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	<title>Terzo Settore Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>Terzo Settore Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>L’importanza del welfare generativo in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 08:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante i progressi fatti. Coloro che usufruiscono di prestazioni o servizi sociali sono ancora una piccola parte di chi ne avrebbe diritto. Per questo l'Inps si pone l'obiettivo di creare un welfare generativo che diffonda la conoscenza tra la popolazione, soprattutto tra le fasce più fragili</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Nel suo 24esimo Rapporto, pubblicato qualche giorno fa, oltre ai dati sull’andamento del nostro sistema pensionistico, l’Inps ha dedicato ampio spazio al cosiddetto “welfare generativo”, affermando come sia questo il modello a cui l’Italia dovrebbe tendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma che cos’è il welfare generativo? E come mai è così importante per il nostro Istituto Nazionale di Previdenza? Per rispondere a queste domande è necessario procedere con ordine. Con “welfare” si intende la capacità di uno stato di garantire a tutti i suoi cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. Si tratta quindi di un sistema passivo, in cui l’ente pubblico redistribuisce delle risorse per coloro che hanno il diritto di usarle. Il termine “generativo”, invece, implica l’introduzione di un elemento di responsabilità, che porti anche alla rigenerazione delle risorse messe a disposizione, in modo che un numero maggiore di persone possa accedervi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa necessità è dovuta al basso livello di quello che l’Inps, nel suo report, definisce “<em>take-up</em>”, ovvero il rapporto tra coloro che hanno richiesto e usufruito di una prestazione e coloro che ne avrebbero diritto. In particolare, è emerso come questo basso tasso di utilizzo sia dovuto a una mancanza di conoscenza o al bisogno di un supporto al momento dell’applicazione, che, nonostante i miglioramenti fatti, restano un grande ostacolo per molti italiani, soprattutto per quelli che hanno <a href="https://tuttowelfare.info/caregiver-e-lavoro-la-rinuncia-puo-costare-miliardi-di-euro/">bisogno di un supporto</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per superare queste problematiche e raggiungere il modello di welfare generativo, l’Inps ha deciso di lanciare il progetto “Inps in rete per l’inclusione”, allo scopo di trasformarsi in un player di primo piano, che collabori attivamente con i vari erogatori di prestazioni, con un occhio particolare al Terzo Settore. Infatti, è obiettivo dichiarato dell’Istituto Previdenziale creare percorsi di inclusione sociale e lavorativa per le fasce più fragili della popolazione. In particolare, sono state attivate linee di azione per offrire servizi personalizzati a:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Donne vittime di violenza di genere, che ha portato e porterà a una stretta collaborazione con Centri Antiviolenza, Case Rifugio e Servizi Sociali dei Comuni</li>
<li>Persone in grave stato di emarginazione da reinserire nel mondo del lavoro, che invece coinvolge l’Ordine dei Consulenti del Lavoro e la Caritas Italiana (linea di azione “Riscopriamo i talenti”)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per lanciare ed espandere questo progetto, l’Inps sfrutta la sua enorme estensione a livello territoriale, avvalendosi del Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali (SUISS) per quanto riguarda la definizione e il consolidamento dei sistemi informativi di area sociale. A questo si affianca poi il progetto WAAS (<em>Welfare as a Service</em>), per favorire l’interoperabilità tra i vari sistemi informativi e le banche dati della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda il monitoraggio dei progressi, invece, è possibile tracciare la rapida evoluzione del sistema attraverso il SIISL (Sistema Informativo per l’inclusione Sociale e Lavorativa), il quale, ad appena due anni dalla sua piena realizzazione, è già in grado di fornire in modo puntuale la descrizione dei volumi, delle distribuzioni e delle caratteristiche delle platee di utenti; nonché delle offerte di lavoro che vi sono inserite. Ciò permette anche una maggiore efficienza nel fare incontrare domanda e offerta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante questo modello di welfare generativo sia stato lanciato solo lo scorso anno, l’Inps riporta come vi siano già dei risultati tangibili, dato che, rispetto all’anno precedente, il numero di utenti coinvolti è cresciuto del 286% circa (da 1400 a 5400) e anche le prestazioni dello stesso Istituto hanno registrato un’impennata di quasi il 520% (da 488 a 3021).</p>
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		<title>Volontariato d’impresa: il dietro le quinte con chi lo ha promosso</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/volontariato-dimpresa-il-dietro-le-quinte-con-chi-lo-ha-promosso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Gelosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 15:37:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un trend significativo in crescita anche in Italia, ma come farlo funzionare? Ne parliamo con chi in azienda lo ha promosso</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Nella giornata mondiale che ricorre oggi, parliamo di una forma di volontariato, quello d&#8217;impresa, che si sta diffondendo anche in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima di approfondire i risvolti legati alle tematiche che qui siamo soliti trattare, una rapida definizione per non confonderlo con altre iniziative CSR promosse dalle aziende. Parafrasando Sodalitas, è <em>la progettualità in cui l&#8217;organizzazione incoraggia, supporta o organizza la partecipazione attiva e concreta delle proprie persone alla vita della comunità locale o al sostegno di organizzazioni non profit durante l’orario di lavoro</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dicevamo che anche nel nostro Paese vede <strong>un significativo trend di diffusione, fortemente correlato agli obiettivi dell&#8217;Agenda 2030</strong>, a riprova di come le aziende nostrane siano sempre più impegnate nel creare valore condiviso per la società e anche per le proprie persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E proprio su queste ci soffermiamo perché come sottolinea Irma Garbella, Amministratore Delegato di Mondoffice, il volontariato d’impresa è una leva anche per il benessere dei dipendenti: “<em>Crediamo fortemente che <strong>il benessere dei collaboratori sia strettamente legato alla consapevolezza di avere uno scopo chiaro e significativo, che vada oltre le mansioni quotidiane e il contributo individuale al business.