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	<title>salario Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Oltre la busta paga c’è di più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 07:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[employer branding]]></category>
		<category><![CDATA[busta paga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi e sondaggi dimostrano come ormai nella ricerca del lavoro entrino in gioco fattori diversi dal salario, quali flessibilità, ambiente lavorativo, formazione, possibilità di carriera o equilibro vita-lavoro. &#160; &#160; Lo stipendio non basta più. I lavoratori, soprattutto quelli più giovani, cercano altro dalle aziende:...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Studi e sondaggi dimostrano come ormai nella ricerca del lavoro entrino in gioco fattori diversi dal salario, quali flessibilità, ambiente lavorativo, formazione, possibilità di carriera o equilibro vita-lavoro.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-18941"></span></p>
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<p>Lo stipendio non basta più. I lavoratori, soprattutto quelli più giovani, cercano altro dalle aziende: <strong>benefit non monetari e meno tangibili</strong>, ma con un peso altrettanto significativo sulla qualità della vita e sulla propria performance in azienda. Aspetti che <strong>molti dipendenti sono pronti a barattare con parte della busta paga</strong> e che vengono considerati <strong>prioritari anche da chi è in cerca di un impiego</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A dimostrarlo sono diversi ricerche. Una di queste è l’ultimo rapporto <em>S</em><em>alary Satisfaction </em>dell’Osservatorio JobPricing, specializzato nell’analisi del mercato del lavoro e delle dinamiche retributive in Italia. Dal sondaggio emerge che, tra le ragioni che fidelizzano il dipendente all’azienda, <strong>la busta paga è scesa in fondo alla classifica</strong>, citata solo dal 27% degli intervistati: ben più importanti risultano essere <strong>le relazioni personali, poi l’ambiente di lavoro e l’equilibrio vita-lavoro</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Viceversa, <strong>tra i tre motivi per cui si è disposti a cambiare posto di lavoro</strong>, c’è – questa volta sì – in testa la <strong>retribuzione</strong>, ma al secondo posto compaiono la <strong>formazione</strong> e la possibilità di fare <strong>carriera</strong> (soprattutto tra gli inquadramenti più bassi) e al terzo posto di nuovo la <strong>conciliazione tra vita personale e professionale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Risultati confermati anche da uno studio condotto da Hunters Group, società che si occupa di ricerca e selezione di personale specializzato, e riportato dal quotidiano <em>Il</em> <em>Sole 24Ore</em>: ancora una volta tra le cose che i lavoratori desiderano di più in azienda ci sono la <strong>flessibilità</strong> <strong>oraria e la possibilità di lavorare</strong><strong> da casa, </strong><strong>i programmi di formazione e aggiornamento e i servizi di supporto alla vita quotidiana e familiare</strong>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>“Si tratta di un tema antico che oggi sta subendo un nuovo sviluppo”, spiega a <em>Tuttowelfare.info</em> <strong>Luciano Pilotti</strong>, Docente di Management e Strategie d’Impresa all’Università degli Studi di Milano. “I lavoratori prediligono da sempre attività in cui venga <strong>tenuto in considerazione il loro benessere fisico</strong>, dalla prevenzione degli incidenti alla tutela nei confronti delle malattie, alla salubrità degli ambienti&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Negli ultimi 20 anni, però, questo aspetto si è evoluto, perché si fa riferimento a un <strong>benessere che non è solo fisico, ma soprattutto emotivo</strong>, che è poi mentale e relazionale: si vuole <strong>dare un senso alla propria occupazione</strong>, dato che le dedichiamo oltre il 70% del nostro tempo ogni giorno e si vorrebbe che poi tutto questo avesse riflessi positivi anche sulla vita privata e familiare. Si è disposti quindi a <strong>scambiare parte della propria remunerazione con una migliore condizione emotiva di lavoro</strong> e a favore di contesti relazionalmente più accoglienti. Con questo, alla soddisfazione si aggiungerà un benessere senza aggettivi e – probabilmente – anche maggiore felicità”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una <strong>strategia che non fa bene solo al dipendente, ma anche all’impresa stessa</strong>: “Maggiore è il benessere delle persone, maggiore sarà il loro contributo in termini di performance, innovazione e creatività”, dice Pilotti.</p>
