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	<title>regione lazio Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>4 ostacoli sulla strada del welfare nella PA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2018 08:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Bacci]]></category>
		<category><![CDATA[contratto nazionale lavoro Funzioni locali]]></category>
		<category><![CDATA[regione lazio]]></category>
		<category><![CDATA[welfare pubblica amminstrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova finanziaria ha esteso al settore pubblico la possibilità di introdurre alcune forme di welfare aziendale per i dipendenti. Numerose le difficoltà da superare a partire da quella dei fondi necessari. Ma qualcosa si può fare. Come insegna la Regione Lazio. &#160; L&#8217;ora zero,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>La nuova finanziaria ha esteso al settore pubblico la possibilità di introdurre alcune forme di welfare aziendale per i dipendenti. Numerose le difficoltà da superare a partire da quella dei fondi necessari. Ma qualcosa si può fare. Come insegna la Regione Lazio.</em></p>
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<p>L&#8217;ora zero, per le pubbliche amministrazioni, è scattata lo scorso 21 maggio. Con la nuova finanziaria è infatti stata estesa anche al settore pubblico la possibilità di introdurre alcune forme di welfare aziendale per i dipendenti. Una soluzione finora accolta quasi esclusivamente solo in ambito privato. L&#8217;articolo 72 del rinnovato <strong>contratto nazionale di lavoro Funzioni locali</strong> prevede infatti che “ le Amministrazioni possono attivare una serie di iniziative di welfare integrativo in favore del personale dipendente”. Ma attivare misure di welfare aziendale nelle pubbliche amministrazioni è decisamente diverso rispetto alla situazione che si crea in ambito privato, visto che il Pubblico ha vincoli normativi stringenti, oltre che minori risorse economiche a disposizione e limiti culturali molto profondi da superare. Insomma gli ostacoli non mancano come spiega bene <strong>Alessandro Bacci</strong> direttore della direzione regionale Affari istituzionali, personale e sistemi informativi della <strong>Regione Lazio</strong>, dove già nel 2017 sono state previste specifiche iniziative di welfare in sede di contrattazione decentrata e con apposita legge regionale. «La novità prevista dalla Finanziaria è sicuramente praticabile ed è un’importante opportunità nella gestione del rapporto di lavoro con il dipendente pubblico. Ma esistono numerose criticità», spiega Bacci. «Occorre innanzi tutto affrontare un cambiamento culturale, soprattutto da parte della dirigenza pubblica. Il cosiddetto <em>change management</em> è il presupposto per l’adozione di nuove politiche in materia di gestione del personale come quelle che riguardano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. A ciò si aggiungono poi le criticità connesse a vincoli normativi stringenti. Non è ancora stato chiarito come conciliare le disposizioni in materia di lavoro agile con la vigente normativa sui furbetti del cartellino».</p>
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<h4><strong>I vincoli di spesa pubblica frenano</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_16615" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-16615" class="size-thumbnail wp-image-16615" src="http://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/05/bacci-150x150.png" alt="" width="150" height="150" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/05/bacci-150x150.png 150w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/05/bacci-300x300.png 300w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/05/bacci.png 400w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-16615" class="wp-caption-text">Alessandro Bacci</p></div>
<p>A ciò vanno aggiunte le problematiche legate all’estensione delle disposizioni in materia di sicurezza, come la disciplina degli infortuni in itinere se si parla di smart working. Senza dimenticare le disposizioni in materia di contenimento delle spese di personale, in quanto eventuali oneri finanziari appositamente dedicati scontano comunque il rispetto dei vincoli di spesa pubblica in materia», precisa Bacci. Insomma, le risorse per mettere in atto un piano integrato di welfare sono ancora molto relative: «Si tratta di fondi appositamente stanziati che gravano sui capitoli di bilancio regionale ma anche fondi comunitari per la sperimentazione del telelavoro e l’implementazione del lavoro agile», aggiunge il dirigente.</p>
