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	<title>nuove generazioni Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>nuove generazioni Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Attrarre i giovani talenti in azienda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[nuove generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per attrarre i giovani talenti, le imprese devono andare oltre la sola retribuzione e investire in benessere, ascolto, crescita, leadership e innovazione. Le aziende d’eccellenza mostrano risultati molto superiori alla media italiana nella valorizzazione delle persone e nella qualità dell’esperienza lavorativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda/">Attrarre i giovani talenti in azienda</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 8</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Attrarre i giovani talenti è diventato uno degli obiettivi principali per le imprese che vogliono rafforzare la propria capacità competitiva e costruire il proprio futuro. In un mercato del lavoro in continua evoluzione e che <a href="https://tuttowelfare.info/malattie-professionali-burnout-lavoro-salute-benessere/" target="_blank" rel="noopener">tende a logorare sempre di più chi vi opera</a>, non basta però offrire un impiego: le nuove generazioni cercano ambienti nei quali poter crescere, essere ascoltate, tutelare il proprio benessere e contribuire concretamente ai risultati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Mai come oggi, infatti, i giovani considerano il lavoro come qualcosa di più ampio rispetto a un semplice mezzo di sostentamento. Alla dimensione economica si affianca il tema della sostenibilità del lavoro, intesa come possibilità di proteggere la salute fisica e psicologica e <a href="https://tuttowelfare.info/9-rapporto-censis-eudaimon-meno-lavoro-piu-vita/" target="_blank" rel="noopener">mantenere un equilibrio soddisfacente tra vita professionale e privata</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Cosa cercano i giovani nel lavoro <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Questa trasformazione emerge dall’indagine GenerationShip, promossa dalla Direzione Risorse Umane di Unipol. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la ricerca, per la Generazione Z lo stipendio è soltanto il quarto fattore di attrattività di un’azienda. Prima vengono il benessere, l’equilibrio e il piacere del lavoro ben fatto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La retribuzione continua, comunque, ad avere un peso rilevante. Uno stipendio considerato insufficiente o, peggio, <a href="https://tuttowelfare.info/trasparenza-retributiva-cosa-cambia-aziende-lavoratori/" target="_blank" rel="noopener">inferiore a quello di un collega di pari inquadramento</a>, è infatti il primo elemento tra quelli che allontanano e rendono insoddisfatti i giovani. Seguono la precarietà, la scarsa meritocrazia percepita e i carichi di lavoro eccessivi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La capacità di attrarre non dipende quindi da un singolo elemento, ma dall’equilibrio tra condizioni economiche, qualità dell’esperienza lavorativa, benessere e prospettive professionali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Come attrarre i giovani talenti: il divario tra aziende <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Nonostante le difficoltà legate alla costruzione di un ambiente di lavoro realmente attrattivo, in Italia esistono imprese capaci di offrire elevati standard di credibilità, rispetto, equità, orgoglio e coesione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A evidenziarlo è Great Place To Work Italia, società di consulenza aziendale specializzata nella cultura organizzativa, che ha pubblicato l’edizione 2026 del ranking Best Workplaces for GenZ. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La classifica mostra un divario significativo tra le aziende d’eccellenza e la media italiana. Le realtà meglio posizionate si distinguono soprattutto per la maggiore attenzione e gli investimenti dedicati alla formazione, alla leadership e al clima aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Ascolto, crescita e innovazione fanno la differenza <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>L’ascolto e la valorizzazione dei contributi dei collaboratori raggiungono il 90% nelle aziende best, contro il 28% della media italiana. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Differenze simili riguardano anche la promozione dell’innovazione e della sperimentazione, che arriva all’83% nelle realtà d’eccellenza contro il 26% della norma nazionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche le opportunità di crescita e sviluppo professionale evidenziano una distanza rilevante: l’84% nelle aziende best contro il 29% della media. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questi elementi mostrano come, per attrarre i giovani talenti, sia necessario costruire contesti nei quali le persone possano sentirsi ascoltate, vedere riconosciuti i propri contributi e individuare un percorso di crescita concreto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Tali aspetti sono stati citati da <strong>Marco Ogliengo</strong>, Ceo e Co Founder di Jet HR, una delle imprese apparse nella top 20 del ranking, il quale ha dichiarato: “<em>Quando è nata Jet HR, una delle prime domande che ci siamo posti con il mio socio Francesco Scalambrino è stata: che tipo di posto di lavoro vogliamo costruire? La risposta che ci siamo dati era semplice &#8211; le persone devono sentire che quello che fanno porta davvero un impatto. La nostra missione &#8211; eliminare la burocrazia che frena le imprese italiane &#8211; è qualcosa che tutti i team toccano con mano ogni giorno, vedendo concretamente come il proprio lavoro semplifica la vita delle oltre 1.500 aziende clienti. La velocità e la crescita delle persone sono altri due elementi fondamentali della nostra realtà: in due anni abbiamo raccolto oltre 41 milioni di euro e siamo cresciuti da zero a 350 persone. Chi entra in Jet HR trova un ambiente in cui lo spirito di iniziativa viene riconosciuto, le responsabilità aumentano rapidamente e i percorsi di carriera accelerano. Il mio socio Francesco, una volta ha detto: ‘se cerchi la crescita violenta devi venire da noi’ e credo descriva perfettamente Jet HR.</em>” <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="90%"><span class="tocounter">90%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Ascolto e valorizzazione dei contributi</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 28%</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="83%"><span class="tocounter">83%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Promozione dell'innovazione e della sperimentazione</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 26%</p></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="84%"><span class="tocounter">84%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Opportunità di crescita e sviluppo professionale</h4><span class="separator small""></span><p>Media italiana: 29%</p></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il ruolo della leadership <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Le differenze diventano ancora più ampie quando si osserva la qualità della leadership. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La competenza della direzione raggiunge il 93% nei Best Workplaces, contro il 36% della media italiana. La coerenza dei responsabili si attesta invece al 91%, a fronte del 33%, mentre l’imparzialità dei comportamenti manageriali arriva all’86%, contro il 29%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche la valutazione complessiva dell’esperienza lavorativa conferma il divario: l’86% dei giovani occupati nelle realtà d’eccellenza esprime un giudizio pienamente positivo, mentre nella media italiana la percentuale si ferma al 29%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La leadership rappresenta quindi una leva centrale per attrarre i giovani talenti. La credibilità dei responsabili, la coerenza dei comportamenti e l’equità delle decisioni contribuiscono infatti a costruire fiducia e senso di appartenenza. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali settori attraggono maggiormente la Gen Z <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Dall’analisi emergono differenze anche in base al settore di appartenenza delle imprese. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra le aziende best, il comparto maggiormente rappresentato è quello dell’information technology, con il 35%, seguito dai servizi professionali, con il 25%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Retail, servizi finanziari e assicurativi e ospitalità raggiungono ciascuno il 10%, mentre manifattura e advertising &amp; marketing si attestano al 5%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alcuni settori possono quindi risultare più favoriti nell’offrire le condizioni ricercate dai lavoratori nati dopo il 1998. La composizione della classifica mostra però che il comparto di appartenenza non rappresenta necessariamente un limite insuperabile. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Un esempio è quello di Octopus Energy Italia, società attiva nella fornitura di luce e gas, che si è classificata al decimo posto nella top 20 dei Best Workplaces for GenZ. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>“<em>Essere tra i dieci migliori posti di lavoro per la Gen Z in Italia ci riempie di orgoglio, soprattutto come unica azienda del settore energetico.</em>” Ha affermato <strong>Giorgio Tomassetti</strong>, CEO della società “<em>Ciò dimostra che è possibile rendere attrattivo per i più giovani un mercato spesso percepito come rigido e burocratico e che è possibile offrire alle nuove generazioni un ambiente in cui trovare autonomia, responsabilità e l’opportunità concreta di incidere fin dall’inizio del proprio percorso, trasformandole nei professionisti del futuro. Ritengo che le nuove generazioni abbiano riconosciuto e premiato il fatto che nella nostra azienda non sono viste come risorse da inserire in processi standardizzati, ma come persone da valorizzare, messe nelle condizioni per esprimere il proprio potenziale e contribuire direttamente ai risultati. Ne sono un esempio figure innovative come gli Energy Specialist, professionisti che combinano la relazione quotidiana con i clienti con competenze tecniche, amministrative e analitiche, gestendo ogni richiesta in modo personalizzato e senza passaggi di consegna. A soli quattro anni dal lancio sul mercato abbiamo recentemente raggiunto i 300 dipendenti in Italia. Un traguardo che testimonia non soltanto la crescita dell’azienda, ma anche la capacità del nostro modello, fondato su tecnologia e fiducia, di attrarre giovani talenti e offrire loro un progetto professionale nel quale riconoscersi e crescere</em>.” <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il caso mostra come anche un settore spesso percepito come rigido o tradizionale possa diventare attrattivo attraverso modelli organizzativi fondati sull’autonomia, sulla fiducia e sulla valorizzazione delle persone. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>L’innovazione come leva di attrattività <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Le dichiarazioni del CEO di Octopus Energy trovano riscontro anche nell’analisi di Great Place To Work Italia, che evidenzia un ampio divario nelle opportunità di innovazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nei Best Workplaces for GenZ, quasi un collaboratore su due, il 48%, dichiara di disporre di molte possibilità di innovare. Nella media nazionale, la quota si ferma al 6%. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Al contrario, tra i giovani inseriti nelle aziende appartenenti alla media italiana, il 36% ritiene di avere poche opportunità di innovazione e il 16% dichiara di non averne nessuna. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La possibilità di sperimentare, assumersi responsabilità e contribuire al cambiamento non rappresenta quindi soltanto un fattore motivazionale. È anche uno degli elementi che possono rafforzare l’attrattività dell’impresa nei confronti delle nuove generazioni. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="48%"><span class="tocounter">48%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Molte opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="36%"><span class="tocounter">36%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Poche opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="q_pie_chart_holder"><div class="q_percentage" data-percent="16%"><span class="tocounter">16%</span>%</div><div class="pie_chart_text"><h4 class="pie_title">Nessuna opportunità di innovare</h4><span class="separator small""></span></div></div></div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
	<h3 class="clearfix qode-title-holder">
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Cosa cercano i giovani in un’azienda?     </span>
</span>
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    <span class="qode-accordion-mark-icon">
        <span class="icon_plus"></span>
        <span class="icon_minus-06"></span>
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</h3>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>I giovani attribuiscono importanza al benessere, all’equilibrio tra vita privata e lavoro, alla qualità dell’esperienza professionale, alla possibilità di crescere e alla valorizzazione del proprio contributo.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Come può un’azienda attrarre i giovani talenti?     </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Le imprese possono investire nell’ascolto, nella formazione, nella qualità della leadership, nelle opportunità di carriera e nella possibilità di innovare e assumersi responsabilità.</p>

