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	<title>scuola Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>L’Italia nel 2026: dati su stipendi, sanità e istruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Retribuzioni reali ancora deboli, liste d’attesa in miglioramento ma disomogenee, dispersione scolastica in calo: i dati sull’Italia nel 2026.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/italia-oggi-dati/">L’Italia nel 2026: dati su stipendi, sanità e istruzione</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 11</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Come sta l’Italia nel 2026? I dati più recenti restituiscono un quadro articolato. Il potere d’acquisto dei lavoratori non ha ancora recuperato pienamente le perdite generate dall’inflazione; le liste d’attesa della sanità mostrano alcuni miglioramenti, soprattutto per le prestazioni urgenti e brevi, ma continuano a presentare forti differenze territoriali; nella scuola diminuiscono la dispersione esplicita e quella implicita, mentre restano fragilità nell’apprendimento. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Stipendi, accesso alle cure e istruzione descrivono tre dimensioni diverse del benessere delle persone e del nostro Paese. Osservarle insieme permette di comprendere meglio non soltanto la situazione economica e sociale del Paese, ma anche il ruolo che politiche pubbliche, imprese e sistemi di welfare possono assumere nel rispondere ai bisogni emergenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Stipendi in Italia: il recupero del potere d’acquisto resta incompleto</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>L’analisi pubblicata il 21 luglio 2026 dall’Ufficio parlamentare di bilancio conferma la debolezza di lungo periodo delle retribuzioni italiane. Secondo i dati OCSE richiamati dall’UPB, tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni lorde reali per dipendente a tempo pieno equivalente sono diminuite in Italia dell’1,6%, mentre negli altri principali Paesi avanzati sono cresciute. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Lo stesso studio presenta anche una seconda misurazione, che non deve essere confusa con la precedente. Utilizzando il campione longitudinale LOSaI dell’INPS e concentrandosi sui lavoratori dipendenti privati non dirigenti, l’UPB stima che tra il 1990 e il 2026 la retribuzione lorda reale media sia diminuita del 6,6%. Per gli anni dal 2019 al 2026 le retribuzioni sono state aggiornate applicando gli incrementi contrattuali e mantenendo invariata la composizione della popolazione analizzata. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il calo, inoltre, non è stato uniforme. Nella parte più bassa della distribuzione retributiva, corrispondente al decimo percentile, la diminuzione stimata raggiunge il 40,8%, mentre al novantesimo percentile si registra un incremento del 3,3%. Anche le differenze settoriali sono rilevanti: tra il 1990 e il 2026 le retribuzioni reali crescono del 16,5% nell’industria e nelle costruzioni, ma diminuiscono del 20,9% nei servizi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le riforme dell’Irpef hanno sostenuto soprattutto i redditi bassi e medi e hanno ridotto parte delle differenze nel passaggio dalla retribuzione lorda a quella netta. Secondo l’UPB, tuttavia, la redistribuzione fiscale non può cancellare le disuguaglianze prodotte dal mercato del lavoro, legate anche alla diffusione del part time, alla qualifica professionale e al settore di appartenenza. In questa prospettiva si inseriscono anche le <a href="https://tuttowelfare.info/trasparenza-retributiva-cosa-cambia-aziende-lavoratori/">nuove regole sulla trasparenza retributiva</a>, entrate nella fase operativa nel giugno 2026. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche il confronto con il periodo precedente alla crescita dell’inflazione mostra un recupero ancora incompleto. Nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni reali italiane risultavano ancora inferiori di oltre il 2% rispetto al primo trimestre del 2021. L’OCSE segnala inoltre che il nuovo aumento dei prezzi dell’energia potrebbe pesare in misura maggiore sulle famiglie con redditi più bassi, che destinano a queste spese una quota superiore del proprio bilancio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>In questo scenario cresce il ricorso al welfare aziendale per sostenere le spese quotidiane, come abbiamo visto <a href="https://tuttowelfare.info/report-welfare-di-randstad-in-italia-e-boom-dei-fringe-benefits/">in questa analisi</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>La sanità italiana sta migliorando?