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<h4>Le soluzioni pratiche non mancano</h4>
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<p>Da qui sono partiti i progetti della Regione Lazio che per il 2018 e 2019 ha stanziato – con la legge regionale n. 9/2017 – un milione 700 mila euro per attivare un&#8217;assistenza sanitaria integrativa. Altri 211 mila euro sono stati messi a disposizione, nello stesso periodo di tempo, per l’adozione di iniziative per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Soluzioni che al momento interessano circa 4 mila dipendenti.<br />
Numerosi i progetti fin qui realizzati. «In materia di prevenzione della salute sui luoghi di lavoro abbiamo attivato uno sportello di ascolto per il disagio lavorativo, screening di prevenzione oncologica, policy per il contrasto al consumo di alcol e per i corretti stili di vita alimentari», Racconta Bacci. «In materia di conciliazione tempi di vita e di lavoro possiamo contare su telelavoro, iniziative di supporto alla genitorialità (benefici per la frequenza di asili nido, scuole dell’infanzia e centri estivi), interventi in materia di mobilità sostenibile». Ora la Regione Lazio è al lavoro per attivare una forma di assistenza sanitaria integrativa, iniziative di smart working e spazi di co-working. Tutto questo a dispetto di limiti burocratici ed economici. «Abbiamo cercato di intercettare fondi comunitari», prosegue Bacci. «Le difficoltà normative sono state superate con apposita legge regionale e ora il nuovo Contratto nazionale Funzioni locali è intervenuto con una specifica disciplina».</p>
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<h4>Le amministrazioni del territorio devono fare rete</h4>
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<p>Risultati raggiunti  anche grazie a una rete di collaborazioni: «Per esempio siamo riusciti a condividere le iniziative con le organizzazioni sindacali in un percorso di collaborazione che ha avvicinato il dipendente a un datore di lavoro che mostra attenzione alla prevenzione della salute e alle esigenze di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro». Fondamentale è stata anche la collaborazione di altri soggetti pubblici. «Abbiamo cercato di coinvolgere l’Azienda sanitaria locale presente sul territorio che ha collaborato per l’avvio di iniziative a titolo gratuito in regime di convenzione quali lo Sportello di ascolto per il disagio lavorativo e il supporto alle policy in materia di prevenzione al consumo di alcol e corretti stili di vita alimentari», dice ancora Bacci. «Collaborazione l’abbiamo avuta anche dall’Azienda di trasporto pubblico locale con la quale è stato attivato un progetto per l’acquisto di abbonamenti a condizioni agevolate». Adesso però tocca allo Stato dare ulteriori risposte. «Chiediamo che sia messo a punto un ruolo di coordinamento per creare una sorta di community tra amministrazioni presenti sul territorio, in modo che possano far rete e condividere iniziative», propone il dirigente. «Inoltre sarebbe opportuno un intervento normativo che preveda la possibilità di poter attivare progetti di welfare aziendale anche mediante risorse di bilancio dedicate, in deroga ai vigenti vincoli in materia di spesa di personale». Interventi fondamentali per poter andare avanti in questa direzione. «I nostri prossimi obiettivi sono attivare il lavoro agile e monitorare gli impatti in termini di assenteismo e mobilità sostenibile», conclude Bacci. Un modo per motivare maggiormente i dipendenti pubblici, aumentare il loro senso di appartenenza all’Amministrazione e avere vantaggi in termini di produttività.</p>
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		<title>Pensiamo a un welfare anche per i Gigger</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 06:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[gig economy]]></category>
		<category><![CDATA[foodora]]></category>
		<category><![CDATA[regione lazio]]></category>
		<category><![CDATA[nicola zingaretti]]></category>
