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	<title>Luca Pesenti Archivi - Tuttowelfare</title>
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	<title>Luca Pesenti Archivi - Tuttowelfare</title>
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		<title>Le questioni irrisolte del welfare aziendale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 04:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Pesenti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale panoramica]]></category>
		<category><![CDATA[welfare in azienda]]></category>
		<category><![CDATA[libro welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A tre anni di distanza dalla prima uscita del 2016, il libro di Luca Pesenti, Il welfare in azienda &#8211; imprese ‘smart’ e benessere dei lavoratori, si aggiorna. E torna con nuovi quesiti. &#160; Si è aperta da tempo una nuova stagione del welfare aziendale....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>A tre anni di distanza dalla prima uscita del 2016, il libro di Luca Pesenti, </em>Il welfare in azienda &#8211; imprese ‘smart’ e benessere dei lavoratori<em>, si aggiorna. E torna con nuovi quesiti.</em><span id="more-20115"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è aperta da tempo <strong>una nuova stagione del welfare aziendale</strong>. A tre anni di distanza dalle novità fiscali della legge di Stabilità 2016, il welfare si è diffuso a macchia d’olio – anche se non sempre con successo – e sono nati decine di provider (gli operatori specializzati nella gestione di piani di welfare per le imprese) che hanno sviluppato un nuovo mercato (in questa fase è in corso un assestamento dei player della consulenza del settore).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È quindi uno scenario del tutto inedito quello che stiamo affrontando in ambito welfare aziendale. E per questo <strong>Luca Pesenti, Professore Associato di Sociologia Generale presso l’Università Cattolica di Milano</strong>, ha deciso di aggiornare il suo libro <em>Il welfare in azienda &#8211; imprese ‘smart’ e benessere dei lavoratori</em>, apparso in libreria per la prima volta nel 2016, proprio all’indomani del momento in cui il welfare stava vivendo la sua prima fase di sviluppo e le aziende iniziavano a fare i conti con le novità fiscali promosse dal Legislatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel mezzo delle due edizioni del volume – presentato in anteprima da <em>Tuttowelfare.info </em>il 20 novembre 2019 con un’intervista del Caporedattore di <em>Tuttowelfare.info</em> Dario Colombo a Pesenti trasmessa via webinar – c’è stata la fase ‘esplosiva’ del welfare, con <strong>migliaia di aziende che si sono interessate al tema e che ancora oggi seguono con interesse gli aggiornamenti normativi</strong>, ma pure i numerosi studi di esperti del settore per trasformare lo strumento di benessere in leva per il benessere organizzativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Tempo di riposizionamento per gli attori del mercato</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>Già l’introduzione della nuova edizione del libro offre una panoramica storica dell’evoluzione del welfare, con <strong>interessanti spunti di riflessione, poi approfonditi nei dettagli nei quattro capitoli in cui è suddiviso il volume</strong> (“La fatica del welfare: catalogo dei bisogni sena risposta”; “Il welfare e l’azienda: nuova cultura, nuove relazioni industriali”; “Regole, strumenti e soggetti del welfare aziendale”; “Il welfare aziendale dopo il ‘Big bang’”) cui si somma la conclusione con un approfondimento sul welfare aziendale responsabile e l’appendice sugli aspetti fiscali curata da <strong>Eugenio De Chiara</strong> dello Studio Bernoni Grant Thornton), che riassume i contenuti della normativa tenendo conto di tutte le novità intervenute in questi anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che ci sia grande interesse in merito al welfare – non solo da parte degli addetti ai lavori – è testimoniato dall’<strong>intervento di <a href="https://www.benessereorg.it/comunita-benessere-e-territorio-per-unetica-del-welfare-aziendale/">Papa Francesco che in un’intervista del 2018 indicava proprio il welfare aziendale</a></strong> come uno dei modi per perseguire uno sviluppo integrale capace di rimettere al centro la persona e la famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, dopo circa tre anni di novità normative, proprio di recente si è assistito a una <strong>battuta di arresto a livello legislativo, a conferma che il welfare sta oggi affrontando nuove sfide</strong>. Una su tutte è il tema del rischio che il welfare pubblico, per come lo conosciamo, lasci sempre più spazio a quello privato promosso in seno alle aziende, generando quindi profonde diseguaglianze nell’accesso ai servizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E ancora, <strong>non s’è affievolita – anzi forse si è pure acuita – la tematica relativa ai mancati introiti fiscali</strong> a fronte di servizi di welfare che, pur considerati come tali dal Legislatore, non rispondono alle esigenze sociali di base.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La Direzione HR alla ricerca di soluzioni innovative</strong></h4>