</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il primo Bollettino AGENAS sul monitoraggio delle liste d’attesa mette a confronto il primo semestre del 2026 con lo stesso periodo del 2025. Le prenotazioni analizzate, relative a 14 prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici, sono aumentate da 13,3 a 14,9 milioni. Nel complesso sono state garantite entro i tempi previsti oltre 1,6 milioni di prestazioni in più. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La quota di prime visite effettuate entro i tempi di garanzia è salita dal 76,4% al 78,5%, mentre per gli esami diagnostici è passata dall’82,8% all’84,6%. I risultati migliori riguardano soprattutto le prestazioni urgenti, da eseguire entro tre giorni, e quelle brevi, previste entro dieci giorni. Per le prime visite urgenti il rispetto dei tempi è cresciuto dal 77,7% all’81%; per quelle brevi dal 77,3% all’80,2%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il miglioramento medio non permette però di considerare risolto il problema. Secondo la lettura del bollettino AGENAS, nei primi sei mesi del 2026 circa 2,811 milioni di cittadini hanno atteso oltre il termine massimo previsto per una visita o un esame. Nel caso delle visite differite, da effettuare entro 30 giorni, il 26,7% è stato erogato oltre la scadenza e per l’8,3% la prima disponibilità è arrivata dopo più di sei mesi. Tra le visite programmate, che dovrebbero essere garantite entro 120 giorni, il 3,6% ha richiesto più di 300 giorni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Restano inoltre differenze territoriali molto ampie. Per le prime visite, la quota effettuata nei tempi varia dal 98,9% della Basilicata al 54,7% della Provincia autonoma di Trento. Per gli esami diagnostici si passa dal 97,1% del Veneto al 62% dell’Umbria. Il dato nazionale deve quindi essere letto insieme alla capacità organizzativa e alle condizioni dei singoli sistemi regionali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I dati sulle liste d’attesa riguardano prevalentemente visite specialistiche ed esami diagnostici, mentre quelli sulla carenza di medici di medicina generale e pediatri riguardano l’assistenza territoriale. Non è quindi corretto stabilire, sulla base di queste rilevazioni, un rapporto causale diretto tra i due fenomeni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le analisi descrivono però due aspetti collegati della capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire una presa in carico tempestiva. Una rete territoriale in difficoltà può rendere più complessi la continuità dell’assistenza, l’orientamento delle persone verso i servizi appropriati e la gestione dei bisogni prima che richiedano prestazioni specialistiche. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La Fondazione GIMBE segnala una carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale. Sul versante pediatrico, al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri di libera scelta, con quasi 5,8 milioni di assistiti e una media nazionale di 917 pazienti per professionista. La carenza stimata è di 497 pediatri, il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto. Tra il 2025 e il 2029 sono inoltre previsti 1.547 pensionamenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il rapporto tra carenza di medici di famiglia e pediatri emerge anche nei passaggi tra le diverse fasce d’età. Secondo GIMBE, molti ragazzi che terminano l’assistenza pediatrica rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile, contribuendo al sovraccarico dei pediatri e rendendo più difficile garantire prossimità e libertà di scelta. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alla disponibilità di professionisti si aggiunge il tema delle risorse. Analizzando il Documento di Finanza Pubblica 2026, GIMBE rileva che il rapporto tra spesa sanitaria e PIL rimarrebbe fermo al 6,4% fino al 2029 e quantifica in 30,6 miliardi di euro il divario complessivo, nel triennio 2027-2029, tra le previsioni di spesa sanitaria e il finanziamento pubblico disponibile. Si tratta di una stima della Fondazione, che evidenzia il rischio di ulteriori pressioni sui bilanci regionali e sull’erogazione dei servizi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche per questo l’assistenza sanitaria integrativa può rispondere ad alcuni bisogni individuali, tema che abbiamo approfondito nell’analisi dedicata ai <a href="https://tuttowelfare.info/perche-il-ricorso-alla-sanita-integrativa-non-risolve-la-crisi-italiana/">limiti