</strong> Se riusciamo a far sentire i colleghi parte di un sistema che genera valore anche per la società, il loro scopo (purpose) diventa più ampio e di maggiore impatto, creando un circolo virtuoso per l’organizzazione, il territorio e, più in generale, per la comunità</em>”. È quindi anche uno strumento di engagement dei propri dipendenti, come sottolinea Caterina Cagnazzo, Communication Manager Italia di Covivio “<em>La possibilità di partecipare a iniziative di volontariato rafforza la nostra immagine come luogo di lavoro che valorizza le risorse, il loro sviluppo personale e il loro contributo alla comunità. Questo <strong>stimola anche la fidelizzazione delle nostre persone. I nostri team, infatti, non sono solo orgogliosi di far parte di un&#8217;azienda virtuosa, ma sono anche felici di poter avere, attraverso il proprio lavoro, l’opportunità di ampliare i propri orizzonti, entrare in contatto con nuove realtà e mettersi alla prova in contesti diversi</strong>”. </em>Ne sono esempio<em> “i SoCovivio Days, giornate di solidarietà aziendale alle quali i team partecipano collettivamente, unendo le finalità di solidarietà all’opportunità di fare un’esperienza di condivisione insieme fuori dall’ufficio</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può quindi ipotizzare che il volontariato d’impresa sia anche una leva di attrattività per candidati e candidate. Lo confermano Anna Russo, Direttore Risorse Umane di Mondoffice, “<strong><em>Ci siamo resi conto che nel processo di recruiting è un aspetto che i candidati guardano sempre di più, e ci viene chiesto in maniera diretta a volte in parallelo alle condizioni di lavoro</em></strong>” e Sandra Bianco, Head of People Italy di CBRE, leader globale nella consulenza e nei servizi immobiliari “<em>Certamente queste iniziative hanno un grande impatto sia internamente che esternamente perché sono coerenti con i nostri valori e la strategia CSR. Sicuramente questo è un tratto distintivo di CBRE <strong>molto apprezzato dai dipendenti e che ci viene riconosciuto anche dai candidati</strong></em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Employee volunteering programs. Gli anglofoni sottolineano così come questa iniziativa di CSR non si limiti solo a donazioni economiche, ma come appunto <strong>si regga sul coinvolgimento delle persone interne</strong> e lo evidenzia bene Emanuele Bellingeri, Country Head Italy di UBS AM, “<em>Abbiamo a disposizione un budget locale annuale da dedicare a queste iniziative, ma <strong>non si esaurisce tutto con una semplice donazione: è fondamentale il contributo umano dei dipendenti che decidono di donare il proprio tempo come volontari</strong></em>”. Nella società di asset management il volontariato d&#8217;impresa è una tradizione dal 2008 ed è nato con le prime collaborazioni con le scuole per contrastare il fenomeno del bullismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma come avviene in queste grandi organizzazioni la scelta delle realtà con cui collaborare?</p>
<p><strong>Fondamentale nel guidare la scelta risulta la coerenza con alcuni parametri e soprattutto con i valori aziendali</strong>, come in Covivio: “<strong><em>la selezione delle realtà partner del Terzo Settore si basa su criteri di ammissibilità rigorosi</em></strong> – spiega Cagnazzo &#8211; <em>Privilegiamo organizzazioni no-profit di medie dimensioni che operano nell’interesse pubblico e ricevono finanziamenti statali non superiori al 50% del loro budget totale. I destinatari dei progetti devono essere giovani in condizioni di vulnerabilità, precarietà o in fase di reinserimento sociale. Inoltre, i progetti devono svolgersi nelle città europee in cui il Gruppo è presente, in Italia specificamente a Milano e Roma”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A ciò, in alcuni casi si aggiunge un elevato coinvolgimento dei dipendenti anche nella fase di proposta e progettazione </strong>“<strong><em>esiste un team di colleghi volontari che si chiama CBRE Cares, il motore di tutte queste attività</em></strong> – racconta Bianco &#8211; <em>La scelta delle associazioni segue i nostri CSR pillar, People e Planet. <strong>I membri di CBRE Cares propongono le associazioni e, dopo un primo filtro sulla base di specifici criteri interni, coinvolgiamo nella decisione finale tutta l’organizzazione.</strong> Le associazioni e le iniziative vengono presentate e poi, a seguito di una votazione, vengono identificate quelle a cui dare priorità”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Coinvolgimento che riesce a valorizzare il forte legame con il territorio, come in Mondoffice “</strong><em><strong>le segnalazioni arrivano proprio dai nostri colleghi (anche questo per loro è un valore)</strong> – </em>spiega Garbella<em> &#8211; e poi ci innamoriamo dei progetti e siamo bravi a lavorare in team con le persone con cui sentiamo di condividere l’impegno. Così, ad esempio, è nata la partnership tra Mondoffice e Cascina Oremo di Biella &#8211; un collettivo di cooperative sociali, imprese sociali ed enti che lavorano in rete con il territorio per un progetto condiviso”. </em>Aggiunge Russo riguardo l’implementazione ed eventuali difficoltà “<em>Più che di veri ostacoli parlerei di complessità nell’organizzazione. Per Mondoffice è diventato parte del piano operativo, con un budget dedicato ogni anno. <strong>All’interno del team HR c’è una persona dedicata che segue l’attività nella sua interezza &#8211; dall’individuazione del progetto (piccolo o grande che sia), la sua realizzazione che passa attraverso la comunicazione interna ed esterna e poi la chiusura e rendicontazione”</strong></em><strong>. </strong>La comunicazione e sensibilizzazione delle proprie persone è cruciale nella riuscita di queste progettualità: <strong>“<em>La sfida per noi è consistita principalmente nel sensibilizzare le nostre persone, mostrando loro il valore e l’impatto di queste iniziative. </em></strong><em>Dopo circa quattro anni dal lancio del programma di volontariato aziendale e dall’avvio dei nostri progetti in Italia siamo soddisfatti delle partnership che abbiamo creato e della bontà delle iniziative che sosteniamo</em>” ci rivela Cagnazzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si sa, la promozione del volontariato d’impresa può rispondere anche a scopi non prettamente in linea con l’idea che abbiamo di attività con un impatto sociale positivo e negli anni ci sono stati casi di organizzazioni che lo hanno implementato più per ragioni di marketing, o con un approccio superficiale e temporaneo o ancora sul crinale del “conflitto di interesse”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciò che sembra però essere garanzia di prassi virtuose, come abbiamo visto sono l’elevato coinvolgimento dei dipendenti e la coerenza con i valori aziendali che rafforza l’autenticità dei progetti.</strong> Interrogati sui risultati sia quantitativi (adesione), sia qualitativi (feedback) tutti i nostri interlocutori parlano di successo. In UBS “<em>Abbiamo osservato negli anni un aumento nella partecipazione ai programmi di volontariato” </em>Bellingeri<em> “la partecipazione è libera e la società permette di usufruire di due giornate all’anno (frazionabili anche in mezze giornate) da dedicare alle attività di volontariato, che spaziano dall’attività di mentorship alla pulizia delle strade, alle attività di volontariato rivolte a bambini, donne, anziani o studenti”</em>. In Covivio, che ha destinato per i Paesi europei un budget di 1,7 milioni di euro in 5 anni per coprire il finanziamento del progetto e i costi operativi, Cagnazzo registra che “<em>Dal 2021 a livello europeo oltre 430 dipendenti hanno partecipato a progetti di volontariato, per un totale di più di 3.500 ore di attività presso 46 associazioni. Le nostre persone apprezzano la possibilità di contribuire a cause significative durante l’orario lavorativo, un’opportunità che rafforza il loro senso di appartenenza e il loro engagement”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non vi è un profilo tipo di dipendente che aderisce al