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	<title>welfare aziendale volontario Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>Il volontariato lo paga il welfare aziendale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 07:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Sodalitas]]></category>
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		<category><![CDATA[benessere dipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato d'impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volontariato d’impresa è un fenomeno in aumento e, come dimostrano le aziende dove si pratica, porta benefici a tutti i livelli. E, soprattutto, presenta nuove sfide e opportunità per imprese e lavoratori. &#160; Fare del bene come strumento per creare coesione in azienda e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Il volontariato d’impresa è un fenomeno in aumento e, come dimostrano le aziende dove si pratica, porta benefici a tutti i livelli. E, soprattutto, presenta nuove sfide e opportunità per imprese e lavoratori</em>.</p>
<p><span id="more-19370"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fare del bene come strumento per creare coesione in azienda e favorire la volontà dei lavoratori impegnati nel sociale. Anche <strong>il volontariato diventa a tutti gli effetti uno strumento di welfare aziendale </strong>e lo dimostrano le esperienze delle imprese, dai grandi gruppi alle ditte con pochi dipendenti, che hanno scelto di incoraggiare e incanalare la voglia di aiutare il prossimo in progetti condivisi da tutta la struttura aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Il volontariato d’impresa, inteso come progetto in cui l’impresa incoraggia, supporta o organizza la partecipazione attiva e concreta del proprio personale alla vita della comunità locale o a sostegno di organizzazioni non profit, durante l’orario di lavoro, è<strong> un significativo nuovo trend emergente in Italia</strong> che presenta sfide così come opportunità per tutti gli stakeholder coinvolti&#8221;, spiegano dalla <strong>Fondazione Sodalitas</strong>, che supporta da tempo le proprie imprese nell’intervento nella Comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per avere un&#8217;idea di quanto sia diffuso questo strumento basta considerare che aderiscono alla Fondazione <strong>oltre 100 imprese leader del mercato italiano</strong>, che esprimono un valore economico pari a circa il 40% del Pil e danno lavoro a circa 1 milione di persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Fenomeno in crescita</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo una ricerca realizzata proprio da Sodalitas, in collaborazione con GfK Italia, <strong>il 61% delle imprese promuove – o ha promosso – attività di volontariato d’impresa</strong> e una buona parte di queste lo fa da almeno cinque anni. Un’azienda su tre è una PMI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’analisi delle finalità emergono due aree motivazionali, una verso l’esterno e una verso l’interno. Le finalità che si rivolgono all’esterno si concentrano in particolare su tre fattori: contribuire a <strong>sostenere progetti di enti non profit</strong> o di altre organizzazioni verso la comunità (64%); <strong>sviluppare reti sociali sul territorio</strong> di riferimento per portare valore di lungo periodo (34%); <strong>favorire la propria visibilità</strong> e consolidare la reputazione aziendale (49%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quelle rivolte all’interno puntano sul <strong>favorire una forza lavoro motivata e coesa</strong> (47%) e sviluppare delle competenze dei dipendenti, seppure questo aspetto abbia un peso ancora marginale (14%). L’analisi dei benefici riscontrati fa emergere molto forte l’importanza della dimensione interna: il 60% delle aziende sottolinea infatti il maggior coinvolgimento dei dipendenti e il 49% il miglioramento del clima aziendale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Il volontariato d’impresa è un fenomeno in crescita nel nostro Paese: la nostra ricerca condotta sulle aziende è stato uno <strong>stimolo per quelle imprese che avevano domande su avvio e gestione di progetti e volevano metterne a fuoco i benefici</strong>”, spiega <strong>Alessandro Beda</strong>, Consigliere Delegato di Fondazione Sodalitas. Dalla ricerca emerge anche che i progetti di volontariato d’impresa sono gestiti in primis dalla funzione CSR (38% delle imprese), seguita