del ricorso alla sanità integrativa di fronte alla crisi del SSN</a> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Istruzione: dagli INVALSI al collegamento formazione e lavoro</strong> <strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il Rapporto nazionale INVALSI 2026 presenta segnali positivi sul fronte della dispersione scolastica. Il tasso ELET, che misura la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni privi di un diploma di scuola secondaria superiore e non inseriti in percorsi di formazione, si è attestato all’8,2% nel 2025. Secondo le stime INVALSI potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Quest’ultimo valore è quindi una stima e non un dato consolidato. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Diminuisce anche la dispersione implicita, cioè la quota di studenti che conclude la scuola senza raggiungere livelli adeguati negli apprendimenti fondamentali. Il valore è passato dall’8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, il livello più basso della serie storica. INVALSI sottolinea comunque la necessità di verificare nei prossimi anni se il miglioramento sarà stabile. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La diminuzione della dispersione scolastica non coincide però con il superamento del fenomeno dei NEET in Italia. L’uscita dai percorsi di istruzione, la distanza dal mercato del lavoro e le responsabilità familiari possono combinarsi in modo diverso e richiedono interventi personalizzati. Su questo tema è possibile <a href="https://tuttowelfare.info/carichi-cura-occupazione-femminile-inps-dedalo/">approfondire qui</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sul piano degli apprendimenti, il quadro rimane meno lineare. Nella scuola primaria la quota di alunni che raggiunge almeno il livello base in matematica è scesa dal 67% al 64% nella seconda classe e dal 66% al 63% nella quinta. Significa che nel 2026 più di un bambino su tre non raggiunge il livello base atteso in questa materia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nella scuola secondaria di primo grado raggiunge risultati almeno adeguati il 57% degli studenti in italiano e il 55% in matematica. Nell’ultimo anno delle superiori si registra invece un miglioramento: la quota che raggiunge almeno il livello previsto sale dal 52% al 54% in italiano e dal 49% al 52% in matematica. Restano tuttavia differenze significative tra le diverse aree del Paese. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Accanto alla riduzione della dispersione, un altro tema centrale è la capacità del sistema formativo di accompagnare i giovani verso il lavoro. Gli ITS Academy rappresentano uno dei principali percorsi di istruzione terziaria professionalizzante. Secondo i dati riportati da Cliclavoro, i diplomati raggiungono tassi di occupazione compresi tra l’84% e l’87% entro un anno dalla conclusione del percorso. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nell’ambito degli investimenti collegati al PNRR sono stati inoltre attivati 1.422 percorsi formativi e 18.491 attività di orientamento, che hanno coinvolto oltre 126 mila studenti. Sono state assegnate 4.470 borse di studio e realizzati 1.662 laboratori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Cresce anche la filiera formativa tecnologico-professionale 4+2. Per l’anno scolastico 2026-2027 gli iscritti risultano 10.532, quasi il doppio rispetto ai 5.449 dell’anno precedente. Sono stati autorizzati 532 nuovi percorsi quadriennali e le scuole che offrono questa opportunità sono diventate più di 700. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche questo dato deve essere interpretato correttamente. Il percorso 4+2 può proseguire negli ITS Academy, ma l’iscrizione successiva non è obbligatoria. La crescita degli studenti della filiera non può quindi essere automaticamente considerata una crescita delle iscrizioni agli ITS. Indica piuttosto un maggiore interesse verso percorsi che cercano di rafforzare il collegamento tra istruzione tecnica, formazione professionale, imprese e territori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I dati su stipendi, sanità e istruzione non restituiscono una fotografia interamente negativa, ma neppure un miglioramento uniforme. La questione comune è la capacità del sistema di trasformare quei miglioramenti quantitativi in condizioni di benessere effettivamente accessibili: redditi adeguati, cure tempestive e percorsi di istruzione capaci di offrire competenze e prospettive