>% speso</strong></td>
<td width="213"><strong>% ordini</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Abbonamento Trasporti</td>
<td width="213">5%</td>
<td width="213">9%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Bollette acqua</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">0,4%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">2%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Affitto prima casa</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">1%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">1%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Asilo</td>
<td width="213">6%</td>
<td width="213">5%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Assistenza</td>
<td width="213">3%</td>
<td width="213">1%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Baby Sitter</td>
<td width="213">3%</td>
<td width="213">1%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Campus scolastici</td>
<td width="213">5%</td>
<td width="213">6%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Spese mediche / cassa sanitaria</td>
<td width="213">24%</td>
<td width="213">24%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Bollette energia</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">5%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">13%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Bollette gas</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">4%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">9%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Istruzione</td>
<td width="213">2%</td>
<td width="213">5%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">Interessi passivi Mutuo Prima Casa</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">0,4%</span></td>
<td width="213"><span style="color: #f5a801;">0,2%</span></td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Scuola</td>
<td width="213">26%</td>
<td width="213">20%</td>
</tr>
<tr>
<td width="213">Università</td>
<td width="213">13%</td>
<td width="213">5%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h6>In arancione i rimborsi soggetti a soglia fringe benefit.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/">Report Welfare di Randstad: in Italia è boom dei fringe benefit</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;evoluzione del welfare aziendale: gestire il benessere nel 2026</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26737</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una materia in costante aggiornamento dovuto alla normativa ma anche alle mutate esigenze delle persone. </p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/">L&#8217;evoluzione del welfare aziendale: gestire il benessere nel 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Ad oggi, il welfare appare come un concetto ben definito, con la maggior parte delle persone che, almeno a grandi linee, riesce a inquadrarne i confini e le aree di competenza. In realtà, nel corso dei secoli la sua natura è cambiata considerevolmente con il trasformarsi della società, tanto che si può parlare di evoluzione del welfare aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cura del benessere dei propri lavoratori ha infatti radici che risalgono addirittura all’Ottocento, quando alcune aziende europee (molto poche in realtà) iniziarono a offrire ai propri dipendenti un accesso ad alloggi, a spacci alimentari, a corsi di formazione e talvolta anche a scuole elementari. È solo dall’inizio del Novecento, però, che anche lo Stato entrerà prepotentemente sulla scena, segnando un passaggio fondamentale nella crescita e trasformazione del welfare aziendale. Infatti, in quei decenni passa da essere beneficio per pochi lavoratori alle dipendenze di un’azienda illuminata a una misura nazionale per tutti i cittadini, con la nascita delle assicurazioni sociali obbligatorie, delle tutele per malattia e maternità e dei sussidi per i disoccupati. Tuttavia, questo modello inizia a scricchiolare a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, quando l’Italia affronta la prima grande crisi economica dopo le due guerre mondiali. Con lo Stato che registra sempre meno entrate fiscali, l’offerta di determinati servizi comincia ad essere difficoltosa e sono quindi i privati a sopperire alle mancanze, con un supporto sempre maggiore da parte del pubblico. <span data-teams="true">A questo proposito, è doveroso ricordare l&#8217;anniversario del Testo Unico 917/1986, che con l&#8217;articolo 51segnò una svolta nell&#8217;evoluzione del welfare aziendale</span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo ultimo punto ci porta fino ai giorni nostri, con le imprese che hanno recuperato un ruolo di primo piano, andando ad offrire sempre più misure di sostengo e benefit, che vanno dall’assistenza sanitaria all’auto aziendale, fino ai sussidi per la carriera scolastica dei figli. Ma perché un’impresa dovrebbe sostenere quelli che sono a tutti gli effetti dei costi aggiuntivi per dotarsi di queste misure? La risposta sta nel fatto che nella storia dell’evoluzione del welfare, c’è una costante che non è mai cambiata: lo scopo. L’obiettivo del welfare aziendale è infatti sempre stato quello di far leva sul benessere dei dipendenti per accrescere il loro coinvolgimento, la loro fidelizzazione, la loro produttività e, di conseguenza, la produttività dell’azienda stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, se è vero che lo scopo è sempre lo stesso, i modi per raggiungerlo possono cambiare. Guardando all’evoluzione del welfare aziendale nei secoli, è ovvio che le misure che si offrivano a un operaio dell’Ottocento non possono essere egualmente attrattive per un impiegato dei giorni nostri; al tempo stesso però, capire cosa può essere attrattivo oggi non è semplice e richiede una profonda cultura del welfare e un aggiornamento continuo e mirato. È anche per questo che nel 2026 Tuttowelfare lancia i <a href="https://tuttowelfare.info/we-welfare-essential/" target="_blank" rel="noopener">Welfare Essential, una serie corsi online dedicati ai temi essenziali del welfare aziendale</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le strategie che può attuare un’impresa sono molteplici