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	<title>previdenza post covid Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Rilanciare la previdenza complementare nel post Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 08:24:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione annuale della Covip]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza complementare]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza post covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Covip avverte che andrebbe favorito un maggior livello di inclusione previdenziale, considerando l’andamento variegato delle adesioni in Italia a livello di genere, età e territorio &#160; Il quadro che emerge dalla Relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) è quello di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><i>La Covip avverte che andrebbe favorito un maggior livello di inclusione previdenziale, considerando l’andamento variegato delle adesioni in Italia a livello di genere, età e territorio</i></p>
<p><span id="more-22312"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il quadro che emerge dalla Relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) è quello di <strong>un sistema di previdenza complementare che ha sostanzialmente ben retto all’urto della crisi derivante dall’emergenza epidemiologica</strong> sia in termini di stabilità del sistema che di rendimenti. Secondo i documenti diffusi, alla fine del 2020, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si sono attestate a 198 miliardi di euro, in aumento del 6,7% rispetto al 2019; un ammontare pari al 12% del Prodotto interno lordo e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti hanno guadagnato poi in media, rispettivamente, il 3,1 e il 2,9%; nello stesso periodo il Trattamento di fine rapporto (Tfr) si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,2%. <strong>Per quel che riguarda il numero degli iscritti il totale è stato pari a 8,4 milioni, in crescita del 2,2% rispetto al 2019, per un tasso di copertura del 33%</strong> sul totale delle forze di lavoro. Occorre però, ha sottolineato l’autorità di vigilanza, monitorare il post crisi e porre in essere una serie di interventi per consentire alla previdenza complementare di compiere un definitivo “salto di paradigma”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Disparità di genere, di età e di territorio</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va in primo luogo favorito un maggior livello di inclusione previdenziale considerando l’andamento variegato delle adesioni. <strong>Gli uomini sono il 61,7% degli iscritti alla previdenza complementare </strong>(il 73% nei fondi negoziali)<strong>, nel solco di quel <em>gender gap</em> che si è già manifestato negli anni scorsi. Si conferma anche il gap generazionale</strong>: la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento (il 51,6% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 31% ha almeno 55 anni). Quanto all’area geografica, la maggior parte degli iscritti risiede nelle regioni del Nord (57%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Covip ha auspicato allora che si pongano in essere il prima possibile tutte le iniziative utili per un nuovo e più consistente <strong>impulso allo sviluppo delle adesioni sia proseguendo lungo la via delle adesioni online che con un “uso sapiente” degli incentivi fiscali</strong>, che andrebbero ripensati per favorire l’adesione e la contribuzione di chi non è ancora nel sistema e di quanti ne rimangono ai margini in forza di una condizione lavorativa più fragile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come avviene in altri ordinamenti, si potrebbe prevedere la possibilità di usare in anni successivi la deducibilità non goduta in uno specifico anno di imposta. Parimenti,<strong> si potrebbe valutare la possibilità di attivare incentivi di carattere finanziario per i più giovani e per quelle categorie di lavoratrici e lavoratori con carriere più instabili</strong>. Si tratta di misure che, anche quando costose per le finanze pubbliche nel breve periodo, riducono il rischio di povertà nel lungo periodo, con ciò contribuendo a migliorare la sostenibilità prospettica dei bilanci pubblici e di un sistema pensionistico concepito come unitario, ma articolato su più pilastri. &#8220;Gli interventi sarebbero particolarmente rilevanti anche per l’area del lavoro autonomo, che rimane assai rilevante nel nostro Paese, caratterizzata da un forte volatilità nei redditi&#8221;, ha continuato la Covip.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Sviluppare un’adeguata formazione (e informazione)</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di fondamentale importanza è poi il contributo che può venire dagli <strong>interventi di educazione alle scelte previdenziali</strong>, la cui valorizzazione è ormai da qualche anno rafforzata dall’attività del Comitato nazionale per l’educazione finanziaria, cui anche la Covip partecipa per i profili appunto legati all’educazione previdenziale. La piena efficacia degli interventi di formazione in campo previdenziale dipende anche dalla quantità e qualità dell’informazione disponibile. Da questo punto di vista, ha sottolineato ancora la Covip, <strong>è necessario che sia dato nuovo slancio alla diffusione e all’uso degli strumenti di conoscenza delle prestazioni</strong> attese di primo pilastro, in continuità con una buona prassi che da anni si segue per la previdenza complementare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alla formazione e all’informazione, va valutato poi<strong> il contributo della cosiddetta &#8220;architettura delle scelte&#8221;</strong>, sia rispetto al disegno di efficaci procedure di adesione automatica sia in relazione alla definizione e stabilizzazione dei profili contributivi individuali. <em>Last but not least</em>, è importante poi un rafforzamento strutturale dei fondi pensione anche nella prospettiva del <strong>ruolo che tali investitori istituzionali di lungo termine possono svolgere per lo sviluppo finanziario</strong> e la crescita economica del Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*Lorenzo Giuli è un esperto di previdenza complementare.</em></p>
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