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	<title>Relazione annuale della Covip Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>Relazione annuale della Covip Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Rilanciare la previdenza complementare nel post Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 08:24:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza post covid]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione annuale della Covip]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Covip avverte che andrebbe favorito un maggior livello di inclusione previdenziale, considerando l’andamento variegato delle adesioni in Italia a livello di genere, età e territorio &#160; Il quadro che emerge dalla Relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) è quello di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><i>La Covip avverte che andrebbe favorito un maggior livello di inclusione previdenziale, considerando l’andamento variegato delle adesioni in Italia a livello di genere, età e territorio</i></p>
<p><span id="more-22312"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il quadro che emerge dalla Relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) è quello di <strong>un sistema di previdenza complementare che ha sostanzialmente ben retto all’urto della crisi derivante dall’emergenza epidemiologica</strong> sia in termini di stabilità del sistema che di rendimenti. Secondo i documenti diffusi, alla fine del 2020, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si sono attestate a 198 miliardi di euro, in aumento del 6,7% rispetto al 2019; un ammontare pari al 12% del Prodotto interno lordo e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti hanno guadagnato poi in media, rispettivamente, il 3,1 e il 2,9%; nello stesso periodo il Trattamento di fine rapporto (Tfr) si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,2%. <strong>Per quel che riguarda il numero degli iscritti il totale è stato pari a 8,4 milioni, in crescita del 2,2% rispetto al 2019, per un tasso di copertura del 33%</strong> sul totale delle forze di lavoro. Occorre però, ha sottolineato l’autorità di vigilanza, monitorare il post crisi e porre in essere una serie di interventi per consentire alla previdenza complementare di compiere un definitivo “salto di paradigma”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Disparità di genere, di età e di territorio</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va in primo luogo favorito un maggior livello di inclusione previdenziale considerando l’andamento variegato delle adesioni. <strong>Gli uomini sono il 61,7% degli iscritti alla previdenza complementare </strong>(il 73% nei fondi negoziali)<strong>, nel solco di quel <em>gender gap</em> che si è già manifestato negli anni scorsi. Si conferma anche il gap generazionale</strong>: la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento (il 51,6% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 31% ha almeno 55 anni). Quanto all’area geografica, la maggior parte degli iscritti risiede nelle regioni del Nord (57%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Covip ha auspicato allora che si pongano in essere il prima possibile tutte le iniziative utili per un nuovo e più consistente <strong>impulso allo sviluppo delle adesioni sia proseguendo lungo la via delle adesioni online che con un “uso sapiente” degli incentivi fiscali</strong>, che andrebbero ripensati per favorire l’adesione e la contribuzione di chi non è ancora nel sistema e di quanti ne rimangono ai margini in forza di una condizione lavorativa più fragile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come avviene in altri ordinamenti, si potrebbe prevedere la possibilità di usare in anni successivi la deducibilità non goduta in uno specifico anno di imposta. Parimenti,<strong> si potrebbe valutare la possibilità di attivare incentivi di carattere finanziario per i più giovani e per quelle categorie di lavoratrici e lavoratori con carriere più instabili</strong>. Si tratta di misure che, anche quando costose per le finanze pubbliche nel breve periodo, riducono il rischio di povertà nel lungo periodo, con ciò contribuendo a migliorare la sostenibilità prospettica dei bilanci pubblici e di un sistema pensionistico concepito come unitario, ma articolato su più pilastri. &#8220;Gli interventi sarebbero particolarmente rilevanti anche per l’area del lavoro autonomo, che rimane assai rilevante nel nostro Paese, caratterizzata da un forte volatilità nei redditi&#8221;, ha continuato la Covip.