al secondo posto dalla funzione Risorse Umane (21%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto alle tematiche affrontate, <strong>vi è particolare attenzione all’ambiente e al sociale verso molteplici target</strong> quali giovani, infanzia, persone con disabilità, senzatetto. Per realizzare i programmi le imprese mettono a disposizione risorse e spesso anche servizi aggiuntivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto, <strong>il tempo messo a disposizione dei dipendenti è in maggioranza tempo retribuito</strong>: l’86% delle aziende rispondenti utilizza infatti questa tipologia e il 71% la considera prevalente. Oltre al tempo dei dipendenti, il 90% delle aziende mette a disposizione anche altre risorse, economiche (65%) e donazione di prodotti (51%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Un programma fedeltà per le donazioni</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di esempi ce ne sono a decine, uno degli ultimi è <strong>Fondazione Vodafone Italia e Airc</strong> che hanno deciso di mettere a disposizione l’App DreamLab, che trasforma lo smartphone in uno strumento che può accelerare la ricerca sul cancro. La App consente di sfruttare la potenza di calcolo degli smartphone, che viene utilizzata per velocizzare la ricerca oncologica nell&#8217;ambito del progetto Genoma in 3D condotto dall’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>AdvisorEat</strong>, invece, è un programma fedeltà rivolto a consulenti e professionisti del mondo business che <strong>consente di scegliere tra i migliori ristoranti e accumulare crediti con cui effettuare donazioni o riscattare gift card</strong>. È attivo da pochi mesi, ma conta già oltre 12mila utenti iscritti ed è stato accolto in maniera favorevole da molte aziende di rilievo che lo hanno inserito nei loro piani welfare, come PwC, KPMG, Orrick, Boston Cons e Mediobanca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Queste forme di riconoscimento sono molto apprezzate sia dalle aziende, sia dai dipendenti, che in questo modo possono ricevere suggerimenti su dove mangiare bene in pausa pranzo, in trasferta per lavoro o nel tempo libero e accumulare punti da donare in beneficenza oppure da convertire in gift card&#8221;, spiega <strong>Stefano Travaglia, CEO di AdvisorEat</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli iscritti possono beneficiare di un <strong><em>reward program</em> che consente di trasformare il conto del ristorante in crediti</strong> utilizzabili per acquistare gift card dei principali eshop o per fare una donazione benefica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A marzo Esprinet, il più grande distributore di informatica ed elettronica di consumo in Italia e in Spagna, ha deciso di estendere su base annuale il <strong>progetto Esprinet4others</strong> sperimentato nel corso del 2018, rivolto ai dipendenti di tutte le società del Gruppo in Italia, invitandoli a <strong>dedicare una giornata lavorativa in attività di solidarietà</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“L’iniziativa ci permette di coinvolgere le nostre persone in progetti rivolti alla comunità, attraverso non solo il trasferimento delle proprie competenze, ma diventando gli ambasciatori della nostra cultura aziendale”, commenta <strong>Giovanni Testa, Business Operations Manager del Gruppo Esprinet</strong> in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono 700, invece, i dipendenti di <strong>Enel</strong> che partecipano al programma di volontariato del Gruppo per il 2019 <strong>dedicando una giornata di lavoro a uno dei progetti realizzati in collaborazione</strong> con quattro importanti organizzazioni non profit italiane. “In realtà le richieste di partecipazione sono state 7mila, a conferma del successo del programma e dell’entusiasmo con il quale è stata accolta questa novità in azienda. Tanto che – spiega <strong>Carlo Tamburi, Direttore Enel Italia</strong> – dal 2020 sarà esteso ad altre associazioni”.</p>
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		<title>Welfare aziendale a rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 06:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale volontario]]></category>
