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	<title>polizze sanitarie Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>Condivisione e mutualità per prendersi cura delle non autosufficienze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 15:12:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[LTC]]></category>
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		<category><![CDATA[non autosufficienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia ci sono 4 milioni di persone non autosufficienti, ma appena il 3% della popolazione ha attivato una polizza di Long Term Care. A spaventare sono soprattutto i costi elevati. Ecco perché è nata Zurich4Care, la prima soluzione di LTC individuale dedicata ai gruppi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>In Italia ci sono 4 milioni di persone non autosufficienti, ma appena il 3% della popolazione ha attivato una polizza di Long Term Care. A spaventare sono soprattutto i costi elevati. Ecco perché è nata Zurich4Care, la prima soluzione di LTC individuale dedicata ai gruppi d’acquisto</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span id="more-20826"></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È uno scenario a tinte fosche quello della non autosufficienza in Italia. Da una parte i numeri, secondo cui sono <strong>4 milioni gli italiani non autosufficienti</strong> a causa di infortuni, malattie e invecchiamento (nel 2030 si stima aumenteranno fino a 5 milioni); dall’altra un’attenzione ridotta verso gli strumenti di protezione come le polizze di <strong>Long Term Care (LTC)</strong>: <strong>nel mercato assicurativo, le LTC valgono appena lo 0,1%</strong>, che nel 2018 equivaleva a circa 140 milioni di euro (nel 2019 s’è registrata una leggera crescita). In particolare, a farla da padrone sono le polizze LTC collettive (90%) rispetto a quelle individuali, che richiedono premi spesso lontani dai budget a disposizione delle famiglie. Tradotto, <strong>meno del 3% della popolazione ha attivato una polizza LTC.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, <strong>gli italiani devono fare i conti con un aumento vertiginoso della spesa sanitaria privata</strong>, conseguenza di un welfare State in grave affanno nel riuscire a offrire gli stessi servizi a tutti i cittadini: dal 2005 al 2018 si è passati dai 25 miliardi di euro agli oltre 40. E di questi, addirittura <strong>il 90% è <em>out of pocket</em> </strong>– una delle percentuali più alte in Europa – a conferma che la penetrazione delle polizze assicurative su questo fronte è ancora limitata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure, secondo una recente <strong>ricerca realizzata da SWG per Zurich Italia</strong>, la non autosufficienza spaventa più del decesso. Dall’indagine ben <strong>l’80% degli italiani teme di diventare </strong>– con la vecchiaia, a causa di invalidità o malattia – <strong>non autosufficiente</strong>, cioè di essere incapace di svolgere in autonomia le principali attività della quotidianità (vestirsi, lavarsi, alimentarsi, spostarsi, continenza e igiene personale). Un dato molto significativo se paragonato, per esempio, a coloro che temono di morire anzitempo, lasciando i familiari in difficoltà (54%) e che per questo hanno già dimostrato una buona propensione verso i prodotti assicurativi specifici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La limitata diffusione delle polizze LTC</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché dunque, alla luce delle paure condivise, non c’è attenzione verso le polizze LTC? Alla già difficoltosa situazione economica delle famiglie italiane legata alla gestione delle spese sanitarie, si potrebbe, infatti, aggiungere un’ulteriore voce di uscite, per esempio quella per far fronte a <strong>un’eventuale non autosufficienza</strong> che, a seconda della gravità da gestire, <strong>si aggiungerebbe al bilancio familiare pesando da 1.500 a 4mila euro al mese</strong>. Con uno Stato che elargirebbe appena 500 euro mensili, questo significherebbe l’ennesimo esborso <em>out of pocket</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, nemmeno questo scenario pare stimolare l’interesse per le polizze LTC. Sempre stando ai dati di SWG per Zurich Italia, la principale ragione del mancato favore delle soluzioni per rispondere alle non autosufficienze è dovuto prevalentemente ai <strong>costi di accesso delle polizze</strong>: il 53% ritiene, infatti, che questi prodotti siano troppo costosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma ci sono anche altre ragioni: il 28% ammette di non avere abbastanza informazioni per decidere; il 13% si ritiene in buona salute e quindi non ne comprende la necessità; l’8% preferisce accumulare risparmio per rispondere all’eventuale bisogno. In quest’ultimo caso, insomma, <strong>l’attitudine è quella di ‘auto-assicurarsi’</strong>, un fenomeno che aiuterebbe a interpretare i 1.400 miliardi di euro parcheggiati sui conti correnti delle famiglie italiane, come comunicato da Banca d’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Le aziende stanno maturando una nuova sensibilità rispetto alle polizze LTC, anche a fronte dell’inserimento di queste soluzioni all’interno del welfare aziendale, a seguito dei vari accordi”, precisa Dario Moltrasio, Amministratore Delegato di Zurich Investments Life. E, infatti, l’attuale panorama di soluzioni assicurative proposte dal mercato vede un <strong>forte sbilanciamento sulle polizze collettive, considerate una forma di welfare aziendale</strong> e la cui validità è allineata al contratto di lavoro, mentre le soluzioni individuali hanno effettivamente un costo