<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Legge Fornero Archivi - Tuttowelfare</title>
	<atom:link href="https://tuttowelfare.info/tag/legge-fornero/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://tuttowelfare.info/tag/legge-fornero/</link>
	<description>Tuttowelfare.info è la prima testata giornalistica interamente dedicata al welfare</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Aug 2024 09:45:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.6.1</generator>

<image>
	<url>https://tuttowelfare.info/wp-content/uploads/2018/03/cropped-logo-mobile-32x32.png</url>
	<title>Legge Fornero Archivi - Tuttowelfare</title>
	<link>https://tuttowelfare.info/tag/legge-fornero/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il fattore DM irrompe sulle pensioni</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/pensioni-quota-100/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/pensioni-quota-100/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 06:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Legge Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni quota 100]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[Ape sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Opzione donna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=16667</guid>

					<description><![CDATA[<p>Superamento della Legge Fornero con l’avvio della quota 100, stop all’Ape sociale e sì all’opzione donna. Jobs Act da rivedere. Le urgenze da affrontare sul tavolo di Luigi Di Maio. &#160; Superamento della Legge Fornero, Centri per l’impiego e Jobs act sono le tre priorità...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/pensioni-quota-100/">Il fattore DM irrompe sulle pensioni</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Superamento della Legge Fornero con l’avvio della quota 100, stop all’Ape sociale e sì all’opzione donna. Jobs Act da rivedere. Le urgenze da affrontare sul tavolo di Luigi Di Maio.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Superamento della Legge Fornero, Centri per l’impiego e Jobs act sono le tre priorità sul tavolo del neo ministro per il Lavoro Luigi Di Maio. Il fronte più caldo è quello delle pensioni e l’apertura della strada <strong>a quota 100</strong>, anche se per ora, il leader del M5S non si è sbilanciato sulla tempistica dell’intervento anche se, stando ai bene informati non potrà partire prima dell’ autunno insieme alla misura che dovrà garantire una possibilità di uscita con 41 anni (e forse sei mesi) di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica. Anche perché l’operazione avrà costi tutt’altro che trascurabili: non <a href="http://tuttowelfare.info/previdenza-welfare/lega-m5s-modifica-legge-fornero">meno di 5 miliardi l’anno secondo le stime di Movimento Cinque stelle e Lega, almeno 14-15 miliardi l’anno per l’Inps</a>. Ma  il tema previdenza   potrebbe rientrare nel decreto estivo al quale, in base a voci di corridoio, starebbe pensando il governo Conte, con lo stop all’Ape sociale e il ripristino di “opzione donna”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Stop all’Ape sociale, sì all&#8217;opzione donna</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cancellazione dell’Ape sociale, varata dal “gabinetto” Renzi, dovrebbe infatti scattare il 1° gennaio 2019   e consentirebbe al nuovo governo di recuperare oltre 600 milioni di euro da utilizzare come  copertura degli altri interventi da varare per modificare la<strong> Legge Fornero</strong>. Tra questi c’è <strong>l’opzione donna</strong>, ovvero la possibilità per le lavoratrici di uscire dal mondo del lavoro con 57-58 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi (ma  potrebbero arrivare a 36 o 37) con un assegno, però, interamente con il metodo contributivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Quota 100 e il rischi della non sostenibilità</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più complessa la partita su quota 100, ovvero la possibilità di andare in pensione una volta che la somma tra età minima e anzianità contributiva risulta pari a 100. Manovra che per essere realizzata servono tempi più lunghi e coperture più sostanziose. Oltre a un&#8217; attenta valutazione dei rischi di mancata sostenibilità.<br />
Nell’ultimo Def “tendenziale” targato Gentiloni-Padoan si era evidenziato, infatti, che senza le ultime riforme pensionistiche, legge Fornero compresa, il debito pubblico avrebbe raggiunto un livello pari al 150% del Pil nel breve periodo, per poi schizzare al 200%  tra il 2030 e il 2040, anni in cui andranno in pensione i baby boomers. Stime che al nuovo governo, per il momento, non interessano più di tanto. «Allo stato attuale, una stima del costo mi sembra ancora velleitaria se non si chiarisce il meccanismo, anche perché l’abitudine di denunciarne l’impatto cumulandone il costo per un lungo periodo di tempo non aiuta a far chiarezza», ha detto  <strong>Giovanni Tria</strong>, il neo ministro per l’Economia, a metà maggio parlando proprio  delle risorse necessarie a correggere la Legge Fornero. A lui ha fatto eco <strong>Alberto Brambilla</strong>, esperto di previdenza e sottosegretario al welfare nei governi Berlusconi tra 2001 e 2005, e, secondo i bene informati, l’uomo che potrebbe  essere chiamato a rivoluzionare le nostre pensioni. «L’allarme sui conti è infondato», ha detto l’esperto. «La spesa per pensioni, depurata dall’assistenza, pesa solo l’11% sul Pil, in linea con gli altri paesi europei e sotto il 18,5% comunicato da Istat a Eurostat».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4></h4>
