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	<title>normativa Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
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	<title>normativa Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Cos’è la certificazione vita-lavoro e come ottenerla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[genitorialità e conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova certificazione vita-lavoro consentirà alle imprese che riceveranno l’attestato di godere di sgravi contributivi fino a 50mila euro annui e altri vantaggi, purché dimostrino di essere all’avanguardia nelle politiche per genitorialità, caregiver, flessibilità e welfare per i loro dipendenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/certificazione-vita-lavoro-parte-la-fase-operativa/">Cos’è la certificazione vita-lavoro e come ottenerla</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 9</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La certificazione vita-lavoro entra nella fase operativa. Dopo la pubblicazione ad aprile della UNI/PdR 192:2026 e, a luglio, della circolare tecnica di Accredia che ha definito le regole per l’accreditamento, il Comitato di delibera del 28 settembre ha aperto la strada ai primi organismi ufficialmente abilitati a rilasciare l’attestazione alle imprese. Nel frattempo, è stato anche reso possibile presentare domanda per accedere al bando da 7,5 milioni di euro a fondo perduto, gestito da Unioncamere, destinato ad accompagnare le aziende verso l’ottenimento della certificazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura è rivolta alle organizzazioni che hanno adottato, o abbiano intenzione di adottare, politiche strutturate per favorire la conciliazione tra vita familiare e lavoro. Un’attenzione particolare è rivolta alla promozione di flessibilità organizzativa, alla genitorialità, ai caregiver, al welfare e continuità professionale; tematiche centrali anche per i dipendenti stessi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Valentina Sangiorgi, Chief HR Officer di Randstad Italia, ha dichiarato a TuttoWelfare.info: <span style="color: #dd9933;"><strong>“<em>La flessibilità oraria oggi non rappresenta più un benefit accessorio per i lavoratori, ma un fattore di scelta e di valore nel percorso professionale. Secondo i risultati della nostra indagine Randstad Employer Brand Research 2026, l&#8217;equilibrio tra vita lavorativa e personale è al terzo posto tra le priorità dei lavoratori italiani (indicato dal 56% dei lavoratori) e la sua assenza spinge uno su tre a rassegnare le dimissioni. Per questo ritengo che l’introduzione della certificazione UNI/PdR 192:2026 offra un&#8217;opportunità per strutturare le politiche di conciliazione, trasformando le iniziative aziendali in standard riconosciuti, oggettivi e misurabili.</em>”</strong> </span><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A Randstad ha fatto poi eco anche Edenred Italia, che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>La nuova normativa sulla conciliazione vita lavoro può contribuire a un cambio di prospettiva: l&#8217;attenzione si sposta dalle singole misure alla costruzione di un sistema, con obiettivi e indicatori misurabili. È un passaggio importante soprattutto sul fronte della cura, dove esiste ancora un significativo potenziale di sviluppo dei servizi a supporto delle persone e delle loro famiglie. Il nostro Osservatorio Welfare rileva infatti che il 75% di chi lavora avverte il peso dei carichi familiari, quota che sale all&#8217;84% tra chi assiste un familiare non autosufficiente.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questa certificazione consente alle aziende che la ottengono di accedere a significativi incentivi economici, a partire da uno sgravio contributivo che può arrivare a 50mila euro all’anno, come previsto già dal <a href="https://tuttowelfare.info/decreto-primo-maggio-ma-il-salario-giusto-e-davvero-giusto/">Decreto 1° maggio</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Cosa prevede la prassi UNI/PdR 192:2026 </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>La normativa relativa alla certificazione si basa sulla prassi UNI/PdR 192:2026, che definisce i requisiti per le organizzazioni che vogliono trasformare le politiche di conciliazione tra vita privata e lavorativa in un vero e proprio sistema di gestione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Pertanto, per accedere ai vantaggi economici le imprese non possono limitarsi a introdurre uno o più benefit che poi possono anche interrompere in futuro. Al contrario, devono dimostrare di essere dotate di un modello strutturato capace di implementare e migliorare nel tempo le proprie iniziative a sostegno del work-life balance dei dipendenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La conformità deve inoltre essere verificata da una terza parte indipendente, cioè da un organismo di certificazione accreditato da Accredia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali organismi possono rilasciare la certificazione </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Proprio sugli organismi preposti sono arrivate importanti novità negli ultimi giorni, con il Comitato di delibera della stessa Accredia che lo scorso 28 settembre ha identificato i primi organismi preposti all’abilitazione sistema. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tra questi figurano Bureau Veritas Italia e CSQA, che adesso possono quindi svolgere le verifiche finalizzate al rilascio della certificazione vita-lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’elenco potrà naturalmente ampliarsi man mano che altri organismi completeranno l’iter di accreditamento. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Uno sgravio contributivo fino a 50mila euro l’anno </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Come accennato nei paragrafi precedenti, l’elemento forse più interessante per le imprese riguarda il vantaggio contributivo. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La nuova normativa prevede infatti che le imprese in possesso delle certificazioni siano esonerate dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro pari all’1%, ma entro un tetto massimo di 50mila euro annui. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura riguarda 2026, 2027 e 2028, con il calcolo che parte dal 28 giugno di quest’anno; ciò significa che, in termini teorici, un’azienda che potesse beneficiare ogni anno dell’importo massimo potrebbe raggiungere un vantaggio complessivo di 150mila euro nell’arco del triennio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sussiste però una criticità dovuta all’ammontare di risorse fissato per sostenere il provvedimento, il quale impone che lo sgravio dovrà essere applicato nel rispetto dello stanziamento previsto. Ciò significa che, qualora le richieste superassero le disponibilità, l’importo effettivamente riconosciuto potrebbe essere ridotto anche se le organizzazioni dovessero avere diritto a sconti maggiori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La certificazione vita-lavoro può inoltre assumere rilievo nell’accesso agli incentivi pubblici. Il Codice degli incentivi prevede infatti che, nell’assegnazione di determinate agevolazioni, possano essere valorizzate le misure adottate dalle imprese a favore di natalità, esigenze di cura, welfare e genitorialità, insieme al possesso di certificazioni idonee a dimostrarle. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il bando da 7,5 milioni è già aperto </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Un’altra novità importante riguarda il percorso per ottenere l’attestazione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Dal mese di settembre le imprese possono presentare domanda per accedere al bando promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, dal Dipartimento per le Pari Opportunità e da Unioncamere, per cui sono state stanziate risorse pari a 7,5 milioni di euro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il programma prevede due linee di intervento: la prima finanzia servizi di assistenza tecnica e accompagnamento alla costruzione del sistema di gestione; la seconda sostiene direttamente i costi necessari per ottenere la prima certificazione. Il contributo per la certificazione varia in funzione della dimensione aziendale e può arrivare fino a 12mila euro per impresa. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Prima di poter usufruire dell’agevolazione, le aziende devono superare un test di autovalutazione online sul livello di maturità raggiunto nelle politiche di conciliazione. Le domande vengono valutate a sportello, secondo l’ordine cronologico di presentazione, mentre i percorsi ammessi dovranno concludersi entro il 30 giugno 2027. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Infine, il provvedimento ha anche il chiaro intento di sostenere le piccole e medie imprese del nostro Paese, dato che il 60% del bando è riservato alle PMI. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quali requisiti devono rispettare le aziende </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il tema dell’autovalutazione introduce l’ultimo punto fondamentale, ovvero quali sono i requisiti per ottenere la certificazione vita-lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La UNI/PdR 192:2026 prevede che le imprese devono dimostrare di aver strutturato le proprie politiche lungo diverse aree di intervento, tra cui: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<ul>
<li>organizzazione del lavoro e flessibilità</li>
<li>maternità e paternità</li>
<li>genitorialità e carichi di cura</li>
<li>sostegno ai caregiver</li>
<li>welfare e servizi</li>
<li>pari opportunità</li>
<li>sviluppo e continuità di carriera</li>
</ul>
<p><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span> Per ciascuna area vengono utilizzati specifici indicatori qualitativi e quantitativi, che permettono di misurare il livello di maturità dell’organizzazione. La soglia minima necessaria per ottenere la certificazione è del 50% per micro e piccole organizzazioni e del 60% per le medie e grandi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>L’importanza di un cambiamento concreto </strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Quale sarà l’impatto finale di questa certificazione non può essere definito a priori, ma c’è già chi ha le idee chiare per valutare se il provvedimento avrà successo o meno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Interrogata a tal proposito da TuttoWelfare.info, Edenred Italia ha affermato: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>L&#8217;efficacia della certificazione dipenderà soprattutto dalla sua capacità di generare cambiamenti concreti all&#8217;interno delle organizzazioni. Il rischio, come per ogni sistema di certificazione, è che venga interpretata come un adempimento formale. Il suo valore emerge invece quando diventa uno strumento di ascolto, progettazione e miglioramento continuo, capace di orientare investimenti e politiche verso i bisogni reali delle persone. L&#8217;elemento distintivo non è la quantità delle misure introdotte, ma la qualità della progettazione che le sostiene: comprendere i bisogni delle persone, tradurli in obiettivi concreti e sviluppare risposte capaci di generare un impatto misurabile nel tempo.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>È importante poi notare che una parte significativa della valutazione riguarda la <a href="https://tuttowelfare.info/impresa-il-supporto-alla-genitorialita-a-settembre/" target="_blank" rel="noopener">genitorialità</a> e la concreta possibilità per madri e padri di utilizzare gli strumenti di conciliazione messi a disposizione. Hanno molto peso, per esempio, le modalità con cui l’organizzazione sostiene maternità e paternità, l’utilizzo dei congedi, la flessibilità nell’organizzazione del lavoro e le misure dedicate al rientro dopo periodi di assenza. Inoltre, anche i <a href="https://tuttowelfare.info/caregiver-familiari-luci-e-ombre-del-ddl-locatelli/" target="_blank" rel="noopener">lavoratori caregiver</a> rientrano espressamente nel perimetro della prassi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Flessibilità oraria e spaziale, part-time e altre soluzioni organizzative possono quindi contribuire alla valutazione complessiva. Tuttavia, dare un peso eccessivo a questi aspetti può rappresentare anche un rischio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A questo proposito, Sangiorgi di Randstad Italia avverte: <strong><span style="color: #dd9933;">“<em>Quando parliamo di flessibilità, nello specifico per le donne, è fondamentale superare l&#8217;idea che questa sia legata esclusivamente alla gestione familiare o ai carichi di cura. Per una donna, la flessibilità è importante perché rappresenta uno spazio di autonomia, di tutela del proprio benessere psicofisico e di realizzazione personale.</em>”</span></strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Sarà quindi cruciale assicurarsi che le politiche aziendali vadano verso una risoluzione delle problematiche del nostro mercato del lavoro e che la certificazione non si trasformi in una mera corsa ad adottare un numero maggiore di provvedimenti aziendali, ma con uno scarso impatto di lungo termine. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ</strong></span></h3>

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        Che cos’è la certificazione conciliazione vita-lavoro?    </span>
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			<p>È una certificazione basata sulla UNI/PdR 192:2026 che verifica l’adozione di un sistema strutturato di politiche dedicate alla conciliazione tra vita privata e lavorativa.</p>

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			<p>È una certificazione basata sulla UNI/PdR 192:2026 che verifica l’adozione di un sistema strutturato di politiche dedicate alla conciliazione tra vita privata e lavorativa.</p>

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			<p>Sì. Il bando gestito da Unioncamere mette a disposizione 7,5 milioni di euro per assistenza tecnica e costi della prima certificazione.</p>

		</div> 
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Tra le aree considerate ci sono maternità e paternità, congedi, smart working, part-time, supporto ai caregiver, welfare familiare e continuità di carriera.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
