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	<title>risorse umane Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>risorse umane Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Attrarre i giovani talenti in azienda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[nuove generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per attrarre i giovani talenti, le imprese devono andare oltre la sola retribuzione e investire in benessere, ascolto, crescita, leadership e innovazione. Le aziende d’eccellenza mostrano risultati molto superiori alla media italiana nella valorizzazione delle persone e nella qualità dell’esperienza lavorativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda/">Attrarre i giovani talenti in azienda</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Attrarre i giovani talenti è diventato uno degli obiettivi principali per le imprese che vogliono rafforzare la propria capacità competitiva e costruire il proprio futuro. In un mercato del lavoro in continua evoluzione e che <a href="https://tuttowelfare.info/malattie-professionali-burnout-lavoro-salute-benessere/" target="_blank" rel="noopener">tende a logorare sempre di più chi vi opera</a>, non basta però offrire un impiego: le nuove generazioni cercano ambienti nei quali poter crescere, essere ascoltate, tutelare il proprio benessere e contribuire concretamente ai risultati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Mai come oggi, infatti, i giovani considerano il lavoro come qualcosa di più ampio rispetto a un semplice mezzo di sostentamento. Alla dimensione economica si affianca il tema della sostenibilità del lavoro, intesa come possibilità di proteggere la salute fisica e psicologica e <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">mantenere un equilibrio soddisfacente tra vita professionale e privata</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Cosa cercano i giovani nel lavoro <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Questa trasformazione emerge dall’indagine GenerationShip, promossa dalla Direzione Risorse Umane di Unipol. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la ricerca, per la Generazione Z lo stipendio è soltanto il quarto fattore di attrattività di un’azienda. Prima vengono il benessere, l’equilibrio e il piacere del lavoro ben fatto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La retribuzione continua, comunque, ad avere un peso rilevante. Uno stipendio considerato insufficiente o, peggio, <a href="https://tuttowelfare.info/trasparenza-retributiva-cosa-cambia-aziende-lavoratori/" target="_blank" rel="noopener">inferiore a quello di un collega di pari inquadramento</a>, è infatti il primo elemento tra quelli che allontanano e rendono insoddisfatti i giovani. Seguono la precarietà, la scarsa meritocrazia percepita e i carichi di lavoro eccessivi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La capacità di attrarre non dipende quindi da un singolo elemento, ma dall’equilibrio tra condizioni economiche, qualità dell’esperienza lavorativa, benessere e prospettive professionali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Come attrarre i giovani talenti: il divario tra aziende <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Nonostante le difficoltà legate alla costruzione di un ambiente di lavoro realmente attrattivo, in Italia esistono imprese capaci di offrire elevati standard di credibilità, rispetto, equità, orgoglio e coesione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A evidenziarlo è Great Place To Work Italia, società di consulenza aziendale specializzata nella cultura organizzativa, che ha pubblicato l’edizione 2026 del ranking Best Workplaces for GenZ. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La classifica mostra un divario significativo tra le aziende d’eccellenza e la media italiana. Le realtà meglio posizionate si distinguono soprattutto per la maggiore attenzione e gli investimenti dedicati alla formazione, alla leadership e al clima aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Ascolto, crescita e innovazione fanno la differenza <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>L’ascolto e la valorizzazione dei contributi dei collaboratori raggiungono il 90% nelle aziende best, contro il 28% della media italiana. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Differenze simili riguardano anche la promozione dell’innovazione e della sperimentazione, che arriva all’83% nelle realtà d’eccellenza contro il 26% della norma nazionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche le opportunità di crescita e sviluppo professionale evidenziano una distanza rilevante: l’84% nelle aziende best contro il 29% della media. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questi elementi mostrano come, per attrarre i giovani talenti, sia necessario costruire contesti nei quali le persone possano sentirsi ascoltate, vedere riconosciuti i propri contributi e individuare un percorso di crescita concreto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Tali aspetti sono stati citati da <strong>Marco Ogliengo</strong>, Ceo e Co Founder di Jet HR, una delle imprese apparse nella top 20 del ranking, il quale ha dichiarato: “<em>Quando è nata Jet HR, una delle prime domande che ci siamo posti con il mio socio Francesco Scalambrino è stata: che tipo di posto di lavoro vogliamo costruire? La risposta che ci siamo dati era semplice &#8211; le persone devono sentire che quello che fanno porta davvero un impatto. La nostra missione &#8211; eliminare la burocrazia che frena le imprese italiane &#8211; è qualcosa che tutti i team toccano con mano ogni giorno, vedendo concretamente come il proprio lavoro semplifica la vita delle oltre 1.500 aziende clienti. La velocità e la crescita delle persone sono altri due elementi fondamentali della nostra realtà: in due anni abbiamo raccolto oltre 41 milioni di euro e siamo cresciuti da zero a 350 persone. Chi entra in Jet HR trova un ambiente in cui lo spirito di iniziativa viene riconosciuto, le responsabilità aumentano rapidamente e i percorsi di carriera accelerano. Il mio socio Francesco, una volta ha detto: ‘se cerchi la crescita violenta devi venire da noi’ e credo descriva perfettamente Jet HR.</em>” <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="90%"><span class="tocounter">90%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Ascolto e valorizzazione dei contributi</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 28%</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="83%"><span class="tocounter">83%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Promozione dell'innovazione e della sperimentazione</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 26%</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="84%"><span class="tocounter">84%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Opportunità di crescita e sviluppo professionale</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 29%</p></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il ruolo della leadership <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Le differenze diventano ancora più ampie quando si osserva la qualità della leadership. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La competenza della direzione raggiunge il 93% nei Best Workplaces, contro il 36% della media italiana. La coerenza dei responsabili si attesta invece al 91%, a fronte del 33%, mentre l’imparzialità dei comportamenti manageriali arriva all’86%, contro il 29%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche la valutazione complessiva dell’esperienza lavorativa conferma il divario: l’86% dei giovani occupati nelle realtà d’eccellenza esprime un giudizio pienamente positivo, mentre nella media italiana la percentuale si ferma al 29%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La leadership rappresenta quindi una leva centrale per attrarre i giovani talenti. La credibilità dei responsabili, la coerenza dei comportamenti e l’equità delle decisioni contribuiscono infatti a costruire fiducia e senso di appartenenza. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali settori attraggono maggiormente la Gen Z <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Dall’analisi emergono differenze anche in base al settore di appartenenza delle imprese. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra le aziende best, il comparto maggiormente rappresentato è quello dell’information technology, con il 35%, seguito dai servizi professionali, con il 25%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Retail, servizi finanziari e assicurativi e ospitalità raggiungono ciascuno il 10%, mentre manifattura e advertising &amp; marketing si attestano al 5%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alcuni settori possono quindi risultare più favoriti nell’offrire le condizioni ricercate dai lavoratori nati dopo il 1998. La composizione della classifica mostra però che il comparto di appartenenza non rappresenta necessariamente un limite insuperabile. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Un esempio è quello di Octopus Energy Italia, società attiva nella fornitura di luce e gas, che si è classificata al decimo posto nella top 20 dei Best Workplaces for GenZ. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>“<em>Essere tra i dieci migliori posti di lavoro per la Gen Z in Italia ci riempie di orgoglio, soprattutto come unica azienda del settore energetico.</em>” Ha affermato <strong>Giorgio Tomassetti</strong>, CEO della società “<em>Ciò dimostra che è possibile rendere attrattivo per i più giovani un mercato spesso percepito come rigido e burocratico e che è possibile offrire alle nuove generazioni un ambiente in cui trovare autonomia, responsabilità e l’opportunità concreta di incidere fin dall’inizio del proprio percorso, trasformandole nei professionisti del futuro. Ritengo che le nuove generazioni abbiano riconosciuto e premiato il fatto che nella nostra azienda non sono viste come risorse da inserire in processi standardizzati, ma come persone da valorizzare, messe nelle condizioni per esprimere il proprio potenziale e contribuire direttamente ai risultati. Ne sono un esempio figure innovative come gli Energy Specialist, professionisti che combinano la relazione quotidiana con i clienti con competenze tecniche, amministrative e analitiche, gestendo ogni richiesta in modo personalizzato e senza passaggi di consegna. A soli quattro anni dal lancio sul mercato abbiamo recentemente raggiunto i 300 dipendenti in Italia. Un traguardo che testimonia non soltanto la crescita dell’azienda, ma anche la capacità del nostro modello, fondato su tecnologia e fiducia, di attrarre giovani talenti e offrire loro un progetto professionale nel quale riconoscersi e crescere</em>.” <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il caso mostra come anche un settore spesso percepito come rigido o tradizionale possa diventare attrattivo attraverso modelli organizzativi fondati sull’autonomia, sulla fiducia e sulla valorizzazione delle persone. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>L’innovazione come leva di attrattività <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Le dichiarazioni del CEO di Octopus Energy trovano riscontro anche nell’analisi di Great Place To Work Italia, che evidenzia un ampio divario nelle opportunità di innovazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nei Best Workplaces for GenZ, quasi un collaboratore su due, il 48%, dichiara di disporre di molte possibilità di innovare. Nella media nazionale, la quota si ferma al 6%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Al contrario, tra i giovani inseriti nelle aziende appartenenti alla media italiana, il 36% ritiene di avere poche opportunità di innovazione e il 16% dichiara di non averne nessuna. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La possibilità di sperimentare, assumersi responsabilità e contribuire al cambiamento non rappresenta quindi soltanto un fattore motivazionale. È anche uno degli elementi che possono rafforzare l’attrattività dell’impresa nei confronti delle nuove generazioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="48%"><span class="tocounter">48%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Molte opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="36%"><span class="tocounter">36%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Poche opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="16%"><span class="tocounter">16%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Nessuna opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
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	<h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Cosa cercano i giovani in un’azienda?     </span>
</span>
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        <span class="icon_minus-06"></span>
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</h3>
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			<p>I giovani attribuiscono importanza al benessere, all’equilibrio tra vita privata e lavoro, alla qualità dell’esperienza professionale, alla possibilità di crescere e alla valorizzazione del proprio contributo.</p>

		</div> 
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</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Come può un’azienda attrarre i giovani talenti?     </span>
</span>
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			<p>Le imprese possono investire nell’ascolto, nella formazione, nella qualità della leadership, nelle opportunità di carriera e nella possibilità di innovare e assumersi responsabilità.</p>

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</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Quanto conta lo stipendio per la Generazione Z?     </span>
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			<p>Lo stipendio non è il primo fattore di attrattività, ma una retribuzione considerata insufficiente rappresenta una delle principali ragioni di insoddisfazione e allontanamento.</p>

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        Il settore di appartenenza limita la capacità di attrarre giovani?     </span>
</span>
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			<p>Alcuni settori risultano maggiormente rappresentati tra i migliori luoghi di lavoro per la Gen Z. Esistono però realtà virtuose anche in comparti percepiti come più tradizionali, capaci di attrarre giovani attraverso autonomia, fiducia e innovazione.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda/">Attrarre i giovani talenti in azienda</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Libertà emotiva sul lavoro: perché l’Italia è indietro</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il MINDex 2026 mostra che la libertà emotiva sul lavoro è ancora ridotta, soprattutto tra donne e giovani. La difficoltà di esprimere il proprio vissuto può compromettere relazioni, benessere e produttività, rendendo necessario un maggiore investimento aziendale nel supporto psicologico.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La libertà emotiva sul lavoro è ancora limitata per la grande maggioranza dei lavoratori italiani. Nonostante negli ultimi anni sia cresciuta l’attenzione verso il <a href="https://tuttowelfare.info/blue-monday-quanto-conta-il-benessere-mentale-al-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">benessere psicologico e mentale</a>, le imprese sono ancora in difficoltà nel tradurre questa trasformazione sociale in iniziative concrete e in ambienti professionali nei quali le persone possano esprimere liberamente le proprie emozioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A confermare la crescente sensibilità verso la salute mentale è uno studio presentato nel 2025 dall’Ordine nazionale degli Psicologi. Il 95% dei professionisti intervistati ha rilevato, nei cinque anni precedenti, un aumento della domanda dei servizi offerti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Più precisamente: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="49%"><span class="tocounter">49%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha osservato una crescita fino al 30%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="32%"><span class="tocounter">32%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha registrato un incremento fino al 50%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="14%"><span class="tocounter">14%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">ha rilevato una crescita fino al 75%</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>A questa maggiore richiesta di supporto psicologico non sembra però corrispondere un’evoluzione altrettanto rapida all’interno delle organizzazioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Libertà emotiva sul lavoro: solo il 16% si sente libero <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>È quanto emerge dal <a href="https://www.unobravo.com/dati/educazione-emotiva-italiani" target="_blank" rel="noopener">MINDex 2026</a>, l’indagine di Unobravo e Ipsos Doxa dedicata all’educazione emotiva in Italia, che quest’anno ha riservato un approfondimento specifico al mondo del lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la ricerca, l’azienda continua a essere percepita come un luogo nel quale le emozioni devono essere represse o, comunque, manifestate con particolare cautela. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>I dati del nostro MINDex 2026 sono chiari: solo il 16% dei lavoratori si sente libero di esprimere le proprie emozioni in ufficio e per quasi la metà le difficoltà emotive si traducono in problemi concreti nelle relazioni di lavoro</em>.», ha dichiarato <strong>Davide Uberti</strong>, Client Success &amp; Partner Sales Lead di Unobravo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La maggioranza dei lavoratori adotta infatti un atteggiamento prudente. Il 40% afferma di misurare attentamente le proprie reazioni, mentre il 30% modifica il proprio comportamento in base al contesto e alle persone presenti. Un ulteriore 14% tende invece a nascondere o trattenere completamente il proprio vissuto emotivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Donne e giovani incontrano maggiori difficoltà <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>I dati mostrano che la mancanza di libertà emotiva sul lavoro <a href="https://tuttowelfare.info/carichi-cura-occupazione-femminile-inps-dedalo/" target="_blank" rel="noopener">riguarda in particolare le donne</a> e i lavoratori più giovani. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra le lavoratrici, solo il 13,7% si sente pienamente libera di manifestare le proprie emozioni senza temere di essere giudicata, contro il 17,4% degli uomini. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche l’età incide sulla possibilità di esprimersi. Tra i lavoratori dai 18 ai 34 anni, soltanto il 13,5% dichiara di sentirsi libero. La percentuale aumenta progressivamente con l’età, fino a raggiungere il 18,1% tra gli over 55. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La situazione risulta ancora più critica incrociando genere ed età: tra le donne under 34, la quota di chi si sente libera di manifestare le proprie emozioni scende al 9,8%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Competenze emotive importanti, ma difficili da praticare <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>I lavoratori italiani sembrano comunque consapevoli dell’importanza delle competenze emotive. Empatia, capacità di ascolto e gestione degli impulsi sono considerate molto o estremamente importanti dal 73% degli intervistati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alla consapevolezza teorica non sembra però corrispondere un’applicazione altrettanto diffusa nella quotidianità professionale. Per il 49% dei lavoratori, infatti, le difficoltà emotive producono conseguenze concrete sulle relazioni di lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Si crea così una distanza tra il valore attribuito alle competenze emotive e la possibilità effettiva di utilizzarle ed esprimerle nei rapporti con colleghi e superiori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il rapporto con i superiori ostacola il dialogo <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Uno dei principali ostacoli individuati dal MINDex riguarda il dialogo verticale, cioè la possibilità di condividere il proprio stato d’animo con un responsabile o un superiore. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il 30% dei dipendenti dichiara di sentirsi quasi sempre a disagio nel confronto con il proprio capo. A questo si aggiunge la limitata diffusione di iniziative aziendali dedicate alla salute mentale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Solo l’8% dei lavoratori rileva la presenza di interventi concreti di supporto psicologico sul posto di lavoro. Per il 51%, invece, le politiche dedicate alla salute mentale sono ancora in una fase iniziale oppure non vengono percepite. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il supporto psicologico come componente del welfare <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Rispondere a queste esigenze rappresenta una sfida rilevante per le aziende, perché la questione non riguarda soltanto il benessere individuale. La possibilità di esprimere le proprie emozioni può incidere anche sulla qualità delle relazioni professionali e sul funzionamento complessivo dell’organizzazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>Sono numeri che riguardano il funzionamento delle aziende, non solo il benessere individuale, e che chiamano in causa direttamente chi si occupa di piani welfare e politiche di people care</em>», ha affermato Uberti «<em>Per questo crediamo che il supporto psicologico non possa più essere trattato come un plus accessorio del </em><a href="https://tuttowelfare.info/levoluzione-del-welfare-aziendale-gestire-il-benessere-nel-2026/" target="_blank" rel="noopener"><em>pacchetto benefit</em></a><em>, ma debba entrare a pieno titolo tra le componenti strutturali del welfare aziendale, con la stessa dignità riservata ad altre leve — previdenza integrativa, sanità, sicurezza sul lavoro — che oggi nessuna organizzazione si sognerebbe di considerare opzionali. Le aziende che scelgono di integrare il supporto psicologico nel proprio piano welfare non lo fanno solo per una responsabilità verso le persone, ma perché ne beneficiano concretamente clima interno, tasso di retention e produttività nel medio-lungo periodo: investire nel benessere mentale dei dipendenti è, a tutti gli effetti, investire nella tenuta del capitale umano dell&#8217;azienda.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Le conseguenze della repressione emotiva <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Quali possono essere le conseguenze di una scarsa libertà emotiva sul lavoro, quando il problema non viene affrontato adeguatamente? Per rispondere, TuttoWelfare.info si è rivolto a uno psicologo professionista attivo in Toscana. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>«<em>Nella mia esperienza professionale, il lavoro è una delle principali cause di malessere psicologico tra i miei pazienti e questo perché, nonostante l’impegno che molte imprese si assumono, i provvedimenti pratici sono ancora pochi</em>», ha affermato il professionista. «<em>Se non affrontato tempestivamente, nel medio periodo questo quadro può portare a un aumento delle tensioni tra colleghi e/o con i superiori, con una decrescita sui rendimenti. Invece, nel lungo periodo uno stress emotivo prolungato può portare anche alle dimissioni del professionista e a un rigetto non solo del posto di lavoro, ma della sua stessa carriera in quella che era stata la sua area di competenza. Eppure, oggi la questione è ancora lasciata alla sensibilità dei manager o dei capi reparto; pertanto, anche i casi virtuosi rischiano di rimanere isolati.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>La proposta: portare il benessere emotivo nella contrattazione <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Unobravo auspica un cambio di passo da parte delle aziende, affinché il benessere emotivo venga riconosciuto come una componente fondamentale dei piani di welfare aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il professionista interpellato da TuttoWelfare.info propone però un intervento ancora più ampio, sostenendo la necessità di introdurre il tema anche attraverso strumenti normativi: «<em>Attualmente, ritengo che la soluzione del problema non possa prescindere dalla creazione di una normativa apposita da parte delle istituzioni, dei sindacati e delle associazioni di categoria</em>. <em>È fondamentale che la cura del benessere emotivo entri a far parte della contrattazione collettiva esattamente come le discussioni sugli stipendi, sugli orari e sui benefit, così che tutte le società operanti in Italia sviluppino una sensibilità a questa tematica, creando degli spazi sicuri di confronto con un professionista, sia singolarmente che in gruppo, in cui le gerarchie aziendali siano azzerate. Col tempo non escludo che questa pratica possa prendere piede e diventare talmente affermata da non aver più bisogno di un’imposizione da parte delle autorità, ma il sostegno iniziale deve venire dalla normativa.</em>» <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
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        Che cosa si intende per libertà emotiva sul lavoro?    </span>
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</h3>
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			<p>La libertà emotiva sul lavoro è la possibilità di manifestare emozioni, difficoltà e stati d’animo nell’ambiente professionale senza temere giudizi, penalizzazioni o conseguenze negative.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Perché la libertà emotiva è importante in azienda?    </span>
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			<p>Una ridotta libertà emotiva può aumentare le tensioni, compromettere le relazioni tra colleghi e superiori e incidere sulla produttività, sulla retention e sul benessere psicologico delle persone.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Quali lavoratori incontrano maggiori difficoltà?    </span>
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			<p>Secondo il MINDex 2026, le maggiori difficoltà riguardano le donne e i lavoratori più giovani. Tra le donne under 34, solo il 9,8% si sente libero di esprimere pienamente le proprie emozioni.</p>

		</div> 
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        Come possono intervenire le aziende?    </span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Le imprese possono introdurre servizi di supporto psicologico, creare spazi sicuri di confronto e integrare la salute mentale tra le componenti strutturali dei piani di welfare aziendale.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/liberta-emotiva-sul-lavoro-perche-litalia-e-indietro/">Libertà emotiva sul lavoro: perché l’Italia è indietro</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lavoro, pubblicata la classifica dei 75 Best Workplaces italiani 2026</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/lavoro-pubblicata-la-classifica-dei-75-best-workplaces-italiani-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 10:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26698</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel suo 25° ranking Best Workplaces, Best Place to Work Italia spiega come l'elevata soddisfazione del personale rappresenti un volano per il fatturato di un'impresa. Per questo è importante investire in fattori come il supporto, la collaborazione e l'atmosfera del posto di lavoro in generale</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/lavoro-pubblicata-la-classifica-dei-75-best-workplaces-italiani-2026/">Lavoro, pubblicata la classifica dei 75 Best Workplaces italiani 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Pubblichiamo il comunicato stampa sul ranking 2026 Best Workplaces Italia. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Il ranking dei migliori ambienti di lavoro italiani, stilato da Great Place to Work Italia ascoltando il parere di oltre 210mila collaboratori di 415 organizzazioni attive sul territorio nazionale, festeggia quest’anno il suo 25° anniversario. Un quarto delle migliori realtà lavorative italiane appartiene al settore IT (25,3%), seguono poi biotecnologie e farmaceutico (14,67%) e i servizi finanziari e assicurativi (12%), mentre a livello di distribuzione territoriale oltre 7 organizzazioni su 10 (72%) hanno sede in Lombardia e nel Lazio. “Nelle organizzazioni dove l’ascolto delle persone e la fiducia nel loro lavoro sono pratiche concrete, si osserva una maggiore solidità finanziaria, trasversalmente a settori e dimensioni aziendali” dichiara Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>L’<strong>elevato livello di fiducia dei collaboratori</strong> è il segreto dei <strong>75 migliori ambienti di lavoro italiani</strong>, realtà e aziende simbolo di <strong>fiducia</strong>, <strong>innovazione</strong> e <strong>benessere organizzativo</strong>. Questi ultimi, secondo quanto svelato dall’analisi del ranking <strong><em>Best Workplaces Italia 2026</em></strong> stilato da <a href="https://email.mediaddress.espressocommunication.it/c/eJxMz7Fu7CAQheGngRINgzGXguI2-xorDOPdUWxjwWws5emjTZNUp_uPvprAR1y9pmRDcDH-8-g17Zm3-zip8he3gxLMtlS_OvRqgn08ZjQ7Vc61dhrDsOhnigUDuGlZMtroM8zBhUxQpiUgBOs1JwScwSFARARv4rLYWmglROudp3f7T5XG-d5W2r6_Di5ZuB3vry09Rc6h3H-FN4W367rMo1OWc8uFpF2tfxgWhTfdU6eafxBqAnmJtIu2NXcyfKxN_xrvXBMGdOi0JP2Z8DsAAP__IFda1w"><strong><em>Great Place to Work Italia</em></strong></a>, che proprio <strong>quest’anno festeggia il suo 25° anniversario</strong>, hanno registrato un <strong><em>Trust Index </em></strong>medio, l’indicatore del <strong>clima di fiducia di un’organizzazione</strong>, pari all’<strong>85%</strong>, dato <strong>in crescita del +1%</strong> rispetto al 2025 (<strong>84%</strong>). <strong>Un divario di 10 punti percentuali</strong> nel confronto con il dato delle aziende certificate ma non presenti in classifica (<strong>75%</strong>) che s’allarga addirittura al <strong>+41%</strong> nel confronto con il dato del <strong><em>Trust Index</em></strong> medio della norma italiana (<strong>44%</strong>), il quale evidenzia il valore medio delle aziende italiane sui principali indicatori di <strong><em>Great Place To Work</em></strong>, ottenuto tramite il report <strong><em>European Workforce Study. </em></strong>Un altro interessante parametro d’analisi è rappresentato dall’<strong><em>Overall Satisfaction</em></strong>, una valutazione più diretta dell’eccellenza di un ambiente di lavoro che, nel 2026, è <strong>risultato essere pari all’87%</strong> (stesso risultato del 2025), con una <strong>differenza del +44% nel confronto con la norma italiana</strong> (<strong>43%</strong>). Un<strong> livello elevato di fiducia dei dipendenti si riflette direttamente sul fatturato aziendale</strong>: i “<strong>best workplaces italiani</strong>” hanno fatto registrare una<strong> crescita media dei ricavi, rispetto all’anno precedente, del +20%</strong>, un dato che se confrontato <strong>con l’aumento di fatturato dell’1%</strong> fatto registrare dalle organizzazioni italiane appartenenti a industria e servizi incluse nell’indice <strong><em>Istat</em></strong> fa capire <strong>l’importanza</strong>, per lo sviluppo del business aziendale,<strong> di avere dei collaboratori coinvolti e soddisfatti</strong>. Questi sono solo alcuni degli insight principali che emergono dal ranking <strong><em>Best Workplaces Italia 2026</em></strong>, redatto da <strong><em>Great Place to Work Italia</em></strong>, società leader nell’analisi della employee experience, ascoltando il parere espresso da <strong>oltre 210mila collaboratori</strong> di <strong>415 organizzazioni italiane</strong>, suddivise in 5 categorie in base al numero di collaboratori: (10-49), (50-149), (150-499), (500-999) (+1.000). Analizzando il profilo dei collaboratori emerge come il <strong>50% sono maschi</strong> e il <strong>49% femmine</strong>; come