		</div> 
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</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Quanto conta lo stipendio per la Generazione Z?     </span>
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			<p>Lo stipendio non è il primo fattore di attrattività, ma una retribuzione considerata insufficiente rappresenta una delle principali ragioni di insoddisfazione e allontanamento.</p>

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        Il settore di appartenenza limita la capacità di attrarre giovani?     </span>
</span>
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			<p>Alcuni settori risultano maggiormente rappresentati tra i migliori luoghi di lavoro per la Gen Z. Esistono però realtà virtuose anche in comparti percepiti come più tradizionali, capaci di attrarre giovani attraverso autonomia, fiducia e innovazione.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda/">Attrarre i giovani talenti in azienda</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Promuovere l’indipendenza abitativa per generare crescita</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/promuovere-lindipendenza-abitativa-per-generare-crescita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 09:47:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[nuove generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sostenere l'indipendenza abitativa dei più giovani tramite incentivi non sarà veramente efficacie fino a quando non si andrà a ridurre l'elevata disoccupazione giovanile in Italia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Quello degli “italiani mammoni” è un tema di cui spesso si sente parlare nel nostro Paese e i dati 2025 sembrano confermarlo. Secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, infatti, l’età media in cui i giovani europei (inteso come cittadini di età compresa tra 18 e 34 anni) raggiungono l’indipendenza abitativa, ovvero lasciano il nucleo familiare per andare a vivere da soli è di 26 anni; addirittura 22 nel caso delle nazioni Nordiche. In Italia, invece, la maggior parte dei giovani si trasferisce solo dopo i 30 anni, con il 50% dei cosiddetti “young adult” (25-34 anni) che vive ancora con i genitori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se da un lato non si può escludere che parte del fenomeno sia legata a fattori culturali e sociali, dall’altra è innegabile che molto dipende da questioni lavorative e, di conseguenza, economiche. Secondo i dati che l’Istat ha pubblicato a inizio dicembre, tra settembre e ottobre gli occupati sono cresciuti di 75mila unità e il tasso di disoccupazione in Italia è sceso al 6%, raggiungendo uno dei valori più bassi dallo scoppio della crisi del debito sovrano del 2012. Tuttavia, la disoccupazione giovanile resta ancora su livelli molto alti, con quasi un ragazzo su cinque (19,8%) che cerca attivamente lavoro, ma non riesce a trovarlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto ciò comporta anche una perdita di efficacia di quelle misure che negli anni sono state effettivamente prese per supportare i giovani nel raggiungimento dell’indipendenza abitativa, un tema che negli ultimi anni ha assunto una dimensione ancor più di primo piano con la diffusione dello smart working. Un esempio è il mutuo 100% giovani, il quale permette a chi ha meno di 36 anni e un ISEE inferiore a 40mila euro di accedere a un finanziamento garantito dallo Stato (non superiore a 250mila euro) che copra interamente il valore della casa di proprietà. Tuttavia, per accedervi, anche la pubblica amministrazione chiede delle garanzie: un contratto a tempo indeterminato e una rata non superiore al 30% del reddito. Ciò significa che una percentuale potenzialmente alta di chi vorrebbe comprare una casa non riesce comunque ad accedere a queste agevolazioni. Se a questo si aggiunge che l’Italia è anche l’unico Paese europeo, assieme alla Grecia, in cui gli stipendi reali negli anni sono diminuiti, si evince come quello di avere un’abitazione propria non sia un problema solo dei disoccupati, ma anche di si ritrova nelle fasce di reddito più basse, pur percependo uno stipendio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure, nonostante le difficoltà dei giovani, nel 2025 il mercato immobiliare italiano ha comunque registrato performance positive, essendo cresciuto dell’8,1% nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (dati