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	<title>piattaforma welfare Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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		<title>Randstad Welfare, conciliare People management e benessere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 09:29:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La multinazionale olandese ha lanciato in Italia una divisione dedicata al welfare aziendale. Due gli obiettivi: rispondere a un’esigenza di mercato e mettere in campo l’esperienza nella gestione delle risorse umane &#160; &#160; Prendere l’esperienza e la competenza accumulate in decenni di gestione delle risorse...</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-20773"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prendere l’esperienza e la competenza accumulate in decenni di gestione delle risorse umane per metterle al servizio del welfare aziendale. È con questo spirito che <strong>Randstad Italia ha scelto di lanciare una nuova divisione dedicata al welfare</strong>. A raccontare in esclusiva a <em>Tuttowelfare.info</em> genesi e obiettivi della neonata struttura è Jacqueline Verdicchio, Welfare Manager di Randstad Italia e Responsabile della nuova Business Line della multinazionale olandese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“L’idea nasce innanzitutto per rispondere a un’esigenza di mercato: dal punto di vista normativo, nelle nostre aziende clienti, il lavoratore somministrato è equiparato al lavoratore interno, quindi laddove esista un piano di welfare questo deve coinvolgere allo stesso modo i primi come i secondi”, racconta Verdicchio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui l’idea di creare Randstad Welfare, piattaforma proprietaria che dà modo ai lavoratori di raccogliere e usufruire di tutti i benefit e i servizi di welfare aziendale previsti dalle singole imprese, sfruttando così al meglio il proprio welfare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La piattaforma</strong>, personalizzabile e strutturata in modo semplice e intuitivo dal punto di vista della user experience, <strong>è stata costruita a partire dai suggerimenti degli stessi dipendenti di Randstad</strong>. Lo strumento, infatti, oltre a essere stato lanciato sul mercato, viene utilizzato anche internamente dal personale della multinazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Si dice che i peggiori clienti siano i colleghi”, scherza la Welfare Manager di Randstad Italia, spiegando che il fatto che si tratti di uno strumento nato dai dipendenti è garanzia di efficienza ed efficacia. “È stata una buona palestra, perché <strong>sono emerse le necessità che noi stessi, in quanto dipendenti di Randstad, viviamo in prima persona</strong>. Oggi siamo felici del risultato e di come la macchina è partita”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ampliare i servizi di gestione del personale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per affrontare questa nuova sfida, Randstad Italia ha guardato a quella che, per usare le parole di Verdicchio, è la propria “essenza”. “Storicamente <strong>ci occupiamo di persone, è il nostro Dna</strong>. Da sempre supportiamo le nostre aziende clienti in tutto il processo che riguarda le risorse umane, andando a rilevare da un lato l’obiettivo che quell’azienda si prefigge per quanto riguarda il <strong>People management</strong> e dall’altro <strong>i bisogni dei dipendenti</strong>, incrociando poi queste due variabili”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche la nuova business line dedicata al welfare aziendale rientra dunque nella mission di supportare le imprese nel gestire al meglio le proprie persone, a 360 gradi. “Secondo la nostra visione, <strong>anche quando si parla di welfare si parla di persone</strong>. E dunque, chi meglio di noi può interpretare questo ruolo?”, prosegue Verdicchio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una storia professionale che diventa il punto di forza del presente. “Crediamo che il vantaggio, per le aziende che si rivolgono a noi, sia quello di avere un interlocutore che da sempre e quotidianamente è impegnato nel <strong>consentire alle persone di rilasciare il proprio potenziale al massimo</strong>. Ci occupiamo di persone addirittura <strong>partendo dalla scuola</strong>: offriamo orientamento nelle scelte lavorative, poi supporto per entrare nel mondo del lavoro con i nostri servizi core di somministrazione, ricerca e selezione, e infine una volta che le persone sono entrate in azienda non le abbandoniamo, ma aiutiamo l’HR a capire come potenziare le loro competenze”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo panorama già ampio il tassello, finora mancante, del welfare assume un’importanza particolare, come una quadratura del cerchio. “Occuparsi di welfare