volontariato d’impresa, secondo Bianco, “<em>la partecipazione </em>(in CBRE)<em> è trasversale e questo ci rende ancora più orgogliosi di ciò che facciamo perché tutti ne riconoscono il valore”</em>, in linea con quanto osserva Bellingeri in UBS “<em>Il target dei dipendenti è vario e tocca tutte le fasce di età e tutti i dipartimenti”. </em>E come dice Russo di Mondoffice si tratta di <strong>una questione di sensibilità individuale per cui a livello organizzativo per ampliare la popolazione che aderisce “<em>nel tempo cerchiamo di diversificare le iniziative così colpiamo l’interesse di una platea interna più ampia”</em>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ipotizzavamo all&#8217;inizio, attraverso il volontariato d’impresa le aziende danno concretezza alla propria politica di CSR, raggiungendo anche altri obiettivi che si pongono consapevoli oggi della centralità delle loro persone presenti e future. Allargando lo sguardo possiamo quindi sostenere che il volontariato d’impresa costituisce una delle espressioni più evolute e significative della responsabilità sociale &#8211; laddove implementata in linea con la natura di questa progettualità -, poiché facilita la collaborazione tra il settore profit e quello non-profit, generando vantaggi per la comunità, ma come abbiamo visto anche per l&#8217;azienda.</p>
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		<title>Un welfare aziendale a km0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 10:33:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[consorzio wat]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il welfare aziendale non è un lusso che si possono permettere solo le grandi aziende nei principali centri urbani: se dietro c’è un progetto ben strutturato e organizzato, può coinvolgere anche realtà imprenditoriali più piccole in territori meno popolosi. Un esempio è il nuovo progetto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Il welfare aziendale non è un lusso che si possono permettere solo le grandi aziende nei principali centri urbani: se dietro c’è un progetto ben strutturato e organizzato, può coinvolgere anche realtà imprenditoriali più piccole in territori meno popolosi. Un esempio è il nuovo progetto di welfare territoriale del <strong>Consorzio Welfare Aziendale Territoriale (Consorzio WAT)</strong> che coinvolge oggi già più di 500 dipendenti residenti nei <strong>25 comuni che costituiscono la Comunità Montana di Valle Sabbia (in provincia di Brescia) e i comuni limitrofi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’idea alla base del Consorzio WAT è di riproporre lo schema del welfare aziendale già utilizzato dalle grandi imprese in un’area territorialmente limitata, a sostegno della qualità della vita dei cittadini del territorio.<br />
Il Consorzio <strong>mette così in relazione piccole aziende territoriali pubbliche e private</strong> (soprattutto quelle con meno di 15/50 dipendenti) <strong>con realtà territoriali del terzo settore o altre piccole imprese</strong> interessate a diventare soci fornitori di beni e servizi erogati ai lavoratori sotto forma di welfare aziendale.<br />
In questo modo è possibile creare un circolo virtuoso fra utilizzatori ed erogatori dei servizi WAT da cui tutte le parti coinvolte traggono beneficio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti i beni e i servizi offerti in regime di welfare aziendale godono di una <strong>significativa agevolazione contributiva e fiscale</strong>, determinando un risparmio per l’azienda (-33%) e allo stesso tempo una maggiore capacità di acquisto per i lavoratori (+56%). I dipendenti usufruiscono di questi beni e servizi attraverso i voucher WAT erogati dall’azienda, che <strong>possono anche essere ceduti ai famigliari</strong> (anche se non conviventi o fiscalmente a carico).<br />
Mensilmente, i soci fornitori potranno poi richiedere al Consorzio l’equivalente dei voucher raccolti nei 30 giorni precedenti. Grazie al finanziamento di Fondazione Comunità Bresciana, che ha creduto nel progetto del Consorzio WAT, <strong>l’adesione in quanto soci erogatori è gratuita</strong> e aperta a tutte le aziende del territorio (dopo aver ricevuto l’approvazione di un Comitato Etico).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“In una realtà economicamente e socialmente omogenea come la Valle Sabbia vi è la concreta possibilità di sviluppare una rete di servizi che arricchisca il territorio reinvestendo direttamente in beni e servizi prodotti localmente le maggiori disponibilità finanziarie rese disponibili. Il progetto non si limita quindi a rispondere a una semplice funzione di intermediazione fra domanda e offerta di servizi di welfare aziendale ma cerca di sviluppare, a fronte di una convinta e perseguita territorialità del progetto, un percorso di crescita economica e sociale della comunità valsabbina” spiegano dal Consorzio WAT.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Emergenza ucraina: Terzo settore e aziende unite nell&#8217;accoglienza</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/emergenza-ucraina-terzo-settore-e-aziende-unite-nellaccoglienza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 09:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[profughi ucraini]]></category>
		<category><![CDATA[vanessa pallucchi]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[forum terzo settore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore, spiega come il Terzo settore si è prontamente attivato per supportare l’accoglienza dei profughi ucraini, ma per poter essere davvero efficace necessita non solo di supporto da parte del governo, ma anche di lavorare in stretta sinergia con...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore, spiega come il Terzo settore si è prontamente attivato per supportare <a href="http://tuttowelfare.info/terzosettore/terzo-settore-accoglienza-profughi-ucraini">l’accoglienza dei profughi ucraini</a>, ma per poter essere davvero efficace necessita non solo di supporto da parte del governo, ma anche di lavorare in stretta sinergia con le aziende private.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il Terzo settore gioca un ruolo chiave nell’accoglienza dei profughi ucraini in Italia. Probabilmente questa guerra andrà avanti ancora per parecchio tempo. Il Terzo Settore è in grado di fare da rete ancora a lungo?