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	<title>Usb Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>La fabbrica felice spacca in due il sindacato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 10:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per le sigle confederali il welfare aziendale è uno strumento in grado di tutelare famiglie e persone più bisognose di assistenza. Per altre, come Usb, la vera emergenza oggi è l’impoverimento dei salari e, in fase di trattativa, preferiscono difendere sempre la parte monetaria. Il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Per le sigle confederali il welfare aziendale è uno strumento in grado di tutelare famiglie e persone più bisognose di assistenza. Per altre, come Usb, la vera emergenza oggi è l’impoverimento dei salari e, in fase di trattativa, preferiscono difendere sempre la parte monetaria. Il caso Emilia Romagna.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ultimo riconoscimento al welfare aziendale è arrivato nell&#8217;accordo sul nuovo <strong>modello contrattuale tra Confindustria e sindacati confederali</strong>. Nel Tec (trattamento economico complessivo) rientreranno anche le parti di salario e i premi pagati in servizi. È il definitivo sdoganamento che segue anni di modifiche legislative e best practies in aziende e territorio virtuosi.</p>
<p>Eppure proprio da una di queste isole felici arrivano pericolosi campanelli d&#8217;allarme: è l&#8217;Emilia Romagna delle cosiddette fabbriche felici, avanguardie della meccanica dove la crisi non ha portato licenziamenti, datori di lavoro e parti sociali hanno ridotto il costo del lavoro facendo ricorso a pezzi di welfare aziendale e negli integrativi la robotizzazione di industria 4.0 è stata accompagnata da orari più flessibili. Perché proprio in uno dei motori dell&#8217;economia italiana si è acuita la distanza tra il sindacalismo confederale e quello autonomo sull&#8217;innovazione nelle relazioni industriali.<br />
Recentemente alla <strong>Toyota di Ostellato</strong> i lavoratori hanno respinto la richiesta di uno straordinario comandato. Di casi simili, anche se non tali da far parlare di un&#8217;emergenza sindacale, ce ne sono stati diversi.<br />
Alla <strong>GD-Coesia</strong>, colosso nella produzione di macchine per il packaging delle sigarette dove la maggioranza delle Rsu è passata da poco dalla <strong>Fiom</strong> alla<strong> Cobas</strong>, per esempio, l&#8217;accordo sull&#8217;integrativo è passato per 27 voti. Anche perché gli <strong>autonomi guidati da Usb (Unione sindacato di base),</strong> hanno saputo coagulare il malcontento verso un accordo nel quale si mischiavano flessibilità dell&#8217;orario e parametri più stringenti di valutazione delle performance individuali con un incremento sia del premio di risultato (pari al 25%), sia della parte di welfare aziendale. Infatti l&#8217;azienda garantisce ai suoi dipendenti assicurazione sanitaria e cure dentali gratuite, scuola dell&#8217;infanzia e nido aziendale a costi calmierati, palestra gratuita, la maternità facoltativa da sei a nove mesi e le borse di studio per i figli, per i quali sono previsti anche rimborsi spese per i libri e le rette, premi per gli esami universitari superati e la cosiddetta Befana, un bonus da 120 euro a Natale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Cisl: il welfare garantisce opportunità a famiglie e persone bisognose di assistenza</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spiega <strong>Giorgio Graziani</strong>, segretario generale della <strong>Cisl Emilia-Romagna</strong>: «Quello della GD-Coesia è un caso eccezionale. Non sto dicendo che non vanno comprese le aspettative di quei lavoratori, ma quell&#8217;accordo è passato a livello. L&#8217;Ubs e i Cobas hanno toccato un aspetto retributivo che è soltanto una parte dell&#8217;intesa». Forse i lavoratori non hanno compreso le innovazioni e le aperture del sindacato nazionale al <em>welfare aziendale</em>, al centro dell&#8217;ultimo <strong>contratto nazionale dei metalmeccanici</strong>. «Affatto, perché al referendum confermativo è passato senza problemi. Vorrei ricordare che questo territorio, in aziende che sono delle eccellenze mondiali come la <strong>Lamborghini </strong>o la <strong>Ducati</strong>, il welfare aziendale si è spinto così avanti che abbiamo avuto accordi nei quali sono stati garantiti anche progetti di formazioni o stage per l&#8217;alternanza scuola-lavoro. Ma più in generale qui nelle <strong>politiche attive</strong> c&#8217;è una triangolazione tra imprese, sindacato e Regioni».<br />
Anche per questo i confederali non hanno alcuna voglia di cambiare strategia. «Noi ci battiamo molto sul salario detassato, anche sfruttando lo sgravio del 10%, strappato proprio dalle sigle nazionale. Ma ci sono pezzi di welfare &#8211; continua il leader della confederazione bianca &#8211; in tutti gli accordi integrativi che abbiamo firmato in questi anni. Ormai sono la regola il sostegno economico per pagare il nido, le giornate compensative di riposo per i padri e non mancano pacchetti per il tempo libero. Sulla sanità, accanto ai fondi integrativi nazionali, vengono potenziati i servizi per esempio nel campo dell&#8217;odontoiatria e dell&#8217;oculistica». Perché la logica alla base di questo processo è semplice: «Per distribuire tutele e opportunità in questa fase di debolezza, il welfare aziendale ci permette di garantire opportunità alle famiglie e alle persone che hanno più bisogno di assistenza nella realizzazione del loro percorso di vita: pensiamo soltanto agli strumenti per aumentare i tempi di conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne lavoratrici».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Usb: Il vero problema oggi sono i salari sempre più leggeri non il welfare</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diversa l&#8217;opinione <strong>di Sergio Bellavita</strong>, oggi responsabile nazionale del settore Industria dell&#8217;<strong>Usb</strong> ma in passato segretario nazionale della Fiom. Molto attivo in Emilia, nella vicenda GD-Coesia ha portato avanti istanze opposte rispetto ai confederali. «Questo non è l&#8217;unico caso nel quale i lavoratori hanno votato contro Cgil, Cisl e Uil: l&#8217;integrativo è stato bocciato, per esempio, con un referendum al <strong>Cineca</strong> di Bologna. E in questi casi il denominatore è sempre lo stesso: <strong>intese peggiorative, con eccessiva flessibilità e ricorso massiccio al welfare aziendale in aziende che macinano utili</strong>. Alla GD, per esempio, si è voluto intaccare la remunerazione degli straordinari, che vista la crisi erano diventati una parte fondamentale del salario».<br />
Sul welfare aziendale la posizione di Bellavita e degli autonomi è chiara: «Noi firmiamo accordi con pezzi di welfare aziendale, quando l&#8217;azienda &#8211; come avvenuto alla <strong>San Polo Lamiere di Parma</strong> &#8211; dà la facoltà al lavoratore di scegliere tra i benefit o la monetizzazione degli stessi. Noi siamo contrari quando il welfare aziendale è sostituivo del welfare pubblico nazionale, finisce soltanto per indebolirlo, come sta avvenendo per la sanità». E non cambia posizione neppure quando gli si fanno notare i limiti dello stato sociale in Italia. «In questo modo, con detassazioni e decontribuzioni, si tolgono soltanto risorse. Senza dimenticare che la vera emergenza è l&#8217;impoverimento dei salari. Conti alla mano conviene difendere sempre la parte monetaria».</p>
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