e, sebbene debbano poggiarsi su parametri oggettivi come budget e individui coinvolti, nessuna è vincente o sbagliata a prescindere. Quel che è certo è che difficilmente nella storia si può trovare un periodo in cui lo Stato incentiva il privato a ricorrere al welfare come quello in cui stiamo vivendo. Tutto ciò appare evidente dai numeri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si supponga che un’azienda decida di aumentare di 1.000 euro la retribuzione annua lorda di un suo dipendente, quindi di poco più di 80 euro al mese. Dal punto di vista dell’impresa, al costo dell’aumento di stipendio si aggiunge un +30% di contributi da versare all’Inps, un +7,4% di accantonamento del TFR e un ulteriore +3% di versamenti all’Inali e altri oneri. Riprendendo l’esempio iniziale, a un aumento della RAL di 1.000€, l’azienda sostiene un costo di 1.404€. Non solo, anche il/la dipendente dovrà pagare delle imposte, che per semplicità supponiamo del 33% per l’Irpef e il 9,19% di contributi Inps. Ciò significa che a fronte di aumento lordo di 1.000€ annui, la busta paga effettiva cresce di appena 674,40€. Ma cosa succederebbe se questo aumento fosse corrisposto attraverso misure di welfare aziendale? Per rispondere a questa domanda si consideri che per il 2026:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il limite massimo ai premi di risultato è stato alzato da 3.000 a 5.000 euro annui e l’imposta ridotta dal 5% all’1%</li>
<li>La soglia di esenzione sui buoni pasto elettronici è salita da 8€ a 10€</li>
<li>Fino al 2027 si possono concedere fringe benefit per un valore massimo di 1.000€ (2.000€ nel caso di dipendenti con figli a carico)</li>
<li>Il tetto di deducibilità per la previdenza complementare è stato portato a 5.300€</li>
<li>È stata stabilita una soglia speciale di 5.000€ in welfare per quei lavoratori e le lavoratrici che si devono spostare a più di 100km dalla residenza, i cosiddetti neo-trasferiti</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>(un aspetto su cui si concentra <a href="https://tuttowelfare.info/formazione/" target="_blank" rel="noopener">la formazione</a> che proponiamo)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla luce di tutto ciò, è chiaro come lo Stato stia fortemente spingendo all’utilizzo del welfare, facendo pagare di più (e ottenere di meno) quelle imprese che non lo fanno. È anche vero che così si avvantaggiano quelle società in grado di sostenerne i costi, seppur minori, penalizzando tutte le altre e, in generale, creando una maggiore disparità di trattamento tra lavoratori. Il prossimo passo dell’evoluzione del welfare aziendale sembra andare quindi verso uno scenario sempre più frammentato e variopinto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/">L&#8217;evoluzione del welfare aziendale: gestire il benessere nel 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>9° Rapporto Censis-Eudaimon: meno lavoro, più vita</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 09:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26475</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il welfare aziendale quale ruolo è chiamato ad esercitare nel contesto attuale? Lo indaga la nuova edizione del Rapporto "A ognuno il suo welfare aziendale: la sfida praticabile"</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/">9° Rapporto Censis-Eudaimon: meno lavoro, più vita</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Pubblichiamo il comunicato stampa del 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Più tempo per se stessi. </strong>Per l’88,2% degli occupati avere più tempo per sé stessi e il proprio benessere dovrebbe essere un diritto per tutti. Per il 71,3% ci sono le condizioni tecnologiche ed economiche per tagliare il tempo dedicato al lavoro, con ad esempio la settimana lavorativa di quattro giorni. Lo pensano l’82,8% dei 18-34enni, il 72,9% dei 35-49enni e il 64% dei 50 anni e più. È quanto emerge dal 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon (www.eudaimon.it), leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dare senso al lavoro</strong>. Per il 55,1% dei dipendenti far carriera non è una priorità nella vita, per il 33,8% si, l’11,1% non esprime un’opinione. Al 64,7% dei lavoratori capita di perdere il senso del proprio lavoro, concepito solo come fonte per avere reddito. Per il 44,7% degli occupati il lavoro è più un obbligo che una passione, per il 42,7% no e il 12,6% non ha un’opinione precisa. Il 51,1% degli occupati dipendenti preferirebbe un’azienda di cui condivide i valori anche se in altre aziende sarebbe pagato di più. Il 26,9% no e il 22% non sa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>No a messaggi, e-mail o chiamate fuori orario. </strong>Ricevere e-mail, messaggi, telefonate ecc. fuori dell’orario di lavoro mette ansia al 45,8% degli occupati. E il 43,9% ha scelto di praticare il “right to disconnect”, non rispondendo a e-mail, messaggi, chiamate ecc. fuori dall’orario lavorativo, il 49,3% continua a farlo e il 6,8% non ha effettuato scelte in proposito. Non rispondono a e-mail e messaggi fuori dall’orario di lavoro il 57,7% dei giovani, il 47,5% dei 35-49enni e il 33,7% degli over 50.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Latitano le gratificazioni.</strong> Per il 57,7% degli occupati la propria retribuzione non è adeguata al lavoro che svolge, il36,1% ne è soddisfatto, il 6,2% non si esprime. Per il 55,4% dei dipendenti la propria retribuzione non consente di risparmiare, per il 35,0% sì e il 9,6% non dà indicazioni. Per il 52,4% degli occupati con il lavoro non si diventa benestanti nella vita, il 29,8% non è d’accordo e il 17,8% non sa. Il 78,9% dei lavoratori non si sente abbastanza valorizzato nel proprio lavoro e il 62,2% non ha sufficiente autonomia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cambiare spesso lavoro per guadagnare di più.</strong> Il “job hopping”, cioè il cambio frequente di azienda è per il 32,5% degli occupati più efficace della fedeltà ad una singola azienda per ottenere retribuzioni più alte, il 38% non è d’accordo e il 29,5% non ha ancora un’opinione in merito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Malesseri da lavoro.