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	<title>purpose washing Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>Welfare, patti oltre le parole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 05:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[employer branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Investire sul purpose riguarda il senso stesso dell&#8217;attività lavorativa. E anche nelle imprese diventa sempre più necessario che il welfare diventi una leva per potenziare il gruppo e ingaggiare le persone alla mission aziendale. &#160; &#160; Qualche tempo fa sono stato spettatore di uno di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Investire sul </em>purpose<em> riguarda il senso stesso dell&#8217;attività lavorativa. E anche nelle imprese diventa sempre più necessario che il welfare diventi una leva per potenziare il gruppo e ingaggiare le persone alla mission aziendale.</em><span id="more-20322"></span></p>
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<p>Qualche tempo fa sono stato spettatore di uno di quegli eventi duranti i quali un vendor (nel mondo che frequento è un’azienda che fornisce una particolare tecnologia) <strong>illustra ai suoi partner, clienti e prospect le novità dei prodotti dell’anno</strong> che a breve si aprirà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è raro che in queste occasioni siano invitati esperti e giornalisti per presentare la kermesse o almeno una parte di essa. È stato proprio ascoltando lo speech di un collega – avete presenti quelle ‘introduzioni’ giornalistiche che servono più che altro per consentire alla gente di capire che si stanno iniziando i lavori e bisogna dunque prendere posto in sala? – che ho sentito <strong>per la prima</strong> <strong>volta l’espressione “<em>purpose washing</em>”</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne sono rimasto molto colpito, in particolare perché proprio in quel periodo stavo affrontando con il Direttore di una delle riviste di cui gestisco i contenuti, <strong>il tema del <em>purpose</em>, inteso come il “senso” che si cuce addosso all’attività lavorativa</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E pure nei nostri discorsi, che restano solitamente confinati in redazione, ci interrogavamo sul fatto che non è raro che certe azioni di employer branding nascondano una mera attività di marketing (di facciata) <strong>piuttosto che una concreta volontà di coinvolgere le persone</strong>. In questo la comunicazione, dobbiamo ammetterlo, è un validissimo alleato del marketing.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una recente survey promossa dalla testata online <em>Tuttowelfare.info</em> abbiamo interrogato il nostro network, composto da imprenditori, Direttori HR e manager, sulle <strong>nuove prospettive del welfare aziendale</strong>. Tra le domande poste, abbiamo chiesto l’obiettivo alla base dell’introduzione del piano di welfare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne è emerso un quadro piuttosto variegato, anche se a farla da padrone sono state la <strong>volontà di “migliorare il clima aziendale” e di “generare engagement”</strong> (“ridurre gli oneri fiscali” veniva subito dopo, ma questo è un altro discorso&#8230;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Segno, dunque, che il welfare è una leva per potenziare un gruppo e ingaggiare le persone alla mission aziendale. Interessante poi il dato sulla modalità di comunicazione del piano di welfare in azienda; a <strong>contendersi il primato sono state: “intranet aziendale” e “assemblee”.</strong> Due modalità diametralmente opposte di comunicazione, che riconducono a ciò che si nasconde dietro la volontà di generare un <em>purpose</em> condiviso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’importanza di un <em>purpose</em> condiviso</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In ambito welfare – ma il discorso potrebbe valere per tutte le attività HR e non solo – la <strong>comunicazione è il mezzo di cui la Direzione del Personale si serve per convincere le persone della bontà delle azioni intraprese</strong>. Per esempio spesso i beni e i servizi di welfare messi a disposizione dall’azienda sono fruibili attraverso una piattaforma, che, come è noto, nella stragrande maggioranza dei casi è fornita da un provider esterno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conferma arriva sempre dalla nostra indagine secondo cui<strong> l’erogazione tramite piattaforma del fornitore esterno vale per circa il 74% degli intervistati</strong>. La piattaforma è uno strumento che i provider mettono a disposizione di numerose aziende e la Direzione HR è chiamata a darne un senso rispetto alle sue necessità e a quelle delle sue persone, oltre che ai suoi valori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma, come spesso accade in ambito tecnologico, la piattaforma porta con sé <strong>regole e dinamiche generate e promosse dal suo ideatore, che lasciano ben poco margine decisionale ai fruitori</strong>, che sono costretti ad accettare le linee guida decise da un soggetto terzo esterno all’azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se chi gestisce il welfare è chiamato semplicemente a dare concretezza a una linea imprenditoriale a ogni costo, allora <strong>la comunicazione servirà per portare le sue persone su quel terreno</strong> nel quale potrà gestire ogni dinamica, imponendo quindi una modalità non condivisa. Appunto quella di utilizzare una piattaforma che non è detto sia davvero in grado di rispondere alle necessità del personale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diverso, invece, il caso in cui la comunicazione genera un patto tra il manager (l’azienda) e il dipendente. È qui che, per restare nell’esempio citato, <strong>si può ammettere che la piattaforma è in realtà un sistema di ingegnerizzazione del processo</strong> che però cala nella pratica quanto è stato condiviso e accettato dopo un dialogo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per fare un parallelismo che resti sempre nell’ambito HR, possiamo considerare il processo di payroll. È largamente diffuso – e accettato – che la gestione delle buste paga avvenga all’esterno dell’azienda, grazie a un fornitore che si prende cura di questo (delicato) aspetto. C’è però un patto alla base del processo tra l’azienda e la persona: <strong>l’ingegnerizzazione del payroll dà concretezza agli accordi</strong>, perché la busta paga sancisce quanto condiviso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sarebbe allora il caso di applicare lo stesso principio nel welfare? Al di là delle doti comunicative dei suoi manager, <strong>l’azienda dovrebbe firmare un patto chiaro con i dipendenti anche per i piani di benessere</strong>, accettando il punto di vista dell’interlocutore e trovando un punto d’incontro. Il patto genera fiducia e quindi l’ingaggio forte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che, guarda caso, è tra i principali obiettivi di chi promuove il welfare in azienda. Se dal patto si genera ingaggio, <strong>di conseguenza ne scaturisce un <em>purpose</em> condiviso</strong>. E non c’è certo più bisogno di lavare alcunché o di rifarsi il look.</p>
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