significa occuparsi di <strong>far vivere al meglio l’esperienza lavorativa del dipendente all’interno dell’azienda</strong>. E abbiamo deciso di farlo da un lato con un supporto operativo, rappresentato dalla piattaforma Randstad Welfare, e dall’altro curando più in generale tutta la sfera del <strong>wellbeing</strong>, che è appunto l’essenza del nostro business”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attenzione alla convivenza tra generazioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra i benefit e i servizi usufruibili attraverso la piattaforma, quelli dedicati alla <strong>salute</strong> e all’<strong>Active aging</strong> sono tra i più richiesti, complice il trend di invecchiamento della popolazione italiana, e non solo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“L’innalzamento dell’età anagrafica ha reso centrale l’assistenza alla persona in tutte le sue sfaccettature, a partire dalla salute”, conferma Verdicchio. Ma non solo: <strong>è urgente anche favorire una convivenza sana e proficua tra le diverse generazioni</strong> presenti in azienda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Con Randstad Welfare supportiamo le aziende anche nell’ottimizzare questa compresenza, dal punto di vista umano e professionale. Si tratta di patrimonializzare l’esperienza che si portano dietro i dipendenti senior e, sul fronte opposto, arricchirsi attraverso il contributo dei più giovani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Randstad Welfare ha scelto di associarsi ad Aiwa, l’Associazione italiana welfare aziendale</strong> nata con l’obiettivo di promuovere la cultura del welfare, del wellness e del wellbeing delle persone in azienda. “Riteniamo che l’associazione sia una voce molto autorevole nel settore e come tale ci fa piacere essere parte di questo gruppo. La speranza è quella di poterci confrontare sui vari temi e di attuare uno scambio reciproco, attingendo spunti da loro e offrendone a nostra volta”, conclude Verdicchio.</p>
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		<title>Piattaforme di welfare tra trasformazione digitale e cambiamento organizzativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 05:59:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforma welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Platform economy]]></category>
		<category><![CDATA[sharing welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Fosti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sviluppo degli strumenti digitali per l&#8217;uso dei servizi di benessere ha favorito la nascita dello sharing welfare, basato su tre elementi distintivi: co-produzione, personalizzazione, e infrastruttura web-based. &#160; La diffusione delle tecnologie digitali ha favorito l’emergere di un nuovo oggetto sociale: la piattaforma. Si...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Lo sviluppo degli strumenti digitali per l&#8217;uso dei servizi di benessere ha favorito la nascita dello </em>sharing welfare<em>, basato su tre elementi distintivi: co-produzione, personalizzazione, e infrastruttura web-based.</em><span id="more-20715"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La diffusione delle tecnologie digitali ha <strong>favorito l’emergere di un nuovo oggetto sociale: la piattaforma.</strong> Si tratta, al tempo stesso, di un paradigma economico (<em>Platform economy</em>), di una tecnologia, di un settore dell’economia digitale, di un modello organizzativo che spesso viene usato anche come metafora per interpretare le trasformazioni sociali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così come McDonald’s ha rappresentato simbolicamente la globalizzazione, Uber è diventata l’azienda-simbolo della ‘piattaformizzazione’. E questo non solo perché è l’azienda-piattaforma più nota e discussa, ma perché – come era successo per McDonald’s– <strong>le logiche di funzionamento di questa azienda vengono adottate nei settori più disparati</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se si considera la piattaforma come modello organizzativo, è utile delineare le sue caratteristiche principali. Una piattaforma, nella definizione di Snircek, è <strong>un’infrastruttura digitale che abilita l’interazione tra due o più gruppi di attori.