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<h4>L&#8217;attrattività del posto di lavoro</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vanno nella stessa direzione i risultati della classifica <em>Randstad employer brand</em>, che ha interpellato un campione rappresentativo di 7.700 occupati, non occupati e studenti chiedendo a loro <strong>quali fattori rendano un posto di lavoro attrattivo</strong> tra 150 aziende con oltre 1.000 dipendenti e sede in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La scelta è ricaduta su <strong>Ferrero</strong> (per il quarto anno consecutivo): pesano la <strong>solidità dell’azienda</strong>, <strong>l’equilibrio tra vita professionale e vita privata</strong>, il tipo di <strong>ambiente </strong><strong>di lavoro</strong> e l’attenzione alla <strong>sostenibilità</strong><strong> sociale</strong>. Le interviste hanno rilevato che l’elemento più ricercato è proprio l’equilibrio fra vita professionale e privata (53%), seguito dall’atmosfera positiva del posto di lavoro (52%). Retribuzione e benefit sono solo al terzo posto, citati dal 47% degli intervistati (che in questo caso hanno indicato come <strong>azienda dei sogni Lamborghini</strong>, in terza posizione <strong>dopo Ferrero e Bmw</strong>). Al quarto posto, infine, vengono la sicurezza dell’impiego e le opportunità di carriera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Corpo" style="text-align: left;">“Significa rilevare l’importanza strategica di investire sul capitale umano e, inoltre, sul capitale semantico (ambientale e relazionale) dell’impresa per accrescere il valore del capitale sociale della comunità di riferimento che la rivoluzione di Industria 4.0 accelerano ulteriormente”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Giovani meno sensibili alla remunerazione</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma tutto dipende anche dall’età: secondo lo studio di Randstad, per la <strong>Generazione Z</strong> (18-24 anni) il fattore <strong>più importante è l’atmosfera piacevole in ufficio</strong> (56%), per i <strong>Millennial</strong> (25-34 anni) è l’opportunità di fare <strong>carriera</strong> (42%), per la <strong>Generazione X</strong> (35-54 anni) la priorità va alla <strong>vicinanza del posto di lavoro a casa</strong>, mentre per gli Over 55, i <strong>Baby B</strong><strong>oomer</strong>, l’attenzione è puntata sulla solidità finanziaria dell’azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<strong>I giovani sono meno sensibili alla remunerazione in senso stretto</strong>: guardano piuttosto all’esperienza, al contesto lavorativo, alla tolleranza e all&#8217;apertura culturale perché sanno che da quello dipenderà la loro crescita professionale futura”, continua Pilotti. “È evidente per un senior che deve mantenere la famiglia ha come punto di riferimento il salario, ma <strong>la tendenza a valutare anche i benefit non monetari sta coinvolgendo anche loro</strong>: si preferisce inserire nei contratti  (componenti defiscalizzate e che riducono il cosiddetto cuneo fiscale) le spese per la salute, i figli o l’assistenza dei familiari anziani, tra gli obiettivi di conversione (totale o parziale) del premio di risultato, proprio escludendole dal reddito ai fini Irpef. Integrando dunque, i servizi che il sistema pubblico svolge con sempre maggiore difficoltà. C’è la necessità di mettere in collegamento ciò che avviene dentro e fuori l’azienda&#8221;.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Secondo Pilotti <strong>in Italia</strong> <strong>la consapevolezza di queste dinamiche è ancora acerba</strong>, sia da parte delle imprese sia da parte dei lavoratori, che sono ancora poco informati sulle opportunità delle componenti extra-monetarie del reddito. Questi ultimi vedono ancora nello stipendio il criterio più importante con cui valutare un impiego. D’altro canto, <strong>le aziende non sempre si rendono conto di avere a che fare con un capitale umano</strong>, con persone il cui grado di benessere è importante anche ai fini del rendimento generale dell’impresa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Le organizzazioni vivono in grande <strong>deserto delle emozioni</strong>, non capiscono ancora a fondo che migliorare il benessere dei propri dipendenti aumenterà il loro coinvolgimento e tutti saranno più soddisfatti, migliorando creatività e produttività”, spiega il docente. Oltre al fatto che <strong>la cura degli aspetti extra monetari si traduce anche in un potente strumento di employer branding</strong>: “Così facendo le imprese riescono ad accogliere i talenti migliori, vendendosi sul mercato come realtà accoglienti, tolleranti e capaci di valorizzare il merito. Migliorando <em>engagement </em>e <em>mindfulness </em>verso una più robusta e diffusa “fioritura umana” della quale vi è urgente bisogno con incentivi a modelli organizzativi partecipativi (odl e utili, e anche capitale) e fortemente orientati alla responsabilizzazione “oltre” il controllo per una nuova cultura d’impresa 4.0”.</p>
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