dell’Agenzia delle Entrate), in modo omogeneo tra capoluoghi e comuni più piccoli. Ciò sembra confermare la ripresa del mercato dopo la <a href="https://tuttowelfare.info/imparare-a-stare-bene-lavorando-da-casa/" target="_blank" rel="noopener">pandemia di Covid-19</a> e la risalita dei tassi d’interesse per combattere l’inflazione. Ad ogni modo, riuscire a intercettare e a portare in questo mercato coloro che fino a oggi ne sono rimasti esclusi potrebbe portare grandi vantaggi anche in termini di crescita dell’economia nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti, il mercato abitativo è un settore chiave in tutti i sistemi economici globali, per via della quantità di manodopera e di servizi che vi fanno capo (si va dalla costruzione vera e propria dell’immobile, all’arredamento, fino alle forniture di luce, gas, acqua, raccolta rifiuti e altro ancora). Per rendere l’idea, in Italia il comparto rappresenta più di un sesto del Pil nazionale (17% secondo il 3° Rapporto <em>La casa per la città del futuro</em>). Considerando che oggi i giovani under 36 sono 11 milioni, secondo i dati presentati 2,2 milioni sarebbero disoccupati e 1,7-1,8 milioni potrebbe essere interessato a una casa proprietà (dati Istat secondo cui l’81,6% degli italiani vive in un’abitazione di cui è proprietario). Riuscire a portarli nel mercato del lavoro e dare loro accesso al mercato residenziale genererebbe un incremento di quasi l’1% del Pil e questo solo grazie all’immobiliare, escludendo l’impatto positivo su reddito e consumi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, gli incentivi hanno sicuramente un ruolo nell’agevolare l’indipendenza abitativa, ma se si vuole combattere il fenomeno in maniera strutturale, è necessario agire sul fronte dell’occupazione.</p>
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		<title>Ecco perché aumentare l’età pensionabile non è una soluzione</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/ecco-perche-aumentare-leta-pensionabile-non-e-una-soluzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 08:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
		<category><![CDATA[nuove generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sebbene la teoria economica dica che aumentare l'età pensionabile possa giovare alla crescita dell'Italia, la struttura del nostro mercato del lavoro mostra come le misure da prendere siano altre</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Ormai da qualche settimana, da quando è entrata nel vivo la discussione sui provvedimenti da inserire all’interno della Legge di Bilancio 2026, partiti politici, sindacati, associazioni di categoria e altri stakeholder hanno iniziato a discutere animatamente sul tema dell’età pensionabile. Da un lato, c’è chi afferma che sia quantomeno inopportuno adeguarla alle aspettative di vita, mentre dall’altra altri esperti affermano che non farlo provocherebbe conseguenze molto gravi sull’economia dell’Italia. Chi ha ragione?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per rispondere a questa domanda, si fa riferimento a uno studio di Fernández-Villaverde, Jesús &amp; Ventura, Gustavo &amp; Yao, Wen del 2025, pubblicato sulla European Economic Review, dal titolo “<em>The wealth of working nations</em>”. Secondo i ricercatori, la crescita di una nazione nel lungo e anche lunghissimo periodo dipende quasi esclusivamente dall’andamento della popolazione attiva, secondo una formula che può essere riassunta come:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-26324 aligncenter" src="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-300x180.jpg" alt="" width="742" height="445" srcset="https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-300x180.jpg 300w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-1024x614.jpg 1024w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-768x461.jpg 768w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-1536x921.jpg 1536w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-2048x1229.jpg 2048w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-700x420.jpg 700w, https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2025/10/BLOG-1-scaled.jpg 1280w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vista la relazione diretta espressa in questa formula, a una prima occhiata la conclusione è quella che conviene aumentare l’età pensionabile, in quanto contribuirà a mantenere il ΔP, se non in territorio positivo, quantomeno su valori prossimi allo zero. Si tratta di un aspetto non di poco conto per un paese come il nostro, in cui l’età media della popolazione è già alta, in cui gli anziani sono sempre di più e in cui si paga già l’equivalente del 15,7% del nostro Pil nazionale per la spesa pensionistica (dati Istat).