<em> </em></strong>Al 68,3% degli occupati capita di provare forme di “fatigue”, con estrema stanchezza psicofisica ed emotiva al lavoro, al 27,8% no e il 3,9% non risponde. Al 54,0% dei lavoratori è capitato almeno una volta di soffrire di ergofobia, cioè di avere paura all’idea di recarsi al lavoro. Al 21,7% degli occupati capita di soffrire della sindrome dell’impostore, dubitando delle proprie competenze e successi, cercando di continuo l’approvazione altrui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Irruzione dell’IA e paure. </strong>Il 36,7% degli occupati italiani utilizza l’IA nel proprio lavoro, il 59,7% no e il 3,6% non risponde in merito. Il 42,6% dei dipendenti teme che l’IA possa sostituirlo nel lavoro e il 55,3% pensa che i dirigenti della propria azienda ripongono più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il prisma deformante dei social. </strong>I social proiettano un’idea di lavoro attraente, fatta di libertà, viaggi e successo personale. Un’immagine del lavoro che il 64,4% degli occupati ritiene fuorviante, irreale e falsa, il 15,6% no e il 20,0% non ha ancora formulato un’opinione in merito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questi sono i principali risultati del <a href="https://www.censis.it/meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale</a>, realizzato con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin, che è stato presentato oggi da Sara Lena, Ricercatrice Area Consumi, Mercati e Welfare Censis, e discusso da Chiara Gribaudo<strong>, </strong>Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Irene Lovato Menin,<strong> </strong>psicologa e ricercatrice Community R&amp;A, Lorenzo Malagola, IX Commissione Lavoro Camera dei Deputati, Alberto Perfumo, Amministratore Delegato Eudaimon, Fabio Rampelli, Vicepresidente Camera dei Deputati e Massimiliano Valerii, Consigliere delegato Censis.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui è consultabile l&#8217;<a href="https://tuttowelfare.info/rapporto-censis-eudaimon-aumenta-la-conoscenza-del-welfare-aziendale/" target="_blank" rel="noopener">articolo sull&#8217;edizione 2025</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/">9° Rapporto Censis-Eudaimon: meno lavoro, più vita</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Servizi di welfare aziendale: cresce l’interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 08:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Osservatorio UniSalute ha rilevato che l'87% dei lavoratori che non usufruiscono di servizi di welfare aziendale vorrebbero che l'azienda per cui lavorano li offrisse, in particolare quelli che riguardano l'assistenza sanitaria</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/">Servizi di welfare aziendale: cresce l’interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 2</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Pubblichiamo il comunicato stampa sull&#8217;Osservatorio UniSalute, realizzato in collaborazione con Nomisma, sulla diffusione dei servizi di welfare aziendale in Italia: “Servizi di welfare aziendale: cresce l&#8217;interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono sempre di più gli italiani che vogliono lavorare per aziende interessate a migliorare il loro benessere, offrendo uno stipendio adeguato, ma anche servizi di welfare che vadano a migliorare sensibilmente le loro condizioni. È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da <strong>Nomisma </strong>per l’<strong>Osservatorio Sanità di UniSalute</strong>, secondo cui l’87% dei dipendenti che non ha modo di usufruire di questi benefit <strong>vorrebbe fossero introdotti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla stessa ricerca emerge anche che solo il 42% delle aziende italiane <strong>offre questi servizi a tutti i dipendenti</strong>, mentre un ulteriore 22% li prevede <strong>solo per alcuni inquadramenti</strong>. Infine, più di un’azienda su tre (36%) ad oggi <strong>non prevede piani di welfare aziendale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra chi non ne dispone, a generare l’interesse maggiore sono soprattutto i benefit riguardanti l’<strong>assistenza</strong> <strong>sanitaria</strong>, come costi ridotti per servizi sanitari convenzionati e rimborso di spese mediche, di cui vorrebbe poter usufruire il 64% degli intervistati. Al secondo posto si trovano i <strong>fringe benefit</strong> (29%), che vanno dai buoni spesa all’auto aziendale, seguiti dalla <strong>previdenza integrativa </strong>(27%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avere dei servizi sanitari inclusi nel proprio contratto di lavoro, dunque, si conferma un’opportunità sempre più interessante, in un contesto in cui la maggior parte degli italiani soffre <strong>i tempi d’attesa troppo lunghi del SSN</strong> (76%), ma anche <strong>l’aumento dei costi delle cure mediche</strong> negli ultimi anni nel settore privato (67%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra coloro che invece dispongono di servizi di welfare nel proprio contratto di lavoro, il 54% afferma di aver usufruito proprio delle agevolazioni sulle <strong>cure mediche</strong> negli ultimi 12 mesi. Gli esami specialistici più effettuati sono le <strong>visite</strong> <strong>oculistiche</strong> (57%), i <strong>test dell’udito</strong> (40%) e le <strong>visite dermatologiche </strong>(40%), che garantiscono un notevole risparmio sul portafoglio familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante ciò, dalla ricerca è emerso che solo il 38% del campione si dice <strong>soddisfatto del welfare aziendale offerto</strong>, a cui si aggiunge un 7% di <strong>molto soddisfatti</strong>. Questi dati mostrano come serva fare ulteriori progressi per introdurre o ampliare misure che stanno diventando sempre più importanti e richieste.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/">Servizi di welfare aziendale: cresce l’interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>WE – Welfare Essential</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/we-welfare-essential/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 11:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26656</guid>