<h4></h4>
<h4>La riforma favorisce i giovani</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>In attesa che i dubbi sulle coperture si dissolvano, l&#8217;unica cosa certa  è che la riforma sulle pensioni a cui sta pensando il governo giallo-verde, porterebbe per gli uomini, un anticipo dell’età pensionabile compreso tra 1,4 e 6 anni, per chi inizia a lavorare presto, e per le donne, un anticipo tra 1,4 e 4,8 anni. Invece per i lavoratori più giovani ovvero per quelli che sono entrati sul mercato del lavoro dopo il 1996 (del contributivo), cambierebbe poco o nulla, con alcuni mesi in più per chi ha cominciato a lavorare più tardi. Una riforma che, secondo gli esperti,  in generale favorirebbe i più giovani e chi ha iniziato a lavorare presto, in quanto verrebbe meno l’adeguamento alla crescita della speranza di vita del requisito di pensione anticipata. Ma Brambilla in un’intervista rilasciata a <em>laRepubblica </em> avverte: «Guai a pensare che con quota 100 risolviamo ogni problema. Bisogna puntare anche sui fondi esuberi o di solidarietà che esistono già per ogni categoria professionale. E replicare il modello del settore bancario che grazie al suo fondo – alimentato dallo 0,30% pagato su ogni retribuzione lorda – dal 2000 ha mandato in pensione 60 mila dipendenti senza gravare sullo Stato. Non deve più esistere un caso Tim, in cui l’azienda per alleggerire il suo debito mette in cassa integrazione a rotazione 15 mila dipendenti gravando sulle spalle della collettività». E poi ha aggiunto: «Grazie ai fondi di categoria, tutti coloro che hanno problemi seri di salute o di famiglia e che vogliono andare in pensione prima potrebbero usare quello scivolo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<h4>Jobs act da rivedere</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul fronte dei lavoratori, invece, o degli aspiranti tali, per Di Maio il <strong>Jobs act</strong> va rivisto. «C’è troppa precarietà, va ridotta per ridare forza all’ economia, e uno dei responsabili è proprio il Jobs act». E promette un tavolo per migliorare i centri per l’impiego, che «hanno bisogno di più personale, risorse e una filosofia diversa».<br />
A scendere più nel dettaglio è Brambilla che sempre nell’intervista rilasciata a <em>laRepubblica</em> spiega che la riforma del lavoro del Governo Renzi «Ha cose buone, ma va destrutturata. Bisogna ridurre la precarietà cancellando il decreto Poletti. Il contratto a tempo non può durare più di 24 mesi e 3 proroghe. E se le aziende vogliono chiuderlo devono dirlo 60 giorni prima. Non toccherei l’articolo 18. Ma ripristinerei i voucher da 10 euro, limitati ai settori originari: agricoltura, babysitting, giardinaggio, pulizie. Fisserei il salario minimo orario a 9 euro. E abolirei gli sgravi sulle assunzioni dei giovani che non funzionano. Sostituiti da un super-ammortamento: se il costo del lavoro è 100, il primo anno l’imprenditore ammortizza 130, poi 125, 120 e così via. Nel giro di sei anni quel costo è ripagato».</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/pensioni-quota-100/">Il fattore DM irrompe sulle pensioni</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/pensioni-quota-100/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché il talento femminile va valorizzato</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/talento-femminile-valorizzato/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/talento-femminile-valorizzato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 10:15:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Devescovi]]></category>
		<category><![CDATA[Valore D]]></category>
		<category><![CDATA[Legge Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=15849</guid>