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, se si approfondisce e si va a esaminare la struttura del mercato del lavoro italiano, si evince come adattare l’età pensionabile alla vita media ritarda un problema che comunque dovrà essere affrontato e anche in tempi piuttosto brevi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti, secondo i dati forniti da Istat, Eurostat e dal professor Matteo Jessoula (Università di Milano) in un recente articolo pubblicato su Affari &amp; Finanza, in Italia i lavoratori over 50 sono il 40% del totale, i lavoratori tra 35 e 49 anni rappresentano un altro 40% e i giovani tra i 15 e i 34 anni sono appena il 20%. Appare dunque evidente che aumentare l’età pensionabile può preservare l’integrità della fascia di chi oggi ha oltre 50 anni, ma solo per due o tre anni al massimo. Ma cosa succederà tra 15?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo i più recenti dati Istat, oggi i lavoratori in Italia sono 23,7 milioni. Ciò significa che nei prossimi 15 anni, quasi 9,5 milioni saranno usciti dal mercato del lavoro. Al tempo stesso, in Italia oggi ci sono solo 7,3 milioni di giovani che a quella data possono prendere il loro posto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se si vanno a inserire questi dati nella formula iniziale, si ottiene che saremo costretti a togliere dalla crescita del Pil nazionale annua almeno lo 0,6% per via del calo di popolazione in età da lavoro. Tuttavia, considerando che in rarissimi casi si inizia a lavorare già a 15 anni, ma più verosimilmente dopo i 24, questo macigno può arrivare e persino superare il 2%; un valore che l’aumento dell’età pensionabile andrebbe a ridurre solo in minima parte. Come detto in precedenza, questa è una formula che non tiene conto di shock esogeni, positivi o negativi che siano; quindi, l’Italia si ritroverà ad affrontare anni in cui la sua crescita di lungo periodo sarà negativa già in partenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, più che aumentare l’età pensionabile, l’Italia ha bisogno di accrescere le fasce più giovani dei suoi lavoratori e ci sono sostanzialmente tre modi per farlo. Il primo e più banale è quello di aumentare la natalità e quindi supportare con misure dedicate quelle famiglie che vorrebbero avere figli, ma le cui condizioni socio-economiche contrastano questo desiderio. Il secondo è andare ad agire sui NEET, ovvero su quei giovani che non studiano e non lavorano, accrescendo le opportunità di formazione e/o di completamento degli studi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È importante però ricordare che questa classe lavoratrice del futuro non potrà essere operativa da subito ed è bene iniziare a provvedere immediatamente se si vuole scongiurare lo scenario descritto sopra, puntando anche sul terzo modo, che a sua volta si compone di due binari paralleli. Da un lato, aumentare la competitività nazionale, offrendo stipendi più alti, opportunità di crescita professionale e misure di welfare, così da invertire il fenomeno della <a href="https://tuttowelfare.info/la-fuga-dei-cervelli-dipende-anche-dal-malessere-in-azienda/" target="_blank" rel="noopener">fuga dei cervelli</a> e attrarre un maggior numero di giovani qualificati dall’estero. Dall&#8217;altro, regolamentare i flussi migratori che già stanno portando lavoratori nel nostro Paese, ma che troppo spesso finiscono solo per ingrossare i numeri del &#8220;sommerso&#8221;.</p>
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		<title>La fuga dei cervelli dipende anche dal malessere in azienda</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/la-fuga-dei-cervelli-dipende-anche-dal-malessere-in-azienda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 09:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[nuove generazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Numerosi dati dimostrano come per trattenere i lavoratori in azienda, contrastando la fuga dei cervelli anche a livello di sistema Paese, serva agire anche sul loro benessere mentale e sul coinvolgimento.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Sono ormai molti anni che l’Italia si trova ad avere a che fare con la “fuga dei cervelli” e la perdita dei suoi talenti migliori, soprattutto quelli più giovani, che decidono di andare a vivere e a lavorare fuori dai confini nazionali. Questo problema è particolarmente sentito in un Paese come il nostro, in cui non solo l’età media dei lavoratori è di 44,4 anni – superiore alla media europea, ma anche l’incidenza degli over 65 sulla popolazione è in costante crescita, con i baby boomer che entro il 2050 arriveranno a rappresentare quasi il 35% del totale (dati Istat 2025).