livello organizzativo, <strong>più di 3 su 4</strong> (<strong>76%</strong>) <strong>sono collaboratori</strong> mentre come età quasi <strong>uno su due </strong>(<strong>47%</strong>) <strong>sono Millennial</strong>, <strong>più di 4 su 10 </strong>(<strong>44%</strong>)<strong> appartengono alla Generazione X</strong> e <strong>uno su 10 </strong>(<strong>10%</strong>)<strong> sono della Gen Z</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrando più nel dettaglio, nell’analisi del ranking dei <strong>75 migliori ambienti di lavoro italiani per cui lavorare nel 2026</strong>, si scopre come <strong>un’organizzazione su 4 </strong>(<strong>25,3%</strong>) appartenga al<strong> settore IT</strong>, seguono <strong>biotecnologie e farmaceutica</strong> (<strong>14,67%</strong>), <strong>servizi finanziari e assicurazioni</strong> (<strong>12%</strong>), <strong>industria manifatturiera</strong> e <strong>produzione </strong>(<strong>10,67%</strong>), <strong>servizi professionali</strong> (<strong>9,33%</strong>), <strong>sanità</strong> (<strong>5,33%</strong>), <strong>retail, telecomunicazioni</strong> e <strong>alberghiero</strong> (<strong>4%</strong>), <strong>advertising, marketing e media</strong> (<strong>2,67%</strong>) e <strong>agricoltura</strong>, <strong>costruzioni, trasporti, educazione e formazione </strong>(<strong>1,33%</strong>). A livello di distribuzione territoriale, invece, <strong>oltre 7 aziende su 10 </strong>(<strong>72%</strong>) hanno sede<strong> in Lombardia </strong>(<strong>49,3%</strong>) e nel <strong>Lazio </strong>(<strong>22,67%</strong>) e in totale sono <strong>11 le regioni italiane rappresentate nel ranking</strong>. <strong>Valle D’Aosta</strong>, <strong>Trentino Alto Adige</strong>, <strong>Friuli Venezia Giulia</strong>,<strong> Liguria</strong>,<strong> Umbria</strong>,<strong> Campania</strong>,<strong> Basilicata</strong>,<strong> Sicilia</strong> e <strong>Sardegna non hanno invece “best workplaces” presenti sul territorio</strong>. “La venticinquesima edizione della classifica Best Workplaces rappresenta un’occasione preziosa per fermarsi un momento e guardare al percorso fatto – spiega <strong>Beniamino Bedusa</strong>, presidente di <strong><em>Great Place to Work Italia</em></strong> – In questi 25 anni abbiamo ascoltato quasi due milioni di persone di oltre cinquemila organizzazioni, mentre il mercato del lavoro cambiava profondamente sotto i nostri occhi, attraversando pandemie, rivoluzioni digitali e crisi economiche. Oggi, come allora, il nostro plauso va alle aziende che scelgono di intraprendere un percorso di miglioramento, basando le proprie azioni sui dati emersi dall&#8217;ascolto attivo delle proprie persone. Questa classifica, e i riconoscimenti che ne derivano, sono dedicati prima di tutto a loro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>75 migliori ambienti di lavoro italiani</strong>, nel confronto con il 2025, mostrano <strong>indicatori in crescita</strong> rispetto ad ambiti quali la <strong>meritocrazia </strong>(<strong>73%, +2%</strong>) e gli <strong>eventi speciali</strong> (<strong>90%</strong>, <strong>+2%</strong>) mentre aspetti quali la <strong>responsabilizzazione</strong>,<strong> i benefit e la flessibilità sono in calo dell’1%</strong>. Gli elementi che più differenziano le aziende best rispetto a quelle certificate riguardano tematiche quali <strong>comunicazione</strong>,<strong> cura</strong>,<strong> coinvolgimento</strong>,<strong> accoglienza e supporto</strong>. Dall’analisi dei commenti dei collaboratori delle realtà best workplaces emerge come a rendere unico e/o speciale l’ambiente di lavoro siano soprattutto l’aiuto e il <strong>supporto </strong>(<strong>21%</strong>), <strong>l’atmosfera</strong> (<strong>13%</strong>) e la<strong> collaborazione</strong> (<strong>12%</strong>) mentre sono in fondo alla classifica elementi quali lo <strong>spazio di lavoro, gli orari di lavoro e la flessibilità e l’equilibrio tra lavoro e vita privata</strong> (<strong>8%</strong>). Sempre secondo i collaboratori delle aziende best workplaces, tra i miglioramenti da apportare per rendere migliore l’ambiente di lavoro, ci sono <strong>la retribuzione</strong> (<strong>19%</strong>), <strong>i processi interni</strong> (<strong>17%</strong>) e <strong>la comunicazione </strong>(<strong>16%</strong>). Analizzando invece il <strong><em>Trust Index medio</em></strong>, registrato sulla base delle dimensioni delle migliori organizzazioni italiane, si evince come vi sia un <strong>divario tra l’indice di fiducia fatto registrare dalle piccole aziende presenti nel ranking</strong> (<strong>94%</strong>) rispetto ai dati delle imprese medie (<strong>88%</strong>), medio-grandi (<strong>85%</strong>), grandi e super grandi (<strong>79%</strong>). “Quest’anno, ancora più che in passato, abbiamo riscontrato come le aziende certificate Great Place to Work, e ancor più quelle presenti in classifica, registrino performance economiche superiori e un valore di mercato significativamente più elevato: circa tre volte la capitalizzazione dell’S&amp;P 500 – dichiara <strong>Alessandro Zollo</strong>, CEO di <strong><em>Great Place to Work Italia</em></strong> – Un’analisi condotta da CRIBIS sul panel delle nostre aziende certificate conferma inoltre che, dove l’ascolto delle persone e la fiducia nel loro lavoro sono pratiche concrete, si osserva una maggiore solidità finanziaria, trasversalmente a settori e dimensioni aziendali. A questo si affiancano livelli più alti di sostenibilità, una più marcata propensione all’innovazione e una maggiore maturità nella comunicazione digitale. È ciò che a livello internazionale viene ormai definito il “Great Place to Work Effect”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco quali sono, suddivisi per categorie sulla base del numero di collaboratori, <strong>i migliori ambienti di lavoro in Italia nel 2026</strong>. Nella categoria delle <strong>aziende con più di 1.000 collaboratori</strong>, la migliore organizzazione in cui lavorare è <strong><em>Hilton </em></strong>(alberghiero), seguita da <strong><em>Abbvie </em></strong>(biotecnologie e prodotti farmaceutici) e <strong><em>TP </em></strong>(telecomunicazioni). Passando alla categoria delle organizzazioni che hanno tra i <strong>500 e i 999 collaboratori</strong> trionfa <strong><em>Cisco </em></strong>(information technology), davanti a <strong><em>Bending Spoons </em></strong>(information technology) e <strong><em>ConTe.it </em></strong>(assicurazioni). Nella categoria delle aziende che hanno tra <strong>i 150 e i 499 collaboratori</strong> vince <strong><em>MetLife</em></strong> (servizi finanziari &amp; assicurazioni), completano il podio <strong><em>Bristol-Myers Squibb </em></strong>(biofarmaceutico) e <strong><em>Jet HR </em></strong>(HR Tech). Il podio della categoria tra <strong>i 50 e i 149 collaboratori</strong> vede al primo posto <strong><em>Biogen</em></strong> (biotecnologie) e completano il podio <strong><em>Galileo Life</em></strong> (healthcare) e <strong><em>Reverse SpA</em></strong> (risorse umane). Nella categoria con un numero di dipendenti <strong>compreso tra 10 e 49</strong>, il primo posto lo conquista <strong><em>Auditel</em></strong> (media) davanti a <strong><em>Trek Bicycle</em></strong> (produzione) e <strong><em>ACSoftware</em></strong> (informatica).</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/lavoro-pubblicata-la-classifica-dei-75-best-workplaces-italiani-2026/">Lavoro, pubblicata la classifica dei 75 Best Workplaces italiani 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>State of the Workplace di SHRM: l&#8217;employee experience nel 2026</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/lemployee-experience-nel-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli esperti di Great Place To Work Italia svelano le 10 tendenze strategiche che stanno rivoluzionando il mondo del lavoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/lemployee-experience-nel-2026/">State of the Workplace di SHRM: l&#8217;employee experience nel 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Pubblichiamo il comunicato stampa del report State of the Workplace di SHRM</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>employee experience</strong> si conferma al centro delle strategie HR delle aziende anche per il 2026. È quanto emerge dal recente report <strong><em>State of the Workplace 2026</em> </strong>pubblicato da <strong><em>SHRM</em></strong> che svela come <strong>l&#8217;esperienza dei collaboratori all’interno della realtà di lavoro</strong>, definita come un approccio olistico per migliorare il coinvolgimento e la soddisfazione,<strong> sia considerata da più di un terzo dei lavoratori </strong>(<strong>32%</strong>) <strong>come l&#8217;area più critica e la vera priorità</strong>, anche più dell’incremento delle retribuzioni,<strong> sulla quale i responsabili delle risorse umane dovrebbero concentrare i principali sforzi e investimenti nel corso del 2026</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rispetto alla centralità e all’importanza per le organizzazioni moderne di <strong>investire nella costruzione </strong>di <strong>ambienti di lavoro incentrati sul benessere</strong>,<strong> l’ascolto e lo sviluppo delle persone</strong>, c’è una sostanziale comunanza di intenti tra i collaboratori e i Chief Human Resources Officer (<strong>CHRO</strong>): secondo quanto svelato dal report <strong><em>CHRO Priorities and Perspectives 2026 </em></strong>di <strong><em>SHRM</em></strong>, infatti, <strong>il 29% dei direttori delle risorse umane sta dando priorità all&#8217;esperienza dei dipendenti</strong>, riconoscendone l&#8217;importanza strategica nel <strong>promuovere il coinvolgimento delle persone</strong> e nel <strong>sostenere una forte cultura aziendale</strong>. <strong>L&#8217;employee experience dei collaboratori si è evoluta da semplice slogan utilizzato dai team aziendali delle risorse umane a vantaggio competitivo misurabile</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le organizzazioni che adottano strategie mirate in materia di miglioramento dell’esperienza vissuta dai dipendenti sul luogo di lavoro registrano, nel<strong> confronto con le realtà competitor</strong>, come svelato anche dal portale online specializzato<strong> <em>HR Daily Advisor</em></strong> e certificati da <strong><em>Gallup</em></strong> e <strong><em>PwC</em></strong>, <strong>indicatori positivi </strong>rispetto a:<strong> produttività </strong>(i team coinvolti sono <strong>più produttivi del 21%</strong>),<strong> fidelizzazione </strong>(le organizzazioni con un employee experience positiva registrano <strong>un turnover inferiore del 59%</strong>), <strong>soddisfazione della clientela</strong> (le aziende con un&#8217;elevata maturità nell’ambito dell’employee experience segnalano <strong>punteggi Net Promoter Score più alti del 30%</strong>) e <strong>performance finanziarie</strong> (le realtà leader sul fronte dell’adozione di pratiche di employee experience registrano, in media, <strong>profitti superiori del 23%</strong>).