		<category><![CDATA[valore welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Circolare 5/E 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Manzoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Circolare 5/E del 29 marzo 2018 ha chiarito le modalità di conversione dei premi di risultato in beni e servizi per i lavoratori e le loro famiglie. Ma ha anche dato origine a incertezze interpretative tra le aziende. Dubbi che andrebbero chiariti al più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>La Circolare 5/E del 29 marzo 2018 ha chiarito le modalità di conversione dei premi di risultato in beni e servizi per i lavoratori e le loro famiglie. Ma ha anche dato origine a incertezze interpretative tra le aziende. Dubbi che andrebbero chiariti al più presto per evitare che le imprese pensino a una exit-strategy dal welfare aziendale unilaterale.  </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Agenzia delle Entrate, con i chiarimenti contenuti nell’ultima Circolare 5/E del 29 marzo 2018, ha reso più agevole comprendere le modalità di conversione del Premio di Risultato in beni e servizi di welfare, ma contemporaneamente ha fornito ulteriori spunti di riflessione. «Con l’ultima Circolare l’Agenzia delle Entrate ha dato una “nuova” interpretazione estensiva delle iniziative di welfare aziendale che usualmente la prassi identifica come quelle dell’“Area Famiglia”», ha commentato <strong>Antonio Manzoni, </strong>Partner e Co-Founder di<strong> Valore Welfare</strong>, Società specializzata nella consulenza alle imprese per lo sviluppo di piani di welfare aziendale e flexible benefit. «In particolare, le somme, i servizi e le prestazioni disciplinati <strong>dall’Art. 51, comma 2 del TUIR</strong> indicati alle lettere <strong><em>f-bis</em></strong> (istruzione ed educazione di figli e familiari), <strong><em>f-ter</em></strong> (sostegno alla non autosufficienza e assistenza ai familiari anziani) ed <strong><em>f-quater</em></strong> (forme assicurative per la non autosufficienza o il rischio di gravi patologie), sono da considerare una specificazione degli oneri di utilità sociale indicati nella <strong>lettera <em>f)</em></strong> e, in quanto tali, da disciplinare unitariamente. Questa interpretazione avrà effetti pratici per tutti i piani di welfare aziendale in quanto il nuovo quadro normativo di riferimento si basa sulla lettura combinata di due articoli del TUIR: Art. 100 e Art. 51 comma 2, lett. f), f-bis), f-ter) e f-quater) da disciplinare ora in maniera unitaria».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per il dipendente è cambiato qualcosa con la nuova normativa?<br />
</strong>Nulla, anzi ancor più si tutela e garantisce che “<em>l&#8217;utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento</em>” non concorrono a formare reddito, sempre che siano offerti alla generalità dei dipendenti o a loro categorie omogenee.<br />
<strong>E per le Aziende ?<br />
</strong>Per le imprese gli effetti di questa “nuova” lettura combinata dei due articoli del TUIR pone incertezze sul piano interpretativo relativamente alla disciplina fiscale delle spese sostenute, in quanto: la limitazione della deducibilità delle spese sostenute (il 5&#215;1000 dell&#8217;ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi), se volontariamente sostenute, si estende ora anche ai servizi e prestazioni indicati nelle lettere f-bis), f-ter) e f-quater) in quanto equiparati alla lettera f); le spese sono invece interamente deducibili &#8211; lettere f), f-bis), f-ter) e f-quater) &#8211; se sostenute obbligatoriamente. La discriminante della totale o parziale deducibilità di queste spese è quindi la fonte generatrice delle iniziative di welfare aziendale: l’unilateralità o la contrattazione.<br />
<strong>Si è molto parlato del Regolamento aziendale per avviare iniziative di welfare volontario che consentirebbe comunque la completa deducibilità delle spese, è ancora così?<br />
</strong>Dapprima, con la Circolare n. 28/E del 2016, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che l’estensione della deducibilità trova applicazione nel caso in cui vi sia contrattazione collettiva di primo o secondo livello o un Regolamento aziendale «<em>che configuri l’adempimento di un obbligo negoziale</em>». Con la recente Circolare 5/E del 2018 l’Agenzia delle Entrate ha confermato la limitata deducibilità delle spese, se volontariamente sostenute, ma ha tenuto a precisare che (§ 3.2, pag. 28) “<em>Nella diversa ipotesi in cui le predette spese siano sostenute in base a contrattazione collettiva di primo o secondo livello, l’art. 95 del TUIR consente l’integrale deducibilità</em>”.<br />