					<description><![CDATA[<p>Convinti che la diffusione della cultura del welfare passi anche attraverso aggiornamenti mirati e continui, lanciamo WE – Welfare Essential</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/we-welfare-essential/">WE – Welfare Essential</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p style="font-weight: 400;">Convinti che la diffusione della cultura del welfare passi anche attraverso aggiornamenti mirati e continui, lanciamo WE – Welfare Essential, il nuovo format di corsi online di Tuttowelfare dedicato ai temi essenziali del welfare aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I Webinar WE – Welfare Essential sono sessioni di 3 ore online, dalle 10 alle 13</strong>, agili e mirate, pensate per offrire aggiornamenti concreti e immediatamente applicabili in un contesto normativo e organizzativo in continua evoluzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">I corsi sono tenuti da Francesco Natalini, Riccardo Zanon e Vincenzo Manfredi, docenti anche del Master Welfare Manager, che portano la loro esperienza e competenza per garantire contenuti autorevoli e di alto livello.</p>

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			<h4><strong><span style="color: #f5a800;"><span data-teams="true">WE – Welfare Essential si rivolge a chi desidera:</span></span></strong><b><br />
</b></h4>

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			<ul>
<li><span style="color: #000000;">Aggiornarsi costantemente sui temi fondamentali del welfare aziendale;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Acquisire conoscenze pratiche e strumenti concreti;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Applicare immediatamente novità e strategie nella propria realtà professionale.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Con WE, Tuttowelfare propone una formula di aggiornamento agile e mirata, pensata per chi vuole consolidare competenze e rimanere al passo con le evoluzioni del settore, integrando e arricchendo la propria formazione professionale.</span></p>