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		<category><![CDATA[Foglio dei diritti primari del lavoro digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Regione Lazio è stata la prima istituzione a muoversi per colmare il vuoto normativo e rispondere alle nuove esigenze dei lavoratori dell&#8217; economia on demand. Lo ha fatto con “Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale”, una Memoria di Giunta da approvare  entro...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/regione-lazio-pensa-a-lavoratori-gig-economy/">Pensiamo a un welfare anche per i Gigger</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>La Regione Lazio è stata la prima istituzione a muoversi per colmare </em><em>il vuoto normativo e rispondere alle nuove esigenze dei lavoratori dell&#8217; economia on demand. Lo ha fatto con “Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale”, una Memoria di Giunta da approvare  entro l’estate.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Da una parte imprese che guardano sempre più con interesse al welfare, ai servizi pensati per i lavoratori destinati ad alimentare il loro <em>engagment</em> e coinvolgimento nella vita aziendale. Dall’altra gli impiegati della<strong> Gig economy,</strong> coloro che lavorano tramite app o su piattaforme collaborative digitali, che spesso operano su un terreno privo di normative che regolino il loro operato. Paradossi di un&#8217; economia e di un mercato del lavoro che stanno evolvendo alla velocità della luce. A riportare i <em>Gigger </em>(termine inglese che identifica questa tipologia di lavoratori) sotto i riflettori, con tutto il loro bagaglio di problematiche, è stato il recente caso dello sciopero dei riders di Foodora,  piattaforma tedesca presente in Italia a Milano e Torino, specializzata nella consegna di cibo a domicilio, scesi in piazza per chiedere una retribuzione più consona e maggiori certezze lavorative.<br />
Protesta poi finita in un nulla di fatto. A cui si aggiunge il caso di <a href="https://www.giornalettismo.com/archives/2661887/fattorino-di-just-eat-gamba-amputata">un fattorino  di Just Eat al quale è stata amputata una gamba</a> dopo esser rimasto incastrato tra due tram con il suo scooter.<br />
Ma qualcosa si sta muovendo. Per cercare di colmare il vuoto normativo e rispondere alle nuove esigenze emerse nel mercato del lavoro<strong>,</strong> infatti, la <strong>Regione Lazio</strong> ha redatto <strong><em>Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale</em>,</strong> una Memoria di Giunta da approvare entro l’estate. Si tratta di una proposta di legge regionale che garantisce nel Lazio gli standard di tutele in favore dei lavoratori connessi alle piattaforme digitali. «Sono convinto che l’Italia e il Lazio abbiano bisogno di più innovazione ma anche di più diritti» ha sottolineato <strong>Nicola Zingaretti</strong>, Governatore della regione Lazio. «Fare innovazione significa investire nella ricerca, nell’università, nel sostegno alle Pmi, nella possibilità di trovare lavoro nuovo, ma è importante che accanto a tutto ciò ci sia anche un’innovazione nella sfera dei diritti. Noi sappiamo che la Gig economy è uno dei settori produttivi nuovi ed è giusto che lo sviluppo di questa nuova economia sia accompagnata da una grande discussione e da provvedimenti legislativi nella sfera dei diritti». Si tratta del primo tentativo in questa direzione fatto in Italia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4>Consultazione aperta a tutti</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo passo che la Regione farà sarà, dunque, quello di avviare una Consultazione pubblica a partire dal prossimo 25 maggio, della durata di 20 giorni, con una sezione del sito <em>www.regione.lazio.it</em> dedicata alla raccolta di proposte per la definizione degli strumenti e strategie da perseguire, secondo una logica di processo partecipato, condiviso e aperto. L’oggetto della consultazione è <em> <strong>Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale</strong> </em>dedicato ai lavoratori e alle lavoratrici che operano mediante l’utilizzo di piattaforme collaborative digitali e che interviene su numerosi aspetti tra cui  forme di tutela del lavoro, compatibili con le norme nazionali (in ambito assicurativo, previdenziale, di salute e sicurezza);  forme di garanzia (salario minimo individuato in sede di contrattazione collettiva, rifiuto del cottimo, manutenzione dei mezzi, indennità in casi particolari, obbligo di informazione, diritto alla formazione);  strumenti permanenti di confronto tra le Parti sociali, anche al fine di rafforzare il Patto per il lavoro; strumenti di informazione, anche a partire dalla rete regionale dei Centri per l’impiego.