<strong>La nuova Circolare però non dice che anche il Regolamento aziendale consente l’integrale deducibilità. “Dimenticanza” oppure è stato deciso di consentirla solo con contrattazione di primo e di secondo livello?<br />
</strong>Il Regolamento non può essere considerato un contratto né di primo, né di secondo livello ed anche il passaggio “<em>La norma di natura interpretativa”,</em> quindi “<em>con effetto retroattivo, &#8230;</em>”, contenuto nella nuova Circolare (§ 3.2, pag. 27), lascerebbe intendere una precisa volontà ed una parziale rettifica di quanto indicato nella precedente Circolare 28/E. Da quando, con la Circolare 28/E, è stato introdotto il Regolamento, esperti, consulenti, giuristi e fiscalisti hanno arricchito il tema e la letteratura con approfondimenti interpretativi su natura, requisiti e contenuti del Regolamento, ma ora le aziende con iniziative di welfare unilaterale si stanno domandando il Regolamento serva ancora e e se sì per quali finalità.<br />
<strong>Lei ha parlato di interpretazione retroattiva, potrebbero esserci effetti sulle iniziative di welfare già avviate dalle aziende?<br />
</strong>L’edizione 2018 del Rapporto “Welfare Index PMI” ha confermato che le iniziative sociali in “Area Famiglia” risultano prevalentemente di origine volontaria/unilaterale: pensiamo solo alle numerose iniziative e ai servizi di educazione e istruzione a favore dei figli o alle borse di studio promosse dalle aziende, come anche alle più recenti iniziative di sostegno dei soggetti più deboli (anziani e non autosufficienti). La “nuova” interpretazione, per le prassi in essere e spesso ormai consolidatesi nel tempo, pone quindi molti punti di attenzione e valutazione. L’Agenzia delle Entrate ha voluto chiarire il significato normativo e le eventuali incertezze interpretative relativamente agli “oneri di utilità sociale” ma il suo effetto retroattivo ha inevitabili ricadute anche sui periodi di imposta precedenti e non ancora definiti. Le Aziende con iniziative di welfare volontario/unilaterale si stanno ora chiedendo: Cosa devo fare? Posso ancora fare un Regolamento aziendale per il futuro? E per il passato a quali sanzioni mi espongo se le mie spese hanno superato il limite del 5&#215;1000? Alcune imprese stanno anche pensando a una exit-strategy dal welfare aziendale unilaterale.<br />
<strong>Dunque arriveranno aggiornamenti sul tema delle iniziative di welfare aziendale volontario da parte dell’Agenzia delle Entrate?<br />
</strong>Potrebbe essere l’occasione per fare chiarezza evitando incertezze interpretative. Le aziende stanno assumendo un ruolo sempre più importante per far fronte a quella parte di servizi sociali che il welfare pubblico non è oggi in grado di garantire e lo stanno facendo con interventi di welfare aziendale che possono essere sviluppati autonomamente dall’impresa (unilaterale) o tramite accordo con le rappresentanze sindacali (contrattuale). Le due dimensioni non si escludono, possono convivere e integrarsi all’interno della singola impresa.<br />
<strong>Insomma ci vorrebbe più chiarezza?<br />
</strong>Ho sempre ritenuto che il quadro normativo debba e possa essere un utile alleato delle aziende per accompagnarle e spingerle a promuovere e sviluppare iniziative di welfare, ma le aziende devono potersi muovere all’interno di norme semplici e chiare, concentrando energie e risorse per ascoltare<strong> </strong>più attivamente i dipendenti e rispondere ai loro diversi bisogni<strong>. </strong>Ritengo anche che il quadro normativo non debba discriminare il “<em>favor</em>” in ragione della fonte istitutiva delle iniziative di welfare aziendale, ma possa invece tutelare e distinguere in ragione delle iniziative promosse.<br />
<strong>Cosa intende dire esattamente?<br />
</strong>Nella “Premessa” della Circolare 5/E l’Agenzia sottolinea che “<em>Le nuove disposizioni sono volte a potenziare l’accesso al regime sostitutivo previsto per i premi di risultato, nonché a incentivare il ricorso alle forme di welfare ritenute maggiormente meritevoli di tutela, ai fini del soddisfacimento di esigenze sociali</em>”. Se questo è e deve essere l’obiettivo risulta anacronistico che il quadro normativo ancora oggi consenta l’intera deducibilità delle spese per i cd. “Buoni Benzina” o “Buoni Shopping” mentre permane una limitazione di deducibilità delle spese per iniziative di rilievo sociale quali sono quelle di sostegno alla famiglia se volontariamente sostenute.</p>
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