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		<title>Quota 64 e ricambio generazionale: la sfida per imprese e HR</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/quota-64-e-ricambio-generazionale-la-sfida-per-imprese-e-hr/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/quota-64-e-ricambio-generazionale-la-sfida-per-imprese-e-hr/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 10:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[previdenza e pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mercato del lavoro in cui le competenze sono sempre più difficili da reperire, provvedimenti come Quota 64 potrebbero impattare sulla preservazione e il trasferimento del know-how.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/quota-64-e-ricambio-generazionale-la-sfida-per-imprese-e-hr/">Quota 64 e ricambio generazionale: la sfida per imprese e HR</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La questione su Quota 64 e ricambio generazionale non riguarda soltanto chi potrebbe andare in pensione prima. In un Paese in cui la forza lavoro si riduce, l’occupazione cresce soprattutto nelle fasce più mature e molte imprese faticano ancora a reperire i profili di cui hanno bisogno, modificare le possibilità di uscita dal mercato significa incidere anche sugli equilibri organizzativi delle aziende. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La proposta avanzata dalla Lega in vista della <a href="https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/" target="_blank" rel="noopener">Legge di Bilancio 2027</a> punta ad ampliare la possibilità di accedere alla pensione a 64 anni anche ai lavoratori del sistema misto, cioè a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996, ma per le organizzazioni il tema va però oltre la previdenza. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I dati Istat mostrano che anche nel 2026 l’aumento dell’occupazione continua a concentrarsi tra gli over 50, mentre le prospettive demografiche indicano una contrazione strutturale della popolazione in età lavorativa.  La questione riguarda da una parte le persone che potranno andare in pensione prima, dall’altra pone diversi interrogativi circa le competenze su cui potrà contare l’azienda, quanto sarà semplice sostituirle e con quanto anticipo HR e management riusciranno a preparare il passaggio generazionale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quota 64: cosa prevede la proposta</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Oggi l’uscita anticipata a 64 anni è legata soprattutto ai lavoratori interamente soggetti al sistema contributivo e a specifici requisiti sull’anzianità e sull’importo maturato. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Quota 64 allargherebbe questa possibilità anche ai lavoratori del sistema misto. L’ipotesi discussa prevede almeno 25 anni di contribuzione e il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo. Tra le opzioni circolate nel dibattito è stato inoltre considerato l’utilizzo di una parte del <a href="https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/" target="_blank" rel="noopener">Tfr</a> per contribuire al raggiungimento della soglia necessaria, ma anche questo aspetto, come tutto il provvedimento, resta da definire. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per le imprese, un’eventuale approvazione introdurrebbe quindi una variabile ulteriore nella pianificazione degli organici. Sapere quanti dipendenti raggiungeranno i 64 anni, infatti, non sarebbe sufficiente per prevedere il numero delle uscite effettive. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quanto potrebbe incidere sulle uscite aziendali</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Uno dei principali interrogativi riguarda proprio la platea che sceglierebbe concretamente di utilizzare la misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il numero dei pensionamenti dipenderà dai requisiti definitivi, dall’importo maturato dai singoli lavoratori e soprattutto dalla convenienza individuale ad accettare un eventuale ricalcolo dell’assegno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per un responsabile HR questo significa che la semplice piramide anagrafica rischia di non essere più sufficiente per la gestione del personale. Due lavoratori della stessa età e con un’anzianità professionale simile possono trovarsi davanti a possibilità previdenziali molto diverse. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La relazione tra Quota 64 e ricambio generazionale andrebbe quindi letta in termini probabilistici: l’azienda può individuare le aree maggiormente esposte alle uscite, ma non può considerare automatico il pensionamento di chi raggiunge una determinata età. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Il limite legato all’importo della pensione</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>L’accesso all’uscita anticipata non dipende infatti soltanto da età e anni di contribuzione, dato che il sistema vigente prevede anche una soglia minima per l’importo dell’assegno. Questo tipo di requisito può escludere una parte dei lavoratori che, pur avendo raggiunto l’età prevista, non ha maturato una pensione sufficientemente elevata. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Le simulazioni dell’Osservatorio previdenza della Cgil citate nel dibattito sulla proposta mostrano proprio come retribuzioni differenti possano tradursi in possibilità molto diverse di ricorso alla misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per le organizzazioni questo elemento complica ulteriormente la previsione dei flussi in uscita: avere un’elevata presenza di dipendenti senior non significa necessariamente trovarsi davanti a un’ondata omogenea di pensionamenti. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Quota 64 e ricambio generazionale: quali profili sono più esposti?</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il tema assume particolare rilevanza perché il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta elevato. A giugno 2026, secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, le aziende dichiaravano difficoltà di reperimento per il 42% dei profili ricercati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Un’uscita anticipata può quindi avere conseguenze molto diverse a seconda della funzione interessata. Se riguarda un ruolo per cui esiste una pipeline di succession planning interna già pronta, l’impatto può essere contenuto, ma se invece coinvolge una professionalità rara o un responsabile che detiene conoscenze difficilmente codificabili, il problema può diventare organizzativo prima ancora che numerico. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per questo motivo, il ricambio generazionale non può essere affrontato soltanto sostituendo chi esce. Richiede di identificare con largo anticipo: <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<ul>
<li><strong>i ruoli critici;</strong></li>
<li><strong>le competenze difficili da reperire sul mercato;</strong></li>
<li><strong>le conoscenze concentrate su poche persone;</strong></li>
<li><strong>i possibili successori interni;</strong></li>
<li><strong>i tempi necessari per il trasferimento del know-how. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></li>
</ul>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Perché il tema è destinato a diventare sempre più rilevante</strong><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il problema del ricambio non nasce naturalmente con Quota 64. Secondo le previsioni Istat pubblicate nell’agosto 2026, la popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni potrebbe diminuire di quasi 7 milioni di persone entro il 2050, quindi, anche ipotizzando un <a href="https://tuttowelfare.info/ecco-perche-aumentare-leta-pensionabile-non-e-una-soluzione/" target="_blank" rel="noopener">aumento dei tassi di attività</a>, la forza lavoro nella stessa fascia d’età passerebbe da 24,8 a 21,4 milioni: circa 3,4 milioni di persone in meno. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Ogni intervento che modifichi le possibilità di pensionamento si inserisce quindi in una dinamica molto più ampia: le organizzazioni avranno meno giovani disponibili e, contemporaneamente, dovranno gestire in modo più strategico valorizzazione e uscita dei lavoratori senior. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><strong><span style="color: #dd9933;">Tra sostenibilità e accessibilità: cosa significa per le imprese <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></strong></h3>
<p>Il rapporto tra Quota 64 e ricambio generazionale mette quindi in evidenza un paradosso: da un lato, nuove possibilità di pensionamento anticipato possono favorire le persone che desiderano concludere prima la propria carriera e possono aprire spazi per nuovi ingressi. Dall’altro, in un mercato nel quale molte competenze sono già difficili da reperire, un aumento delle uscite può creare vuoti che non sempre è semplice colmare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per HR e manager, il punto non è quindi valutare Quota 64 come positiva o negativa in sé, ma prepararsi a uno scenario nel quale le traiettorie di uscita possono diventare più differenziate. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Servono <em>succession planning</em>, trasferimento strutturato delle conoscenze, formazione delle persone chiamate a subentrare e una lettura più precisa dell’organico aziendale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ sullo skills-based hiring</strong></span></h3>

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        Quota 64 è già stata approvata?    </span>
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			<p>No. È una proposta discussa in vista della Legge di Bilancio 2027. Requisiti e modalità possono ancora cambiare durante l’iter politico e legislativo.</p>

		</div> 
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        Perché Quota 64 interessa a HR e imprese?    </span>
</span>
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			<p>Perché una nuova possibilità di pensionamento anticipato può modificare tempi e composizione delle uscite, soprattutto nelle aziende con una presenza significativa di lavoratori senior.</p>

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        Quota 64 comporterebbe automaticamente più pensionamenti?    </span>
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			<p>Non necessariamente. Requisiti economici e possibili effetti del ricalcolo contributivo possono rendere l’uscita più o meno conveniente a seconda della situazione individuale.</p>

		</div> 
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        Come possono prepararsi le aziende al ricambio generazionale?    </span>
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			<p>Mappando in anticipo ruoli critici e competenze, individuando possibili successori, organizzando il trasferimento del know-how e integrando le possibili uscite nella pianificazione degli organici.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
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		<title>Skills-based hiring, la selezione che guarda oltre il curriculum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le competenze richieste cambiano rapidamente, mentre quasi un’assunzione su due in Italia è difficile da coprire. Hays e Gi Group spiegano perché lo skills-based hiring può aiutare le aziende a guardare oltre il CV, valutando competenze, capacità trasferibili e potenziale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/skills-based-hiring-oltre-cv/">Skills-based hiring, la selezione che guarda oltre il curriculum</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Quasi un’assunzione su due continua a essere difficile da coprire. Nel primo semestre del 2026 le imprese italiane hanno programmato 2 milioni e 869 mila ingressi, ma nel 44,8% dei casi hanno previsto difficoltà nel reperire le persone necessarie, secondo il Terzo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro realizzato da CNEL e Unioncamere insieme al Ministero del Lavoro, Istat e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nel frattempo cambia anche ciò che le aziende cercano. Il <em>Future of Jobs Report 2025</em> del World Economic Forum stima che entro il 2030 il 39% delle competenze core dei lavoratori sarà destinato a trasformarsi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Se le skill richieste evolvono rapidamente e le imprese faticano già oggi a trovare i profili necessari, diventa quindi sempre più rilevante interrogarsi su come selezionare le persone. È in questo scenario che si inserisce lo skills-based hiring, un approccio che ridimensiona il peso attribuito a titoli, job title e percorsi professionali per concentrarsi maggiormente su competenze effettive, capacità trasferibili e potenziale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Skills-based <span style="color: #dd9933;">hir</span>ing: andare oltre il curriculum</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Il passaggio da un approccio CV-first a uno skills-first è iniziato, ma nelle aziende italiane è ancora incompleto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo <span style="color: #dd9933;"><strong>Alessio Campi, People &amp; Culture Director di Hays Italia</strong></span>, negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza dell’importanza di valutare le competenze in modo più oggettivo e anche la tecnologia offre strumenti più efficaci per farlo. Nelle decisioni finali, tuttavia, esperienza pregressa, settore di provenienza e percorsi professionali consolidati continuano spesso ad avere un peso determinante. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il cambiamento richiede quindi agli hiring manager di guardare oltre ciò che una persona ha già fatto e chiedersi anche cosa sia realmente in grado di fare e quale potenziale possa sviluppare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Una prospettiva condivisa da <span style="color: #dd9933;"><strong>Zoltan Daghero, Managing Director di Gi Group</strong></span>, che invita a non considerare job title, curriculum e qualifiche come descrizioni esaustive di una persona. Sono informazioni utili, ma possono lasciare meno visibili capacità che incidono concretamente sul lavoro, come adattabilità, problem solving, collaborazione, iniziativa e gestione delle situazioni complesse. Le human skills che fanno la differenza nello svolgimento delle mansioni e attività. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il punto, quindi, non è eliminare il curriculum, ma evitare che diventi il confine entro il quale cercare il candidato ideale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Le competenze di oggi non bastano per prevedere quelle di domani</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Lo skills-based hiring presenta però un’ulteriore complessità: neppure le competenze possono essere considerate una fotografia definitiva. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’evoluzione tecnologica, accelerata dall’intelligenza artificiale, sta modificando rapidamente attività e professionalità. La capacità di acquisire nuove conoscenze è destinata ad affiancare sempre di più il semplice possesso di quelle richieste oggi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per Campi, le competenze tecniche rimangono essenziali perché consentono di essere efficaci nel ruolo, ma non possono rappresentare l’unico parametro. Curiosità, learning agility, problem solving e apertura al cambiamento aiutano a capire quanto un professionista sarà capace di evolvere insieme al proprio lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche Daghero pone l’accento su capacità di apprendere, affrontare situazioni nuove e trasferire ciò che si è imparato da un contesto all’altro. La domanda per chi seleziona diventa allora duplice: questa persona sa svolgere il lavoro oggi e sarà in grado di continuare a farlo mentre il ruolo cambia? <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Dalle job description agli assessment: cosa cambia nella selezione</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Per rendere concreto questo approccio non basta modificare il linguaggio di un annuncio o eliminare alcuni requisiti formali. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Gi Group individua alcuni passaggi operativi: costruire job description sulle attività realmente necessarie, utilizzare assessment vicini alle situazioni che il candidato incontrerà nel lavoro, strutturare maggiormente i colloqui e preparare gli hiring manager a riconoscere competenze trasferibili e potenziale. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Anche Hays segnala tra gli ostacoli più frequenti proprio la difficoltà di valutare le competenze in modo strutturato e uniforme. A questa si aggiunge la tendenza a definire requisiti molto specifici, che rischia di restringere eccessivamente il bacino dei candidati. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Aprirsi a persone provenienti da settori differenti può invece consentire alle imprese di intercettare competenze, esperienze e prospettive nuove, purché esistano strumenti adeguati per valutarne l’applicabilità al nuovo contesto. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Skills-based hiring, dunque, non significa rendere la selezione meno rigorosa. Significa semmai spostare il rigore dalla verifica di requisiti formali alla capacità di valutare ciò che una persona sa fare davvero. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Competenze, esperienza e potenziale devono convivere</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Contrapporre curriculum e competenze rischia però di semplificare eccessivamente il tema. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per Campi non esiste una percentuale ideale con cui pesare competenze tecniche, comportamenti, esperienza e potenziale. Le prime indicano quanto una persona sia pronta a rispondere alle esigenze immediate del ruolo; comportamenti e approccio aiutano a prevedere come affronterà collaborazione e cambiamento; l’esperienza mantiene un valore, purché non diventi un criterio troppo rigido; il potenziale consente infine di guardare oltre la performance immediata. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La stessa logica emerge dal contributo di Daghero: andare oltre le etichette non significa ignorare percorso e conoscenze, ma integrare nella valutazione anche quelle capacità che un CV rende più difficili da intercettare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Ed è probabilmente qui che si trova la parte più interessante dell’evoluzione della talent acquisition. Sostituire un criterio rigido con un altro servirebbe a poco: assumere esclusivamente in base alle competenze tecniche possedute oggi potrebbe risultare limitante quanto affidarsi soltanto agli anni trascorsi in una determinata posizione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Una talent acquisition capace di ampliare lo sguardo</strong> <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></h3>
<p>Lo skills-based hiring non può naturalmente risolvere da solo il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, che in Italia dipende da fattori molto più ampi. Può però contribuire a evitare che le imprese restringano ulteriormente il bacino disponibile cercando soltanto persone che abbiano già seguito il percorso immaginato per una determinata posizione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A questo si aggiunge l’altra faccia della talent acquisition: non soltanto trovare le persone, ma riuscire ad attrarle. <a href="https://tuttowelfare.info/attrarre-i-giovani-talenti-in-azienda" target="_blank" rel="noopener">Come abbiamo visto anche parlando di cosa cercano i giovani nelle aziende</a>, opportunità di crescita e sviluppo delle competenze sono parte di una proposta professionale che comprende anche retribuzione, benessere e qualità del lavoro. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><a href="https://tuttowelfare.info/trasparenza-retributiva-cosa-cambia-aziende-lavoratori" target="_blank" rel="noopener">In questa direzione si inserisce anche la maggiore trasparenza retributiva</a> richiesta già nelle fasi che precedono l’assunzione, che spinge le imprese verso una definizione più chiara dei ruoli e dei criteri con cui ne viene determinato il valore. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Il curriculum, quindi, difficilmente scomparirà. Cambia piuttosto il peso attribuito alle informazioni che contiene e aumenta l’importanza di ciò che occorre riuscire a vedere oltre di esso. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>In un mercato in cui competenze e professioni evolvono rapidamente, una talent acquisition efficace dovrà saper valutare non soltanto la corrispondenza tra un candidato/a e una posizione oggi, ma anche la sua capacità di crescere mentre quel lavoro cambia. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ sullo skills-based hiring</strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
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        Che cos’è lo skills-based hiring?    </span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>Lo skills-based hiring è un approccio alla selezione che attribuisce maggiore importanza alle competenze effettivamente possedute da una persona e al suo potenziale, riducendo la dipendenza da criteri come titolo di studio, job title, settore di provenienza o anni di esperienza.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Qual è la differenza tra skills-based hiring e selezione tradizionale?    </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La selezione tradizionale utilizza spesso il curriculum e l’esperienza pregressa come primi indicatori dell’idoneità a un ruolo. Lo skills-based hiring cerca invece di verificare direttamente competenze tecniche e trasferibili, comportamenti e capacità di apprendimento attraverso strumenti come assessment e colloqui strutturati.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Lo skills-based hiring rende inutile il curriculum?    </span>
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			<p>No. Il curriculum rimane uno strumento utile per comprendere il percorso di una persona, ma non dovrebbe essere l’unico criterio con cui valutarne l’adeguatezza a un ruolo.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Quali competenze contano nello skills-based hiring?    </span>
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			<p>Accanto alle competenze tecniche assumono importanza capacità come apprendimento, adattabilità, problem solving, collaborazione, iniziativa e apertura al cambiamento, oltre al potenziale di acquisire nuove competenze nel tempo.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/skills-based-hiring-oltre-cv/">Skills-based hiring, la selezione che guarda oltre il curriculum</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Misure welfare 2027: tre novità da tenere d’occhio</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 15:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le misure welfare 2027 iniziano a delinearsi: alla Carta Dedicata a Te, già prevista per il biennio 2026-2027, potrebbero affiancarsi la conferma del Bonus mamme e una possibile detassazione della tredicesima. Tre interventi con livelli di certezza e coperture molto differenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/">Misure welfare 2027: tre novità da tenere d’occhio</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Con l’inizio di settembre si apre la fase dell’anno in cui Governo e Parlamento iniziano a delineare gli interventi destinati a caratterizzare gli ultimi mesi del 2026 e, soprattutto, il prossimo anno. Anche sul fronte delle misure welfare 2027 stanno emergendo alcuni provvedimenti destinati a interessare platee più o meno ampie di cittadini e lavoratori. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Alcuni interventi sono già stati definiti e diventeranno operativi nei prossimi mesi. Altri, invece, potrebbero trovare spazio nella prossima Legge di Bilancio e devono quindi essere considerati ancora come ipotesi. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Come TuttoWelfare.info, riteniamo che siano soprattutto tre le misure da tenere d’occhio: Carta Dedicata a Te, Bonus mamme e possibile detassazione della tredicesima. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Carta Dedicata a Te: 500 euro per le famiglie a basso reddito <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il primo provvedimento riguarda la Carta Dedicata a Te, per la quale a inizio estate è stato approvato il decreto attuativo che ne disciplina l’assegnazione per il 2026 e il 2027. Le somme inizieranno a essere accreditate a partire dal mese di ottobre. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La misura prevede un bonus una tantum di 500 euro destinato ai nuclei familiari con un indicatore ISEE inferiore a 15mila euro annui, utilizzabile per acquistare beni alimentari di prima necessità. L’obiettivo è sostenere le famiglie economicamente più fragili, alleggerendo almeno in parte il peso delle spese quotidiane sul bilancio familiare. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La Carta può essere assegnata esclusivamente a cittadini residenti in Italia appartenenti a nuclei familiari i cui componenti risultino tutti iscritti all’Anagrafe comunale. Sono invece escluse le famiglie che, alla data di entrata in vigore del decreto attuativo, comprendono persone che percepiscono assegno di inclusione, NASpI, fondi di solidarietà o altre misure di inclusione sociale e sostegno alla povertà che prevedano l’erogazione di un sussidio economico. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Un aspetto importante riguarda la procedura: le famiglie non devono presentare domanda per ottenere la Carta Dedicata a Te. È infatti l’INPS a individuare i beneficiari e a trasmettere successivamente gli elenchi ai Comuni. Il 50% delle carte viene distribuito in proporzione alla popolazione residente, mentre l’altra metà viene ripartita considerando la distanza tra il reddito pro capite medio del Comune e quello medio nazionale, oltre alla popolazione residente. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I beneficiari dovranno inoltre rispettare due scadenze: il primo pagamento dovrà essere effettuato entro il 16 dicembre 2026, mentre l’intero importo dovrà essere speso entro il 10 ottobre 2027. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Bonus mamme verso la conferma nel 2027 <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Tra le misure welfare 2027 ancora da definire rientra invece il cosiddetto Bonus mamme. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A differenza della Carta Dedicata a Te, in questo caso si tratta di un intervento che il Governo vorrebbe inserire nella prossima Legge di Bilancio; pertanto, fino all’approvazione definitiva della manovra non è possibile considerare certa la sua conferma. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Tuttavia, secondo le informazioni attualmente disponibili riportate nel dibattito sulla futura finanziaria per questa misura sarebbero già state individuate le risorse necessarie. Ciò significa che la possibilità che il <a href="https://tuttowelfare.info/maternita-in-italia-le-equilibriste-2026-madri-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">sostegno alle madri lavoratrici</a> venga confermato anche nel 2027 è elevata, anche se modalità, requisiti e importi potrebbero essere modificati durante l’iter della Legge di Bilancio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p><a href="https://tuttowelfare.info/legge-di-bilancio-2026-cresce-la-busta-paga-ma-di-quanto/" target="_blank" rel="noopener">Sulla base dell’impostazione attuale</a>, le donne con due o più figli a carico e un reddito annuo inferiore o uguale a 40mila euro possono accedere a un bonus di 60 euro mensili, pari a 720 euro annui, con l’INPS che versa l’importo, su richiesta, in un’unica soluzione nel mese di dicembre. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Per le lavoratrici con almeno tre figli a carico è prevista inoltre una decontribuzione di 3mila euro annui, fruita direttamente in busta paga. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Questi sono però gli importi e i meccanismi stabiliti dalla normativa precedente. La prossima Legge di Bilancio potrebbe intervenire sulle procedure o sull’impostazione della misura. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Detassazione della tredicesima: l’ipotesi sul tavolo <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>La terza delle misure welfare 2027 da monitorare riguarda la possibile detassazione della tredicesima. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Secondo la normativa attuale, la tredicesima mensilità non beneficia delle detrazioni da lavoro dipendente ed è sottoposta all’Irpef ordinaria. Di conseguenza, l’importo netto percepito dal lavoratore risulta generalmente inferiore rispetto a quello di una normale mensilità. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’ipotesi rilanciata dal leader di Forza Italia Antonio Tajani, e che avrebbe trovato sostegno anche tra esponenti di Fratelli d’Italia, è quella di sostituire l’Irpef ordinaria sulla tredicesima con una flat tax, riducendo così il prelievo fiscale a carico del lavoratore, che già deve affrontare una situazione in cui <a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/" target="_blank" rel="noopener">gli stipendi reali sono sempre più bassi</a>. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>A differenza degli altri interventi, tuttavia, questa misura presenta ancora un ostacolo importante: le coperture. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Al momento non sarebbero infatti state individuate le risorse necessarie e il costo dell’intervento per lo Stato potrebbe essere considerevole. A dirlo è Marco Osnato, responsabile economico di FdI, che afferma di voler sostenere l’iniziativa, ma evidenziando come una detassazione al 15% per i redditi inferiori a 15mila euro annui (quindi destinata a una platea relativamente limitata) richiederebbe comunque circa mezzo miliardo di euro di risorse pubbliche. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>L’ipotesi trova sostegno anche da parte di alcune organizzazioni sindacali. “<em>Bisogna confermare e rafforzare la defiscalizzazione sui premi di risultato, detassare le tredicesime, garantire piena indicizzazione delle pensioni all&#8217;inflazione</em>” ha dichiarato Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, ribadendo al tempo stesso la necessità di interventi strutturali anziché di misure una tantum. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Tra misure confermate e interventi ancora da definire <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il quadro delle misure welfare 2027 resta quindi in evoluzione. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>La Carta Dedicata a Te segue già un percorso definito per il biennio 2026-2027, mentre Bonus mamme e detassazione della tredicesima dipenderanno dalle scelte che verranno compiute nella prossima Legge di Bilancio. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>Nel primo caso, la continuità con gli anni precedenti rende la conferma un’ipotesi concreta. Per la tredicesima, invece, il principale ostacolo rimane quello delle risorse necessarie. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>
<p>I prossimi mesi saranno quindi decisivi per capire quali di questi interventi entreranno effettivamente nel sistema di sostegno a famiglie e lavoratori nel 2027 e con quali modalità. <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></p>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Quali sono le principali misure welfare da seguire per il 2027?    </span>
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			<p>Tra gli interventi da monitorare ci sono la Carta Dedicata a Te per il biennio 2026-2027, la possibile conferma del Bonus mamme e l’ipotesi di detassazione della tredicesima.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Quanto vale la Carta Dedicata a Te 2026?    </span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La misura prevede un contributo una tantum di 500 euro per i nuclei familiari che rispettano i requisiti previsti.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Il Bonus mamme sarà confermato nel 2027?    </span>
</span>
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        <span class="icon_plus"></span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La conferma è tra le misure ipotizzate per la Legge di Bilancio 2027, ma fino all’approvazione definitiva della manovra non può essere considerata certa.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        La tredicesima sarà detassata nel 2027?    </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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			<p>La detassazione è attualmente un’ipotesi politica. Nel testo viene evidenziato come rimanga da risolvere soprattutto il problema delle coperture finanziarie.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/misure-welfare-2027-tre-novita-da-tenere-docchio/">Misure welfare 2027: tre novità da tenere d’occhio</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Cassa integrazione per caldo estremo: le nuove regole</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/cassa-integrazione-per-caldo-estremo-le-nuove-regole/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/cassa-integrazione-per-caldo-estremo-le-nuove-regole/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il decreto-legge 107/2026 introduce nuove regole sulla cassa integrazione per caldo estremo, ampliando le tutele per i lavoratori esposti agli eventi climatici eccezionali. Le novità riguardano CIGO, CISOA, contributi addizionali e deroghe ai limiti ordinari per le imprese costrette a sospendere o ridurre l'attività.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><div      class="vc_row wpb_row section vc_row-fluid " style=' text-align:left;'><div class=" full_section_inner clearfix"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>La cassa integrazione per caldo estremo entra in una nuova fase con il decreto-legge 107/2026. In vigore dal 1° luglio e valido fino al 31 dicembre 2026, il provvedimento introduce nuove regole per gli ammortizzatori sociali destinati alle imprese costrette a ridurre o sospendere l&#8217;attività lavorativa a causa degli eventi oggettivamente non evitabili (EONE), tra cui rientrano anche le ondate di calore. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>In sintesi <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il decreto-legge 107/2026 introduce importanti novità sulla cassa integrazione per caldo estremo. Le nuove disposizioni riguardano la CIGO, la CISOA, i contributi addizionali e le deroghe previste quando le alte temperature rendono impossibile lo svolgimento dell&#8217;attività lavorativa. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Perché il Governo è intervenuto <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>L&#8217;Italia è appena uscita da una delle ondate di caldo più intense degli ultimi anni, che ha provocato disagi in tutto il Paese e numerose vittime in Europa. Un contesto che ha reso necessario intervenire con misure urgenti per tutelare i lavoratori maggiormente esposti alle condizioni climatiche estreme. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Le nuove disposizioni interessano soprattutto i lavoratori impiegati in imprese industriali e artigianali del settore edilizio e dei comparti affini, oltre agli addetti delle imprese artigiane impegnate nell&#8217;escavazione e nella lavorazione di materiali lapidei. Sono invece escluse le aziende che svolgono tali attività esclusivamente in laboratorio. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Per il settore agricolo, invece, continua ad applicarsi una disciplina specifica. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Cosa sono gli eventi oggettivamente non evitabili <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il decreto-legge 107/2026 estende gli ammortizzatori sociali quando l&#8217;attività lavorativa deve essere ridotta o sospesa a causa dei cosiddetti EONE, ossia gli eventi oggettivamente non evitabili. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Tra questi rientrano anche le ondate di calore con temperature superiori ai 35 gradi o comunque tali da compromettere la sicurezza dei lavoratori che <a href="https://tuttowelfare.info/legge-pmi-7-aprile-cosa-cambia-smart-working/" target="_blank" rel="noopener">non possono fare ricorso allo smart working</a>. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>È proprio in questi casi che trova applicazione la cassa integrazione per caldo estremo, che introduce alcune deroghe rispetto alle regole ordinarie previste per la CIGO. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>CIGO: le principali novità <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>La prima modifica riguarda la cassa integrazione ordinaria (CIGO), principale strumento utilizzato dalle imprese per affrontare situazioni temporanee di difficoltà. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Quando la richiesta di CIGO è motivata da un evento oggettivamente non evitabile, il decreto stabilisce che l&#8217;impresa non è tenuta a rispettare il limite massimo di 52 settimane non consecutive normalmente previsto dalla normativa. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Inoltre, non sarà necessario attendere ulteriori 52 settimane di attività effettiva per poter accedere nuovamente allo strumento. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;obiettivo è garantire una maggiore flessibilità alle imprese che subiscono interruzioni dell&#8217;attività dovute a fenomeni climatici eccezionali. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Contributi ridotti per chi ricorre alla cassa integrazione <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il decreto interviene anche sul contributo addizionale normalmente dovuto dalle imprese quando ricorrono alla cassa integrazione. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>In via ordinaria il contributo è pari al 9% della retribuzione persa dal lavoratore fino a 52 settimane di utilizzo, sale al 12% tra 52 e 104 settimane e raggiunge il 15% oltre tale soglia. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Quando però la cassa integrazione per caldo estremo viene richiesta per far fronte a un evento oggettivamente non evitabile e l&#8217;impresa non ricorre nuovamente agli ammortizzatori sociali nei 24 mesi successivi, le aliquote dei primi due scaglioni vengono ridotte rispettivamente al 6% e al 9%. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Le novità per il settore agricolo <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Il decreto modifica anche la disciplina della CISOA, la cassa integrazione speciale destinata agli operai agricoli. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La tutela viene estesa anche ai lavoratori con contratto a tempo determinato e, nei casi collegati agli eventi oggettivamente non evitabili, non trova applicazione il requisito ordinario delle 181 giornate lavorative. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Inoltre, la CISOA concessa per EONE non viene conteggiata nel limite massimo delle 90 giornate annue ed è considerata attività lavorativa ai fini del calcolo dell&#8217;indennità di disoccupazione agricola. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>Un cambiamento destinato a incidere sull&#8217;organizzazione del lavoro <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>
<p>Le nuove regole rappresentano una risposta immediata all&#8217;aumento degli eventi climatici estremi, ma segnano anche un&#8217;evoluzione nel modo in cui il sistema degli ammortizzatori sociali affronta gli effetti del cambiamento climatico. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La cassa integrazione per caldo estremo amplia infatti gli strumenti a disposizione delle imprese e offre maggiori tutele ai lavoratori impiegati nei settori più esposti alle alte temperature. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Con l&#8217;aumento della frequenza delle ondate di calore, è probabile che misure di questo tipo assumano un ruolo sempre più centrale nella <a href="https://tuttowelfare.info/lavorare-e-premiare-in-tempo-di-crisi/" target="_blank" rel="noopener">gestione dei rapporti di lavoro</a> e nella tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3><span style="color: #dd9933;"><strong>FAQ <span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></strong></span></h3>

		</div> 
	</div> <div class="qode-accordion-holder clearfix qode-toggle qode-initial ">
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Che cos&#039;è la cassa integrazione per caldo estremo?     </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>È una misura che consente alle imprese di ricorrere agli ammortizzatori sociali quando l&#8217;attività lavorativa deve essere sospesa o ridotta a causa di ondate di calore o altri eventi oggettivamente non evitabili che compromettono la sicurezza dei lavoratori.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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	    <span class="qode-tab-title-inner">
        Chi può richiedere la cassa integrazione per caldo estremo?    </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>La misura interessa principalmente imprese industriali e artigianali, aziende del settore edilizio e attività affini, imprese dell&#8217;escavazione e della lavorazione dei materiali lapidei. Per il settore agricolo si applicano regole specifiche attraverso la CISOA.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div><h3 class="clearfix qode-title-holder">
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        Cosa sono gli eventi oggettivamente non evitabili (EONE)?    </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Sono eventi esterni all&#8217;impresa che non possono essere previsti o evitati e che rendono impossibile lo svolgimento dell&#8217;attività lavorativa. Tra questi rientrano anche le ondate di calore e le temperature estreme.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Cosa cambia per la CIGO con il decreto 107/2026?     </span>
</span>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Quando la CIGO viene richiesta per un evento oggettivamente non evitabile, non si applicano alcuni limiti ordinari, come quello delle 52 settimane non consecutive e l&#8217;attesa di 52 settimane di attività effettiva per un nuovo accesso allo strumento.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
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        Quali novità sono previste per il settore agricolo?    </span>
</span>
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</h3>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il decreto amplia la tutela garantita dalla CISOA, estendendola anche ai lavoratori a tempo determinato e prevedendo deroghe ai limiti ordinari quando la sospensione dell&#8217;attività è causata da eventi oggettivamente non evitabili.</p>

		</div> 
	</div>     </div>