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed è per tutti questi motivi che le organizzazioni e specialmente i direttori e i responsabili delle risorse umane desiderano, sempre di più, <strong>investire nelle pratiche di employee experience</strong>, tentando di migliorare il contesto lavorativo all’interno del quale operano i collaboratori. “Le tendenze che emergono a livello mondiale sulla base dei recenti report pubblicati, confermano ciò che i dati di <strong><em>Great Place to Work</em></strong> rilevano ogni giorno: una employee experience solida è un vantaggio competitivo concreto per le aziende – spiega <strong>Gaia Morselli</strong>, Head of Consulting Services di <strong><em>Great Place To Work Italia</em></strong> – Le organizzazioni che sono capaci di mettere al centro le persone, in modo strutturato e non occasionale, ottengono risultati superiori in termini di crescita (crescono fino a 12 volte più velocemente rispetto alla media di mercato), innovazione e reputazione. Nel 2026 alle aziende non basterà più offrire qualche benefit formale ai propri collaboratori ma solo quelle che sapranno costruire un ecosistema di ascolto, fiducia e valorizzazione della persona saranno in grado di attrarre e trattenere i migliori talenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma quali sono le <strong>10 tendenze strategiche che stanno ridefinendo e rivoluzionando la employee experience dei collaboratori </strong>impiegati nelle aziende?<strong> Dalla flessibilità totale degli orari aziendali</strong> alla <strong>presenza di coach professionisti che assistono i dipendenti</strong>. Inoltre, altre tendenze che stanno spopolando tra le aziende riguardano la possibilità di <strong>partecipare ad attività di volontariato</strong>,<strong> retribuite</strong>,<strong> durante l’orario di lavoro</strong>, o la possibilità di <strong>raccogliere</strong>,<strong> periodicamente</strong>,<strong> suggerimenti che possano poi trasformarsi in iniziative concrete di miglioramento della vita aziendale</strong>. Anche le iniziative di inclusione come l’introduzione del “permesso Rosa”, una giornata retribuita dedicata alle collaboratrici durante il periodo del ciclo mestruale o di wellness come le dinner box possono creare esperienze positive per tutti i dipendenti, aiutandoli a sentirsi parte integrante delle organizzazioni per le quali lavorano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra dati internazionali e best practice delle aziende eccellenti ecco quali sono, secondo il parere degli esperti di <strong><em>Great Place To Work Italia</em></strong>, <strong>le 10 tendenze che stanno trasformando l’esperienza dei collaboratori</strong>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Flessibilità su misura e nuovi significati del rientro in ufficio: </strong>la policy dello smart working è basata su fiducia e responsabilità, in cui non esistono limiti di giorni né obblighi di presenza in ufficio, ed è anche possibile lavorare temporaneamente dall’estero. Questo è un esempio concreto di come la flessibilità oggi sia cultura e non regolamento. Al contempo, molte aziende stanno ripensando gli spazi e i momenti in presenza come leve strategiche per rafforzare coesione, collaborazione e identità culturale: giornate dedicate al team building, workshop creativi, momenti formativi e condivisione informale sono alcune delle maggiori pratiche in crescita. Il rientro in ufficio diventa così un’opportunità, non un’imposizione, capace di generare valore reale per i collaboratori.</li>
<li><strong>Leadership coach e peer-to-peer feedback</strong>: attivazione di programmi e corsi semestrali riservati ai collaboratori con dei coach professionisti oltre all’istituzione di un sistema di riconoscimento peer-to-peer con premi convertibili in esperienze e donazioni.</li>
<li><strong>Volontariato retribuito e attivismo aziendale</strong>: offrire ai collaboratori la possibilità di svolgere attività di volontariato retribuite durante l’orario di lavoro, donandosi a fare del bene. La finalità? Allineare il purpose personale con quello aziendale.</li>
<li><strong>Wellness integrato su tre livelli</strong> (<strong>food</strong>,<strong> fitness</strong>,<strong> health</strong>):<strong> s</strong>viluppo di programmi olistici di benessere che offrono servizi di ristorazione sani, lezioni di fitness in sede, dinner box per ridurre gli sprechi e una piattaforma mensile per check-up medici e supporto psicologico. A questi si aggiungono sempre più spesso regole per l’uso equilibrato di email e meeting, così da proteggere tempo, attenzione e salute mentale dei collaboratori. Il benessere, infatti, passa anche dalla qualità delle interazioni digitali.</li>
<li><strong>Ascolto attivo e innovazione dal basso</strong>: lancio di sistemi aziendali interni di raccolta permanente di feedback e suggerimenti. Sulla base di questi ultimi verranno promossi interventi concreti che incideranno direttamente sulla vita aziendale come servizio mensa, climatizzazione e strumenti per la gestione del tempo di lavoro.</li>
<li><strong>Politiche di genitorialità avanzate: </strong>introduzione di congedi retribuiti aggiuntivi, bonus alla nascita e smart working dedicato per i neogenitori. Misure concrete che riconoscono la centralità dell’individuo nella sua interezza, non solo come collaboratore.</li>
<li><strong>DEIB concreta e misurabile: </strong>introduzione del “permesso Rosa”, una giornata retribuita dedicata alle collaboratrici durante il periodo del ciclo mestruale. Un esempio di equità concreta in contesti a prevalenza maschile, dove l’inclusione parte dalla realtà vissuta.</li>
<li><strong>Comunicazione interna multicanale e inclusiva</strong>: sviluppo di app aziendali interne per la comunicazione tra team, anche tra turnisti e collaboratori stagionali. L’obiettivo? Garantire un senso di comunità diffuso, anche in ambienti ad alta rotazione.</li>
<li><strong>Collaborazione intergenerazionale, valorizzare tutte le età: </strong>in un contesto lavorativo dove convivono fino a cinque generazioni diverse, le aziende eccellenti stanno sviluppando programmi e policy specifiche per favorire la collaborazione intergenerazionale. Non si tratta solo di ridurre i conflitti, ma di valorizzare l’unicità di ciascuna fascia d’età – dalla Gen Z ai Baby Boomers – promuovendo mentoring reciproco, reverse coaching, team misti ed esperienze formative congiunte. Secondo i dati <strong><em>Great Place to Work</em></strong>, le organizzazioni che puntano sull’integrazione generazionale non solo aumentano l’engagement, ma favoriscono l’innovazione e il senso di appartenenza. In questo modo, tutti possono esprimere al meglio il proprio potenziale e sentirsi parte attiva della cultura aziendale.</li>
<li><strong>Employer branding con impatto reale: </strong>le aziende certificate da <a href="https://tuttowelfare.info/great-place-to-work-italia-ecco-i-trend-2025-del-lavoro/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Great Place To Work </em></strong></a>ottengono visibilità continua, ranking settoriali e riconoscimenti tematici. Questa strategia valorizza l’investimento sulla cultura interna anche verso l’esterno, rafforzando l’attrattività sul mercato del lavoro.</li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/lemployee-experience-nel-2026/">State of the Workplace di SHRM: l&#8217;employee experience nel 2026</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Servizi di welfare aziendale: cresce l’interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 08:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Osservatorio UniSalute ha rilevato che l'87% dei lavoratori che non usufruiscono di servizi di welfare aziendale vorrebbero che l'azienda per cui lavorano li offrisse, in particolare quelli che riguardano l'assistenza sanitaria</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/">Servizi di welfare aziendale: cresce l’interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 2</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Pubblichiamo il comunicato stampa sull&#8217;Osservatorio UniSalute, realizzato in collaborazione con Nomisma, sulla diffusione dei servizi di welfare aziendale in Italia: “Servizi di welfare aziendale: cresce l&#8217;interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono sempre di più gli italiani che vogliono lavorare per aziende interessate a migliorare il loro benessere, offrendo uno stipendio adeguato, ma anche servizi di welfare che vadano a migliorare sensibilmente le loro condizioni. È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da <strong>Nomisma </strong>per l’<strong>Osservatorio Sanità di UniSalute</strong>, secondo cui l’87% dei dipendenti che non ha modo di usufruire di questi benefit <strong>vorrebbe fossero introdotti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla stessa ricerca emerge anche che solo il 42% delle aziende italiane <strong>offre questi servizi a tutti i dipendenti</strong>, mentre un ulteriore 22% li prevede <strong>solo per alcuni inquadramenti</strong>. Infine, più di un’azienda su tre (36%) ad oggi <strong>non prevede piani di welfare aziendale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra chi non ne dispone, a generare l’interesse maggiore sono soprattutto i benefit riguardanti l’<strong>assistenza</strong> <strong>sanitaria</strong>, come costi ridotti per servizi sanitari convenzionati e rimborso di spese mediche, di cui vorrebbe poter usufruire il 64% degli intervistati. Al secondo posto si trovano i <strong>fringe benefit</strong> (29%), che vanno dai buoni spesa all’auto aziendale, seguiti dalla <strong>previdenza integrativa </strong>(27%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avere dei servizi sanitari inclusi nel proprio contratto di lavoro, dunque, si conferma un’opportunità sempre più interessante, in un contesto in cui la maggior parte degli italiani soffre <strong>i tempi d’attesa troppo lunghi del SSN</strong> (76%), ma anche <strong>l’aumento dei costi delle cure mediche</strong> negli ultimi anni nel settore privato (67%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra coloro che invece dispongono di servizi di welfare nel proprio contratto di lavoro, il 54% afferma di aver usufruito proprio delle agevolazioni sulle <strong>cure mediche</strong> negli ultimi 12 mesi. Gli esami specialistici più effettuati sono le <strong>visite</strong> <strong>oculistiche</strong> (57%), i <strong>test dell’udito</strong> (40%) e le <strong>visite dermatologiche </strong>(40%), che garantiscono un notevole risparmio sul portafoglio familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante ciò, dalla ricerca è emerso che solo il 38% del campione si dice <strong>soddisfatto del welfare aziendale offerto</strong>, a cui si aggiunge un 7% di <strong>molto soddisfatti</strong>. Questi dati mostrano come serva fare ulteriori progressi per introdurre o ampliare misure che stanno diventando sempre più importanti e richieste.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/servizi-di-welfare-aziendale-cresce-linteresse-tra-i-lavoratori-che-ancora-non-ne-possono-usufruire/">Servizi di welfare aziendale: cresce l’interesse tra i lavoratori che ancora non ne possono usufruire</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<item>