rilevante (una simulazione di Zurich indica che per un uomo di 50 anni, in salute, il premio annuo medio sarebbe di 700 euro a fronte di un’eventuale rendita vitalizia di 1.000 euro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le polizze LTC basate sui gruppi d’acquisto</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vera sfida, dunque, si gioca sulle singole persone, che se prese individualmente dovrebbero far fronte a una spesa significativa, ma se fossero considerate parte di un gruppo più esteso potrebbero attivare nuovi scenari. È proprio su questo principio che è nata <strong>Zurich4Care, la prima soluzione di LTC individuale dedicata ai gruppi d’acquisto</strong>, basata su un modello di business assicurativo del tutto nuovo sul mercato, fedele al principio secondo cui <em>sharing is caring</em>. “È una soluzione semplice e digitale creata per grandi gruppi di persone e i loro familiari, per affrontare insieme un problema sociale”, spiega Moltrasio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il target è rappresentato dalle <strong>collettività con oltre 1.000 persone</strong> – non solo aziende, ma anche associazioni, ecc. – e di queste <strong>almeno il 10% deve aderire all’iniziativa</strong> affinché la LTC possa considerarsi attivata (è poi possibile ampliare la copertura inserendo anche i familiari del titolare della polizza). La dimensione non è una variabile irrilevante: “È il numero su cui l’assicurazione può permettersi di svolgere un’analisi del rischio e di farsene carico”, precisa il manager.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il modello si basa sulla condivisione che crea la mutualità e <strong>permette di ottenere condizioni economiche cui non si avrebbe accesso singolarmente</strong> (nel caso di Zurich4Care bastano 10 euro al mese, che significa il 90% in meno rispetto a una LTC individuale, detraibili al 19% ed eventualmente è possibile usare il credito welfare accumulato); inoltre <strong>non è richiesta una visita medica</strong>, diversamente da quanto avviene nel caso di una LTC tradizionale. “Con questa soluzione appartenere a una comunità torna a essere un valore”, dice Moltrasio, che sottolinea come le condizioni esclusive siano il frutto dell’opportunità di appartenere a un gruppo, al di là dei soli aspetti legati alla vita lavorativa. Zurich4Care è inoltre la prima polizza LTC web-based che mette a disposizione altri servizi a valore aggiunto via App per uno stile di vita sano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora che c’è un prodotto, serve però ‘educare’ il mercato, perché i dati emersi delle ricerche evidenziano come la sensibilità su questi temi sia ancora limitata. <strong>Il progetto pilota ha coinvolto circa 600 persone</strong> che confermano che l’interesse per la non autosufficienza sia appannaggio, al momento, delle casse di assistenza sanitaria, degli operatori del settore assicurativo (per esempio le società di brokeraggio) e le associazioni di categoria. “La nostra proposta sarebbe ideale anche per la Pubblica amministrazione”, aggiunge Claudio Raimondi di 4Care, il partner scelto da Zurich Italia per l’iniziativa. “Si tratta di un prodotto che va oltre la vita lavorativa delle persone”. E quindi si torna al tema del gruppo e alla logica del passaparola per ‘stimolare’ gli altri membri della comunità ad aderire al progetto.</p>
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		<title>Welfare e assicurazioni, un mercato in crescita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2019 06:21:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le polizze assicurative sono sempre più diffuse nei piani di benessere delle aziende. Merito degli aggiornamenti normativi in materia. Ma anche per la spinta della contrattazione collettiva. Ne abbiamo parlato con MetLife Italia. &#160; Sono le polizze assicurative lo strumento di welfare più diffuso in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Le polizze assicurative sono sempre più diffuse nei piani di benessere delle aziende. Merito degli aggiornamenti normativi in materia. Ma anche per la spinta della contrattazione collettiva. Ne abbiamo parlato con MetLife Italia.</em><span id="more-20174"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono le <strong>polizze assicurative</strong> lo strumento di welfare più diffuso in azienda. Lo riferisce a <em>Tuttowelfare.info </em><strong>Maurizio Taglietti</strong>, General Manager di MetLife in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Grazie alle recenti manovre che hanno introdotto strumenti per favorirne l’adozione anche in realtà ancora lontane dal tema, perché di piccole dimensioni o perché i contratti collettivi non ne imponevano l’adozione, <strong>di welfare aziendale oggi si parla sempre di più</strong>”, spiega il manager, sottolineando come nelle Piccole e medie imprese quasi una su due abbia stipulato polizze assicurative a favore dei dipendenti. “Si tratta <strong>quasi sempre di polizze infortuni</strong>”, puntualizza Taglietti, “spesso richieste dalla contrattazione collettiva, seguite da temporanee caso morte”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molto importante anche il <strong>capitolo sanità integrativa,</strong> attivata da molte aziende sia tramite strumenti assicurativi, anche mediati da casse, sia attraverso fondi sanitari. “È l’area sanitaria che genera i volumi maggiori nella raccolta premi”, conferma il manager di MetLife: “<strong>Oltre 3 miliardi di raccolta premi tra polizze infortuni e sanitarie</strong>, mentre restano indietro il ramo vita e quello della previdenza integrativa, che insieme generano poco meno di 1 