<p><strong> </strong></p>
<p>Tra i temi affrontati dal libro c’è quello legato al <strong>cambiamento culturale, alla base della nuova stagione del welfare aziendale</strong>. Non si tratta solo di conoscere gli strumenti messi a disposizione dei lavoratori – per esempio le piattaforme – quanto di avere piena coscienza del potenziale del welfare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È un ambito nel quale sono chiamati a partecipare vari soggetti, tra cui i responsabili del Personale, ma pure i provider che propongono i servizi e i sindacati, che possono <strong>partecipare attivamente alla realizzazione dei piani di welfare in rappresentanza dei lavoratori</strong> (per le sigle sindacali è anche l’occasione per ritagliarsi un nuovo ruolo in una fase di stanza della rappresentazione).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni attore è dunque coinvolto nel processo, dando il proprio contributo. Di certo la Direzione HR gioca un ruolo decisivo e spesso anche in modo innovativo. È il caso, citato nel libro, di <strong>Zobele Group, principale produttore mondiale per fatturato di dispositivi per l’air care</strong>, che per promuovere il piano di welfare (iniziato nel 2015, quindi prima della ‘rivoluzione’ della legge di Bilancio del 2016), ha messo a disposizione dei dipendenti dell’headquarter di Trento (300 persone) una ‘facilitatrice’ che garantisce un’interfaccia con i lavoratori sia dal punto di vista informativo sia sul piano tecnico della gestione della piattaforma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma, il libro di Pesenti è un’<strong>interessante panoramica sullo stato dell’arte del welfare aziendale</strong>, che fornisce gli strumenti per comprenderlo partendo proprio dalla sua nascita e dal suo sviluppo; è un volume certamente utile per gli addetti ai lavori della Direzione del Personale, ma è accessibile anche a chi vuole approfondire la tematica, visto il linguaggio volutamente scevro di eccessivi tecnicismi scelto dall’autore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma è soprattutto un libro che si inserisce in un <strong>dibattito ancora aperto e che riguarda tutti</strong>, non solo gli attori del welfare.</p>
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		<title>C’è un welfare che fa bene al territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 08:07:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[valore welfare]]></category>
		<category><![CDATA[welfare Pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È grazie a una sinergia tra impresa e territorio basata su scelte di welfare mirato a livello locale che si produce benessere per lavoratori e per la comunità. Ma per le PMI la strada da percorrere è ancora lunga, pur essendoci segnali incoraggianti. &#160; Asili...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>È grazie a una sinergia tra impresa e territorio basata su scelte di welfare mirato a livello locale che si produce benessere per lavoratori e per la comunità. Ma per le PMI la strada da percorrere è ancora lunga, pur essendoci segnali incoraggianti. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Asili nido, palestre, strutture ricreative, ma anche ristrutturazione di parchi e giardini locali. Le aziende che <strong>mettono al centro l’individuo e la sua comunità</strong> lo fanno con una serie di misure che vanno a impattare sul benessere psicofisico del dipendente e a migliorare la sua quotidianità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il welfare si pone dunque come un veicolo di servizi e strutture che regalano nuova linfa ai territori poco abitati e anche come una <strong>risposta concreta al fenomeno della desertificazione commerciale</strong>, che spesso si traduce nello spopolamento dei piccoli borghi. Secondo uno <strong>studio di Confcommercio del 2018</strong>, realizzato tra il 2008 e il 2017 sulle strutture commerciali e turistiche nelle città italiane, la perdita degli esercizi nel corso di questo decennio è infatti del 10,9%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Numeri che aprono una <strong>riflessione sul ruolo e sulla responsabilità degli enti territoriali </strong>prima e delle imprese poi nel processo di ripopolamento dei centri urbani minori. Servono <strong>iniziative concrete a supporto delle piccole comunità</strong>, che possono tradursi nel finanziamento di un asilo nido o nelle convenzioni con delle strutture ricreative o attività commerciali. Che funzione possono assumere le aziende in questo processo? Ne abbiamo parlato con <strong>Luca Pesenti</strong>, sociologo dell’Università Cattolica di Milano, professore di <strong>“Soggetti, regole e strumenti del welfare”</strong> e membro del Comitato Scientifico di <em>Tuttowelfare.info</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Il nesso tra ripopolamento e investimenti delle aziende potrebbe sembrare scontato, ma non lo è, tant’è che ancora <strong>non sono state fatte ricerche sistematiche sulle ricadute territoriali del welfare aziendale</strong>”, spiega. Siamo ancora in una fase embrionale: “In alcune province lombarde e venete stiamo assistendo ad alcuni <strong>esperimenti di aggregazione