</strong> Anche da questa definizione generale, emergono i tratti principali del relativo modello organizzativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le piattaforme sono mercati <em>multi-sided</em>, a più versanti, o almeno <em>two-sided</em>, perché <strong>nello stesso spazio interagiscono gli attori della domanda e dell’offerta</strong>. Inoltre le piattaforme non producono beni e non erogano servizi, ma abilitano altri attori, creando le condizioni affinché avvenga lo scambio: organizzano le informazioni necessarie, costruiscono un ambiente che consenta l’incontro tra domanda e offerta, creano le necessarie pre-condizioni fiduciarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le piattaforme sono istituzioni perché dettano le norme che consentono l’interazione tra gli attori; infine le piattaforme <strong>si basano su effetti di rete e hanno tanto più valore quante più persone la utilizzano</strong>, con evidenti conseguenze in termini di creazione di monopoli e oligopoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Andare oltre la dicotomia pubblico-privato</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il welfare di piattaforma è solo una delle possibili forme organizzative dei processi di digitalizzazione del welfare, che è <strong>oggi attraversato da spinte innovative legate, per esempio, alla diffusione dell’Internet of Things</strong>, dell’Intelligenza Artificiale, ecc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’innovazione socio-tecnologica introdotta da queste progettualità si pone in modo ambivalente rispetto a tendenze evolutive che <strong>investono l’assetto complessivo del welfare locale</strong>: l’offerta di servizi, il coinvolgimento dei beneficiari, l’ingaggio di nuovi attori non appartenenti a questo ambito, i modelli organizzativi e di business, gli assetti di governance territoriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le piattaforme che stanno gemmando nell’ambito del welfare propongono sentieri alternativi, oltre la dicotomia pubblico-privato, come <strong>radicamento al valore ‘fondamentale’ dei servizi intesi come infrastruttura quotidiana</strong>, ma anche come ponte di una riconnessione (e ibridazione) tra le forme esistenti di scambio e creazione del valore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’accezione di welfare community si metteva già in evidenza <strong>la rilevanza di un nuovo modello di welfare mix </strong>in cui il primato dell’intervento statale si riconfigura in un processo di coordinamento, attivazione e intervento all’interno di una rete plurale di attori che agisce nella promozione del benessere secondo una logica di sussidiarietà e attraverso la compresenza di logiche di mercato e di reciprocità comunitaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell’accezione della Platform community, invece, ci si riferisce a un’aggregazione di individui che, interagendo attraverso la mediazione di un’infrastruttura digitale, può essere <strong>attivata per condividere e scambiare risorse cognitive o materiali</strong> fino a sviluppare un senso di appartenenza e responsabilità collettiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La novità dello sharing welfare </strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’ibridazione tra logiche della welfare community e della Platform community è stato coniato il termine di <strong><em>sharing welfare</em>, basato su tre elementi distintivi: co-produzione, personalizzazione, e infrastruttura web-based.</strong> Come osservato da Giovanni Fosti, un welfare di piattaforma basato sul paradigma della cosiddetta sharing economy mostra degli elementi di assoluta novità rispetto al modello del welfare tradizionale, che in qualche modo si avvicinano al paradigma del welfare community.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La distinzione proposta da Fosti <strong>si basa su logiche di servizio tradizionali, rintracciabili nella concezione del welfare state, e su quelle innovative di sharing welfare</strong>. In questa elaborazione si prendono in considerazione le seguenti dimensioni: ruolo dell’erogatore, perimetro di azione, service design, target, forme di controllo, ruolo della tecnologia, criteri di selezione dell’utente, condizioni sostenibilità e legittimità a operare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questa proposta classificatoria abbiamo aggiunto un parametro di paragone, che è <strong>il paradigma del welfare community, come modello mediano, tra quello del welfare state e il modello di sharing</strong>. Infine, abbiamo aggiunto dei parametri rilevanti: modalità di organizzazione dell’azione, ovvero in base a quale principio si organizza e si definiscono i compiti dei soggetti; modalità di erogazione del servizio; forma di regolazione dello scambio, ovvero il modello prevalente di integrazione che ogni paradigma si è dato; quali sono gli spazi di interazione tra gli attori coinvolti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’approfondimento delle dimensioni esaminate emerge come <strong>i due concetti di comunità che sottostanno ai diversi modelli hanno non solo punti di contatto</strong>, ma anche di differenziazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Articolo liberamente tratto dall’intervento di Davide Arcidiacono (Università degli Studi di Catania); Ivana Pais (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano); Flaviano Zandonai (Gruppo Cooperativo CGM) al quarto convegno della Società italiana di sociologia economica.</p>