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;auspicio più grande è innanzitutto che si riesca a mettere fine il prima possibile a questo terribile conflitto che sta costringendo milioni di persone ad abbandonare il loro Paese, dove hanno perso tutto e rischiano la vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Terzo settore ha una capacità straordinaria di reagire e attivarsi di fronte a delle crisi e lo ha dimostrato anche in questa occasione, sia mobilitandosi nel raccogliere beni e portare soccorso in Ucraina e ai suoi confini, sia accogliendo i profughi ucraini sin dai primi giorni della guerra. Si è inoltre attivato presso le Istituzioni Pubbliche – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Dipartimento per la Protezione Civile in primis – proponendo di affiancare, oltre alle modalità di accoglienza già conosciute, anche una nuova forma di intervento, l’accoglienza diffusa. Il DL 21/2022 ha accolto e sancito questa nuova opportunità e ne è scaturito l’<em>Avviso pubblico per la manifestazione dell’interesse per organizzare l’accoglienza diffusa </em>lanciato dal Dipartimento per la Protezione Civile. In solo 10 giorni gli enti di Terzo settore sono riusciti a mettersi in rete e offrire oltre 17.000 nuovi posti in accoglienza con tutti i servizi alla persona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; chiaro, però, che per far sì che una risposta efficace delle nostre reti possa durare nel tempo è necessario avere chiare cornici giuridiche, risorse e strumenti che garantiscano agilità e praticabilità delle azioni, nel rispetto dei principi di trasparenza e qualità. Abbiamo molto apprezzato il decreto del Governo che ha previsto la collaborazione tra Terzo settore, Protezione Civile e istituzioni nazionali e territoriali, ma se si vuole portare avanti l&#8217;impegno per l&#8217;accoglienza diffusa il coinvolgimento deve essere costante, autentico e non solo formale. Va assicurato un coordinamento sistemico e sistematico che permetta l’attivazione delle sinergie, la messa a sistema e la valorizzazione delle iniziative in atto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, siamo in attesa del provvedimento del Governo che preveda i giusti rimborsi per tutte quelle realtà che allo scoppiare della guerra in Ucraina si sono prontamente attivate in modo spontaneo per offrire supporto e accoglienza ai profughi. Insomma, se messo nelle condizioni di farlo, il Terzo settore continuerà a fare rete perché questa è la sua natura e la sua vocazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-22935 aligncenter" src="http://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-scaled.jpg" alt="" width="546" height="364" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-scaled.jpg 1280w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-300x200.jpg 300w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-1024x684.jpg 1024w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-768x513.jpg 768w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-1536x1025.jpg 1536w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-2048x1367.jpg 2048w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2022/05/Foto-Pallucchi_1-700x467.jpg 700w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Molte aziende private hanno messo in campo iniziative a supporto dell’accoglienza. Così come si chiede una maggior collaborazione tra Terzo settore ed enti statali, è auspicabile una maggior sinergia tra Terzo settore e imprese?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; certamente auspicabile, anche perché, per quanto l&#8217;obiettivo della pace debba essere prioritario, è importante che l&#8217;Italia si faccia trovare pronta anche allo scenario più drammatico, cioè quello di un conflitto prolungato che impedisca ai profughi ucraini di far ritorno nel loro Paese. C&#8217;è quindi bisogno di immaginare e lavorare sin da subito a una risposta efficace e integrata, che veda la collaborazione di attori di diversa natura. Penso, in particolare, all&#8217;inserimento lavorativo e a tutto ciò di cui necessita questo processo, a partire dall&#8217;alfabetizzazione linguistica, ma anche al ruolo che le aziende possono avere attraverso i propri programmi di responsabilità sociale, sostenendo le attività degli enti del Terzo settore nei costi dei servizi alle persone accolte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nella vostra esperienza avete avviato o avete in cantiere iniziative con imprese private, in particolare riguardo all’accoglienza dei profughi? Può farci qualche esempio?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da questo punto di vista qualcosa si sta già muovendo, ma chiaramente siamo solo agli inizi e c&#8217;è moltissimo da fare. In alcune Regioni, ad esempio, si sta lavorando per far accedere le donne ucraine che lo volessero a occasioni lavorative, attraverso protocolli di collaborazione che coinvolgono enti pubblici, privati e di Terzo settore: credo sia una buona pratica che andrebbe diffusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono i progetti più significativi che vedete in campo?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Terzo settore è presente con iniziative di solidarietà che partono dalla prima accoglienza in Ucraina fino a quella nei Paesi di destinazione, passando per le raccolte fondi o di beni di prima necessità a sostegno dei profughi e le campagne di sensibilizzazione. Interveniamo nei Paesi che accolgono le persone in fuga, compresa l’Italia naturalmente, offrendo cibo, medicine, supporto psicologico e legale, attività per i bambini, assistenza e cura alle persone più fragili e con disabilità. Sono tutte attività fondamentali in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando e che raccontano un’Italia che non si tira indietro di fronte alla sofferenza umana. Come Forum Terzo Settore monitoreremo lo sviluppo di queste iniziative sui territori per promuovere e facilitare lo scambio delle buone pratiche.</p>
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		<title>Terzo settore, asset strategico per l’accoglienza dei profughi ucraini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 06:43:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[profughi ucraini]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[vanessa pallucchi]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli enti e associazioni del volontariato sono in prima linea nel fronteggiare l’emergenza umanitaria, ma per il Forum del Terzo settore è il momento di cambiare le regole &#160; Il Terzo settore può giocare una partita decisiva nell’importate compito di supporto ai profughi ucraini, per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Gli enti e associazioni del volontariato sono in prima linea nel fronteggiare l’emergenza umanitaria, ma per il Forum del Terzo settore è il momento di cambiare le regole</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Terzo settore può giocare una partita decisiva nell’importate compito di supporto ai profughi ucraini, per questo è stato ufficialmente riconosciuto dal decreto legge dello scorso marzo per l’accoglienza dei profughi ucraini come un asset fondamentale in questa partita. Al Terzo settore viene assegnato un “compito alla pari” rispetto alle istituzioni statali, cioè quello di impegnarsi per raggiungere “il bene comune”.<br />
Il numero di persone in fuga dalla guerra dal conflitto continua a salire, ad oggi in Italia sono 100.000 i profughi ucraini. Sulla piattaforma realizzata dal Dipartimento della Protezione Civile e chiusa a fine aprile, sono state caricate 48 offerte di sistemazioni per i profughi, per un totale di 26.412 posti letto disponibili. Questo numero dovrà essere sottoposto al vaglio di conformità da parte del Responsabile del Procedimento e all’analisi della Commissione di valutazione per capire la reale entità dei posti convenzionabili e poter così sottoscrivere convenzioni con enti e associazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>TERZO SETTORE IN PRIMA LINEA</strong><br />
Ogni soggetto di Terzo settore che ha partecipato a questa chiamata potrà mettere a disposizione da 300 a 3000 posti (con un numero massimo di 15 persone ospitate in ciascuna struttura di accoglienza). Gli enti e associazioni che risulteranno idonei all&#8217;accoglienza dovranno organizzare un piano definito e strutturato di attività per offrire diverse tipologie di servizi: orientamento, mediazione linguistica e interculturale, inserimento scolastico e lavorativo, organizzazione di attività extrascolastiche per i minori. Per quanto riguarda le attività di riqualificazione professionale, si punta soprattutto al rafforzamento di competenze utili che la persona potrà poi sfruttare al suo ritorno in Ucraina. Il ruolo della formazione e il lavoro degli intermediari culturali ricoprono quindi un valore cruciale per le attività a supporto dei profughi messe in campo dal Terzo settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FORUM DEL TERZO SETTORE: E’ IL MOMENTO DI CAMBIARE</strong><br />