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Sviluppare un’adeguata formazione (e informazione)</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di fondamentale importanza è poi il contributo che può venire dagli <strong>interventi di educazione alle scelte previdenziali</strong>, la cui valorizzazione è ormai da qualche anno rafforzata dall’attività del Comitato nazionale per l’educazione finanziaria, cui anche la Covip partecipa per i profili appunto legati all’educazione previdenziale. La piena efficacia degli interventi di formazione in campo previdenziale dipende anche dalla quantità e qualità dell’informazione disponibile. Da questo punto di vista, ha sottolineato ancora la Covip, <strong>è necessario che sia dato nuovo slancio alla diffusione e all’uso degli strumenti di conoscenza delle prestazioni</strong> attese di primo pilastro, in continuità con una buona prassi che da anni si segue per la previdenza complementare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alla formazione e all’informazione, va valutato poi<strong> il contributo della cosiddetta &#8220;architettura delle scelte&#8221;</strong>, sia rispetto al disegno di efficaci procedure di adesione automatica sia in relazione alla definizione e stabilizzazione dei profili contributivi individuali. <em>Last but not least</em>, è importante poi un rafforzamento strutturale dei fondi pensione anche nella prospettiva del <strong>ruolo che tali investitori istituzionali di lungo termine possono svolgere per lo sviluppo finanziario</strong> e la crescita economica del Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Lorenzo Giuli è un esperto di previdenza complementare.</em></p>
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		<title>Come incentivare l’adesione dei giovani alla previdenza complementare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 06:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione annuale della Covip]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
		<category><![CDATA[giovani e pensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La partecipazione alla previdenza complementare degli Under 35 in Italia è molto bassa, come la quota di contribuzione. Le proposte per parlare ai Millennial del loro futuro pensionistico &#160; Uno dei principali profili di evidenza che risaltano dalla recente relazione annuale della Commissione di vigilanza sui...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>La partecipazione alla previdenza complementare degli Under 35 in Italia è molto bassa, come la quota di contribuzione. Le</em> <em>proposte per parlare ai Millennial del loro futuro pensionistico</em></p>
<p><span id="more-21381"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno dei principali profili di evidenza che risaltano dalla recente relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) è rappresentato da un <strong>non ancora sufficiente livello di inclusione previdenziale, soprattutto per quel che riguarda le fasce dei lavoratori maggiormente esposti al rischio pensionistico</strong>. Come sottolinea l’autorità di vigilanza “il tema afferisce fortemente all’oggi, ma va considerato con estrema attenzione nella prospettiva del domani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi è, in primo luogo, una discrasia di tipo territoriale con la maggior parte degli iscritti che risiede nelle regioni del Nord (57%). Come elemento di analisi e spunto di riflessione <strong>va evidenziato in questa prospettiva il fenomeno virtuoso dei fondi pensione territoriali</strong> (Laborfonds in Trentino Alto Adige, Solidarietà Veneto in Veneto e Fondemainin Valle d’Aosta).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è poi una sensibile differenza di genere, con <strong>una elevata percentuale di iscritti ai fondi pensione tra gli uomini che rappresentano il 61,9%</strong>, concentrandosi per lo più nelle forme previdenziali di tipo negoziale (73,4%) mentre nelle soluzioni di tipo individuale, e in particolare nei Piani individuali pensionistici (Pip) si registra un maggiore equilibrio con il 46,4% degli iscritti rappresentato da donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Particolarmente delicato è poi il tema legato alla distribuzione per età delle adesioni con la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: <strong>il 52,9% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni</strong>, il 29,5% ha almeno 55 anni. Concentrando l’attenzione sugli occupati, la partecipazione alla <strong>previdenza complementare dei soggetti Under 35 è pari al 21,2%</strong>, inferiore di circa un terzo a quella delle fasce di età centrali (35-54 anni); anche la contribuzione è inferiore di circa la metà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>I rischi per i Millennial e il loro futuro pensionistico</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al di là della mera evidenza statistica, la ridotta adesione dei giovani alla previdenza complementare <strong>assume il carattere di una vera e propria emergenza nazionale</strong>. Va, infatti, evidenziato come l&#8217;applicazione nei loro confronti del metodo di calcolo contributivo che <strong>riflette previdenzialmente nel proprio meccanismo di funzionamento l’intera vita lavorativa</strong> (si sommano virtualmente i contributi versati lungo l’intero percorso occupazionale), li espone a un sensibile fattore di alea sulla adeguatezza del futuro trattamento pensionistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Impattano, per esempio, in maniera rilevante fenomeni quali il ritardato ingresso nel mercato del lavoro, la precarietà (con possibili e più o meno prolungati periodi di vuoto contributivo), <strong>le retribuzioni più ridotte rispetto a quelle dei nostri genitori e nonni</strong>.  