		<title>Perché le aziende dovrebbero occuparsi di educazione finanziaria</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/perche-le-aziende-dovrebbero-occuparsi-di-educazione-finanziaria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 09:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26386</guid>

					<description><![CDATA[<p>La scarsa educazione finanziaria è un problema per le imprese in termini di produttività, assenteismo e fidelizzazione dei dipendenti. Sostenerla attraverso specifiche misure può aprire la strada a benefici ancora non sfruttati</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/perche-le-aziende-dovrebbero-occuparsi-di-educazione-finanziaria/">Perché le aziende dovrebbero occuparsi di educazione finanziaria</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>I dati recentemente diffusi dall’Ocse dicono che l’Italia ha fatto progressi nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione finanziaria, tanto che la percentuale di coloro che hanno un’alfabetizzazione in questo campo è cresciuta dal 37% al 44,3%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, si tratta di un miglioramento lento, che ci vede ancora all’ultimo posto nella classifica di diffusione di concetti come l’inflazione, la diversificazione e i rendimenti non solo nell’Unione Europea, ma anche rispetto a tutti i mercati sviluppati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va detto che lo Stato italiano sta cercando di porre rimedio e di colmare il gap con gli altri Paesi, tanto che nell’anno 2024/2025 l’educazione finanziaria è stata portata per la prima volta all’interno del programma per le scuole secondarie. Tuttavia, come scrive Marco Lo Conte sulla sua testata, si tratta di provvedimenti ancora poco incisivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In primis si tratta di sole sette ore l’anno, pochissimo per poter sperare in un impatto significativo, e soprattutto senza alcun effetto sugli adulti di oggi, che sono i veri responsabili delle finanze di un nucleo familiare. Ma se non sono le scuole o gli enti pubblici, chi può farsi carico di sviluppare l’educazione finanziaria tra le persone e farlo in tempi relativamente brevi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un prezioso contributo su questo punto può provenire dalle imprese. Infatti, il management aziendale ha una posizione sociale e una serie di caratteristiche intrinseche che possono avere un ruolo cruciale nel colmare questo divario formativo. Innanzitutto, riesce a raggiungere figure che eventuali concorsi pubblici difficilmente coinvolgerebbero. Inoltre, può proporre una formazione molto più concreta e attinente alla realtà di quella che si ha nelle scuole, andando ad affrontare temi inerenti a bisogni immediati come mutui, previdenza, <a href="https://tuttowelfare.info/rinuncia-al-tfr-come-funzionerebbe-la-novita-della-legge-di-bilancio-2026/">gestione del TFR</a> e un uso più appropriato dei frindge benefit messi a disposizione. Infine, può avere un ruolo importante a livello di inclusione e tutela dei gruppi che in questo frangente sono più vulnerabili, come neoassunti, stranieri e dipendenti con reddito più basso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo punto, però, viene da chiedersi come mai le organizzazioni dovrebbero farsi carico di investire nell’educazione finanziaria dei loro dipendenti, viste le già innumerevoli sfide che oggi si trovano a dover affrontare. La risposta a questo interrogativo è che una maggiore educazione finanziaria genererebbe numerosi benefici anche per le imprese stesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, sono stati pubblicati numerosi studi che lo dimostrano e uno dei più importanti è l’edizione del 2025 dello <em>State of Workplace Financial Benefits Study</em>, di Morgan Stanley. Secondo questo report:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il 91% dei dipendenti intervistati dichiara che si sentirebbe più coinvolto nella società in cui lavora se questa offrisse supporto finanziario sui loro problemi specifici</li>
<li>L’84% afferma che i datori di lavoro dovrebbero assistere più attivamente i dipendenti nelle questioni inerenti alla gestione finanziaria</li>
<li>L’80% dei leader HR hanno ricevuto richieste specifiche sul tema</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pertanto, lo studio di Morgan Stanley dimostra come sviluppare l’educazione finanziaria aumenti l’attrattività di un’azienda e, al tempo stesso, ne riduca il turnover.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro rapporto, pubblicato nel 2023 da PwC e intitolato <em>Employee Financial Wellness Survey</em>, mostra anche come le preoccupazioni per le proprie condizioni economiche siano la principale causa di stress per il 57% degli intervistati, con impatti negativi su produttività, assenteismo e fidelizzazione. Tuttavia, le imprese che offrono programmi di benessere finanziario riscontrano benefici misurabili su ognuna delle voci citate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, sempre secondo il report di PwC, sono il 74% i lavoratori dipendenti che cercano attivamente una guida pratica che li supporti nel prendere le decisioni giuste quando si parla della gestione del loro denaro, di momenti di crisi e di eventi inaspettati in generale. Ciò evidenzia l’ampio margine di manovra che avrebbero le imprese qualora decidessero di investire attivamente in questo tema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/perche-le-aziende-dovrebbero-occuparsi-di-educazione-finanziaria/">Perché le aziende dovrebbero occuparsi di educazione finanziaria</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<item>
		<title>Professionisti del welfare, ecco il mix vincente</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/professionisti-del-welfare-ecco-il-mix-vincente/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/professionisti-del-welfare-ecco-il-mix-vincente/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 11:55:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A conclusione del Master di Tuttowelfare 2025, ci siamo confrontati con i docenti che hanno guidato i partecipanti nel percorso formativo. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 3</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>C’è una domanda che, più di altre, ha attraversato la IV edizione del Master in Welfare Manager: <em>c</em>he cosa significa davvero fare welfare oggi? La risposta, emersa durante il workshop finale, è chiara: servono professionisti del welfare capaci di tenere insieme competenze tecniche e visione, regole e persone, numeri e cultura organizzativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il welfare, oggi, non è più solo un insieme di misure o un elenco di benefit. È un linguaggio che parla di fiducia, sostenibilità, reputazione e benessere. E per saperlo “parlare”, occorre un approccio più ampio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante le cinque giornate del nostro Master diretto da Riccardo Zanon, Avvocato e Consulente del Lavoro, i docenti hanno potuto confrontarsi da vicino con le domande, i dubbi e le sfide di chi ogni giorno cerca di portare e promuovere il welfare nella sua azienda. Ne è nata una riflessione collettiva che racconta bene come sta evolvendo questo mondo e quali competenze serviranno per guidarlo al meglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Il welfare come bussola nella complessità</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per Vincenzo Manfredi, <span data-teams="true"> Direttore Scientifico di FERPI Lab &#8211; Esperto in Public Affairs, Advocacy e Comunicazione Strategica</span>, il welfare è diventato una vera e propria bussola strategica: «Non è più un adempimento, ma un modo con cui l’organizzazione costruisce fiducia con i suoi stakeholder».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Significa sapersi muovere tra sostenibilità, responsabilità sociale e dinamiche istituzionali, interpretando la complessità invece di subirla.<br />
Un ruolo che richiede nuove competenze: gestire temi sensibili, accompagnare il cambiamento, comprendere come le scelte aziendali influenzano gli ecosistemi in cui operano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>L’employer branding che nasce fuori dal lavoro</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Massimiliano B<span data-teams="true">ö</span>hm, <span data-teams="true">Founder e Managing director di Böhm Consulting</span>, porta invece l’attenzione su una scena molto semplice: qualche collaboratore al bar, dopo il lavoro, che racconta com’è la propria azienda. «Lì si gioca la vera reputazione di un’organizzazione», spiega.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni scelta di welfare – dalla flessibilità alla formazione – ha un unico scopo: migliorare quella conversazione.<br />
Non servono slogan né campagne patinate. Serve costruire esperienze positive che le persone abbiano voglia di condividere spontaneamente. Perché il welfare è ciò che resta nella vita delle persone quando escono dal lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>La normativa come strumento, non come vincolo</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto alla visione, c’è la tecnica. E Francesco Natalini, <span data-teams="true"> Professore di Diritto del lavoro presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia</span>, ricorda quanto sia decisiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il professionista del welfare deve cercare e mantenere un equilibrio tra normativa, fiscalità e possibilità concrete di creare valore.<br />