territoriale che poi si dotano di piattaforme <em>ad hoc</em></strong> con fornitori a Chilometro Zero, ma siamo agli albori”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Una strada tutta da costruire </strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le cooperative locali stanno spingendo molto in questo senso e anche le aziende legate al proprio territorio cercano di creare convenzioni con le attività commerciali. <strong>I segnali positivi dunque non mancano</strong>, ma “il <strong>mercato è ancora in mano ai grandi Provider </strong>che come priorità hanno quella di fornire un bouquet di benefit ampio e non quello di tutelare il Chilometro Zero”, sottolinea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le esperienze che riescono ad avere maggiore impatto sono quelle in cui l’intervento dell’ente pubblico si combina con quello delle aziende e dei privati: “In questi casi rileviamo uno specifico interesse a costruire <strong>distretti di welfare che abbiano una ricaduta a livello territoriale</strong>, attraverso servizi e prodotti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diventa dunque di centrale importanza coinvolgere le piccole e medie imprese, ma per raggiungere quest’obiettivo è necessario un lavoro su più livelli: “Diventa fondamentale la costruzione di sinergie di rete tra una pluralità di soggetti capaci di costruire quello che definisco <strong>un ‘welfare responsabile’: enti locali territoriali, centrali cooperative, organizzazioni sindacali e di rappresentanza</strong>. Le aziende da sole, soprattutto quelle di piccola taglia, non possono farcela”, ammette.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seppur i dati recenti lascino ben sperare, infatti, i numeri sono ancora troppo marginali: “Si registra sicuramente una <strong>maggiore attenzione a questi temi e servizi da parte delle organizzazioni</strong>, ma al momento la penetrazione è ancora assolutamente episodica”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Le difficoltà delle PMI</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un percorso nuovo, dunque, e ancora tutto da disegnare. Ma quali sono gli <strong>elementi imprescindibili per un piano di welfare che pensi anche al territorio</strong>? “In molti casi le PMI fanno fatica a entrare nelle piattaforme fornite dai grandi Provider (e di contro per molti Provider le piccole dimensioni rappresentano un disincentivo in termini di ritorno economico), ma <strong>culturalmente non riescono ancora a legare le proprie strategie a un welfare territorializzato</strong>”, racconta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogna poi tenere in considerazione che un imprenditore a capo di un’organizzazione di piccole dimensioni difficilmente dispone di un personale dedicato a questo tipo di progetti. <strong>Fondamentale dunque l’informazione e l’aiuto da parte di forze esterne</strong>: “C’è una prateria molto grande su cui lavorare, ma l’importante è che il fattore umano resti centrale, perché questo permette di creare delle reti sostenibili e responsabili, che aiutano i singoli e il loro ambiente di vita e lavoro”, dice Pesenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In effetti, se si guarda alle piccole imprese, è difficile trovare esperienze in cui aziende e territorio collaborano per creare servizi e strutture. <strong>Quando il numero di dipendenti cresce, invece, le pratiche di welfare aumentano</strong>. È il caso di <strong>Cobo Spa</strong>, società leader nel settore dell’elettrotecnica per componenti di veicoli industriali nata nel 1946, che ha sempre puntato molto sulla <strong>collaborazione con le realtà amministrative locali</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra le varie attività condotte c’è anche l’aver <strong>finanziato un asilo nido comunale a Leno</strong>, in provincia di Brescia: “In questo modo i nostri colleghi che hanno figli possono contare sui posti prioritari, la nostra logica è quella di stare sempre attaccati al territorio”, spiega <strong>Natale Manini, HR Director di Cobo Spa</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro servizio importante è quello fornito da <strong>Mazzucchelli 1849</strong>, azienda leader a livello mondiale nella produzione dell’Acetato di Cellulosa con sede a Castiglione Olona in provincia di Varese, che – tra le varie misure di welfare messe in atto – ha <strong>costruito un Poliambulatorio con servizio infermieristico e specialistico</strong>, con lo scopo di migliorare la qualità della vita dei propri dipendenti, ma anche delle loro famiglie e dei pensionati ex lavoratori dell’impresa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La strada da percorrere, però, è ancora lunga</strong>, ammette Pesenti: “Fino a qui il welfare si è sviluppato prevalentemente nelle grandi imprese, <strong>la vera sfida per il futuro è democratizzarlo e diffonderlo pienamente anche nelle PMI</strong>, che sono quelle più attive a livello comunitario”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/ce-un-welfare-che-fa-bene-al-territorio/">C’è un welfare che fa bene al territorio</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
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