</div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/cassa-integrazione-per-caldo-estremo-le-nuove-regole/">Cassa integrazione per caldo estremo: le nuove regole</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bonus donne 2026: chi ne ha diritto?</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/bonus-donne-2026-chi-ne-ha-diritto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 15:47:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=27037</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Decreto Lavoro 2026 modifica i criteri di accesso al bonus donne, ampliando la platea delle lavoratrici considerate svantaggiate e introducendo nuove categorie legate all'età, ai carichi familiari e al livello di istruzione. Rivista anche la durata ordinaria, che si riduce da 24 a 12 mesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/bonus-donne-2026-chi-ne-ha-diritto/">Bonus donne 2026: chi ne ha diritto?</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>A partire da giovedì 11 giugno le imprese possono presentare la richiesta per il <strong>bonus donne 2026</strong>, ovvero un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (fanno eccezione i premi e i contributi Inail) per chi assume a tempo indeterminato lavoratrici rientranti nella categoria delle cosiddette &#8220;donne svantaggiate&#8221;. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>A partire da quest&#8217;anno, però, il <a href="https://tuttowelfare.info/decreto-lavoro-2026-le-novita-e-i-nodi-ancora-da-sciogliere/" target="_blank" rel="noopener">Decreto Lavoro</a> (Dl 62/2026) ha modificato la normativa che identifica questa categoria, intervenendo non tanto sull&#8217;impianto economico dell&#8217;incentivo quanto sulla platea delle lavoratrici che consentono alle imprese di accedere al beneficio. L&#8217;obiettivo è ampliare gli strumenti a sostegno <a href="https://tuttowelfare.info/maternita-in-italia-le-equilibriste-2026-madri-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">dell&#8217;occupazione femminile</a> e favorire l&#8217;inserimento nel mercato del lavoro delle persone più fragili. <span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Cos&#8217;è il bonus donne 2026 e quanto vale<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h2>
<p>Il bonus consiste in un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro un limite massimo di 650 euro mensili per ciascuna lavoratrice assunta.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Il massimale sale a 800 euro nel caso in cui la lavoratrice risieda in una Zona Economica Speciale (Zes) avente diritto ai fondi strutturali dell&#8217;Unione Europea: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;agevolazione si applica alle assunzioni effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026 e possono richiederla anche quelle aziende che hanno assunto donne svantaggiate prima che l’Inps aprisse la procedura per fare richiesta.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Chi sono le lavoratrici svantaggiate secondo le nuove regole<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h2>
<p>Secondo la nuova disciplina, sono considerate svantaggiate le donne che presentano almeno uno dei seguenti requisiti:<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<ul>
<li>non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;</li>
<li>hanno un&#8217;età compresa tra i 15 e i 24 anni;</li>
<li>non possiedono un diploma di scuola secondaria superiore o di istituto professionale, oppure hanno completato da non più di due anni un percorso formativo senza aver ancora ottenuto un primo impiego regolare;</li>
<li>hanno più di 50 anni;</li>
<li><a href="https://tuttowelfare.info/lavoro-e-famiglia-sempre-piu-donne-lasciano-limpiego-per-stare-con-i-cari/" target="_blank" rel="noopener">sono adulte sole con una o più persone a carico</a>;</li>
<li>lavorano in un settore in cui la disparità occupazionale tra uomini e donne è pari o superiore al 25% a favore dei primi;</li>
<li>appartengono a una minoranza etnica con particolari esigenze di rafforzamento delle competenze linguistiche o professionali.<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></li>
</ul>
<h2>Come si amplia la platea del bonus donne 2026<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h2>
<p>Da una prima lettura del provvedimento emerge che il Governo ha scelto di seguire un doppio binario.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Da un lato, ha ampliato la platea delle donne considerate svantaggiate, introducendo nuovi criteri legati all&#8217;età, ai carichi familiari e al livello di istruzione. Inoltre, il requisito dei sei mesi senza impiego regolarmente retribuito viene ora esteso a tutto il territorio nazionale, mentre in precedenza trovava applicazione soltanto nelle Zes.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;effetto è un potenziale ampliamento della platea delle beneficiarie del    e, di conseguenza, delle imprese che possono accedere all&#8217;incentivo.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Durata ridotta e nuovi vincoli per le imprese<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h2>
<p>Accanto all&#8217;allargamento della platea, il legislatore ha però ridotto la durata ordinaria dell&#8217;agevolazione, che passa da un massimo di 24 mesi a un massimo di 12 mesi.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Inoltre, l&#8217;azienda non può beneficiare dell&#8217;incentivo se trasforma un contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato oppure se assume una lavoratrice nella stessa unità produttiva in cui, nei sei mesi precedenti, si sono verificati licenziamenti.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>In altre parole, per ottenere l&#8217;agevolazione è necessario rispettare il principio dell'&#8221;incremento occupazionale netto&#8221;, ossia dimostrare che l&#8217;assunzione determina un aumento effettivo dell&#8217;organico aziendale.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Chi sono le lavoratrici “molto svantaggiate”<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h2>
<p>L&#8217;estensione a 24 mesi non è stata completamente eliminata. Il Decreto Lavoro ha infatti introdotto una nuova categoria di beneficiarie: le cosiddette &#8220;<strong>donne molto svantaggiate</strong>&#8220;.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>In questo gruppo rientrano le lavoratrici che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi oppure da almeno 12 mesi se presentano anche uno degli altri requisiti previsti dalla normativa.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Bonus donne 2026: tre esempi pratici<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h2>
<p>Per comprendere meglio il funzionamento della nuova normativa, Il Sole 24 Ore ha riportato alcune simulazioni pratiche.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p><strong>Caso 1: assunzione in Lombardia</strong><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Un&#8217;azienda bresciana, quindi non operante in una Zes, assume una donna di 38 anni che non percepisce una regolare retribuzione da otto mesi.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;azienda ha diritto al bonus per un importo massimo di 650 euro al mese per 12 mesi.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p><strong>Caso 2: assunzione in Campania</strong><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Un&#8217;azienda napoletana assume una donna di 45 anni, residente in Campania, che non percepisce una regolare retribuzione da 30 mesi.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;azienda ha diritto all&#8217;incentivo per un importo massimo di 800 euro al mese per 24 mesi.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p><strong>Caso 3: incentivo non spettante</strong><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Un&#8217;azienda assume una donna che non percepisce una regolare retribuzione da 24 mesi in un&#8217;unità produttiva in cui, tre mesi prima, si è verificato un licenziamento.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;azienda non ha diritto al bonus.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>FAQ<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h2>
<h4>Chi può beneficiare del bonus donne 2026?<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h4>
<p>Possono accedere all&#8217;incentivo le imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratrici considerate svantaggiate secondo i requisiti previsti dal Decreto Lavoro 2026.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4>Quanto vale il bonus donne 2026?<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h4>
<p>L&#8217;incentivo consiste nell&#8217;esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino a un massimo di 650 euro mensili, che sale a 800 euro nelle regioni Zes.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4>Per quanto tempo spetta il bonus donne 2026?<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h4>
<p>La durata ordinaria è di 12 mesi. Per le lavoratrici molto svantaggiate il beneficio può essere riconosciuto fino a 24 mesi.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4>È possibile ottenere il bonus trasformando un contratto a termine?<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h4>
<p>No. La trasformazione di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato non consente di accedere all&#8217;incentivo.<span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4>Cosa si intende per incremento occupazionale netto?<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></h4>
<p>L&#8217;azienda deve dimostrare che l&#8217;assunzione produce un aumento effettivo dell&#8217;organico aziendale rispetto alla situazione precedente. In assenza di questo requisito il bonus non può essere riconosciuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/bonus-donne-2026-chi-ne-ha-diritto/">Bonus donne 2026: chi ne ha diritto?</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<title>Decreto lavoro 2026: le novità e i nodi ancora da sciogliere</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/decreto-lavoro-2026-le-novita-e-i-nodi-ancora-da-sciogliere/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/decreto-lavoro-2026-le-novita-e-i-nodi-ancora-da-sciogliere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:35:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=27027</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il decreto lavoro 2026 introduce novità su salario giusto, welfare aziendale, adeguamento degli stipendi, congedi parentali e tutele per rider e tirocinanti. Molte delle misure previste sono però accompagnate da limiti temporali o condizioni applicative che continuano ad alimentare il confronto tra sindacati, imprese e parti sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/decreto-lavoro-2026-le-novita-e-i-nodi-ancora-da-sciogliere/">Decreto lavoro 2026: le novità e i nodi ancora da sciogliere</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 7</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Il decreto lavoro 2026, approvato dalla Camera dei deputati il 10 giugno scorso, introduce importanti novità in materia di retribuzioni, welfare aziendale, contrattazione collettiva e tutela dei lavoratori. Ribattezzato fin dalla sua emanazione &#8220;Decreto Primo Maggio&#8221;, il provvedimento punta a intervenire su alcuni dei principali nodi del mercato del lavoro italiano. Tuttavia, da una prima analisi emerge come molte delle misure introdotte siano accompagnate da limiti e condizioni che ne potrebbero ridurre l’efficacia reale.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Salario giusto e TEC: cosa cambia per imprese e lavoratori</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La misura simbolo del provvedimento è il cosiddetto &#8220;salario giusto&#8221;, pensato per combattere la <a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/" target="_blank" rel="noopener">perdita del potere d’acquisto degli stipendi italiani</a>. Nella versione iniziale del decreto, la retribuzione minima di lavoratrici e lavoratori dipendenti avrebbe dovuto coincidere con quanto previsto dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento (Ccnl) e le aziende che avessero corrisposto stipendi inferiori sarebbero state escluse dagli incentivi previsti per l&#8217;assunzione di giovani, donne in condizioni di svantaggio occupazionale e persone con disabilità.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Nel corso dell&#8217;iter parlamentare è però stato introdotto un elemento destinato a incidere in modo significativo sull&#8217;applicazione della norma. Il parametro di riferimento diventa infatti il Trattamento Economico Complessivo (TEC), ossia l&#8217;insieme delle componenti retributive fisse e continuative previste dal contratto collettivo nazionale, comprese mensilità aggiuntive e indennità fisse.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Il welfare entra nel calcolo del trattamento economico</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Una delle novità più discusse del decreto lavoro 2026 riguarda proprio la definizione del TEC.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La Camera ha infatti stabilito che anche le prestazioni di welfare concorrono alla formazione del trattamento economico complessivo, purché siano riconosciute a tutti i lavoratori interessati dal contratto collettivo di riferimento.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Si tratta di una modifica che ha immediatamente acceso il dibattito tra parti sociali e osservatori, poiché amplia significativamente il margine di manovra delle imprese nella definizione del trattamento economico complessivo.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Congedi parentali e incentivi alle imprese</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Tra le misure introdotte dal provvedimento vi è anche un incentivo rivolto alle aziende che investono in strumenti di conciliazione tra vita privata e lavoro.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La norma prevede un esonero contributivo fino all&#8217;1% per le imprese che adottano <a href="https://tuttowelfare.info/aziende-e-supporto-alla-genitorialita-quando-il-welfare-guarda-alla-famiglia-del-futuro/" target="_blank" rel="noopener">misure a sostegno dei congedi di maternità e paternità</a>, purché il valore complessivo non superi i 50mila euro.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Anche in questo caso, tuttavia, il Parlamento ha introdotto una limitazione rispetto all&#8217;impianto originario. L&#8217;agevolazione sarà infatti applicabile esclusivamente nel triennio 2026-2028, come previsto dall&#8217;emendamento Rizzetto-Nisini-Tenerini.