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per dare un’idea del fenomeno, basta pensare che l’Istat ha calcolato che nell’arco di 10 anni, tra il 2014 e il 2024, i giovani under 34 laureati che hanno spostato l’indirizzo di residenza fuori dall’Italia sono stati 87mila. Non solo, il nostro Istituto di Statistica ha rilevato anche che per 1 under 34 straniero che viene a vivere nei nostri confini, 9 cittadini lasciano il Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, non si può certo affermare che la fuga dei cervelli sia un problema sconosciuto alle imprese italiane. Infatti, probabilmente da altrettanti anni si chiede a queste di cercare di essere più attrattive verso i potenziali dipendenti, spingendo quelli che già ci lavorano a rimanerci il più a lungo possibile. Dall’altro lato, queste ultime chiedono costantemente alle Istituzioni e alla politica di essere messe nelle condizioni per riuscirci, di essere competitive rispetto agli altri Paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che però sembra sfuggirci è il fatto che l’attrattività non dipende solamente dallo stipendio più alto, dalla possibilità di fare carriera o dai benefit aziendali, <a href="https://tuttowelfare.info/welfare-index-i-benefit-sempre-piu-leva-per-il-successo-aziendale/" target="_blank" rel="noopener">sebbene siano sempre più importanti</a> all’interno della retribuzione. Infatti, spesso a fare la differenza tra rimanere o unirsi ai cervelli in fuga è rappresentata anche da aspetti meno tangibili, ma altrettanto importanti come il clima, l’ascolto, la comunicazione. In un recente articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, la professoressa dell’Università Cattolica, Caterina Gozzoli, ha spiegato che questi elementi sono stati sottovalutati troppo a lungo e ciò ha provocato uno scollamento tra quanto messo in pratica per migliorare la vita aziendale e quanto effettivamente percepito, generando stress e rassegnazione tra i lavoratori. Questo trend è stato confermato anche dal recente &#8220;State of Global Workplace Report&#8221; di Gallup, dal quale emerge come l&#8217;Italia abbia un tasso di lavoratori dipendenti realmente coinvolti tra i più bassi d&#8217;Europa (8%). Peggio di noi fa solo la Francia con il 7%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una dimensione quantitativa del fenomeno ce la danno gli HR Trends di Randstad e dell’ASAG (Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli), secondo cui un lavoratore su cinque presenta i sintomi del burnout e ben 7 su 10 chiedono alle aziende per cui lavorano di occuparsi maggiormente della loro salute mentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prendere questo genere di provvedimenti è essenziale per contrastare un fenomeno come la fuga dei cervelli, in quanto i giovani non solo danno maggiore attenzione al benessere psicologico, ma risultano anche più colpiti da ansia, stress e altri disturbi. A dirlo è una recente ricerca dell’Osservatorio UniSalute, realizzato in collaborazione con Nomisma, secondo il quale, se dalla ricerca Randstad e ASAG emerge che il 28% dei lavoratori soffre di ansia, tra i giovani il rapporto raggiunge la quota di uno su tre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre dallo stesso studio risulta che il raggiungimento del benessere psicologico è un obiettivo del 53% degli under 40, eppure del 77% delle imprese che si dice consapevole dell’importanza della salute mentale dei dipendenti, meno della metà (47%) ha effettivamente preso provvedimenti in tal senso. Non ci sarebbe quindi da sorprendersi se la fuga dei cervelli non fosse legata solamente a migliori prospettive, ma anche alla ricerca di un posto di lavoro dove stare semplicemente meglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, dare maggiore importanza alla salute mentale dei propri dipendenti, soprattutto di quelli più giovani, porta beneficio anche alle organizzazioni stesse. Infatti, gli HR Trends 2025 affermano che inquelle che hanno effettivamente preso provvedimenti è stato riscontrato nell&#8217;88% dei casi un più alto senso di appartenenza all’azienda, nell’85% una maggiore produttività e qualità del lavoro e nell’81% una maggiore fidelizzazione e un’immagine aziendale decisamente migliorata.</p>
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