professionali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid  vc_custom_1784790332890" style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><strong><span style="color: #dd9933;">I numeri chiave</span></strong></h3>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="196" data-end="205">-6,6%</strong> </span>retribuzione lorda reale media dei dipendenti privati (1990–2026)</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="274" data-end="284">-40,8%</strong></span> il calo delle retribuzioni per il 10% dei lavoratori con i redditi più bassi</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="364" data-end="381">2,811 milioni</strong></span> di cittadini hanno atteso oltre i tempi massimi per una visita o un esame</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="458" data-end="473">Oltre 5.700</strong></span> medici di medicina generale mancanti</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="513" data-end="521">6,3%</strong></span> il tasso di dispersione scolastica implicita nel 2026 (8,7% nel 2025)</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><span style="color: #dd9933;"><strong data-start="594" data-end="604">84–87%</strong></span> il tasso di occupazione dei diplomati ITS entro un anno</span><strong><span style="color: #dd9933;"> </span></strong></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">	<div class="vc_empty_space"  style="height: 50px" ><span
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			<span class="empty_space_image"  ></span>
		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Domande frequenti <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
	<h3 class="clearfix qode-title-holder">
<span class="qode-tab-title">
			<span class="qode-tab-title-icon">
			<i class="qodef-icon-dripicons dripicon dripicons-arrow-right " ></i>		</span>
	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Quanto sono diminuiti gli stipendi in Italia dal 1990?    </span>
</span>
<span class="qode-accordion-mark">
    <span class="qode-accordion-mark-icon">
        <span class="icon_plus"></span>
        <span class="icon_minus-06"></span>
    </span>
</span>
</h3>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Dipende dall’indicatore utilizzato. Secondo i dati OCSE richiamati dall’UPB, le retribuzioni lorde reali per dipendente a tempo pieno equivalente sono diminuite dell’1,6% tra il 1990 e il 2024. Una diversa elaborazione dell’UPB, riferita ai dipendenti privati non dirigenti e aggiornata al 2026 con una metodologia specifica, stima invece una diminuzione media del 6,6%. I due valori non devono essere confrontati come se misurassero lo stesso fenomeno.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
<span class="qode-tab-title">
			<span class="qode-tab-title-icon">
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        I fringe benefit possono sostituire un aumento di stipendio?    </span>
</span>
<span class="qode-accordion-mark">
    <span class="qode-accordion-mark-icon">
        <span class="icon_plus"></span>
        <span class="icon_minus-06"></span>
    </span>
</span>
</h3>
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    <div class="qode-accordion-content-inner">
        
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>I fringe benefit possono aumentare il valore netto ricevuto dal lavoratore e contribuire a coprire spese quotidiane, sanitarie o familiari. Non intervengono però nello stesso modo dello stipendio sulla struttura retributiva e risultano più efficaci quando sono integrati in una strategia che comprende retribuzione fissa, variabile, premi e percorsi di crescita.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
<span class="qode-tab-title">
			<span class="qode-tab-title-icon">
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Le liste d’attesa della sanità sono migliorate nel 2026?    </span>
</span>
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        <span class="icon_plus"></span>
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    </span>
</span>
</h3>
<div class="qode-accordion-content qode-acc-title-with-icon" >
    <div class="qode-accordion-content-inner">
        
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Nel primo semestre del 2026 è aumentata la percentuale di prime visite e accertamenti diagnostici effettuati entro i tempi previsti, soprattutto per le classi urgenti e brevi. Rimangono però numerose prestazioni erogate oltre le scadenze, tempi molto lunghi per alcune visite differite o programmate e forti differenze tra le Regioni.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        La carenza di medici provoca direttamente le liste d’attesa?    </span>