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Adeguamento degli stipendi e rinnovo dei contratti collettivi</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Un altro pilastro del provvedimento riguarda l&#8217;adeguamento delle retribuzioni al costo della vita nei casi in cui i contratti collettivi siano scaduti e non ancora rinnovati.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Per queste situazioni il decreto prevede un incremento salariale forfettario pari al 50% dell&#8217;IPCA-NEI, l&#8217;indice dei prezzi al consumo al netto dei costi dei beni energetici importati, salvo differenti previsioni contrattuali.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La misura non si applica però a tutti i settori. Turismo, sanità e sociosanitario restano infatti affidati alla contrattazione collettiva, che potrà comunque prevedere adeguamenti non superiori al 50% dell&#8217;indice.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Anche questa disposizione presenta un limite temporale: l&#8217;adeguamento sarà riconosciuto soltanto per i primi nove mesi successivi alla scadenza naturale del Ccnl.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Più tutele per tirocinanti e rider</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Il decreto lavoro 2026 introduce inoltre nuove misure di tutela per alcune categorie considerate maggiormente esposte a condizioni di vulnerabilità.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Per i tirocini extracurriculari viene fissata una durata massima di dodici mesi, mentre per i rider viene chiarito che il rapporto di lavoro deve essere considerato subordinato ogni volta che emergano elementi di direzione, controllo e organizzazione da parte della piattaforma.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Il provvedimento contiene inoltre disposizioni relative alla previdenza complementare e ai fondi pensione.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Le critiche dei sindacati e il nodo del salario minimo</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Nonostante le modifiche introdotte durante l&#8217;esame parlamentare, <a href="https://tuttowelfare.info/decreto-lavoro-2026-ma-il-salario-giusto-e-davvero-giusto/" target="_blank" rel="noopener">molte delle perplessità che avevano accompagnato il Decreto Primo Maggio</a> sin dalla sua presentazione restano tuttora aperte.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Secondo diversi osservatori, l&#8217;inclusione del welfare all&#8217;interno del TEC potrebbe consentire alle imprese una maggiore flessibilità nella definizione del trattamento economico, con possibili effetti sulla determinazione effettiva dei salari.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Tra le voci più critiche vi è quella del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che sulle pagine di Repubblica ha sostenuto che il decreto &#8220;<em>invade e comprime l&#8217;autonomia delle parti sociali</em>&#8221; e &#8220;<em>non migliora in alcun modo le condizioni salariali</em>&#8220;.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>In particolare, Landini sottolinea come l&#8217;assenza di un salario minimo legale e di una legge sulla rappresentanza continui a lasciare aperto il rischio di dumping salariale.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Posizioni diverse tra le organizzazioni sindacali</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Le reazioni al provvedimento non sono però state unanimi.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La CISL ritiene che la nuova normativa possa contribuire a contrastare quelle situazioni in cui alcune imprese riescono a imporre condizioni retributive inferiori grazie a una maggiore forza contrattuale.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>La UIL, pur esprimendo alcune riserve sull&#8217;inclusione del welfare nel TEC, valuta positivamente il tentativo di definire in modo più preciso il concetto di trattamento economico complessivo.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h2>Ora il decreto lavoro 2026 passa al Senato</h2>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>L&#8217;iter del decreto lavoro 2026 non è ancora concluso. Il testo dovrà infatti essere esaminato dal Senato e convertito definitivamente in legge entro il 29 giugno.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Non è escluso che durante questo passaggio possano essere introdotte ulteriori modifiche. Al momento, tuttavia, appare evidente come l&#8217;impianto del provvedimento si fondi su un delicato equilibrio tra tutela dei lavoratori, sostenibilità per le imprese e ruolo della contrattazione collettiva.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p>Proprio da questo equilibrio dipenderà gran parte dell&#8217;impatto che la nuova normativa avrà sul mercato del lavoro italiano nei prossimi anni.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h3>FAQ</h3>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4>Che cos&#8217;è il decreto lavoro 2026?</h4>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p class="isSelectedEnd">Il decreto lavoro 2026 è il provvedimento approvato dalla Camera dei Deputati il 10 giugno 2026 che introduce nuove disposizioni in materia di retribuzioni, welfare aziendale, contrattazione collettiva, congedi parentali e tutela di alcune categorie di lavoratori. Il testo dovrà ora completare il suo iter parlamentare con il passaggio al Senato per essere convertito definitivamente in legge.</p>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<h4>Chi riguarda il decreto lavoro 2026?</h4>
<p><span data-teams="true"><span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span></span></p>
<p class="isSelectedEnd">Il provvedimento interessa una platea molto ampia. Coinvolge lavoratori dipendenti, imprese, organizzazioni sindacali, rider, tirocinanti e aziende che beneficiano di incentivi all&#8217;assunzione. Alcune misure riguardano inoltre la contrattazione collettiva, il welfare aziendale e la previdenza complementare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa cambia con il salario giusto previsto dal decreto lavoro 2026?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Il decreto collega la retribuzione minima al Trattamento Economico Complessivo (TEC) previsto dal contratto collettivo nazionale applicato. Durante l&#8217;esame parlamentare, il concetto di TEC è stato ampliato includendo diverse componenti retributive e, in alcuni casi, anche prestazioni di welfare, rendendo più articolata la determinazione del trattamento economico di riferimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il welfare aziendale può essere considerato parte della retribuzione?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Sì. Una delle novità più discusse del decreto lavoro 2026 prevede che alcune prestazioni di welfare possano concorrere alla formazione del Trattamento Economico Complessivo, purché siano riconosciute a tutti i lavoratori interessati dal contratto collettivo. Proprio questa modifica ha alimentato il confronto tra sindacati, imprese e parti sociali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il decreto lavoro 2026 è già definitivo?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>No. Dopo l&#8217;approvazione alla Camera, il testo deve essere esaminato e approvato dal Senato entro i termini previsti per la conversione in legge. Durante questo passaggio potrebbero essere introdotte ulteriori modifiche alle misure contenute nel provvedimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/decreto-lavoro-2026-le-novita-e-i-nodi-ancora-da-sciogliere/">Decreto lavoro 2026: le novità e i nodi ancora da sciogliere</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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		<item>
		<title>Visite fiscali INPS 2026: nuove regole, ma tante criticità</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/visite-fiscali-inps-2026-nuove-regole-ma-tante-criticita/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/visite-fiscali-inps-2026-nuove-regole-ma-tante-criticita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:31:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[benessere lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Legge di Bilancio è andata a normare le visite fiscali INPS 2026 con regole più uniformi e maggiori controlli su chi cerca di frodare la propria azienda. Tuttavia, lo scarso numero di professionisti e le criticità del Ssn rischiano di rendere questa misura vuota</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/visite-fiscali-inps-2026-nuove-regole-ma-tante-criticita/">Visite fiscali INPS 2026: nuove regole, ma tante criticità</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Con la Legge di Bilancio approvata per quest’anno, il tema dei permessi per malattia torna al centro del dibattito pubblico. Accanto a pensioni, sgravi fiscali e misure per il lavoro, il governo ha infatti scelto di intervenire anche sul fronte dei certificati medici e dei controlli, con l’obiettivo di ridurre gli abusi e rendere più efficace il sistema delle visite fiscali INPS 2026.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il fenomeno è rilevante. Secondo l’Osservatorio statistico sul “Polo unico di tutela della malattia”, gestito dal nostro Istituto Nazionale di Previdenza, nel secondo semestre 2025 sono stati trasmessi <strong>14,4 milioni di certificati medici</strong>, in aumento del <strong>2,8%</strong> rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con il <strong>78,7%</strong> dei certificati riguarda lavoratori del settore privato. Nello stesso periodo sono state effettuate circa <strong>399mila visite mediche di controllo</strong>, il <strong>3,7%</strong> in più rispetto al secondo semestre del 2024.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Visite fiscali INPS 2026: gli orari di reperibilità</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le fasce di reperibilità. Dopo la sentenza n. 16305/2023 del TAR del Lazio e il successivo adeguamento dell’INPS, le visite fiscali domiciliari seguono fasce orarie uniformate: i lavoratori in malattia devono essere reperibili presso il domicilio indicato dalle <strong>10:00 alle 12:00</strong> e dalle <strong>17:00 alle 19:00</strong>, tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La misura supera quindi la precedente distinzione tra pubblico e privato e rende più omogeneo il quadro dei controlli. Per i lavoratori, questo significa che la malattia certificata non elimina l’obbligo di reperibilità, salvo i casi di esonero o giustificazione previsti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I rischi per chi risulta assente</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se il medico fiscale non trova il lavoratore al domicilio indicato durante le fasce di reperibilità, le conseguenze possono essere anche molto serie. L’assenza ingiustificata può comportare la riduzione fino al 100% dell’indennità di malattia, trattenute in busta paga da parte del datore di lavoro, contestazioni disciplinari e, nei casi più gravi o ripetuti, anche provvedimenti che possono incidere sul rapporto di lavoro, arrivando anche alla sua interruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il lavoratore ha comunque la possibilità di giustificare l’assenza, presentando documentazione adeguata nei tempi previsti, che nel caso standard sono 15 giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Esoneri e deroghe: quando si può non essere reperibili</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La normativa prevede però anche alcune eccezioni. Gli esoneri riguardano situazioni di particolare fragilità. Tra queste rientrano:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Gravi patologie che richiedono terapie salvavita</li>
<li>Stati patologici connessi a una disabilità superiore al 67%</li>
<li>Infortuni sul lavoro e malattie professionali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diverso è il caso delle deroghe, che possono riguardare anche lavoratori non inclusi nelle categorie precedenti, ma che devono sottoporsi a visite specialistiche, esami diagnostici, accertamenti clinici, terapie o cicli di cura. In queste situazioni, però, l’assenza deve essere documentata e comunicata correttamente sia al datore di lavoro sia all’INPS.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Più controlli, ma pochi medici fiscali</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il punto più critico delle visite fiscali INPS 2026 riguarda la reale capacità di effettuare i controlli. Secondo dati sul 2025, sul territorio nazionale risultano operativi <strong>636 medici fiscali</strong> a fronte di un contingente previsto di <strong>1.060</strong>, con l’Istituto stesso che parla di un “sensibile decremento” dei medici iscritti nelle liste speciali, dovuto a rinunce, revoche, decadenze dall’incarico e raggiungimento dei limiti di età.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo significa che la stretta sui controlli rischia di scontrarsi con un problema strutturale: la carenza di professionisti incaricati di svolgere materialmente le visite domiciliari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La digitalizzazione non basta</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un secondo fronte riguarda la digitalizzazione. L’INPS ha previsto un nuovo servizio digitale per la gestione delle visite mediche di controllo, disponibile tramite Piattaforma Digitale Nazionale Dati. Lo strumento consente ai datori di lavoro di inviare richieste, consultarne lo stato, verificarne l’esito ed eventualmente annullarle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La piattaforma può semplificare la procedura e ridurre i tempi amministrativi, ma se mancano i medici incaricati di effettuare i controlli, la digitalizzazione rischia di migliorare la gestione della domanda senza risolvere il problema dell’offerta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il rischio di una stretta difficile da applicare</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da un punto di vista teorico, le nuove regole puntano a ridurre le aree grigie nei permessi per malattia e a rendere più efficiente il sistema dei controlli. Sul piano operativo, però, restano criticità evidenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’aumento dei certificati, la <a href="https://tuttowelfare.info/perche-il-ricorso-alla-sanita-integrativa-non-risolve-la-crisi-italiana/">pressione sul sistema sanitario</a> e la carenza di medici fiscali rendono complessa l’applicazione concreta della stretta. Per le aziende, il nuovo sistema potrebbe facilitare la richiesta di controlli. Per lo Stato, invece, la sfida sarà garantire che quelle richieste possano essere evase in tempi utili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In assenza di un rafforzamento reale degli organici, le visite fiscali INPS 2026 rischiano quindi di restare una misura più efficace sulla carta che nella pratica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><span style="color: #f5a801;">Iscriviti alla <a href="https://tuttowelfare.info/iscriviti-alla-newsletter/" target="_blank" rel="noopener">newsletter di Tuttowelfare.</a></span></h4>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 40px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<h2><strong>FAQ</strong></h2>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<h3>Quali sono gli orari delle visite fiscali INPS nel 2026?</h3>
