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	<title>Marta Zighetti Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Compassione e cooperazione, è l’ora del welfare inclusivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 13:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice, propone un progetto di welfare sperimentale, fondato sull’inclusione e sull’interazione tra Stato, imprese e terzo settore. E spiega una nuova chiave per motivare le persone in azienda. &#160; Un modello di inclusione, che aiuti a integrare nella “comunità azienda” persone...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 4</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice, propone un progetto di welfare sperimentale, fondato sull’inclusione e sull’interazione tra Stato, imprese e terzo settore. E spiega una nuova chiave per motivare le persone in azienda.</em><span id="more-21067"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un modello di inclusione, che aiuti a <strong>integrare nella “comunità azienda” persone escluse dal mondo del lavoro</strong> e da quella fondamentale forma di connessione sociale che questo rappresenta. A maggior ragione oggi, in tempi di emergenza sanitaria e distanziamento sociale. <strong>“Welfare Inclusivo” è il progetto ideato da Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice</strong>, insieme con la cooperativa sociale Solidarietà e servizi e con il finanziamento della Fondazione Comunitaria del Varesotto.</p>
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<p>Nata nella città di Busto Arsizio e allargatasi al territorio dell’azienda consortile Medio Olona, l’iniziativa punta a dimostrare con azioni concrete che, al di là di ogni dinamica competitiva, <strong>l’uomo è fatto per la collaborazione e per la relazione</strong>. Due elementi che in azienda possono rappresentare un insostituibile vantaggio competitivo.</p>
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<p>“Abbiamo pensato per lungo tempo che il bene materiale potesse sostituire quello relazionale, che la competizione fosse la vera spinta verso la motivazione. Invece, <strong>la risposta giusta è la partecipazione</strong>”, spiega Zighetti, che al racconto del progetto sperimentale ha dedicato il libro <strong><em>Welfare inclusivo per generare valore sociale</em></strong>. Viviamo in un contesto ancora vulnerabile, spiega l’autrice, in un sistema ad altissima complessità che ha perso la sua organizzazione. Per la prima volta nella storia, i figli staranno peggio dei propri padri sia per condizioni economiche sia per risorse a disposizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Appoggiato su pilastri molto friabili, <strong>il mondo che ci circonda si basa su grossi fraintendimenti</strong> – razionalità vs emotività, felicità vs sicurezza, competizione vs cooperazione – che vanno svelati e superati. “Lo svelamento è progressivo alla conoscenza che ci offrono oggi le neuroscienze, grazie alla conferma di ipotesi avanzate dalla psicologia già 60 anni fa. E cioè che <strong>l’essere umano non è un essere razionale, ma emotivo</strong>. Se non ci sono relazioni calde e affettive, prevedibili e ricche di contatto fisico, perdiamo facoltà apicali come l’autocoscienza e il pensiero, tipiche dell’essere umano”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui la proposta di <strong>una filosofia di welfare che cerchi di ricucire gli strappi che si sono creati nella società</strong>. E che superi sia l’originario <em>welfare capitalism</em>, inteso come restituzione di una parte dei profitti ai propri dipendenti e alle loro famiglie, sia il <em>welfare state</em> universalistico, dimostratosi finanziariamente insostenibile. Per Zighetti, è dunque evidente la necessità di abbracciare un nuovo modello di welfare sociale fondato sul concetto di<strong> sussidiarietà circolare</strong>, ovvero su <strong>un’interazione sistematica tra Stato, imprese e società civile organizzata</strong> (associazioni, onlus, cooperative sociali, fondazioni). Una nuova formula basata sulla compassione.</p>
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<h4><strong>La compassione come fondamento del nuovo welfare</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>“<strong>La compassione non è un’emozione, ma una motivazione</strong>. È una forma particolare di empatia accompagnata dalla motivazione a far qualcosa per alleviare il dolore dell’altro, è una forma di <strong>prosocialità attiva</strong>”, spiega la psicoterapeuta. Ispirandosi a questa idea, il progetto prevede di affiancare alla <strong>formazione in azienda</strong>, rivolta a tutti i dipendenti, <strong>un tirocinio lavorativo per persone con fragilità</strong> <strong>psichica, fisica o economica</strong>, segnalate dai servizi sociali. L’idea è che accogliere e accompagnare nel percorso verso l’assunzione una persona in difficoltà possa servire da <strong>motivazione ulteriore all’opera di integrazione</strong> avviata tra i colleghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>momento formativo</strong> prevede, infatti, di riflettere sui meccanismi del trauma e della disconnessione, dell’attaccamento e della relazione, dell’integrazione e della compassione, che segnano la vita personale e professionale di tutti. La fase di apprendimento è fatta anche di <strong>laboratori di teatro</strong>, per cambiare visuale passando dalla competizione alla cooperazione, e di sedute di <strong>respirazione yoga</strong> per imparare a gestire lo stress attraverso il respiro. A completare la formazione teorica, c’è infine lo strumento della <strong>“terapia sospesa”</strong>: grazie alle donazioni delle aziende coinvolte, sarà infatti possibile erogare sedute di terapia mirata a chi non può permetterselo.</p>
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<p>“Il progetto già avviato dallo studio vuol essere un esempio da replicare con altri”, dice Zighetti. Lo studio si propone, infatti, di fare dell’iniziativa <strong>un format aperto</strong> e di formare le aziende sul modo in cui renderlo operativo nel proprio contesto. “<strong>La compassione di per sé è un’attività altamente automotivazionale</strong>, che aumenta la resilienza cognitiva, il <em>problem solving</em>, la capacità di far fronte alle difficoltà”. Come dimostrano molti studi, l’attività compassionevole, come il volontariato, è in grado di ridare senso e prospettiva alle persone colpite da un trauma, restituendo capacità progettuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una prospettiva quanto mai attuale oggi, <strong>in tempi di emergenza sanitaria</strong>. “Un’epidemia, qualcosa cioè che anche etimologicamente sta sopra le persone, non può essere contrastata se non con pratiche sistemiche integrate. <strong>Quello che serve è un atteggiamento cooperativo e compassionevole</strong>”.</p>
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