Non vanno poi dimenticate altre peculiarità del contributivo che estendono la propria ombra sul domani previdenziale delle giovani generazioni. Va ricordato in primo luogo come <strong>la rivalutazione annuale dei contributi considera l’andamento del Prodotto interno lordo</strong> (la media dell’ultimo quinquennio) come fattore propulsivo e l’attuale congiuntura appare in tale senso tutt’altro che rassicurante nell’immediato futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al momento della quiescenza si applicheranno poi gli specifici coefficienti di trasformazione che riflettono attuarialmente a ogni possibile età pensionabile la speranza di vita residua. Tale parametro viene rivisto ogni biennio per adeguarli all’evoluzione demografica del nostro Paese. <strong>Essendo l’Italia un Paese caratterizzato da un accentuato fenomeno di invecchiamento</strong> (l’Istat ha anticipato dalle prime stime della mortalità per Covid-19 che potrebbe esserci nel 2020 un effetto di freno, ma da considerarsi come una sorta di ‘cigno nero’, non tale cioè da essere letto come una inversione del trend) l<strong>’aggiornamento periodico si riflette in genere in una decurtazione dell’assegno pensionistico</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è allora un caso che il tema ‘giovani e pensioni’ sia oggetto di dibattito nell’ambito dello specifico tavolo di <strong>confronto sulla previdenza tra Governo e sindacati</strong>, riunitosi per un nuovo kick off a fine luglio 2020 dopo lo stop dettato dal <em>lockdown</em> e che a breve è destinato a riprendere (sono in calendario due incontri l’8 e il 16 settembre 2020). In particolare, oltre al superamento di Quota 100 alla fine del naturale periodo di sperimentazione nel 2021, all’età pensionabile dei lavori gravosi, alla separazione tra previdenza e assistenza, <strong>si vorrebbe introdurre una pensione contributiva di garanzia proprio a beneficio dei Millennial</strong> per immunizzarli dall’elevato rischio previdenziale con una sorta di ‘zoccolo duro’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si guarda con molta attenzione nel tavolo di confronto anche per il rilancio della previdenza complementare proprio <strong>per favorire una maggiore inclusione previdenziale dei giovani, prevedendo una nuova finestra di silenzio-assenso</strong> – una specie di meccanismo di ‘spinta gentile’ – accompagnata però da una campagna istituzionale mirata e capillare per favorire una maggiore consapevolezza previdenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le proposte per avvicinare i giovani alla previdenza complementare</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altri aspetto cui si guarda con molta attenzione è poi quello fiscale, con la proposta dell’ Associazione Nazionale fra le Imprese Assicurative (Ania) di prevedere la deducibilità dei contributi versati dai nonni per i nipoti e quella sostenuta un po’ da tutti gli osservatori di <strong>detassare i rendimenti dei fondi pensione, come avviene peraltro in quasi tutti gli altri Paesi europei</strong>, che si tradurrebbe in un sensibile vantaggio su archi temporali prolungati quali sono quelli che caratterizzano la partecipazione di un giovane ad un piano previdenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altra frontiera efficiente da percorrere per favorire un maggior tasso di adesione dei giovani è quella delle adesioni online, fortemente perorate dalla Covip. <a href="http://tuttowelfare.info/previdenza-welfare/garanzie-sicurezza-e-digitalizzazione-la-previdenza-post-pandemia"><strong>L’importanza del canale digitale è evidenziata da una recente ricerca di Insurance Europe</strong></a> secondo cui con riferimento alle modalità di ricezione dell’informativa sui prodotti previdenziali, in media <strong>due terzi dei cittadini europei intervistati hanno dichiarato di preferire il digitale al cartaceo</strong> (addirittura il 70%, come c’era da aspettarsi, nella fascia 18-35 anni; e quasi tre quarti nel caso di persone con un livello alto di istruzione). Persino sorprendente, è il fatto che l’Italia, in questa speciale classifica, svetta con il 74,5%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È importante sottolineare infine, anche in vista del programma che il Governo deve presentare a Bruxelles per richiedere le risorse del Recovery Fund, come <strong>il Piano nazionale di riforme già elaborato dal Ministero dell’Economia</strong>, che rappresenta il driver dei futuri ragionamenti, evidenzi proprio tra gli obiettivi <strong>un maggiore sviluppo dei fondi pensione come elemento di sostenibilità</strong> del nostro sistema previdenziale e di adeguatezza delle future prestazioni dei giovani lavoratori.</p>