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Chi sono i Gig workers</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma in Italia chi sono i <strong>gig workers</strong>? Giovani tra i 18 e i 34 anni, che principalmente fanno questi lavoretti per arrotondare o per mantenersi agli studi. Secondo una ricerca di <strong>Uiltucs</strong> la maggior parte di loro sono uomini (84%), vivono al Nord (50%). Ma ci sono anche persone che si posizionano nella fascia di età  35-54 anni ( 28%). Molti di loro hanno una laurea di secondo livello (31%), seguiti da licenza media superiore (25%) e a pari merito (19%) la laurea di primo livello e il master o corsi post-laurea. Uomini e donne che lavorano per diverse le piattaforme online che offrono professionalità e servizi di ogni genere: muratore, dog sitter, baby sitter, autista, ma anche consulente per aziende in remoto, traduzioni di testi, badanti, colf solo per citarne alcuni. Un modello di business che si è diffuso in tutto il mondo come spiega molto bene <strong>Guiomar Parada in un articolo pubblicato su Nòva/ Sole24Ore, <a href="http://guiomarparada.nova100.ilsole24ore.com/2018/07/03/gig-economy-e-il-modello-di-business-sciocchino/">(leggi qui)</a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h4>In Italia l&#8217;economia on demand varrà 25 miliardi nel 2025</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo uno studio di <strong>Crédit Suisse</strong>, finora in Italia questa economia emergente vale tra lo 0,1 e l&#8217;1% del Pil, il che significa tra i 4 e i 16 miliardi di euro. Ma una ricerca dell’<strong>Università di Pavia</strong>, commissionata da Phd Italia, dice che arriverà agli 8,8 miliardi nel 2020 e oscillerà tra i 14 e i 25 miliardi nel 2025, ovvero un giro d’affari che oscillerebbe tra lo 0,7% e l’1,3% del Pil lordo. Del resto questo modello di business piace: prezzi bassi, comodità, flessibilità sono i plus più apprezzati dai consumatori. Un nuovo modo di fare acquisti che però ha scardinato le vecchie regole del mercato e anche quelle del lavoro.<br />
Ed è proprio su questo ultimo punto che da un po&#8217; di tempo si sta focalizzando l&#8217;attenzione. Perché se la Gig economy   si è dimostrata un affare per i consumatori, che acquistano quando vogliono servizi a basso costo, e per i fondatori delle piattaforme, che con pochi capitali creano uno straordinario valore finanziario, per i lavoratori parlare di business, per ora è un azzardo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>No a lavoratori di serie A e B</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo mondo, infatti, tutele e buste paga dignitose non esistono. Di fatto chi presta il suo servizio iscrivendosi a una piattaforma è un lavoratore autonomo e come tale da una parte gode di una maggiore flessibilità di orari, dall&#8217;altra però supporta i costi di gestione della propria attività, non gode dei trattamenti economici e retributivi del lavoro dipendente e spesso fuoriesce dai sistemi di sicurezza sociale.  E i guadagni non sono certo quelli di un libero professionista di un tempo. Anche perché alcune app fissano le tariffe delle prestazioni che, per tenere testa alla concorrenza, non lasciano ampi margini di guadagno al lavoratore. Non a caso, la maggioranza di chi presta il suo servizio lo fa per arrotondare. <strong><br />
</strong>Ma la situazione di instabilità e insicurezza economica della forza lavoro delle piattaforme ha conseguenze anche sulla sua salute. Per guadagnare di più il lavoratore tende infatti ad aumentare le ore lavorate oltre i limiti sostenibili, per esempio quelli posti a tutela dei lavoratori dipendenti sono lontani mille miglia. E&#8217; un fenomeno complesso che non può più essere ignorato se non si vogliono avere ripercussioni di carattere sociale. Proprio per questo è necessario pensare a nuove forme di contrattualizzazione altrimenti il rischio è quello di creare lavoratori di seria A e lavoratori di serie B o C.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/regione-lazio-pensa-a-lavoratori-gig-economy/">Pensiamo a un welfare anche per i Gigger</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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