					<description><![CDATA[<p>I programmi di welfare aziendale stanno già migliorando la vita delle donne in ufficio. Ma vanno pensati anche percorsi di formazione per  accompagnare le lavoratrici in azienda nelle varie fasi della loro età. &#160; 49,2%. È questo il tasso di occupazione femminile oggi in Italia....</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/talento-femminile-valorizzato/">Perché il talento femminile va valorizzato</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 5</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>I programmi di welfare aziendale stanno già migliorando la vita delle donne in ufficio. Ma vanno pensati anche percorsi di formazione per  accompagnare le lavoratrici in azienda nelle varie fasi della loro età.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>49,2%. È questo il tasso di occupazione femminile oggi in Italia. Numero che segna un record storico, ma che non ci avvicina alla media europea del 60%, target fissato per il 2020.  «Soprattutto se si va ad analizzare quali sono le motivazioni che hanno spinto il lavoro femminile in Italia negli ultimi tre anni», osserva <strong>Francesca Devescovi,</strong> Responsabile Formazione, sviluppo welfare di <strong>Valore D</strong>, la prima associazione di grandi imprese formata in Italia al fine di sostenere l’equilibrio di genere nel mondo aziendale. Due sono infatti le motivazioni che hanno pesato maggiormente sulla crescita dei posti di lavoro rosa: la <em>Legge Fornero</em>, che ha allungato la vita lavorativa delle persone e la crisi che tagliato posti di lavoro maschili costringendo molte donne a trovarsi un’occupazione per poter garantire almeno una entrata al bilancio domestico. Motivazioni quindi non positive», sottolinea Devescovi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa frena ancora il lavoro femminile in Italia?<br />
</strong>Senza dubbio l’orientamento agli studi delle ragazze. Oggi solo il 30% dei giovani sceglie percorsi scolastici e universitari in base alle reali opportunità di lavoro. In particolare, mentre i ragazzi scelgono materie scientifiche, le ragazze troppo spesso optano per materie umanistiche che impattano poco sul mondo del lavoro.  Questa scelta è determinata soprattutto da stereotipi e pregiudizi. Questo ha spinto la nostra associazione a lanciare <em>Inspiring Girls</em>, un progetto internazionale dedicato ai ragazzi e ragazze delle scuole medie italiane che si propone di testimoniare che non ci sono professioni “per donne” e “per uomini” quando c’è consapevolezza di quello che si vuole veramente fare e determinazione nel perseguirlo. Il progetto vuole infatti “dare un volto ai sogni” e trasmettere ai ragazzi il messaggio di ampliare i propri orizzonti nell’immaginare il futuro, liberandoli da stereotipi e vincoli esterni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tutto qui?<br />
</strong>C’è poi l’annoso tema della maternità. In base ai dati Istat l’occupazione di donne con due figli è del 37%. Ma il dato che preoccupa maggiormente è che dopo la nascita del primo figlio il 27% delle donne decide di lasciare il lavoro e dopo il secondo la percentuale sale al 55%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa le spinge ad abbandonare?<br />
</strong>Due sono le motivazioni più forti. La prima è la mancanza di fiducia nell’essere valorizzate in maniera adeguata visto che le prospettive di carriera sono ancora limitate per donne con figli. Ciò significa che nelle aziende sono ancora vivi i pregiudizi per cui una mamma non può essere contemporaneamente anche una lavoratrice di successo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E la seconda?<br />
</strong>L’impossibilità di raggiungere un buon work life bilance. Ancora oggi, infatti, le cure dei figli piuttosto che dei genitori anziani ricadono sulle donne. E quando decidono di non farlo si fanno soccombere dai sensi di colpa. Insomma, in Italia non esiste ancora un buon equilibrio tra i ruoli parentali. Anche se qualcosa sta cambiando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In che senso?<br />
</strong>I giovani Millennials, per esempio, sono più disposti a condividere e supportare le loro compagne nella gestione degli impegni famigliari, quindi stiamo andando nella giusta direzione per raggiungere quell’equilibrio di ruoli di cui parlavo prima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Su questa strada i servizi di welfare aziendale possono aiutare?<br />
</strong>Sicuramente. Oggi il 65% delle aziende, per esempio, ha introdotto lo smart working, con una media di due giorni a settimana. E questo è indubbiamente uno strumento che migliora l’equilibrio tra vita professionale e privata anche perché lo usano sia uomini che donne in misura uguale, specie nella fascia 30/40 anni.  Delle 180 aziende associate a Valore D, inoltre, l’89% ha già attivato un piano welfare con notevoli vantaggi sia di performance sia di engagement dei lavoratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa resta da fare, dunque, per dare la spinta decisiva all&#8217;impiegabilità femminile?<br />
</strong>Innanzitutto creare le condizioni affinché il welfare aziendale si diffonda anche tra le Pmi e liberi professionisti e non solo tra le grandi imprese. Le istituzioni dovrebbero quindi pensare ad agevolazioni e strumenti più semplici per lanciare il welfare anche in questi ambiti. Poi ci vorrebbe un cambio culturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Può spiegare meglio?<br />