«Comprendere a fondo il quadro giuridico – spiega – significa costruire piani che sostengano davvero il reddito delle persone e permettano alle aziende di utilizzare al meglio gli strumenti a disposizione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://tuttowelfare.info/quali-benefit-per-attrarre-e-trattenere-talenti-alcune-idee-dal-mondo/" target="_blank" rel="noopener">Fringe benefit</a>, art. 51 del TUIR, riduzione del cuneo fiscale: non sono solo regole, ma leve per trasformare il welfare da buona intenzione a progetto realmente efficace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Professionisti del welfare capaci di vedere oltre</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sensazione che resta, dopo questa edizione del Master, è che stiamo vivendo una fase di maturità nuova. Serve essere capaci di leggere il quadro normativo, comprendere i bisogni della popolazione aziendale, anticipare <a href="https://tuttowelfare.info/il-55-dei-datori-di-lavoro-italiani-integra-la-sostenibilita-nella-strategia-hr/" target="_blank" rel="noopener">i trend ESG</a> e tradurre tutto questo in scelte che migliorano la vita delle persone e rafforzano le organizzazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed è proprio qui che il Master trova il suo senso: formare professionisti del welfare in grado di tenere insieme tecnica e visione, competenza e sensibilità, norme e cultura. Perché il welfare non è un insieme di strumenti, ma in modo di guardare, o meglio prendersi cura delle persone. E chi saprà farlo con consapevolezza, metodo e creatività avrà un ruolo centrale nel mercato del lavoro e nella società.</p>
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		<item>
		<title>Il 55% dei datori di lavoro italiani integra la sostenibilità nella strategia HR</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/il-55-dei-datori-di-lavoro-italiani-integra-la-sostenibilita-nella-strategia-hr/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 14:49:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recente ricerca internazionale “HR &#038; Payroll Pulse” di SD Worx mostra le divergenze sull'impegno delle aziende italiane in termini di sostenibilità e la percezione dei dipendenti a riguardo</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/il-55-dei-datori-di-lavoro-italiani-integra-la-sostenibilita-nella-strategia-hr/">Il 55% dei datori di lavoro italiani integra la sostenibilità nella strategia HR</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><span data-teams="true">Pubblichiamo il comunicato stampa di SD Worx sulla ricerca internazionale “HR &amp; Payroll Pulse”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I dipendenti sono critici: solo il 57% considera credibili questi sforzi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Milano, 6 novembre 2025<strong> – </strong>Oltre la metà dei datori di lavoro italiani (55%, in linea con la media europea) si impegna a integrare la sostenibilità nella propria strategia HR. Quasi tre su quattro (71%) ritengono, inoltre, che la loro immagine di sostenibilità sia credibile, ma i dipendenti adottano una visione più critica: solo il 57% si fida dei loro sforzi. È quanto emerge dalla ricerca internazionale “HR &amp; Payroll Pulse” condotta da SD Worx, principale fornitore di soluzioni HR in Europa, su un panel di 5.625 decisori HR e 16.000 dipendenti provenienti da 16 Paesi europei. La pressione per dimostrare risultati concreti aumenta, soprattutto alla luce della Direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale (Corporate Sustainability Reporting Directive &#8211; CSRD) che richiede a molte aziende un resoconto pubblico sulle politiche di sostenibilità attuate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sostenibilità sta assumendo un ruolo crescente nell’agenda dei Direttori delle Risorse Umane. La questione è particolarmente rilevante nel Regno Unito (68%), in Irlanda (68%) e in Romania (65%), mentre Paesi come Germania e Belgio (entrambi 47%) sono in ritardo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come comunicano i datori di lavoro l’impegno a favore della sostenibilità?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia, il 72% promuove pubblicamente le pratiche sostenibili adottate nella gestione delle risorse umane. Un fenomeno particolarmente marcato in Romania (92%), Norvegia (85%) e Irlanda (81%), mentre la Finlandia (46%) rimane in coda. Tuttavia, i dipendenti europei percepiscono meno chiaramente questo posizionamento: solo il 62% ritiene che il proprio datore di lavoro sia realmente sostenibile. Nel nostro Paese superiamo di un punto percentuale la metà (51%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alla visibilità esterna, però, gioca un ruolo importante anche la reportistica: il 50% dei datori di lavoro italiani afferma che la propria organizzazione valuta attivamente e riferisce in merito ai propri sforzi di sostenibilità e all&#8217;impatto etico sull&#8217;ambiente, la società e la governance (ESG). Solo il 35% si sente, invece, sufficientemente preparato anche per la CSRD che dal 2023.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alla visibilità esterna, assume importanza anche la rendicontazione: il 50% dei datori di lavoro italiani dichiara che la propria organizzazione valuta e trasmette attivamente i risultati delle iniziative di sostenibilità e il loro impatto etico su ambiente, società e governance (ESG). Solo il 35% si sente, invece, preparato alla direttiva europea CSRD, che, dal 2023, impone alle grandi aziende di riferire sulle questioni ESG.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“L’Unione Europea punta a definire criteri chiari e uniformi in materia di rendicontazione di sostenibilità. </em>&#8211; afferma <strong>Luisa Tranquilli, Responsabile Area Sostenibilità di 2A GROUP, an SD Worx company</strong> &#8211;<em> Lo ha dimostrato con l’introduzione della Direttiva CSRD, che stabilisce nuovi obblighi per le imprese che operano nel contesto europeo. Tuttavia, la situazione è in rapida evoluzione. Da un lato, sono stati messi in discussione i criteri che determinano l’obbligo di rendicontazione (fatturato, numero di dipendenti e totale dell’attivo); dall’altro, la nuova Direttiva “Stop the Clock” prevede un rinvio temporaneo dell’applicazione. In particolare, le grandi imprese che avrebbero dovuto pubblicare la prima relazione a partire dal 2026 beneficeranno di un rinvio fino al 2028, mentre per le PMI quotate l’obbligo slitterà dal 2027 al 2029. Tuttavia, rinviare non significa cancellare: chi sceglie di aspettare rischia di perdere credibilità e di trovarsi impreparato di fronte alle nuove richieste del mercato e di stakeholder sempre più attenti ed esigenti.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il divario di credibilità tra dipendenti e datori di lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sette datori di lavoro italiani su dieci (73%) sono convinti di essere credibili sul fronte della sostenibilità, anche se i dipendenti hanno un’opinione diversa: solo il 57% si fida delle iniziative ESG della propria organizzazione. Ne deriva un divario medio di circa 16 punti che ci posiziona al terzo posto della top tre europea: sul gradino più alto del podio troviamo la Francia (22 punti) seguita dal Regno Unito (17 punti). Sono, invece, più virtuosi la Croazia (10 punti), i Paesi Bassi (10 punti) e la Finlandia (11 punti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;I datori di lavoro credono fortemente nella propria narrativa di sostenibilità, ma i dipendenti la percepiscono meno. Questo genera tensione tra ciò che le organizzazioni dichiarano e l’esperienza quotidiana dei lavoratori. &#8211; </em>commenta <strong>Laura De Boom, ricercatrice presso l’Università di Anversa</strong><em> &#8211; Parole o campagne potenti possono emozionare, ma non sempre si traducono in pratiche concrete. Altre volte, i dipendenti percepiscono i valori sottostanti, ma mancano di fiducia perché le parole non sono seguite da azioni. Qui sta la sfida per HR e comunicazione: non solo raccontare visibilmente ciò in cui si crede, ma renderlo concreto nel lavoro quotidiano e nella cultura aziendale. Solo quando i dipendenti vedono la promessa riflessa nella propria esperienza, la storia di sostenibilità acquista reale credibilità.&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Perché la credibilità è fondamentale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La credibilità gioca un ruolo chiave anche nel processo di talent acquisition. In generale i dipendenti che percepiscono i messaggi ESG della propria azienda come autentici e attendibili hanno il 12% in più di probabilità di considerarla attraente. La soddisfazione sul lavoro aumenta dall’8 al 10%, così come motivazione e impegno, mentre la propensione a lasciare l’azienda diminuisce del 2-2,5%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;Una comunicazione credibile in termini di sostenibilità rende il datore di lavoro più attraente, aumenta la soddisfazione e la motivazione, e riduce il rischio di turnover. L’effetto è più evidente tra i lavoratori più senior. </em>&#8211; conclude <strong>De Boom</strong> &#8211;<em> Per HR e comunicazione, la chiave della credibilità risiede in tre elementi: accuratezza, autenticità e coerenza. Bisogna condividere dati ed evidenze, raccontare storie reali di dirigenti e dipendenti, e assicurarsi che parole e azioni si rafforzino a vicenda. La vera persuasione nasce solo quando la sostenibilità è sincera, una qualità richiesta non solo dai dipendenti, ma sempre più anche da clienti, fornitori e investitori.&#8221;</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Welfare Aziendale 2026: la leva che può salvare il tuo P&#038;L (prima che lo faccia il tuo competitor)</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/welfare-aziendale-2026-la-leva-che-puo-salvare-il-tuo-pl-prima-che-lo-faccia-il-tuo-competitor/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 10:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 quasi due milioni di lavoratori hanno lasciato spontaneamente il loro posto: il secondo picco più alto di sempre dopo il 2022</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/welfare-aziendale-2026-la-leva-che-puo-salvare-il-tuo-pl-prima-che-lo-faccia-il-tuo-competitor/">Welfare Aziendale 2026: la leva che può salvare il tuo P&#038;L (prima che lo faccia il tuo competitor)</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Contributo a cura dell&#8217;Avvocato Riccardo Zanon – Studio Zanon, “Welfare Champion” al Welfare Index PMI, Autore del libro Welfare Aziendale e curatore scientifico della 4° edizione del Master Welfare Manager di Tuttowelfare.info</p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 20px" ><span