La straordinaria partecipazione del Terzo settore e del Privato sociale, come sottolineato dal Capo del Dipartimento Fabrizio Curcio, ha dimostrato una grande attenzione sulle tematiche legate all’accoglienza, “che potrà rilevarsi utile anche nelle future emergenze”. Questa situazione di crisi però non sembra ancora vicina a una soluzione, perciò c’è chi chiede un ripensamento del sistema di accoglienza per poter far fronte più a lungo all’emergenza, puntando anche a una miglior sinergia tra istituzioni e Terzo settore, se non addirittura a una revisione della riforma del Terzo settore.</p>
<p>In particolare il Forum del Terzo settore lancia l’allarme per il mondo del no-profit dichiarando che sarà sempre più difficile portare avanti progetti di volontariato se non cambierà la normativa e la gestione delle politiche pubbliche. “Non potremo più essere presenti nelle emergenze come abbiamo fatto finora – ha dichiarato la Portavoce del Forum Vanessa Pallucchi durante un evento pubblico a inizio aprile – se le nostre organizzazioni non saranno messe nelle condizioni di operare al meglio e con le tutele necessarie. Abbiamo sempre risposto con tempestività, e non senza fatica, ai momenti più critici di questi ultimi anni. Le nostre organizzazioni si sono a volte anche reinventate pur di non lasciare sole le persone durante la pandemia, lo hanno fatto con lo spirito di solidarietà che da sempre le caratterizza, a volte rimettendoci, e lo stanno facendo anche adesso, con l’emergenza umanitaria della guerra in Ucraina. Nonostante le incertezze sul proprio futuro sono sempre in prima linea, sempre a dare fiducia e a tenere salda la coesione sociale. Riceviamo per questo riconoscimenti e apprezzamenti da più parti, ma le parole non ci bastano più. Abbiamo bisogno di fatti concreti; abbiamo bisogno che vengano approvate le nuove norme fiscali.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA QUESTIONE DEL REGISTRO UNICO</strong><br />
A suscitare preoccupazione è in particolare il Registro unico del Terzo settore, a cui si dovranno iscrivere i diversi enti senza però conoscere “il loro destino fiscale”, denuncia Pallucchi. L’ingresso nel Registro non è obbligatorio, ma chi vi accede avrà diritto alle nuove agevolazioni fiscali previste dalla riforma del Terzo settore e al riparto del cinque per mille dell’Irpef destinato al “volontariato”.</p>
<p>Proprio a causa di questa incertezza normativa, prosegue Pallucchi, diversi settori dell’associazionismo e del volontariato, specialmente quelli più piccoli, potrebbero non diventare ufficialmente enti di Terzo settore, cancellando così molte esperienze di impegno civico. “Non stiamo chiedendo privilegi né trattamenti di favore ma regole stabili, non vessatorie, non peggiorative della situazione attuale. Al contrario, quello che sta accadendo è che, da un lato, si chiede al Terzo settore di consolidare e migliorare il proprio impegno – senza peraltro che a ciò corrisponda qualche nuovo sostegno o incentivo -, e dall’altro lo si vuole colpire come fosse un pericoloso evasore fiscale.”</p>
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		<title>Tutelare il Terzo settore: aiutare gli altri in sicurezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 06:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Guercio]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Saracco]]></category>
		<category><![CDATA[Società di San Vincenzo De Paoli]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza volontari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un documento per la prevenzione del rischio di trasmissione del contagio da Covid-19 durante i servizi di volontariato, ancora poco tutelati &#160; Il Covid-19 ha sorpresi tutti: il contagio non ha soltanto minacciato la salute della popolazione, ma ha improvvisamente sconvolto gli equilibri economici globali,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Un documento per la prevenzione del rischio di trasmissione del contagio da Covid-19 durante i servizi di volontariato, ancora poco tutelati</em></p>
<p><span id="more-21411"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Covid-19 ha sorpresi tutti: il contagio non ha soltanto minacciato la salute della popolazione, ma ha improvvisamente sconvolto gli equilibri economici globali, così come la vita quotidiana di più di 3 miliardi di persone. Oggi, <strong>quella legata al Covid non è un’emergenza soltanto sanitaria, ma anche sociale ed economica</strong>, che rischia di colpire duramente gli strati sociali più deboli ed esposti. Come spesso accade, <strong>quando si tratta di affrontare un’urgenza la prima risposta ai bisogni arriva dai volontari</strong>, di ogni settore, che in Italia sono circa 5,5 milioni (dati Istat 2015).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre il volontariato, da qualche anno, è promosso anche sul luogo di lavoro: <strong>nel 2019, sei aziende su dieci in Italia hanno costruito partnership basate sulla donazione di tempo retribuito con soggetti non profit</strong>. A cercare questa alleanza con il mondo produttivo, dall’altra parte, c&#8217;è la metà delle organizzazioni del Terzo settore (il 55%). Lo dimostrano due ricerche condotte da Fondazione Sodalitas, l’organizzazione non profit di Assolombarda, che ha fatto luce sul trend del volontariato d’impresa con questionari a risposta multipla condotti in collaborazione con Gfk Italia, che si occupa di ricerche sociali e di mercato. Ne è emerso che <strong>il volontariato d’impresa</strong> – inteso come progetto in cui l’impresa incoraggia, supporta o organizza la partecipazione attiva e concreta del proprio personale alla vita della comunità locale o a sostegno di organizzazioni non profit, durante l’orario di lavoro – nato e diffuso nel mondo anglosassone, <strong>sta diventando una realtà sempre più importante anche nel nostro Paese</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Consapevoli della diffusione del fenomeno, soprattutto dopo il periodo di <em>lockdown</em>, Politecnico di Torino, Società di San Vincenzo De Paoli, Caritas e Casa accoglienza del Cottolengo hanno costituito un tavolo per mettere a punto un protocollo <strong>che consenta ai volontari di qualsiasi tipologia di continuare a restare accanto alle persone, mantenendo però un livello di sicurezza adeguato</strong>. Ne è emerso il documento dal titolo: <em>Il Terzo settore riparte in sicurezza. </em>Interessante anche il sottotitolo, che chiarisce ancora meglio l’obiettivo dello studio: “Prevenzione e mitigazione del rischio di trasmissione del contagio da Sars-Cov-2 durante i servizi alla persona nell’ambito delle attività di volontariato”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Percorsi anti-contagio specifici per ogni attività</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il testo è una raccolta di informazioni, strumenti, buone pratiche e raccomandazioni redatte dagli esperti dopo aver ricostruito <strong>tutte le situazioni in cui un volontario può venire a contatto con le persone seguite</strong>: dormitori, mense, distribuzione alimenti, raccolta e consegna di abiti usati, centri di ascolto e anche visite a domicilio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“A maggio 2020 ho avuto modo di approfondire con Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino, le modalità adottate dal gruppo di lavoro da lui coordinato per la redazione delle linee guida per la ripresa delle attività sportive a seguito del <em>lockdown</em>. Da qui è nata l’idea di redigere delle linee guida per la riapertura delle attività del Terzo settore”, racconta <strong>Marco Guercio, Coordinatore Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta della Società di San Vincenzo De Paoli.