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		<title>Garanzie, sicurezza e digitalizzazione: la previdenza post pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:48:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione annuale della Covip]]></category>
		<category><![CDATA[Insurance Europe]]></category>
		<category><![CDATA[Ania]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Covip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza sanitaria ha portato una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti della previdenza, soprattutto riguardo i temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita &#160; All’inizio del 2020 il Covid-19 ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>L&#8217;emergenza sanitaria ha portato una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti della previdenza, soprattutto riguardo i temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita</em></p>
<p><span id="more-21178"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’inizio del 2020 il Covid-19 ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e le nostre prospettive future, comprese quelle previdenziali. Con un gran numero di persone che da febbraio 2020 è rimasto senza lavoro in Italia e in Europa – provvisoriamente o permanentemente – la pandemia ha avuto come conseguenza anche <strong>una significativa diminuzione di contributi affluiti nelle casse previdenziali</strong>, da cui dipende il pagamento delle pensioni pubbliche, e nei fondi pensione, per i quali la caduta dei mercati finanziari ha comportato anche – per gli iscritti nei comparti esposti al rischio – un deprezzamento degli asset in portafoglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per capire quanto il virus abbia impattato anche in questo settore è necessario fare un confronto tra la situazione pre e quella post pandemia. A fine aprile 2020 l’Istat ha diffuso le prime ipotesi demografiche sull’evoluzione del Covid-19 formulate in base a differenti scenari. È emerso che <strong>un numero così ampio di decessi come quelli causati dal virus comporterà una riduzione dell’aspettativa di vita tra 0,4 e 1,4 anni</strong>. Questo potrebbe avere un effetto nel calcolo delle future rendite previdenziali, pubbliche e private, al prossimo aggiornamento dei coefficienti per il calcolo della quota contributiva, cioè nel 2022. L’impatto di queste variabili, non tutte a senso unico, non è stato ancora quantificato, ma probabilmente comporterà una rivisitazione del sistema assistenziale italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Gli italiani e gli europei non sono abituati a risparmiare abbastanza</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>A febbraio 2020, invece, poco prima che l’epidemia divampasse anche in Europa, si era conclusa una survey condotta da <strong>Insurance Europe, la federazione degli assicuratori europei</strong>, sulle preferenze dei cittadini europei in materia previdenziale. Sono stati interpellati 10.174 cittadini di 10 Paesi dell’Unione europea per conoscere se risparmiano abbastanza per le loro pensioni future e quali caratteristiche quelle prestazioni debbono avere per soddisfare le loro aspettative e bisogni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Innanzitutto è emerso che <strong>non si risparmia abbastanza per le pensioni future: il 43% dei cittadini europei (il 53% in Italia), già a inizio 2020, non stavano accantonando risorse per la vecchiaia</strong>, in buona parte per mancanza di disponibilità economiche. Non è pensabile, quindi, che all’indomani di Covid-19 il gap si possa facilmente ridurre, perché nei bilanci familiari, sotto stress per le conseguenze dell’epidemia, sarà ancora più difficile trovare spazi per sufficienti risparmi pensionistici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia è già facile prevedere, nell’immediato, un’ulteriore crescita della quota di iscritti non versanti, cioè di coloro (sono il 28% del totale) che risultano iscritti a una forma complementare di pensione, ma che attualmente non vi stanno contribuendo con nuovi versamenti. Per <strong>l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania)</strong>, che ha pubblicato la versione italiana del sondaggio, per rilanciare la previdenza complementare <strong>occorre innanzitutto lavorare sulla mancata consapevolezza dei bisogni</strong>: altri Paesi europei hanno già istituito da anni il portale delle pensioni online, dove i cittadini possono avere il quadro unitario dei contributi versati, anche se distribuiti in più enti o nei fondi complementari, e vedersi stimata la pensione complessiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisognerebbe poi puntare su maggiori incentivi: se non è il momento di aumentare il plafond annuo di contributi deducibili dal reddito, fermo da quasi 30 anni, si possono, allo stesso tempo, esplorare altre strade. <strong>Ania suggerisce di procedere a una razionalizzazione dei plafond esistenti</strong> consentendo a una persona di cumularne l’importo se decide di concentrare i propri risparmi su una singola prestazione (per esempio, la pensione). <strong>O anche di ottenere un plafond supplementare se utilizza tutti quelli che la legge mette a sua disposizione</strong>. In aggiunta si può, è un’ipotesi, pensare che genitori e nonni, non titolari di un piano di previdenza complementare attivo, possano finanziarlo a favore dei figli (anche se non a carico) o nipoti godendo dei relativi vantaggi fiscali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Protezione dagli imprevisti e garanzie per la pensione</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conclusione più rilevante del report degli assicuratori europei riguarda, però, il bisogno di sicurezza che i cittadini manifestano quando parlano delle loro scelte previdenziali. Un piano pensionistico – si esprime così il 60% delle persone interpellate (il 57% in Italia) – <strong>deve soprattutto essere in grado, nella fase di accumulo, di non generare perdite</strong>. Nelle risposte, quella priorità viene molto prima della giusta attenzione alle performance finanziarie ottenute dai gestori. E segnala la preferenza dei contribuenti verso <strong>le soluzioni tipicamente assicurative, quelle in cui è contrattualmente prevista la garanzia</strong>. Le risposte alla survey rappresentano una conferma dell’approccio prudente ai temi della previdenza scelto, almeno in Italia, dalla maggioranza degli iscritti alle forme complementari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo riguardo i dati della <strong>Covip, l’authority sulla previdenza complementare</strong>, attestano che nell’ultimo decennio i Piani individuali pensionistici (Pip), caratterizzati dalle soluzioni garantite offerte dalle compagnie di assicurazione, hanno registrato le adesioni più numerose. Questa protezione ha, per esempio, <strong>tenuto indenni i risparmiatori dalle forti perdite</strong> che in questi mesi avrebbero subito per effetto della discesa dei mercati azionari e obbligazionari, seguita al diffondersi della pandemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“In questo periodo il nostro Paese sta pagando un prezzo altissimo, non solo in termini di vite umane, ma anche di distruzione di ricchezza, perdita di opportunità di lavoro, lacerazione del tessuto sociale”, ha osservato i<strong>l Presidente del Covip, Mario Padula</strong> durante la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2019, trasmessa online il 24 giugno 2020. “È necessario subito un rinnovamento del patto tra generazioni che guardi ai giovani, per assicurare loro spazi adeguati di lavoro e di vita, e agli anziani, per garantire loro la serenità di cui hanno bisogno: si tratta di ripartire, con l’impegno di tutti, istituzioni e operatori, <strong>per costruire un sistema previdenziale inclusivo e solido</strong>, <strong>in grado di coniugare sostenibilità sociale e sostenibilità finanziaria</strong>, all’interno di un sistema economico che sappia guardare al futuro su basi più avanzate con speranza, coraggio e capacità di innovare”, si auspica Padula.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogna quindi ripensare, per il Presidente del Covip, al ruolo che non solo gli investitori istituzionali ma anche il risparmio privato in generale possono svolgere per la crescita dell’economia e lo sviluppo dei mercati finanziari, <strong>affrontando con coraggio i problemi che un’economia, come quella italiana, pone anche in relazione al suo tessuto industriale</strong> e al suo mercato dei capitali, che non andrebbero riguardati come parametri, ma piuttosto come variabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pandemia, infatti, ha sottolineato <strong>la tendenza a risparmiare e a spendere meno per gli acquisti</strong>, aumentando quindi i depositi negli istituti di credito dei principali Paesi europei, compresa l’Italia: lo ha svelato la Banca centrale europea a maggio 2020. In Italia, i cittadini a marzo hanno messo da parte 16.8 miliardi di euro, cioè <strong>il 254% in più rispetto allo stesso mese del 2019</strong>. Successivamente, l’ultima rilevazione di Wealth Insights, il sondaggio curato da Prometeia e Ipsos che monitora il rapporto degli italiani con le loro ricchezze, ha mostrato che oltre il 50% degli investitori privati italiani che hanno depositato i loro risparmi nel conto corrente <strong>non ha intenzione di rischiare e investire sui mercati</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il canale digitale come priorità per essere informati</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un