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			<p>I dati disponibili non dimostrano un rapporto causale diretto e unico. Le liste d’attesa riguardano soprattutto visite specialistiche ed esami, mentre la carenza rilevata da GIMBE riguarda medici di medicina generale e pediatri. I due fenomeni indicano però una pressione complessiva sulla capacità del sistema sanitario di prendere in carico le persone e garantire un accesso tempestivo ai servizi.</p>

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        La dispersione scolastica sta diminuendo?    </span>
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			<p>Sì. Il tasso di abbandono precoce è stato dell’8,2% nel 2025 e INVALSI stima che possa scendere al 7,3% nel 2026. Anche la dispersione implicita è diminuita, passando dall’8,7% al 6,3%. Restano però criticità nei livelli di apprendimento, soprattutto in matematica e in alcune aree territoriali.</p>

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</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/italia-oggi-dati/">L’Italia nel 2026: dati su stipendi, sanità e istruzione</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Impresa: il supporto alla genitorialità a settembre</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/impresa-il-supporto-alla-genitorialita-a-settembre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 08:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conciliare figli e lavoro nei giorni di rientro è una sfida. Come intercettare i bisogni concreti? Ascoltando le proprie persone. Così ha fatto Lombardini22. </p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/impresa-il-supporto-alla-genitorialita-a-settembre/">Impresa: il supporto alla genitorialità a settembre</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Il rientro al lavoro e allo stesso tempo la prolungata chiusura delle scuole mettono davvero in difficoltà la genitorialità in questi giorni di settembre. L&#8217;offerta anche dei privati non copre queste settimane. E quindi <strong>interviene, a volte, l&#8217;impresa</strong>, come nel caso di Lombardini22.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per chi lavora, l’estate è ormai finita, ma <a href="https://tuttowelfare.info/13-settimane-di-pausa-estiva-sono-troppe-ecco-cosa-dicono-i-dati/" target="_blank" rel="noopener">per le scuole la chiusura continua ancora per qualche giorno</a>. Questo periodo di passaggio rappresenta spesso <strong>un momento di grande difficoltà per molte mamme e papà</strong> che devono conciliare il rientro al lavoro con la gestione dei figli ancora a casa. Se il 70% dei genitori che hanno chiesto il congedo parentale lo ha fatto proprio in estate, settembre spesso è un tema a parte anche per l&#8217;offerta da parte di enti privati e servizi per l&#8217;infanzia. Tuttavia, in alcune Regioni la campanella suonerà a metà mese e in altre l&#8217;orario scolastico è ridotto anche per l&#8217;intero mese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Proprio per rispondere a questa esigenza avanzata dalle persone dell&#8217;organizzazione, <strong>Lombardini22</strong>, Gruppo leader dell’architettura e dell’ingegneria con sede a Milano, <strong>ha pensato anche a settembre nella nuova edizione del Campus estivo</strong>, l’iniziativa dedicata ai figli e alle figlie della community del Gruppo, con l&#8217;obiettivo di supportare la genitorialità durante la chiusura estiva delle scuole. Dopo il successo dello scorso anno, il progetto è ritornato con un’edizione ampliata, raddoppiando gli appuntamenti: oltre al periodo giugno-luglio, che ha visto <strong>coinvolti 50 bambini e bambin</strong>e, una settimana a settembre (8-12) per andare incontro alle esigenze dei genitori nei giorni che, proprio secondo loro, sono i più complicati della pausa estiva, quelli che precedono l&#8217;inizio della scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’iniziativa nasce all’interno di <strong>Elle22, il gruppo di professioniste di Lombardini22 dedicato alla promozione della parità di genere</strong>. Tra le promotrici c’è Benedetta Bardelli, architetta e mamma di tre figli, che ha contribuito a sviluppare il progetto dei Campus estivi. Grazie a <strong>strumenti di ascolto intern</strong>o e al <strong>confronto costante tra i genitori</strong>, il progetto intercetta un bisogno reale: offrire sostegno durante il periodo estivo e facilitare la gestione quotidiana anche nei giorni successivi al rientro dalle ferie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«<em>Sono orgogliosa di questa iniziativa che si è strutturata dal basso, coinvolgendo fin da subito le persone interessate proprio anche nell’ascolto dei loro bisogni, fase fondamentale per individuare le settimane ritenute più critiche dalle colleghe e dai colleghi riuscendo così a dare una risposta puntuale a un loro bisogno»,</em> commenta <strong>Benedetta Bardelli, architetta e mamma di tre figli</strong>, che ha contribuito allo sviluppo del progetto all’interno di Elle22.