miliardo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Gli strumenti assicurativi riducono il cuneo fiscale per le imprese</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dunque c’è un <strong>ampio margine di crescita in questo ambito</strong>. Soprattutto se, come spiega Taglietti, è proprio dalla contrattazione collettiva che viene la spinta più importante all’adozione di strumenti assicurativi. Che rappresentano un <strong>vantaggio tanto per le aziende quanto per i lavoratori</strong>, che sono ben disposti a partecipare, soprattutto nel caso delle polizze sanitarie, al sostenimento di una parte del costo per estendere la copertura sanitaria anche ai propri familiari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I vantaggi sono molteplici: da una parte le spese permettono una <strong>riduzione del cuneo fiscale</strong> per le imprese grazie agli sgravi riconosciuti per le coperture sanitarie integrative del Sistema sanitario nazionale e al ruolo delle Casse sanitarie, dall’altra <strong>fidelizzano il lavoratore e ne aumentano la produttività</strong>, permettendogli di risparmiare tempo nel momento delle cure o degli accertamenti clinici, grazie il ricorso a strutture private.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Manca ancora, secondo Taglietti, per completare un <strong>buon piano di welfare aziendale</strong>, l’adozione su ampia scala di prodotti come le assicurazioni temporanee caso morte. “Necessarie sia come strumento di Risk management per l’azienda sia per garantire stabilità alla famiglia nel caso in cui venisse a mancare il contributo del lavoratore”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma risulta evidente come questi prodotti, oltre che dalle singole politiche aziendali, dove non sia obbligatoria l’adozione di tali strumenti, derivi dalla <strong>specificità di ogni singola azienda e dalle mansioni che i lavoratori</strong> esercitano al loro interno. “Un’impresa con rapporti con l’estero e dipendenti che viaggiano è differente da una società che offre servizi di delivery”, spiega il General Manager di MetLife in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A prescindere da queste considerazioni resta un dato di fatto: secondo una ricerca condotta da MetLife circa <strong>il 50% di chi ha stipulato una copertura salute lo ha fatto tramite il proprio datore di lavoro</strong>. Dunque utilizzando il canale del welfare aziendale. Che può dimostrarsi da un lato più <strong>conveniente per il lavoratore</strong>, se le polizze sono collettive, e dall’altro più specifiche perché consigliate da intermediari specializzati. In questo caso, quindi si tratta di un welfare che può essere la conversione di un Premio di risultato (Pdr), piuttosto che di un welfare on top.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma occorre tener presente, precisa Taglietti, che la scelta di convertire il Pdr in una copertura assicurativa deve <strong>concorrere con altri servizi</strong> che le persone sono più abituate a utilizzare e che hanno costi più contenuti, ma benefici più limitati Si consideri, infatti, che nel caso di contratto individuale e se complete di garanzia morte, invalidità permanente, rimborso spese mediche, ricovero e ingessatura, il <strong>costo delle polizze</strong> si aggira intorno a una spesa di 450-600 euro per persona.</p>
<p><strong>Nel caso di polizze collettive i prezzi però cambiano</strong>: sulla base del numero dei dipendenti, delle mansioni svolte all&#8217;interno dell&#8217;azienda dal settore di appartenenza. In questo modo è <strong>facilitato l’accesso a uno strumento</strong> che altrimenti sarebbe meno alla portata di tutti. Stando a un recente report del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il valore annuo medio del Pdr risulta pari a 1.267,61 euro e quindi non stupisce che le <strong>polizze sono richieste dal 20% di ha diritto al welfare aziendale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Un modello ibrido per integrare assistenza pubblica e privata</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia la componente privata, rispetto a quella statale nell’erogazione dei servizi di welfare sembra poter crescere ulteriormente. Nonostante un <strong>modello di welfare pubblico</strong> fortemente radicato nel Paese e gli <strong>investimenti statali che ammontano a circa 540 miliardi di euro.</strong> “Fatico a immaginare un modello di welfare al 100% privato, nonostante le sue difficoltà”, conferma Taglietti. “Ma è pur vero che <strong>l’Italia è uno tra i Paesi a più alta longevità</strong> e dunque sembra inevitabile un ricorso al settore privato a sostegno del welfare pubblico”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La soluzione, dunque, potrebbe essere in un <strong>modello ibrido</strong>. “Secondo una ricerca del Censis, 100 euro investite nella White economy (servizi assistenziali e sanitari rivolti ai meno giovani e disabili) generano 158 euro di reddito addizionale nel sistema economico”, riporta il Manager di MetLife, che prosegue citando i dati della ricerca secondo la quale, “ogni 100 nuove unità di lavoro in questo settore generano altri 133 posti di lavoro in altri ambiti produttivi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tradotto: <strong>nuovi business, nuova occupazione e ulteriore gettito fiscale</strong>. Che può essere destinato alle categorie che necessitano di assistenza. Il welfare, quindi, diventa un volano in grado di generare non solo costi aggiuntivi per le aziende, ma una serie di benefici al sistema economico e al tessuto sociale nel suo complesso.</p>
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