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’obiettivo è quello di redigere un documento, chiaro ed esaustivo che, contenendo buone pratiche e indicazioni concrete, sia in grado di supportare le realtà meno strutturate nella redazione dei protocolli Covid e fornire degli spunti, scientificamente validati, per l’eventuale riesame di quelle più strutturate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Mantenere la sicurezza nell’accoglienza</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli esperti delle attività hanno descritto le procedure adottate per incontrare le persone in difficoltà, gestire centri d’ascolto, meeting, mense, dormitori, magazzini ed empori solidali. <strong>Ogni attività è stata mappata e, dopo un’analisi, per ciascuna di esse è stato individuato il percorso</strong> che permette di svolgerla minimizzando il rischio di contagio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In particolare, è stato approfondito lo studio della visita domiciliare, cioè i volontari che portano conforto alle persone in difficoltà a casa loro. Le visite, infatti, potrebbero esporre i volontari a condizioni e situazioni eterogenee e <strong>difficilmente prevedibili qualora non venissero adottate le indicazioni riportate nelle linee guida, che seguono le indicazioni normative</strong>: favorire le buone pratiche di igiene personale; distanziamento; utilizzo dei dispositivi di prevenzione del contagio, ecc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante l’analisi delle attività delle mense e dei dormitori, invece, è stata individuata come possibile soluzione per il mantenimento degli standard di servizio, <strong>nonostante l’impossibilità di rispettare le distanze di sicurezza e di utilizzare le mascherine per tutto il tempo di permanenza</strong>, l’adozione di particolari macchinari preposti al filtraggio dell’aria, dotati di filtri particolari in grado di abbattere in modo significativo le polveri e quindi anche virus e batteri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Il testo verrà ulteriormente aggiornato e ampliato in tutte le parti grazie alle prove sul campo che stiamo svolgendo in queste settimane, e infine <strong>verrà messo gratuitamente a disposizione di tutte le realtà del Terzo settore che lo vorranno consultare</strong>”, annuncia Guercio. Il messaggio del documento è &#8220;Ognuno protegge tutti&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Terjus, l’osservatorio open source sul Terzo settore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 09:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[osservatorio terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[Terjus]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Bobba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un osservatorio e nuovo punto di riferimento open source per i quadri del Terzo settore, i professionisti, gli studiosi e coloro che hanno ruoli di responsabilità nella Pubblica amministrazione &#160; Nel 2017, secondo dati Istat, le istituzioni non profit attive in Italia erano 350.492, e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Un osservatorio e nuovo punto di riferimento open source per i quadri del Terzo settore, i professionisti, gli studiosi e coloro che hanno ruoli di responsabilità nella Pubblica amministrazione</em></p>
<p><span id="more-21193"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2017, secondo dati Istat, le istituzioni non profit attive in Italia erano 350.492, e impiegavano 844.775 dipendenti. I numeri erano in crescita, e <strong>oggi il Terzo settore coinvolge in Italia quasi 6 milioni di volontari e 850mila dipendenti</strong>, distribuiti in oltre 360mila organizzazioni, rappresentando più del 4% del Pil. Numeri che evidenziano il ruolo da protagonista nell’economia sociale del Paese, e la cui azione è stata fondamentale anche durante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per sviluppare e promuovere cultura e ricerca su filantropia e impresa sociale, con particolare attenzione alla nuova legislazione e al suo impatto per la vita degli enti e dei soggetti coinvolti nella riforma del Terzo settore del 2017, <strong>è nato Terzjus, l’osservatorio giuridico promosso da Luigi Bobba, già Sottosegretario al Lavoro ed ex presidente Acli</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Terjus si propone come piattaforma open source per monitorare lo sviluppo della legislazione e alimentare, attraverso commenti, riflessioni ed esperienze, un’efficace e corretta applicazione della riforma. <strong>Uno strumento quindi scientifico, specializzato nel campo giuridico legislativo, ma aperto</strong> agli apporti delle altre discipline che vede tra i suoi soci fondatori Airc, Auser, Fondazione Italia Sociale, Rete Misericordie e solidarietà, Open-Italia non profit, Anpas, Consorzio Sistema Integrato Welfare Ambito Br 3, Forum Nazionale del Terzo settore, Acli, Assifero e Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Un nuovo punto di riferimento autorevole per i quadri del Terzo settore</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la presentazione ufficiale, che si è svolta a Roma a fine giugno 2020, è giunto il messaggio d’auguri del <strong>Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati</strong>, che ha definito gli operatori del Terzo settore alleati di cui le istituzioni non possono fare a meno per arrivare nelle case di tutti, per aiutare chi ha bisogno e per assistere chi versa in gravi difficoltà. Anche il <strong>Presidente del Consiglio Giuseppe Conte</strong> ha lasciato un messaggio di augurio e apprezzamento al Presidente di Terzjus per aver dato vita ad uno strumento incisivo di comunicazione e socializzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Quando – nel maggio 2018 – ho concluso il mio incarico di Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, mi sono domandato <strong>cosa potesse essere utile fare per dare sostegno e continuità alla riforma</strong> più importante a cui avevo lavorato negli anni di Governo 2014-18, la riforma del Terzo settore. Con la riforma, infatti, <strong>era stato introdotto per la prima volta nell’ordinamento della nostra Repubblica un ‘diritto comune del Terzo settore’</strong>. Ma mi rendevo conto che il viaggio era ancora lungo e pieno di insidie”, ha raccontato Bobba.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mancava, tra l’altro, la verifica dell’impatto che la riforma avrebbe generato sugli enti del Terzo settore. Da qui è nata l’idea di Terzjus, che promuove attraverso attività di studio e ricerca la comprensione ed un’efficace applicazione del nuovo ‘diritto comune’. <strong>Un osservatorio che analizza la situazione attraverso un sito accessibile a tutti e aggiornato, che punta a diventare un punto di riferimento autorevole </strong>per i quadri del Terzo settore, i professionisti, gli studiosi e coloro che hanno ruoli di responsabilità nella Pubblica amministrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’osservatorio fornisce poi <strong>un rapporto annuale (il <em>Terzjus Report Italia</em>)</strong> che spiega ciò che sta accadendo nel campo del diritto comune del Terzo settore, <strong>e un rapporto biennale che riguarda l’Europa</strong>. “C’è molto da fare. Ma c’è soprattutto da elaborare e connettere pensieri, esperienze e proposte affinché il Terzo settore non sia più terzo, ma primo”, ha suggerito Bobba.</p>