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il campus per i bambini e le bambine, realizzato in collaborazione con Altisensi, startup educativa specializzata nell’allenamento del pensiero creativo, prevede una serie di <strong>laboratori pensati per stimolare competenze trasversali e creatività</strong>. Tra questi, il laboratorio di fotografia «Sguardi Creativi», il laboratorio artistico «Viaggio con William G. Congdon» e il laboratorio di pensiero creativo «Idee divergenti».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>«I Campus estivi sono un’occasione preziosa per far vedere ai bambini della nostra community che le mamme e i papà lavorano in un bel posto, che hanno tanti amici, si divertono e per raccontargli che per noi sono importanti. Ripensando ai miei genitori, ricordo che mia mamma non ha mai davvero capito che lavoro facessi, ma sono felice di essere riuscito a mostrare a mio padre la sede di Lombardini22, quando era ancora quasi vuota. Da ragazzo, quando passavo dall’ufficio di mio padre, lo vedevo in camice, soddisfatto e orgoglioso, immerso in un mondo che era diverso da quello familiare. Ecco, essere visti — anche dai nostri figli — è una cosa bella»</em> – conclude <strong>Franco Guidi, Amministratore Delegato di Lombardini22.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, il welfare privato non tanto si affianca al pubblico, ma se ne fa carico per rispondere a bisogni crescenti, spesso dettati dalla risaputa evoluzione socio-demografica del Paese.</p>
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		<title>13 settimane di pausa estiva: troppe o giuste?</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/13-settimane-di-pausa-estiva-sono-troppe-ecco-cosa-dicono-i-dati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 08:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono sempre di più coloro che sostengono che 13 settimane di vacanze estive sono troppe per gli studenti italiani e che le pause dovrebbero essere redistribuite meglio nel corso dell'anno. Ci sono dati che supportano questa tesi, ma anche molti che sembrano schierarsi contro</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/13-settimane-di-pausa-estiva-sono-troppe-ecco-cosa-dicono-i-dati/">13 settimane di pausa estiva: troppe o giuste?</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Tra l’8 e il 16 di settembre, milioni di studenti torneranno in classe per l’inizio del nuovo anno scolastico 2025/2026, dopo circa 13 settimane di pausa estiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo arco temporale porta l’Italia nel novero dei paesi in cui la pausa estiva dura più a lungo, ma sono sempre di più i cittadini che sembrano scontenti di ciò. In molti, infatti, affermano che questo modello andava bene per una Nazione in cui il lavoro agricolo era molto più diffuso rispetto a oggi e in cui l’aiuto dei figli avrebbe fatto comodo nei mesi del raccolto. Oggi, però, il modello sociale ed economico è profondamente cambiato rispetto ad allora e in molti si stanno chiedendo se non sia il caso di ripensare il calendario scolastico, eliminando questo lungo periodo di interruzione e spalmando il riposo su tutto il resto dell’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma quali sono le motivazioni alla base di questa richiesta? Le prime riguardano le preoccupazioni verso gli studenti stessi e verso quello che viene chiamato “<em>summer learning loss”</em>. Secondo un articolo pubblicato da Itinerari Previdenziali, esistono numerose ricerche secondo cui le lunghe vacanze estive comporterebbero la perdita di parte delle competenze acquisite lungo il percorso scolastico, che potrebbe arrivare anche al 25%-30% di quanto appreso. Tuttavia, a confutare questi dati sono stati pubblicati altri studi che dimostrano come il <em>learning loss</em> abbia una forte componente individuale e che, se adeguatamente stimolato durante le settimane di vacanze, lo studente medio non fatica a conservare ed applicare quanto