<p>Le fasce di reperibilità sono dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi.</p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<h3>Le fasce orarie sono uguali per dipendenti pubblici e privati?</h3>
<p>Sì. Dopo l’adeguamento seguito alla sentenza del TAR Lazio, le fasce sono state uniformate.</p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<h3>Cosa succede se il lavoratore non è in casa durante la visita fiscale?</h3>
<p>L’assenza ingiustificata può comportare la perdita dell’indennità di malattia, trattenute sullo stipendio e possibili sanzioni disciplinari.</p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<h3>Quando si può essere esonerati dalla visita fiscale?</h3>
<p>Sono previsti esoneri in caso di gravi patologie, terapie salvavita, disabilità rilevante, infortunio sul lavoro o malattia professionale.</p>
<span class="" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top: 20px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;"></span>
<h3>Si può uscire durante la malattia per una visita medica?</h3>
<p>Sì, ma l’assenza deve essere motivata da esigenze sanitarie documentabili e comunicata correttamente a datore di lavoro e INPS.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #f5a801;">Scopri <a style="color: #f5a801;" href="https://tuttowelfare.info/come-cambiano-i-permessi-per-malattia-dei-figli-nel-2026/" target="_blank" rel="noopener">le novità riguardo i permessi malattia dei figli nel 2026</a>.</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Decreto Primo Maggio: ma il salario giusto è davvero giusto?</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/decreto-primo-maggio-ma-il-salario-giusto-e-davvero-giusto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bianchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 15:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Decreto Lavoro 2026 introduce il salario giusto legato ai CCNL più rappresentativi. Ma senza salario minimo restano dubbi su tutele, contratti pirata e lavoratori poveri.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 6</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p>Pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 aprile ed entrato in vigore il 1° maggio, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge 62/2026, subito ribattezzato “Decreto Primo Maggio” 2026, in cui sono state prese numerose disposizioni in materia di incentivi all’occupazione, intermediazione illecita ed equilibrio vita-lavoro. Tuttavia, è il cosiddetto “salario giusto” la misura che ha attratto l’attenzione maggiore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Che cos’è il salario giusto previsto dal Decreto Primo Maggio</strong></h4>
<p>Il salario giusto, infatti, si presenta come un&#8217;alternativa al salario minimo, uno dei principali cavalli di battaglia delle opposizioni all’attuale governo. Di fatto, questa misura la si potrebbe descrivere come una lotta al <em>dumping</em>, ovvero al pagamento di stipendi inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) di riferimento, grazie alla sottoscrizione di contratti “pirata”. A loro volta, i contratti pirata sono accordi tra imprese e sigle sindacali poco rappresentative, le quali non hanno la forza per contrattare stipendi dello stesso livello dei CCNL.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma come si individua un salario giusto? La nuova normativa dice che si deve guardare al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, tenendo però in considerazione aspetti specifici del caso, come la categoria di riferimento, l’attività principale o prevalente esercitata, la dimensione e la natura giuridica del datore di lavoro. Non solo; la legge prevede anche che il trattamento economico complessivo di cui sopra deve essere considerato come la soglia minima anche per quei contratti che non rientrano tra quelli a cui si fa riferimento e per quei settori che non sono coperti dalla contrattazione collettiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È invece demandata all’autonomia delle parti sociali la disciplina del rinnovo contrattuale, la decorrenza degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica. Infine, se il nuovo contratto collettivo non dovesse essere rinnovato entro 12 mesi dalla scadenza di quello vecchio, lo stipendio si adegua automaticamente in maniera forfettaria, aumentando di un importo pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da quanto emerge dalla nuova legge, sembrerebbe che il governo abbia deciso di affrontare quello che su queste pagine era stato definito “<a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/">trilemma degli stipendi</a>” schierandosi con i lavoratori. Infatti, il salario giusto non solo toglie alle imprese la possibilità di stipulare contratti ad hoc peggiorativi, ma affida ai sindacati e alla contrattazione collettiva un ruolo di primo piano, al contrario di quanto potrebbe avvenire con il salario minimo. Infatti, spesso sono state proprio le associazioni dei lavoratori ad accogliere freddamente questo tipo di misura, in quanto, a loro dire, fornisce al datore di lavoro la possibilità di adottare direttamente il minimo imposto dalla legge, senza passare dal dialogo con le parti. Non è un caso quindi che questa nuova misura sia stata accolta positivamente da Cisl e Uil.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Le reazioni di sindacati e giuslavoristi al Decreto Primo Maggio</h4>
<p>Tuttavia, non manca chi afferma che questo è solo il tentativo dell’attuale governo di intestarsi un’altra medaglia senza però cambiare nulla a livello pratico, soprattutto per chi fatica ad arrivare a fine mese. Un caso esemplare è quello del giuslavorista Enzo Martino, che in un’intervista a Il Fatto Quotidiano ha affermato: “<em>Al di là dei 960 milioni per prorogare incentivi alle assunzioni che vanno alle imprese è un&#8217;operazione propagandistica. Sulla contrattazione non cambia nulla, così come per il lavoro attraverso piattaforme. Serve ancora fissare un salario minimo per legge</em>”. A Martino si è poi accodato anche Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, il quale al programma “In altre parole” su La7 ha dichiarato che in questo decreto non c’è un euro in più per lavoratori e lavoratrici e che non si può essere poveri lavorando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Salario giusto o salario minimo? Il nodo resta aperto</h4>
<p>Quale lettura è più convincente? Sicuramente, nelle affermazioni di entrambi gli schieramenti vi sono riflessioni di tipo politico, ma anche liberando il dibattito da queste ultime restano comunque delle criticità oggettive nella nuova normativa, tutte legate a come si determina il salario giusto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima e più evidente risiede nel fatto non si è ancora stabilito un minimo inderogabile, ma tutto viene rimandato alla contrattazione collettiva. Questo significa che con il Decreto Primo Maggio il momento storico in cui questa è condotta avrà un peso centrale. Per fare un esempio, se l’economia fosse in fase di espansione e la disoccupazione fosse su livelli storicamente bassi, allora i sindacati sarebbero in grado di far valere la posizione dei lavoratori e strappare stipendi più alti; ma nel caso di una recessione, i sindacati potrebbero essere costretti ad accordarsi su salari più bassi per evitare ondate di licenziamenti e senza un minimo salariale si ripresenterebbe il problema dei lavoratori poveri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mancanza di una soglia legale è alla base anche del secondo problema, ovvero quello della legittimità. In altre parole, spetterà al lavoratore, cioè alla parte più debole da un punto di vista giuridico, fare causa e dimostrare che il suo salario è effettivamente iniquo al fine di avere un adeguamento e gli arretrati e ciò può costituire un forte disincentivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, il meccanismo del trattamento economico complessivo funziona se tutti i CCNL prevedono effettivamente un salario giusto al loro interno, ma così non è. A questo proposito, è stato proprio il succitato Enzo Martino a fare l’esempio del settore multiservizi, il cui contratto collettivo prevede retribuzioni non in linea con l’Articolo 36 della Costituzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, la nuova normativa sembra presentare più di una lacuna. Non bisogna però dimenticare che si tratta di un decreto-legge e che, per non incappare nella decadenza retroattiva, dovrà essere approvato dal Parlamento attraverso un iter che potrebbe comportare anche delle modifiche al testo originale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Domande frequenti &#8211; Il dibattito sul salario giusto intreccia aspetti tecnici, politici e sindacali. Per orientarsi tra definizioni, effetti concreti e differenze con il salario minimo, ecco alcune risposte essenziali.</h3>
<p data-start="4854" data-end="5110"><strong data-start="4854" data-end="4910">Che cos’è il salario giusto nel Decreto Primo Maggio</strong><strong data-start="4854" data-end="4910">?</strong></p>
<p data-start="4854" data-end="5110">È il trattamento economico complessivo individuato sulla base dei CCNL stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.</p>
<p data-start="5112" data-end="5350"><strong data-start="5112" data-end="5170">Il salario giusto è la stessa cosa del salario minimo?</strong><br data-start="5170" data-end="5173" />No. Il salario minimo fissa una soglia legale uguale o comunque definita dalla legge; il salario giusto, invece, rimanda alla contrattazione collettiva e ai CCNL di riferimento.</p>
<p data-start="5352" data-end="5571"><strong data-start="5352" data-end="5391">Cosa cambia per i contratti pirata?</strong><br data-start="5391" data-end="5394" />Il decreto punta a impedire che contratti sottoscritti da sigle poco rappresentative prevedano trattamenti economici inferiori a quelli dei CCNL più rappresentativi del settore.</p>
<p data-start="5573" data-end="5883"><strong data-start="5573" data-end="5621">Cosa succede se un CCNL non viene rinnovato?</strong><br data-start="5621" data-end="5624" />Se il rinnovo non arriva entro 12 mesi dalla scadenza, il decreto prevede un adeguamento forfettario legato al 30% della variazione IPCA, salvo diverse pattuizioni contrattuali e con regole particolari per alcuni settori.</p>
<p data-start="5885" data-end="6153"><strong data-start="5885" data-end="5926">Perché il salario giusto è criticato?</strong><br data-start="5926" data-end="5929" />Perché non introduce una soglia minima legale valida per tutti e lascia centrale il ruolo della contrattazione collettiva. Secondo i critici, questo potrebbe non bastare nei settori dove i salari contrattuali sono già bassi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Silenzio assenso TFR 2026: cosa cambia e impatti</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Gelosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tuttowelfare.info/?p=26844</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nuovo meccanismo sta per entrare nella fase operativa: impatti, nodi critici e scenari per persone, imprese e operatori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/">Silenzio assenso TFR 2026: cosa cambia e impatti</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 10</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><h3><em>Parte il meccanismo dei sei mesi per il conferimento automatico del TFR ai fondi pensione: impatti operativi, criticità e scenari secondo diversi stakeholder.</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 1° luglio 2026 entra in vigore il meccanismo di silenzio assenso per la destinazione del TFR ai fondi pensione, con una finestra di sei mesi per esprimere la propria scelta. In assenza di indicazioni, il TFR verrà conferito automaticamente alla previdenza complementare.</p>
<p>Una misura delineata nel 2025 che a luglio 2026 entra nella fase operativa, con effetti concreti per aziende, lavoratori/trici e operatori. Abbiamo raccolto il punto di vista di diversi esperti per analizzarne implicazioni e criticità.</p>
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<h4><strong>Silenzio assenso TFR 2026: un cambio di paradigma</strong></h4>
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<p>Il meccanismo rappresenta, secondo gli operatori, un passaggio rilevante per la diffusione della previdenza complementare.</p>
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<p>Per <strong>Marco Grassi, Ufficio Consulenza investimenti e bancassicurazione di </strong><strong>Banca Etica</strong>, può contribuire a superare l’inerzia decisionale che caratterizza molti lavoratori e lavoratrici. Sottolinea infatti che “<em>in un Paese dove due persone lavoratrici su tre non hanno un fondo pensione attivo, ogni modalità di &#8220;spinta&#8221; verso l&#8217;utilizzo di questo strumento deve essere bene accolta</em>”. Il sistema sposta, infatti, il baricentro da una scelta attiva a un meccanismo automatico, coinvolgendo direttamente anche le aziende: “<em>Il nuovo meccanismo costringe sia il datore di lavoro sia la persona lavoratrice a farsi carico di questo tema e a dover esprimere una scelta, la più consapevole possibile”.</em></p>