bisogno che durante il <em>lockdown</em> è diventato primario è quello dell’accesso a strumenti digitali per comunicare o lavorare. È significativo quindi che, ancora prima dell’emergenza Covid-19, <strong>gli interpellati al sondaggio di Insurance Europe si siano espressi a favore dell’uso di Internet</strong> come strumento preferibile per essere informati e sottoscrivere piani di risparmio previdenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa direzione sono andati i due terzi delle risposte ai questionari, e in Italia la percentuale si è attestata al 74,5% delle risposte. La chiara preferenza verso il digitale nell’informazione e la vendita di piani di risparmio previdenziale, per Ania, <strong>sembra destinata a rimanere un tratto distintivo di questo mercato anche per il futuro</strong>, favorendo implicitamente una maggiore concorrenzialità tra operatori, standard più elevati di trasparenza e accessibilità dei prodotti e una migliore gestione dei piani di risparmio da parte di consumatori e intermediari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli europei chiedono di <strong>associare a piani di risparmio previdenziali anche altri tipi di coperture, per esempio sanitarie</strong>: un’altra delle principali conclusioni della survey anticipatrice dello scenario che si è materializzato in questi ultimi mesi. Nelle risposte ai questionari gli interpellati chiedono di implementare i programmi di risparmio contro il rischio di premorienza.</p>
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<p>È una soluzione verso la quale guarda con interesse circa il 46% (il 49% in Italia) degli interpellati in Europa. Una percentuale di poco inferiore (40%, il 32% in Italia) è attratta anche dalla possibilità di<strong> includere nel proprio piano previdenziale specifiche coperture sanitarie o contro i rischi della longevità e dell’invecchiamento</strong>. Gli obiettivi della previdenza non vengono quindi percepiti come limitati a ottenere redditi pensionistici adeguati, ma come un contenitore di bisogni da soddisfare nel tempo dilatato dell’anzianità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tratto comune della ricerca, cioè la priorità che è stata indicata nel costruire e gestire i piani di risparmio previdenziali, è comunque espressione di <strong>una maggiore responsabilizzazione dei cittadini europei nei confronti dei temi legati all’invecchiamento e al mantenimento nel tempo dei propri stili di vita</strong>. Il report, secondo Ania, fa pensare che la rendita pensionistica al termine della vita attiva e le altre reti di protezione della terza età saranno sempre più il prodotto di scelte consapevoli fatte nel corso degli anni e di una gestione dinamica dei cambiamenti, affrontando gli imprevisti che la vita spesso riserva. Anche quando assumono le sembianze di vere e proprie emergenze epocali.</p>
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		<title>E vissero pensionati e contenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2019 05:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[pensione integrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Buscema]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Valentini]]></category>
		<category><![CDATA[Zurich]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione annuale della Covip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La previdenza pubblica ormai non basta più e sempre più si ricorre a forme di pensione integrativa, come mostrano i dati della Relazione annuale della Covip. In questo passaggio, anche culturale, per i lavoratori un ruolo strategico rilevante è affidato alle aziende. &#160; Il tema...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>La previdenza pubblica ormai non basta più e sempre più si ricorre a forme di pensione integrativa, come mostrano i dati della Relazione annuale della Covip. In questo passaggio, anche culturale, per i lavoratori un ruolo strategico rilevante è affidato alle aziende</em>.<span id="more-19668"></span></p>
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<p>Il tema della sostenibilità finanziaria dei sistemi previdenziali assume sempre più rilevanza in una società, come quella italiana, dove <strong>all’invecchiamento progressivo della popolazione si accompagna anche la contrazione demografica</strong>, che approfondisce il solco che divide coloro che percepiscono una prestazione previdenziale da quanti contribuiscono per finanziare quella prestazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“In Italia c’è uno scarso utilizzo della previdenza integrativa per motivi reddituali e culturali e una scarsa conoscenza della previdenza, nonostante i benefici portati dalla previdenza complementare in tema di agevolazioni fiscali”, spiega <strong>Giuseppe Buscema, Fondazione Studi Consulenti del Lavoro</strong>.</p>