appreso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molto più complesse sono però le ragioni sociali ed economiche. Non bisogna dimenticarsi, infatti, che nella grande maggioranza dei casi si parla di minori, che devono essere seguiti e accuditi durante l’estate, e questo ruolo di cura è svolto prevalentemente dalle donne, compromettendone l’occupabilità. Ciò emerge chiaramente dai dati diffusi dall&#8217;INPS sul 2024, da cui emerge come il 70% dei genitori che hanno chiesto il congedo parentale siano donne, e da un report dell&#8217;Investment Institute di UniCredit, che mostra come questo fenomeno sia legato alla mancanza di servizi pubblici per l’infanzia adeguati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è un caso quindi che siano soprattutto le aziende coloro che cercano di farsi carico di questa mancanza. Secondo quanto riportato studio “Donne, Lavoro e Sfide Demografiche. Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità” realizzato da Fondazione Gi Group e Gi Group Holding in collaborazione con Valore D, una multinazionale su cinque (19%) in Italia organizza campi estivi per i figli dei propri dipendenti, mentre il 46% ha siglato convenzioni con strutture del territorio in cui opera. Inoltre, 15,3% offre anche altri servizi per la cura dei figli, come gli asili nido interni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, come si può intuire dal rapporto, solo le imprese molto grandi hanno il capitale per offrire servizi simili per i loro dipendenti. Considerando che gli impiegati nelle multinazionali sono complessivamente 1,7 milioni (secondo i più recenti dati Istat) e supponendo che siano equamente distribuiti tra le varie imprese, si ha che appena 323mila lavoratori riescono ad accedervi. Considerando che gli occupati in Italia sono 24,2 milioni (dati Istat), si ottiene che appena l&#8217;1,3% può usufruire di certi benefit, mentre tutti gli altri devono pagarseli con le proprie disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto ciò porta alla seconda delle questioni citate, ovvero quella economica. Infatti, secondo i dati diffusi da Arena Digitale, una vacanza di appena 10 giorni genera un esborso di 888 euro per ogni componente del nucleo familiare; non è quindi un caso che il 49,2% degli italiani abbia dichiarato che questa estate non sarebbe andato in vacanza e che il 54,8% abbia preso questa decisione per motivi economici. Inoltre, come è già stato discusso in queste pagine, <a href="https://tuttowelfare.info/il-diritto-alla-disconnessione-tra-teoria-e-realta/" target="_blank" rel="noopener">il 10% di chi va in vacanza svolge comunque attività lavorativa</a>. Pertanto, in un contesto in cui si fanno molte meno vacanze estive, la chiusura delle scuole porta ancora maggiori disagi tra le famiglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, tra la popolazione vi è anche chi afferma che non c’è ragione per ridurre le vacanze dei nostri studenti e anche a sostegno di questa tesi sono portate sia ragioni personali, sia economiche. Tra le prime rientra quello che l’Università di Padova definisce il “ruolo positivo della pausa”. Infatti, secondo questo ente, la pausa estiva, se adeguatamente impegnata con attività didattiche, può essere un’occasione per un arricchimento personale dello studente che vada oltre lo studio dal manuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le seconde, invece, rientrano una serie di investimenti che lo Stato dovrebbe fare per combattere un aspetto talmente ovvio da essere spesso sottovalutato: il clima. Frequentare la scuola in estate significa avere molte ore di lezione consecutive a temperature che possono essere anche molto torride e se le nostre scuole sono più o meno attrezzate per difendere gli alunni dal freddo, non lo sono per il caldo. Infatti, secondo uno studio condotto e pubblicato dalla Fondazione Agnelli, bisognerebbe ristrutturare circa 40mila edifici per renderli idonei ad ospitare studenti nei mesi estivi, per una spesa pubblica che si stima potrebbe arrivare a 200 miliardi di euro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, modificare il calendario scolastico è un argomento di dibattito tutt’altro che banale, con punti a favore, ma anche con molti dubbi, sebbene i sostenitori del sì stiano guadagnando terreno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/13-settimane-di-pausa-estiva-sono-troppe-ecco-cosa-dicono-i-dati/">13 settimane di pausa estiva: troppe o giuste?</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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