</strong>Oggi la maggior parte dei servizi welfare sono legati all’erogazione di buoni sconto e servizi di vario genere. Pochi sono i piani che prevedono percorsi di formazione per i dipendenti o un iter in grado di accompagnare le donne nelle loro diverse fasi della loro vita all’interno dell’azienda.  Ma occorre considerare che nei prossimi anni il numero di lavoratrici senior è destinato a crescere e per loro vanno pensati servizi di welfare ad hoc. Dalla nostra ricerca <em>Talenti senza età</em>, infatti, è emerso che un terzo delle donne over 50 oggi occupate, si sentono demotivate perché non vengono valorizzate in modo adeguato all’interno dell’azienda. Trend che, se non viene invertito, potrebbe impattare negativamente sulle performance e quindi sulla competitività delle imprese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come ovviare a questo problema?<br />
</strong>Ci vorrebbero più servizi per lavorare su talento delle donne in questa fase delicata della loro vita. Un piano welfare che accompagni le donne con servizi adeguati in base alla loro fascia di età.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/talento-femminile-valorizzato/">Perché il talento femminile va valorizzato</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/talento-femminile-valorizzato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Troppo alta la spesa per le pensioni in Italia</title>
		<link>https://tuttowelfare.info/troppo-alta-spesa-pensioni-italia/</link>
					<comments>https://tuttowelfare.info/troppo-alta-spesa-pensioni-italia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 14:51:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protagonisti]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Legge Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni italia]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni spesa]]></category>
		<category><![CDATA[fmi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://tuttowelfare.info/?p=16258</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno studio del Fmi fa le pulci al nostro sistema di previdenza e mette gli assegni di reversibilità nel mirino. &#160; Continua a essere alta la spesa per le pensioni in Italia. Tanto da pesare il 16% sul Pil nonostante la tanto criticata e odiata...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/troppo-alta-spesa-pensioni-italia/">Troppo alta la spesa per le pensioni in Italia</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="span-reading-time rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Tempo di lettura:</span> <span class="rt-time"> 2</span> <span class="rt-label rt-postfix">min</span></span><p><em>Uno studio del Fmi fa le pulci al nostro sistema di previdenza e mette gli assegni di reversibilità nel mirino. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Continua a essere alta la <strong>spesa per le pensioni in Italia</strong>. Tanto da pesare il 16% sul Pil nonostante la tanto criticata e odiata <strong>Legge Fornero</strong>. In pratica nell’area Euro, dopo la Grecia, siamo il  paese a spendere di più in previdenza. A dirlo è un working paper del <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> intitolato <em>Italy: toward a growth-friendly fiscal reform.</em> Le forze politiche che hanno vinto le ultime elezioni e che vorrebbero cancellare o rivedere la Riforma Fornero sono avvisate.<br />
Lo studio redatto dal Fmi, oltre a fotografare la situazione attuale, suggerisce  nuove misure con l’obiettivo di  tagliare la <strong>spesa pubblica in welfare</strong>. Un esempio? Eliminare la quattordicesima, che invece l’ultima legge di Bilancio (2017) del Governo Renzi aveva reso più forte e ridurre la 13esima per avere risparmi da destinare a misure in grado di contrastare la povertà. Tra i suggerimenti del Fmi anche un incremento dell’aliquota contributiva a carico dei lavoratori autonomi che dovrebbe passare dall’attuale 24 ad almeno il 27%. Manovra quest’ultima che consentirebbe di ridurre la differenza con il carico contributivo dei lavoratori dipendenti attualmente del 33%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Trattamenti di reversibilità nel mirino</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per il Fmi, poi, nel sistema pensionistico nazionale ci sono molte aree sulle quali si potrebbe intervenire per limare la spesa come fissare dei paletti ai <strong>trattamenti di reversibilità</strong>, introducendo un limite di età per il coniuge vedovo e limitando i pagamenti dell’assegno ad altri soggetti che no siano il coniuge vedovo o il figlio orfano. Non manca poi il riferimento alle tasse ancora troppo elevate e al peso del cuneo fiscale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tuttowelfare.info/troppo-alta-spesa-pensioni-italia/">Troppo alta la spesa per le pensioni in Italia</a> proviene da <a href="https://tuttowelfare.info">Tuttowelfare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://tuttowelfare.info/troppo-alta-spesa-pensioni-italia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