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			<h4><strong><span style="color: #f5a800;"><span data-teams="true"><b>Calendario e contenuti dei Webinar WE – Welfare Essential</b></span></span></strong><b><br />
</b></h4>

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			<p><strong>5 maggio</strong> • dalle 10 alle 13<strong><br />
Riccardo Zanon  <a href="https://www.linkedin.com/in/riccardozanon/" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-26626" src="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-298x300.png" alt="" width="17" height="17" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-298x300.png 298w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-150x150.png 150w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin.png 390w" sizes="(max-width: 17px) 100vw, 17px" /></a></strong><br />
<strong><span style="color: #f5a800;"><em>Il welfare che fa risparmiare: simulazione dal vivo del costo del lavoro</em></span></strong><br />
Come cambia il P&amp;L di una PMI applicando le 5 leve del welfare strategico 2026.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>19 maggio</strong> • dalle 10 alle 13<strong><br />
Vincenzo Manfredi  <a href="https://www.linkedin.com/in/vincenzo-manfredi/" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-26626" src="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-298x300.png" alt="" width="17" height="17" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-298x300.png 298w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-150x150.png 150w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin.png 390w" sizes="(max-width: 17px) 100vw, 17px" /></a></strong><br />
<em><strong><span style="color: #f5a800;">ESG e welfare: dalla strategia alla reputazione</span></strong><br />
</em>Significato, evoluzione e rilevanza attuale dell’ESG, con focus sul pilastro “Social” e sul ruolo strategico del welfare, evidenziando come le politiche di welfare incidano su reputazione, engagement dei dipendenti e sostenibilità complessiva dell’azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>09 giugno</strong> • dalle 10 alle 13<strong><br />
Francesco Natalini  <a href="https://www.linkedin.com/in/francesco-natalini-113b47206/" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-26626" src="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-298x300.png" alt="" width="17" height="17" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-298x300.png 298w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin-150x150.png 150w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2026/03/linkedin.png 390w" sizes="(max-width: 17px) 100vw, 17px" /></a><br />
<span style="color: #f5a800;"><em>Welfare: le regole del gioco alla luce della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025)</em></span></strong><br />
Rafforzamento del welfare aziendale, novità in tema di previdenza complementare e nuove deducibilità.<br />
L’incontro ripercorrerà l’impianto normativo del welfare con un focus dedicato all’attualità e a temi ancora in fase di definizione.</p>

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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h4><strong><span style="color: #f5a800;"><span data-teams="true"><b>Costi dei corsi</b></span></span></strong><b><br />
</b></h4>

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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>€250 + IVA per <strong>singolo modulo</strong><br />
€600 + IVA per il <strong>pacchetto completo</strong> (tutti e 3 i moduli)</p>

		</div> 
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			<h4><strong><span style="color: #f5a800;"><span data-teams="true"><b>Deadline di iscrizione</b></span></span></strong><b><br />
</b></h4>

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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p><strong>30 aprile</strong> per il primo incontro.</p>

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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4><strong><span style="color: #f5a800;"><span data-teams="true"><b>Modulo di adesione</b></span></span></strong><b><br />
</b></h4>

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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><b>Webinar WE – Welfare Essential<br />
</b><br />
Per iscriversi è necessario compilare il presente modulo e versare la quota di partecipazione tramite bonifico bancario. Coordinate bancarie: Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza IBAN IT 53P 0844001601000000202929 – intestato a TUTTOWELFARE – causale: partecipazione al Corso Welfare Manager (nome e cognome).<b><br />
</b></p>

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			<p><strong><span style="color: #f5a800;">Dati del partecipante </span></strong><b><br />
</b></p>

		</div> 
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		</span></div>


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			<p><em>* obbligatori</em></p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 10px" ><span
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			<p><strong><span style="color: #f5a800;">Dati di fatturazione</span></strong><b><br />
</b></p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 10px" ><span
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		</span></div>


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			<p><em>* necessari per fatturazione</em></p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 10px" ><span
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		</span></div>


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			<p>Per informazioni:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiara Ghibellini</p>
<p>+39 366 4893538</p>
<p><a href="mailto:partnership@tuttowelfare.info">chiara.ghibellini@tuttowelfare.info</a></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div>
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