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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4><span style="color: #000000;">Il problema che si sta materializzando</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2024 <strong>quasi due milioni di lavoratori hanno lasciato spontaneamente il loro posto</strong>: il secondo picco più alto di sempre dopo il 2022 e un segnale che la “Great Resignation” non è affatto finita, si è solo evoluta.  Allo stesso tempo, <strong>il 78 % dei datori di lavoro italiani</strong> dichiara di non trovare le competenze necessarie – un valore superiore alla media globale. Il risultato? Tasso di <strong>turnover complessivo al 34 %</strong>, con punte del 47 % nei servizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E quando le persone restano, spesso lo fanno “in silenzio”: il <strong>12 % dei lavoratori si definisce </strong><strong>“</strong><strong>quiet quitter</strong><strong>”,</strong> cioè presente ma scollegato emotivamente dal lavoro. A ciò si somma un’emorragia di capitale umano: <strong>156 000 giovani qualificati hanno emigrato nel 2024</strong>, il massimo da 25 anni, erodendo il potenziale di crescita del Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se la tua risposta è aumentare gli stipendi in linea con l’inflazione, sappi che l’aumento del costo del lavoro inciderà sul margine senza curare engagement e produttività. Serve altro.</p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 20px" ><span
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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4><span style="color: #000000;">L’anello mancante. Il welfare strategico, non il “buono benzina”</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le aziende che trasformano il welfare da costo a investimento stanno già correndo su un binario diverso:</p>
<p><strong>• Tre imprese su quattro</strong> hanno oggi un livello almeno medio d’iniziativa welfare, segno che il tema è maturato e si sta spostando sul core business.</p>
<p>• La Legge di Bilancio 2025 ha <strong>stabilizzato i fringe benefit</strong> a 1.000 €/anno (2.000 € per chi ha figli) fino al 2027, offrendo un credito d’imposta di fatto permanente alle politiche di people care.</p>
<p>• I <strong>premi di risultato restano detassati al 5 %</strong> e convertibili in welfare, ampliando ulteriormente il delta netto/brutto rispetto a un aumento salariale tradizionale.</p>
<p>• Il 70 % delle società quotate lega già parte dei bonus dei CEO a KPI ESG; dove presenti, questi pesano in media per il 20 % del variabile. In altre parole, il welfare è diventato misura di performance anche per la C-suite.</p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 20px" ><span
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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4><span style="color: #000000;">Perché funziona?</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Efficienza fiscale</strong> – da fringe benefit a flexible benefit, ogni euro investito può costare fino al 40 % in meno rispetto a un aumento di RAL.</p>
<p><strong>2. Talent magnet &amp; retention</strong> – i pacchetti di wellbeing pesano più del differenziale retributivo per gli under 35, riducendo drastici costi di sostituzione.</p>
<p><strong>3. Produttività misurabile</strong> – minore assenteismo, minor turnover, engagement che impatta direttamente sull’EBIT.</p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 20px" ><span
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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4><span style="color: #000000;">Il mito del “facciamo da soli” (Perché il fai-da-te costa caro)</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Implementare un piano welfare senza governance esperta equivale a:</p>
<p><strong>• Rischio legale</strong>: errata classificazione di un fringe benefit può generare accertamenti INPS/AE e sanzioni retroattive.</p>
<p><strong>• Spreco di budget</strong>: benefit percepiti come “gadget” non migliorano né engagement né employer brand.</p>
<p><strong>• Inerzia organizzativa</strong>: se il welfare non è agganciato a KPI e premi di risultato, nessuno in azienda lo presidia davvero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concretamente, ho assistito a un’azienda del retail che ha speso 400.000 € in voucher non utilizzati: il 38 % dei dipendenti non ha mai riscattato il codice. Soldi bruciati, “goodwill” zero.</p>

		</div> 
	</div> 	<div class="vc_empty_space"  style="height: 20px" ><span
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		</span></div>


	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4><span style="color: #000000;">La soluzione inevitabile. Il Master Welfare manager 4° edizione</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Master parte a <strong>settembre 2025</strong> e nasce con un obiettivo: <strong>mettere in mano a HR, CEO, consulenti del lavoro e avvocati la </strong><strong>“</strong><strong>cassetta degli attrezzi” per usare la normativa come leva di business, non come vincolo</strong>.</p>
<p><strong>Formato ibrido</strong>: quattro martedì mattina online live + giornata conclusiva a Milano, clinic individuali su prenotazione, faculty mista di giuslavoristi, CFO, antropologi organizzativi. <strong>30 posti massimo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Il futuro appartiene a chi sa tradurre la norma in vantaggio competitivo. Il welfare strategico non è un benefit: è la tua polizza contro il prossimo shock di mercato.”</em></p>
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<p><strong>Ci vediamo in aula.</strong></p>

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		<title>Congedo parentale 2025: novità e intervento dell&#8217;Inps</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 07:33:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Legge di Bilancio 2025 ha innalzato dal 30% all'80% la retribuzione per il terzo mese di congedo parentale, ma solo per chi è nato dopo il 1° gennaio 2025. Capire se si rientra in questa maggiorazione può essere complicato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Recentemente, con la circolare numero 25 del 2025, l’Inps è andato a colmare un vuoto normativo che si era venuto a creare con le più recenti disposizioni della nuova Legge di Bilancio 2025 in materia di congedo parentale. Nello specifico, al comma 217 dell’articolo 1, prevede un innalzamento dell&#8217;indennità per il terzo mese di congedo dal 30% all&#8217;80%, ma specifica anche il periodo complessivo concesso per la cura dei figli dallo Stato resta invariato.</p>
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<p>Ma cosa significa questo provvedimento e quali sono, nel concreto, i cambiamenti introdotti quest&#8217;anno? Per rispondere a questa domanda e capire cosa prevede la nuova normativa, è bene prima capire come ha operato fino allo scorso anno il meccanismo del congedo parentale in Italia, dove per congedo parentale si intende, come accennato prima, il diritto dei genitori di godere di alcuni mesi di sospensione dell&#8217;attività lavorativa per dedicarsi alla cura dei figli, durante i quali percepiranno comunque un&#8217;indennità.</p>
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<p>Inizialmente pensato per permettere alle madri di continuare a percepire un reddito non solo nei giorni del parto, ma anche nei mesi precedenti e/o successivi a esso, negli anni si è cercato di estendere le misure a entrambi i genitori, così da non dover scaricare completamente sulle donne del nostro Paese <a href="https://tuttowelfare.info/caregiver-e-lavoro-la-rinuncia-puo-costare-miliardi-di-euro/" target="_blank" rel="noopener">il ruolo di caregiver</a>. Oggi, la normativa di riferimento è il Testo Unico sulla maternità e paternità (Decreto Legislativo n. 151/2001), assieme alle modifiche successive, il quale permette ai genitori lavoratori di astenersi dal lavoro fino al compimento dei 12 anni di età del figlio. I mesi concessi sono usufruibili dal momento della nascita o dall&#8217;ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.</p>
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<p>Inoltre, sebbene possano usufruirne anche lavoratori autonomi e parasubordinati, è evidente nelle intenzioni del legislatore che questa norma sia pensata in particolar modo per i lavoratori subordinati (o dipendenti). Non a caso, anche l’Inps è andato a integrare le nuove disposizioni della Legge di Bilancio 2025, in un segmento rivolto specificatamente a questa categoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La legge prevedeva che i genitori avessero diritto a 10 mesi di congedo parentale, durante i quali erano autorizzati ad assentarsi dal lavoro per dedicarsi alla cura dei propri figli. Successivamente si è stabilito, sempre in ottica di coinvolgere maggiormente i padri, di aumentare a 11 i mesi di congedo qualora questi ultimi ne avessero usufruito per almeno 3. Questi mesi potevano essere liberamente ripartiti tra i due genitori e usufruiti in modo continuativo o frazionato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto ciò resta valido anche con la Legge di Bilancio del 2025, la quale agisce invece su un altro aspetto fondamentale citato inizialmente, ovvero l’indennità. Come detto, il congedo parentale è retribuito e fino a oggi la legge prevedeva che la retribuzione per i primi due mesi corrispondesse all’80% dello stipendio del lavoratore e quelli successivi al 30%. La norma, invece, ha innalzato all’80% anche l’indennità per i terzo mese.</p>
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<p>Infine, la norma specifica che questa regola è valida solo per i figli nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2025 in poi; inoltre, nel caso di mesi trasferibili, fa fede il periodo di riferimento del trasferente. Ciò significa che, se una madre trasferisce, per esempio, il 4° mese di congedo parentale al coniuge, il quale sarebbe solo al 2° mese, questo verrebbe comunque retribuito al 30% e non all’80%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una serie di altri esempi sulle tempistiche e l’indennità sono stati forniti anche da Il Sole 24 Ore in un suo recente articolo; a seguire ne riportiamo uno:</p>
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<p>Si supponga che una donna sia diventata madre il 20 ottobre 2024 e che abbia usufruito della maternità obbligatoria esclusivamente dopo il parto, tra il 20 ottobre e il 20 marzo del 2025. Al tempo stesso, il padre ha preso un periodo di congedo parentale tra il 1° gennaio e il 28 febbraio 2025. In questo caso, non solo i due mesi del padre sono retribuiti all’80%, ma se la madre decidesse di usufruire di un altro mese, tra il 21 marzo e il 20 aprile, in questo caso si applica la Legge di Bilancio 2025 e anche questo periodo sarà retribuito all’80%.</p>
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