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<p>“L’invecchiamento della popolazione e l’ingresso nel mondo del lavoro in età più avanzata che in passato, invece, richiedono <strong>l’utilizzo della previdenza complementare da affiancare alla previdenza pubblica</strong>. Un altro argomento in favore della scelta di una forma di previdenza complementare è il tasso di sostituzione rispetto all’ultima retribuzione che va sempre più riducendosi per via del passaggio dal sistema pensionistico retributivo al sistema contributivo”.</p>
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<p>A sostegno delle sue affermazioni, Buscema cita alcuni <strong>dati della Relazione annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione</strong>, presentata alla Camera dei deputati il 12 giugno 2019. Alla fine del 2018, il totale degli iscritti alla previdenza complementare ammonta a 7,9 milioni, il 4,9% in più rispetto al 2017. In percentuale delle forze di lavoro, il tasso di copertura si attesta al 30,2%. Le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari totalizzano 167,1 miliardi di euro, il 3% in più rispetto all’anno precedente, e si ragguagliano al 9,5% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.</p>
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<h3><strong>Costruirsi la pensione per la futura tranquillità</strong></h3>
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<p>L’anagrafica degli iscritti si differenzia molto per genere, età e provenienza regionale. Gli uomini rappresentano il 61,9% degli iscritti alla previdenza complementare, contro il 46,3% delle donne. Il 56,8% degli iscritti risiede nelle regioni del Nord. Mentre la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: il 54,7% degli iscritti ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni, il 27,6% ha almeno 55 anni. “<strong>I giovani sotto i 35 anni fanno meno previdenza, per una questione di cultura, ma anche perché guadagnano meno soldi</strong>”, rimarca Buscema.</p>
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<p>“Nel 1995 siamo passati da un sistema pensionistico retributivo, basato sullo stipendio dell’ultimo anno di lavoro, a uno contributivo in cui i lavoratori devono ‘costruirsi’ la pensione anno dopo anno. In questo scenario, la pensione pubblica non garantisce più una vecchiaia tranquilla, ma esistono sistemi che vanno a compensare eventuali gap e rendere più tranquilli gli anni della vecchiaia”, ragiona <strong>Claudio Valentini, Head of Life Development &amp; Intermediate Banks di Zurich</strong>.</p>
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<p>Con il cambio di sistema <strong>è cambiato anche il modo in cui si calcola l’importo della pensione, rendendolo meno immediato e prevedibile</strong>. I coefficienti in base ai quali si calcola la pensione oggi, infatti, non dipendono solo dal lavoratore, ma anche dalle leggi in vigore e dall’andamento del Pil al momento dell’uscita dal mondo del lavoro. “L’importante è essere consapevoli che il mondo è cambiato, capire come viene calcolata la pensione e poi decidere se e come integrarla. Esistono diverse soluzioni complementari alla pensione pubblica, come i piani pensionistici individuali o i fondi pensione di categoria”.</p>
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<h3><strong>Welfare per migliorare performance e senso d’appartenenza</strong></h3>
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<p>Proprio per questo Valentini ci tiene a precisare che “<strong>le aziende giocano un ruolo culturale strategico per la diffusione delle forme di previdenza complementari</strong>”: “Possono attivare un piano pensionistico per i dipendenti, che porta vantaggi fiscali alla società e un guadagno ai dipendenti”. Ci sono anche altri benefit assicurativi applicabili nell’ambito del welfare aziendale: assicurazioni sulla vita, malattie e infortuni.</p>
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<p>“<strong>La prima polizza che i dipendenti chiedono è quella sanitaria</strong>: ce l’hanno 99 aziende su 100. Seguono la polizza infortuni e quella sulla vita, che hanno una frequenza bassissima, ma una magnitudo altissima. Purtroppo in Italia c’è un contesto culturale che rende molto difficile parlare di questo tipo di previdenza sul lungo termine, occorre ragionare in termini di investimento e di tutela del reddito e del tenore di vita della famiglia”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema culturale, tuttavia, non riguarda solo i singoli. “<strong>È difficile far capire anche alle aziende che a portare i veri benefici è il pagare meglio e non il pagare di più</strong>. Le aziende che adottano piani di welfare dal basso hanno turnover più bassi e quindi spese di assunzione e formazione inferiori. Il welfare aziendale migliora in maniera diretta anche altri indicatori: la cultura aziendale, il senso di appartenenza, la reputazione aziendale e diminuisce l’assenteismo”, conclude Valentini.</p>
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