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		<title>Compassione e cooperazione, è l’ora del welfare inclusivo</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/compassione-e-cooperazione-e-lora-del-welfare-inclusivo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 13:37:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
		<category><![CDATA[welfare pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[welfare privato]]></category>
		<category><![CDATA[Marta Zighetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice, propone un progetto di welfare sperimentale, fondato sull’inclusione e sull’interazione tra Stato, imprese e terzo settore. E spiega una nuova chiave per motivare le persone in azienda. &#160; Un modello di inclusione, che aiuti a integrare nella “comunità azienda” persone...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice, propone un progetto di welfare sperimentale, fondato sull’inclusione e sull’interazione tra Stato, imprese e terzo settore. E spiega una nuova chiave per motivare le persone in azienda.</em><span id="more-21067"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un modello di inclusione, che aiuti a <strong>integrare nella “comunità azienda” persone escluse dal mondo del lavoro</strong> e da quella fondamentale forma di connessione sociale che questo rappresenta. A maggior ragione oggi, in tempi di emergenza sanitaria e distanziamento sociale. <strong>“Welfare Inclusivo” è il progetto ideato da Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice</strong>, insieme con la cooperativa sociale Solidarietà e servizi e con il finanziamento della Fondazione Comunitaria del Varesotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nata nella città di Busto Arsizio e allargatasi al territorio dell’azienda consortile Medio Olona, l’iniziativa punta a dimostrare con azioni concrete che, al di là di ogni dinamica competitiva, <strong>l’uomo è fatto per la collaborazione e per la relazione</strong>. Due elementi che in azienda possono rappresentare un insostituibile vantaggio competitivo.</p>
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<p>“Abbiamo pensato per lungo tempo che il bene materiale potesse sostituire quello relazionale, che la competizione fosse la vera spinta verso la motivazione. Invece, <strong>la risposta giusta è la partecipazione</strong>”, spiega Zighetti, che al racconto del progetto sperimentale ha dedicato il libro <strong><em>Welfare inclusivo per generare valore sociale</em></strong>. Viviamo in un contesto ancora vulnerabile, spiega l’autrice, in un sistema ad altissima complessità che ha perso la sua organizzazione. Per la prima volta nella storia, i figli staranno peggio dei propri padri sia per condizioni economiche sia per risorse a disposizione.</p>
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<p>Appoggiato su pilastri molto friabili, <strong>il mondo che ci circonda si basa su grossi fraintendimenti</strong> – razionalità vs emotività, felicità vs sicurezza, competizione vs cooperazione – che vanno svelati e superati. “Lo svelamento è progressivo alla conoscenza che ci offrono oggi le neuroscienze, grazie alla conferma di ipotesi avanzate dalla psicologia già 60 anni fa. E cioè che <strong>l’essere umano non è un essere razionale, ma emotivo</strong>. Se non ci sono relazioni calde e affettive, prevedibili e ricche di contatto fisico, perdiamo facoltà apicali come l’autocoscienza e il pensiero, tipiche dell’essere umano”.</p>
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<p>Da qui la proposta di <strong>una filosofia di welfare che cerchi di ricucire gli strappi che si sono creati nella società</strong>. E che superi sia l’originario <em>welfare capitalism</em>, inteso come restituzione di una parte dei profitti ai propri dipendenti e alle loro famiglie, sia il <em>welfare state</em> universalistico, dimostratosi finanziariamente insostenibile. Per Zighetti, è dunque evidente la necessità di abbracciare un nuovo modello di welfare sociale fondato sul concetto di<strong> sussidiarietà circolare</strong>, ovvero su <strong>un’interazione sistematica tra Stato, imprese e società civile organizzata</strong> (associazioni, onlus, cooperative sociali, fondazioni). Una nuova formula basata sulla compassione.</p>
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<h4><strong>La compassione come fondamento del nuovo welfare</strong></h4>
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<p>“<strong>La compassione non è un’emozione, ma una motivazione</strong>. È una forma particolare di empatia accompagnata dalla motivazione a far qualcosa per alleviare il dolore dell’altro, è una forma di <strong>prosocialità attiva</strong>”, spiega la psicoterapeuta. Ispirandosi a questa idea, il progetto prevede di affiancare alla <strong>formazione in azienda</strong>, rivolta a tutti i dipendenti, <strong>un tirocinio lavorativo per persone con fragilità</strong> <strong>psichica, fisica o economica</strong>, segnalate dai servizi sociali. L’idea è che accogliere e accompagnare nel percorso verso l’assunzione una persona in difficoltà possa servire da <strong>motivazione ulteriore all’opera di integrazione</strong> avviata tra i colleghi.</p>
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<p>Il <strong>momento formativo</strong> prevede, infatti, di riflettere sui meccanismi del trauma e della disconnessione, dell’attaccamento e della relazione, dell’integrazione e della compassione, che segnano la vita personale e professionale di tutti. La fase di apprendimento è fatta anche di <strong>laboratori di teatro</strong>, per cambiare visuale passando dalla competizione alla cooperazione, e di sedute di <strong>respirazione yoga</strong> per imparare a gestire lo stress attraverso il respiro. A completare la formazione teorica, c’è infine lo strumento della <strong>“terapia sospesa”</strong>: grazie alle donazioni delle aziende coinvolte, sarà infatti possibile erogare sedute di terapia mirata a chi non può permetterselo.</p>
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<p>“Il progetto già avviato dallo studio vuol essere un esempio da replicare con altri”, dice Zighetti. Lo studio si propone, infatti, di fare dell’iniziativa <strong>un format aperto</strong> e di formare le aziende sul modo in cui renderlo operativo nel proprio contesto. “<strong>La compassione di per sé è un’attività altamente automotivazionale</strong>, che aumenta la resilienza cognitiva, il <em>problem solving</em>, la capacità di far fronte alle difficoltà”. Come dimostrano molti studi, l’attività compassionevole, come il volontariato, è in grado di ridare senso e prospettiva alle persone colpite da un trauma, restituendo capacità progettuale.</p>