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<p>Una lettura condivisa anche da <strong>Anna Vinci, co-founder di Ciao Elsa</strong>, secondo cui “<em>non è più il lavoratore che deve “attivarsi” per entrare nella previdenza complementare, ma è il sistema che lo accompagna automaticamente dentro, lasciandogli comunque la possibilità di scegliere diversamente entro 60 giorni</em>”</p>
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<h4><strong>Come funziona l’adesione automatica al fondo pensione</strong></h4>
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<p>Il nuovo meccanismo di silenzio assenso introduce un sistema più strutturato di accesso alla previdenza complementare, incidendo su tempi, modalità di adesione e gestione.</p>
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<p>Dal punto di vista operativo, il sistema si basa su una maggiore integrazione tra TFR e contribuzione previdenziale. Come evidenzia <strong>Andrea Mariani, Segretario di Assofondipensione</strong>, “<em>il nuovo regime poggia su quattro pilastri che trasformano l&#8217;accesso alla previdenza complementare</em>”. In particolare:</p>
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<li>la finestra decisionale viene ridotta (180 a 60 giorni per i neo-assunti), rendendo più rapido il processo di adesione</li>
<li>l’adesione non riguarda più solo il TFR, ma include automaticamente la quota del lavoratore e il contributo del datore di lavoro previsto dai contratti collettivi</li>
<li>l’allocazione degli investimenti diventa più coerente con il profilo dell’aderente, linee diversificate basate sull&#8217;età e sull&#8217;orizzonte temporale dell&#8217;aderente che superano logiche standardizzate (comparti garantiti a basso rendimento)</li>
<li>si riducono gli adempimenti amministrativi per le aziende, grazie a procedure più semplificate</li>
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<h4><strong>Previdenza complementare: impatti per aziende e datori di lavoro</strong></h4>
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<p>Secondo Mariani (Assofondipensione), la criticità principale riguarda soprattutto il fronte finanziario, legato alla perdita del TFR come fonte di autofinanziamento, in particolare per le PMI che la vivono &#8220;<em>con grande resistenza</em>&#8220;, superabile prevedendo &#8220;<em>delle misure compensative per le PMI che facilitino l’accesso a fonti di finanziamento alternative al TFR</em>&#8220;. Concorda Grassi (Banca Etica), riguardo le PMI<em> “laddove il TFR trattenuto in casa rappresenta di fatto una fonte di autofinanziamento, le novità inserite nelle Legge di Bilancio pongono il tema di programmare meglio i flussi finanziari, ma anche di valorizzare i vantaggi fiscali previsti per l&#8217;impresa stessa”. </em></p>
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<p>Accanto a questo, come evidenzia <strong>Davide Cominardi, Senior Investment Consultant Manager di Moneyfarm, </strong>“t<em>ra i principali punti di attenzione emerge il rafforzamento del ruolo informativo delle aziende</em>”. Un aspetto condiviso: Vinci (Ciao Elsa) sottolinea come la normativa richiede comunicazioni più strutturate e trasparenti, con l’obiettivo di rendere la scelta effettivamente consapevole.</p>
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<h4><strong>Vantaggi, non solo più adesione</strong></h4>
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<p>Il meccanismo punta chiaramente ad aumentare l’adesione alla previdenza complementare. Cominardi (Moneyfarm) richiama “<em>le implicazioni psicologiche [&#8230;] d’ora in poi, chiunque non voglia aderire alla previdenza complementare dovrà compiere un’azione specifica, laddove la tendenza delle persone è quella di mantenere l’opzione predefinita, invece che cambiarla (cd bias dello status quo)</em>”.</p>
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<p>Un’impostazione coerente con l’economia comportamentale, come evidenziato anche da Vinci (Ciao Elsa): “<em>cambiare il “default” aiuta le persone a fare scelte più in linea con il proprio interesse di lungo periodo</em>”</p>
<p>Tra i benefici operativi:</p>
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<li>attivazione immediata del contributo datoriale</li>
<li>anticipo dell’anzianità previdenziale</li>
<li>migliore allocazione degli investimenti</li>
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<p>A tal proposito, per quanto riguarda il ruolo dei comparti Life Cycle, per Cominardi (Moneyfarm) si tratta di “<em>una politica di investimento che adegua progressivamente la composizione del portafoglio in funzione del tempo che separa l’iscritto dal pensionamento</em>”, mentre Vinci (Ciao Elsa) esprime più scetticismo &#8220;<em>è una logica coerente nel lungo periodo, ma non è una garanzia di rendimento: i mercati finanziari hanno cicli e possono attraversare fasi anche molto negative. Tuttavia, proprio per questo, la progressività (più rischio all’inizio, meno alla fine) serve a gestire queste oscillazioni nel tempo, che sono fisiologiche nei mercat</em>i&#8221;.</p>
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<h4><strong>Criticità: consapevolezza e sostenibilità del sistema </strong></h4>
<p>Un nodo riguarda l’inclusione, come evidenzia il Segretario di Assofondipensione: “<em>l’attuale sistema continuerà a vedere una minore tasso di partecipazione da parte dei lavoratori dipendenti con <a href="https://tuttowelfare.info/gli-stipendi-in-italia-un-trilemma/" target="_blank" rel="noopener">retribuzioni inferiori</a> e occupati nelle aziende con un numero di addetti molto contenuto</em>”. Si potrebbe, ad esempio, prevedere per chi ha retribuzioni particolarmente basse la possibilità di sterilizzare completamente l’effetto di aderire alla previdenza complementare.</p>
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<p>In aggiunta, sempre per Mariani (Assofondipensione), il sistema continua a soffrire di una scarsa integrazione tra previdenza pubblica e complementare &#8211; ad eccezione di due tentativi (RITA e il meccanismo della Legge di Bilancio 2025, non reso poi effettivo). Cominardi (Moneyfarm) si sofferma sul medesimo aspetto: la Legge di Bilancio 2026 “<em>ha però mantenuto ancora separate le strade della previdenza complementare e di quella pubblica, con un passo indietro rispetto alla Manovra del 2025. Una maggiore interconnessione tra i due sistemi potrebbe avere la capacità di creare ulteriore valore aggiunto per tutti i cittadini</em>”. Aggiunge &#8220;<em> un solo anno dalla sua introduzione, la Manovra del 2026 ha eliminato la possibilità di utilizzare la rendita del fondo pensione per il raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata contributiva&#8221;</em></p>
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<p>Sul fronte operativo, Vinci (Ciao Elsa) richiama il tema della consapevolezza: “s<em>e dovessimo individuare una carenza principale, non è tanto (o solo) nelle regole, ma in tutto ciò che accompagna le regole: l’informazione</em>“. E aggiunge “<em>ridurre la finestra decisionale a 60 giorni può essere un’arma a doppio taglio [&#8230;] si rischia che il lavoratore non abbia il tempo o gli strumenti per capire davvero cosa sta succedendo</em>”.</p>
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<h4><strong>Cosa manca: incentivi, giovani e integrazione</strong></h4>
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<p>Per Mariani (Assofondipensione) ancor prima di integrare, è necessario rivedere alcuni provvedimenti che incidono sull’equilibrio del sistema: “<em>due provvedimenti che sono stati presi e auspicheremmo che fossero modificati: </em></p>
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<li><em>la asserita portabilità del contributo datoriale alle forme individuali che invade il campo dell’autonomia collettiva, snaturando uno dei pilastri del sistema della previdenza complementare;</em></li>
<li><em>l’innalzamento sproporzionato e incoerente delle sanzioni per chi opera nel settore della previdenza complementare”.</em></li>
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<p>Le nuove generazioni potremmo dire non sono le protagoniste, evidente la mancanza di strumenti dedicati proprio ai più giovani. Vinci (Ciao Elsa) sottolinea “<em>c’è un tema che secondo noi è particolarmente interessante e su cui ci aspettavamo un passo avanti: l’introduzione di strumenti di previdenza complementare dedicati ai nuovi nati</em>”, così anche Grassi (Banca Etica) “<em>In presenza di bassa natalità e di retribuzioni deboli, con conseguente indebolimento complessivo del sistema pensionistico pubblico, si sarebbe potuto attendere una maggiore spinta a vantaggio dei giovani&#8221;, </em>che propone anche due possibili misure di diverso impatto: da un parte, rafforzare gli incentivi fiscali, ad esempio aumentando il limite di deducibilità dei contributi ai fondi pensione rispetto agli attuali 5.300 euro, dall&#8217;altra introdurre strumenti di previdenza complementare a partire già dalla nascita, attraverso meccanismi di contribuzione congiunta tra Stato e famiglia. Iniziative di questo tipo sono già state sperimentate a livello locale, in particolare in Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, e potrebbero essere estese su scala più ampia.</p>
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<p>Infine, sempre Grassi (Banca Etica)“<em>Con un po’ di coraggio, avremmo anche potuto attendere che venisse introdotto un vincolo per i gestori dei fondi pensione nell’avere una percentuale minima obbligatoria di investimenti in linee ESG, per superare la situazione paradossale che vede il TFR delle persone lavoratrici investito in titoli e/o aziende che non rispettano, ad esempio, i diritti dei lavoratori”</em></p>
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<h4><strong>Scenari: effetti su sistema e previdenza complementare</strong></h4>
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<p>Nel medio-lungo periodo, il meccanismo potrebbe rafforzare la diffusione dei fondi pensione. Secondo Vinci (Ciao Elsa), <em>“nel sistema contributivo la pensione pubblica sarà mediamente più bassa [&#8230;] quindi senza integrazione privata il rischio è avere un gap previdenziale importante” </em>per cui l’aumento della partecipazione può contribuire a:</p>
<ul>
<li>ridurre il gap pensionistico</li>
<li>migliorare la sostenibilità del sistema</li>
<li>diffondere la cultura previdenziale</li>
</ul>
<p>Il punto centrale resta però l’equilibrio tra automatismo e consapevolezza: “<em>è proprio su questo equilibrio [&#8230;] che si gioca l’efficacia della riforma [&#8230;] </em><em>Interventi come quelli proposti vanno esattamente in questa direzione: spostano il tema della previdenza dentro la vita quotidiana delle famiglie, lo rendono più concreto, più vicino, più “normale”. </em></p>
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<p>A tal proposito, come sostiene Banca Etica, “<em>Forse potrebbe essere utile anche aiutare le imprese ad investire su un profilo di <a href="https://tuttowelfare.info/formazione/" target="_blank" rel="noopener">welfare manager aziendale</a> con attenzione verso la previdenza complementare: coinvolgere un consulente del lavoro &#8211; spesso esterno &#8211; sporadicamente forse non permette la giusta familiarità con la materia.”</em></p>
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<h3><strong>FAQ – Silenzio assenso TFR dal 1° luglio 2026</strong></h3>
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<p><strong>Quando entra in vigore il silenzio assenso sul TFR  2016 verso i fondi pensione?</strong></p>
<p>Il meccanismo di silenzio assenso per il conferimento del TFR ai fondi pensione è previsto in partenza dal 1° luglio 2026. Da questa data decorre la finestra temporale entro cui deve essere espressa la scelta.</p>
<p><strong>Come funziona il meccanismo dei sei mesi?</strong></p>
<p>A partire dall’entrata in vigore, è prevista una finestra di sei mesi durante la quale il lavoratore può decidere se destinare il TFR a una forma di previdenza complementare o mantenerlo secondo le modalità alternative previste. In assenza di una scelta esplicita, si attiva il meccanismo di conferimento automatico.</p>
<p><strong>Cosa succede in caso di mancata scelta entro i termini?</strong></p>
<p>Se entro i sei mesi non viene espressa alcuna opzione, il TFR viene automaticamente conferito a un fondo pensione, secondo i criteri individuati dalla normativa e dagli accordi collettivi applicabili.</p>
<p><strong>Quali sono gli impatti operativi per le aziende?</strong></p>
<p>Le aziende sono chiamate a gestire:</p>
<ul>
<li>la corretta informazione ai lavoratori</li>
<li>il rispetto delle tempistiche previste</li>
<li>l’eventuale aggiornamento dei processi amministrativi e HR</li>
<li>Il meccanismo comporta quindi un rafforzamento degli obblighi organizzativi e informativi.</li>
</ul>
<p><strong>Qual è il ruolo dei consulenti del lavoro in questo contesto?</strong></p>
<p>I consulenti del lavoro svolgono un ruolo centrale nel supportare le aziende:</p>
<ul>
<li>nella gestione delle scadenze</li>
<li>nella corretta applicazione della normativa</li>
<li>nella prevenzione di possibili criticità o contenziosi</li>
<li>Diventano quindi un punto di riferimento operativo e interpretativo.</li>
</ul>
<p><strong>Il silenzio assenso garantisce un aumento dell’adesione ai fondi pensione?</strong></p>
<p>Il meccanismo è pensato per incrementare le adesioni alla previdenza complementare, ma l’efficacia dipenderà anche da fattori come:</p>
<ul>
<li>il livello di informazione</li>
<li>la fiducia nei fondi pensione</li>
<li>la capacità di accompagnamento da parte di aziende e intermediari</li>
</ul>
<p><strong>Quali criticità emergono nella fase di avvio?</strong></p>
<p>Tra i principali aspetti critici segnalati:</p>
<ul>
<li>il rischio di scelte non pienamente consapevoli</li>
<li>la complessità nella comunicazione ai lavoratori</li>
<li>la gestione operativa nei primi mesi di applicazione</li>
</ul>
<p><strong>Il meccanismo modifica la disciplina generale del TFR?</strong></p>
<p>Il silenzio assenso interviene sulle modalità di scelta e destinazione del TFR, ma non modifica la natura del trattamento stesso. Restano invece centrali le regole sulla previdenza complementare e sugli accordi collettivi applicabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/silenzio-assenso-tfr-2026-cosa-cambia-e-impatti/">Silenzio assenso TFR 2026: cosa cambia e impatti</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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