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		<title>Il welfare si apre ai liberi professionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2020 06:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare liberi professionisti]]></category>
		<category><![CDATA[Confprofessioni]]></category>
		<category><![CDATA[BeProf]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforma welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arriva la soluzione dedicata ai lavoratori autonomi che consente di estendere le tutele sanitarie contenute nel Contratto collettivo nazionale di lavoro degli studi professionali. &#160; BeProf è una piattaforma digitale che risponde alla crescente domanda di welfare e maggiore accesso a formule di tutele sanitarie...</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>BeProf è una piattaforma digitale che risponde alla crescente domanda di welfare e maggiore accesso a formule di tutele sanitarie per i liberi professionisti. <strong>Una soluzione consultabile via desktop o scaricabile via App</strong> previa registrazione gratuita. A svilupparla è Confprofessioni, la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti, insieme a partner di eccellenza come Unicredit, Gruppo Zucchetti e Unisalute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“L’idea nacque diversi anni fa, quando Confprofessioni pensò di estendere le tutele contenute all’interno del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti degli studi professionali anche ai liberi professionisti datori di lavoro, nella <strong>convinzione che la tutela della salute del datore di lavoro sia fondamentale per l’andamento di uno studio professionale</strong> quanto quella dei suoi dipendenti”, racconta a <em>Tuttowelfare.info</em> <strong>Luca De Gregorio</strong>, responsabile del progetto BeProf.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2015, l’associazione riuscì a introdurre all’interno del Ccnl Studi Professionali una previsione normativa con copertura sanitaria integrativa per i professionisti datori di lavoro (esami di diagnostica, fisioterapia, infortuni) e tutele per il luogo dove si svolge l’attività. “<strong>Il passo successivo non poteva che essere la creazione di una piattaforma digitale <em>ad hoc</em></strong>, con servizi capillari e personalizzabili per raggiungere oltre 1,4 milioni di liberi professionisti italiani, lavoratori autonomi e partite Iva, non solo ordinistici”, continua De Gregorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Accesso a tariffe agevolate per ampliare il network</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>BeProf non si sovrappone alle prestazioni che già prevedono gli ordini o le casse delle varie categorie professionali, ma si occupa di coperture integrative. <strong>La piattaforma mette a disposizione un pacchetto ‘Salute e welfare’ che permette di beneficiare di formule di tutela personale</strong> come l’accesso alla copertura delle spese specialistiche per prestazioni presso le strutture sanitarie convenzionate, accertamenti diagnostici, checkup, spese mediche sostenute in gravidanza, copertura infortuni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La piattaforma al momento prevede anche <strong>due opzioni di accesso al credito e ai finanziamenti</strong> (tra cui una di leasing per l’acquisto di un eventuale studio professionale), agevolazioni e strumenti per la gestione dello studio, booking alberghiero, food delivery e tanti altri servizi sono in fase di attivazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Le tariffe di BeProf sono molto contenute (48 euro all’anno per la copertura sanitaria base e 72 euro per la copertura premium). Questo è possibile perché ci sono <strong>oltre 80mila professionisti già all’interno del network </strong>e in questo settore avere tutele in forma collettiva anziché individuale consente grandissimi risparmi di costo”, spiega De Gregorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La piattaforma, dotata di Intelligenza Artificiale, impara dai comportamenti degli utenti per proporre soluzioni rispondenti alle loro esigenze, non solo nell’utilizzo del catalogo di servizi, <strong>ma anche nell’area “newsroom” e nel settore “community”</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima consiste in servizi di informazione gratuiti tra cui <strong>una rassegna stampa online con gli interessi dell’utente</strong>, il tg dei professionisti e news sulla propria professione; la seconda area si comporta come un vero social media, dove i fruitori possano creare gruppi di discussione, scambiarsi informazioni, rispondere a sondaggi o ricevere l’invito a eventi territoriali.</p>
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