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<p>Una prospettiva quanto mai attuale oggi, <strong>in tempi di emergenza sanitaria</strong>. “Un’epidemia, qualcosa cioè che anche etimologicamente sta sopra le persone, non può essere contrastata se non con pratiche sistemiche integrate. <strong>Quello che serve è un atteggiamento cooperativo e compassionevole</strong>”.</p>
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		<title>Quando il welfare genera welfare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 06:00:17 +0000</pubDate>
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<p>Si chiama <em>Valoriamo</em> ed è un progetto nato sul territorio lecchese che ha visto coinvolte numerose realtà pubbliche, private e dell’associazionismo. Obiettivo dell’iniziativa, che ha come capofila il <strong>Consorzio Mestieri Lombardia</strong>, è di indirizzare le esigenze delle cosiddette <em>nuove fragilità</em> intervenendo in anticipo su una loro possibile cronicizzazione. Le Fragilità alle quali il progetto si rivolge, emerse anche grazie alle analisi compiute per l’erogazione del Reddito di inclusione, sono stimate in 1.500 casi nel triennio e sono rappresentate in larga misura dai cosiddetti <em>insospettabili</em> con criticità solo in apparenza lievi. Separati, ragazze madri, disoccupati over40, «che vengono supportati nel loro cammino di reinserimento mediante percorsi formativi anche alla luce del fatto che la domanda di professionalità è attualmente in crescita. si intende», ha detto <strong>Anna Riva,</strong> Responsabile del progetto. «Vogliamo evitare che la loro situazione diventi cronica ed essi diventino peso e non risorsa, quale invece sono, per tutta la comunità».</p>
<h4></h4>
<h4>2,5 milioni in tre anni per stimolare l&#8217;inclusione lavorativa</h4>
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<p>Attraverso un <em>plafond</em> da oltre 2,5 milioni di euro in tre anni (900 mila sono stati stanziati da <strong>Fondazione Cariplo,</strong> il resto deriva da «risorse pubbliche, <em>fundraising</em>,<em> marketing</em> sociale e <em>welfare</em> aziendale), si punta a stimolare «l’inclusione socio-lavorativa» afferma Riva. Una parte delle somme erogate attraverso i sistemi di <em>welfare</em> aziendale si trasforma così in uno dei motori primi del progetto; e il panorama imprenditoriale della provincia ne diviene il beneficiario. Perché delle azioni inclusive di cui sopra alcune sono dedicate alla formazione prima e al reinserimento professionale, poi, dei senza lavoro, in un momento storico in cui le filiere locali avvertono più che mai il problema della carenza di braccia e teste specializzate.</p>
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<h4>Pubblico e privato</h4>
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<p>«<em>Valoriamo</em>», ha spiegato Riva, «nasce dalla volontà del terzo settore, del pubblico, della fondazione comunitaria lecchese e per finire dei sindacati, di <strong>trasformare il welfare in un patrimonio per il territorio</strong>». Per Riva tutto ruota quindi attorno al bisogno di «ricomporre le esigenze del pubblico e del privato utilizzando i fondi per lo sviluppo del lavoro e delle politiche di inclusione sociale». L’accordo siglato con la piattaforma dedicata <em>Tre Cuori</em> consente di far sì «che l’1% del transato riconducibile al <em>welfare</em> aziendale alimenti un fondo di inclusione lavorativa». Garante del fondo è la <strong>Fondazione Comunitaria Lecchese</strong>; mentre a definire le strategie di sostegno al lavoro è un comitato di gestione ospitato presso la Fondazione stessa. Tre sono dunque i pilastri di <em>Valoriamo</em>: il settore pubblico, la piattaforma Tre Cuori e il <em>marketing</em> sociale. Quest’ultimo si concretizza secondo Anna Riva «nella stipula di convenzioni mirate con gli attori del territorio, che una volta raggiunta una determinata mole di acquisti destinano parte dell’ammontare all’iniziativa» nelle sue molteplici declinazioni.</p>
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<h4>Un patto di comunità</h4>
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<p>Le vulnerabilità sono «intercettate dai servizi sociali, dalle reti informali territoriali, dal segretariato sociale e dagli sportelli delle associazioni di categoria; laddove i beneficiari coinvolti saranno presi in carico su base territoriale con micro-interventi personalizzati». È in corso d’opera la creazione di una rete di sportelli (<em>hub</em>) dedicati gestiti da personale formato opportunamente. Il <em>software</em> Ambrogio è invece pronto a fungere da anello di raccordo fra le soluzioni informatiche di accesso ai servizi di <em>welfare</em> aziendali e i fornitori dei servizi. Altro aspetto importante è la definizione assegnata a <em>Valoriamo</em> e cioè quella di programma <em>a chilometro zero</em>. «Trova la sua spiegazione», ha argomentato l’intervistata, «nel fatto che il piano deriva da precise scelte di responsabilità sociale di impresa e nel dettaglio dalla decisione da parte delle aziende di mettere a disposizione nei rispettivi panieri di <em>welfare</em> i servizi offerti da soggetti presenti e attivi sul territorio che a loro volta partecipano al fondo. Le risposte ai bisogni espressi dai lavoratori non possono che essere costruite insieme e dando vita a un ambiente propizio, favorevole all’attivazione di politiche davvero inclusive».</p>
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<h4>Il welfare aziendale al servizio del sociale</h4>
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<p>Non a caso, è dai canali del <em>welfare</em> aziendale e del <em>marketing</em> sociale che si conta di trarre una somma addizionale pari a 150 mila euro in tre anni, rispetto alla dotazione di partenza. Il definitivo varo di <em>Valoriamo</em> era atteso per settembre mentre a oggi la cerimonia di lancio ufficiale è stata fissata al prossimo novembre. Si attende infatti per la fine ottobre lo sblocco dei <em>budget</em> di Fondazione Cariplo, per una operatività a pieno regime pronosticata a gennaio. Gli enti coinvolti sono Mestieri Lombardia; Consorzio Consolida Cooperativa Sociale; CSV Monza Lecco Sondrio; Welfare Lab, Sineresi Cooperativa Sociale. Finanziatrice pubblica è la Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val D&#8217;Esino e Riviera; laddove gli aderenti pubblici alla rete sono il distretto di Lecco, gli ambiti distrettuali di Merate, Bellano, Lecco; il comune e la provincia di Lecco; l’azienda speciale Retesalute; Agenzia di Tutela della salute Brianza. Fra le fondazioni, oltre a Cariplo, ci sono Fondazione comunitaria del lecchese Onlus e il Fondo Carla Zanetti. Oltre alla Camera di commercio di Lecco sono presenti Network Occupazione Lecco; Ance Lecco Sondrio, Api Lecco (Associazione Piccole e Medie Industrie); Confcommercio Lecco, Confartigianato Imprese Lecco, Confesercenti Lecco, Confcooperative dell’Adda, Cna del Lario e della Brianza, Ust Cisl Monza Brianza Lecco, Uil del Lario e Secondo Welfare.</p>
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		<title>Il welfare aziendale spinge il Terzo settore</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/il-welfare-aziendale-spinge-il-terzo-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 06:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il boom dei piani welfare ha impattato positivamente sul Terzo settore. Lo spiega Martina Tombari Responsabile della Gruppo Cooperativo CGM.</p>
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